ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 5 agosto 2016

Presto anche Jahweh akbàr?

        Ed ecco che Dio è diventato manicheo



Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli,
si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti,
ed egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri,
e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra.
Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra:
Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. …
Poi dirà a quelli alla sua sinistra:
Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. (Mt. 25, 31-34 e 41)

Quando ci è capitato sotto gli occhi il contenuto che qui commentiamo, siamo rimasti per un attimo indignati, ma…  leggendo… ci siamo compiaciuti: ci ha fatto davvero piacere venire a sapere che in certo modo Dio è manicheo: arrivando perfino a dividere i buoni dai cattivi e viceversa.

Ecco cosa afferma infatti il prof. Massimo Borghesi, intervistato il 3 agosto dall’agenzia Zenit:
Il Dio della misericordia deve opporsi all’immagine ideologica del nuovo dio degli eserciti. Al manicheismo che, ogni volta, torna a dividere il mondo in buoni e cattivi. La prospettiva del Papa è antimanichea e questo provoca la reazione di molti cattolici che, senza accorgersene, professano un’ideologia fondamentalista speculare a quella dell’avversario islamista.”


Chi è il prof. Massimo Borghesi? Noi confessiamo di non conoscerlo, ovviamente per nostra colpa, e quindi ci fidiamo della presentazione fatta da Zenit:
“professore ordinario di Filosofia morale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Perugia… è stato docente di Storia della Filosofia Morale presso la Facoltà di Magistero dell’Università di Lecce. Ha insegnato, Estetica, Etica,Teologia filosofica, presso la Pontificia Università S. Bonaventura in Roma dove è stato, anche direttore della “Cattedra Bonaventuriana” … Dal 2008 è docente di Filosofia e religione presso la Pontificia Università Urbaniana. È membro del consiglio scientifico e del comitato editoriale di editrici e riviste (Studium, Atlantide, Humanitas, Revista de antropología y cultura cristianas)”.

Quindi, come si usa dire, un pezzo da novanta o quasi… che però da questa intervista a noi sembra piuttosto un pezzetto da quarantacinque, sempre per nostra colpa, ovviamente.

L’intervista in questione riguarda quella certa polemica variamente suscitata dalle dichiarazioni di papa Bergoglio, e porta il seguente titolo: “Le critiche al Papa potrebbero favorire chi vuole la guerra”… che è tutto un programma.
In essa, interrogato sull’affermazione di Bergoglio che l’Islam non è terrorista, il professore sostiene che
L’affermazione di papa Francesco mira a deteologizzare il  potenziale conflitto tra due mondi: quello islamico e quello cristiano. … Deteologizzando il conflitto il Papa toglie all’Isis la sua legittimazione, impedisce la sua identificazione con l’Islam, consente all’Islam più autentico di prendere le distanze da questa metastasi che, al momento, ne sta infettando il corpo.

Quindi, secondo il professore, l’Isis è attualmente legittimato dal fatto di essere islamico e allora il Papa che, come tutti sanno, è un influentissimo capo islamico, impedisce all’Isis di identificarsi con l’Islam e all’Islam di identificarsi con l’Isis. Peccato che quando papa Bergoglio se n’è venuto fuori con la battuta in questione, non si trovava a La Mecca insieme agli altri capi dell’Islam, ma in un aereo a circa 4000 km di distanza, insieme a dei giornalisti per lo più “vaticanisti”… forse il professore non ha fatto caso a questo particolare.

Di certo, il professore aveva ed ha chiaro che ci sono “molti cattolici che, senza accorgersene, professano un’ideologia fondamentalista speculare a quella dell’avversario islamista.” E sono proprio questi cattolici che reagiscono negativamente alle affermazioni di papa Bergoglio e questo perché costoro sono “manichei” mentre “la prospettiva del Papa è antimanichea”.

Ma chi è questo professore Borghesi?
Si capisce subito che è un bergogliano convinto, ma lo si capisce meglio quando si sa che fa parte di quel gruppo di ciellini che stravede per papa Bergoglio, anche perché lo strasente, avendo accesso diretto alla confidenze e alle facezie di Bergoglio, come il “vaticanista” Tornielli, noto per i suoi plausi a qualsiasi bergoglionata.

Questo fa capire il significato di quest’altra perla di Borghesi:
Sotto il pontificato di Francesco si è costituita una nuova destra cattolica che accusa il Papa di essere cedevole sui temi etici, sui valori non negoziabili, sull’opposizione all’Islam”.

La quale rivela innanzi tutto l’idea preconcetta del professore che chi critica Bergoglio sarebbe di destra e rivela altresì che chi non lo critica, come il professore stesso che lo elogia, è di sinistra.
Attenzione! Si tratta sempre dello stesso professore che dà del manicheo agli altri!
Un manicheismo, quello del professore, che, tra l’altro, si nutre di una profonda carenza di conoscenze storiche, evidentemente perché certi “accademici” intendono l’“accademia” secondo l’accezione popolare di “esercizio privo di contenuto”.

