ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 27 ottobre 2016

La loro meta finale

VOGLIONO CAMBIARE LA CHIESA?

    Vogliono cambiare la Chiesa? Lo dicano se ne vadano e si facciano la loro. Ormai la misura è colma: la goccia che ha fatto traboccare il vaso a Vienna. Non è più la Chiesa nella quale siamo stati battezzati è un'altra cosa 
di Francesco Lamendola  



Ormai la misura è colma. A quali altre aberrazioni e sacrilegi dovremo ancora assistere, e intanto mandar giù anche la beffa che tali cose siano fatte nel nome di Cristo e del Vangelo?
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, se così vogliamo dire – ma non ce n’è una sola, ce ne sono dieci, cento, mille, in ogni angolo del mondo, ad ogni nuovo giorno che arriva – è quella dell’opuscolo, distribuito all’ombra della storica e gloriosa  Chiesa di Santo Stefano, a Vienna, a cura del clero locale: in quella Vienna che per due volte, nel 1529 e nel 1683, con pochi aiuti dall’esterno, fermò la marea ottomana che si apprestava a dilagare nell’Europa centrale, e salvò la cristianità dalla quasi certa sottomissione alla scimitarra del turco e alla mezzaluna di Maometto.
Nell’opuscolo in questione si magnifica la “bellezza” delle cosiddette famiglie arcobaleno, ossia delle famiglie formate da coppie dello stesso sesso, solitamente con tanto di figli adottivi, oppure ottenuti con la fecondazione eterologa, oppure, ancora, con la pratica - vergognosa e schiavista - dell’utero in affitto. I nuovi cattolici austriaci vogliono far vedere quanto sono aperti, accoglienti e illuminati, e vogliono gridare al mondo che hanno rotto i ponti col passato, omofobo e fondamentalista, e che non hanno più nulla da spartire con la Chiesa di un tempo, retriva e bigotta; ma che sono fatti, loro, di una pasta completamente diversa; che non temono le sfide del futuro, la globalizzazione, la tecnologia, il progresso, la civiltà moderna; che sono dinamici, ottimisti, tolleranti e fiduciosi nel domani; che accolgono con gioia le sfide della globalizzazione, dei mutamenti di costume, della trasformazione di valori in atto, sia nella società civile, sia nella Chiesa stessa. Essi non vogliono più rincorrere i mutamenti e il “progresso”, che avanza, sempre più, a passo di carica; no: vogliono accompagnarlo, e, se possibile, precederlo: vogliono che sia chiaro che nulla li troverà impreparati, nulla li potrà confondere o stupire, nulla li vedrà intimiditi, impauriti e chiusi sulla difensiva.
E dunque: che sarà mai tutto questo rumore, tutto questo scandalo, intorno alla faccenda dei matrimoni omosessuali? Possibile che la società civile, possibile che la cultura profana debbano sempre arrivare prima della Chiesa e dei credenti; possibile che la Chiesa debba fare sempre la figura di dire di sì, quando ormai il mondo intero è andato in quella direzione? Ricordiamoci le varie leggi sul divorzio, nei diversi Paesi d’Europa e del mondo; ricordiamoci la legislazione sull’interruzione volontaria della gravidanza. I cattolici, sovente,  cercarono di opporsi, e vennero sconfessati clamorosamente da… se stessi. Milioni di cattolici si schierarono, quando furono interpellati mediante i referendum abrogativi, al fianco dei divorzisti e degli abortisti: approvarono quelle leggi e fecero capire chiaramente al papa e alla gerarchia che, su tali questioni, loro si ritenevano perfettamente liberti e sciolti da ogni obbligo, da ogni censura, da ogni diniego da parte del sacro Magistero. Fecero capire che la Chiesa che desideravamo non era più una roccia monolitica, ma una democrazia assembleare, nella quale ci si conta e si prendono le decisioni a maggioranza, come in qualsiasi altra istituzione democratica. Fecero capire che erano stanchi dell’autoritarismo, del paternalismo, del bigottismo della Chiesa d’un tempo: volevano un altro clima, un altro stile, delle diverse modalità: volevano la Chiesa del popolo, la Chiesa dei poveri, la Chiesa della gente, e non più la Chiesa dei cardinali, dei vescovi e dei dogmi.
