ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 15 novembre 2016

“Scarnificare la Chiesa”

Magistero non-convenzionale e ideologia


Venerdí scorso, 11 novembre, La Repubblica riportava l’ennesima intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco. Se devo essere sincero, la cosa mi ha lasciato del tutto indifferente: di quello che il fondatore di Repubblica mette sulle labbra del Papa non mi interessa proprio nulla. Il discorso si fa diverso quando l’intervista viene rilanciata da L’Osservatore Romano, che, fino a prova contraria, è il quotidiano ufficioso della Santa Sede. Per carità, anche qui, finché il Papa si limita a dire che il male peggiore che esiste nel mondo sono le diseguaglianze, dal mio punto di vista, non è un grosso problema: si tratta di opinioni personali su cui si può essere piú o meno d’accordo. Magari qualcuno potrebbe far notare — come di fatto è avvenuto — che da un leader religioso ci si aspetterebbe un’analisi meno sociologica e piú religiosa della realtà (il male peggiore, una volta, non era forse il peccato?); ma, ripeto, si può discutere. Cosí come non mi crea eccessivi problemi l’affermazione secondo cui «sono i comunisti che la pensano come i cristiani»: anche questa, un’affermazione discutibile quanto si vuole, ma pur sempre una battuta con un suo fondo di verità.


Ma quando si afferma che «Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere», passiamo dal piano dell’opinabile a quello della mistificazione. Sia ben chiaro, non credo minimamente che Papa Francesco abbia potuto fare un’affermazione del genere: chiunque, anche un bambino del catechismo con una minima conoscenza del vangelo, sa che Gesú non ha mai detto una simile sciocchezza. Solo chi non ha mai letto il vangelo e ha la presunzione di conoscerlo per sentito dire, potrebbe pensare una cosa del genere. È quindi evidente che in tal caso (ma si potrebbe giungere alla medesima conclusione per l’intera “intervista”) si tratta di parole messe in bocca a Papa Bergoglio da Eugenio Scalfari. Ha fatto giustamente notare Luis Badilla, Direttore de Il Sismografo:
L’incontro tra il Santo Padre e il fondatore della testata sarebbe durato 40 minuti circa e la conversazione (7 novembre), come nel caso delle prime interviste (1° ottobre 2013 e 13 luglio 2014), non è stata registrata; dunque è una conversazione senza supporto. Non è stata nemmeno un’intervista a regola d’arte, domande e risposte. Il giornalista non ha chiesto formalmente un’intervista. Ha chiesto un incontro personale.
Eugenio Scalfari ancora una volta avrebbe costruito “l’intervista”, usando la tecnica della domanda/risposta basandosi però sulla sua memoria e sulle sue conoscenze e, ovviamente, non su contenuti registrati. Ciò apparirebbe molto chiaro in virgolettati del Papa che non appartengono al suo linguaggio e naturalmente alla sua formazione teologica, in particolare quando si fa riferimento alle parole di Gesú. 
Ma allora, se tutto questo è vero, ci si chiede: perché riprendere questa pseudo-intervista su L’Osservatore Romano? Sono convinto che il quotidiano della Santa Sede non prenderebbe mai l’iniziativa di pubblicare un testo del genere. Ma allora mi chiedo: non ci si rende conto che, permettendo una cosa del genere, chiunque ne sia responsabile, si fa dire al Papa una enormità?

Mi sembra che questo incidente dovrebbe far riflettere quanti, anche fra i cattolici piú conservatori, sono convinti che qualsiasi esternazione del Papa sia una forma di “magistero”, un nuovo modo di fare magistero. È vero che è stato lo stesso Pontefice a incoraggiare questa convinzione: in un’intervista rilasciata al quotidiano argentino La Nación il 7 dicembre 2014 aveva affermato: «Faccio continuamente dichiarazioni e pronuncio omelie, e questo è magistero». Anche se però aveva aggiunto una frase a mio parere rivelatrice: «Quello che c’è lí è ciò che io penso». Il magistero, se ben ricordo, non è ciò che il Papa pensa (queste semmai sono le sue opinioni personali, rispettabilissime, ma pur sempre opinioni), bensí quello che “pensa” (= crede) la Chiesa. Mi ero già espresso sulla questione del magistero nell’intervista che durante l’estate avevo rilasciato al sito Cooperatores veritatis: personalmente, non riconosco valore magisteriale alle omelie mattutine di Santa Marta (che rientrano, semmai, nel munus docendi della Chiesa esercitato da qualsiasi sacerdote); tanto meno considero atti magisteriali i libri, le interviste o le conferenze stampa in aereo (il cosiddetto “magistero volante”). L’incidente di cui ci stiamo occupando dimostra che, in questi casi, si tratta di dichiarazioni che possono essere discutibili e talvolta, come nel caso presente, addirittura errate.

