ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 30 ottobre 2016

Di quella pira l'orrendo foco..


PARCE COMBUSTO
ovvero: di quella pira l’amabil fuoco
(la nuova “prassi” bergoliana della sepoltura)






Ad resurgendum cum Christo” – per risorgere con Cristo -  è il nuovo editto (confezionato il 15 agosto 2016 e pubblicato il 25 ottobre 2016), con cui il rivoluzionario pontificato bergogliano  “chiarisce” (!) il punto di vista del Magistero nei confronti della cremazione, cioè, il rito pagano della pira e/o del forno che anche i cattolici, dal 1983, possono praticare.

Al fedele che si accinge alla lettura della dichiarazione, pardon, “Istruzione”, vien scodellata una serie  di pericopi bibliche vetero/neotestamentarie, citazioni patristiche, AAS e altre, con cui il cardinal Gerhard Müller, Prefetto della CDF, e l’arcivescovo Luis F. Ladaria Segretario della stessa Congregazione, tentando di giustificare davanti al mondo la ribadita posizione della Chiesa “circa la sepoltura dei defunti e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione” riescono, invece, a dimostrarne l’assoluta estraneità all’argomento stante l’esaltazione che, dette pericopi, dànno della sacralità del corpo e della resurrezione dal momento che, su 16 citazioni, tre soltanto, infatti, sono riferite alla cremazione.

  
Prima di svolgere una succinta rassegna del documento, ci vien naturale sorridere alla dicitura poco sopra espressa, e cioè, a quel “in caso di cremazione” che vien quasi fatto intendere essere un avvenimento sporadico quello che oggi si verifica in casa cattolica, come se non si sapesse essere, questo, il modo più sbrigativo massicciamente praticato proprio dai fedeli cattolici “adulti” e “fanciulli”.
Orbene, lette le citazioni e i riferimenti, siamo rimasti sorpresi – si fa per dire - per come la pronta memoria e la profonda cultura del Custos-Defensor-Praefectus Fidei abbiano trascurato di rappresentare, a mo’ di epigrafe bastante a demolire l’intera “Istruzione”, la Parola di Dio stesso che, categoricamente, rende chiara all’Adamo peccatore la sua condizione ultima, quando afferma:
In sudore vultus tui vesceris pane, donec revertaris in terram de qua sumptus es. Quia pulvis es, et in pulverem reverteris” (Gen. 3, 19) –
Nel sudore del tuo volto ti nutrirai di pane fin quando tu ritorni alla terra dalla quale sei stato tratto. Perché sei polvere e in polvere ritornerai.
 
Importante nota perché, chiaramente e senza ambagi, peripli semantici o cripticismi linguistici, il Signore dice terra alla terra e non cenere alla cenere, con ciò prefigurando il rito della sepoltura. E conseguente al dettato divino sarà il rito ebraico, l’inumazione – in humo = in terra -  mentre, nella maggior parte del mondo pagano, si praticava la cremazione.

Porteremo, per il presente argomento, alcuni tra i numerosi riferimenti biblici della parola di Dio citata in Genesi 3, 19 a cui la Chiesa fa disinvolta mostra di disattendere.
Per l’intanto ci sia concesso di sottolineare alcuni tratti dell’Istruzione il cui linguaggio è uno lucido ed olimpionico esempio di parlar circiteristico fatto di “sì… però”, certamente… ma”, “è vero… tuttavìa”, “stabilito che… peraltro” che, dal CV2 è diventato lingua ufficiale di intesa col mondo, alla faccia dell’evangelico  Sì Sì, No No (Mt. 5, 37).  Eccone alcuni scampoli:

1) Sia fedelmente mantenuta la consuetudine di seppellire i cadaveri dei fedeli, aggiungendoperò che la cremazione non è di per sé contraria alla religione cristiana;

- Commento a 1: “fedelmente” vuol dire fedelmente, con fede e senza alterazioni di sorta, secondo la dottrina e la tradizione. Quel “però” è la capriola con cui si sovverte quanto prima detto.
2) La Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti; tuttavìa la cremazione non è vietata, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana;

Commento a 2: dal “fedelmente”, da intendersi quale avverbio affermativo, si passa a “preferire” con che si attenua, o meglio, si cancella l’impegno assunto con fede e con il successivo “tuttavìa” si abroga del tutto il “fedelmente”. Operazione trasformistica tipica del linguaggio postconciliare.

3) Nel caso che il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana, si devono negare le esequie, a norma del diritto;

Commento a 3: quale sacerdote è in grado di controllare la volontà del defunto, o le intenzioni dei familiari, di attenersi alla disciplina ecclesiastica? Sono sempre più numerosi i casi di esequie religiose a cui, celebrante al corrente, è seguìta la cremazione e la successiva dispersione delle ceneri.

