ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 24 novembre 2016

La neo-chiesa overtoniana

Aborto e “finestra di Overton”

mercoledì 23 novembre 2016

Per chi usa il principio di non contraddizione, è chiaro che la neo-chiesa overtoniana vuole derubricare il peccato d’aborto. I mass media ne prendono atto, amplificando iperbolicamente, ciò che è già in embrione, unico embrione che è sacrosanto abortire…
La lettera del papa Misericordia et misera ha sollevato il solito polverone mediatico e intra-ecclesiale, che insieme vanno di concerto. Quello ecclesiale è il più preoccupante perché richiama immediatamente la “finestra di Overton” (QUI e QUI). Sulla base della finestra di Overton, si possono costruire (e sono state costruite) campagne a favore di alcune idee non ancora accettate dalla società. Le idee passano dalle seguenti fasi:

impensabili (inaccettabile, vietato);
radicali (vietato ma con eccezioni);
accettabili;
sensate (razionalmente difendibili);
diffuse (socialmente accettabili);
legalizzate (introdotte a pieno titolo)

Il concetto di base è capire in quale finestra si trovi attualmente un’idea (ad esempio, la legalizzazione delle droghe leggere) e farla progressivamente slittare verso quella successiva, in una serie di passi…
Ovviamente, questo meccanismo è molto utilizzato della chiesa neo-modernista. Mi concentro su questo aspetto, evidenziando in primis le reazioni di mons. Paglia (*), neo-presidente della Pontificia Accademia per la vita: «Anche la scomunica può saltare»; proseguendo con Lucetta Scaraffia, coordinatrice del mensile “Chiesa donne mondo” allegato all’Osservatore Romano, che in una intervista rilasciata al Corriere della Sera, afferma addirittura che con questa Lettera «la donna smette di essere considerata la “grande peccatrice” secondo una certa tradizione»; terminando con l’immarcescibile Galantino, che, nel suo commento di ieri su Il Sole 24 Ore, spiega che neanche chi si pente di un peccato grave come l’aborto può rimanere «senza l’abbraccio del suo perdono» e così prosegue: «Se si comprende che non dev’esserci ostacolo alla possibilità di riconciliazione, allora non si fatica ad accogliere la bontà della concessione ora estesa nel tempo a tutti i sacerdoti, perché assolvano quanti hanno posto fine a una vita innocente». Traduzione del Galantino-pensiero: scomunica e rinvio a penitenzieri specifici sono ostacoli alla possibilità di riconciliazione. Questa è una vera e propria bugia, falsamente misericordiosa, in contrasto con ciò che la Chiesa ha sempre insegnato, bugia che, però, fa parte della finestra di Overton della chiesa neo-modernista.
Leggiamo Evangelium Vitae n°. 62:

«La disciplina canonica della Chiesa, fin dai primi secoli, ha colpito con sanzioni penali coloro che si macchiavano della colpa dell’aborto e tale prassi, con pene più o meno gravi, è stata confermata nei vari periodi storici. Il Codice di Diritto Canonico del 1917 comminava per l’aborto la pena della scomunica. Anche la rinnovata legislazione canonica si pone in questa linea quando sancisce che «chi procura l’aborto ottenendo l’effetto incorre nella scomunica latae sententiae», cioè automatica. La scomunica colpisce tutti coloro che commettono questo delitto conoscendo la pena, inclusi anche quei complici senza la cui opera esso non sarebbe stato realizzato: con tale reiterata sanzione, la Chiesa addita questo delitto come uno dei più gravi e pericolosi, spingendo così chi lo commette a ritrovare sollecitamente la strada della conversione. Nella Chiesa, infatti, la pena della scomunica è finalizzata a rendere pienamente consapevoli della gravità di un certo peccato e a favorire quindi un’adeguata conversione e penitenza».


Questo è vero sempre. Pertanto, per chi usa il principio di non contraddizione, è chiaro che la neo-chiesa overtoniana vuole derubricare il peccato d’aborto. I mass media ne prendono atto (**), amplificando iperbolicamente, ciò che è già in embrione, unico embrione che è sacrosanto abortire…

San Michele Arcangelo, difendici nella battaglia.