Ho l’impressione inoltre che non ci si renda conto che tale magistero, diciamo cosí, “non-convenzionale” (unconventional, in inglese) può spesso sfociare in ideologia, con grave danno per la purezza del vangelo. Persone non sufficientemente preparate e dotate di senso critico, leggendo che «Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere», sono portate a concludere che sia vero: lo ha detto il Papa, e il Papa non può sbagliare. Mentre si tratta di pura ideologia. 

Il Papa è molto sensibile su questo punto. Il giorno stesso della pubblicazione dell’intervista a Scalfari, al mattino, in Santa Marta, ha proprio fatto unameditazione sulla possibilità di trasformare il cristianesimo in ideologia. Di solito Papa Bergoglio sottolinea il pericolo che la dottrina cristiana diventi ideologia. Questa volta non poteva farlo, perché la seconda lettera di Giovanni, da cui prendeva spunto la meditazione, ci invita a «rimanere nella dottrina» (v. 9); per cui ha dovuto, necessariamente, ammettere che si può ideologizzare anche l’amore:
Francesco ha fatto riferimento alla parola greca proagon, che è “tanto forte”, per indicare «chi va, chi cammina oltre» [interessante notare come la New American Bible traduca πᾶς ὁ προάγον (= “chi va oltre”) conanyone who is so “progressive” (= “chi è cosí progressista”), N.d.R.]. E «da lí — ha proseguito — nascono tutte le ideologie sull’amore, le ideologie sulla Chiesa, le ideologie che tolgono alla Chiesa la carne di Cristo». Ma proprio «queste ideologie scarnificano la Chiesa». Portano a dire: «sí, io sono cattolico; sí, sono cristiano; io amo tutto il mondo di un amore universale». Ma «è tanto etereo». Invece «un amore è sempre dentro, concreto, e non oltre questa dottrina dell’incarnazione del Verbo».
«La vita della Chiesa, l’appartenenza alla Chiesa — ha affermato il Pontefice — è sempre dentro, va oltre, esce dalla Chiesa». E cosí «chi vuole amare non come ama Cristo la sua sposa, la Chiesa, con la propria carne e dando la vita, ama ideologicamente: non ama con tutto il corpo e con tutta l’anima». E «questo modo di fare delle teorie, delle ideologie, anche delle proposte di religiosità che tolgono la carne al Cristo, che tolgono la carne alla Chiesa, vanno oltre e rovinano la comunità, rovinano la Chiesa». Non si deve «mai andare oltre il seno della madre, della santa madre Chiesa gerarchica» [citazione dagli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio, N.d.R.].
Ecco, appunto, affermare che «Cristo ha parlato di una società dove i poveri, i deboli, gli esclusi, siano loro a decidere» significa esattamente trasformare il vangelo in ideologia e perciò “scarnificare la Chiesa”. Decisamente meglio non rilasciare piú interviste a Eugenio Scalfari e, men che meno, pubblicarle su L’Osservatore Romano.
Q

Bergoglio oggi è il leader della sinistra mondiale. Scalfari: “Questo (di Bergoglio) è il programma del comunismo marxista 
con-morales-in-boliviaI “no global” ora hanno un leader planetario: papa Bergoglio. Però non si definiscono più “no-global”, ma “alter-mondialisti” perché vogliono la globalizzazione, ma “in una forma diversa”. Lo ha spiegato ieri, in un’intervista, Vittorio Agnoletto – portavoce della contestazione contro il G8 di Genova del 2001 – indicando appunto in papa Francesco il loro “punto di riferimento etico e morale”. Soprattutto adesso che – dice Agnoletto – “la sinistra politica si è dissolta” e sulla scena mondiale ha fatto irruzione il Kattivo:Trump.
Cinque giorni fa” racconta ancora Agnoletto “il Papa ha convocato in Vaticano un incontro con 180 personalità, leader o protagonisti dei movimenti sociali. C’ero anch’io. