ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 10 giugno 2016

Il Diavolo non riuscirà a divorare la Chiesa

LA DONNA VESTITA DI SOLE

    Apparve in cielo una donna vestita di sole con la luna sotto i piedi e una corona di 12 stelle. L’errore tipico dei cristiani dell’epoca presente che si definiscono adulti è quello di credersi capaci di innalzarsi fino a Dio 
Francesco Lamendola  




Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole…: è l’incipit di uno dei passi più belli e giustamente famosi di tutta la Sacra Scrittura, il capitolo dodicesimo de suo ultimo libro, quello dell’Apocalisse. Pochi altri brani della Bibbia hanno esercitato una suggestione altrettanto potente e hanno avuto una influenza altrettanto profonda e duratura sul pensiero teologico, sulla spiritualità (specialmente mariana) e, soprattutto, sulle arti figurative: non c’è quasi una chiesa cristiana che non contenga una scultura, un bassorilievo, un fregio, o un dipinto, un mosaico, una vetrata, ispirati alla stupenda immagine dell’apparizione della Donna vestita di sole. Con la luna sotto i suoi piedi e il capo circonfuso da una corona di dodici stelle: Signora del mondo e del tempo; Regina dell’universo, del passato, del presente e del futuro; mirabile Ausiliatrice, e Intermediaria fra Dio e gli uomini; segno vivo di Fede, di Speranza e di Carità; guida, conforto e sostegno di tutte le anime angosciate e sofferenti.

Si tratta di Maria Vergine, naturalmente; ma anche della sua proiezione nella storia degli uomini, e cioè la Chiesa, mistica sposa di Cristo, che a Maria si ispira, si rivolge per conforto e per intercessione presso il suo divino Figlio; la quale depone ai suoi piedi, umilmente e devotamente, tutte le sue pene e le sue tribolazioni, chiedendo la forza per affrontarle senza smarrire la Verità e senza farsi vincere dal turbamento.
La Donna vestita di sole è incinta, soffre e grida nelle doglie del parto: mette alla luce un maschio, ma il dragone è lì in agguato, che aspettava proprio quel momento, pronto a divorare il suo bambino appena nato. Il dragone è il diavolo, ed è in agguato fin da prima che il mondo venisse creato. Il Diavolo è molto più antico dell’uomo e anche molto più antico del mondo: la sua ribellione a Dio ha avuto luogo quando era ancora un Angelo di luce, e la sua punizione è stata quella di venir precipitato sulla terra. A partire dal quel momento, tutta la sua intelligenza pervertita è stata rivolta ad un unico fine: ostacolare in ogni modo, e rendere vana, se possibile, l’offerta d’amore di Dio alle Sue creature.
Per prima cosa ha instillato nel cuore degli uomini la mala pianta della superbia, ha spinto Adamo ed Eva a disobbedire al loro Creatore, ha istigato Caino ad uccidere suo fratello Abele, ha fomentato gli uomini ad innalzare la Torre di Babele, indi ha traviato gli abitanti di Sodoma e Gomorra, ha armato la mano omicida del popolo d’Israele contro i suoi profeti; e, da ultimo, contro il Salvatore. medesimo, fattosi uomo per condivide la loro condizione e riscattarla dal basso. Ha avuto anche l’ardire di tentare Gesù in persona, cerando di snaturare il significato della Sua missione; ma è stato respinto: allora ha continuato la sua opera subdola, circondando il Maestro con la malevolenza, l’invidia, la superbia dottrinale degli scribi e dei farisei, finché non li convinti a farlo arrestare, processare e condannare a morte. Ma Gesù è risorto ed è tornato al Padre, mandando agli apostoli lo Spirito santo e infondendo in loro quella intelligenza delle cose divine e quel coraggio fisico dei quali, fino ad allora, non erano stati capaci.
A partire da quel momento, il Diavolo, non avendo potuto divorare il Figlio partorito dalla Donna vestita di sole, ha diretto il suo odio e la sua volontà omicida contro i seguaci di Lui. Ha fatto in modo di suscitare l’ira del mondo contro di essi: perché i seguaci di Cristo sono, sì, nel mondo, ma non sono del mondo, non gli appartengono, e pertanto il mondo li odia, così come ha odiato il loro divino Maestro.
Rileggiamo il bellissimo brano dell’Apocalisse, riferito a questa mirabile apparizione (12, 1-18; edizione ufficiale della C.E.I.., Roma, 1974):

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio perché vi fosse nutrita per milleduecentosessanta giorni.
Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalessero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamano il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui furono precipitati anche i suoi angeli. Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:

“Ora si è compiuta
la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio
e la potenza del suo Cristo,
poiché è stato precipitato
l’accusatore dei nostri fratelli,
colui che li accusava  davanti al nostro Dio
giorno e notte.
Ma essi lo hanno vinto
per mezzo del sangue dell’Agnello
e grazie alla testimonianza del loro martirio,
poiché hanno disprezzato la vita
fino a morire.
Esultate, dunque o cieli,
e voi che abitate in essi.
Ma guai a voi terra e mare,
perché il diavolo è precipitato sopra di voi
pieno di grande furore,
sapendo che gli resta poco tempo”.

Or quando il drago si vide precipitato sulla terra, si avventò contro la donna che aveva partito il figlio maschio. Ma furono date alla donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò dalla sua bocca come un fiume d’acqua dietro alla donna, per farla travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso alla donna, aprendo una voragine e inghiottendo il fiume che il drago aveva vomitato dalla propria bocca.
Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.
E si fermò sulla spiaggia del mare.

