ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 14 settembre 2016

Gaia estate di basso impero

L’ESTATE DEL MONDO INVERTITO

 L’estate dell’anno del Signore 2016 rovescia molte convinzioni e proietta il nostro vecchio mondo in una inversione che sa di tragedia. Le date nella neo chiesa argentina, la folle invasione e il diritto alla vita delle pantegane 
di Roberto Pecchioli  


L’estate sta finendo e un anno se ne va, cantavano i Righeira nel 1985. Con l’anticipo sui tempi che è la virtù dei creativi, aggiungevano, nel verso successivo “sto diventando grande, lo sai che non mi va”, descrivendo l’impressionante sindrome di Peter Pan delle ultime generazioni di adolescenti per tutta la vita. In questi giorni, si esaurisce un’altra estate, la prima forse di un nuovo mondo totalmente invertito. Viene in mente l’incipit del celebre monologo che apre il Riccardo III di Shakespeare:  “L’inverno del nostro scontento è reso estate gloriosa da questo sole di York”. Il malvagio e deforme principe sembra lodare l’azione di suo fratello Edoardo Tudor, che, al termine della guerra delle Due Rose, regna benevolo circondato dal rispetto dei sudditi. Nel mondo invertito del gobbo e monco Riccardo, che ne usurperà il trono, si è scatenata l’invidia, insieme con la cupidigia ed il desiderio di potere,  motore del dramma scespiriano e segno diabolico dei tempi di fine impero che ci sono toccati in sorte.

