ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 19 maggio 2016

E la chiarezza è sempre divisiva…?

In un momento così drammatico, confuso e privo di punti di riferimento, la carità più grande che si possa esercitare è quella della chiarezza. E la chiarezza è sempre divisiva…  Per quanto riguarda la fiducia da accordare nonostante tutto a questo Papa e circa la necessità di mettere in evidenza le cose buone che saltuariamente dice, penso di essermi già espresso. Non vedo un motivo sufficiente per avallare il disegno di chi intende distruggere la Chiesa fondata da Nostro Signore, magari affettando un rispetto esteriore da ritirare in foro interno grazie alla riserva mentale.

Giovedì 19 maggio 2016
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È pervenuta in redazione:
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Caro Alessandro,
perdoni la confidenza se la chiamo per nome, ma lei per me e penso per tanti lettori è un amico. Seguo sempre la sua rubrica e mi trovo quasi sempre nelle sue affermazioni. Però ultimamente mi pare troppo severo e così si rischia di creare divisioni anche tra noi tradizionalisti. Forse dovremmo guardare le cose con un po’ più di fiducia anche riguardo a questo Papa. Mi rendo conto che ha fatto un sacco di discorsi che hanno portato confusione, ma alle volte sembra che non vogliamo vedere le cose buone che ci dice, come ultimamente l’invito a non fare l’errore di amare gli animali più dei propri parenti, delle persone che abbiano vicino. Per quanto riguarda la questione del diaconato femminile, poi, mi pare che sia tutta colpa dei giornali. Il Papa ha detto solo che non sarebbe contrario e che la cosa va studiata. Insomma, vedremo e può darsi che la storia della Chiesa ci riservi delle sorprese. Concludo con una domanda diretta: con le sue prese di posizione non pensa di essere divisivo?
La ringrazio e la saluto
Augusto Broglia
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zrbrpsCaro Broglia,
rimando volentieri alla prossima settimana la preannunciata puntata sul “che fare” per rispondere alla sua lettera. Lo faccio perché quanto dice riassume l’umore di un certo mondo, che per comodità possiamo chiamare tradizionalista, in cui non si è ancora compreso quanto sta accadendo fuori e soprattutto dentro la Chiesa.
Partiamo dunque dalla domanda finale, che pare essere diventata la madre di tutte le domande e il padre di tutti gli argomenti. Caro Broglia, io ho passato l’adolescenza, la giovinezza e buona parte dell’età adulta spiegando che l’accusa di essere fascista non mi turbava per nulla, anzi; si figuri se mi mette in difficoltà quella di essere “divisivo”. Certo che penso di essere “divisivo”, e le dirò di più: ritengo sia mio dovere esserlo.
In un momento così drammatico, confuso e privo di punti di riferimento, la carità più grande che si possa esercitare è quella della chiarezza. E la chiarezza, caro Broglia, è sempre divisiva. Ricordi che cosa dice Gesù nel Vangelo di San Luca: “Pensate che io sia venuto a portare la pace sulla terra? No, vi dico, ma la divisione. D’ora innanzi in una casa di cinque persone si divideranno tre contro due e due contro tre; padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera”. Se considera le circonvoluzioni e gli artifici dialettici con cui tanti misericordiosi esegeti hanno tentato di sterilizzare questo concetto, si renderà conto di quanto sia fondante nella sua inequivocabile chiarezza. La verità unisce solo coloro che la riconoscono e la fanno propria, pur con tutte le debolezze di una natura ferita.
Lei mi dirà che qui si tratta solo di diverse visioni strategiche, di differenti impostazioni tattiche che sono tutte volte a conquistare il maggior numero di persone possibile a Cristo. Ma, caro Broglia, allora pongo io una domanda a lei: se è solo una questione di strategia e di tattica, perché sono io il “divisivo” e non chi la pensa diversamente da me?
Come le dicevo, mi lascia indifferente questo marchio d’infamia, che bolla il peccato peggiore secondo la Chiesa del Terzo Millennio. Diciamo che trovo penosi quei tradizionalisti che, secondo il mantra di Giovanni XXIII, vanno in cerca di ciò che unisce invece di ciò che divide allo scopo di “essere in tanti per contare di più”. Ma non è questo il punto. Se ne facciamo una questione di accademia, e se mi permette un bisticcio di parole, la “divisività” andrebbe divisa in parti uguali fra chi la pensa diversamente.
Il problema vero sta nel fatto che, quando ci si affida a tattiche e strategie allo scopo di “essere in tanti per contare di più”, si finisce irrimediabilmente per annunciare alle genti le tattiche e le strategie invece della Verità, si concede volentieri al mondo l’oscuramento del Crocifisso in cambio di un plotoncino di nuovi adepti. E stia pur certo, caro Broglia, che quando si comincia velando il Crocifisso in pubblico, si termina sempre per metterlo in un angolino oscuro anche in privato.Perché, anche nel segreto della propria stanzetta, davanti al Crocifisso si temerà di essere divisivi persino con se stessi e si preferirà trovare qualcosa e qualcuno di più pacificante.
