ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 17 ottobre 2016

Cristo Re: re dei cuori, ma anche delle nazioni


 Clamoroso autogol della TV di Galantino: il film "Cristiada", trasmesso in prima serata, mostra come la rivolta armata è non solo lecita ma anche doverosa per un cattolico. Può portare il martirio e la santificazione. E la vittoria per la causa della fede.
La Storia della Chiesa smentisce certe teorie pacifiste che trovano ancora spazio anche tra alcuni vescovi.
Incorrotto il corpo del piccolo guerriero che ha offerta la vita per Cristo Re: re dei cuori, ma anche delle nazioni.
La canonizzazione del martire cristero José Sanchez Del Rio
(di Cristina Siccardi) José Sanchez Del Rio, che morì a 14 anni in difesa della fede cattolica per amore di Cristo Re e della Madonna, sarà canonizzato il 16 ottobre prossimo da Papa Francesco, il quale visitò la sua tomba durante il viaggio apostolico del febbraio scorso. Nel bellissimo filmCristiada questo giovane ed eroico martire compare con lo stendardo raffigurante la Madonna di Guadalupe. «Cara mamma», scrisse prima di morire sul biglietto che sarà rinvenuto sul suo corpo, «mi hanno catturato, stanotte sarò fucilato. Ti prometto che in Paradiso preparerò un buon posto per tutti voi. Il tuo José che muore in difesa della fede cattolica per amore di Cristo Re e della Madonna di Guadalupe».