L’estate dell’anno del Signore 2016 rovescia molte consolidate convinzioni, e proietta il nostro vecchio mondo in una inversione che sa di tragedia. Nell’era del trionfo della follia politicamente corretta, innanzitutto le date: perché insistere con un calcolo degli anni che parte dalla presunta nascita di un agitatore ebreo, Gesù, che sosteneva di essere figlio di Dio, entità notoriamente evanescente  o inesistente? Per gli islamici, siamo nel 1437 dall’Egira, ovvero dal ritorno alla Mecca del profeta Maometto, per gli ebrei è l’anno 5776, mentre la datazione tradizionale cinese afferma che quello corrente è l’anno 4713, invenzione del calendario. Imporre come universale una data il cui evento fondante è ormai dimenticato dal cuore degli europei che l’hanno inventata potrebbe essere bollato come etnocentrismo o razzismo culturale, per fare contenti i profeti dell’universalmente corretto. Dovremo chiedere scusa anche di aver diviso il tempo degli uomini in prima e dopo Cristo.
Sparso l’incenso del turibolo a gloria dell’ ardito mondo nuovo in cui  viviamo, cerchiamo di argomentare perché chiamiamo invertito questo mondo, e perché l’estate che sta per cedere il passo all’ equinozio d’autunno rappresenta un modello  perfetto di ribaltamento generale. I segnali sono innumerevoli: qualche settimana fa, un bellissimo paese della riviera savonese ha interrotto una consolidata tradizione di fuochi artificiali per la festa patronale con la seguente motivazione: spaventano cani e gatti. Chissà se proibiranno le derattizzazioni per salvaguardare il diritto alla vita di topi e pantegane.
Una sentenza, pronunciata in questa gaia estate di basso impero, ha assolto un sacerdote per atti sessuali con una tredicenne in quanto “si trattava di amore”. Eh, già, “omnia vincit amor, et nos cedamus amori”, l’amore vince tutte le cose, cediamo anche noi all’amore, cantava Virgilio nelle Bucoliche, e la poco più che bambina si accoppii senza problemi con il buon prete, la cui pederastia, almeno, non è omosessuale. Gran consolazione, per i genitori. Pochi mesi fa, peraltro, l’abbronzato Barack (Hussein) Obama, nel salutare con fervore l’istituzione delle nozze gay negli Stati Uniti, affermò che si trattava della vittoria dell’amore. Forse, anche del principe di questo mondo, che per i superstiti cattolici è il Maligno, che chiamiamo anche Diavolo che significa, in greco, colui che divide.
Giusto per restare in tema, l’estate ha portato in dote il primo matrimonio invertito a Torino, pardon unione civile, con gran spiegamento di festeggiamenti, editoriali dolciastri del quotidiano della famiglia Agnelli e gioiosa espressione sul volto del sindaco (anzi, della sindaca, in omaggio alla nuova, obbligatoria, grammatica di “genere”). Gli sposi felici, due arzilli omosessuali piuttosto avanti con gli anni, sono partiti in viaggio di nozze a….. Lourdes.
Povera Madonna apparsa a Bernadette Subirous nella grotta di Massabielle, visitata per glorificare qualcosa che, sino a contrario avviso della neo chiesa argentina, si considerava peccato contro natura. E poiché non solo le metropoli possono contare su invertiti desiderosi di regolarizzare la loro posizione, come si diceva una volta, anche nella remota val Sarentino, in Sudtirolo, due esponenti della categoria, dall’aspetto francamente deplorevole, sono convolati a infauste nozze, con grande orgoglio dei giornali locali in lingua italiana, che rappresentano il ceto medio impiegatizio burocratico e sinistrorso delle città di Bolzano e Merano. Consola il contemporaneo silenzio della stampa locale in lingua tedesca, che non si allinea al mondo alla rovescia.  Anzi, invita ad allontanare dalla zona i cosiddetti migranti o profughi.
In questa estate di effetti speciali, intanto, sono sparite le cronache dell’invasione. Tutt’al più si segnala quotidianamente, nelle pagine interne od in coda ai notiziari radiotelevisivi, quanti “salvataggi” ha effettuato in mare la nostra valorosa Marina da guerra (si fa per dire….), che, se incrociasse altrove, non avrebbe l’obbligo giuridico di intervenire e non sarebbe, di fatto, la migliore complice della follia immigrazionista.
Anche santa madre chiesa, al di fuori della quale, insegnavano al catechismo, non c’è salvezza, ci mette del suo per invertire il mondo, e non si parla né di pedofilia, né delle penose pulsioni omofile di tanta parte del clero. Impressionanti sono state le omelie dei vescovi delle zone terremotate, da cui è stato assente il nome di Dio, ma che, in compenso hanno impartito lezioni di sismologia pratica, asserendo che i terremoti non uccidono, perché ad uccidere è l’uomo. In attesa di un enciclica sull’ingegneria antisismica dell’accanito tifoso del San Lorenzo de Almagro dopo quella infarcita di luoghi comuni ambientalisti, immaginiamo la meraviglia delle centinaia di migliaia di vittime dei terremoti di Reggio Calabria e di Messina, nell’alto dei cieli.  
