ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 28 luglio 2016

I dettagli forniscono il senso compiuto di una tragedia..

… la mania moderna per l’efficienza fisica… Un corpo senza anima o quasi, senza destino eterno o quasi, può solo desiderare di essere bello ed efficiente qui e ora. Se il paradiso deve essere quaggiù in terra, che sia veramente un luogo di piaceri e di delizie. Ma Padre Pio…


Giovedì 28 luglio 2016
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È pervenuta in Redazione:
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Caro Alessandro Gnocchi,
la mia riflessione le sembrerà magari poco rilevante, visto tutto quanto sta accadendo, ma a mio avviso il decadere dei tempi si vede anche dai dettagli. Mi riferisco all’increscioso spettacolo che si vede in città e in campagna di tutta quella gente che a ogni ora del giorno corre sui marciapiedi o per i viottoli bardata come gli atleti olimpici con tanto di cuffietta per ascoltare la musica. Ma dove corrono? Mi chiedo io. Non certo in cerca di qualcosa che dia un senso alla loro vita. E poi c’è ancora chi pensa che questa società, non dico civiltà, possa reagire all’aggressione dell’islam.
Grazie per l’attenzione
Giulio Volta
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zrbrps
Caro Giulio,
la sua notazione è tutt’altro che fuori luogo. Anch’io penso che i dettagli forniscano il senso compiuto di una tragedia. E quello che lei vede così acutamente è perfetto per definire quello in cui è immersa questa inciviltà occidentale.
Per toccare con mano la vertiginosa insipienza a cui è arrivata la mania moderna per l’efficienza fisica, in queste serate estive basta inginocchiarsi a pregare lungo la scala santa di qualche santuario. A patto che la sacra teoria di gradini sia abbastanza lunga e ripida, si avrà presto l’ebbrezza di vedersi sfrecciare attorno signore e signorine, uomini maturi e giovanotti in perfetta tenuta atletica e felici di aver trovato il giusto percorso per mantenersi in forma.
Proprio lì, dove chi ha ancora un po’ di fede si inginocchia a invocare la guarigione dei corpi e delle anime affidandoli a un santo, alla Vergine, al Signore, l’uomo moderno di ultima generazione proclama che al proprio corpo ci pensa lui solo e dell’anima non se ne parla neanche.
In una sorta di beffarda eterogenesi dei fini, il profano culto di un corpo ignaro dell’anima viene celebrato là dove si dovrebbe insegnare che è la salute dell’anima a tenere nell’opportuna forma il corpo. È il fio pagato da un cattolicesimo che, per decenni, ha predicato la venerazione della bruta materialità come via alla liberazione. Come sempre, quando il pensiero cattolico si fa scimmia del mondo, riesce ad assemblare dei mostri fatti di idee alla moda e rimasugli di vecchia dottrina. Un po’ di materialismo storico e dialettico e qualche vaga reminiscenza penitenziale e si è giunti a un amore malato per i corpi abbruttiti dalla povertà e dal dolore intesi come fine invece che mezzo di santificazione.
z.vcnzNiente di strano dunque, caro Giulio, se l’uomo moderno, davanti a tale predicazione, abbia rigettato la parte urticante per tenersi quella più comoda. Un corpo senza anima o quasi, senza destino eterno o quasi, può solo desiderare di essere bello ed efficiente qui e ora. Se il paradiso deve essere quaggiù in terra, che sia veramente un luogo di piaceri e di delizie.
“Mens sana in corpore sano” proclama l’uomo del terzo millennio, citando a vanvera Giovenale. E non uno straccio di cattolico, magari anche lui in tuta e cuffiette con la playlist del cuore, capace di spiegare che il vero senso di quel dettato è il perfetto contrario di quanto si intende oggi. Nel primo secolo dopo Cristo, il retore conterraneo del futuro San Tommaso d’Aquino invitava i romani a pregare gli dei per avere in grazia una mente sana e poi un corpo sano. Invece, i cattolici da jogging abbozzano contemplando i propri muscoli. Come dire che secoli di santità da cui Dio ha tratto anime belle e levigate da corpi martoriati sono stati inutili.
Caro Giulio, se è vero che ogni tempo ha in dono da Dio i santi che più lo contraddicono, padre Pio ne è la prova. Lui che ha portato scandalosamente nel suo corpo i segni dolorosi della conformazione a Cristo. La fede pura e inalterata che si mostra nella carne è quanto di più odiosamente incomprensibile possa esserci per la gnosi che avvelena il mondo moderno.
z.padrepioeofsMa sbaglierebbe chi collocasse la storia di questo santo in una concezione tragica del corpo e del suo destino. L’orizzonte eterno della Gloria comprende un presente in cui il martirio si accompagna alla placida gioia di essere creature terrene, fatte di spirito e di materia. Nel frate delle stigmate, così come nei martiri di ogni secolo, non c’è traccia di odio per il proprio corpo, altrimenti non potrebbero farne un’offerta gradita a Dio.
Il vero seguace di Cristo è paradossale perché sa tenere insieme aspetti della vita che altri non sono nemmeno in grado di cogliere. Gli ordini religiosi, le confraternite, le associazioni caritative che costellano da sempre la vita della Chiesa assistendo il prossimo sono frutto della stessa fede di coloro che sono andati incontro al martirio. Anzi, trovano proprio lì la propria ragione di esistere e il proprio alimento. Tutto va curato, tutto va amato, tutto va protetto perché, come scrive Gilbert Keith Chesterton in quel capolavoro che è “Ortodossia”, tutto è dono di Dio: avrebbe potuto non essere e invece c’è, come se fosse stato salvato da un naufragio. “Tutte le cose” dice il vecchio GKC “sono sfuggite per un capello alla perdizione: tutto è stato salvato da un naufragio. Ogni uomo ha avuto un’orribile avventura: è sfuggito alla sorte di essere un parto misterioso e prematuro come quegli infanti che non vedono la luce. Sentivo parlare, quand’ero ragazzo, di uomini di genio mancati o rientrati; sentivo spesso dire che più d’uno era un grande: ‘Avrebbe-potuto-essere’. Per me, un fatto più solido e sensazionale è che il primo che passa è un grande: ‘Avrebbe-potuto-non-essere’”.
Una visione come questa porta a parlare del “cristianesimo gioioso”. Ma, caro Giulio, non vi è definizione più stupidamente tautologica, se non si tiene conto che il cristianesimo è gioioso solo perché si trova perennemente al cospetto della Croce, non perché la oscura. Padre Pio era tutt’altro che triste per il semplice motivo che la vita è bella perché è stata creata da Dio. Faticosa a causa del peccato e dell’azione del demonio, ma bella. Bella perché in cima al mondo è piantata la Croce. Proprio come le scalinate dei santuari: che sono fatte per inginocchiarsi e ascoltare i palpiti della propria anima e non per correre e misurare le pulsazioni del cuore.
Alessandro Gnocchi
Sia lodato Gesù Cristo

“FUORI MODA” – la posta di Alessandro Gnocchi


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