Egli nacque il 28 marzo 1913 a Sahuayo de Morelos, in Messico, nel tempo in cui governava il Presidente Plutarco Elías Calles, a capo di un governo massonico e socialista, propugnatore di leggi anticattoliche e laiciste. La persecuzione ai danni della Chiesa messicana fu feroce, l’obiettivo era quello di annientarla: scuole cattoliche e seminari chiusi, sacerdoti sottoposti all’autorità civile, preti stranieri espulsi. La popolazione non poteva sfuggire alla scelta, o rinunciare alla fede o perdere il lavoro. Di fronte a tutto ciò si sollevò una ardita, valorosa e fiera insurrezione, così forte da ricordare la resistenza vandeana ai tempi della Rivoluzione francese. Un esercito, composto da contadini, operai, studenti… difese il proprio Credo e per farlo fu costretto ad impugnare le armi. Ecco, dunque, formarsi l’esercito dei Cristeros, sostenitori del Regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo. «¡Viva Cristo Rey!» il loro grido di battaglia e la Madonna di Guadalupe la loro bandiera.
Il fanciullo José impugna con orgoglio quello stendardo mariano il giorno della cruenta battaglia di Cotija. È il 6 febbraio 1928. Ha supplicato la madre di non essere lasciato a guardare, ma di poter far parte della milizia di Cristo. Ottenuto il consenso, si prepara ad affrontare anche la morte: tutto per Cristo Re. Diventa così la mascotte dei Cristeros, che lo chiamano Tarcisius come il santo adolescente di Roma, che subì il martirio mentre portava l’Eucaristia ai cristiani in carcere: scoperto, aveva stretto al petto il Corpo di Gesù per non farlo cadere in mani profane e venne barbaramente ucciso, come lo sarà anche il prossimo san José.
Infatti, quando, nella concitazione della battaglia frontale un proiettile abbatte il cavallo del suo comandante, il ragazzo messicano gli offre il suo e tenta di coprirgli la ritirata a colpi di fucile, ma il tentativo fallisce, ed entrambi vengono catturati. José finisce prigioniero nella chiesa del suo paese, Sahuayo, profanata dai soldati federali e trasformata in un pollaio. Vedendo un tale sacrilegio, José non trattiene la sua santa rabbia e tira il collo a qualche gallinaceo, ma il gesto provoca una tragica rappresaglia. Alcuni soldati lo picchiano, lo torturano, tuttavia non lo piegano e non lo tacciono. A ripetizione insistente continua a formulare il grido di battaglia: «¡Viva Cristo Rey!».
L’8 febbraio è costretto ad assistere, come ammonizione, all’impiccagione di Lázaro, un altro ragazzo che era stato imprigionato insieme a lui. Il corpo del giovane, ritenuto morto, viene trascinato nel vicino campo santo, dove è abbandonato; tuttavia si tratta di morte apparente, infatti Lázaro si riprende e fugge via. La tenace e ostinata resistenza di José, che nessuna sofferenza è in grado di flettere, diventa una questione da risolvere al più presto per i persecutori. Gli aguzzini cercano di fargli rinnegare la fede promettendogli, oltre alla libertà anche del denaro, una brillante carriera militare, persino un espatrio nei ricchi Stati Uniti d’America. Ma la sua risposta è una sola: «Viva Cristo Re, viva la Madonna di Guadalupe!».
I senza Dio escogitano un’alternativa: chiedere un riscatto ai genitori, ma José li convince a non pagare. Padre e madre, autentici cattolici, che sanno vedere oltre la contingenza presente e la finitudine terrena, comprendono la giustizia filiale di quella richiesta. José riesce ancora a ricevere una volta la Santa Comunione prima del 10 febbraio 1928, quando verso le 23 i militari, con spietato odio, spellano le piante dei piedi del santo, costringendolo a camminare sul sale, per poi spingerlo verso il cimitero.
Mentre il giovane continua a gridare il nome di Gesù e di Maria, uno dei soldati lo ferisce accoltellandolo, e per l’ultima volta gli chiedono di rinnegare il suo Credo, ma egli rifiuta ancora e domanda di essere fucilato, continuando a invocare a gran voce gli immacolati Nomi. Vorrebbero finirlo a pugnalate, ma il capitano, innervosito da quelle sante grida, estrae la pistola e gli spara. José spira, ma dopo essere riuscito a tracciare una croce sul terreno con il proprio sangue.
Testimone, José Sanchez Del Rio, di fondamentale importanza per questi tempi della religione dell’uomo che si fa dio e non della Santissima Trinità, dove il pensiero massonico ha esteso il suo potere dagli “illuminati” alla cultura generale e mentalità comune, a tal punto da far apparire una Madre Teresa di Calcutta, anch’essa canonizzata il 4 settembre scorso, simbolo del moderno pensiero solidale, ignorando come essa agì dopo aver ascoltato Cristo in più visioni.
Era il 10 settembre 1946 quando avvertì la Voce di Gesù: «Voglio missionarie indiane Suore della Carità, che siano il mio fuoco d’amore fra i più poveri, gli ammalati, i moribondi, i bambini di strada. Sono i poveri che devi condurre a Me, e le sorelle che offrissero la loro vita come vittime del Mio amore porterebbero a Me queste anime», perché «Ho sete di anime». E migliaia, migliaia ne donò Madre Teresa a Dio.
«Sacro Cuore di Gesù, confido in Te. Sazierò la Tua sete di anime» scriverà all’arcivescovo Périer il 27 marzo 1957.
Alla cerimonia dei premi Nobel del 1979 gridò contro l’aborto legalizzato.
Alla domanda che le venne posta in quella sede «Che cosa possiamo fare per promuovere la pace mondiale?», ella rispose senza esitazione: «Andate a casa e amate le vostre famiglie».
Donare la vita a Dio, sia in modo cruento che in modo incruento, è il segreto della Comunione dei Santi.
16 ottobre, giorno di memorie diverse per Roma. Oggi piazza San Pietro ha vissuto tra le altre la canonizzazione di José Sanchez del Rio, il ragazzo martirizzato nel 1928 in odio alla fede. Il nuovo santo è un simbolo della ‘Cristiada’, l’insurrezione cattolica degli Anni Venti contro il governo laicista, testimonianza eroica di popolo ancora ben presente nella memoria messicana. L’opinione di padre Fidel Gonzalez (postulatore della causa di José) e di padre Enrique Sanchez Gonzalez,  concittadino del nuovo santo. Infine: una curiosità sulla facciata di San Pietro…

Non c’è futuro senza memoria. E il 16 ottobre è un giorno particolarmente adatto a ricordarlo.

