ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 20 novembre 2016

Chi dubia e chi fa i bisogni

«Dubia, appello lecito per salvare anime»                                        Prosegue il dibattito su Amoris Laetitia e sui dubia dei cardinali. Parla il teologo Woodall: «Confusione preoccupante, che alimenta la divisione. Il Papa fa bene a voler raggiungere le persone in difficoltà, ma se c’è confusione il suo primo compito è quello di unire nella verità del Magistero della Chiesa».
“Nessuno può porsi al di sopra del Vangelo”. Così George Woodall, professore di teologia morale e di bioetica alla Regina Apostolorum di Roma, spiega alla Nuova BQ perché è importante porre un freno a quelle interpretazioni dell’esortazione apostolica “Amoris Laetitia” in contrasto con l’insegnamento millenario della Chiesa cattolica. Confermando la confusione generale in merito al testo, Woodall apprezza l’appello dei quattro cardinali che hanno sollevato dei dubbi in merito chiedendo al papa di ribadire pubblicamente la dottrina.

Sia i quattro cardinali sia altri teologi e sacerdoti da noi intervisti hanno parlato di una confusione dilagante fra i fedeli e i sacerdoti circa l’interpretazione dell’A.L. Conferma?
Questa confusione preoccupante è un dato assolutamente reale. Posso poi sostenere che sia nel mio ruolo di professore sia di pastore riscontro una crescente divisione alimentata da questa confusione. Perciò penso che l’intervento dei cardinali a precisare i loro dubbi sia un atto di carità lecito e anche giusto nei confronti del Santo Padre, il quale, è bene ricordare, ha il compito di custode della dottrina.
Perché intervenire pubblicamente se il papa stesso non ha ritenuto opportuno rispondere ai cardinali nemmeno in forma privata?
Questa domanda è da rivolgere a loro, ma penso che proprio la preoccupazione per una giusta pastorale necessiti un intervento. Si sente il bisogno di una parola chiara che spazzi via ogni ambiguità ribadendo una volta per tutte che l’unica ermeneutica è quella della tradizione.
Il papa ha la preoccupazione di non far sentire nessuno escluso, per questo, dice spesso lui stesso, non sopporta la rigidità sulla dottrina. Cosa ne pensa?
Confesso la gente nella parrocchia in cui abito, mi incontro con altri sacerdoti e con gli studenti e quello che vedo, lo ripeto, è un caos e una divisione crescenti. Ciò che il papa vuole fare con l’AL è chiaro: si capisce che vuole raggiungere le persone in difficoltà per integrarle e accoglierle nella Chiesa. E’ la sua intenzione ed è giusta. Questo però non è in contraddizione con la sequela alla dottrina. Sono stato parroco di un paese per dieci anni, conosco bene questa necessità di inclusione, motivo per cui ho accolto molte coppie di adulteri che si avvicinavano alla Chiesa. E li ho accompagnati, come suggerito dal Magistero, affinché si ravvedessero per accedere ai sacramenti. Non c’è discrepanza fra sequela alla dottrina e una giusta pastorale.
Perché è così grave una prassi in cui si accede alla Comunione in stato di peccato mortale?
Faccio un esempio: il Papa è giustamente duro con i corrotti e i pedofili e non ha neanche istituito un giubileo per loro. Però se una persona corrotta si converte è giusto perdonarla e concederle i sacramenti. Lo stesso vale per un pedofilo pentito che faccia il proposito di non peccare più. E’ da tale proposito infatti che si capisce se vuole davvero seguire Cristo e quindi se può riceverle il Suo corpo.
Uno dei quattro cardinali, Raymond Burke, è intervenuto sul National Catholic Register spiegando che ammettere ai sacramenti chi continua a vivere da adultero significa negare o l’indissolubilità del matrimonio o il fatto che la Comunione è realmente il Corpo di Cristo.
In ballo c’è proprio questa grave questione.
Per questo il cardinale parla di una possibile correzione pubblica dell’esortazione in mancanza di una risposta chiarificatrice. Cosa ne pensa?
Se ho capito bene ciò che Burke ha detto e che nel passato ci sono state già altre occasioni in cui i papi sono stati corretti dai cardinali. In questo caso posso confermare la veridicità storica di quanto affermato: si tratta di fatti accaduti in difesa della dottrina cristiana.
Molti, però, sostengono che quello dei cardinali sia un atto contro il papa.
Non è un atto contro il papa, ma un appello lecito al lui, affinché faccia pubblicamente chiarezza su punti fondamentali, di verità e di morale, per la vita della Chiesa e la salvezza delle anime. Concordo anche sul fatto che sia un atto di giustizia, visto che come cristiani siamo tenuti ad essere fedeli a Cristo e al suo Vangelo al di sopra di tutto. Questo vale per ciascun fedele, per il papa, per noi chierici, per i laici: nessuno può porsi al di sopra della tradizione e del Vangelo. E se c’è confusione in merito il primo compito del Santo Padre è quello di unire tutti nella verità del Magistero della Chiesa. Perciò spero che il papa risponda all’appello. 
di Benedetta Frigerio 20-11-2016
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-dubia-appellolecito-per-salvare-anime-18091.htm


