ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 19 ottobre 2016

“Putin perseguita i cristiani”

IN GRECIA LA TROIKA VIETA DI SUONARE LE CAMPANE. MA LO SA INTROVIGNE? 

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“Il governo Tsipras   ha  scatenato una (presentata come) polemica con la Chiesa ortodossa di Grecia a proposito dell’insegnamento della religione (e delle religioni) nelle scuole, in un paese dove la Chiesa non è separata dallo Stato… salvo che lo Stato è nelle mani dei mondializzatori e la Grecia non è più un paese, ma un territorio neo-colonizzato, amministrato dall’estero scelto fra i tanti col fine di applicare la sperimentazione olistica e totalitaria della “governance planetaria”.

Nei … territori dove la Chiesa non è affatto separata dallo Stato… i mondializzatori del supposto nuovo ordine mondiale, altrimenti detti rappresentanti della Troika, hanno di recente preteso dal “governo” così come dalla Chiesa, di non far più suonare le campane al momento delle messe e di non far più effettuare la celebre processione pubblica dell'”Epitaffio del Venerdì Santo”. Durante questa cerimonia, i fedeli seguono la bara di Gesù con le candele accese in mano, facendo il giro della propria parrocchia, e poi il giro delle piazze centrali delle rispettive città; ogni chiesa fa la propria cerimonia ed organizza una processione accompagnata da una banda che intona canzoni funebri. Infine, i “Troikani” hanno anche chiesto alla Chiesa di accorciare la durata delle messe, soprattutto quelle della Settimana Santa   (reportage della stampa Greca e Radio “Realfm” 4 ottobre 2016).
Il diavolo si nasconde decisamente nei dettagli e questa incursione della Troika fino alle pratiche religiose concrete dei  Greci non riesce a nascondere la volontà di distruggere le specificità culturali (tra le altre) di tutto un popolo. E’ in questo modo che la mondializzazione non troverà più ostacoli. E non è necessario essere un praticante dell’Ortodossia per vedere in queste richieste anche un tentativo di destabilizzazione dell’asse geopolitico (reale o comunque presente nelle mentalità dei due popoli) tra la Russia e la Grecia.
FONTE:   PANAGIOTIS GRIGORIOU (Greekcrisis.fr)
Massimo Introvigne ci ha  rivelato qualche giorno fa che “Putin perseguita i cristiani”.  Nella sua qualità di ex Rappresentante dell’OSCE per la lotta contro il razzismo, la xenofobia e la discriminazione, con un’attenzione speciale ai alla discriminazione contro i cristiani, ed  elogiato animatore della “lotta all’intolleranza contro cristiani” in vari vertici europei fra Roma, Vienna e soprattutto Vilnius, sotto l’egida della Presidenza Lituana,  gli  segnaliamo il fatto denunciato qui da Grigoriou Panariotis. Ma lui, così attento, lo sa che la Troika  ossia il trio Commissione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario, agenti  pignoratori della nazione greca, ha vietato alla chiesa ortodossa ellenica di suonare le campane e accorciare la durata della Messa? A noi sfugge il motivo per cui i rappresentanti dei creditori si occupino di cose tali. Forse i pope non devono suonare la campane per risparmiare energia e riservarla al pagamento del debito? Forse accorciare la durata delle Messe si spiega nel quadro di  risparmi e tagli all’osso a cui il popolo ellenico è costretto da anni?  Lui così sensibile alle malefatte di  Putin, feroce  oppressore di religioni cristiane,  saprà indagare e denunciare nelle sedi appropriate. A Vilnius,  chissà.





http://www.maurizioblondet.it/grecia-la-troika-vieta-suonare-le-campane-lo-sa-introvigne/

Siria – La stragrande maggioranza degli abitanti di Aleppo, plaude all’offensiva dell’esercito siriano



Mons Audo: "a poco a poco sarà la fine di questa bella
comunità cristiana di aleppo"
Colpito ancora dai jiadisti il quartiere armeno
di Nabil Antaki
   Siria - La stragrande maggioranza degli Aleppini sta con Assad - di Nabil Antaki