16 OTTOBRE 1943 
16 OTTOBRE 1943Roma. Poco dopo le cinque del mattino le SS tedesche incominciano una razzia nel Ghetto e in altre parti della città. Dei 1024 ebrei catturati, solo 16 torneranno dai campi di concentramento nazisti. Ieri sera, 15 ottobre, la Comunità di Sant’Egidio – insieme con la Comunità ebraica – ha promosso la tradizionale fiaccolata da Santa Maria in Trastevere alla Sinagoga. Una testimonianza anche quest’anno molto partecipata, certo sentita e conclusasi con brevi interventi di Ruth Dureghello (presidente della Comunità ebraica, ha protestato con forza contro la recentissima decisione – “inaccettabile, intollerabile” - dell’Unesco di negare le radici ebraiche di Gerusalemme – il governo italiano si è vergognosamente astenuto); di Andrea Riccardi (fondatore di Sant’Egidio, “Manifestare non è cosa del passato: il vero ricordo non è nelle lapidi né nei musei, ma nel vissuto della gente, garanzia contro le pulsioni del paganesimo dell’indifferenza”); Riccardo Di Segni (Rabbino capo di Roma, cita Mosè nel Deuteronomio: “Ricorda i giorni del tempo antico, medita gli anni lontani”), Virginia Raggi (sindaco di Roma, “Il 16 ottobre non riguarda solo le persone di religione ebraica, ma tutti. Oggi c’è ancora molto da fare, perché il passato è ancora presente”), Nicola Zingaretti (presidente della Regione Lazio, “Siamo qui come monito contro i rischi del presente e del domani”).

16 OTTOBRE 1978 
16 OTTOBRE 1978: Roma. Piazza San Pietro. Alle 18.18 si leva dal comignolo della Cappella Sistina una fumata bianca, segno dell’elezione di un nuovo Papa e della sua accettazione. Alle 18.45 alla Loggia delle Benedizioni appare il cardinale protodiacono Pericle Felici: Nuntio vobis gaudium magnum: habemus Papam (breve reazione entusiastica della piazza e subito dopo un silenzio pieno d’attesa) … Eminentissimum ac Reverendissimum Dominum, Dominum Carolum (la piazza freme), Sanctae Ecclesiae Cardinalem Wojtyla (sentendo “Woitiua” la piazza si interroga) qui sibi nomen imposuit Ioannis Pauli. “Woitiua?” Un africano? Un africano? Noi, a dire la verità ricordavamo un nome simile (anche se la pronuncia non corrispondeva pienamente alla parola scritta) tra i cardinali polacchi e difatti subito scorgemmo alla nostra sinistra un gruppo di persone che, cadendo in ginocchio, piangevano e cantavano una canzone in una lingua ‘strana’. Che poi divenne abituale: il polacco.

