ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 12 novembre 2016

J.K.C.V. (Jorge quamquam Christus Vincit)

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No Santo Padre Francesco la Messa antica non è una eccezione


rimasi sbigottito per il divieto del messale antico, dal momento che una cosa simile non si era mai verificata in tutta la storia della liturgia. Pio V e non diversamente da lui, anche molti dei suoi successori avevano rielaborato questo messale, in un processo continuativo di crescita storica e di purificazione, in cui, però, la continuità non veniva mai distrutta…” (Benedetto XVI nel libro autobiografico La mia vita)
Sono alcuni giorni che il Papa Francesco, a ruota libera, sta rilasciando dichiarazioni sempre più ambigue, confuse, atte a destabilizzare per sempre una certa tradizione sana e dottrinale nella Chiesa. Cominciamo da questa:
La messa in latino? “Solo una eccezione”, mette in chiaro il pontefice: “Papa Benedetto ha fatto un gesto giusto e magnanimo per andare incontro ad una certa mentalità di alcuni gruppi e persone che avevano nostalgia e si allontanavano – sottolinea Bergoglio parlando della messa tridentina introdotta nel 2007 da Ratzinger con un motu proprio a tutti i sacerdoti che la volessero celebrare. Ma è un’eccezione”. (vedi qui testo)
Ma è davvero così? NO! E questo per due motivi:
– il primo è che NESSUN RITO approvato dalla Chiesa può essere definito una “eccezione”, o è un rito o non lo è, e se lo è non può essere definito una eccezione. La Santa Messa in qualsiasi forma, lecita ovviamente, non può essere dichiarata una eccezione in se perché coinvolge le parole del Cristo che comanda “fate questo….” FATE! Inoltre – questa forma – non è una eccezione ma, come vedremo dalle parole di Benedetto XVI è UN ATTO GIURIDICO, UN REGOLAMENTO GIURIDICO e precisa che «questo Messale non fu mai giuridicamente abrogato e, di conseguenza, in linea di principio, restò sempre permesso». Benedetto XVI spiega l’arricchimento tra «le due forme dell’uso del rito romano», in quanto l’una non potrà prescindere dall’altra.
– il secondo motivo ci viene chiarito sempre dalle parole di Benedetto XVI che non dice affatto quel che ha detto il suo successore! Ecco le sue parole nel famoso Summorum Pontificum:
Perciò è lecito celebrare il Sacrificio della Messa secondo l’edizione tipica del Messale Romano promulgato dal Beato Giovanni XXIII nel 1962 e mai abrogato, come forma straordinaria della Liturgia della Chiesa…”(art.1 della Lettera Summorum Pontificum)
Leggiamo bene, non dice che è una eccezione ma che E’ LECITO, lecito celebrare una Messa MAI ABROGATA….. leggiamo anche quest’altro articolo:
Art. 5. § 1. Nelle parrocchie, in cui esiste stabilmente un gruppo di fedeli aderenti alla precedente tradizione liturgica, il parroco accolga volentieri le loro richieste per la celebrazione della Santa Messa secondo il rito del Messale Romano edito nel 1962. Provveda a che il bene di questi fedeli si armonizzi con la cura pastorale ordinaria della parrocchia, sotto la guida del Vescovo a norma del canone 392, evitando la discordia e favorendo l’unità di tutta la Chiesa.
  • 3. Per i fedeli e i sacerdoti che lo chiedono, il parroco permetta le celebrazioni in questa forma straordinaria anche in circostanze particolari, come matrimoni, esequie o celebrazioni occasionali, ad esempio pellegrinaggi.
“ACCOLGA VOLENTIERI” non è fare una eccezione, ma entrare in uno spirito di concordia per l’una e l’altra parte; “PERMETTERE” non è una eccezione come la intende Papa Francesco, al contrario, è una SOLLECITAZIONE rivolta ai parroci affinchè non pongano ostacoli…. Ancora più sollecito è questo articolo:
Art. 7. Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all’art. 5 § 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio. Se egli non può provvedere per tale celebrazione, la cosa venga riferita alla Pontificia Commissione “Ecclesia Dei”.
ripetiamolo: Se un gruppo di fedeli laici fra quelli di cui all’art. 5 § 1 non abbia ottenuto soddisfazione alle sue richieste da parte del parroco, ne informi il Vescovo diocesano. Il Vescovo è vivamente pregato di esaudire il loro desiderio.