 Dura lotta per liberare Aleppo dagli invasori   
Aleppo - di Nabil Antaki - Nonostante la guerra fosse iniziata in Siria nel marzo del 2011, essa effettivamente si propagò in Aleppo nel luglio 2012, quando i «ribelli» armati occuparono alcuni quartieri della zona est, provocando lo sfollamento di cinquecentomila abitanti che non volevano vivere sotto il controllo degli islamisti. Da quel momento, la città è divisa in due parti: la zona est, con il 25% della superficie totale, dove vivono oggi duecentomila abitanti, mentre il resto ha cercato rifugio nella zona occidentale, sotto la protezione dello Stato siriano, che comprende il 75% del territorio complessivo ed è abitata da un milione e mezzo di abitanti. Dal 2012, i ribelli islamisti lanciano quotidianamente proiettili di mortaio e bombole di gas, riempite di chiodi ed esplosivo, sui quartieri ovest di Aleppo, causando morti e feriti gravi. Due anni fa, hanno anche interrotto l’approvvigionamento idrico (le autorità cittadine hanno fatto scavare trecento pozzi in pieno centro per sostituire l’acqua corrente) e l’alimentazione elettrica, e più volte hanno imposto blocchi per impedire il rifornimento di derrate alimentari, oli combustibili e altri generi di prima necessità, con conseguenze gravissime. L’Esercito siriano, con l’appoggio dei suoi alleati, lotta da quattro anni per liberare Aleppo est dai ribelli armati e restituirla all’amministrazione dello Stato, ma senza esito positivo. Da una parte e dall’altra, bombardamenti e cecchini hanno causato migliaia di vittime e, da quattro anni, la vita in città è un inferno.  Un mese fa, i ribelli armati hanno preso il controllo dell’unica strada che collega Aleppo ovest al resto del mondo, impedendo, come molte volte negli anni scorsi, agli abitanti di lasciare la città o di rientrarvi e causando gravi penurie. Dopo tre settimane di combattimenti, le truppe governative sono riuscite a riconquistarla ed hanno messo sotto assedio i quartieri est. Da due settimane, i ribelli sono quindi bloccati insieme agli abitanti che hanno scelto di non allontanarsi.
 Lo Stato siriano contro i terroristi di Al-Nusra
Lo Stato siriano è ormai fermamente deciso a liberare una volta per tutte Aleppo dalle grinfie dei terroristi di al-Nusra, che occupano i quartieri est (al-Nusra è considerato unanimemente dalla comunità internazionale un gruppo terroristico al pari di Daesh). Dato che l’Esercito siriano è riuscito ad assediare la parte ribelle di Aleppo, impiega bombardamenti aerei e combattimenti terrestri per raggiungere il suo obiettivo, ma prima di iniziare l’attacco ha lanciato volantini ed inviato messaggi SMS, chiedendo alla popolazione civile rimasta – la maggioranza ha abbandonato Aleppo est nel corso degli anni – di allontanarsi e rifugiarsi nella zona ovest. Ha aperto sette posti di passaggio e molti ne hanno approfittato rischiando la vita, poiché i gruppi armati li ostacolavano, per utilizzarli come scudi umani. Questi atti di guerra fanno naturalmente numerose vittime tra i terroristi, ma anche tra la popolazione civile. D’altra parte, i terroristi di Aleppo est hanno intensificato i bombardamenti dei quartieri residenziali di Aleppo ovest, con decine di vittime quotidiane.
Aleppo - bambino di 6 anni senza gambe e braccia
 La diabolica doppiezza dei media occidentali  
Non bisogna domenticare, in particolare, come lo scorso 28 settembre, un diluvio di bombe e bombole sia precipitato sul quartiere cristiano di Azizie, causando dieci morti e un numero doppio di feriti. Venerdì 30 settembre, tutti i quartieri di Aleppo sono stati sotto tiro dei ribelli con un bilancio gravissimo: trentasei morti e numerosi feriti gravi. I media occidentali mostrano, però, soltanto immagini con le distruzioni, la sofferenza degli abitanti di Aleppo est e l’indignazione della comunità internazionaleNessuna notizia, invece, sulla sofferenza degli abitanti di Aleppo ovest, sui morti e feriti causati dai bombardamenti dei ribelli. I cristiani di Aleppo hanno vissuto da sempre nei quartieri del centro città e della zona occidentale. In quattro anni di guerra, tre quarti di loro hanno preso il cammino dell’esodo. Attualmente ne restano circa quarantamila, e i bombardamenti degli ultimi giorni li hanno colpiti deliberatamente.
 Stragrande maggioranza dei siriani con Assad 
La stragrande maggioranza dei cittadini di Aleppo ovest plaude vivamente all’offensiva dell’Esercito siriano. Durante quattro anni, hanno troppo sofferto per i tagli dell’acqua e dell’elettricità, per i numerosi blocchi e per i proiettili di mortaio che, ogni giorno, hanno falcidiato le loro donne, i loro mariti, i loro figli i loro amici ed hanno spinto all’esodo metà della popolazione. Essi pensano che è dovere dello Stato proteggere la popolazione e liberare le città. Noi ripudiamo le inumane azioni di guerra, noi denunciamo i crimini di guerra, siamo atterriti per tutte le sofferenze patite, ma siamo anche indignati per la lettura parziale e distorta che i media fanno della guerra di Aleppo.  Tutti i Siriani, e particolarmente gli Aleppini, aspirano alla pace. Hanno nostalgia del loro bel Paese stabile, sicuro, prospero e laico dell’anteguerra.Nessuno desidera vivere sotto un regime islamista, e tutti vogliono che questa guerra – che ha generato trecentomila vittime, il doppio di feriti e mutilati, otto milioni di sfollati, tre milioni di rifugiati su una popolazione di ventitré milioni [quasi nove milioni di Siriani si sono riparati nelle zone controllate dal governo, n.d.r] – cessi mediante un processo politico e negoziato.
Nabil Antaki / Maristi Blu - Traduzione Maria Antonietta Carta
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Mercoledì, 19 Ottobre/ 2016   