16 OTTOBRE 2016 
16 OTTOBRE 2016: Roma. Un cielo azzurro intenso avvolge il Cupolone, piazza San Pietro è già assai affollata. Prima del Rosario e dell’inizio della celebrazione eucaristica si alza dal Sagrato un inno (ripetuto poi alla fine), vigoroso e gioioso nel contempo, tra lo sventolio di tante bandiere messicaneDesde el cielo una hermosa mañana/La Guadalupana/La Guadalupana bajó al Tepeyac…Suplicante juntaba sus manos/y eran medicano/su porte e su faz… E’ l’inno alla Virgen de Guadalupe. In onore di uno dei sette canonizzandi, José Sanchez del Rio, il ragazzo martire non ancora quindicenne ucciso con ferocia in odio alla fede il 10 febbraio 1928 a Sahuayo, diocesi di Zamora (Michoacan, Messico). Portabandiera di un distaccamento di guerriglieri cattolici insorti contro il governo laicista repressore delle libertà civili e religiose, aveva voluto cedere il suo cavallo al suo comandante, rimastone privo. Catturato, fu prima blandito, poi barbaramente torturato: ma non rinnegò mai la fede, gridando anche con quel poco di voce che gli restava Viva Cristo Rey! Viva la Virgen de Guadalupe!. Gli ruppero i denti, gli fracassarono la mascella, gli scorticarono i piedi, fu pugnalato e infine ucciso con colpo di pistola alla testa. Già sono stati canonizzati 22 sacerdoti e tre giovani laici che patirono la persecuzione messicana, altri quaranta sono stati beatificati; indubbiamente però la figura di José Sanchez del Rio è tale da apparire come simbolica della Cristiada messicana e tale da muovere a commozione e ad ammirazione i cattolici (e non solo) di tutto il mondo.
Questa mattina in piazza i messicani si sono fatti sentire, a testimonianza – almeno ci è parso di capire - che la memoria di José e dellaCristiada è ancora ben viva. Sull’argomento abbiamo ascoltato ieri l’opinione di padre Fidel Gonzalez Fernandez (postulatore della causa di José) e di padre Enrique Sanchez Gonzalez, già superiore generale comboniano e concittadino del giovane martire.

PADRE FIDEL GONZALEZ: LA CRISTIADA E’ UNA STORIA CHE ESPRIME RAPPRESENTA IL CUORE DEL CATTOLICESIMO MESSICANO
Padre Fidel Gonzalez, resta qualcosa oggi della Cristiada nella memoria dei messicani? Resta al cento per cento. E’ una storia che esprime e rappresenta il cuore del cattolicesimo messicano. Non è una storia del passato, è una storia che prosegue con una forza incredibile nel cattolicesimo militante messicano, quello del popolo reale, non di quello ufficiale e fittizio. Un esempio chiaro sono i grandi pellegrinaggi alla Madonna di Guadalupe. I martiri messicani, tutti quanti senza eccezione, sono morti gridando: Viva Cristo Rey! Viva la Virgen de Guadalupe!,che sono i due polmoni con cui respira il cattolicesimo messicano.
Alla Madonna di Guadalupe accorrono annualmente più di venti milioni di pellegrini, più di tutti gli altri santuari. Non è un caso. La Madonna è stata invocata sempre come una madre, specialmente durante i durissimi giorni della persecuzione totalitaria, inumana, delle prime tre decadi del secolo. Una persecuzione che era già iniziata a metà dell’Ottocento da parte della massoneria messicana, diventando molto violenta a partire dagli anni 1914-17 e poi sempre peggiorando nella sua intensità fino a diventare sanguinaria. La persecuzione è durata fino agli Anni Quaranta, poi le leggi eversive sono rimaste intatte fino agli Anni Novanta, ma non sono più state applicate in maniera radicale, In seguito i rapporti tra governo e Chiesa sono pian piano migliorati.

PADRE ENRIQUE SANCHEZ: ALLA FEDE NON SIAMO DISPOSTI A RINUNCIARE, JOSELITO RESTA UN MODELLO DA SEGUIRE 
Padre Enrique Sanchez, anche a Lei la stessa domanda …  Penso che per la fede dei messicani quel periodo storico abbia rappresentato una prova molto dolorosa, una prova che ha rafforzato la nostra esperienza cristiana. Lo si nota ancora oggi nel popolo messicano: alla fede non siamo disposti a rinunciare. Joselito amava dire che la fede non si vende per salvare la vita, la si mantiene anche se il mantenerla costa la propria vita. Io vedo che oggi nel Messico c’è tanta gente che vive così la propria fede, con fierezza e in profondità. C’è tutto un ambiente secolarizzato e anche di persecuzione, fatta non nel modo sanguinario degli Anni Venti, non così apertamente e appoggiata dalle leggi: negli ultimi decenni da quest’ultimo punto di vista abbiamo percorso un tratto di strada di apertura, di tolleranza, di riconoscimento istituzionale della Chiesa che fa il suo lavoro per il bene della società.
L’orgoglio di essere cristiani lo vedo soprattutto nel popolo semplice che frequenta le nostre chiese, che accorre in massa al santuario della Madonna di Guadalupe e che vede in Joselito un riflesso fedele di ciò che tale popolo custodisce nel cuore. Dunque l’esperienza di fede continua e dobbiamo proporla alle nuove generazioni anche attraverso il modello di Joselito e di tanti altri che oggi continuano a dare la vita per la fedeltà alla fede e per amore di Cristo e della Madonna di Guadalupe.
Sono concittadino di Joselito. Mi ricordo che mio padre, che aveva visto Joselito nelle sue ultime ore di vita, fin da quando eravamo piccoli ce ne parlava e ci diceva: Joselito è il modello di cristiano che voi dovete perseguire. A Sahuayo molti conservano ancora una memoria viva della testimonianza eroica di Joselito.

