ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 29 ottobre 2016

La “teologia da bar Sport”

ANCHE GESU' ERA RIGIDO

    Se i rigidi sono cattivi e ipocriti anche Gesù Cristo era rigido? Ormai le bordate di papa Francesco contro quanti non condividono le linee-guida del suo pontificato si sono infittite sono pressoché quotidiane, sempre più aspre
di Francesco Lamendola 
Ormai le bordate di papa Francesco contro quanti non condividono le linee-guida del suo pontificato si sono infittite, sono pressoché quotidiane, e sempre più aspre, irritate, impietose: l’ultima, “sparata” dal pulpito della Chiesa romana di Santa Marta, accusa costoro di essere delle persone “rigide”, e aggiunge, per buona misura, che le persone rigide sono cattive e ipocrite, perché hanno, in genere, una doppia vita; oppure che sono malate.
Molto, moltissimo ci sarebbe da dire su questo stile pastorale, che, da un lato, polemizza continuamente con quei cattolici che si mostrano poco persuasi dalle novità che lui sta introducendo, e che, come nelle dittature “classiche”, vorrebbe far passare col vecchio metodo comunista del “centralismo democratico”, ossia criminalizzando e negando il diritto ad esistere di qualunque pensiero critico (alla faccia della tanto sbandierata umiltà, di cui parla), e, dall’altro, abbassando sempre più il piano della discussione e della riflessione teologica, fino ad un livello così misero, quale mai era stato toccato, e che il filosofo Enrico Maria Radaelli ha giustamente denominato street theology, “teologia da strada”, ma che potremmo anche chiamare “teologia da autobus” o “teologia da bar Sport”, con buona pace di una tradizione speculativa – quella cattolica – che vanta glorie imperiture come sant’Agostino e san Tommaso d’Aquino, autori che hanno dato un contributo fondamentale al pensiero europeo e alla civiltà stessa del nostro continente.

Tuttavia, in questa sede, non ci soffermeremo né sull’atteggiamento autoritario, intollerante, aggressivo, assunto da papa Francesco nei confronti dei “dissidenti” – proprio lui, che dice di battersi per un rinnovamento in senso “democratico” e “partecipativo” alla vita della Chiesa; né sulla estrema povertà, sull’approssimazione, sulla scandalosa ignoranza teologica del suo discorso, che, con la scusa di rivolgersi al “popolo” e di farsi capire da tutti, impoverisce, banalizza e stravolge i contenuti e le pratiche della fede, cadendo nella peggior forma di demagogia: quella di chi vuol essere popolare ad ogni costo e non esita ad adattare la complessità del discorso ai suoi fini particolari, stravolgendone il senso profondo: perché, da che mondo è mondo, e da che la Chiesa è Chiesa, il compito che spetta a chi sa è di innalzare gli altri al livello della verità, e non già di abbassare la verità al livello di chi non sa, o, peggio, a ch crede di sapere, a chi crede di capire, a chi crede di avere la Bibbia e la Rivelazione in tasca, mentre non ha capito proprio nulla, nemmeno di non aver capito.
No: in questa sede, ci limiteremo a una breve riflessione sull’ultimo attacco sferrato da papa Francesco contro quanti non condividono la sua idea della Chiesa e del cattolicesimo, che ha accusato di essere rigidi e di nascondere, dietro la loro rigidità, una serie impressionante di pecche umane e religiose. Ecco quali sono state le sue precise parole (prontamente riportate dal settimanale cattoprogressista Famiglia Cristiana, che, per non essere rigido, da anni scrive delle cose che non hanno niente a che fare con ciò che scriveva un tempo: si vede che l’incoerenza e la contraddittorietà rispetto a se stessi sono diventate virtù, la virtù di essere flessibili, cioè, appunto, l’opposto della rigidità, tanto deprecata dal papa):
Dietro la rigidità c’è qualcosa di nascosto nella vita di una persona. La rigidità non è un dono di Dio. La mitezza, sì; la bontà, sì; la benevolenza, sì; il perdono, sì. Ma la rigidità no! Dietro la rigidità c’è sempre qualcosa di nascosto, in tanti casi una doppia vita; ma c’è anche qualcosa di malattia. Quanto soffrono i rigidi: quando sono sinceri e si accorgono di questo, soffrono! Perché non riescono ad avere la libertà dei figli di Dio; non sanno come si cammina nella Legge del Signore e non sono beati. E soffrono tanto! Sembrano buoni, perché seguono la Legge; ma dietro c’è qualcosa che non li fa buoni: o sono cattivi, ipocriti o sono malati. Soffrono! […]
Preghiamo il Signore, preghiamo per i nostri fratelli e le nostre sorelle che credono che camminare nella Legge del Signore è diventare rigidi [e pazienza per il mancato uso del congiuntivo; nemmeno la lingua italiana è il piatto forte di papa Francesco: ma forse anche aspettarsi una correttezza linguistica è indice di “rigidità”] (…). Che il Signore faccia sentire loro che Lui è Padre e che a Lui piace la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l’umiltà. E a tutti ci insegni [sic; vedi sopra] a camminare nella Legge del Signore con questi atteggiamenti.