Dopo aver detto che “le critiche dei cattolici alla partecipazione dei musulmani alla messa sono … miopi ed ingenerose”, lo spiega dicendo “In ciò giocano riflessi antichi, nutriti da una rivalità più che millenaria. Il gesto della preghiera comune nelle chiese di Francia e di Italia ha un valore rivoluzionario”.

Povero professore! Gesto… rivoluzionario? Ma non è proprio quello che hanno affermato quei cattolici che lui critica? E allora perché se parlano di rivoluzione quei cattolici, sbaglierebbero, mentre se ne parla lui sarebbe nel giusto?
Occhio! Perché non è difficile rispondere!

Innanzi tutto, quando il professore parla di “riflessi antichi, nutriti da una rivalità più che millenaria”, presentandoli così come degli ingiustificati riflessi condizionati, fa capire che si tratterebbe di una rivalità di matrice “cattolica”, come se i musulmani non c’entrassero per niente, come se Vienna fosse stata salvata dal diventare musulmana dagli islamici autentici che sconfissero gli islamici fondamentalisti.
Ma dove ha studiato storia questo professore?

La verità, semplice semplice, è che non sono i cattolici che soffrono di “riflessi antichi”, ma sono i neocattolici alla Borghesi che misconoscono perfino la vecchia diffusissima popolare espressione “mamma, li turchi!”, ancora oggi ben nota da Capo Passero al Gran San Bernardo.
Sono Bergoglio e i suoi amici intellettuali gli unici che non sanno, o fanno finta di non sapere, che per secoli gli islamici hanno praticato ogni sorta di “terrorismo”: rubando, bruciando, uccidendo, stuprando, schiavizzando, in tutte le coste e gli entroterra mediterranei… sì per sete di potere… ma sempre e solo in nome di Allah: ogive, cupole e mezzelune musulmane sono ancora oggi presenti in tutto il Nord Italia e nel Centro-Sud della Francia.

Altro che rivalità più che millenaria che nutrirebbe i “riflessi antichi” dei cattolici che criticano la presenza dei musulmani a Messa, caro il nostro professore: si tratta semplicemente di “esperienza” radicata nel sangue dei cattolici e da secoli costituente la loro “memoria storica”; esperienza che fa rigettare loro “la partecipazione dei musulmani alla messa” come un inaccettabile gesto rivoluzionario.
Sì, caro il nostro professore: “ri-vo-lu-zio-na-rio”, cioè sovvertitore dell’ordine della realtà, che come tale non è affatto un “valore”, come lo chiama lui, ma un autentico disvalore, una clamorosa offesa alla memoria storica dei cattolici e una volgare, becera, inaccettabile blasfemia.

Ora, se questo è un esempio della tempra dei sostenitori di Bergoglio, cosa si potrà mai sperare per il futuro della vita terrena dei cattolici? Se non un accentuarsi del processo di scristianizzazione portato avanti dal “vescovo di Roma” venuto dalla fine del mondo?
E questa desolante prospettiva è confermata in toto dalla filippica di chiusura di questa intervista, che ci sembra opportuno vedere pezzo per pezzo.

Posso solo registrare come dietro ai critici vi sia una posizione subalterna al relativismo etico, dominante nell’Occidente, che si vuole combattere.
Chi non l’avesse ancora capito, sappia che si tratta di un “professore”, di uno cioè che dovrebbe insegnare agli altri, ed è per questo che si permette di affermare che chi critica Bergoglio sarebbe un succubo del relativismo etico, sarebbe cioè qualcuno che, stregato del relativismo dominante, per combatterlo assume la categoria del “fondamentalismo”.
Come si vede, costui è veramente un “professore”: spiega infatti che per combattere l'assurda concezione soggettiva secondo la quale la conoscenza dei principi varierebbe da individuo ad individuo, da epoca a epoca, è sbagliato attenersi al dato oggettivo che un principio è tale in quanto è fondamentalmente quel principio e non un altro.

“Il neofondamentalismo cattolico dipende dall’avversario, nell’opposizione. Non si libera cioè del nemico, lo introietta, ne ha bisogno per definire la sua identità.”
Che in termini “professorali” significa che “quesi cattolici” credono in Dio non perché esiste Dio e la Sua Rivelazione, ma perché esistendo il diavolo, lo introiettano e si radicano nella credenza del suo opposto.