Siria – La stragrande maggioranza degli abitanti di



Aleppo, plaude all’offensiva dell’esercito siriano


- di Nabil Antaki -
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 Video Correlato                                               

Syria: Dr. Nabil Antaki from Aleppo Demolishes Western Propaganda

Mercoledì, 19 Ottobre/ 2016    

Tempo di guerra e di bombardamenti. Le mani amerikane sul Vaticano (e non solo) 


Ebergoglio-e-obama’ sempre più evidente che il Vaticano è stato trasformato nella cappellania di mister Obama e della Clinton. Ed è purtroppo evidente che i media (perlopiù) danno una versione di parte degli avvenimenti in corso. Esempio odierno. I giornali italiani (in genere di obbedienza americana e di rito obamiano) oggi magnificano il glorioso attacco a Mosul per liberare la città dall’Isis. E il “Corriere della sera” annuncia trionfalmente, addirittura: “Elicotteri italiani in prima linea”.

Ci sono solo alcune domande che nessuno si pone:

1) perché proprio ora, guarda caso a venti giorni dal voto per le presidenziali americane? Questa mossa non avrà a che fare col fatto che Trump da mesi attacca l’amministrazione Obama/Clinton per aver lasciato dilagare le organizzazioni terroristiche?
Perché Obama – che sta pesantemente interferendo con la campagna per le presidenziali – ha lasciato Mosul per due anni in mano all’Isis, permettendo che perpetrasse crimini immensi, ma tre settimane prima delle elezioni chiama il settimo cavalleggeri per liberare quella stessa Mosul dall’Isis? Nessuno sente puzza di bruciato e anche di altro?
2) perché per liberare Mosul le milizie sciite vanno bene, mentre per liberare Aleppo (sempre dall’Isis) no?
3) Perché la stessa identica operazione di liberazione di Mosul dai terroristi va bene se la fa il governo iracheno ed è invece “criminale” se la fa il governo siriano per liberare Aleppo?
4) Perché quando il governo siriano ha lanciato l’offensiva per liberare Aleppo Est dai terroristi, gli Usa (e compari) sono insorti denunciando “crimini di guerra”, mentre i bombardamenti su Mosul (identici a quelli su Aleppo) sono invece una meritoria opera di liberazione?
5) Perché i giornaloni italiani come il “Corriere della sera”, pochi giorni fa, nel momento in cui è partita l’offensiva del governo siriano, lanciavano titoloni tipo “L’Europa salvi il suo onore impedendo la fine di Aleppo”, quando in ballo c’era semmai la liberazione di Aleppo? NB L’Europa e l’Italia sono in prima linea nell’attacco di oggi a Mosul, ma sul Corriere non leggerete mai il titolo “L’Europa salvi il suo onore impedendo la fine di Mosul”…
6) PERCHE’ IL CAPPELLANO DI OBAMA, PADRE BERGOGLIO, NEI GIORNI DELL’OFFENSIVA SIRIANA SU ALEPPO SI E’ AFFRETTATO A LANCIARE UN APPELLO PER FERMARE LE ARMI (ALL’UNISONO CON LA CASA BIANCA), MENTRE SI GUARDA BENE DAL FARLO IN QUESTE ORE DURANTE L’OFFENSIVA SU MOSUL?
7) E PERCHE’ NESSUNO NELLA STAMPA ITALIANA RIPRENDE MAI LE NOTIZIE DI WIKILEAKS RIGUARDANTI I PIANI AMERICANI SUL VATICANO E SULLA CHIESA (O SUI MEDIA)?
8) PERCHE’ I NOSTRI VATICANISTI BERGOGLIANI SONO COSI DISATTENTI E ACRITICI VERSO L’IMPERO USA?
9) PERCHE’ E’ STATA DEL TUTTO IGNORATA, SIA DALLA STAMPA ITALIANA CHE DAL VATICANO E DA BERGOGLIO, LA STRAORDINARIA E DRAMMATICA TESTIMONIANZA DELL’ARCIVESCOVO DI ALEPPO ALLA COMMISSIONE ESTERI DEL SENATO ITALIANO (QUI) ?

