ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 19 novembre 2016

Incubo e risveglio


SPIACENTI, MA NON SI PUO' TACERE   

Quanto sta accadendo è la demolizione sistematica della Chiesa cattolica. Che altro bisogna aspettare ? Ignazio di Loyola aveva dato disposizioni precise affinché nessun gesuita accettasse mai di essere eletto papa !                                                                                                                                                                                                     di Francesco Lamendola 

Molti cattolici vorrebbero che non si dicesse nulla riguardo a ciò che papa Francesco, da quando è stato eletto al pontificato, sta dicendo e facendo. Molti cattolici, ottime persone, vorrebbero che al papa fosse risparmiato qualsiasi attacco, qualunque critica: soffrono davanti alla situazione di lacerazione e di autentica sofferenza che si è prodotta entro la Chiesa cattolica negli ultimi anni, e preferirebbero che non la si enfatizzasse. Sperano, forse, che le cose possano aggiustarsi da sole; sperano – e fanno bene - nello Spirito Santo. Tuttavia, in attesa che lo Spirito Santo faccia sentire il suo intervento – e lo diciamo senza alcuna ombra d’ironia, anzi, con la massima serietà: perché è chiaro, per un cristiano, che a governare la Chiesa, in ultima analisi, non sono gli uomini, ma Lui, lo Spirito Divino – non è proprio possibile tacere e fare finta di nulla, perché quanto sta accadendo è troppo grave.
Quanto sta accadendo è la demolizione sistematica, palese e ormai sfacciata, della Chiesa cattolica e del cristianesimo stesso. Dio sa se non sarebbe preferibile tacere, potendolo; ma se la nave brucia, com’è possibile che i marinai osservino la consegna del silenzio? Se la nave brucia, bisogna dare l’allarme, attingere l’acqua, formare la catena per spegnere l’incendio: ne va della vita di tutti. Ebbene, ciò che sta accadendo nella Chiesa cattolica a partire dal Concilio Vaticano II, e specialmente a partire dall’elezione di papa Francesco elezione irregolare in partenza, se è vero, come è vero, che i gesuiti sono sorti come l’ordine dei “fedelissimi del papa” e che Ignazio di Loyola aveva dato disposizioni precise affinché nessun gesuita accettasse mai di essere eletto papa è peggio di un incendio: è una progressiva trasformazione del cattolicesimo in un’altra cosa, in un’altra religione, in un’altra fede: più precisamente, è la trasformazione del cattolicesimo nella sua peggiore eresia, come la definì san Pio X: il modernismo. Il modernismo, questo deve essere ben chiaro a tutti, non è una forma del cattolicesimo: è il suo contrario, ed è la sua negazione. Il modernismo è la peggiore delle eresie, perché si alimenta di tutte le eresie che, nel corso della sua storia millenaria, hanno travagliato la vita della Chiesa, oltre che delle tendenze distruttive che si manifestano anche nella società profana: l’arianesimo, che nega, in sostanza, la divinità di Gesù, e la sua consustanzialità con il Padre; il pelagianesimo, che nega gli effetti generali del Peccato generale, e quindi, in pratica, rende inutile l’Incarnazione e la redenzione di Cristo; il luteranesimo, che proclama la libera interpretazione delle Scritture e svaluta, quando non abolisce, la sacra Tradizione; il relativismo, che nega l’esistenza della Verità assoluta e pone ogni singola verità sullo stesso piano dell’altra; l’indifferentismo, che proclama la pari dignità e la pari utilità, ai fini della salvezza, di tutte le fedi religiose; lo scientismo, che pretende di elevare il metodo scientifico ad unico criterio di verità, e lo vuole applicare anche ai fatti della religione, cioè al soprannaturale, evidentemente per smentirlo e negarlo; l’utilitarismo, che non bada al valore di verità delle cose, ma solo al loro effetto pratico, e che proclama vero ciò che è utile, e falso ciò che non lo è. E potremmo continuare per un pezzo sulla stessa falsariga.