Potrebbero sembrare quasi parole di compassione e di misericordia, specialmente per via della chiusa finale (veramente degna dello stile gesuitico), che  rivolge una preghiera perché codesti rigidi si ravvedano; ma è, a ben guardare, un discorso perfido, gonfio di rancore, che demonizza l’avversario; e chi siano questi rigidi, e come egli li percepisca alla stregua di avversari, se non addirittura di nemici implacabili, è fin tropo chiaro, al punto che non c’è bisogno di dirlo. Lui, almeno, non ha sentito il bisogno di chiarirlo: e anche questo è un segnale. È l’ennesima bastonata ai cattolici “tradizionalisti”, lui che trova il modo di lodare anche Pannella e Lutero.
Classico, poi, il ricorso alla parabola del padre misericordioso, meglio nota come la parabola del figlio prodigo, per individuare, nel fratello che non vuole entrare in casa e fare festa anche lui al ritorno del fratello che si era perduto, la figura del cristiano “rigido”, che si aggrappa alla Legge e che si sente migliore per questo. Insomma, papa Francesco vuol far passare i cattolici che non sono d’accordo con il suo modo di impostare il supremo Magistero, per dei farisei ipocriti, per degli scribi che, come nel Giudaismo antico, si credono a posto con Dio perché osservano la Legge, e intanto perdono di vista la cosa essenziale: la Grazia del Signore, che è un dono gratuito di Lui. Ma anche questo accostamento rivela un atteggiamento malevolo e ingeneroso: possibile che non si possa pensarla diversamente da questo papa (il quale, a sua volta, dimostra di pensarla diversamente da tanti altri papi, e su questioni essenziali, come il santo Pio X, che condannò formalmente il modernismo, tanto vicino al pensiero di Bergoglio), senza ricadere nell’ipocrisia e nel formalismo farisaici, tanto deprecati – e giustamente – da Gesù, nei racconti evangelici?
In realtà, nel giro di pochissime frasi, il discorso di papa Francesco infilza tutta una serie di spropositi teologici o di vere e proprie mistificazioni del pensiero altrui. Ci limitiamo a segnalare quelli più evidenti:
- Non definisce cosa sia la “rigidità”; e non fa la doverosa distinzione fra la rigidità dei principi, che è semplicemente coerenza e, talora, sacrosanta intransigenza, e la rigidità del carattere, che è una incapacità di relazionarsi con il prossimo e con la realtà esterna. In questo modo, essa diventa una etichetta che si può attribuire a chiunque, a propria discrezione. Vedremo che lo stesso Gesù Cristo, per certi aspetti, sapeva anche essere rigido, pur non essendo una persona rigida, ma, al contrario, una persona capace di provare una profonda empatia con il prossimo, fino al punto di commuoversi per due sposi in difficoltà alla festa di nozze, e di piangere per la morte dell’amico Lazzaro.
- Di conseguenza, se la rigidità non è, in se stessa, un dono di Dio, certamente lo sono, nelle circostanze che lo richiedono, la fermezza, la saldezza incrollabile, l’intransigenza su ciò che non può essere oggetto di negoziato, né di compromesso. Era una persona rigida, la madre dei sette fratelli Maccabei che si fecero martirizzare davanti a lei, sostenuti e spronati dalle sue parole, per non tradire la fede in Dio? Ed era rigido san Pietro, quando respinse e maledisse Simon Mago, il quale voleva acquistare i doni dello Spirito Santo, pagandoli in moneta? Ed era rigido Giovanni il Battista, allorché non desistette dal rimproverare Erode Antipa che conviveva apertamente con la moglie di suo fratello?  Certo, se fosse stato meno rigido, avrebbe conservato la testa sul collo…
- I “rigidi” sono definiti o degli ipocriti, o dei malati: il che equivale a polemizzare con essi. La domanda che ci facciamo è se un pastore possa o debba entrare in polemica con le sue pecorelle. Un insegnante laico, per esempio, davanti a degli studenti che non capiscono la sua lezione, dovrebbe domandarsi se, per caso, non sia stato abbastanza chiaro, e sforzarsi di farsi capire meglio, da tutti (e non solo da quelli che hanno simpatia per lui, e per i quali egli stesso non nasconde la propria simpatia). Quello di polemizzare con chi non è convinto di ciò che gli vien detto, o da chi non ha compreso, è l’atteggiamento più facile, più banale, più egoico e meno adatto al ruolo di chi vuole trasmettere la verità. Se è sbagliato e inopportuno per un insegnante laico, per un maestro o un professore, a maggior ragione lo è per un sacerdote; e più ancora se si tratta di un vescovo, di un cardinale o del papa in persona. Il papa è il pastore di tutte le pecore, non solo di alcune, così come il presidente della Repubblica è il rappresentante di tutti gli i cittadini, e non solo di quelli che fanno riferimento alla sua parte politica. Anzi, il papa dovrebbe stare al disopra delle polemiche a molto maggior ragione: perché il papa non svolge una funzione meramente rappresentativa e di garanzia, come quella del presidente della Repubblica, ma anche una funzione direttiva.