Come ogni estate, per il sollazzo del popolo, torna il cosiddetto mercato calcistico, caratterizzato dai trasferimenti dei giocatori. Tra plusvalenze finanziarie, ingresso trionfale dei cinesi nel nostro calcio, fondi di investimento internazionali proprietari dei cartellini di molti professionisti dello sport e televisioni che comandano tutto, abbiamo perduto la facoltà di indignarci. Un calciatore argentino del Napoli, Gonzalo Higuaìn è stato trasferito alla Juventus per la sciocchezza di novanta milioni di euro (180 miliardi del vecchio conio). Guadagnerà  circa otto milioni annui netti, disporrà di una villa con piscina interna e chissà se è in grado di leggere e scrivere correttamente. La Juventus, in compenso, ha recuperato ampiamente il denaro speso, cedendo un suo atleta, Pogba, per oltre centodieci milioni di euro. 
Fino a qualche anno fa, l’italiano medio si poneva qualche domanda, non pochi si incavolavano. Adesso, silenzio, giacché sarebbe da qualunquisti o da populisti (l’orrore, oh, l’orrore !) non scodinzolare felici e non correre ad acquistare i pacchetti delle televisioni a pagamento, dove, in esclusiva, si possono ammirare i campioni della pedata, oppure fare la coda nei negozi specializzati in cui, a carissimo prezzo, si può acquistare la maglietta “ufficiale” con nome e numero del proprio beniamino, comprensiva della striscia di sponsorizzazione, per cui pubblicizziamo passeggiando per la strada e pagando di tasca nostra un marchio industriale, dopo aver speso 50 per un prodotto che vale sì e no dieci. Il banco vince sempre, e, come si dice in Liguria, la buga, pesce stupido per eccellenza, abbocca.
Naturalmente, non solo l’Italia si distingue per decadenza ed inversione. I cugini francesi riescono a fare di meglio: dopo aver ignorato per un giorno intero il camion dei gelati con il quale l’islamico di turno ha massacrato chi era sulla passeggiata a mare di Nizza, si sono scatenati contro i simboli della religione ahimé maggiormente praticata nell’ex figlia prediletta della Chiesa romana. Manuel Valls, Il capo del governo, forse convinto di essere su Scherzi a parte, ha tessuto l’elogio dei seni nudi nell’iconografia di Marianne, simbolo della Repubblica, e dichiarato la ridicola guerra del burkini, il costumone da bagno femminile mussulmano che lascia scoperti solo piedi e volto, per cui l’immagine simbolo dell’estate del nostro sconcerto è quella di due serissimi gendarmi francesi che costringono una bagnante islamica a…. spogliarsi. Quando ero bambino, le donne in bikini sulle spiagge popolari della mia città venivano non di rado invitate a rivestirsi da mamme indignate e panciuti signori benpensanti . Cambiano i tempi. 
Fortunatamente, il genio italico ha risposto colpo su colpo agli antipatici transalpini, per cui il ministro, anzi la ministra Beatrice Lorenzin è stata massacrata su quei nuovi tribunali della Laica Inquisizione chiamati “social network”, per aver promosso una campagna che invita le donne a procreare. Orribile cosa “fare” figli, come si dice oggi in neolingua rudimentale da officina di montaggio. D’altra parte l’Enciclopedia Treccani, summa della sapienza nazionale, è affidata alle cure ed al lauto stipendio di Giuliano Amato, il secondo pensionato più ricco dello Stivale, dopo Carlo Azeglio Ciampi, prova provata che questo è un paese invertito, dal momento che i due, il gatto e la volpe, sono stati i principali artefici delle disgrazie economiche, finanziarie e politiche della Repubblica, ben più di Prodi o Berlusconi.
La povera Lorenzin, neo mamma e recentissima sposa a Capri, peraltro, ci aveva messo del suo per farsi attaccare: aveva chiamato la campagna ministeriale “fertility day”, un imbarazzante termine da consorzio agrario, e chissà perché in Italia dobbiamo necessariamente dare nomi stranieri a qualsiasi evento, naturalmente in simil anglo americano. In più, dalla propaganda ministeriale era tassativamente esclusa la figura del padre, il grande assente dell’epoca nostra (un’altra inversione….). Non si trattava certo di dimenticanza o di errore di comunicazione. Il padre non conta più nulla, e poi c’è sempre la procreazione assistita, con i figli delle siringhe e dell’onanismo a pagamento. 
Nell’estate invertita, non poteva mancare la dedica della medaglia olimpica conquistata nel nuoto di fondo da una campionessa azzurra non alla mamma, non al figlioletto, ma alla fidanzata lesbo. Purtroppo, ci sono state anche le tragedie vere, come il terremoto nei meravigliosi paesini dell’Italia centrale; ma da noi anche il dramma diventa farsa, per cui una vegana che la luce dell’intelligenza non ha mai raggiunto ha affermato che in fondo quelli di Amatrice , inventori degli omonimi bucatini con il guanciale suino, se la sono meritata, perfidi assassini di maialini indifesi.