Conosciamo personalmente dei cristiani, ottime persone sotto ogni punto di vista, i quali hanno perso la fede a causa di questo pontefice. Uno di essi ha confessato tristemente: Quel poco di fede che ho sempre lottato per conquistare e per conservare, costui me l’ha fatta perdere. E sono ormai sentimenti diffusi. Non passa quasi più giorno senza che i cattolici vengono rimproverati se osano mostrare un qualche attaccamento alla loro religione, così come la Chiesa l’ha sempre insegnata, per secoli e secoli, fino al Concilio Vaticano II, e, in parte, anche dopo, fino al pontificato di papa Benedetto XVI. Per esempio, che cos’è tutto questo disprezzo, tutta questa insofferenza, verso la Messa in latino, e per i cristiani che si rammaricano della sua soppressione (che il Concilio Vaticano II, sia detto qui fra parentesi, non aveva affatto deciso, ma che è stata imposta poi, silenziosamente e inesorabilmente, come se qualcuno lo avesse stabilito)? E che di autentico disprezzo si tratti, e non “semplicemente” di un legittimo desiderio di guardare avanti, di non indulgere in sterili nostalgie, lo abbiamo constatato personalmente, e non una volta sola. Vuole un consiglio? Non vada alla Messa in latino, si è permesso di dire, una volta, un giovane prete, non richiesto, ad una persona che non conosceva affatto. La ragione di quel “consiglio”? Per usare le sue precise parole: Quella è archeologia. E ciò, vale la pena di ricordarlo, nonostante il motu proprio di Benedetto XVI, che dichiara assolutamente lecita e legittima la pratica della Messa tridentina. Ma per i preti modernisti, ciò non significa nulla: la Messa in latino è, per loro, il simbolo stesso del passato, di quel passato preconciliare che essi vorrebbero distruggere, cancellare, far sparire anche dalla memoria. E papa Francesco ha fatto sue queste idee, questi atteggiamenti, questo stile.
È noto che quattro eminenti cardinali – Carlo Caffarra, Joachim Meisner, Raymond Burke e Walter Brandmüller - si sono rivolti ufficialmente alla Congregazione per la Dottrina sella Fede, chiedendo se i passi più controversi della Esortazione apostolica Amoris laetitia debbano ritenersi espressione della vera dottrina cattolica; ed è noto che, a due mesi di distanza (la richiesta venne inoltrata in settembre), né il Vaticano, né il papa stesso, si sono degnati di rispondere. Per lui, i dubbi di quei cattolici che egli considera, con estremo fastidio, dei “tradizionalisti”, dei “rigidi”, dei malati o degli ipocriti – sono le parole precise adoperate durante una delle sue recenti omelie nella Chiesa di Santa Marta – non meritano neppure di essere presi in considerazione. Sono talmente certi, lui, ed i suoi collaboratori, di seguire la strada giusta; sono così totalmente privi di umiltà e di prudenza, che le obiezioni, le angustie, gli autentici travagli di tanti cattolici, davanti al loro modo di procedere, non appaiono altro che dei miseri tentativi di frenare il “rinnovamento” della Chiesa, operato da oscuri conservatori che non hanno capito nulla del Vangelo. Loro sì, lo hanno capito; e poco importa se lo hanno capito in maniera palesemente difforme da come la Chiesa stessa lo ha letto, interpretato, insegnato e tramandato per secoli e secoli.