Apre un blog dedicato al cardinale Raymond Burke

Il cardinale Raymond Burke
Il cardinale Raymond Burke
Balzato agli onori delle cronache cattoliche mondiali (ma già era abbastanza conosciuto nel mondo cattolico tradizionale) per essere uno dei quattro cardinali che ha redatto una lettera e delle domande precise per il Santo Padre Francesco in merito ai punti più discutibili dell’Esortazione apostolica Amoris laetitia”, il Cardinale Raymond Leo Burke, ex prefetto della Segnatura Apostolica e attualmente patrono del Sovrano Ordine Militare di Malta, riceve un ulteriore sostegno on line alle sue iniziative attraverso un nuovo blog CARDINAL BURKE (http://cardinalburke.blogspot.it/) che, gestito da alcuni laici, vuol far conoscere le attività promosse dal cardinale americano.
Nel blog oltre a notizie biografiche, è possibile trovare la traduzione in italiano delle sue interviste, delle sue omelie, dei suoi interventi. Interessante l’aforisma scelto dal blog per far conoscere questo cardinale di Santa Romana Chiesa. Si tratta di uno stralcio di una omelia tenuta nel 2010 quando disse: «Nel mondo di oggi c’è grande sete di Cristo e della libertà che Egli solo ci offre. Nelle case cattoliche e nella parrocchia i nostri fratelli devono trovare le fonti di acqua viva, le fonti di grazia divina, le fonti del Magistero della Chiesa e dei Sacramenti, specialmente, la Penitenza e la Sacra Eucaristia, che possono estinguere la sete spirituale di un mondo tristemente secolarizzato».
Matteo Orlando