E GLI INTELLETTUALI CATTOLICI? DOVE SONO QUEGLI INTELLETTUALI CATTOLICI UN TEMPO CRITICI CON LA TEOLOGIA POLITICA E L’OCCIDENTALISMO?
NON E’ TRAGICO AVERE UN PAPA TRASFORMATO PURTROPPO IN MAGGIORDOMO DELLA CASA BIANCA (LAICISTA E ANTICATTOLICA)?
E TUTTO QUESTO NON GETTA UNA STRANA LUCE SUL MISTERIOSO DIMISSIONAMENTO DI BENEDETTO XVI CHE ERA UOMO LIBERO E NON SOTTOMESSO AI VOLERI DI NESSUN IMPERO?

Antonio Socci
Sito: “Lo Straniero
Twitter: @Antonio Socci1

– di Antonio Socci

LONTANI DALLA VERITÀ

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18.10.2016
Niente fa più male alla Siria che una compassione accompagnata dall’assenza del giudizio
Riprendendo un condivisibile ed acuto articolo senza firma (probabilmente scritto da un uomo che oltre alla sicura Fede porta anche l’abito talare) che è apparso in questi giorni (14.10.2016) sul sito “Vietato Parlare”http://www.vietatoparlare.it/ritengo interessante approfondire e sviluppare alcune analisi e riflessioni che sono estremamente importanti sia sul piano del bisogno di Verità legato all’etica cristiana, sia su quello del discernimento assai difficile in un contesto geopolitico in cui ci sono ogni giorno vittime e immagini del sangue versato da innocenti.
Qui di seguito riporto in corsivo ampi stralci del sunnominato articolo: “L’esigenza per la Chiesa, di una unità che parta dall’esperienza. - Nel caos della guerra siriana c’è anche un altro aspetto non di poco conto: occorre prendere atto che a fronte della commovente testimonianza di tanti suoi servitori fedeli, anche nella Chiesa stessa esiste una divaricazione quando si tratta di parlare di Siria. Infatti, la comunione con la chiesa siriana, totale quando si tratta di solidarietà per le sofferenze, si arena quando si tratta di discernimento e chiarimento della Verità sulle circostanze. E’ un fatto doloroso perché sappiamo che quando la solidarietà non si trasforma anche in unità di giudizio, vuol dire che si è incidenti sulle azioni della politica. E siccome i vuoti sono riempiti sempre da altri, ciò vuol dire che la chiesa cattolica che storicamente e vocazionalmente si è battuta sempre per la pace, sembra aver abbracciato il punto di vista della comunità internazionale dei paesi più ricchi”.
E cioè il punto di vista di Washington. Purtroppo in queste parole si trova uno degli aspetti più dolorosi e contradditori in cui si è sempre trovata, anche storicamente, la Chiesa: stare con l’ “Impero” o contro… Stare con Napoleone o trovarsi martiri della sua persecuzione sino al Sommo Pontefice deportato e prigioniero….
“L’impressione è quella di assistere a pronunciamenti antitetici: da una parte ci sono i religiosi ed i responsabili delle comunità cristiane in medioriente che dicono che è in corso una guerra di aggressione e che il governo difende i cittadini. Dall’altra, in alcuni ambienti ecclesiastici, la posizione è spalmata su una collocazione che vede l’attuale conflitto simile ad una catastrofe naturale dove non esistono responsabili e tutt’al più se i responsabili ci sono, c’è una corresponsabilità suddivisa in modo ‘equo’”.
E credo si possa aggiungere dove non ci sono ne aggressori ne aggrediti, dove non ci sono terroristi che tagliano la gola e forze governative che riportano la legge e il rispetto soprattutto tra le comunità religiose ed etniche. Tutti sanno o dovrebbero sapere che la Siria era la “Svizzera” del medioriente, dove un crogiuolo di fedi e di etnie diverse si sovrapponeva e si mescolava in un equilibrio fondato sul rispetto reciproco con un potere politico che si faceva garante di tutti essendo sostanzialmente espressione di una minoranza. Una elites quella del partito Ba’th , minoritaria e sciita alawita, che dall’elezione nel 2000 di Bashār al-Asadsi si faceva carico di tutte le parti in gioco con un complicato meccanismo politico che con precisone da farmacista ripartiva il potere e riceveva il consenso da tutte, tanto dai sunniti maggioritari quanto dai cristiani etc..