- Si accusano i “rigidi” di non saper camminare nella Legge del Signore, e si spiega questo concetto affermando che essi “non sanno che cos’è la libertà dei figli di Dio”. Ecco un’affermazione strabiliante: la libertà dei figli di Dio sarebbe, dunque, qualche cosa di simile alla libertà del mondo profano, cioè il regolarsi a propria discrezione e fare quel che si ritiene giusto, così, semplicemente?
Noi credevamo che la libertà dei figli di Dio, per il cristiano, coincida con il fare la Sua volontà. Orbene, può darsi benissimo che, per fare la volontà di Dio, sia necessario scontrarsi con lo spirito del mondo, con le abitudini del mondo, con i modi di pensare e di agire del mondo: ma questo equivale ad essere rigidi? Insomma: essere liberi, secondo la nuova street theology, significa che il cristiano non deve più mostrare intransigenza su ciò che è essenziale al Vangelo? Ma non restiamo nel vago e facciamo un esempio concreto. Il bollettino dell’arcidiocesi di Vienna, qualche giorno fa, ha “sdoganato” il matrimonio gay e la famiglia omosessuale: è indice di rigidità, dire che quella Chiesa sta sbagliando in pieno e che sta tradendo la lettera e lo spirito del Vangelo? E papa Francesco, che ce l’ha tanto con i rigidi, e li chiama ipocriti e malati, non ha nulla da dire su quel bollettino? Sta zitto perché lo approva, o perché teme di apparire rigido?
- Alla rigidità, che non viene da Dio, si contrappongono i doni che vengono da Lui: la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l’umiltà. Ma è una contrapposizione fasulla: il cristiano può, e talvolta deve, essere sia mite, sia rigido; sia umile, sia rigido, eccetera; viceversa, essere “umile” ed essere “mite” non equivale in alcun modo a cedere o transigere sui principi del Vangelo; non è un segno di virtù, se  non si accompagna alla saldezza e alla coerenza; non definisce il carattere cristiano, se degenera in buonismo o in relativismo. Dio stesso non può essere concepito e presentato solo come Uno “a cui piacciono” (ma è un linguaggio teologicamente terribile, quasi insopportabile) la misericordia, la tenerezza, la bontà, la mitezza, l’umiltà; perché tacere sulla giustizia di Dio, e, implicitamente, contrapporla a queste altre qualità, equivale a falsificarne l’immagine. Dio non sarebbe buono, se non fosse anche giusto: sono le due facce della stessa medaglia. E “giusto” (rigido?) non significa “crudele”: perché l’anima che lo rifiuta si condanna da sé; e a Dio non resta altro che di prendere atto, con immenso dispiacere, che nulla è valso a redimere quell’anima, la quale ha deciso di perdersi: neanche l’Incarnazione e la Passione…
Per concludere, vorremmo porre qualche domanda “scorretta” a tutti i buonisti e a tutti i non rigidi che condividono il punto di vista di papa Francesco in questa particolare omelia di Santa Marta:
Gesù era “rigido”, quando disse a san Pietro: Lungi da me, Stana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini (Matteo, 16, 23; cfr. Marco, 8,33)?
Gesù era “rigido” quando diceva ai suoi discepoli, senza tanti fronzoli: Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia (Giovanni, 15, 18-19)?
Gesù era “rigido”, quando maledisse il fico sterile: Non nasca mai più frutto da te (Matteo, 21,19)? Eppure, il fico non poteva aver frutti: Non era infatti quella la stagione dei fichi (Marco, 11, 13).
Gesù era “rigido” quando cacciò i venditori dal tempio, rovesciandone i banchi (Matteo, 21, 13)?
Gesù era “rigido” quando ammoniva: Guai a voi, scribi e farisei ipocriti (Matteo, 23, 13)?
Gesù era”rigido” quando disse al Padre: Io prego per loro; non prego per il mondo (Giov., 17, 9)?
E quando ammoniva: Chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo, non avrà perdono in eterno: sarà reo di colpa eterna (Marco, 3, 29)? Sì, cari buonisti, prendete nota: sarà reo di colpa ETERNA...
Se i rigidi sono cattivi e ipocriti, anche Gesù Cristo era rigido?
di
Francesco Lamendola