(*) Ma è possibile che si arrivi in un futuro prossimo al superamento della scomunica per l’aborto? «Sì, non è da escludere - risponde l’arcivescovo Vincenzo Paglia, fresco presidente della Pontificia Accademia per la Vita -. Poi che sia proprio Francesco ad abrogare il canone non lo so, sarebbe da chiederlo a lui stesso. Certo è che negli ultimi decenni il Codice è stato già rivisitato decine e decine di volte. Quindi non c’è da meravigliarsi che il progresso della vita determini un aggiornamento della legge canonica. È nella sostanza del reale, la tradizione della Chiesa è un corpo vivente, non un Codice bloccato».
http://www.quotidiano.net/cronaca/perdonare-aborto-1.2698273

(**) «Francesco chiude il Giubileo e apre all’assoluzione per l’aborto» titola il Giornale, che rimarca l’ennesima (supposta) apertura pontificia.
Una «scelta che spiazza ma affascina», quella di Francesco, per Stefano Zecchi sulle pagine del Giornale, «disorientato […] nell’ascoltare le parole del Pontefice sull’aborto, sulla sua “non punibilità” affidata al sacerdote che incontra il fedele».
Una “apertura”, quella di Francesco, che sul Corriere della Sera assume la portata di una «svolta della Chiesa». Un’uscita che è «spiazzante» e «pure destinata a disorientare quella parte di mondo cattolico che ha sempre annoverato l’interruzione di gravidanza tra i cosiddetti “valori non negoziabili”», come scrive Massimo Franco.
Una valutazione condivisa – sebbene con segno opposto – da Matteo Matzuzzi dalle pagine del Foglio («L’aborto va nello scaffale più basso»), per il quale siamo di fronte alla «fine di un’epoca di valori non negoziabili».
Repubblica. Accanto al titolo insolitamente moderato di apertura, «Sì al perdono per donne e medici», dalle colonne del quotidiano ci giunge notizia che «non ci sarà più la scomunica» e che la decisione del Pontefice ha suscitato le critiche dei «vescovi conservatori» e la presa di distanze dei medici obiettori, già al centro di artefatte polemiche nelle scorse settimane, che ora «frenano: “Solo misericordia”».
Una linea comune anche al Manifesto, per il quale «l’ostilità della curia conservatrice non ferma il papa che abolisce di fatto la scomunica per le donne che abortiscono e consente ai sacerdoti di assolvere anche i medici»: una «rottura dei simboli e delle parole» per un Pontefice iconoclasta e «buon pastore».
«Il Papa rompe il tabù» per il Messaggero, con una «svolta sia per le donne sia per i medici» che per Massimo Teodori è una «mossa che guarda al Terzo mondo» e ha il chiaro sapore dell’adeguamento alla modernità: una «presa di posizione “misericordiosa” e “liberale” con cui papa Francesco dispone che tutti i sacerdoti possono assolvere in confessione i responsabili del peccato di aborto, compresi i medici e gli infermieri. La chiesa cattolica, prima o poi, finisce sempre per prendere atto di ciò che sorge dalla società laicizzata, in altre parole da ciò che chiamiamo “modernità”».
Scelta provocatoria e dichiaratamente polemica quella del Tempo: «Abortite pure, il Papa vi perdona», sottolineando «l’ennesima “svolta”» attribuita al pontificato di Francesco, che «rivoluziona la Chiesa (per la trentesima volta in tre anni)».
Un virgolettato mal posto – perché inventato di insana pianta – per il Mattino, che attribuisce al Papa l’assioma che «donne e medici vanno sempre assolti». «Un’apertura importante nell’era Trump» – quest’ultimo in grado ormai di rivaleggiare con il Vendemmiaio per le ere moderne e con Putin sul piano dell’inimicizia dei media internazionali – «un colpo alla cultura patriarcale, un sollievo per chi è costretta a rinunciare a un figlio» nelle parole di Dacia Maraini, della quale sono note le posizioni in materia di aborto. A Massimo Introvigne è però affidato ricordare che «la misericordia diventa regola ma la dottrina non cambia», mentre dalle pagine del Gazzettino del Nord Estad essere «assolto» non è tanto il peccato quanto l’aborto stesso. http://www.caffestoria.it/il-papa-abortito-misericordia-et-misera-come-in-una-fotografia-di-doisneau/

Autore:
 Mondinelli, Andrea  Curatore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it
http://www.culturacattolica.it/?id=17&id_n=39460