Certamente il padre ben diverso dall’attuale Presidente in altre epoche usò altri metodi, ma oggi si giudica sul presente, non su quanto appartiene alla storia. Tuttavia si può rintracciare le radici del potere attuale in un equilibrio di poteri che risaliva a molti secoli fa, al periodo in cui era una provincia dell’Impero Ottomano ad anche prima secondo una storia plurimillenaria. La convivenza impone uno sviluppo socio-politico evoluto e raffinato. Esempio di quanto affermato che fa particolarmente riflettere è lo storico rispetto per i cristiani (in un area a grandissima maggioranza musulmana). Anche in tempi attuali gestivano, cosa di rilievo, l’educazione scolastica (con tanto di crocifissi ovunque) anche nell’istruzione dei bambini musulmani ed erano le scuole più apprezzate. Forse solo l’Egitto può avere elementi comparabili, ma con una gigantesca “minoranza” di molti milioni di copti che ha un peso ben diverso in termini sociali, economici e politici rispetto al caso siriano.
“E’ come se il compito della chiesa non fosse anche quello di ‘non aver paura’ (Luca 12,32) e di rendere omaggio solo alla Verità. Se la posizione del cristiano è sempre aperta al martirio va da sé che non di meno deve esserlo per la verità. Il martirio per la verità. Dovrebbero essere due cose inscindibili poiché Cristo è la Verità. L’esempio dei martiri - L’amore per i martiri dovrebbe, senza esitazione far capire che la verità non è un’opzione, ma un obbligo insito nella Fede in Cristo. In una parola, per noi cristiani dovrebbe essere improponibile la posizione della dominante Comunità Internazionale (occidentale) che non distingue l’aggressore dall’aggredito. Tale posizione viene esplicitata soprattutto dai principali media cattolici ove ci si sofferma (superficialmente) invece sul dolore, sui patimenti di una guerra, ma senza mai andare oltre. E’ chiaro che certe dissonanze a volte esprimono anche una posizione problematica anche sul piano teologico. Non è infatti la solidarietà e l’amore per il prossimo il centro della nostra Fede, ma l’amore al Destino dell’uomo (cioè Cristo).
La chiesa in terra di Siria ha potuto sopportare prove così forti solo per vero amore al Destino dell’uomo che è Cristo. E’ per questo che si giustifica l’estremo sacrificio di tanti. Ma gli innumerevoli eroici episodi di carità fraterna e di dono di sé che tutte quelle comunità cristiane ci hanno offerto, non possono non interrogarci sul nostro presente e su quelle forze che vogliono fare ‘tabula rasa’ dei fondamenti della Fede . La nostra vita non è mai estranea a come ci concepiamo e come si concepiscono gli avvenimenti. Perciò, il compito dei pastori è anche quello di preservare la comunità cattolica italiana e mondiale dalla menzogna in atto. Se ci si sottraiamo a questa responsabilità, siamo complici delle sue conseguenze”.
Oltretutto ci dovremmo, sempre per amore della Verità porre la domanda del perché la Comunità Internazionale sostenga questa posizione confusa di una guerra come “evento naturale” dove come premessa si deve rovesciare un Presidente eletto da un parlamento e che governa da decenni il proprio paese con equilibrio (considerando il contesto religioso ed etnico, talora anche in modo deciso per la difesa delle minoranze). E già questa è una ingerenza inammissibile nel diritto internazionale per un paese che non ha invaso o attaccato nessun paese limitrofo.
Inoltre, sempre secondo l’invisibile dettato del politicamente corretto, si deve dare sostegno agli “insorti” a cui si è dato la “patente di democratici contro la tirannia” i quali sono in realtà forze straniere composte da islamisti aderenti alle posizioni dell’Isis o quelle dei Fratelli Musulmani. Forze composte da ceceni, bosniaci, uiguri, altri gruppi di provenienza europea ed ogni sorta di takfiri salafiti che hanno come comune denominatore l’attività di terroristi, armati e formati da paesi che stanno sempre sullo sfondo di un opaca politica internazionale. Una politica fatta di ipocrisie e furbizie bagnate di sangue.
E la inevitabile conclusione è notare che questi “insorti democratici siriani” che di siriano hanno ben poco, hanno invaso e distrutto il paese in 5 anni come e peggio della bomba di Hiroshima e Nagasaki (guardiamo i video delle città siriane su YouTube) causando un esodo internazionale, milioni di morti, trasferendo interi stabilimenti industriali, pezzo per pezzo all’estero (ad es. in Turchia), e rubando petrolio siriano venduto sul mercato nero.