La costruzione identitaria presuppone il conflitto, si áncora alla ‘purezza’ di una dottrina che non ammette eccezioni pratiche, recita nella storia il ruolo della vittima con il tono di chi rimpiange le vittorie di un tempo.
Che in parole povere significa che un certo cattolico - il turpe fondamentalista -, per continuare a sentirsi Tizio e non Caio, commetterebbe l’errore di considerare che Tizio non è Caio e si sentirebbe erroneamente offeso da chi pretende che sia Caio e non Tizio. Non solo, ma nel far questo, sempre quel certo cattolico, si erge battagliero, a torto, contro chi sostiene, a ragione, che Tizio o Caio pari sono, áncorandosi alla pretesa “purista” che non si può dire che Tizio e Caio sono un’unica cosa. Fino al punto da diventare arrogante ricordando che c’è stato un tempo in cui era la realtà oggettiva a vincere contro la realtà soggettiva come quella praticata oggi dagli amici di Bergoglio.

La Chiesa torna qui all’orizzonte degli anni ’50: quello che Hans Urs von Balthasar desiderava aprire con il suo libro Abbattere i bastioni. Oggi molti vorrebbero erigere nuovi bastioni, nella dottrina, contro gli immigrati di fede musulmana, ecc  Si tratta di una reazione di difesa fondata sulla paura.”
Che stolti, dice il professore: vogliono tornare all’orizzonte della Chiesa degli anni cinquanta, quell’orizzonte che non intravedeva lo sbocco islamico della Chiesa cattolica perché essa stessa erigeva bastioni contro l’errore. Davvero… che stolti… stolti è succubi della paura, dice il professore, perché non hanno l’apertura mentale capace di considerare che gli immigrati di fede musulmana non sarebbero altro che residenti di fede cristiana diversamente considerati, come dice Bergoglio: fratelli che vogliono fare il giubileo cattolico e vengono “avanti” fino a noi per pregare la Madonna.

L’invito del Papa a superare una Chiesa ‘autoreferenziale’ si colloca a questo livello.”
Cioè, l’invito di Bergoglio a ritenere la Chiesa come un ente che non deve considerare se stessa come Sposa di Cristo, ma che deve trovare la propria identità nel mondo fuori da sé, non solo sarebbe cosa buona e giusta, ma servirebbe anche ad aprire la Chiesa all’Islam e a respingere i costruttori di bastioni, nella dottrina, succubi della paura e difensori dell’integralità del credo cattolico… gli stolti!

La Chiesa non è una fortezza che si chiude, è la ‘civitas Dei’ che vive mescolata al mondo. In partibus infidelium…
Da cui si coglie, conclusivamente, che più “professore” di così si muore: giacché i veri “professori” non devono avere la padronanza della lingua che parlano. Talché il nostro riesce ad immaginare la Chiesa come una “fortezza” aperta, da lui rutinariamente chiamata “civitas Dei”, che vivrebbe “mescolata” al mondo… vivrebbe cioè in un amalgama in cui tutto si mescola con tutto: il relativo con l’assoluto, il soggettivo con l’oggettivo, l’errore con la verità, il terreno col celeste, la Chiesa retta da Dio col mondo retto da Satana… in un miscuglio che più creativo non si può, che più impossibile non si può, dove quindi l’imperativo bergogliano e dei bergoglionesi, è la sconfessione di Nostro Signore:

Padre, è giunta l'ora, glorifica il Figlio tuo, perché il Figlio glorifichi te. Poiché tu gli hai dato potere sopra ogni essere umano, perché egli dia la vita eterna a tutti coloro che gli hai dato. Questa è la vita eterna: che conoscano te, l'unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo. … Ho fatto conoscere il tuo nome agli uomini che mi hai dato dal mondo. Erano tuoi e li hai dati a me ed essi hanno osservato la tua parola. … Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che mi hai dato, perché sono tuoi. Tutte le cose mie sono tue e tutte le cose tue sono mie, e io sono glorificato in loro. Io non sono più nel mondo; essi invece sono nel mondo, e io vengo a te. Padre santo, custodisci nel tuo nome coloro che mi hai dato, perché siano una cosa sola, come noi. … Io ho dato a loro la tua parola e il mondo li ha odiati perché essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Non chiedo che tu li tolga dal mondo, ma che li custodisca dal maligno. Essi non sono del mondo, come io non sono del mondo. Consacrali nella verità. La tua parola è verità. Come tu mi hai mandato nel mondo, anch'io li ho mandati nel mondo; per loro io consacro me stesso, perché siano anch'essi consacrati nella verità.
(Gv. 17, 1-3, 6, 9-11, 14-19).

Che dire di un “professore” che dà mostra di scambiare “in partibus infidelium” col vivere in mezzo agli infedeli e mescolati ad essi?
E che dire dopo aver appreso la novità che dividere i buoni, perché buoni, dai cattivi, perché cattivi… come fa Dio, sarebbe un atto da manichei?
Che dire, se non che allora è meglio essere manichei che bergoglionesi?

Signore, che vengano accorciati questi giorni!
Liberaci dall’impostura!






di Giovanni Servodio

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1624_Servodio_Dio_diventato_manicheo.html

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