Bisogni prima del dogma: Kasper ha già risposto
Leggendo i dubbi dei quattro cardinali sulla Amoris laetitia mi sono chiesto che cosa ne penserebbe il cardinale Walter Kasper. Ovviamente è impossibile saperlo. Però qualche ipotesi sulla scorta della sua linea teologica che ha fatto da apertura della lunga fase sinodale conclusasi con l’Esortazione apostolica stessa, ci autorizza a fare qualche libera esercitazione di fantateologia.
In un suo libro del 1967 dal titolo “Per un rinnovamento del metodo teologico”, il trentaquattrenne teologo Walter Kasper sosteneva che dopo il Concilio la teologia doveva cambiare metodo. Mentre fino ad allora si partiva dai dogmi e dal magistero e si scendeva ai bisogni umani, il processo doveva essere cambiato: il dogma doveva essere visto come intermedio tra la Parola e la situazione esistenziale e doveva collegarle tra loro. Ecco le sue parole: «Il dogma ora non può più apparire che come una grandezza relativa e storica, che ha solo un significato funzionale. Il dogma è relativo, in quanto è in rapporto con la Parola originaria di Dio, che serve ad indicare, e con le problematiche di un determinato tempo, e in quanto aiuta a intendere con esattezza il Vangelo nelle varie situazioni».
Il nuovo metodo accentuava il primato della Scrittura sulla Tradizione, trascurava che il dogma, prima di essere definito autoritativamente dal magistero, è già contenuto in quanto la Chiesa aveva sempre creduto, e intendeva la tradizione solo come la “interpretazione” della Scrittura. Kasper faceva dipendere questo nuovo metodo dalle novità del Concilio, però il Concilio aveva mantenuto l’equiparazione delle due fonti della Scrittura e della Tradizione.
Appare esplicito che nella nuova proposta metodologica di Kasper, il dogma è soggetto a cambiamento. Essendo a metà strada tra la Parola e la situazione di vita, il dogma cambia mentre cambia l’ermeneutica biblica e cambia mentre cambia la situazione di vita. Il dogma cambia nell’intreccio interrelato di questi due cambiamenti. Sia l’interpretazione della Scrittura, sia quella della situazione di vita, sono pressoché infinite ed inesauribili, sicché la nostra conoscenza del dogma sarà sempre imperfetta e perfettibile, avvolta da una certa dose di ignoranza e tuttavia in grado di progredire. Questo intendono molti teologi quando dicono che il dogma è storico.
Eccoci allora ai cinque dubbi dei cardinali. Nella prospettiva kasperiana, quanto il magistero afferma non può più essere inteso come una chiarificazione definitiva, una precisazione o una definizione dirimente. Quanto il magistero afferma è frutto di interpretazione e deve a sua volta essere interpretato. E’ frutto di una interpretazione della Parola e della situazione storica nello stesso tempo.
Nella prospettiva di Kasper è perfettamente logico che le varie diocesi diano una propria interpretazione di Amoris laetitia, anche se si tratta di interpretazioni molto lontane tra loro e non sono solo pastorali ma anche dottrinali. Se una diocesi decide di permettere l’accesso all’eucarestia ai divorziati risposati e un’altra no – come per esempio succede per le diocesi di Buenos Aires e di Filadelfia - , è difficile sostenere che la differenza tra le due sia solo pastorale e non anche dottrinale.
Scelte di questo genere motivano tutti e cinque i dubbi dei quattro cardinali, che sono dubbi dottrinali e non pastorali. Date le sue premesse, il teologo Kasper riconosce un pluralismo dottrinale, destinato a proseguire anche oltre le diverse linee-guida delle varie diocesi, scendendo anche alla base ecclesiale. Se il criterio è quello dell’interpretazione non si capisce perché ad un certo punto debba essere sostituito da quello dell’applicazione. 
Si noti, per precisione, che la centralità dell’interpretazione nel nuovo metodo kasperiano non significa solo che c’è qualcosa da interpretare che viene poi interpretato. Significa anche che l’atto stesso dell’interpretare è fonte di verità, in quanto la verità sarebbe compromessa sempre con la storia. 
Se ai quattro cardinali dovesse rispondere il cardinale Kasper, secondo me, direbbe che se il Papa avesse voluto precisare qualcosa nell’Amoris laetitia lo avrebbe fatto già nell’Amoris laetitia. Direbbe che il testo dell’Esortazione apostolica è un testo “aperto”, in dissonanza con il vecchio metodo teologico che lui – Kasper – aveva già decretato morto negli anni Sessanta e che invece loro – i quattro cardinali – considerano ancora valido. Direbbe che la richiesta che dei dubbi vengano sciolti dal magistero è una richiesta vecchia e superata, essendo che il compito del magistero è diventato piuttosto quello di suscitare dubbi, per dare nuovi impulsi all’interpretazione. Direbbe che la dottrina è a servizio delle persone nella loro situazione di vita, situazione di vita che non possiamo conoscere mai fino in fondo, come non conosciamo mai fino in fondo i principi dottrinali, che appunto devono sempre essere interpretati. 
di Stefano Fontana 20-11-2016