ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 25 luglio 2016

La preghiera è il lavoro del cristiano


                                                           L'OPUS DEI
                          LA LITURGIA DELLE ORE

La Chiesa, nella sua maternità, desidera che tutti i fedeli partecipino sempre più pienamente, coscientemente e attivamente alla vita liturgica, che è anche l’espressione più alta della sua vita.
Tutti i fedeli del resto, com’essa insegna, hanno in virtù del Battesimo un sacro diritto e un sacro dovere di partecipare alla sua liturgia.

         Di fatto la Chiesa ha esteso con larghezza veramente materna il privilegio di compere “un vero ministero liturgico” anche a coloro che per sé non hanno ricevuto alcun ordine sacro. Col Battesimo, di fatto, ogni cristiano fa parte di un popolo sacerdotale. Così la Chiesa si riconosce nella preghiera di tutti i suoi figli, così tutti i suoi figli, in qualche modo possono pregare in suo nome. Per questo obbliga i sacerdoti e invita e raccomanda a tutti i suoi figli la recita della Liturgia delle Ore.
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a) Il rapporto esistente fra il cristiano e la preghiera
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Che cos’è la liturgia delle ore? Prima di tutto è preghiera.
Siamo cristiani nella misura che preghiamo. Questa è soprattutto la nostra missione dal momento che questo è il nostro primo dovere.
Le spiritualità della Chiesa sono complementari non sono opposte: ognuno può insistere su alcuni aspetti della spiritualità cristiana piuttosto che su altri, ma tutti dobbiamo insistere sulla preghiera senza per questo escludere gli altri aspetti.
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Il lavoro dell’uomo non è soltanto in vista di un salario che gli permetta di vivere, è anche un servizio alla comunità, è anche una sua collaborazione alla vita sociale, civile, politica e religiosa del mondo.
La preghiera del cristiano deve avere proprio questa funzione: deve sentire che è chiamato a pregare per sé (come uno lavora prima di tutto per guadagnare da vivere), ma che non risponde alla sua vocazione se crede di pregare soltanto per sé; la sua preghiera è essenzialmente il suo lavoro, perciò è la sua collaborazione all’edificazione della Chiesa, è il suo servizio ai fratelli.
Egli deve essere un orante, non essenzialmente un apostolo, un educatore, un assistente sociale; quello che importa è questo impegno di preghiera per i bisogni del mondo, per i bisogni della Chiesa.
Rimane vera anche oggi la grande parola di Aristide che all’epoca apostolica scriveva: “E’ per la preghiera dei cristiani che il mondo sussiste”.
Aristide, figlio di Lisimaco, politico
e militare ateniese, avversario di Temistocle
La nostra collaborazione all’opera di Dio, sia per la nostra santificazione, sia per la redenzione del mondo, è la preghiera,  perché Dio ha voluto che dipendesse dalla preghiera del cristiano, la sua azione nell’intimo di ogni anima e nella storia del mondo. Il cristiano deve comprendere che la preghiera è il suo lavoro.
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L’apporto dell’uomo ha sempre un’efficacia molto relativa, ma nella preghiera la sua efficacia è pari all’onnipotenza stessa di Dio, se Egli ha promesso che tutto possiamo ottenere da Lui con la preghiera. Così il lavoro del cristiano è soprattutto la preghiera
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Estratto da un articolo sull'Opus De o liturgia dlle ore, di Don Divo Barsotti, tolto dsl libretto "Introduzione al Breviario"

pubblicato in  ECO DELL'EREMO n 17 Settembre 2001(ristampato di recente) a cura de fratello anziano fra Mario

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EREMO DELLA BEATA VERGINE DEL SOCCORSO 55034 Minucciano (LU) (tel. 0583 610084 (ore 12/13-19/20)