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sabato 12 novembre 2016

Gli eunuchi “moderati”

Il tradimento di Palazzo Moroni

Il sindaco di Padova, Massimo Bitonci, è un galantuomo. Poteva durare? Forza Italia, 5Stelle e PD, in amoroso triangolo, si riuniscono nelle ore in cui la gente normale dorme e con dichiarazione notarile sfiduciano Bitonci. E così rimediano agli errori di quegli elettori che ancora pensavano che il loro voto valesse qualcosa…

di  Elisabetta Frezza e Patrizia Fermani

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Nel Medioevo si usava il veleno, oggi va di moda il tradimento per atto notarile. Uno strumento moralmente meno impegnativo, con la veste pulita di una presunta rispettabilità.

La firma di 17 consiglieri comunali, la metà più uno dei componenti del Consiglio, ha sfiduciato stanotte il sindaco leghistaMassimo Bitonci e la sua giunta, aprendo la strada al commissariamento del comune di Padova.

L’inciucio ha stretto insieme PD, 5Stelle e Forza Italia, con il notorio concorso esterno della Curia che ha sempre tirato il carro radical-progressista e che ora detta l’agenda politica secondo il mandato bergogliano.

Il tradimento è stato consumato dagli ex-alleati forzisti che, esenti costituzionalmente da ogni  preoccupazione sia ideologica sia morale, puntano sinceramente solo al potere, di qualunque colore sia tinteggiato, e sono accompagnati dai relativi nuclei famigliari. Con la felice eccezione dei pochi (tra cui la giovane vice-sindaco) che, in nome del bene comune, hanno resistito anche all’attacco personale e al ricatto mediatico.

Il piano era stato elaborato da tempo, come per la strage di Senigallia ordita da Cesare Borgia, ma attraverso un più lungo lavorio di demolizione e di denigrazione a mezzo stampa, che ha agevolato l’abbraccio decisivo con i nemici ufficiali.

zpericolo-vipereLa copertura ideale all’operazione la fornisce la vulgata per cui il sindaco avrebbe tradito la promessa funzione di “pontiere”.

A spiegare la metafora edilizia – per cui bisogna sempre costruire ponti e non muri – viene ovviamente in soccorso la grammatica bergogliana, quella canterellata per l’ennesima volta anche nell’ultimo amoroso incontro con Scalfari all’enoteca di Santa Marta. I due amici, l’inquilino della casa e la Musa ispiratrice di ogni suo pensiero più profondo, hanno elaborato insieme questa oculata ricetta politica: a decidere deve essere il popolo dei poveri, dei deboli e degli esclusi, determinando così la “politica alta, creativa, le grandi visioni”. Proprio “come disse Aristotele” (prima di Paperino, ndr). Concludendo dopo l’ultimo boccale – contro la nota teoria di Troisi per cui quello che conta è la salute – che la cosa più importante è sempre l’amore.

Si raccomanda la lettura integrale di questo piccolo gioiello di pensiero politico a due teste e quattro mani, per chiunque aspiri ad una comprensione piena dei fenomeni e ad un allargamento adeguato del proprio orizzonte culturale (clicca qui).

Sempre sulla base della dogmatica politica scalfarian-bergogliana, la destituzione di Bitonci si inquadra anche in unaesigenza di prevenzione. Infatti – come sostiene Scalfari, prendendo spunto in ciò da Napolitano – “Trump non ha alcun carisma e alcuna competenza politica. La leadership gliel’hanno data gli elettori, mentre Obama fu lui a convincere gli americani e l’intero mondo occidentale. La differenza è dunque totale”. Che si traduce così: gli elettori sono incapaci di capire chi è bene che governi, questo lo deve decidere il potere costituito, occulto o palese, in modo da evitare sgradite sorprese. Come nel caso di Trump, anche l’elezione di Bitonci e l’affermazione della Lega sono incidenti di percorso dovuti al suffragio universale, che ora – secondo la lezione di Machiavelli – è opportuno correggere, se necessario con l’aiuto di un notaio.

In ogni caso il popolo può dormire sonni tranquilli, perché sulla democrazia veglia anche, nel frattempo, il nucleo sempreverde e onnipresente degli eunuchi “moderati”, il genere politico fluido capace di adattarsi a tutte le circostanze e a tutte le stagioni. Oggi costoro si riuniscono tutti soddisfatti al PalaGeox di Padova sotto il titolo “Megawatt: Idee per riaccendere il paese”. Che neanche al grest di San Tordino si era mai letto niente di più brillante.
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P.S. Onore a Massimo Bitonci, un uomo d’onore

 – di Elisabetta Frezza e Patrizia Fermani

Redazione12/11/2016