Tutto questo con la compiacenza menzognera e la doppiezza dell’ occidente che da ultimo mandante di tutto ciò, ha l’impudenza di farsi oggi “coscienza civile” del massacro in corso, solo perché adesso (grazie alla Russia) sta per essere sconfitto…. si ricorre all’Onu, ci si straccia le vesti perché la vittoria dell’Esercito Arabo Siriano cioè di Assad ad Aleppo è ormai vicinissima, e condurrà di li a poco alla fine di una guerra che non si vuole affatto che finisca. Per costoro la Siria è terra di massacro senza fine.
Ed un atteggiamento di amore per la verità non può farci tacere dal dare uno sguardo sulle risposte che leggiamo e ascoltiamo in Italia e nella Chiesa alle “chiamate alle armi per la democrazia e la libertà” che arrivano periodicamente in modo diretto o indiretto da oltreoceano. Dietro queste “adunate” c’è sempre un nuovo nemico della democrazia da rovesciare ed una nazione da salvare con la guerra. Dopo l’Irak e la Libia ci fu nel 2011 il turno della Siria, e ci rattrista e ci addolora vedere come risposero anche tanti uomini di Chiesa.
Nel 2014, quando tutti sapevano e vedevano chi fossero veramente gli ‘insorti rivoluzionari’ siriani, ci fu un ulteriore e nuovo invito di “chiamata alle armi” sui “media” per rovesciare il governo di Damasco (sostenuto e lodato internazionalmente sino a 4 anni prima).
A questa “adunata” risposero (come sempre avviene per creare un movimento di opinione pubblica) molte personalità anche in Italia. Shady Hamadi e l’associazione Articolo21 promossero nel marzo di quell’anno un appello alla solidarietà (1) con “ i numerosissimi siriani… scesi in piazza nel 2011 domandando libertà, dignità e pari opportunità e per questo massacrati dal regime” denunciando il “silenzio assordante dell’Occidente nei primi dodici mesi della “rivoluzione” siriana (?) e chiedendo che il Presidente Bashar al-Assad “venisse processato per crimini di guerra e contro l’umanità”. Tra le firme di adesione possiamo trovare accanto ai laici “premio nobel italiano per la letteratura” Dario Fo, al cantautore Francesco Guccini, lo scrittore Paolo Rumiz, ed anche quelle di religiosi: il vescovo di Mazara del Vallo Monsignor Domenico Mogavero, l’islamologo Paolo Branca della Cattolica di Milano, Antoine Courban dell’università gesuita di Beirut e Fra Claudio Monge, teologo delle religioni ad Istanbul.
Sorprende come anche nella Chiesa non ci si renda conto di quali siano gli interessi in gioco e di come con disinvoltura ci si possa porre dalla parte del più forte (l’americano ed i suoi piccoli amici d’Europa) ed in compagnia dei Saud (e del loro Regno omicida preistorico-medioevale), del Daesh (col suo Califfato dal volto umano), dei Fratelli Musulmani (che si diffondono in tutto il mondo musulmano portando pace e tolleranza…) ed infine del terrorismo con tutti i suoi orrori e molto, molto lontano dalla difesa della povera gente che parla solo attraverso lo sguardo attonito e straziato dei religiosi della Chiesa siriana che li vedono morire ogni giorno (e che col cuore spezzato dal dolore tocca loro pure seppellirli). Questo non sembra stare dalla parte degli ultimi e degli indifesi. Stare con le periferie del mondo.
Condividendone pienamente la forma e la sostanza l’articolo conclude con un invito ed una preghiera per i nostri fratelli siriani e per la Chiesa : “Il tentativo coraggioso da sostenere . L’aspetto più doloroso e più eclatante di questo atteggiamento, è che alla giornaliera diffusione della narrativa di guerra manipolata e falsificata che ascoltiamo, si aggiunga sullo stesso tono anche quella dei media controllati dalla Chiesa.
E questo fatto è aggravato dalla circostanza che i Vescovi siriani, nel corso degli anni del conflitto siriano hanno fatto letteralmente la ‘spola’ in Italia per smuovere le nostre coscienze con la loro testimonianza diretta.
Li abbiamo visti portare le loro testimonianze e richieste in Vaticano, nelle diocesi, nelle parrocchie, ed anche in Parlamento. Sì, sono venuti a portarci storie di vita vissuta, di dolore e di innumerevoli storie di solidarietà fraterna, ma hanno anche fatto appelli come quello di rimozione delle inique sanzioni. Ci hanno sollecitato alla preghiera, ma anche all’altro aspetto imprescindibile della Fede che è una presa di coscienza dei fatti e se possibile, un’azione comune.