_027-messa-antica-2Il M.P si conclude infatti con queste parole di autorità indiscutibile:
Tutto ciò che da Noi è stato stabilito con questa Lettera Apostolica data a modo di Motu proprio, ordiniamo che sia considerato come “stabilito e decretato” e da osservare dal giorno 14 settembre di quest’anno, festa dell’Esaltazione della Santa Croce,nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario. Dato a Roma, presso San Pietro, il 7 luglio 2007, anno terzo del nostro Pontificato. BENEDETTO PP. XVI
 ordiniamo che sia considerato come “stabilito e decretato” e da osservare … nonostante tutto ciò che possa esservi in contrario“, dove sta l’eccezione?
E come a prevenire proprio pensieri ed interpretazioni distorte come questa di Papa Francesco, così ammoniva Benedetto XVI nella Lettera di accompagnamento al M.P. ai Vescovi:
“Nulla si toglie quindi all’autorità del Vescovo il cui ruolo, comunque, rimarrà quello di vigilare affinché tutto si svolga in pace e serenità. Se dovesse nascere qualche problema che il parroco non possa risolvere, l’Ordinario locale potrà sempre intervenire, in piena armonia, però, con quanto stabilito dalle nuove norme del Motu Proprio.
“IN PIENA ARMONIA, PERO’ “… dice il Papa Benedetto, con quanto stabilito dal M.P. non per una eccezione ma per un DECRETO UFFICIALEun diritto di Dio e del fedele.
Che cosa significa, allora, che il rito nella forma antica è “straordinario”? Perché è questa scelta (per noi infelice) che ha creato l’ambiguità e che permette oggi, ai detrattori del rito antico, di poterla trattare come una eccezione se non, addirittura, desiderare di vederla scomparire del tutto.
Benedetto XVI lo motiva con queste parole: ” Sono giunto, così, a quella ragione positiva che mi ha motivato ad aggiornare mediante questo Motu Proprio quello del 1988. Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa. Guardando al passato, alle divisioni che nel corso dei secoli hanno lacerato il Corpo di Cristo, si ha continuamente l’impressione che, in momenti critici in cui la divisione stava nascendo, non è stato fatto il sufficiente da parte dei responsabili della Chiesa per conservare o conquistare la riconciliazione e l’unità; si ha l’impressione che le omissioni nella Chiesa abbiano avuto una loro parte di colpa nel fatto che queste divisioni si siano potute consolidare…”
Dunque la ragione che ha motivato Benedetto XVI a ripristinare una forma del rito della Messa,mai abrogato come abbiamo letto, è POSITIVA e non è come dice Papa Francesco “per soddisfare qualcuno” ma PER RICONCILIARE UNO STRAPPO INGIUSTO ED INGIUSTIFICATO… e dice ancora Benedetto XVI:
“Non c’è nessuna contraddizione tra l’una e l’altra edizione del Missale Romanum…”
Se non c’è alcuna contraddizione tra l’uno e l’altro Messale, come si fa a dire che uno è una “eccezione”? Il termine di forma “straordinaria” Benedetto XVI fu costretto a coniarlo a causa delle minacce che ricevette da molti episcopati, come quello francese, i quali nell’ottobre del 2006 ricattarono il Papa che se avesse firmato quel Motu Proprio loro non avrebbero obbedito…. Sì, Benedetto XVI si è lasciato sprofondare nel ricatto cercando un COMPROMESSO che potesse andare bene a tutte le parti e, nel lasciare a chiunque la libertà LEGITTIMA di usare questa forma, la rilegò però in una forma “straordinaria” per non “offendere” il Messale della riforma del concilio Vaticano II entrato oramai nell’ordinarietà. Come a dire, e lo dice letteralmente:
“Difficile è rimasta, invece, la questione dell’uso del Messale del 1962 al di fuori di questi gruppi, per i quali mancavano precise norme giuridiche, anzitutto perché spesso i Vescovi, in questi casi, temevano che l’autorità del Concilio fosse messa in dubbio. Subito dopo il Concilio Vaticano II si poteva supporre che la richiesta dell’uso del Messale del 1962 si limitasse alla generazione più anziana che era cresciuta con esso, ma nel frattempo è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima EucaristiaCosì è sorto un bisogno di un regolamento giuridico più chiaro che, al tempo del Motu Proprio del 1988, non era prevedibile; queste Norme intendono anche liberare i Vescovi dal dover sempre di nuovo valutare come sia da rispondere alle diverse situazioni…”
altro che, come vorrebbe affermare Papa Francesco, che tale Messa sarebbe stata data per i “nostalgici”…. al contrario, afferma Benedetto: ” è emerso chiaramente che anche giovani persone scoprono questa forma liturgica, si sentono attirate da essa e vi trovano una forma, particolarmente appropriata per loro, di incontro con il Mistero della Santissima Eucaristia…”. E dice ancora:
“La vostra carità e prudenza pastorale sarà stimolo e guida per un perfezionamento. Del resto le due forme dell’uso del Rito Romano possono arricchirsi a vicenda: nel Messale antico  potranno e dovranno essere inseriti nuovi santi e alcuni dei nuovi prefazi… (..) Ciò che per le generazioni anteriori era sacro, anche per noi resta sacro e grande, e non può essere improvvisamente del tutto proibito o, addirittura, giudicato dannoso. Ci fa bene a tutti conservare le ricchezze che sono cresciute nella fede e nella preghiera della Chiesa, e di dar loro il giusto posto.”
_027-messa-antica-3Se le due forme possono “arricchirsi” a vicenda, come può essere definita – una cosa che va ad arricchire – una eccezione? E ciò che ha arricchito intere generazioni, come può essere definito, ora, una eccezione? Benedetto XVI prese questa decisione non perché la vide come una eccezione per soddisfare i pruriti di qualche gruppo, ma perché comprese bene IL VALORE, il tesoro inestimabile contenuto in quella forma, l’errore che fece è di non averlo IMPOSTO come invece avrebbe dovuto e potuto fare proprio per evitare interpretazioni sciocche ed erronee come questa espressa dal suo successore che rischia di riportare, piuttosto, questo “tesoro di inestimabile valore”, nelle discariche dell’autodemolizione in cui coabitano oggi intere diocesi.
E quando la Rivista Civiltà Cattolica dei gesuiti era ancora cattolica, scriveva così nel suo editoriale del 15 settembre 2007, commentando il MP: “La precisazione «il sacerdote non ha bisogno di nessun permesso, né della Sede Apostolica né del suo ordinario» esprime un reale mutamento giuridico rispetto alla normativa in vigore dal 1984. Allora si trattava di un «indulto», cioè di una concessione fatta — a titolo di deroga «indulgente» alla norma — dal vescovo diocesano a singoli sacerdoti e ai rispettivi fedeli, previa ammissione della legittimità ed esattezza dottrinale del Messale di Paolo VI. Ciò che prima era concessione, adesso è norma…”
L’Eucaristia è il Tesoro più grande che Gesù Cristo ha consegnato alla Chiesa e sempre i Papi hanno protetto le varie forme, lecite, nel corso dei secoli, in nessun caso, per le forme lecite appunto, si può parlare di “eccezione” senza rischiare di andare a rendere eccezione ciò che il Rito custodisce….
Benedetto XVI scrive nel M.P. “ Si tratta di giungere ad una riconciliazione interna nel seno della Chiesa“, ciò significa che chi nega questa forma, chi la rigetta, chi la rifiuta, chi la vede come una eccezione, contribuisce ad una ROTTURA. Laddove non si è obbligati a celebrare nella forma antica, il Documento papale stabilisce che non vi ci si opponga perchè, questa forma, NON FU MAI ABROGATA e l’averlo fatto ha provocato una frattura interna alla Chiesa risanabile solo attraverso questa CONVIVENZA con la forma detta ordinaria. Il perché è semplice, spiega Benedetto XVI: le due forme non sono due riti separati, ma due forme di UN UNICO RITO. Se si rende eccezione uno, anche l’altro ne subirà le conseguenze.
