ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 28 settembre 2016

Un altro emerito, per la vergogna?

Le celebrazioni per la riforma protestante… prenderei sul serio questa farsa dell’incontro tra apostati, apostatizzanti e aspiranti apostati solo se Bergoglio considerasse seriamente gli argomenti di Lutero e ne traesse le debite conclusioni.

Mercoledì 28 settembre 2016.
È pervenuta in Redazione:.
Gentile dottor Gnocchi,
si avvicina l’inizio delle celebrazioni per la riforma protestante a cui parteciperà anche la Chiesa cattolica nella persona del Papa fin dalle prime battute il 31 ottobre. Che cosa ne pensa?
Grazie per l’eventuale risposta
Daniele Lombardi

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zrbrpsCaro Lombardi,
non in mio nome. Ecco che cosa penso di questa apostatica pagliacciata. Che Bergoglio voli in Svezia a omaggiare signori e signore che abusano del vero sacerdozio esercitandone uno finto, che sbeffeggiano la consacrazione episcopale esibendone una da operetta, che offendono la Chiesa cattolica ponendole a fianco qualcosa che Chiesa non è… Insomma che il vescovo di Roma accorra entusiasta a festeggiare lo scisma che ferì Roma fin quasi a ucciderla, non sarà certo in mio nome e in nome della mia fede.