Quando papa Francesco afferma che le intenzioni iniziali di Lutero erano, in fondo, buone, e che egli voleva semplicemente criticare la pretesa della Chiesa di andare avanti senza lo Spirito Santo, dice delle cose inconcepibili dal punto di vista della dottrina cristiana. Sì o no? Quando afferma che, in base al “discernimento” dei singoli pastori, dei divorziati risposati possono ricevere l’Eucarestia, afferma delle cose incompatibili con la dottrina cattolica: sì o no? Quando sostiene che tutte le religioni contengono un nocciolo di verità e che tutte portano a Dio, dice una cosa radicalmente in contrasto con il Vangelo: sì o no? L’elenco potrebbe continuare. Senza alcun senso del limite, in documenti ufficiali (come Amoris laetitia) e in omelie improvvisate, o, peggio, in interviste rilasciate a raffica, ovunque e a chiunque, papa Francesco si è lanciato in una serie di esternazioni che fanno rabbrividire i cattolici dotati di memoria e di senso critico: affermazioni che contraddicono frontalmente, o, altre volte, subdolamente, il Magistero cattolico, quale sino ad ora si era espresso, e che mettono l’intera realtà della fede cristiana sotto una lue nuova, inaudita, sconcertante. Affermare che la misericordia di Dio è così grande da poter accogliere tutti, anche senza pentimento, anche senza desiderio di espiare, è conforme alla dottrina cattolica? E autorizzare, anzi, invitare i musulmani ad entrare nelle chiese cristiane, durante la santa Messa, per pregare Allah a fianco dei cattolici, e questo subito dopo che due musulmani hanno sgozzato un prete cattolico sui gradini dell’altare, durate la celebrazione della Messa, in una chiesa francese: è cattolico, questo? Il papa ha il diritto di farlo? Ha il diritto di prendere iniziative che sovvertono tutto ciò che ai cattolici è stato insegnato fin dall’infanzia, e che gettano nella confusione e nella costernazione migliaia, milioni di fedeli, di sacerdoti e di religiosi?
Ma ancora più significativo di quello che il papa dice, è quello che non dice: non parla mai del peccato; non parla mai del Giudizio; non parla mai dell’Inferno e del Paradiso; non parla mai del Demonio; non parla mai dell’evangelizzazione (quando non si affretta a rassicurare che non vuol fare proselitismo, come è accaduto durante il viaggio apostolico in Georgia); non parla dei sacrifici che il cristiano deve affrontare per esser fedele al Vangelo e del fatto che egli è oggetto di odio e persecuzione da parte del mondo. Sì, in Africa e in Medio Oriente hanno ammazzato circa un milione di cattolici, e messo in fuga milioni di altri, e il papa ha perfino speso qualche parola su quei fatti. Tuttavia, ne ha parlato assai meno, e con meno calore, meno convinzione, meno indignazione, di cento altre cose: del fatto che lui non se la sente di giudicare un omosessuale che vuole essere cristiano, per esempio. Chi sono io per giudicarlo?, ha affermato. E lo ha detto mentre parlava con il gran papa della Massoneria anticristiana, Eugenio Scalfari, con il quale ha dei regolari rendez-vous: con un uomo, cioè, che detesta il cristianesimo e che, sia detto per inciso, possiede un patrimonio di centinaia di milioni di euro – a proposito delle tante belle parole sulla Chiesa dei poveri, sulla opzione preferenziale per i poveri, sui diritti dei poveri e sul fatto che i poveri sono i prediletti del Signore. Sì, parole molto belle: ma allora, perché tanta familiarità con un miliardario dichiaratamente anticristiano? Del resto, anche il presidente Trump è un miliardario; e, per giunta, le sue idee sono molto, ma molto più vicine al cristianesimo, e specialmente al cattolicesimo, su una quantità di cose, specie in materia di etica e di morale sessuale; però papa Francesco lo ha descritto come un cattivo soggetto, un nemico del Vangelo, un candidato alla Presidenza da non votare. Evidentemente, per papa Francesco, sarebbe stato meglio se avesse vinto Hillary Clinton, la candidata della Massoneria, delle banche, delle multinazionali e dei