E mentre il rito nella forma antica non ha bisogno della forma ordinaria per insegnare e trasmettere ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, è proprio la forma ordinaria che ha bisogno della forma detta straordinaria (antica) per affermare la propria identità, altrimenti si dovrebbe affermare che la Messa ordinaria sia nata “oggi” e non avrebbe alcun legame con il passato liturgico della Chiesa…
Noi non entriamo ora nelle polemiche o nelle dispute, a torto o a ragione, di chi proprio non accetta la Messa nella forma ordinaria (noi stessi rigettiamo comunque la forma della Messa moderna fatta con l’inserimento di abusi spesso anche gravissimi), ma vogliamo stabilire con chiarezza che il pensiero di Papa Francesco su questa questione è sbagliato: la Messa nella forma straordinaria non è una eccezione, ma il fondamento che legalizza e tiene in piedi, paradossalmente, la Messa ordinaria!
La Messa nella forma antica è un DIRITTO di Dio e dei fedeli che Benedetto XVI ha trasformato in un Regolamento ufficiale con un Documento ufficiale, una Norma, non  una eccezione. O dovremo anche pensare che quel “piccolo gregge” che vive della Messa di sempre sia una “eccezione”, quasi non in piena comunione con la Liturgia della Chiesa Cattolica? Vogliamo sperare e credere di NO! E per dire ciò vi abbiamo portato le prove.
RICORDA CHE:
“Il Popolo di Dio ha bisogno di vedere nei sacerdoti e nei diaconi un comportamento pieno di riverenza e di dignità, capace di aiutarlo a penetrare le cose invisibili, anche senza tante parole e spiegazioni. Nel Messale Romano, detto di San Pio V, come in diverse Liturgie orientali, vi sono bellissime preghiere con le quali il sacerdote esprime il più profondo senso di umiltà e di riverenza di fronte ai santi misteri: esse rivelano la sostanza stessa di qualsiasi Liturgia…” (Giovanni Paolo II – Lettera alla Congregazione per il Culto Divino 21.9.2001)
Il Summorum Pontificum, la Messa nella forma di sempre, non é una eccezione per pochi eletti (o pochi “disgraziati”, a seconda) ma è per tutti i fedeli di buona volontà. Va da sé che la buona volontà non è di tutti. Tu pensa alla tua. Del resto se un cuore è sordo, è sordo. Con chi non vuol sentire non serve urlare. E a te, o Sacerdote, prega piuttosto che Dio doni loro orecchi sane e sussurri le parole che solo Lui sa. Di questi tempi potresti ritrovarti “padre” nella fede di numerosa prole che mai immagineresti. Non sei felice?
Laudetur Jesus Christus  12 NOVEMBRE 2016

Un'umiliazione cocente l'atto di sostanziale prosternazione compiuto dal gesuita Bergoglio nei confronti dell'eretico Martin Lutero

Io non ci sto! Non voglio assolutamente subire una umiliazione cocente per l'atto disostanziale prosternazione compiuto dal gesuita Bergoglio nei confronti dell'eretico Martin Lutero, nei giorni del 31 Ottobre e del 1° Novembre, a Lund, in Svezia, nella nefasta ricorrenza della scissione promossa, 500 anni fa, dall'ex-monaco agostiniano, in spregio della Chiesa Universale, dei suoi dogmi fondanti, dei suoi Santi, del Supremo Magistero Pontificio.
Per grande beffa, l'incontro è avvenuto proprio nel giorno memoriale in cui la Chiesa Cattolica, la mia, la nostra Chiesa, porta all'attenzione dei suoi fedeli, le virtù eroiche dei Santi -ai quali Lutero ha negato l'ufficio dell'intermediazione presso il trono del Signore- di tutti coloro che, nell'imitazione del Cristo, hanno sempre cercato, nell'esistenza quotidiana, di testimoniare il Vangelo e la lezione, il messaggio che da Esso promana.