Il Diavolo, dunque, sa che gli resta poco tempo: per questo i suoi attacchi si fanno sempre più rabbiosi, più feroci, più crudeli. Sono le ultime ondate del mare in tempesta, prima che cadano i venti, ed essa esaurisca la sua furia selvaggia; perciò sono molto pericolose, ma sono, appunto, le ultime: le ultime prove che dovrà sopportare la Sposa di Cristo.
Il Diavolo non riuscirà a divorare la Chiesa, così come non ha potuto fare nulla contro il Cristo, né intimorirlo, né traviarlo, né farlo insuperbire, né scoraggiarlo; alla Donna è stato preparato un rifugio sicuro, nel quale il drago non riuscirà a trovarla, e nemmeno i mezzi di cui si servirà per scovarla e distruggerla (il fiume irruente che dovrebbe spazzarla via) potranno farle nulla di male. L’odio del mondo, aizzato da Satana, provocherà tribolazioni e sofferenze; vi saranno altri martiri, e molti cadranno in errore, sedotti dalle melliflue parole e dalle azioni portentose dell’Anticristo: ma la Chiesa, in quanto tale, non ne sarà realmente minacciata, perché l’errore e le false dottrine, anche se provocheranno la rovina di molti, non riusciranno a offuscare la Verità.
Questo è un punto d’importanza capitale. A quanti, scoraggiati, viene la tentazione di non sperar più nella salvezza della Chiesa, giova ricordare che Gesù Cristo in persona ha solennemente promesso che le porte degli Inferi non prevarranno mai contro di essa. I cristiani saranno tribolati e “vagliati come il grano”, ma la loro dottrina non sarà offuscata, la Verità non cesserà mai di risplendere attraverso di essa. La Chiesa non è impeccabile, ma è infallibile. Essa può cadere in peccato, perché è fatta anche di uomini, ma non può cadere nell’errore, perché è sostenuta, ispirata e vivificata dallo Spirito santo, che è il Consolatore e lo Spirito di Verità. I cristiani sono uomini, fallibili ed esposti alle tentazioni; ma la Chiesa non è formata solo dai cristiani attualmente esistenti, essa è formata da una comunità mistica, la Comunione dei santi, che comprende tutte le anime, passate, presenti e anche future, dei tutti i credenti, più le schiere angeliche che le proteggono, e più, soprattutto, lo Spirito divino, che la dirige e la custodisce nella Verità. Il Diavolo può sedurre alcuni cristiani e anche taluni uomini di Chiesa, ma non può sovvertire la Verità di cui essa è portatrice: la sua luce brilla alta nel cielo della storia, e nessun papa, di fatto, nel corso della storia due volte millenaria, ha mai insegnato dottrine false ed eretiche, anche se non pochi sono stati vinti dalle tentazioni del mondo. Essi hanno peccato come uomini, ma non hanno fallito come pastori della Chiesa: non hanno errato in materia teologica e dottrinale. Non lo avrebbero potuto, neppure volendo: Dio non lo avrebbe permesso.
Maria, sposa di Cristo e modello della Chiesa visibile, è una potentissima collaboratrice al progetto di salvezza voluto da Dio, nonché punto fisso di riferimento per innumerevoli generazioni di cristiani, le quali in Lei hanno trovato conforto, ispirazione e sostegno alla loro personale chiamata (vocazione) e al loro personale itinerario verso la santità. Perché tutti i cristiani sono chiamati alla santità, non solo alcuni; la santità, infatti, è a vita perfetta nell’amore di Cristo; non è una cosa sovrumana, è, anzi, una cosa pienamente e perfettamente umana. Disumana, nel senso letterale del termine, sarebbe una vita vissuta nel rifiuto o nella dimenticanza di Dio; una vita senza preghiera, senza contemplazione, senza amore, senza giustizia, senza misericordia. Al tempo stesso, però, la santità non è opera dell’uomo: è il risultato dell’abbandono, pieno e fiducioso, dell’uomo a Dio, e dell’azione della Grazia divina sulla fragilità umana, che la accoglie, la purifica, la trasforma, ne fa uno strumento di conversione, di redenzione e di carità incondizionata. La santità è, quindi, non solo una condizione possibile, ma una condizione naturale e perfino necessaria, una volta che l’anima sia riuscita a vincere la sua battaglia contro l‘ego, il quale la tiene prigioniera degli istinti più bassi, e una volta che si sia affidata completamente al suo Creatore. La cosa incredibile, stupefacente, sarebbe non essere santa, una volta che essa si è consegnata a Lui, interamente, e incondizionatamente, e che ha smesso di amare il proprio ego, di servirlo e di obbedire a tutti i suoi appetiti più disordinati, a tutte le sue voglie di natura inferiore.
L’inferno e il paradiso sono già dentro di noi, fin dall’inizio. L’inferno è mancare il senso della chiamata: vivere una vita dispersiva, inconcludente, disimpegnata; il paradiso è fare silenzio quanto basta per udire, nella maniera più chiara, la propria chiamata, e affidarsi a Dio senza riserve, per potergli permettere di fare di noi quel che dobbiamo essere. Non siamo noi che ci innalziamo a Lui; è Lui che ci solleva fino a sé. L’errore più tipico dei cristiani dell’epoca presente, i quali si compiacciono di definirsi “adulti” e “maturi”, è – precisamente - quello di credersi capaci di innalzarsi fino a Dio. A Dio, però, non è mai giunto nessuno, che prima non avesse scelto di affidarsi a Lui con tutto il cuore, con tutta la mente e con tutta la volontà. E, quando ciò avviene, la Donna vestita di sole s’illumina di un sorriso celestiale: come una madre per la salvezza del figlio…

Apparve in cielo una donna vestita di sole, con la luna sotto i piedi e una corona di dodici stelle

di Francesco Lamendola


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