A pro delle persone normali, i vegani sono quelli che non solo non mangiano carni, ma neppure alimenti di origine animale, come latte, uova o formaggio, e spesso tacciano di assassini tutti gli altri. Sarebbe divertente una discussione tra un vegano (meglio ancora una vegana) ed un leone, facendo un tifo scatenato per il re della foresta. Invertendo i fattori, il prodotto cambia, e centinaia di migliaia di anni di preistoria e storia della specie umana vanno riscritti alla luce delle apodittiche convinzioni di costoro. Pentitevi, figli dell’uomo, e cibatevi esclusivamente di insalate, mango ed avogados per i più chic, o di deliziose alghe largamente importate dalla Cina, salvo aderire a futuribili ideologie a difesa del regno vegetale, dopodiché l’alternativa sarà tra l’estinzione per fame o il ritorno al cannibalismo.
Ma il colpo di coda dell’estate invertita è recentissimo, e porta il nome di APE, non l’operoso insetto che ci dà il miele (i vegani lo inseriranno o no nelle loro diete ?) , ma il poco fantasioso acronimo di “anticipo pensionistico”. Il governo italiota, infatti, d’accordo con i sindacati di regime, intende consentire ai lavoratori di anticipare il pensionamento ai 63 anni, anziché i 66 anni e 7 mesi imposti dalla piangente professoressa Fornero. Il punto è che bisogna pagarsela, la pensione, nel senso che il governo, graziosamente, accorderà un prestito rimborsabile al 3% (speriamo nella mitezza del famigerato “spread”) con durata sino a vent’anni,  per consentire a chi vorrà di anticipare la sospirata pensione. Chi dovrebbe percepire 1.500 euro mensili, così, si vedrà decurtare l’assegno di quasi duecento euro per rimborsare l’INPS dei mancati contributi. 
Il lato positivo della vicenda è la durata potenziale del prestito, vent’anni, il che è un bell’augurio di lunga vita che le istituzioni democratiche, repubblicane, nate dalla resistenza e da non so che cos’altro, fanno a noi sudditi.  Non si era ancora visto, però, che fosse il pensionato a pagare l’Istituto di previdenza. Il progresso continua la sua avanzata, e, si sa, il nuovo è per definizione meglio del vecchio.
Insomma , si deve davvero  glorificare “dell’umana gente le magnifiche sorti e progressive” in quest’anno uno del N.M.I. (nuovo mondo invertito). Ci vorrebbe il genio del Leopardi, che nella sua ultima grande lirica, La ginestra o il fiore del deserto, rese celebre il mediocre verso dell’ottimismo sciocco di suo cugino Terenzio Mamiani. Il poeta dell’Infinito, che fu anche il profondo filosofo delle Operette Morali e dello Zibaldone  ci lasciò tuttavia, in quella sua estrema, potente prestazione poetica (la morte lo colse dopo pochi mesi) un messaggio di speranza, giacché la ginestra riesce a fiorire anche sulle brulle balze vesuviane sulle quali cui la osservò durante il suo soggiorno napoletano. Il deserto, alla fine, non vincerà sul bello e sul vitale. Il problema è quando cambierà la rotta, fino a quando il mondo invertito sarà il nostro orizzonte, tenuto conto che gli uomini spesso preferiscono le tenebre alla luce, come scrisse l’evangelista Giovanni.
A noi resta di indignarci ancora, di tenere duro, di non cedere allo sconforto, o, peggio ancora, al conformismo dilagante. Pochi sono gli spazi di libertà che restano, rare le occasioni di dire la propria, difficile accettare di vivere da politicamente scorretti, contromano e controvento.
Ma segnalare, ripetere, gridare fino allo sfinimento che questo è un mondo invertito, non folle, poiché c’è molto metodo nell’apparente pazzia di ciò che osserviamo, è la missione degli uomini liberi. Non può essere più buio che a mezzanotte, dicono, ma l’alba non va attesa, ma preparata senza “passare al bosco”, che fu la tentazione di Junger e senza nascondersi al mondo, come proposero gli stoici già alla crisi del mondo greco. 
La soffocante estate del nostro scontento, prima o poi, cederà il passo alla fresca primavera del giusto, del buono, del bello, del naturale.  Riccardo III finì a sua volta ucciso, nella storia e nella drammaturgia di Shakespeare, ma il bardo inglese cantò, tra le altre, anche la storia gloriosa di Enrico V, il re che, alla guida di un piccolo esercito che chiamò “noi pochi felici, noi banda di fratelli”, nel giorno dei santi Crispino e Crispiano  seppe invertire il destino e vinse ad Azincourt contro soverchianti forze nemiche .
                                                    
Roberto Pecchioli  

In redazione il 14 Settembre 2016

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L’ESTATE DEL MONDO INVERTITO

di

Roberto Pecchioli
 

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