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lunedì 26 settembre 2016

I ciechi siamo noi

TEMPO DI CIECHI E BRIGANTI

Il tempo dei ciechi condotti da briganti. Travolti da un pacifismo ridicolo non sappiamo ancora che le oligarchie sono in guerra contro di noi molto più dei tagliagole islamici peraltro largamente armati da loro 
di Roberto Pecchioli  


Dio acceca coloro che vuole perdere, scrisse il profeta Isaia. Il nostro è un tempo di accecati e di creduloni, guidati da mascalzoni e briganti. Non occorre scomodare l’Altissimo o attribuirgli colpe che non ha: i ciechi siamo noi, che ci siamo lasciati cucire gli occhi ed abbiamo regalato il nostro cervello ad esigentissimi padroni. Ben più vera è l’osservazione di Gilbert K. Chesterton, per cui l’umanità, da quando non crede più in Dio, è disposta a credere a qualsiasi cosa. Tranne alla realtà, aggiungiamo noi.

Un sociologo francese, Marc Ferro, ha scritto un libro, L’aveuglement, L’accecamento, ovviamente non tradotto nella nostra lingua, nel quale dà una lettura della storia recente dell’Europa e dell’occidente come di una vicenda di cecità, incapacità o testarda volontà di non vedere. Con la benda sugli occhi, prestiamo fede ad una visione della realtà che ci esenta dall’assumere responsabilità, prendere posizione, un eterno film rosa il cui titolo potrebbe essere l’imbarazzante frase di certe bandiere arcobaleno: Lasciateci in pace. Passiamo la vita ad evitare, fuggire, dimenticare, scansare la verità, abolire i fatti, vivere nell’attimo, nascondere il passato quanto il futuro.  No, l’ accecamento non è opera di un Dio dispettoso o malvagio, ma di un pugno di briganti al cui servizio sta una legione di servi. Uno scrittore contemporaneo americano, Chuck Palahniuk ha espresso tutto ciò in un breve brano del romanzo Cavie: “Stiamo crescendo in una generazione di schiavi. Stiamo insegnando ai nostri figli l’impotenza.”
Un testimone acuto del nostro tempo, Renaud Camus, il francese autore della “Grande sostituzione” ( altro libro non tradotto in italiano, e non è un caso) dà una versione complementare dell’accecamento e della credulità, affermando che non sappiamo neppure più credere ai nostri occhi. Come è possibile, ci chiede, che non vi accorgiate della nostra sostituzione con popolazioni extraeuropee, che sta avvenendo a tappe forzate, e, negli ultimi due anni (motus in fine velocior) con modalità impressionanti per dimensioni, arroganza e spiegamento di mezzi politici e mediatici ? L’avete davanti agli occhi, solo che usciate di casa, facciate una passeggiata, saliate su treni o metropolitane. Se non vedete, è perché i vostri occhi sono chiusi o il vostro cervello è paralizzato, sequestrato dai briganti, che vi hanno instillato assurdi sensi di colpa, strappato il senso dell’identità, estirpato l’orgoglio dell’appartenenza, trasformato in un gregge impaurito , che i servi pastori conducono a piacimento verso il mattatoio.
E’ una ostinata sindrome di Stoccolma, un veleno che ci hanno instillato dopo aver convinto gli europei che il loro glorioso passato, la straordinaria, variegata civiltà che hanno creato e diffuso non fu altro che una volgare storia di violenza, dominio e sopraffazione. Noi dovremmo quindi pagarne il fio, scusandoci continuamente e con chiunque, accettando senza fiatare la nostra estinzione, anzi collaborando ad essa. Cecità , ed insieme credulità dinanzi a menzogne costruite ad arte da chi, dopo la sconfitta del 1945, ci ha in pugno e non vuole che servi. Ciò che stupisce è l’accettazione di questa espiazione collettiva, comunitaria e transgenerazionale in un mondo che ha fatto dell’individualismo l’unico valore. Abbiamo ucciso il padre, seguendo la triste lezione di Freud, non vogliamo eredi ed abbiamo rinunciato ad identificarci nella nostra razza, nel nostro popolo, nella stessa famiglia di origine: ci riconosciamo però debitori e colpevoli ereditari per le azioni dei nostri migliori antenati.  Non ci resta che accettare la qualifica di figurine dell’opera dei pupi, che si muovono attraverso i fili tirati dal puparo e parlano attraverso di lui. Cecità più afasia.
Lo stesso Camus, a proposito del silenzio collettivo dinanzi all’immigrazione sostitutiva, ci richiama ad un’altra verità elementare , che ignoriamo per chiusura mentale indotta : integrare degli individui è sempre possibile, ma è da escludere che lo si possa fare con grandi masse umane, o con intere comunità. Un altro accecamento, poiché i fatti, questi convitati di pietra cui volgiamo le spalle per follia collettiva, sono lì a dimostrarlo, e ci parlano delle banlieue francesi, dei tribunali islamici presenti e tollerati in Gran Bretagna e Germania, della sostanziale extraterritorialità di Molenbeek in Belgio, di Marsiglia Nord e di un numero ogni giorno più elevato di strade e quartieri in tutto il continente.
In Algeria, cinquant’anni fa, dopo la guerra e la decolonizzazione, alcuni milioni di francesi furono cacciati in poche settimane, poiché si riteneva che non potessero convivere con gli algerini indipendenti. Molti di loro erano laggiù da generazioni, ma dovettero tornare precipitosamente nella vecchia madrepatria. Ciò che fu imposto ai bianchi (il problema era la razza, non lo scordiamo!) non può neppure essere ipotizzato a carico dei nuovi arrivati. Lo vieta non solo il politicamente corretto, ma l’intera mentalità da morti viventi dei nostri popoli, alimentata da centrali di potere finanziario, chiesa in agonia, ragione economica utilitaria.
Perdita di memoria, o memoria con reset selettivo. Un esempio: popoli di antica cultura hanno smarrito il concetto stesso di storia.  Lo capì un altro francese, Fernand Braudel, animatore del gruppo di Annales, che istituì la categoria della “lunga durata” rispetto agli eventi ed alla loro percezione. Alla massa, cui manca il senso della storia, sembra che le fluttuazioni siano pressoché impercettibili, o che increspino solo lievemente la superficie della vita. Così non è, e le accelerazioni che abbiamo vissuto negli ultimi trenta-quarant’ anni avrebbero dovuto rendere tutti più attenti, ricettivi. E’ il contrario, ed il concetto di accecamento collettivo scoperto da Marc Ferro deve quindi essere accolto come elemento costitutivo dell’epoca corrente.