Ed eccoci all’opuscolo viennese. La fotografia che lo illustra parla da sé. Essa ritrae una “bella”, gioiosa, felice famigliola arcobaleno. Lui, lui e un bimbo. Due maschi adulti, uno più maturo, l’altro decisamente più giovane, entrambi sorridenti, sullo sfondo di un prato verde, che guardano con serenità verso l’obiettivo; che non ostentano la loro omosessualità, ma neppure la nascondono, insomma che la vivono con perfetta, assoluta naturalezza. Be’ cosa c’è di strano?, sembrano voler dire. Non avete mai visto una coppia di persone che si amano? D’accordo: ora l’avete vista; ve l’abbiamo mostrata noi. Guardateci bene e imparate cosa è l’amore, cosa è la civiltàE se non vi sta bene, tanto peggio per voi: noi siamo il futuro, voi siete il passato; noi saremo sempre più numerosi, voi sparirete. Abbiamo anche la benedizione dei preti; che cosa volete di più? Preparatevi a scomparire, voi e i vostri sciocchi pregiudizi. Sorridono e vi guardano, come in un dépliant turistico, quasi fosse la réclame di una casa-albergo sulle Alpi della Stiria o della Carinzia; indossano dei vestiti vagamente tirolesi, per far vedere che amano anche il loro Paese e le loro tradizioni. Accanto ad essi, fra le braccia del più giovane (padre o madre?), un ragazzetto, anche lui felice e sorridente, anche lui colto dall’obiettivo nella posa più sciolta e naturale che si possa immaginare. A proposito, un ragazzino di colore. Eh sì, perché la Patria va bene, ma se una coppia di omosessuali maschi vuole avere un bambino, dove se lo va a cercare, se non nel Terzo Mondo? Nulla di strano, del resto: fanno pure un’opera di bene. Lo raccolgono da una società povera e lo introducono nelle meraviglie della nostra società, consumista ed edonista, dove dimenticherà sua madre, se mai l’ha conosciuta, e anche il suo paese di origine, se pure ne ha un qualche vago ricordo. Alla faccia dei costumi simil-tirolesi: perché essere moderni, vuol dire scommettere sulla riuscita della società multietnica e multirazziale. Multietnica e multirazziale: sentite come suona bene! Che belle parole, in bocca a una persona perbene, cioè ad un progressista di origine controllata. Certo, bisogna che non le pronunci qualche tizio della destra: acquisterebbero subito un brutto suono, sarebbero sporcate e profanate: bisognerebbe sciacquarsi la bocca, per poterle pronunciare di nuovo, dopo averle udite dalle labbra di qualche demagogo populista, da quale seminatore di odio razziale.
E siccome l’iniziativa della Chiesa di Santo Stefano è condivisa, nella forma o nella sostanza, o in entrambe le maniere, da tante altre parrocchie, da tanti altri preti e vescovi, a cominciare dal vescovo di Anversa, in Belgio, che ha caldeggiato un pronto riconoscimento, da parte della Chiesa, delle unioni omosessuali, benedicendole anzi in nome di Cristo e del Vangelo; e siccome un altissimo prelato non si è vergognato, mentendo spudoratamente - e in maniera blasfema, perché stava stravolgendo le parole della Sacra Scrittura - di predicare che Dio, davanti ai peccatori della città di Sodoma (cioè, appunto, davanti al peccato impuro contro natura), decise di perdonarli e risparmiarli – però, di conversione, nemmeno l’ombra, nelle parole di quel bravo monsignore; e siccome quel che ha detto il vescovo di Anversa coincide perfettamente con quel che ha detto e scritto monsignor Charamsa (pardon, l’ex monsignor Charamsa), che ebbe il buon gusto di fare outing e di presentare alla stampa il suo “compagno”, baciandolo in pubblico ed invocando una liberalizzazione della sodomia da parte della Chiesa, che finora si è mostrata, a suo dire, ottusa e bigotta su questo tema, opponendosi a una forma di amore che nessuno (come dice il papa Francesco) ha il diritto di giudicare: allora ne traiamo la conclusione che sta giungendo alle battute finali il progetto, preparato da lungo tempo e portato avanti un poco alla volta, con pazienza e tenacia ammirevoli, di sfilarci da sotto i piedi la Chiesa cattolica, nella quale siamo cresciuti e siamo stati educati, e ai cui valori abbiamo aderito, perché vi abbiamo creduto, per trasformarla in qualcosa di completamente nuovo e diverso, in una neochiesa gnostico-massonica  che vuol andare d’amore e d’accordo con il mondo, e che ha rinunciato a predicare il Vangelo e la conversione, per approvare e benedire tutto quel che il capriccio e il vizio umani stanno spacciando come istinto e bisogno naturale, e, quindi, come qualcosa di puro e innocente (secondo il vangelo illuminista del buon Jean-Jacques Rousseau, mica quello di vecchi barbogi come Matteo, Marco, Luca e Giovanni, che, al confronto, fanno ridere i polli), allora è arrivato il momento di dire: basta.
Del resto, lo ripetiamo, si tratta di un episodio come ce ne sono tantissimi altri, ormai, dello stesso tenore, e perfino peggio; non lo vogliamo sopravvalutare in sé e per sé: ma è un indicatore, una cartina al tornasole. La cosa più significativa, a nostro avviso, non è neanche il fatto che ci siano dei cattolici, e perfino dei consacrati, così folli e spregiudicati da contrabbandare per Vangelo quel che il Vangelo non è, semmai il contrario del Vangelo (Vai, e non peccare più, diceva Gesù all’adultera; se non andiamo errati; e non: Vai, e continua a fare il tuo comodo, senza problemi, per carità; chi sono io per giudicare?); la cosa più significativa, e più scandalosa, e più triste, è che i vescovi tacciano, che i cardinali tacciano, che il papa taccia.