PADRE ARMANDO FLORES NAVARRO: IN TUTTI PERMANE UN SENSO MOLTO FORTE DEL MARTIRIO DI JOSE’ 
Sull’argomento ripubblichiamo anche parte dell’intervista a padre Armando Flores Navarro (rettore del Pontificio Collegio Messicano di Roma, vicepostulatore della causa), apparsa in questo stesso sito (rubrica  ‘Papa Francesco’) il 13 febbraio 2016.
Padre Flores Navarro, più volte i vescovi messicani hanno invitato, anche in tempi recenti, i cattolici a volersi impegnare pubblicamente nella vita del Paese, superando quel ‘trauma’ (della ‘Cristiada’ ) cui Lei ha accennato poco fa…
Sì, i vescovi hanno incoraggiato i cattolici a colmare quel deficit  ancora esistente di partecipazione alla vita pubblica. Certo nelle comunità i cattolici mostrano un senso di solidarietà spontanea e straordinaria. Ma nella vita politica restano un po’ assenti.
Il ‘trauma’ della  Cristiada, cioè dell’insurrezione armata di decine di migliaia di cattolici contro il governo messicano laicista nella seconda metà degli Anni Venti, è o non è ancora del tutto superato? I  cristeros, i ‘guerriglieri di Cristo’ che morivano gridando ‘Viva Cristo Rey!’ sono ancora presenti nei cuori di tanti messicani di oggi?
Il trauma non è definitivamente superato. Io sono il vicepostulatore della causa del quattordicenne alfiere cristero  Josè Sanchez del Rio, martire beatificato da Benedetto XVI nel 2005. Ora è stato riconosciuto un miracolo e forse Josè sarà canonizzato nell’autunno di quest’anno. Chissà che papa Francesco non dia l’annuncio proprio nel corso del viaggio in Messico, magari nella tappa di Morelia, quando incontrerà i giovani… Ebbene, sono tornato nell’aprile scorso a Sahuaya, nello stato di Michoácan – dove José è nato – e la cosa che mi ha colpito di più è che in tutti permane un senso molto forte del martirio di questo ragazzo. La persecuzione è stata violenta e i cattolici hanno cercato di difendere in piazza la loro libertà religiosa.
Ciò che è stato riconosciuto dall’attuale ambasciatore messicano presso la Santa Sede, Mariano Palacios Alcocer, che, in un incontro dell’altra settimana promosso a Roma dall’Osservatorio indipendente  Mediatrends America-Europa, ha detto che “la  Cristiada è stato un processo giustificato dalla radicalità della Rivoluzione giacobina al potere in Messico”…. L’ambasciatore del Venezuela German Mundarain Hernandez  ha sostenuto nella stessa occasione che “il tema dei  cristeros –  che storicamente è quello dei rapporti tra Stato resosi indipendente dalla corona spagnola e Chiesa - è sempre presente non solo nel Messico ma in tutta l’America latina” ed è prevedibile che “raffiorerà durante la visita papale”.


