ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 12 novembre 2016

Vox deserti clamantis

Scalfari portavoce del Papa, ormai è un fattoAll'ennesima conversazione privata tra il fondatore di Repubblica e papa Francesco trasformata in intervista giornalistica dobbiamo arrenderci al fatto che si tratti di una scelta consapevole del Papa. Che però, sia per le modalità sia per i contenuti (non si sa quanto fedeli all'originale) crea solo confusione e disorientamento.


Abbiamo sempre sostenuto, a ragione, e continuiamo a farlo che le interviste del Papa non sono Magistero, per cui vanno prese per quel che sono: un modo possibile per conoscere il pontefice regnante, capirne meglio il suo pensiero. E se qualcosa stona, sembra contraddire ciò che è stato finora, pazienza: una dichiarazione ai giornalisti, per quanto crei confusione o riveli giudizi discutibili, non può certo sostituire o cambiare ciò che è l’insegnamento della Chiesa.
Questo vale anche per le ultime uscite, le conferenze stampa in aereo e i colloqui con il fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, l’ultimo dei quali ieri veniva riportato in due paginoni del quotidiano romano.
Eppure è difficile sfuggire a una sensazione di disagio, perfino di amarezza, nel leggere il resoconto di questi colloqui trasformati in intervista. Quando a pochi mesi dall’inizio del pontificato uscì la prima (clicca qui), fu facile prendersela con uno “scorretto” Scalfari che pubblicò come intervista quello che era stato un lungo colloquio privato. Lo stesso anziano giornalista fu poi costretto ad ammettere che aveva trascritto a memoria, non avendo né registrato né preso appunti: più o meno quelli erano gli argomenti, più o meno era il senso, ma magari le parole non erano proprio quelle.
Il “fattaccio” si ripeté qualche mese più tardi, un colloquio privato con Scalfari trasformato in intervista da vendere su Repubblica (clicca qui). Da allora ogni tanto Scalfari ci spiega che il Papa lo chiama al telefono per spiegargli questo o quello. Ora, dopo tre anni, bisogna ammettere – pur restando le scorrettezze di Scalfari – che quello di papa Francesco è un modus operandi. Come ha dimostrato in queste settimane - prima con l’incontro con i luterani a Lund e poi ora con i movimenti popolari in Vaticano – ha preso l’abitudine di telefonare o incontrare Scalfari in occasioni di incontri importanti del suo pontificato per spiegargli il significato dell’evento e il suo progetto globale, ben cosciente che il fondatore di Repubblica lo riporterà sul suo giornale.
Il disagio non sta nella familiarità che il Papa ha instaurato con uno dei campioni italiani del laicismo, anzi: in sé è bella questa capacità di instaurare rapporti umani con chi è lontano. Ma è quantomeno curioso, per non dire fastidioso, che i fedeli debbano leggere da Scalfari ciò che il Papa pensa della Chiesa e quale sia la sua visione del cristianesimo. 
A questo si aggiunge poi il contenuto di queste “spiegazioni”, a dir poco problematico. Nell’articolo del 30 ottobre, alla vigilia della cerimonia di Lund (clicca qui), Scalfari riferiva di una telefonata ricevuta tre giorni prima in cui papa Francesco gli spiegava che il suo obiettivo è l’affratellamento di tutte le religioni visto che tutte credono in un unico Dio; e l’unificazione delle chiese cristiane. Quanto alla misericordia poi, riferisce sempre Scalfari, papa Francesco «adotta il punto centrale della Riforma luterana quando supera l’intermediazione dei sacerdoti tra i fedeli e Dio». 
Nell’intervista di ieri (clicca qui) scopriamo invece che «Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere», per non parlare di teorie già note come il denaro radice di tutti i mali e la disuguglianza «il male maggiore che esiste al mondo».
Quanto è citato alla lettera da Francesco, quanto è una approssimazione di Scalfari non è dato sapere, ma ciò che lascia a disagio è il fatto che il moltiplicarsi di interviste, dichiarazioni, conferenze stampa sta creando un Magistero di fatto che si afferma grazie alla grancassa offerta dalla grande stampa.
E questo diventa motivo di scandalo, nel senso letterale del termine: disorienta e confonde molti cattolici, anche perché spesso si tratta di frasi che vengono poi usate e abusate da chi se ne serve per i sui scopi di distruzione della Chiesa. Basti pensare cosa Scalfari deduce dalle parole del Papa e come la stessa Repubblica tratta le vicende ecclesiali.