Di solito, a questo punto, gli “unitivi”, se mi concede il termine, calano l’asso, l’argomento finale: la divisione è frutto del demonio. Francamente, comincio ad avere la nausea di certe vestali dell’unità tradizionale pronte ad accusare di collusione con il demonio chiunque la pensi diversamente da loro. Anche in questo caso, vale il ragionamento enunciato poco sopra: non pensano, queste angeliche vestali, che potrebbero essere loro stesse strumento del demonio visto che sono parte attiva di una divisione? Evidentemente no, ma anche questa è pura accademia. Il fatto più grave è che, distribuendo con generosa e angelica perfidia l’accusa di “diaballismo”, cioè di divisività dovuta al demonio, queste sacre vestali intendono dosare la facoltà di parola fra gli interlocutori e mettere fuori gioco chiunque dissenta dalla linea dettata da loro stesse, o da chi per loro. Di solito, lo fanno discretamente, in privato, sussurrando e suggerendo. Per non essere “divisivi”, naturalmente.
zzzztutti_insiemeE così, caro Broglia, si comprende che, come accade sempre, dalla teoria, si arriva alla prassi. Dietro a povere desistenze sulle questioni di principio, si manifesta sempre la difesa di piccole e grandi rendite di posizione messe in pericolo dalla sconsiderata insulsaggine dei “divisivi”. Diffidi, caro Broglia, di chi cerca ciò che unisce invece di ciò che divide, perché ha sempre qualcosa o qualcuno da preservare. È riflettendo su questo risvolto che mi sono reso conto della vera radicalità del “Beati i poveri”: chi non ha nulla da difendere è sempre più libero di seguire la Verità.
Per quanto riguarda la fiducia da accordare nonostante tutto a questo Papa e circa la necessità di mettere in evidenza le cose buone che saltuariamente dice, penso di essermi già espresso. Non vedo un motivo sufficiente per avallare il disegno di chi intende distruggere la Chiesa fondata da Nostro Signore, magari affettando un rispetto esteriore da ritirare in foro interno grazie alla riserva mentale. È uno sport che lascio volentieri ai poveri clericali che popolano anche le contrade della tradizione. Ed è uno sport pericoloso perché anche il poco di buono che esce dalla bocca di Bergoglio è sporcato dal pensiero da cui promana: in quanto strumentale a un disegno anticristico, è di fatto cattivo.
Di ossequio in ossequio, caro Broglia, si finisce per accettare tutto quanto passa Santa Marta, diaconato femminile compreso: che solo l’ingenua furbizia dei tradizional-clericali non riesce a vedere come anticamera del sacerdozio esteso alle donne. Vedrà caro Broglia, in attesa che Bergoglio “ne faccia una veramente grossa davanti alla quale non si può tacere”, finiranno per ingoiarsi anche quello. E magari saranno pure contenti se qualche brava donna timorata e tradizionale si metterà i paramenti sacri del barocco più lussuoso per dire Messa. Perché, spiegheranno con fare condiscendente, “così possiamo cambiare le cose dall’interno”. E guardi che non è fantaecclesiologia, è solo l’applicazione al futuro prossimo venturo dello schema strategico e tattico adottato fino ad ora “per essere in tanti e contare di più”.
In conclusione, una noterella sul fatto che “è sempre tutta colpa dei giornali”, i quali, in questo caso, avrebbero trasformato in dogma una semplice affermazione estemporanea sul diaconato femminile. La realtà, caro Broglia, è che questo è già un dogma dell’anticristica neochiesa della Casa Comune guidata da Bergoglio: i giornali hanno compiuto il loro dovere ratificandolo e diffondendolo solennemente nella forma connaturale alla neochiesa: quella di enciclica mediatica.
Il diaconato, e poi il sacerdozio, femminile non è ancora ufficialmente dogma della Chiesa cattolica, di cui pure Bergoglio è recalcitrante e quasi invisibile capo, ma è solo questione di tempo. I dogmi proclamati dalla neochiesa anticristica sono proclamati per corrodere quelli della Chiesa fondata da Cristo e, bisogna riconoscerlo, svolgono efficacemente il loro compito. Tramite i mezzi di informazione, lavorano su un ceto di pastori e di fedeli disposto a qualsiasi nefasta innovazione, che a volte, anzi, pratica già da tempo e per la quale attende solo una ratifica. Non possono fallire.
Vedrà caro Broglia, al momento giusto arriveranno anche le donne prete e nessuno avrà nulla da dire. A parte i “divisivi”.
Alessandro Gnocchi
Sia lodato Gesù Cristo

“FUORI MODA” – la posta di Alessandro Gnocchi

Redazione

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