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domenica 18 settembre 2016

"Letale per la fede cristiana"

Con Bergoglio trionfa lo "spirito di Assisi". Ma Ratzinger

rovina la festa


Francesco replica l'incontro con uomini di tutte le religioni inaugurato da Giovanni Paolo II trent'anni fa. Ma le obiezioni dell'allora cardinale prefetto della dottrina sono tuttora vive. E ancor più radicali


Il memorabile incontro ad Assisi, trent'anni fa, di Giovanni Paolo II con uomini di tutte le religioni (vedi foto) fu forse l'unico momento di disaccordo tra il santo papa polacco e l'allora suo fidatissimo maestro di dottrina, il cardinale Joseph Ratzinger, che nemmeno vi si recò.

Lo ricorda lo stesso Ratzinger nel suo libro-intervista pubblicato in questi giorni: "Lui sapeva – dice – che io seguivo un'altra linea".

Ma ora che papa Francesco, il successore di entrambi, si appresta il 20 settembre a replicare ad Assisi quell'evento, il contrasto si ripresenta ancora più forte.

Un dialogo paritario tra le religioni – ha infatti ammonito più volte Ratzinger anche dopo la sua rinuncia al papato – sarebbe "letale per la fede cristiana". Perché ogni religione "si ridurrebbe a simbolo interscambiabile" di un Dio supposto uguale per tutte:

> "La rinuncia alla verità è letale per la fede" 

Naturalmente Jorge Mario Bergoglio non si riconosce in questo tipo di dialogo paritario, né ha mai pensato che la Chiesa cattolica debba rinunciare a predicare il Vangelo ad ogni creatura.

Ma alcuni suoi gesti e parole hanno effettivamente dato spunto a tali derive, a cominciare da quel suo definire "una solenne sciocchezza" il proselitismo, senza mai dire in che cosa questo si distingua dalla genuina missione. Non sono pochi i missionari di frontiera, che hanno speso una vita a predicare e a battezzare, che oggi si sentono come traditi, in nome di un dialogo che rende inutile qualsiasi conversione.

Anche con gli altri cristiani, protestanti e ortodossi, Francesco si muove con passo diverso rispetto ai predecessori.

Mentre ad esempio Benedetto XVI incoraggiava e facilitava il ritorno nella Chiesa cattolica degli anglicani in disaccordo con la svolta "liberal" della loro Chiesa, Francesco no, preferisce che restino a casa loro, come hanno rivelato due vescovi anglicani suoi amici, Gregory Venables e Tony Palmer, da lui dissuasi dal farsi cattolici:

> Ecumenismo a porte chiuse

Ma è stato soprattutto un breve video del gennaio di quest'anno, diffuso su larga scala in dieci lingue, che ha più fatto pensare a un cedimento al sincretismo, all'equiparazione di tutte le religioni:

> "Siamo tutti figli di Dio"

In esso, Francesco invita a pregare assieme a uomini di ogni fede, per amor di pace. E infatti compaiono oltre a lui una buddista, un ebreo, un musulmano, con i rispettivi simboli, tutti alla pari. Dice il papa: "Molti cercano Dio o trovano Dio in diversi modi. In questa ampia gamma di religioni c'è una sola certezza per noi: siamo tutti figli di Dio".

Belle parole, effettivamente però non coincidenti con quelle del Nuovo Testamento e in particolare del Vangelo di Giovanni, secondo cui tutti gli uomini sono creature di Dio, ma ne diventano "figli" solo coloro che credono in Gesù Cristo.

Ad Assisi, il 20 settembre, Francesco si ritroverà di nuovo accanto a buddisti, ebrei, musulmani, e altri ancora. Ed è prevedibile che il suo eloquio sarà più sorvegliato rispetto a quello del video.

Ma c'è un impatto delle immagini che sarà difficile da contenere e razionalizzare. È ciò che è stato esaltato da molti fin dal 1986 come lo "spirito di Assisi", formula che Ratzinger ha sempre cercato invano di disinnescare, da cardinale e da papa, affinché fosse capita in modo opposto a come tanti la intendono, non cioè in  senso "sincretista" e "relativista":

> Lo "spirito di Assisi" di cui Benedetto XVI diffida

Su Assisi tornerà quindi a incombere, in tutta la sua drammaticità, la tempesta perfetta che ha sconvolto la Chiesa cattolica nell'estate del 2000, quando la congregazione per la dottrina della fede, presieduta da Ratzinger, pubblicò la contestatissima dichiarazione "Dominus Iesus" proprio per contrastare l'idea che tutte le religioni sono alla pari e per ribadire invece che c'è un unica via di salvezza per tutti gli uomini, ed è Gesù:

> Dominus Iesus

In due millenni, mai la Chiesa aveva sentito la necessità di richiamare questa verità elementare della fede cristiana.

"L'averla dovuta ricordare ai nostri giorni ci dà la misura della gravità della situazione odierna", ammonì un cardinale di nome Giacomo Biffi alla vigilia del conclave del 2005, quello in cui Ratzinger fu eletto papa:

> "Che cosa ho detto al futuro papa"

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Questa nota è uscita su "L'Espresso" n. 38 del 2016, in edicola il 18 settembre, nella pagina d'opinione dal titolo "Settimo cielo" affidata a Sandro Magister.

Ecco l'indice di tutte le precedenti note:

> "L'Espresso" al settimo cielo

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La giornata di papa Francesco ad Assisi, il 20 settembre 2016:

> Visita del Santo Padre ad Assisi. Programma

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Tra gli invitati all'incontro di Assisi del 20 settembre non figura il Dalai Lama., presente invece all'evento del 1986 con Giovanni Paolo II.

Nulla è stato detto dalla Santa Sede a giustificazione di questa esclusione. Ma una conferma indiretta che essa sia stata dettata dalla volontà di non irritare le autorità cinesi è ciò che è accaduto nei giorni scorsi in seguito all'invito rivolto da un esponente politico di Taiwan al Dalai Lama per un ciclo di conferenze nell'isola.

Il portavoce dell'ufficio cinese per gli affari esteri Ma Xiaoguang ha reagito minacciando "conseguenze gravissime", che ha così motivato:

"Il Dalai Lama è un lupo vestito da monaco che, con la sua cricca di indipendentisti e di terroristi, cerca di destabilizzare la Cina e staccarne il Tibet. Ma noi non resteremo a guardare: chiunque lo sostenga è un nostro nemico”.


di Sandro Magister ROMA, 18 settembre 2016 –

http://chiesa.espresso.repubblica.it/articolo/1351375