Eppure è molto strano. Sono così loquaci, costoro, allorché si tratta di predicarci l’accoglienza indiscriminata e incondizionata di milioni di sedicenti profughi, cioè di favorire l’invasione dell’Europa, la sostituzione della sua popolazione e la sua completa islamizzazione, nel giro di due o tre generazioni (proprio quel che cercarono di fare i Turchi ottomani, con le armi in pugno, nel 1529 e nel 1683, ma fallirono, e sia pure di poco); sono così ciarlieri, così petulanti, così saccenti, quando si tratta di rimproverare i cattolici di essere “rigidi”, di essere ipocriti, di avere una doppia vita; e anche quando si tratta di lodare la memoria di Marco Pannella, o di celebrare i cinquecento anni della “gloriosa” riforma protestante (anche se non fu per niente una riforma, ma un tentativo di distruggere la Chiesa di Cristo dalle fondamenta, materialmente e spiritualmente). Hanno tanto fiato nei polmoni, allorché vogliono ricordarci che la Chiesa deve procedere “nello spirito del Concilio Vaticano II”: anche se loro soltanto conoscono che significato abbia una simile espressione; l’unica cosa certa è che non si tratta dello Spirito Santo, ma dello “spirito” di Karl Rahner e di Jacques Maritain, o magari di Hans Küng, di Walter Kasper, di Carlo Maria Martini, di Enzo Bianchi e perfino di Vito Mancuso. E hanno una voce così chiara e forte, quando esigono che sia rispettata la libertà di religione per tutti, cominciando con l’autorizzare la costruzione di sempre nuove moschee in Italia e in Europa (e pazienza se, in Arabia Saudita, un cristiano non è libero neanche di leggere il Vangelo), dato che non basta avere a Roma la più grande moschea d’Europa. Però, per dire che iniziative come quella dell’opuscolo viennese a favore del matrimonio omosessuale, distribuito in chiesa ai fedeli cattolici, è profondamente, completamente sbagliato, non hanno voce. Per dire che il vescovo di Anversa sta sbagliando, non trovano le parole. Per ricordare che il matrimonio è indissolubile, che l’aborto è un peccato gravissimo, e che l’eutanasia è un abominio che grida vendetta al Cielo, non solo non si sbilanciano, ma, semmai, cominciano a introdurre dei distinguo, a valutare i casi eccezionali, a invocare comprensione e misericordia; e, soprattutto – come al solito, e come è ormai nello stile pastorale di papa Francesco – a tuonare contro i cattolici “tradizionalisti”, gretti e privi di carità, nemici dell’amore, nemici del sorriso, e (ultimissima trovata di Bergoglio) anche sprovvisti della santa qualità dell’umorismo!
Che dire, arrivati a questo punto? La Chiesa che essi stanno predicando, che stanno attuando, che stanno pubblicizzando, non è la Chiesa nella quale siamo stati battezzati, siamo stati educati, siamo stati cresciuti. È un’altra cosa. E non si tratta di una differenza di stile, di forma, ma di una differenza di sostanza. Questa loro chiesa, a nostro parere, non è più la Chiesa cattolica: perciò, dovrebbero essere onesti e non pretendere e di chiamarla più così. Altrimenti, si genera l’equivoco: si fa passare per cattolicesimo ciò che è modernismo, ossia la somma eresia anticattolica; e si spaccia per “tradizionalista” ciò che è, semplicemente e senza altri aggettivi, cattolico, cioè conforme alle Scritture e alla Tradizione. Quei signori, a quanto pare, sono convinti che la Verità del Vangelo non sia eterna e immutabile, ma che la si possa e la si debba cambiare ogni qualvolta la maggioranza dei cattolici, o, magari, ogni qualvolta che la parte più “sensibile”, più “pensosa”, più “matura” dei cattolici (perché è tutto da vedere, se essi sono davvero la maggioranza) lo ritiene giusto ed opportuno. Ebbene: che se ne vadano, e che fondino la loro chiesa, e poi la chiamino col nome che preferiscono; basta che non usino l’aggettivo “cattolica”. Ma sarebbe troppo bello se facessero così: non ne hanno alcuna intenzione, perché non possiedono uno straccio di onestà intellettuale. Vogliono stravolgere la Chiesa, ma senza dirlo: facendo finta che tutto sia come prima, come sempre. In perfetto stile gesuitico: e non nel senso migliore dell’espressione. Stanno facendo un gioco sporco, perché non osano mostrarsi per quello che sono: delle persone che hanno perso la fede, che non credono più al Vangelo, e che vogliono sostituire al cattolicesimo un vago deismo sincretista, accogliendo spunti da tutte le altre religioni (non è questo il tanto celebrato”spirito di Assisi”?; povero san Francesco, si vergognerebbe di essere nato in quella cittadina), dietro il quale raggiungere la loro meta finale: instaurare la religione dell’uomo, la sua empia auto-deificazione… 