Ho assistito, per caso, durante un'edizione della sera del giornale televisivo, ad una cerimonia, cosiddetta ecumenica, dai tratti penosi, raggelanti, con l'abbraccio ad una mazza di scopa con in cima dei cernecchi ispidi e incolori: ne sono rimasto estremamente sconcertato da quello che ha significato in termini di identità, di fede religiosa, di vivificazione del credo cattolico; di qualificazione della propria anima più profonda.
Io non devo, né voglio, chiedere scusa a nessuno, per il mio essere cattolico. E nessuno è delegato a farlo in mio nome ed in mia vece per gli eventuali "errori" commessi, lungo il corso dei secoli, o alla Chiesa imputati: a torto oppure a ragione. E' la dialettica della vita; è il dare e l'avere dei conti con i quali ci si misura nel corso dell'esistenza di ciascuno e di tutti: storica, sociale o religiosa che essa sia. Io non devo farmi perdonare nulla da nessuno per le mie credenze, perche cattolico, apostolico, romano; con tutti gli errori, le prevaricazioni, i soprusi -di cui sono orgoglioso- che questo ha comportato, in oltre due millenni di verità soprannaturali rivelate, ma anche e soprattutto per gli eroismi, i sacrifici, i martìri che l'essenza stessa cristiano-cattolica sottende e comporta essendo ad essa connaturati sin dai primordi, con tutta la fierezza, con tutto il peso, il fardello con cui ad essa si guarda come ad un faro di luce inestinguibile che indica la rotta sicura tra i marosi della vita, che quasi travolgono chi della Barca di Pietro non riesce a comprendere, nel mondo, la funzione salvifica, il carisma identitario.
Quella alla quale guardo è la Chiesa stessa di Francesco d'Assisi (1182-1226) che, nel 1219, si recò in Egitto per rendere testimonianza al Vangelo di Cristo e cercare di convertire alla fede cristiana il sultano di quella regione dell'Africa. E' la stessa Chiesa della domenicana Caterina Benincasa di Siena (1347-1380) che, con le sue ardenti e severe lettere, convinse il Pontefice Gregorio XI de Beaufòrt (1370-1378) a riportare la sede papale in Roma, il 17 Gennaio del 1377, ponendo in tal modo fine al periodo avignonese della residenza dei Papi nella famosa città della Francia meridionale.
E' la Chiesa di Leone X de' Medici (1513-1522), intelligente protettore di artisti e letterati, che, nel 1521, fulminò la scomunica contro Martin Lutero alla cui formulazione collaborò altresì il cardinale Gerolamo Aleandro, già arcivescovo di Brindisi dal 20 Dicembre 1524 al 1° Febbraio 1542.
Quel Lutero che, nella sua incontenibile fòia, contrasse matrimonio con una exmonaca germanica, Caterina di Bora (1499-1552).
Ma è anche la Chiesa di Paolo III Farnese (1534-1549) che indisse il Concilio di Trento (1545-1563), l'assise dirimente nella storia della Chiesa moderna in cui si provvide, durante le sessioni dei lavori, alla ridefinizione precisa dei dogmi cattolici sanzionando nettamente l'errore dei protestanti e dando inizio alla "tridentinizzazione" di ciascuna chiesa diocesana. Furono i Chierici Regolari Teatini -tra gli altri ordini religiosi-, fondati da Gaetano di Thiène (1480-1547) e da Giovan Pietro Carafa (1555-1559), Arcivescovo di Brindisi dal 1518 al 1524, poi Sommo Pontefice con il nome di Paolo IV, che si adoperarono con attivo zelo a vivificare il credo cattolico e a contrastare l'influenza protestante sulle popolazioni degli stati dell'Europa latina.
Ancora, è la Chiesa di Pio V Ghislieri (1566-1572) che istituì, in memoria della vittoria di Lepanto, il 7 Ottobre del 1571, la festa del Rosario che ancora oggi si celebra, ogni 7 di Ottobre di ciascun anno, in onore della Vergine Maria, con la recita della supplica, poi composta dall'avvocato di Latiano, in terra di Brindisi, Bartolo Longo (1841-1926), fondatore, dal 7 Maggio 1875, del Santuario di Valle di Pompei.