4) Laddove ragioni di questo tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto, la chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi, poiché la cremazione del cadavere non tocca l’anima e non impedisce all’onnipotenza divina di risuscitare il corpo;
Commento a 4: Quest’ultima nota, riferita all’onnipotenza di Dio che può far risuscitare il corpo dalle sue ceneri, giustamente ricordata, cozza però contro il punto 7 dell’Istruzione che dice:
Per evitare ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri cremati in ricordi commemorativi, in pezzi di gioiellerìa o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la scelta della cremazione”.
Contraddittoria. Infatti, se Dio può suscitare “dei figli di Abramo anche dalle pietre” (Lc. 3, 8) in quanto “niente è impossibile dinanzi a Dio” (Lc. 1, 37), non si vede perché non si possano disperdere o deporre le ceneri nei luoghi sopra detti da cui potrebbe, volendo, ricomporre il corpo. Si permette la cremazione in quanto non contraria alla dottrina cattolica e, poi, si pongono remore, paletti, limiti al destino dei resti. È il caso in cui l’effetto diventa più importante della causa. 
Riflessione: è vero che Dio, volendo, può suscitare dei figli di Abramo dalle pietre, ma resta il fatto che questi figli nascono da uomo/donna, secondo il suo comando: “Crescete e moltiplicatevi!” (Gen. 1, 28). Ma come l’uomo, da parte sua, s’è inventato il concepimento in vitro e la clonazione così s’è inventato la cremazione ad onta dell’obbligo di tornare alla terra. 

Avendo legittimato, già dal 1964 con Paolo VI, la cremazione, la Chiesa non può, in termini di gestione della stessa, vietare alcunché ad alcuno, semmai, viste le cautele riportate, dovrebbe, per coerenza, applicare la scomunica al fedele che volontariamente sceglie la cremazione per ragioni opposte alla fede cattolica. Ma sappiamo che, dall’indizione del CV2, con Giovanni XXIII, il rigore dottrinario è stato sostituito dalla medicina della misericordia la quale, come il noto medico, fa l’errore canceroso.
Pertanto, le espressioni correttive come: “è vietato”, “non è permesso”, “non si può accettare che” restano fievoli, labili belati, “flatus vocis” che non restituiscono alla Chiesa il potere inquisitoriale e sanzionatorio del Magistero anche perché, se diamo retta alla stessaIstruzione, la decisione di uscire, dopo tanto tempo, allo scoperto – per modo di dire – è scaturita dalla constatazione che “nel frattempo la prassi della cremazione si è notevolmente diffusa in non poche nazioni”, segno di un ulteriore cedimento a quel principio di condotta del “così fan tutti” di conio mondano naturalmente opposto alla dottrina di Cristo.
   
Scriveva già, nel 1985, Romano Amerio:
La Chiesa non ha mai ignorato che anche quella riduzione in polvere, che risulta dalla cremazione, non pregiudica alla ricostituzione dei corpi risorgenti, ma una religione in cui tutta la realtà è SEGNO, non poteva disconoscere che la combustione del cadavere è un ANTISEGNO della resurrezione… La perdita dell’originalità della Chiesa, anche in cose di tradizione immemorabile e di alto segno religioso, rientra nel generale fenomeno dell’accomodazione al mondo, della decolorazione del sacro, dell’invadente utilitarismo e dell’eclissazione del primario destino ultramondano dell’uomo” (Iota Unum – E. Lindau 2009, pag.612/613). 
Ultima prova di cedimento, recentissima: l’aver definito il modello della famiglia, come tradizionalmente affermato dalla Chiesa, “un ideale teologico troppo astratto” (Il Messaggero, 27/10/2016) che cozza – bontà sua – contro la situazione generale.
  
Se, come afferma l’Istruzione, il corpo del defunto si carica di quella sacralità che fa santo il campo dove vien deposto, il “cemeterium” (dormitorio) ove sta in attesa del risveglio, non si comprende come mai si permetta di trattarlo quale materiale combustibile che suona quale smentita della precedente considerazione. Insomma, un dimenarsi nelle sabbie mobili dell’incoerenza del circiterismo conciliare.
 
Ora, come promesso, diamo un catalogo di alcuni passi scritturistici, sufficiente a dimostrare netta e chiara la volontà di Dio rispecchiata, e rispettata, nella tradizione del rito del seppellimento praticato da Israele:

1)   Abramo seppellì la sua moglie Sara nella caverna del campo di Macpela (Gen. 23, 16);
2)   I suoi figli Isacco e Ismaele lo seppellirono (Abramo) nella grotta di Macpela (Gen. 25,9);
3)   Rachele morì e fu sepolta sulla via di Efrata, che è Betleem (Gen. 35, 9);
4)   Isacco venne a morte e si riunì ai suoi padri, vecchio e pieno di giorni, i suoi figli Esaù e Giacobbe lo seppellirono (Gen. 35, 29);
5)   Ecco, io (Giacobbe) muoio; nella tomba che io mi sono scavata nel paese di Canaan, là mi seppellirai (Gen. 50, 5),
6)   Lo portarono nella terra di Canaan e lo seppellirono nella grotta del campo di Macpela (Gen. 50, 13);
7)   Giuseppe morì di età di centodieci anni, lo imbalsamarono e lo misero in un sarcofago (Gen. 50, 26);
8)   Tutta la comunità dei figli di Israele arrivò al deserto di Sin, il primo mese, e il popolo si fermò a Cades. Ivi morì Maria e lì fu sepolta (Num. 20, 1);
9)   Lì morì Aronne e lì fu sepolto (Deut. 10, 6);
10) Il suo cadavere (dell’impiccato) non rimanga appeso al palo tutta la notte, ma seppelliscilo senz’altro il giorno stesso (Deut. 21, 23);
11) Giosuè, figlio di Nun, servo del Signore, morì in età di 110 anni, e fu sepolto nel territorio ricevuto in sua proprietà a Tamnat-Sare (Gios. 24, 29/30);
12) Iefte, il Galaadita, giudicò Israele per 6 anni, morì e fu sepolto in Masfa di Galaad, sua città (Gdc. 12, 7);
13) Intanto morì Samuele: tutto Israele accorse per farne cordoglio e lo seppellirono nella sua proprietà a Rama (I Sam. 25, 1);
14) Tolsero poi Asael e lo seppellirono a Betleem nel sepolcro di suo padre (II Sam, 2, 32);
15) Davide poi si addormentò insieme ai suoi padri e fu sepolto nella città di Davide (IRe 2, 10);
16) Joacaz s’addormentò coi suoi padri e fu sepolto in Samaria (II Re 13, 9);
17) Asa si addormentò coi suoi padri e morì l’anno quarantesimo primo del suo regno. Lo seppellirono nel suo sepolcro che si era fatto scavare nella città di Davide. Fu disteso sopra un letto tutto ripieno di aromi e di unguenti delicati (II Cron. 16, 14);
18) Avevo seppellito i cadaveri dei miei compatrioti, quando li vedevo abbandonati sotto le mura di Ninive (Tb. 1, 17);
19) Secondo l’uso, seppellisci il suo corpo, e non manchi d’onore la sua tomba (Eccl.Sir. 38, 16);
20) Vennero i suoi discepoli di Giovanni a prendere il suo corpo e lo seppellirono (Mt. 14, 12);
21) Giuseppe, preso il corpo di Gesù, lo avvolse in un bianco lenzuolo, lo depose nel suo sepolcro nuovo che egli si era fatto scavare nel masso e, poi, rotolata un gran pietra all’ingresso del sepolcro, se ne andò (Mt.27,60);
22) Essi dunque presero il corpo di Gesù e lo avvolsero in bende di lino con aromi, secondo il modo di seppellire in uso presso gli Ebrei (Gv. 19, 40);
23) Dopo aver compiuto tutto quello che era stato scritto di Lui, lo deposero dalla croce e lo misero nel sepolcro (At. 13, 29);
24) Cristo è morto pei nostri peccati, secondo le Scritture, fu sepolto e resuscitò (I Cor. 15, 4).

Da questi pochi brani della Sacra Scrittura appare chiaro e inequivocabile: il popolo eletto obbedisce alla volontà espressa dal Signore ai progenitori (Gen. 3, 19), eseguendo il rito del seppellimento a cui viene sottoposto anche Nostro Signore Gesù Cristo. E non v’è traccia e fumo di cremazione.
  
La Chiesa aveva sempre indicato, con autorità, il rito dell’inumazione come conforme alla Scrittura, tanto è vero che il CDC del 1917 vietava in modo tassativo la pratica crematoria che, invece, con la revisione dello stesso Codice del 1983, canone 1176 – regnante GP II –  è stata resa legale in quanto permessa.
Ora, con questa Istruzione, la Gerarchìa postconciliare, che si diletta ad accettare ed interpretare, perdendole, le sfide del mondo più che gli ordini e la volontà di Dio, ha sentito il bisogno di consolidare il predetto canone con litoti e distinguo al limite del ridicolo e con mostra di viltà, in pieno accordo con la gnosi massonica di cui la cremazione è un punto importante poiché questa pratica si colloca come ideologìa negazionista della Resurrezione e della successiva ricomposizione dell’unità della persona fatta di anima/corpo.
 
Noi rimaniamo nella convinzione che la cremazione è una trasgressione grave della parola di Dio e, pertanto, restiamo fedeli al rito del seppellimento coma Santa Madre Chiesa ha sempre, fino al 1964, richiesto ed imposto.

Nel  sudore del tuo volto ti nutrirai di pane finché non ritorni alla terra dalla quale sei stato tratto. Perché sei polvere e in polvere ritornerai” (Gen. 3, 19).



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