Il potere, per di più, ha costruito una falsa coscienza collettiva su nuove credenze organizzate, ed ha utilizzato con sapienza un concetto tratto da Hegel, quello di coscienza infelice, che permette di far passare nella mente dei più autentici spropositi e follie per senso di colpa. Da ultimo, tale concetto è stato riesumato in qualche misura dalla sociologia attraverso la cosiddetta “finestra di Overton”, ovvero i passaggi culturali , talora metastorici, che convertono in normale, giusto ed accettato anche ciò che è  assurdo o innaturale. Pensiamo, ad esempio, all’ossimoro delle nozze omosessuali o alla trasformazione delle parole: da clandestini a migranti, ed ancora rifugiati o profughi, da prostituta ad escort  , sino agli orribili femminili sindaca o ministra ( coscienza infelice di genere, ergo sessismo, maschilismo ) od al femminicidio, che è un assassinio con l’aggravante di essere compiuto su un soggetto di sesso, anzi di genere femminile.
Marc Ferro denuncia , in verità, accecamenti di natura storica, ma la sua lezione ci è utile per capire anche i meccanismi citati. In una fiaba di Andersen un re vanitoso – oggi diremmo schiavo dell’immagine- assolda dei tessitori imbroglioni per confezionare degli abiti che lo rendano invisibile agli indegni ed agli stolti. Per timore di apparire tali, tutti lodano l’inesistente abbigliamento del sovrano, solo un bimbo ha il coraggio della realtà, e pronuncia la frase, divenuta famosa, Il re è nudo ! Nudi siamo noi, indifesi dinanzi a meccanismi che non hanno nulla di naturale , e neppure di divino.
Ferro parla di “credulità militante” come causa della cecità che ci sta conducendo al suicidio, attribuendola alla prevalenza dell’ideologia. Finito il comunismo, religione secolare per milioni di uomini, tuttavia, una sola ideologia è rimasta in piedi, il liberismo, ormai sfrenato e dissociato persino dalla sua componente di liberalismo politico. Ovvio dunque di chi sia la responsabilità della pigra credulità di massa di chi si accontenta della versione ufficiale dei fatti, quella diffusa da chi conta e può.
Una prima osservazione è semplice: le due maggiori agenzie di stampa del mondo  , la Reuter e l’Associated Press sono di  proprietà di un unico gruppo, facente capo alla grande galassia dei Rothschild. Se aggiungiamo che, tra i tanti altri assets posseduti, quelli dello Scudo Rosso detengono quote di controllo della Banca d’Inghilterra, della petrolifera Royal Dutch Oil Company, sono monopolisti del mercato dell’oro e della relativa borsa ( London Bullion Market Association) ), ed hanno quote importanti del Fondo Monetario, attraverso le partecipazioni nella Federal Reserve e nella Banca Centrale Europea, per cui di fatto hanno il controllo anche della BRI ( Banca dei Regolamenti Internazionali, la banca centrale delle banche centrali) dovremmo concludere che le notizie che riceviamo sono, quanto meno, filtrate da interessi giganteschi.  Gli stessi oligarchi, insieme con pochi altri facenti capo a famiglie come i Rockefeller o gli Warburg , sono i padroni dei governi, ricattati dalle istituzioni finanziarie e vincitori di elezioni le cui campagne sono finanziate da loro. La storia , come ce la raccontano, è quindi inevitabilmente la versione dei fatti autorizzata da costoro.  Basta rammentare come la fine del comunismo e la dissoluzione dell’Unione Sovietica ci venne rappresentata come alba di una nuova era per tutti, mentre si rivelò una bomba posta sotto la vita dei popoli, sottoposti al regime del liberismo economico più ideologico e pervasivo della storia.
La stessa URSS venne rapidamente divisa in molti stati per distruggere la capacità della Russia di riprendere un ruolo guida , privata dell’apporto di Kazakhstan, Azerbaigian, di altre repubbliche federate e , in Europa, dell’Ucraina, terra madre della stessa Russia dal XIII secolo, quella Rus di Kiev la cui conquista ispirò Il canto della schiera di Igor, il primo poema nella lingua che fu poi di Tolstoj e Dostojevsky. A noi dissero che nasceva un universo di libertà, di rispetto per i diritti dei popoli e delle persone. Ci abbiamo creduto per vent’anni, il dubbio sta affiorando da poco, ma intanto siamo nel pieno di una offensiva dei nostri padroni globali, gli Usa braccio armato del potere finanziario, nei confronti della Russia e di ogni popolo di cui interessi controllare le risorse.
Le primavere arabe sono state salutate con altrettanto entusiasmo, ed abbiamo potuto verificare i drammatici esiti dei rivolgimenti  tunisini ed  egiziani, per tacere del dramma libico provocato dagli interessi anglo francesi, con l’assassinio di Gheddafi ad opera di gruppi legati ai servizi segreti di quei Paesi.  La “democrazia” americana in Iraq è stata imposta al prezzo di una guerra civile che dura tuttora , ha distrutto il paese, le sue infrastrutture e polverizzato quel tanto di tessuto civile che possedeva. Della Siria, con l’attacco forsennato ad Assad, il verminaio degli interessi turchi, sionisti e statunitensi meglio tacere, nella speranza che non conduca ad un confronto diretto russo-americano dalle conseguenze tragiche.
Altrettanta cecità, e credulità popolare, nel giudizio sull’attentato dell’11 settembre 2001 che ha inaugurato il terzo millennio, ed assoluta, totale malafede nell’interpretazione e nella stessa informazione spicciola sulla crisi del 2007/2008, di cui viene tuttora taciuto lo stretto rapporto con la globalizzazione e con la predominanza della finanza sull’economia e sulla sovranità degli Stati. La globalizzazione, al contrario, venne proposta, o meglio imposta, come un progresso tecnico e culturale, anziché come la forma nuova di un dominio e di una presa del potere da parte del capitalismo che, come Crono della mitologia greca e del celebre dipinto di Goya, divora i suoi stessi figli. 