Una istituzione che, con il Concilio tenutosi in Vaticano e comunemente definito "Vaticano I", ha codificato il dogma dell'infallibilità del Pontefice Romano quando parla ex-cathedra -avendo già definito, in precedenza, nel 1854, la Concezione Immacolata di Maria-, quasi un percorso di continuità ideale tra il Concilio di Trento e il Vaticano I, senza jati di sorta tra i due fondamentali eventi che hanno segnato, in modo indelebile, le vicende della Chiesa Cattolica, sia nel periodo cronologico moderno che in quello dell'epoca contemporanea.
Molto saggiamente, il Papa Emerito, Benedetto XVI Ratzinger (2005-2013) che volle usare quel nome in omaggio al Sommo Abate di Norcia, nelle sue Ultime Conversazioni, intavolate con Peter Seewald, afferma come "nel caso dei protestanti direi che il vero grande problema è la frammentazione interna. Si discute sempre solo con una realtà parziale del protestantesimo, la quale a sua volta è in contrasto con le altre realtà. I protestanti stanno vivendo una grave crisi, com'è risaputo… D'altra parte anche la Chiesa protestante tedesca sta vivendo una grave crisi" (p. 191). E' la legge del contrappasso. E' la beffa per una Chiesa che si affermò con la violenza e il sopruso e soltanto perché i prìncipi che vi aderirono potessero incamerare i beni della Chiesa germanica, dei suoi Ordini religiosi e cavallereschi, degli Enti che intorno ad essa gravitavano. Gli Hóhenzollern costituiscono il caso emblematico delle proditorie appropriazioni perpetrate ai danni della Chiesa Cattolica tedesca: Alberto di Hóhenzollern, gran Maestro dell'Ordine cavalleresco-ospitaliero Teutonico, approfittò del rivolgimento posto in atto da Lutero per scippare a tradimento i beni dell'Ordine, tra cui, particolarmente, la Prussia, per farne una pertinenza privata, in sfregio di ogni diritto e logico buonsenso. Lutero avallò queste rapine fornendo ad esse ogni giustificazione sia di carattere dottrinario che religioso e morale. Però, a ben guardare, quella cui sono fisi i miei occhi, è la Chiesa di Pio XI Ratti (1922-1939) che, nel 1925, volle istituire la festa di Nostro Signore Gesu Cristo Re, fissandola nell'ultima domenica di Ottobre.
A Papa Ratti, fece immediato seguito Pio XII Pacelli (1939-1958), il Pastor Angelicus, il cui supremo Magistero viene ricordato per aver impresso alla Chiesa di Roma il crisma dell'estrema chiarezza del pensiero e della parola ma, al di sopra di ogni altro essenziale dato, per il senso di umanità profonda che costituiva l'imprinting indelebile della sua cristiana caritas.
Ora, per quello che personalmente mi concerne, il sospetto risulta legittimo. Il padre gesuita Bergoglio, con il suo viaggio in Svezia, è voluto andare a infondere linfa ad una Chiesa ormai asfittica ed estenuata? Si è recato nel Paese scandinavo per vivificare una istituzione che boccheggia sempre di più? Se cosi fosse, sarebbe un fatto davvero molto grave; un evento che lascia nello sconcerto, credo, milioni di Cattolici, a totale detrimento dei fedeli di ogni latitudine dell'intero orbe terracqueo che guarda a Roma e alla sua Chiesa, se pure, oggi, querula, tremebonda, emasculata, come all'antica madre nel cui caldo seno poter ritrovare il nido primigenio, sicuro; l'integrale benevolenza per essere protetti dalle gravi tribolazioni dell'esistenza. Per poter, alla fine, innalzare al cielo l'anafora trinominale della Chiesa Trionfante: Christus vincit, Christus regnat, Christus imperat! Per sempre!
Di Gaetano di Thiène Scatigna Minghetti