IL MAZZO DI FIORI DI PAPA FRANCESCO 
Sempre in questo stesso sito e nella stessa rubrica 'Papa Francesco', sei giorni dopo abbiamo evidenziato (vedi: "Il Papa: M'immischio, non m'immischio...L'Osservatore e il mazzo di fiori") che papa Francesco, durante il suo viaggio in Messico, aveva reso omaggio nella cattedrale di Morelia a una statua bronzea di José Sanchez del Rio, deponendo un mazzo di fiori; non solo, ma aveva esortato i bambini presenti a seguire l’esempio di Joselito. Il tutto si è venuto a sapere solo grazie alla penna di Gaetano Vallini, su L’Osservatore Romano del 18 febbraio (unico tra i media a comunicare il gesto papale).

UNA CURIOSITA’ SULLA FACCIATA DI SAN PIETRO
Infine, si parva licet, ecco una curiosità notata stamattina a San Pietro.
Ordine dei nuovi santi nel decreto di canonizzazione: Leclerq, Sanchez del Rio, Gonzalez Garcia, Pavoni, Fusco, Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero,  Elisabetta della Santissima Trinità Catez.
Ordine dei nuovi santi nel libretto della canonizzazione e nelle biografie lette dal cardinale Angelo Amato, prefetto della Congregazione delle Cause dei Santi: Leclerq, Sanchez del Rio, Gonzalez Garcia, Pavoni, Fusco, Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, Elisabetta della Santissima Trinità Catez.
Ordine dei nuovi santi nella successione degli arazzi pendenti dalla facciata di piazza San Pietro: Giuseppe Gabriele del Rosario Brochero, Leclerq, Sanchez del Rio, Gonzalez Garcia, Pavoni, Fusco, Elisabetta della Santissima Trinità Catez.
C’è qualcuno che riesce magari a notare una, diciamo, piccola anomalia per il pur meritevole santo argentino, el curà Brochero? Che, per quel che ne sappiamo, non sembrava certo un tipo da sgomitare per avere il primo posto…
JOSE’ SANCHEZ DEL RIO/CRISTIADA: MEMORIA MESSICANA SEMPRE VIVA – di GIUSEPPE RUSCONI – www.rossoporpora.org – 16 ottobre 2016

http://www.rossoporpora.org/rubriche/vaticano/635-jose-sanchez-del-rio-cristiada-memoria-messicana-sempre-viva.html