Dell’espiazione dovuta dagli europei per il loro passato di dominatori , architrave della giustificazione dell’immigrazionismo, abbiamo detto. Potremmo aggiungere l’incapacità di comprendere per tempo il risveglio islamista, che vive di risentimento , ma che si nutre soprattutto del disprezzo per il materialismo e l’immoralismo occidentale. L’Islam , nel frattempo, è penetrato profondamente in Europa, e non solo nelle vesti terroristiche di Al Qaeda o dell’ ISIS. No, tenacemente continuiamo ad attribuire tutto alla sola povertà , come se il sedicente Bin Laden fosse un proletario saudita o una religione che ha quattordici secoli ed una storia aggressiva si potesse rappresentare con le chiavi concettuali della vulgata marx-progressista del pensiero occidentale.
Pigrizia ed autentica ignoranza sapientemente indotta e largamente diffusa da chi possiede tutti i media, lo scrisse già negli anni 90 il docente universitario Harold Bloom, denunciando il basso livello delle istituzioni culturali americane in un importante saggio proposto in Italia solo da una piccola casa editrice “La chiusura della mente americana”. Insomma, ci rifiutiamo di vedere e di sentire, come le tre scimmiette della storiella, che non vedono, non parlano e non sentono, tanto per noi fa tutto il Grande Fratello globale.
Il guaio è che la cecità nostra è condivisa dalle élite che ci guidano, quelle politiche che si alternano in governi formati da bande diverse dell'unica centrale liberista, quelle economiche e finanziarie, vassalle e valvassine dei padroni che contano, dislocati per lo più in America, e, ovviamente quelle dei chierici della cultura e dei mezzi di comunicazione, impiegati di concetto alle dipendenze di chi possiede tutti i mezzi, dunque determina i fini generali e, incidentalmente, carriere e privilegi della casta intellettuale.
Auguste Comte, padre del positivismo ed iniziatore della sociologia, affermò che governare significa prevedere. In Europa, nessuno sembra eccellere per lungimiranza e visione di lungo termine. In America , le “cupole” sono indubbiamente più preparate, ma il loro impegno è volto a preservare l’egemonia USA attraverso le armi, la prepotenza, l’influenza culturale.
La cecità, e la credulità estrema di cui siamo colpevoli, consiste anche, forse soprattutto, nel non guardarsi attorno, e non riconoscere che gli interessi nostri e quelli americani sono divergenti, e, in prima battuta, vivere nella sciocca credenza che esista la democrazia. Ci sono gli interessi di pochissimi, nudi e crudi, e la loro scelta di farci digerire tutto in nome di parole astratte quanto venerate: la democrazia, appunto, i diritti umani, i nuovi diritti civili in materia etico sessuale , il progresso. Termini difficili da contestare , ancora più da smascherare per la loro indeterminatezza che acceca ed insieme appaga le greggi dormienti in cui hanno trasformato i nostri popoli.
Il fallimento delle élite divenute oligarchie, la loro evidente bancarotta morale e pratica completano il quadro. Ancora alcuni esempi di cecità accompagnata alla credulità di massa: la tenace convinzione dei comunisti europei che l’URSS fosse un paradiso; la violenta, unanime campagna di delegittimazione della scelta britannica di uscire dall’Unione Europea; la demonizzazione di una pur discutibile intellettuale della statura di Oriana Fallaci, cacciata nel cono d’ombra dei pazzi e dei reazionari – lei , ex staffetta partigiana e tutt’altro che “di destra” - per aver rivendicato la civiltà europea contro lo strisciante, progressivo cedimento all’Islam; l’indifferenza con cui venne accolta, nel 2001, la notizia dell’ammissione della Cina al WTO, che ha cambiato la mappa economica e geopolitica della Terra.
Un caso italiano di accecamento e di accettazione acritica di false verità “al ribasso” è la data dell’ 8 agosto 1991. Nessuno ricorda che cosa accadde quel giorno, ed è la prova della verità di quanto qui si afferma: una nave stracarica di 20.000 albanesi attraccò nel porto di Bari. Il dramma dell’immigrazione massiccia in Italia ebbe la sua data simbolo, come il 14 luglio per la rivoluzione francese. Non capimmo allora, né chi ci governava colse la portata degli avvenimenti. Oppure, comprese benissimo e non disse il vero alla nostra gente: minimizzazione, invocazione generica alla solidarietà ( un’altra parola abusata ed astratta in bocca a mascalzoni ed anime belle), incapacità previsionale, rifiuto di organizzare una risposta all’invasione.  
Fiumi di parole di bassa sociologia, incomprensione della storia, la quale è soprattutto lunga durata, sequenza irregolare di eventi ed idee i cui nessi determinano la condizione di protagonisti o di vittime. Noi , con gli occhi bendati, ci siamo limitati ad essere spettatori passivi non di fatti, ma di notizie, anzi di news , felici di passare rapidamente al blocco successivo, allo sport o all’ultimo festival . Convinti di vivere in una sorta di bolla protetta da qualche misteriosa entità, abbiamo creduto alle versioni ufficiali, continuato a campare in un angolino della cronaca, meglio se rosa.
Negli anni Settanta, poco ascoltato dal suo stesso ambiente politico, un uomo della cultura e della tempra morale di Beppe Niccolai esortava i giovani a ragionare con le categorie della storia, allontanando le sirene della sociologia, che non spiega, ma giustifica. Contemporaneamente, in Francia , il MAUSS , Movimento Anti Utilitarista delle Scienze Sociali denunciava , con un magistrale libretto-manifesto di Alain Caillé, la ragione utilitaria che si era impadronita dell’Occidente e si poneva ormai come unico “ethos” di una civilizzazione allo stremo. Il MAUSS, sulle piste tracciate dal grande antropologo Marcel Mauss, ma anche da Karl Polanyi , dall’antropologia culturale di Malinowski a Lévi Strauss, e, paradossalmente perfino da sociologi ed economisti come Vilfredo Pareto, dimostrò che l’agire umano è determinato da molteplici cause. Il tornaconto utilitario, la ragione economica , l’interesse è solo una delle tante, con il prestigio, la religione, la sete di dominio, l’avventura, l’affermazione della propria gente, e per millenni non è stata la più importante. Solo da noi e solo da due secoli si è impadronita dell’animo umano, in alleanza con il positivismo scientifico e soprattutto con la tecnologia.