Per quanto mi riguarda, su questo tema, sono così fuori moda da ritenere ancora Lutero un genio malvagio, tra i più nefasti della storia, che ha scavato un’immensa cloaca spirituale nella quale ha inghiottito e perso buona parte della cristianità. Continuo a essere fermo a quel 15 giugno 1520 in cui papa Leone X condannava l’eresiarca tedesco con la bolla Exurge Domine“Sorgi, o Signore, e giudica la tua causa. Un cinghiale ha invaso la tua vigna. Sorgete, voi santi e tutta la Chiesa universale, la cui interpretazione è stata attaccata”. E poi, il Papa, quel Papa, dopo aver elencato tutti i pestilenziali errori luterani, diceva “I libri di Martin Lutero che contengono questi errori devono essere esaminati e bruciati. E in quanto a Martino stesso, o buon Dio, quale dovere dell’amore abbiamo tralasciato nel richiamarlo ai suoi errori? Perciò noi ora gli concediamo sessanta giorni entro i quali dovrà far atto di sottomissione”.
Ebbene, caro Lombardi, da quel 15 giugno 1520, i sessanta giorni sono abbondantemente passati e non mi pare che qualcuno abbia fatto atto di sottomissione. Se non, a parti inverse, la Chiesa cattolica. Dunque, mi pare che non sia cambiato nulla e mi permetto, per quanto possa sembrare pedante, di riportare tutti gli errori di Lutero condannati nella bolla di Leone X. Così capiamo di cosa si sta parlando. Perché un conto è blaterare sulla costruzione di ponti invece che dei muri e un altro è avere a cuore la salvezza della vera fede. Dunque gli errori sono i seguenti:
  1. È sentenza eretica, ma largamente seguita, che i sacramenti della Nuova Alleanza danno la grazia giustificante a coloro che non vi pongono ostacolo.
  2. Negare che il peccato rimane nel bambino dopo il battesimo, significa disprezzare insieme Cristo e Paolo.
  3. Il fomite del peccato, anche se non c’è nessun peccato attuale, trattiene l’anima che esce dal corpo dall’ingresso nel cielo.
  4. La non perfetta carità di colui che sta per morire porta necessariamente con sé un grande timore, che di per sé è solo sufficiente a ottenere la pena del purgatorio, e impedisce l’ingresso nel regno.
  5. Che le parti della confessione siano tre: contrizione, confessione e soddisfazione non è fondato nella Sacra Scrittura, né negli antichi santi dottori cristiani.
  6. La contrizione che si ottiene con l’esame, la ricapitolazione e la detestazione dei peccati, e con la quale si ripensa alla propria vita nell’amarezza della propria anima [cf. Is 38,15], soppesando la gravità, la moltitudine, la turpitudine dei peccati, la perdita della beatitudine eterna e il conseguimento dell’eterna dannazione, questa contrizione rende ipocrita, anzi addirittura peccatore.
  7. Verissima e più perfetta in tutto della dottrina fino a questo momento proposta sulla contrizione è la massima: “Non farlo più è la migliore penitenza; una nuova vita è l’ottima penitenza”.
  8. Non presumere in alcun modo di confessare i peccati veniali, ma neppure tutti i mortali, perché è impossibile che tu conosca tutti i peccati mortali.
    Per questo motivo nella chiesa primitiva si confessavano soltanto quelli mortali manifesti.
  9. Quando vogliamo confessare tutto in modo completo non facciamo altro che questo: non vogliamo lasciare nulla da perdonare alla misericordia di Dio.
  10. A nessuno sono rimessi i peccati, se non crede che gli sono rimessi dal sacerdote che assolve; anzi il peccato rimane, se non lo crede rimesso: non sono sufficienti infatti la remissione del peccato e il dono della grazia, ma bisogna anche credere che è stato rimesso.
  11. Non confidare in nessun modo di essere assolto a motivo della tua contrizione, ma per la parola di Cristo: “Tutto ciò che scioglierai” ecc. [Mt 16,19]. In questo confida, io dico: se tu hai ottenuto l’assoluzione del sacerdote, e credi fermamente che tu sei stato assolto, sarai stato assolto davvero, qualsiasi cosa sia in quanto alla contrizione.
  12. Se, per assurdo, colui che si confessa non fosse contrito, oppure il sacerdote assolvesse non sul serio, ma per gioco, se tuttavia egli si crede assolto, è assolto con assoluta certezza.
  13. Nel sacramento della penitenza e nella remissione della colpa, il papa o il vescovo non fanno nulla di più di un semplice sacerdote: anzi, dove non c’è un sacerdote, può fare ugualmente un semplice cristiano, anche se fosse una donna o un bambino.
  14. Nessuno deve rispondere al sacerdote di essere contrito e il sacerdote non lo deve domandare.
  15. È grande l’errore di coloro che si accostano al sacramento dell’eucaristia fidandosi del fatto di essersi confessati, di non essere consapevoli di nessun peccato mortale, di aver premesso preghiere personali e preparatorie: tutti questi mangiano e bevono la propria condanna. Ma se credono e confidano che qui essi conseguiranno la grazia, questa fede sola li rende puri e degni.
  16. Risulta come deciso, che la chiesa abbia stabilito in un concilio universale che i laici debbono comunicarsi sotto le due specie: e i Boemi che si comunicano sotto le due specie, non sono eretici, ma scismatici.
  17. I tesori della chiesa, da cui il papa trae le indulgenze, non sono i meriti di Cristo e dei Santi.
  18. Le indulgenze sono dei pii inganni dei fedeli, e dispense dalle opere buone; e appartengono al numero delle cose che sono permesse, e non al numero di quelle che sono utili. [cfr. I Cor 6,12; 10,23].
  19. z-papaleonexLe indulgenze, per coloro che veramente le acquistano, non hanno valore per la remissione della pena dovuta alla giustizia divina per i peccati attuali.
  20. Si ingannano coloro che credono che le indulgenze sono salutari e utili per il bene dello spirito.
  21. Le indulgenze sono necessarie solo per le colpe pubbliche, e vengono propriamente concesse solo ai duri di cuore e agli insensibili.
