ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 27 giugno 2016

Non si sa se conserveremo la Fede cattolica

Il cardinale, il sindaco, la moschea, i progetti “educativi” e il “gay pride” 

All’insegna del condiviso e giulivo conformismo si apre il “dialogo” tra la chiesa (?) milanese e la nuova amministrazione comunale. Il giorno dopo la solita conferenza stampa ad alta quota ci conferma che il disastro continua, a livello planetario, con una inflessibile coerenza.
di Paolo Deotto
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zmilanobombardataNon si sa se conserveremo la Fede cattolica – e di conseguenza se avremo la salvezza eterna – però sappiamo che i milanesi possono far conto su un Arcivescovo che ha un cordiale e costruttivo rapporto col neo sindaco Beppe Sala. Quest’ultimo, in visita in Arcivescovado lo scorso sabato, si è compiaciuto per la collaborazione della chiesa (?) ambrosiana sui temi dell’emergenza abitativa, della lotta alla povertà e (poteva mancare?) del “dialogo”. Parola bellissima e ricca di implicazioni, ma nella fattispecie traducibile in “Faremo la moschea a Milano”. (vedi RepubblicaIl Giornale, il sito della Diocesi di Milano e il filmato delle dichiarazioni dopo l’incontro Scola-Sala)

Del resto, la costruzione della moschea era uno degli impegni elettorali di Sala, e di sicuro i milanesi ne saranno felici, perché è noto che si può sopportare una ex-grande città che ogni giorno cade sempre più nel degrado, ma è tormentosa e angosciante la sola idea di non dare un adeguato luogo di culto agli stessi che con costanza e metodo, nonché con spocchia, pretese e prevaricazione, ci stanno invadendo, senza dubbio favoriti da un’autorità (?) politica che lavora per conto terzi e da una chiesa (?) che da tempo ha sostituto la Fede cattolica come unica fonte di salvezza con il dialogo interreligioso e con la rinuncia all’apostolato e che ha scordato che i cristiani sono, per gli islamici, “infedeli”, da convertire, con le buone o con le cattive. È solo questione di tempo…
Va comunque riconosciuta la coerenza dell’Arcivescovo Scola, che a suo tempo espresse il proprio rammarico perché la normativa regionale in materia di luoghi di culto “di fatto” favoriva la Chiesa cattolica.
Insomma, i milanesi (tra cui il sottoscritto) gioiscano: la moschea si avvicina e la chiesa(?) conferma sempre di più la propria vocazione a fare assistenza sociale. E non fa altro. Il tutto nasce da una logica indiscutibile: dato per acquisito che tutte le “religioni” sono uguali e che l’apostolato è da relegarsi nel vecchiume, non si vede perché un povero Arcivescovo debba assumersi la fatica di essere anche cattolico.
zslpspIl sindaco Beppe Sala, dopo la cordiale visita in arcivescovado, era sempre lo stesso sindaco Beppe Sala che si è affrettato a partecipare al corteo della solita inevitabile schifezza annuale, il “Gay Pride”. Nella foto a destra lo potete notare a fianco del suo predecessore Pisapia, alla destra del quale c’è un signor (o signora?) X, vero emblema del progressismo e dei suoi meravigliosi frutti, ossia un essere umano che non si capisce se sia una donna o un uomo.
E il sindaco Beppe Sala in armonioso dialogo con l’Arcivescovo è sempre lo stesso sindaco Beppe Sala che, pensoso della buona crescita morale e intellettuale dei giovani, dichiara che il tema dei “diritti gay” deve partire dalle scuole. Ossia, dà il suo autorevole appoggio a quanto già accade in troppe scuole, dove i bambini vengono indottrinati e spesso scioccati con le varie porcherie che vanno sotto il nome di teoria del gender (vedi Il Giornale).
Se qualcuno per caso si scandalizza e dice “Ma come, un Arcivescovo parla di cordiale collaborazione con un simile soggetto?”, consideri che (OMISSIS), diretto superiore di Scola, ieri, come di consueto, ha dato il meglio di sé con la solita conferenza-stampa ad alta quota.