L’uomo medio europeo si è fermamente convinto, da diverse generazioni, che solo l’interesse economico sia il motore delle nostre vite e la causa di ogni avvenimento. In anticipo sul movimento francese, un uomo politico di ampia cultura, Pino Rauti, scrisse un libro che fu orientamento per una generazione di militanti, Le idee che mossero il mondo, nel quale ricostruiva ed interpretava i grandi avvenimenti storici alla luce delle idee che li determinarono. Silenzio, sonno della ragione, indifferenza hanno accompagnato tutti coloro che non si sono piegati al pensiero dominante. In Occidente non sono state innalzate forche per i dissenzienti, ma ha funzionato a pieno regime il Tribunale della Nuova Inquisizione Progressista: cattedre negate, libri non pubblicati o costretti ad una semi clandestinità che ricorda sinistramente i samizdat con cui circolavano in Russia i testi ostili al regime sovietico, derisione, supponenza, e, per contro, porte spalancate alla sottocultura della televisione commerciale, dei Bignami da terza ragioneria, alle verità prefabbricate e vendute a dispense, abbinate ai concorsi a premi.
La Grecia antica, che nel mito aveva già rappresentato ogni aspetto della civiltà che avrebbe plasmato per i millenni successivi, inventò la figura di Cassandra, la sfortunata troiana figlia di  Priamo , sacerdotessa di Apollo da cui ebbe il dono della preveggenza, ma che lo stesso Dio, cui non si era concessa, condannò a non essere mai creduta. Invisa ai più per le sciagure che prevedeva , figura tragica , subì il destino terribile di chi sa e comprende, ma, con altrettanta certezza, conosce la vanità delle sue parole. Può solo affidarle al tempo ed alla storia, ed è il destino amaro di coloro che si oppongono alle idee correnti.
Il pessimismo della ragione espone all’odio, o quantomeno all’infastidito rancore della maggioranza, la quale preferisce il colore rosa, l’ottimismo di maniera e, come i gatti, ama solo chi le liscia il pelo. Jerome Klapka Jerome, il grande umorista inglese, descrisse sapientemente tale attitudine in Tre uomini a zonzo, allorché espresse la livorosa antipatia suscitata in un gruppo di gitanti da un vecchio montanaro che previde il maltempo che puntualmente si abbatté sulla zona. Che cosa ne sa della meteorologia, quell’ignorantone, e perché ci vuole impedire il nostro divertimento ? Quanto è più gradito e simpatico agli stessi turisti l’albergatore che li rassicura, è solo qualche nuvola di passaggio, e pazienza se la tempesta si è abbattuta sugli incauti: lui non ha colpa, ha fatto del suo meglio.
E’ una splendida fotografia della realtà . Se poi è credenza comune che solo la ragione utilitaria è il motore del mondo, come fa credere un poderoso apparato di disinformazione e diseducazione, ridiventa paradossalmente vera la convinzione rautiana secondo cui sono le idee a muovere il mondo. L’utilitarismo, da Bentham in poi, o meglio da Mandeville e la Favola delle Api, è l’ideologia dei mercanti e dei finanzieri padroni del mondo: normale che la impongano come dogma alle loro vittime, noi.  Assolutamente anormale che vi si presti fede , ciechi volontari, fiduciosi nei cani che ci conducono, negli economisti armati di modelli matematici, negli esperti di tutto e di niente, negli imbonitori da circo che ripetono quella vecchia battuta da avanspettacolo “venghino, signori, venghino, più gente entra, più bestie si vedono”.
La storia, purtroppo, ha sviluppi e forme che non sono direttamente comprensibili. Esiste un rapporto tra le convinzioni popolari e la demografia, la produzione, le forme concrete di dominio, le relazioni sociali. I più lo ignorano, o non lo riescono a cogliere. Talora, si verificano delle accelerazioni improvvise, pensiamo alla caduta del comunismo, o all’attentato di Sarajevo del 1914 che innescò la prima guerra mondiale. Negli ultimi due secoli, addirittura, l’accelerazione è divenuta la norma, tanto da modificare la stessa percezione del tempo. Un filosofo come Bergson, all’inizio del Novecento, distinse e contrappose il “tempo spazializzato" della scienza, misurabile , a quello che definì " durata reale ", il tempo cioè che scorre nella nostra coscienza.
Più recentemente, Reinhart Koselleck ha parlato di “futuro passato”, per descrivere la velocità, l’anticipazione che viviamo nel presente continuo fatto di notizie, dati, idee sempre nuove, che sconcertano l’uomo comune e lo dispongono ad affidarsi alle verità di comodo, confezionate per lui dall’apparato di potere. Quel potere che non si presenta come un Grande Fratello, pigra traduzione italiana di Big Brother, ma piuttosto come un bonario Fratello Maggiore che sa tutto, conosce il nostro bene meglio di noi e ci tiene alla larga dai guai. Pensare, appunto, è un guaio, e salta alla mente il titolo di un’opera teatrale dell’Ottocento russo, di Griboedov, Che disgrazia l’ingegno !
L’accelerazione, ci spiega Koselleck, lo spazio dell’esperienza ( ciò che sappiamo , abbiamo sperimentato ed appreso dalla comunità e dalla vita) cede dinanzi all’avanzata dell’orizzonte dell’aspettativa, la tensione verso un futuro che vorrebbe farsi presente . Mutamento ed accelerazione sono troppo difficili da dominare per l’essere umano, ed ecco pronta l’interpretazione “autentica” ed unificata dei fatti, l’opinione che occorre avere, la credenza che vale in società ed apre tutte le porte. I padroni del tempo hanno chiaro che l’uomo ha bisogno di una certa dose di conformismo per vivere; la posologia corrente è da cavallo, ma, ai piani alti, sanno bene che la complessità non funziona con l’uomo comune.
Di qui il riduzionismo di matrice anglosassone, che è una sorta di pragmatismo ad uso degli imbecilli. Abbiamo bisogno di spiegazioni semplici, di soluzioni pronte, il pensiero complesso ce lo hanno sequestrato.  Eppure, personalità come Edgar Morin hanno richiamato tutti, e specialmente la classe degli intellettuali, degli esperti, contro l’iper-semplificazione, moderna patologia della mente che rende ciechi alle molteplici sfumature della realtà. Malattia  è l’idealismo ( ideismo, correggeva Del Noce, ovvero situare la realtà nell’idea che ci si fa di essa), come malattia è il razionalismo, che restringe ogni cosa  a formula o misura. Abbiamo parlato di civiltà-Bignami, ed è questo : ridurre il tutto a dieci paginette che, a loro volta, possano essere sintetizzate in una sola, fino ad una definizione in una frase.