  22. Per sei categorie di uomini le indulgenze non sono né necessarie né utili: e cioè per i morti o per quelli che stanno per morire, per i malati, per i legittimamente impediti, per coloro che non hanno commesso peccati, per coloro che hanno commesso peccati, ma non pubblici, per coloro che compiono cose migliori.
  23. Le scomuniche sono soltanto pene esteriori, e non privano l’uomo delle comuni preghiere spirituali della chiesa.
  24. Bisogna insegnare ai cristiani più ad amare la scomunica che a temerla.
  25. Il pontefice romano, successore di Pietro, non è il vicario di Cristo sopra tutte le chiese del mondo intero, dallo stesso Cristo costituito nel beato Pietro.
  26. La parola di Cristo a Pietro: “Tutto ciò che scioglierai sulla terra” ecc. [Mt 16,19] si estende soltanto alle cose legate dallo stesso Pietro.
  27. È certo che non è affatto in mano della chiesa o del papa lo stabilire gli articoli di fede, e anzi neppure le leggi morali o delle opere buone.
  28. Se il papa con una gran parte della chiesa pensasse in un modo o nell’altro, e inoltre non sbagliasse, non è ancora peccato o eresia pensare il contrario, soprattutto in cose non necessarie per la salvezza, finché da un concilio universale una cosa non è stata respinta e l’altra approvata.
  29. Ci è stata aperta la via per svuotare l’autorità dei concili e per contraddire liberamente le cose da loro compiute, per giudicare i loro decreti e per confessare con confidenza qualsiasi cosa sembri vero, sia che sia stato approvato, sia che sia stato respinto da un qualsiasi concilio.
  30. Alcuni articoli di Jan Hus condannati nel concilio di Costanza sono cristianissimi, verissimi ed evangelici, e neppure la chiesa universale potrebbe condannarli.
  31. In ogni opera buona il giusto pecca.
  32. L’opera buona compiuta nel modo migliore, è peccato veniale.
  33. È contro la volontà dello Spirito che gli eretici siano bruciati.
  34. Combattere contro i Turchi è opporsi a Dio, che visita le nostre iniquità per mezzo loro.
  35. Nessuno è certo di non peccare sempre mortalmente, a motivo del segretissimo vizio della superbia.
  36. Dopo il peccato, il libero arbitrio è una realtà in modo solo apparente; e quando compie ciò che gli compete, pecca mortalmente.
  37. Il purgatorio non può essere provato mediante la sacra Scrittura che si trova nel canone.
  38. Le anime nel purgatorio non sono sicure della propria salvezza, almeno non tutte; e non è provato da nessun argomento razionale né dalle Scritture, che esse si trovano al di fuori della condizione di meritare o di accrescere la carità.
  39. Le anime del purgatorio peccano in modo continuo finché cercano il riposo e hanno orrore delle pene.
  40. Le anime liberate dal purgatorio per i suffragi di coloro che sono vivi godono minore beatitudine che se avessero soddisfatto da se stesse.
  41. I prelati ecclesiastici e i principi secolari non farebbero male, se eliminassero tutte le sacche di mendicità.
Oltre a questo, il nuovo dottore della neochiesa della Casa Comune, si baloccava con sentenze di questa fatta: “Quando la Messa sarà stata rovesciata, io sono convinto che avremo rovesciato con essa il papismo. (…). Io dichiaro che tutti i postriboli, gli omicidi, i furti, gli assassini e gli adultèri sono meno malvagi di quella abominazione che è la Messa dei papi!”.
Questi idioti di asini cattolici non conoscono che le tentazioni della carne. (…). In realtà, a queste tentazioni il rimedio è facile: vi sono ancora donne e giovanette…”.
Se la moglie trascura il suo dovere (sessuale), l’autorità temporale ve la deve costringere, oppure metterla a morte”.
Papa, da vivo ero la tua peste, da morto sarò la tua morte”.
“Io non posso più pregare senza maledire!… Maledetto! Sia dannato il nome del papista!… Maledetto! Che sia dannato e annientato il papismo! Maledetto! che siano dannati i piani dei papisti!.. Ecco la mia preghiera!”.
Caro Lombardi, prenderei sul serio questa farsa dell’incontro tra apostati, apostatizzanti e aspiranti apostati (distribuisca a suo gradimento i ruoli) solo se Bergoglio considerasse seriamente gli argomenti di Lutero e ne traesse le debite conclusioni. Facciamo l’esempio della lettera di accompagnamento con cui il distruttore dell’unità della Chiesa mandò a Leone X il suo libello Della libertà del cristiano. In quelle pagine diceva tra l’altro: “Ho censurato con ardore il Seggio romano, detto anche Corte romana, del quale tu stesso, né alcuno sopra la terra può riconoscere altro se non che è peggiore e più scandaloso di quello che furono Sodoma, Gomorra o Babilonia. E, per quanto io posso giudicare, è impossibile portare consiglio o rimedio alla sua malvagità. Perciò mi ha indignato il fatto che sotto il tuo nome e sotto la maschera della Chiesa romana il povero popolo di tutto il mondo venga ingannato e danneggiato; contro tali cose mi sono opposto e intendo oppormi fino a che viva in me spirito cristiano. (…) Tu sei un servo di tutti i servi di Dio, e sei in una condizione più miserevole e pericolosa che qualunque altro sopra la terra”.
Si tratta solo di un piccolo saggio, caro Lombardi, perché non voglio tediare oltre. Ma se Bergoglio, da ammiratore di Lutero, lo prendesse in parola e riconoscesse che tutto questo riguarda anche lui personalmente e si facesse emerito per la vergogna, ci sarebbe da togliersi il cappello. Ma vedrà che il vescovo venuto dalla fine del mondo riconoscerà come perfetta e inappuntabile questa descrizione della Chiesa cattolica e del papato, però solo fino al giorno prima della sua elezione. Perché ora lui tiene fra le sue braccia la neochiesa, che non ha nulla, ma proprio nulla, a che fare con la Chiesa cattolica. E su questo, bisogna riconoscerlo, siamo d’accordo.
Alessandro Gnocchi
Sia lodato Gesù Cristo

“FUORI MODA” – la posta di Alessandro Gnocchi

Redazione28/9/2016