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LA VERA CRISI UMANITARIA NON STA AD ALEPPO

DI PAUL CRAIG ROBERTS
counterpunch.org
Perchè sentiamo parlare della crisi umanitaria di Aleppo e non di quella diffusa ovunque in tutta la Siria, dove il male che governa a Washington ha sguinzagliato mercenari dell’ISIS a fare a pezzi la popolazione? Perchè non sentiamo parlare della crisi umanitaria in Yemen, dove gli USA e i loro vassalli sauditi stanno massacrando donne e bambini yemeniti? Perchè non sentiamo parlare della crisi umanitaria in Libia, dove Washington ha distrutto una nazione, lasciandosi alle spalle solo il caos? Perche non sentiamo parlare della crisi umanitaria in Iraq, che va avanti da 13 anni, di quella che da 15 anni esiste in Afghanistan?
La risposta è che la crisi di Aleppo è quella di Washington che vede i propri mercenari dell’ISIS che perdono di fronte all’esercito siriano ed all’aviazione russa. I jihadisti mandati da Obama e dalla killer Hillary (“Siamo venuti, abbiamo visto, è morto”) per distruggere la Siria vengono a loro volta distrutti. Il regime Obama e le puttane della stampa occidentale provano a salvare i jihadisti coprendoli con il lenzuolo della “crisi umanitaria”.
Questa ipocrisia è lo standard a Washington. Se al regime Obama fosse importato qualcosa della “crisi umanitaria”, non ne avrebbe create in Siria, Iraq, Afghanistan, Libia e Yemen.
Siamo nel mezzo di una campagna presidenziale USA e nessuno ha mai avuto il coraggio di chiedere perchè gli Stati Uniti vogliano sovvertire un governo democraticamente eletto, sostenuto dal popolo siriano.
Nessuno ha chiesto perchè i pazzi della Casa Bianca si arrogano il diritto di rimuovere il Presidente della Siria inviando jihadisti mantenuti dagli Stati Uniti stessi, che dalle puttane della stampa vengono mendacemente dipinti come “ribelli moderati”, contro la popolazione siriana.
Washington, ovviamente, non ha nessuna risposta plausibile a tale domanda, ecco perchè nessuno la pone.
La risposta è che la strategia di Washington per destabilizzare l’Iran e quindi le province musulmane della Federazione Russa, gli ex stati sovietici dell’Asia centrale, e le province musulmane cinesi, è di sostituire governi stabili con il caos del jihadismo. Iraq, Libia e Siria avevano società stabili da secoli, in cui la mano forte del governo era usata per prevenire lotte settarie tra i musulmani. Ribaltando questi governi secolari e con il corrente tentativo di cacciare Assad, Washington ha liberato il caos del terrorismo.
Non c’era terrorismo in Medio Oriente fino a che Washington non ce l’ha portato con le invasioni, i bombardamenti e le torture.
I jihadisti come quelli che Washington ha usato per sbarazzarsi di Gheddafi sono comparsi in Siria quando il Parlamento britannico e il Governo russo hanno impedito l’invasione della Siria che Obama aveva programmato. Dato che a Washington era impedito di attaccare direttamente, ha usato i mercenari. Le prostitute che fingono di essere media negli Stati Uniti hanno fornito la propaganda a trasmettere il messaggio che i jihadisti sono democratici che si ribellano contro “la dittatura di Assad”. Queste palesi bugie sono state ripetute con tale insistenza che ora vengono prese per vere.
La Siria non ha alcun collegamento con l’originale giustificazione usata da Washington per diffondere la violenza in Medio Oriente. Questa è l’11 settembre, usato per invadere l’Afghanistan, col presupposto che i Talebani stessero nascondendo Osama bin Laden, la “mente”, che al tempo stava morendo di insufficienza renale in un ospedale pakistano. Osama era una risorsa della CIA, usata in Afghanistan contro i Sovietici. Non era l’ideatore dell’11 settembre e, quasi certamente, non lo erano nemmeno i Talebani.
Le puttane della stampa occidentale però hanno coperto le menzogne del regime Bush e il pubblico è stato fuorviato con la scusa dello “sconfiggerli all’estero prima che ci attacchino a casa nostra”.
Ovviamente i Musulmani non ci volevano attaccare a casa nostra. Se i Musulmani fossero una minaccia, perché il governo USA continua a farne venire qui così tanti come rifugiati della guerra di Washington contro i Musulmani stessi?
L’11 settembre è stata la “Pearl Harbor” dei neocon, descritto a loro piacimento per dar modo di scatenare le guerre in Medio Oriente. Il primo Segretario del Tesoro di George W. Bush ha detto che l’argomento della prima riunione di gabinetto del governo fu l’invasione dell’Iraq. Questo accadeva prima dell’11 settembre. In altre parole, le guerre di Washington in Medio Oriente erano state pianificate prima dell’11 settembre.