Scienza e tecnica spiegano tutto, l’utile è il moderno Motore Immobile, quasi l’Atto puro cui dobbiamo inchinarci. Resta insuperabile l’intuizione di Mc Luhan secondo cui mezzo e messaggio coincidono. Il baccano mediatico, infatti, diventa messaggio in quanto esprime tutto: fatto, interpretazione, visione, commento, morale da trarre. Veloce, breve, una successione di fotogrammi ( frames) che  rapidamente ci trasportano altrove, dalle guerre ai diritti degli omosessuali, dall’immigrazione al Prodotto Interno Lordo, passando per il campionato di calcio, il divorzio di Angelina Jolie da Brad Pitt ai numeri del Superenalotto che simboleggiano la speranza. Una cecità programmata anche nei particolari. Infatti, deviano il rancore popolare sui governi, che contano poco o nulla, anziché sulle oligarchie finanziarie e l’apparato militare industriale multinazionale; convincono che i diritti sociali contino meno dei cosiddetti nuovi diritti civili ( matrimonio gay, procreazione assistita, ormai anche l’eutanasia, il “diritto” di morire !).
La credulità sembra arretrare, nella gente comune. Lo dimostrano le manifestazioni di massa contro il Trattato Transatlantico , silenziate dai media, il voto britannico sull’Europa, l’insofferenza montante nei confronti dell’immigrazione, lo stesso fenomeno Trump in America. La risposta, finora, è desolante: curare la malattia con dosi ancora più massicce degli ingredienti che l’hanno prodotta. Le sedicenti élite sono indietro rispetto a noi poveri popolani.
La loro cecità, la loro credulità consiste nel credere allo specchio deformante che hanno di fronte . Non prestano fede ai propri occhi, non gettano lo sguardo oltre la finestra, la loro realtà assomiglia sempre più a quei balconi dipinti iperrealisti, con tanto di vasi di fiori sulla facciata di certe case. Sembrano veri finché non ci si avvicina: si chiama “trompe l’oeil”, inganna l’occhio, ed è il paradigma di quel che viviamo.
C’è necessità di un nuovo realismo, simile a quello prospettato da Carl Schmitt, di uno sguardo su tutto che riprenda a credere a quanto vedono gli occhi e trarne le conseguenze. Un concetto bellissimo è la concretezza, che non è materialismo , riduzionismo, o banale presa d’atto di qualcosa, ma è la voglia, il gusto, il dovere di cogliere i fatti, individuarne i nessi e le cause, ed agire di conseguenze, armati di un progetto. Per questo, c’è bisogno di strapparsi la benda dagli occhi, inforcando semmai occhiali che correggano tanto la miopia degli utilitaristi quanto la presbiopia degli utopisti.
Altrettanto urgente è recuperare la fiducia in se stessi, nella nostra capacità di capire, chiamare con il giusto nome ciò che vediamo, valutare gli avvenimenti senza attenersi ai libretti di istruzioni predisposti per noi dal Grande Rieducatore di potere. In Germania, la fine della prima guerra mondiale fu salutata con manifestazioni di gioia popolare, ma l’impero guglielmino aveva perduto, i soldati si erano ribellati, lo stesso imperatore aveva abdicato. I comandi, per nascondere la capitolazione, emisero un comunicato in cui si affermava che i soldati tornavano “non vinti” dai campi di battaglia, e l’armistizio era dovuto alle pugnalate alla schiena dei nemici interni.  Quel che successe dopo lo sappiamo tutti, le sue conseguenze sono tuttora sulle carni dell’Europa.
Ma la menzogna, se si combatte l’accecamento e si smette di credere alle balle ripetute sino allo sfinimento per farle diventare verità unica, non può durare per sempre. Soprattutto, non è possibile ingannare tutti e per sempre. Certo, ritornare al pensiero critico è difficile, comporta difficoltà, studio, opposizioni diffuse. E’ vietato essere “revisionisti”, ma in questo consistono civiltà e cultura : cercare con pazienza e senza preconcetti la verità rivedendo continuamente gli elementi di un problema, ricostruendo i fatti , e non decostruendoli o cristallizzandoli.
C’è un ostacolo terribile, che ben conosce il Potere, il quale infatti lo usa contro di noi: è il desiderio di conformismo indotto dall’esaltazione dell’uguaglianza in cui tutti vogliono essere “come tutti gli altri”. La tendenza ad accettare, quando non ad amare, ciò che è uguale, uniforme, rassicurante, già pronto e servito come il cibo precotto della mensa, si accorda con il nostro paradossale individualismo di atomi identici e massificati, api operaie di un immenso alveare impegnato a produrre il miele per un’Ape Regina che neppure conosciamo, disinteressati ai perché .
Alexis De Tocqueville fu il primo a capirlo, riconoscendo nell’umanità democratica un’invidia profonda per chi ha di più e per chi è migliore, una passione smodata per il possesso che diventa idolatria per l’uguaglianza allorché non riesce a possedere. L’esito è la tirannia dei più, tanto più drammatica in quanto la maggioranza è prima determinata, quindi manipolata dal potere del denaro, unito oggi in un’ alleanza formidabile con la Tecnologia.
“Vedo chiaramente nell'eguaglianza due tendenze: una che porta la mente umana verso nuove conquiste e l'altra che la ridurrebbe volentieri a non pensare più.” L’aristocratico francese immaginava in cuor suo che l’esito sarebbe stato quello della seconda alternativa. Possiamo smentirlo, se accettiamo la sfida della complessità e della realtà, se, innanzitutto, ci convinciamo che il nostro non è solo il tempo dei creduloni e dei ciechi, ma è soprattutto quello dei briganti. Un vecchio detto popolare consiglia : A brigante, brigante e mezzo.  Un altro, più elegante perché francese afferma “A la guerre, comme à la guerre” .
Travolti da un pacifismo ridicolo (altra cecità, altra credenza ingenua…) non sappiamo ancora, o non vogliamo prendere atto che le oligarchie sono in guerra contro di noi molto più dei tagliagole islamici, peraltro largamente armati da loro.
Le guerre si possono vincere o perdere, ma è senz’altro sconfitto chi non combatte perché cieco, sordo e muto.
                                                                       