diritti delle minoranze, a cominciare dagli omosessuali, smaniosi di ottenere la piena equiparazione delle loro unioni con il matrimonio fra uomo e donna, e perfino con il matrimonio religioso. Dunque: Scalfari, sì; Pannella, sì; Bonino sì; Clinton, sì; ma Trump, no. Un papa che fa politica, è già una cosa discutibile; ma un papa che fa politica per lodare i nemici della Chiesa – dalle intercettazioni telefoniche di Wikileaks si apprende come la signora Clinton si preparasse ad “addomesticare” il cattolicesimo mediante una primavera cattolica, secondo le sue idee progressiste – e per denigrare altri uomini politici, che, di fatto, sono assai più vicini al cristianesimo, ciò non si era mai visto. Ah, già: ma Trump vuol costruire un muro al confine con il Messico; e papa Francesco è nemico di tutti i muri. Dice che bisogna gettare ponti e non costruire muri: una bella frase, senza dubbio; fa effetto, piace, sembra confezionata apposta per strappare gli applausi. Peccato che sia una frase senza senso, o peggio, un autentico inganno, ispirato alla più bieca demagogia: se non si specifica per chi o per che cosa si alzano i muri e si gettano i ponti, qualunque interpretazione diventa lecita, anche la più folle. Ora, tornando a Trump, non si tratta di erigere un muro, ma di ultimare una recinzione di filo spinato che, di fatto, già esiste, ed è lunga oltre 1.000 km: si tratta di portarla a 3.000 km., per mettere tutto il confine sotto controllo. Ebbene, cosa c’è di anticristiano in questa idea? Difendere i propri confini è anticristiano? E qui si tocca un’altra delle esternazioni preferite di papa Francesco, che egli fa passare per autentica dottrina della Chiesa: ossia che i confini sono sempre cattivi, e che non è cristiano farli rispettare. Ma quando mai? Perché non guarda alla Spagna? La Spagna, nell’ultimo anno ha lasciato entrare nel suo territorio pochissime migliaia di cosiddetti profughi; l’Italia, decine e decine di migliaia. Grazie anche ai suoi continui interventi, alle sue pressioni, ai suoi rimproveri, ai suoi ricatti. Pare che chi fa rispettare i confini sia un mostro di egoismo: poverini, sono dei profughi in cerca di salvezza: come si fa a respingerli? Peccato che uno su venti di loro sia un vero profugo; e peccato che il problema della miseria o della guerra negli altri continenti non si risolva dicendo loro, a tutti loro, milioni o miliardi di persone: Venite, venite da noi; venite in Italia; e, come ora si sta facendo, mandando la Marina non a difende i confini, ma a traghettare ufficialmente questi invasori travestiti da profughi, ben decisi a conquistare e islamizzare il nostro Paese, sfruttando anche la nostra insipienza e i nostri scrupoli morali. Forse che gli Spagnoli non sono dei buoni cattolici, perché fanno rispettare i confini? Eppure, la traversata dal Marocco alla Spagna è infinitamente più semplice che dal Marocco all’Italia: basta guardare la carta geografica. Sono pochi chilometri. Anzi, non occorre neanche la traversata, perché la Spagna possiede due enclaves sulla costa del Marocco, Ceuta e Melilla. Se fossero italiane, sarebbero le porte girevoli per consentire a chiunque di entrare nel nostro Paese, ancor più comodamente di quanto già avviene. Con la benedizione del papa. Ma rientra nei suoi doveri di pastore della Chiesa, questa incessante propaganda pro-invasione islamica dell’Italia e dell’Europa?
No, davvero: non si può tacere oltre. Questo papa non sta agendo da papa, né si comporta da pastore del gregge: vuol condurre la Chiesa su una strada che non è quella tracciata dal sacro Magistero. Il fatto che egli piaccia tanto a persone come Scalfari e Bonino, ma che provochi dolore e drammi di coscienza a tanti bravi cattolici, religiosi e sacerdoti, non è di per sé eloquente? Che altro bisogna aspettare, fin dove si deve lasciarlo arrivare? Non è già abbastanza grave il male che ha fatto sinora?
 
Spiacenti, ma non si può tacere
di Francesco Lamendola


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