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lunedì 24 ottobre 2016

In bocca a Lucifero

Amori anticattolici nella ex-cattolica Vienna




Segnalatoci dal vaticanista Marco Tosatti: Cattedrale di Vienna, spot su famiglia gay, , siamo andati a leggere l’articolo Il bollettino Cattedrale di Vienna benedice la “famiglia” gay, pubblicato da L’Osservatorio sul Gender della Nuova Bussola Quotidiana, che si rifà ad un articolo pubblicato sul numero di autunno del bollettino parrocchiale della Cattedrale di Vienna: PfarrBlatte



Il titolo di questo numero del bollettino è “In der Liebe wachsen” “Crescere nell’amore” e contiene diverse testimonianze, tra le quali una molto cattolica, soprattutto per la comunità della Cattedrale di Vienna, che è retta dal noto teologo di Papa Francesco: il cardinale Christoph Schönborn.

Si tratta della testimonianza – we are family / siamo una famiglia -  di una “famiglia” – modello?,  sì per Schönborn evidentemente sì – composta da due uomini e un bambino di colore adottato dai “due”, che a breve sarà allietata dall’arrivo di una bambina anch’essa adottata come il primo a Johannesburg, in Sudafrica.



A pag. 4 dello stesso bollettino, ecco lo Schönborn che ricorda:
Abbiamo bisogno tutti di misericordia

L’articolo è scritto da uno dei due protagonisti, un giornalista, che presenta con vanto questa lodevole impresa condotta con la benedizione del “cardinale” fidato di Papa Francesco, che ha fatto loro battezzare il bambino in Cattedrale.

La cosa, ovviamente, non stupisce più di tanto, visto che il “cardinale” fidato del Papa e tale perché è un laudatore di quella “gioia dell’amore” partorita in forma esortativa da Papa Francesco. Talché tutto ciò che parla di “amore”, comunque ne parli e comunque lo esorti, non può essere che “cosa buona e giusta”… figurarsi poi l’“amore” tra due uomini, che straripa fino ad adottare un bambino – per di più di colore – sobbarcandosi l’onere non indifferente di recarsi fino in Sudafrica per farlo.
Più lodevole di così!

Ci rediamo conto che la notizia è ormai moneta corrente un po’ dappertutto e che quindi, nonostante continui a turbare certi cattolici dal “cuore duro”, come li chiama Francesco, non dovrebbe disturbare granché, e tuttavia, come ci può esimere dal far notare che, con il presente esempio, si oltrepassa un altro limite?

Non solo questi neo-preti della neo-chiesa dediti alla difesa del peccato contro natura, invitano a non più giudicare il vizio per tema di non essere “misericordiosi”, ma arrivano al punto di fare propaganda all’abietto vizio e di incitare di fatto i fedeli a seguire l’esempio di chi lo pratica spudoratamente e in maniera compiaciuta.
Con l’esortazione di Francesco – vescovo di Roma - e con la benedizione di Christoph – vescovo di Vienna – si mette in atto un’istigazione al peccato e alla dannazione eterna, che è tutto il contrario della “stantia” salus animarum suprema lex, che dovrebbe ancora essere l’imperativo dei “pastori“ cattolici; evidentemente, se la suprema lex rimane, costoro non sono più “pastori”!

Anche a costo di scandalizzare certi benpensanti pro-Francesco, che si piccano di bacchettare quelli che come noi si sforzano di rimanere fedeli all’insegnamento e ai comandi di Nostro Signore, sentiamo il dovere – Dio ci è giudice – di denunciare fortemente e pubblicamente il sempre più accentuato tradimento dei chierici modernisti e dei loro sostenitori, che rinnovano il bacio di Giuda e costantemente danno il via a nuove passioni di Gesù Cristo.

Come ricordava già nel settembre 2014 l’amico L. P. “Come si tradisce ancora Gesù”, nessuno si illuda: benpensanti e “pastori”, esegeti e interessati misericordiosi; il fatto che Giuda si sia lasciato pendere dalla corda per la disperazione, non gli ha evitato l’Inferno, dove il Poeta adeguatamente lo colloca

Da ogne bocca dirompea co’ denti

un peccatore, a guisa di maciulla,

sì che tre ne facea così dolenti.



A quel dinanzi il mordere era nulla

verso ‘l graffiar, che talvolta la schiena

rimanea de la pelle tutta brulla.



“Quell’anima là sù c’ha maggior pena”,

disse ‘l maestro, “è Giuda Scarïotto,

che ‘l capo ha dentro e fuor le gambe mena.

(Inferno,
 XXXIV, 57-63)




GIOTTO, Giuda in bocca a Lucifero, Cappella degli Scrovegni, Padova


di Giovanni Servodio

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