Roberto Pecchioli In redazione il 26 Settembre 2016 

IL TEMPO DEI CIECHI CONDOTTI DAI BRIGANTI

diRoberto Pecchioli

http://www.ilcorrieredelleregioni.it/index.php?option=com_content&view=article&id=9696:tempo-di-ciechi-e-briganti&catid=53:opinionisti&Itemid=77

Cara Samantha Power, dal 2001 i criminali siete voi...

Cara Samantha Power, dal 2001 i criminali siete voi... 



Samantha Power all'Onu: "Quello che la Russia sta sponsorizzando e facendo non è la lotta al terrorismo. E' la barbarie".

Quello che è certo, cara Samantha Power, è che gli Stati Uniti hanno dal 2011 finanziato, addestrato e aiutato quelli che prima in Libia, poi in Siria, infine in Yemen combattono dalla parte dei terroristi.

Quello che è certo, cara Samantha Power, è che gli Stati Uniti hanno distrutto uno stato laico e con il Welfare più ricco e sviluppato del Mediterraneo Orientale (la Siria) e il paese con lo sviluppo umano più alto dell'Africa (Libia).

Quello che è certo, cara Samantha Power, è che gli Stati Uniti, dopo aver fatto finta di combattere l'Isis per un anno e mezzo, ora si sono trasformati nella sua forza aerea. Il 17 settembre un attacco aereo della coalizione a guida statunitense ha ucciso 62 soldati siriani e feriti altri 100, facilitando poi l'avanzata dell'Isis.

Quello che è certo è che gli Stati Uniti co-presiedono un gruppo di contrasto finanziario all'Isis tragicomico insieme a Italia e Arabia Saudita. In oltre un anno di 'lavori' non ha prodotto nessun rapporto, questo perché in tal caso avrebbe dovuto scrivere che i finanziatori dell'Isis co-presiedono il gruppo stesso.

Quello che è certo, cara Samantha Power, è che dal 2001 sono stati spesi 5 trilioni di dollari e il terrorismo è aumentato del 6.500%. Sono stati spesi 5 trilioni di dollari e l'esportazione di libertà e democrazia statunitense ha posto fine all'esistenza di Afghanistan, Iraq, Libia e Siria. Milioni sono i morti che pesano sulle vostre coscienze.
Quello che è certo, cara Samantha Power, è che in Siria è in atto una guerra di liberazione, una guerra di sovranità ed indipendenza contro il terrorismo internazionale. Una guerra per procura con terroristi da 89 paesi che avete armato, finanziato e foraggiato. Continuate a farlo, ma milioni di siriani non si sono arresi. Lottano ogni ora ad Aleppo, Deir Ezzor e Raqqa per un paese libero dal terrorismo internazionale e dai loro sponsor.

Quello che è certo, cara Samantha Power, è che dal 2001 i criminali siete voi. E la Siria peserà sulle vostre coscienze per sempre. Vi siete macchiati di innumerevoli ed indicibili crimini contro l'umanità e crimini di guerra che un giorno dovrete rendere conto in una nuova Norimberga.

Alessandro Bianchi

Damasco ha l’audio dei colloqui tra Stato islamico e militari USA prima dell’attacco alle forze siriane

Sputnik 26/09/2016hadiyeh-khalaf-abbas-1-1L’intelligence siriana possiede la registrazione audio della conversazione tra terroristi dello Stato islamico e militari degli Stati Uniti prima degli attacchi aerei della coalizione di Washington contro le truppe governative presso Dayr al-Zur, il 17 settembre, dichiara la Presidentessa del Consiglio del Popolo della Siria. “L’esercito siriano ha intercettato una conversazione tra statunitensi e Stato islamico prima del raid aereo su Dayr al-Zur“, ha detto Hadiya Qalaf Abas citata dall’emittente al-Mayadin. Gli aerei da guerra degli Stati Uniti avevano colpito le truppe governative siriane nei pressi della città di Dayr al-Zur il 17 settembre, uccidendo 62 militari e ferendone un centinaio. Il Pentagono disse inizialmente che l’attacco aereo fu un errore mirando ai terroristi dello SIIL. La presidentessa del parlamento siriano aggiungeva, durante la visita in Iran, che dopo gli attacchi aerei della coalizione sulle truppe governative, gli USA guidarono l’attacco dei terroristi contro l’Esercito arabo siriano.
L’attacco alle posizioni del governo mise alla prova l’accordo USA-Russia sul cessate il fuoco nazionale, avviato all’inizio della settimana. Il Ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov aveva dichiarato che era necessario separare i terroristi dello SIIL dalle forze dell’opposizione “moderata” per salvare la tregua. Gran Bretagna, Australia e Danimarca confermavano la partecipazione delle loro forze aerei nei mortali attacchi aerei. La politica notava che i dati saranno resi pubblici.syria-ethnity-map-detail-4Traduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora

La Russia smaschera gli Stati Uniti sulla Siria, Washington infuriata

Alexander Mercouris, The Duran 26/9/2016vitalychurkinCon l’accordo Lavrov – Kerry crollato e l’esercito statunitense che esclude l’imposizione di una no-fly zone, gli Stati Uniti possono solo arrabbiarsi mente l’Esercito arabo siriano con l’appoggio russo accerchia i jihadisti ad Aleppo orientale.
La scorsa settimana, in seguito al crollo dell’accordo Lavrov-Kerry e del cessate il fuoco, con l’Esercito arabo siriano che accerchiava i jihadisti intrappolati ad Aleppo orientale, la realtà della sconfitta ad Aleppo ha finalmente colpito le potenze occidentali. Il risultato è una frenetica attività diplomatica e mediatica per cercare d’imbarazzare i russi costringendoli a fermare l’offensiva dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo. La ragione di tale attività è l’avanzata dell’Esercito arabo siriano ad Aleppo dalla fine del cessate il fuoco. Dopo aver sconfitto e respinto l’offensiva jihadista di Jabhat al-Nusra a sud-ovest di Aleppo, nella prima settimana di settembre, l’Esercito arabo siriano, dopo la fine del cessate il fuoco, consolidava il controllo della strada al-Qastal liberando l’area ora deserta del campo profughi palestinese di Handarat. A seguito degli intensi bombardamenti di artiglieria e aerei, avanzava dalla zona della cittadella di Aleppo e dal quartiere Ramusyah alle aree jihadiste di Aleppo orientale, chiaramente per consolidare il controllo dei sobborghi sud-occidentali di Aleppo e, forse, tagliare in due Aleppo est controllata dai jihadisti. I rapporti da Aleppo parlano dell’Esercito arabo siriano e dei suoi alleati che concentrano forze presso o nella città per l’offensiva. I marines russi sono sulla strada di al-Qastal, e vi sono rapporti su 8000 miliziani iracheni arrivati in città. La forza d’attacco principale rimane comunque l’Esercito arabo siriano. Sembra che la forza d’attacco aerea russa della base di Humaymim sia stata rinforzata. Un video del 24 settembre 2016 di Ruptly TV mostra truppe siriane avanzare contro i jihadisti nella provincia di Lataqia dopo la fine del cessate il fuoco. Il video mostra aereo da supporto al suolo Su-25. La Russia schierò aerei Su-25 nella base aerea di Humaymim nel settembre dello scorso anno. Tuttavia furono ritirati a marzo. Ora sembra che siano ritornati. Il punto da capire, e che spiega la retorica furiosa degli ultimi giorni, è che le potenze occidentali non possono fermare l’offensiva siriana contro i jihadisti intrappolati ad Aleppo. Nel corso dell’audizione al Senato degli Stati Uniti del 22 settembre 2016, il Generale Dunford, presidente del Joint Chiefs of Staff degli Stati Uniti, ne spiegava il perché. Pressato dal senatore repubblicano del Mississippi Roger Wicker a dire se gli Stati Uniti potevano adottare “azioni decisive” imponendo una no-fly zone, cosa che Wicker aveva detto di aver discusso con i democratici e che poteva avere il sostegno bipartisan, Dunford rispose, “Per ora, per controllare lo spazio aereo della Siria dovremmo entrare in guerra con la Siria e la Russia. Questa è una decisione fondamentale che certamente non ho intenzione di prendere“. L’osservazione di Dunford ha provocato l’intervento del senatore repubblicano John McCain, un bellicista ed interventista cronico che chiede sempre l’azione militare degli Stati Uniti in qualsiasi occasione, soprattutto nei conflitti con la Russia. McCain voleva che Dunford dicesse che la no-fly zone non è la stessa cosa “del controllo totale dello spazio aereo siriano” che porterebbe alla guerra con Russia e Siria.
La realtà, come sanno McCain e Dunford, è che gli Stati Uniti non hanno mai imposto una no-fly zone su un Paese che non avesse “il controllo totale dello spazio aereo”. E’ inconcepibile che gli Stati Uniti impongano una no-fly zone sulla Siria se non avessero “il controllo totale dello spazio aereo”. L’ammissione di Dunford che “il controllo totale dello spazio aereo” non può essere ottenuto in Siria senza entrare in guerra con la Russia, a tutti gli effetti esclude l’idea di una no-fly zone sulla Siria. Incapaci d’imporla, non c’è nulla che gli Stati Uniti possono fare per cambiare il corso dei combattimenti ad Aleppo. Questa consapevolezza degli Stati Uniti della propria impotenza, mentre i protetti jihadisti ad Aleppo subiscono la sconfitta totale, spiega la retorica arrabbiata e l’ondata di storie atroci della scorsa settimana, culminate nelle solite furiose denunce alla Russia dell’ambasciatrice degli Stati Uniti Samantha Power, il 25 settembre 2016, al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, nel corso del quale ha effettivamente accusato la Russia di “barbarie”. Il ministro degli Esteri inglesi Boris Johnson, in un commento avventato per cui probabilmente è già stato richiamato all’ordine, svelava la verità in una intervista televisiva del 25 settembre 2016, “Se mi dice che l’occidente è impotente, sarei d’accordo. Sarei d’accordo che, dato che abbiamo preso tali decisioni nel 2013, quando quelle linee rosse furono superate, senza alcuna risposta militare effettiva, o qualsiasi risposta a ciò che succedeva. Non credo che ci sia alcuna voglia di roba del genere“. Johnson poi continuava dicendo che l’unica cosa che l’occidente potrebbe fare in questa situazione è cercare d’imbarazzare i russi chiedendo di fermarsi, e spiegava che “l’unica cosa a cui i russi rispondono è un’opinione pubblica globale negativa“. Ciò spiega le attuali chiacchiere sui crimini di guerra, come l’accusa (infondata) che i russi abbiano attaccato il convoglio dei soccorsi, le lamentele per la deliberata interruzione dell’approvvigionamento di acqua di Aleppo, l’accusa di bombardamento indiscriminato di aree civili ad Aleppo, le pretese sull’uso di bombe incendiarie, ecc. Tutte cose che accadono in Siria da sempre, da quando è cominciata la guerra, ma di cui ora si parla come crimini di guerra. Nella stessa intervista Johnson si esprime così, “Loro (i russi) sono sul banco degli imputati del tribunale dell’opinione internazionale. Sono colpevoli di una guerra molto lunga e orrenda e sì, quando bombardano obiettivi civili, dovremmo cercare… di vedere se era intenzionale colpire obiettivi civili del tutto innocenti, (perché) è un crimine di guerra“. Per lo sgomento occidentale, i russi non mostrano alcun segno di cedimento.