E citiamo la fonte assolutamente ufficiale, il Sito della Santa Sede, dal quale ci limitiamo a trarre qualche “perla”. Chi vuole, può leggersi tutta la conferenza-stampa (preferibilmente prima dei pasti).
“Io credo che le intenzioni di Martin Lutero non fossero sbagliate: era un riformatore. Forse alcuni metodi non erano giusti, ma in quel tempo, se leggiamo la storia del Pastor, per esempio – un tedesco luterano che poi si è convertito quando ha visto la realtà di quel tempo, e si è fatto cattolico – vediamo che la Chiesa non era proprio un modello da imitare: c’era corruzione nella Chiesa, c’era mondanità, c’era attaccamento ai soldi e al potere. E per questo lui ha protestato. Poi era intelligente, e ha fatto un passo avanti giustificando il perché faceva questo… La diversità è quello che forse ha fatto tanto male a tutti noi e oggi cerchiamo di riprendere la strada per incontrarci dopo 500 anni…”
zomssMa la perla delle perle è l’orgia delle “scuse” che dovremmo chiedere. Anzi, “Perdono, e non solo scuse!”. E a chi dobbiamo chiedere perdono? Praticamente a tutti. “Io credo che la Chiesa non solo debba chiedere scusa – come ha detto quel Cardinale “marxista” [Cardinale Marx] – a questa persona che è gay, che ha offeso, ma deve chiedere scusa anche ai poveri, alle donne e ai bambini sfruttati nel lavoro; deve chiedere scusa di aver benedetto tante armi… La Chiesa deve chiedere scusa di non essersi comportata tante, tante volte… – e quando dico “Chiesa” intendo i cristiani; la Chiesa è santa, i peccatori siamo noi! – i cristiani devono chiedere scusa di non aver accompagnato tante scelte, tante famiglie… Io ricordo da bambino la cultura di Buenos Aires, la cultura cattolica chiusa – io vengo da là! –: da una famiglia divorziata non si poteva entrare in casa! Sto parlando di 80 anni fa. La cultura è cambiata, grazie a Dio. Come cristiani dobbiamo chiedere tante scuse, non solo su questo. Perdono, e non solo scuse!”.
Chiaro, no?
Sugli invertiti (e piantiamola di chiamarli “gay”! Cos’hanno mai da essere “allegri”?) potremmo trovarci d’accordo: infatti la chiesa (?) deve chiedere perdono a tutti gli invertiti ai quali non ha spiegato chiaramente che, se non abbandonano il loro vizio perverso, finiranno all’inferno. Ma sappiamo bene che la chiesa (?) di (OMISSIS) non prevede l’esistenza del peccato, e quindi il “perdono” da chiedere va a braccetto con l’ormai arcinoto “Chi sono io per giudicare?”. Tant’è che uno (una?) dei più famosi invertiti, il signor (signora?) Vendola, ha già espresso la sua compiaciuta ammirazione (vedi Il Giornale ).
In definitiva, se da Santa Marta – versione alta quota – vengono questi bei messaggi, che mai può venire dalla succursale di Milano?
Sarebbe molto bello e rilassante scrivere di altre cose, ma è su queste sciagure che dobbiamo appuntare, ci piaccia o meno, l’attenzione, perché è necessario riconoscere i falsi pastori. È necessario guardarci da quanti, rivestendo pro-tempore posizioni di “potere” sono in grado (se ci facciamo suggestionare dal “potere”, a prescindere dalla Verità) di inculcarci confusione, sincretismo, sottili perfidie mascherate da innocue banalità piene di bontà e accoglienza.
Ringraziando il Cielo abbiamo gli strumenti per difenderci. La preghiera, il Santo Rosario, la Liturgia, i Sacramenti, la Tradizione della Chiesa. Usiamone, perché questi sono gli anni del demonio, e ne va della salvezza nostra e delle persone a noi vicine.
http://www.riscossacristiana.it/il-cardinale-il-sindaco-la-moschea-i-progetti-educativi-e-il-gay-pride-di-paolo-deotto/

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