Vogliono cambiare la Chiesa?
Lo dicano, se ne vadano e si facciano la loro

di Francesco Lamendola

2 commenti:

  1. poveri illusi...non prevarranno....il Signore lo ha promesso..

    RispondiElimina
  2. "nulla li troverà impreparati, nulla li potrà confondere o stupire, nulla li vedrà intimiditi, impauriti e chiusi sulla difensiva." ? davvero ? credo che le fiamme dell'inferno, particolarmente dolorose er i preti traditori di Cristo, quelle non se le aspettino, credendo magari di trovare, Lassù, un Cristo fatto ad immagine e somiglianza di Begoglio, il "grande riformatore", come viene anche etichettato. Ce ne sono già stati altri di grandi riformatori, ed uno di questi Bergoglio lo andrà a commemorare il 31 corrente a Lund, in Svezia, assieme alle pastore luterane. Riporto qui un'interessante notizia sul destino di Lutero (ripresa da altro blog cattolico) :
    "Nel 1883 la beata Suor Maria Serafina si trovò a passare per Eisleben (Sassonia), città natale di Lutero, mentre si festeggiava il 4° centenario della nascita di Lutero, e lì, davanti a una chiesa protestante, che credeva essere cattolica, la santa suora ebbe la rivelazione che Lutero era nell’inferno tra i demoni."
    Da leggere anche lo studio su Lutero fatto dal sac. Luigi Villa (sempre dallo stesso blog).
    http://www.chiesaviva.com/martin%20lutero.pdf

    RispondiElimina