Il punto chiave degli eventi all’Assemblea generale delle Nazioni Unite della settimana scorsa era che il Ministro degli Esteri russo Lavrov, pur sotto la forte pressione concertata di Stati Uniti e alleati, ha categoricamente escluso qualsiasi cessate il fuoco unilaterale dell’Esercito arabo siriano. Invece ha chiarito che un cessate il fuoco potrebbe aversi solo se i combattenti dell’opposizione siriana vi aderivano sul serio separandosi da Jabhat al-Nusra, come gli Stati Uniti promisero a febbraio e nell’ultimo accordo Lavrov-Kerry. Nella riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite del 25 settembre 2016, l’Ambasciatore russo alle Nazioni Unite Vitalij Churkin ha detto la stessa cosa, “gli statunitensi, di fatto, hanno affermato di non poter influenzare i gruppi che sponsorizzano e di far rispettare l’accordo, come promesso. Prima di tutto, separare i gruppi di terroristi e contrassegnarne le posizioni sul terreno. Il cessate il fuoco può essere salvato solo ora collettivamente. Non siamo noi a dover dimostrare qualcosa a qualcuno in modo unilaterale. Dobbiamo vedere la prova che ci sia l’autentico desiderio di separare i gruppi ribelli alleati degli USA da Jabhat al-Nusra, per poi distruggerlo e far entrare l’opposizione nel processo politico. In caso contrario, i nostri sospetti che questo abbia il solo scopo di proteggere Jabhat al-Nusra verrebbe solo rafforzato“. Due settimane prima dissi che la probabile motivazione dei realisti di Washington, che sostenevano l’accordo di Lavrov-Kerry, fosse salvare i jihadisti di Aleppo e conservarli come forza evacuandoli dalla città dove erano intrappolati e dove la loro posizione era insostenibile. Ecco perché, come speculavo sulla forza di alcune osservazioni dei militari russi, è emerso che l’accordo Lavrov-Kerry ne prevedeva il ritiro da Aleppo attraverso la strada di al-Qastal. Si è scoperto che l’accordo Lavrov-Kerry effettivamente serviva a questo, in ciò confermato dal testo della parte dell’accordo che gli Stati Uniti hanno rivelato (attraverso la bizzarria di una fuga di notizie presso l’Associated Press). Questa è la disposizione specifica nel testo, “Qualsiasi siriano può lasciare Aleppo via strada di Qastal, comprese le forze dell’opposizione armata con le armi, con la consapevolezza che alcun danno gli sarà arrecato e potendo scegliere la destinazione. Le forze di opposizione che lasciano Aleppo con le armi devono coordinarsi con i rappresentanti delle Nazioni Unite, al momento di passare per la strada di al-Qastal, indicando numero di armai, armi e attrezzature militari in partenza“. Il documento che gli Stati Uniti hanno pubblicato è uno dei cinque che compongono l’accordo Lavrov-Kerry. Gli altri documenti senza dubbio daranno maggiori dettagli sulla separazione dei combattenti filo-USA da Jabhat al-Nusra. E’ probabile che tali documenti indichino quali combattenti lasciavano Aleppo attraverso la strada di al-Qastal, e cosa sarebbe successo a chi rimaneva. Qui, le intenzioni dei realisti venivano sconfitte, perché i sostenitori della linea dura a Washington e i jihadisti in Siria respingevano l’accordo Lavrov-Kerry. Il risultato è stato che invece di separarsi da Jabhat al-Nusra, come l’accordo chiedeva, i jihadisti sono rimasti con Jabhat al-Nusra, cercando di sfruttare il cessate il fuoco effettuando ulteriori attacchi all’Esercito arabo siriano.
Dopo il crollo del cessate il fuoco e con l’imposizione forzata di una no-fly zone del tutto esclusa, gli Stati Uniti si ritrovano con nient’altro la proposta assurda del segretario di Stato degli USA Kerry secondo cui Russia e Siria dovrebbero autoimporsi la no-fly zone. Nel momento in cui i russi respinsero tale proposta, come era dovuto, il bluff degli Stati Uniti è stato effettivamente esposto. Tale consapevolezza degli Stati Uniti, sul bluff smascherato e sull’esibizione d’impotenza militare nel mutare il corso della battaglia di Aleppo, è alla base delle denunce furiose di Stati Uniti ed alleati, mentre si affanno disperatamente a cercare che i russi fermino la battaglia di Aleppo, in modo da salvare i loro protetti jihadisti dalla sconfitta totale, e sé stessi dall’umiliazione dell’aperto fallimento della loro strategia.Russian President Vladimir Putin other members of the delegation attend the 70th session of the United Nations General Assembly in New YorkTraduzione di Alessandro Lattanzio – SitoAurora
https://aurorasito.wordpress.com/2016/09/26/la-russia-smaschera-gli-stati-uniti-sulla-siria-washington-infuriata/

MEDIA TEDESCHI: UN TERRORISTA SIRIANO HA RACCONTATO DEL SOSTEGNO DA PARTE DELL'OCCIDENTE

Lunedì, 26 Settembre, 2016 -
Gli Stati Uniti sostengono i gruppi terroristici nella lotta contro il governo del leader siriano, Bashar al-Assad. Stiamo parlando della fornitura di armi e di esperti militari. Ha detto il comandante di campo del “Dzhabhat Fatah al-Sham”, Abu al-Izza, in un'intervista con l'edizione tedesca Kölner Stadt-Anzeiger.
"Loro sostengono i paesi, che sostengono noi, - ha spiegato lui. Adesso loro devono  mandare le armi ad alta tecnologia. Abbiamo vinto le battaglie con missili TOW. Grazie a loro siamo riusciti a bilanciare le forze del regime del presidente Assad. Carri armati, così come lanciarazzi multipli, come la BM, abbiamo ricevuto dalla Libia attraverso la Turchia. L’esercito siriano supera noi solo in termini di aerei da combattimento, missili e lanciamissili. Ma grazie ai missili TOW americani, con loro abbiamo preso il controllo di alcune regioni".

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