I neocon sono sionisti. Riducendo il Medio Oriente al caos ottengono entrambi i loro obiettivi. Eliminano l’opposizione all’espansionismo di Israele e creano jihadismo che può essere utilizzato per destabilizzare nazioni come Russia, Iran e Cina, che si frappongono alla possibilità di esercitare potere unilaterale, che questi credono, il collasso sovietico abbia lasciato alla “nazione indispensabile”, gli USA.
Osama bin Laden, la presunta mente dell’11 settembre, stava morendo, non orchestrando una guerra terrorista contro gli USA da una grotta in Afghanistan. I Talebani erano concentrati a stabilire il proprio potere nella nazione, non ad attaccare l’occidente. Dopo aver bombardato matrimoni, funerali e partite di calcio dei ragazzini, Washington si è spostata in Iraq. Non c’era alcun segno di aggressività irachiena contro gli Stati Uniti. Gli ispettori dell’ONU hanno affermato che non c’erano armi di distruzione di massa in Iraq, ma Washington ha fatto finta di non sentire. Le puttane che compongono la stampa statunitense hanno aiutato il regime di Bush a creare l’immagine che un fungo nucleare potesse ergersi sugli Stati Uniti se questi non avessero invaso l’Iraq.
L’Iraq non aveva armi nucleari e lo sapevano tutti, ma i fatti erano irrilevanti. C’era un programma non dichiarato in atto. Per portare avanti questo programma che il governo non si azzardava a rivelare, esso ha usato la paura. “Dobbiamo ucciderli prima che ci uccidano loro”.
Quindi l’Iraq, un paese stabile e progressista è stato ridotto in macerie.
La Libia sarebbe stato il successivo. Gheddafi non voleva far parte del Commando Africa di Washington. Per di più la Cina stava sviluppando campi petroliferi nella Libia orientale. Washington aveva già problemi a causa della presenza russa nel Mediterraneo non ci voleva anche la Cina. Per cui Gheddafi doveva essere fatto fuori.
In seguito ad Assad è stata tesa una trappola con finte prove del fatto che avesse usato armi chimiche contro una ribellione orchestrata da Washington. Nessuno ha creduto alla palese menzogna, nemmeno il Parlamento britannico. Incapace di trovare il supporto per coprire un’invasione, Killary la psicopatica ha deciso di inviare i jihadisti che Washington aveva usato per distruggere la Libia a rovesciare Assad.
I Russi, che fino ad allora erano stati così ingenui e creduloni da dar credito a Washington, alla fine hanno capito che l’instabilità che veniva creata era diretta a loro. Il Governo ha dunque deciso che la Siria fosse la una linea rossa da non passare, su richiesta del Governo siriano, sono intervenuti contro i jihadisti foraggiati da Washington.
Washington è indignata e ora minaccia di compiere un’altra criminale violazione del Trattato di Norimberga con una sfacciata aggressione alla Siria. Un passo tanto folle porterebbe Washington in un conflitto militare diretto con la Russia, con implicazione della Cina. Prima che gli Europei permettano a Washington di iniziare un conflitto tanto pericoloso, dovrebbero tenere in considerazione l’avvertimento di Sergey Karaganov, membro del Consiglio Russo per la Politica Estera e la Difesa del Ministero degli Esteri: “La Russia non combatterà mai più sul proprio suolo. Se la NATO inizia un’ingerenza contro potenze nucleari come noi, la NATO verrà punita”.
Il fatto che il Governo degli Stati Uniti sia criminalmente folle dovrebbe spaventare chiunque sulla faccia della Terra. Killary è impegnata in una lotta con la Russia. A prescindere, Obama, le puttane della stampa e l’establishment democratico e repubblicano fanno tutto ciò che è in loro potere per mettere nell’ufficio ovale la persona che massimizzerebbe il conflitto con la Russia.
La vita sul pianeta è nelle mani di pazzi criminali. Questa è la vera crisi umanitaria.

Paul Craig Roberts è un ex assistente segretario del Tesoro USA e Editore Associato del Wall Street Journal. How the economy was lost è ora disponibile da CounterPunch in formato elettronico. Il suo ultimo libro è How America was lost.
Fonte: http://www.counterpunch.org/
Link: http://www.counterpunch.org/2016/10/17/the-real-humanitarian-crisis-is-not-in-aleppo/
17.10.2016Il testo di questo articolo è liberamente utilizzabile a scopi non commerciali, citando la fonte comedonchisciotte.org e l’autore della traduzione FA RANCO