Un bimbo martire ci mostra che le ideologie anti umane sono il nemico
Questa mattina in Piazza San Pietro sarà proclamato santo Josè Sanchez del Rio, il piccolo martire della spaventosa persecuzione anti-cattolica che si scatenò in Messico negli anni Venti del secolo scorso. La Canonizzazione ha luogo proprio mentre ricorre infatti il 90° anniversario della rivolta dei cattolici messicani, i quali - perseguitati da un feroce regime massonico e anti-religioso - insorsero in difesa della fede e della libertà. La rivolta finì in un martirio di popolo, in un bagno di sangue che vide barbaramente uccisi migliaia di uomini, donne, bambini, religiosi, vittime di un atroce quanto lucido progetto di scristianizzazione del Paese. 
Fu una delle conseguenze della presa di potere di un’ideologia fortemente anti-cristiana, che si era insediata al governo sull’onda lunga delle vicende della Rivoluzione Messicana del 1910. Una classe dirigente giacobina (con forti legami con la massoneria e con centri di potere economico-finanziari internazionali) che, liquidata la fase 'populista' della Rivoluzione, quella appunto che aveva visto come protagonisti Villa e Zapata e che è stata resa celebre da tanta cinematografia hollywoodiana, venne meno a gran parte delle promesse di giustizia sociale, in particolare nei confronti dei contadini, e instaurò una forma di governo fortemente autoritaria, che, preservando gli interessi economici di pochi oligarchi (molti dei quali statunitensi), si attirò comunque il consenso dei 'progressisti' attraverso l'attuazione di una politica culturale ferocemente avversa alla Chiesa, o meglio: ad ogni espressione sociale del cristianesimo.
A partire dalla Costituzione del 1917 (tuttora in vigore, con qualche piccolo aggiustamento) veniva tolta alla Chiesa personalità giuridica. Vennero chiusi tutti gli ospedali, le cliniche, gli orfanotrofi, gli istituti di accoglienza, le scuole e tutti gli istituti educativi e di ospitalità retti dai cattolici. In poche parole, venne soppressa ogni realizzazione sociale, pubblica, che la fede e la carità avevano realizzato nel corso di quattro secoli in Messico. Veniva lasciata - ma solo per poco tempo - la libertà di celebrare il culto. Un cristianesimo confinato nella sagrestie e allontanato dalla società.
Questa strategia era analoga ad altre messe in atto dalla Rivoluzione Francese in poi: relegare Dio in cielo e i credenti nelle chiese (una sorta di 'riserve'  per chi si ostinasse ancora, dopo l'emancipazione dalla religione, a voler seguire le 'superstizioni religiose'). La finalità era la stessa di tutti i totalitarismi che pretendono di costruire l'uomo nuovo, violentando quella che è la natura dell'uomo stesso, la sua realtà concreta, in forza delle pretese dell'utopia. Come disse Lenin in uno dei più significativi esempi di questa forma mentis, «se la realtà non corrisponde alle teorie, tanto peggio per la realtà».
Così avvenne per il Messico, che subì il furore ideologico di chi stabilì che il paese andava purgato da ogni segno visibile del cristianesimo, a cominciare dalla società per finire alla coscienza dei singoli. Un'immane opera di scristianizzazione compiuta con la forza. Infatti si procedette con gli arresti, con le violenze fisiche, con le minacce, con la perdita del lavoro, con le uccisioni.
Di fronte a questa aggressione, i cattolici percorsero ogni via pacifica di opposizione: dalla raccolta di più di un milione di firme di protesta, al boicottaggio dei prodotti governativi, ad altre forme di resistenza civile e non violenta. La risposta del governo fu un ulteriore giro di vite: arresti, torture, fucilazioni senza nemmeno la parvenza di un processo. Ne fecero le spese tutti, anche se particolare fu l'accanimento nei confronti di religiose e sacerdoti. Alla fine, davanti alla spietata mattanza che devastava il paese, non restò che la scelta della legittima difesa in armi, allo scopo di salvaguardare i propri cari. Scoppiò la rivolta dei 'Cristeros' (così venivano definiti sprezzantemente dai governativi i fedeli, a motivo della loro devozione a Cristo Re).
Non fu esattamente una guerra civile, almeno per l'idea che comunemente si ha di guerra civile, come di contrapposizione fra due fazioni politiche. Nel caso del Messico c'era invece da una parte un partito, una lobby al potere dotata di mezzi economici e di un esercito di leva obbligato a combattere contro i propri compatrioti e fratelli, e dall'altra un popolo intero che combatteva unicamente per difendere le libertà fondamentali: la libertà religiosa, la libertà di educazione per i propri figli, la libertà di vivere secondo i propri princìpi e non secondo l'ideologia imposta dallo stato. Fu una autentica guerra contro la religione, contro ogni segno della fede incarnata che pure costituiva la più autentica identità del Messico.
Tra i martiri che sfidarono questo potere e diedero la vita per testimoniare il loro amore alla Verità ci fu Josè Sanchez del Rio, un ragazzo che aveva appena tredici anni, appartenente alla Gioventù Cattolica, sezione aspiranti. Quando Callés diede inizio alla carneficina, volle far parte dell'Armata, andandosi a presentare ad uno dei suoi capi, il generale Mendoza. «Se io non sono in grado di portare il fucile - disse - potrà servirsi di me in molti modi, come custodire i cavalli, lavorare in cucina, portare l'acqua e le munizioni».
Volle essere un Soldato di Cristo Re. Scrisse alla madre: «Mamma, non lasciarmi perdere la bella occasione di guadagnarmi il Paradiso con così poca fatica e molto presto. Josè è ricordato come un bambino vivace, un amico per tutti pronto al gioco e allo scherzo, ma che non tralasciava mai di partecipare ogni giorno alla Messa e di accostarsi ai Sacramenti. Nell'accampamento era il beniamino. Pochi mesi dopo il suo arruolamento fu ammesso a fare parte del corpo di spedizione che si impegnò a fondo nella battaglia di Cotija il 5 febbraio 1928. Sanchez si trovava presso il generale Mendoza. Quando il cavallo del suo superiore cadde ucciso al suolo, il piccolo soldato saltò a terra, offrendo al generale la sua cavalcatura. Il suo gesto non servì: vennero  fatti entrambi prigionieri. I nemici si stupirono per la presenza di un bambino tra le fila dei cristeros: lo minacciarono di fucilazione se non avesse dato notizie sui ribelli. Josè si oppose, sdegnato.
Venne rinchiuso nella Chiesa del villaggio, che era stata trasformata in pollaio. Josè passò la notte pregando, ma quando si accorse, alle prime luci dell'alba, della presenza di galli e galline nella chiesa, preso dall'indignazione tirò il collo a tutti gli animali. Quando i carcerieri se ne resero conto, lo picchiarono selvaggiamente. Alle botte Josè rispose: «Lasciatemi vivo per la fucilazione, per morire martire». Per fargli paura lo fecero assistere alle impiccagioni di altri prigionieri, ma Josè non si fece prendere dalla disperazione, e pregava per loro. Gli fu permesso di scrivere alla mamma: «Cara mamma, mi hanno catturato e stanotte mi fucileranno. E' venuta l'ora che io ho atteso tanto. Io ti saluto insieme ai miei fratelli, e ti prometto che in Paradiso preparerò un buon posto anche per voi tutti».
Si firmò Josè Sanchez del Rio, «che muore in difesa della Fede, per amore di Cristo Re e della Regina di Guadalupe». Fu ucciso, in odio alla Fede, il 10 Febbraio 1928. Il grande intellettuale francese Andre Frossard scriveva anni fa «il mondo vuole un cristianesimo smorto e pusillanime, ansioso di ottenere il diritto di cittadinanza in una società che lo disprezza».
Josè e i Cristeros ci insegnano ancora oggi che il cristiano non deve avere paura di fronte al mondo di testimoniare la propria fede. Ma la sua canonizzazione avviene in un contesto storico sia locale che globale che non può non interrogarci e riattualizza quel sacrificio. Ancora oggi, come 87 anni fa, il Messico sta vivendo una nuova ondata di persecuzioni e politiche totalitarie. L'imponente manifestazione del Frente Nacional por la Familia nasce proprio come reazione alla decisione del presidente del Messico di impedire la libertà di educazione e quella religiosa, attraverso i vessilli della teoria gender che si vuole introdurre in tutte le scuole oltre all'introduzione del matrimonio omosessuale. 
Vescovi messicani iniziano ad essere denunciati e molte scuole sono chiamate al sacrificio della perdita dell'accreditamento, come mostrato anche in Spagna.

A queste politiche distruttive per l'uomo, non meno anticlericali di quelle delle lobby massoniche al governo nel Paese centr'americano, si si oppone, oggi come ieri, con le armi della preghiera, della testimonianza pubblica e della fede e non è un caso che nel corso dei tanti cortei di piazza, gli oltre 2 milioni di camisetas blancas abbiano issato l'effige di Sanchez Del Rio che al grido di que viva Cristo rey ha fatto risplendere la sua gloria in un campo di battaglia che lo vedeva martire.

Il suo sacrificio ci arriva ancor oggi in un mondo ostile alla proposta cristiana e alla verità ultima sull'uomo, un mondo che attraverso nuove forme di ideologia vuole tappare la bocca alla libertà.
di Paolo Gulisano 16-10-2016

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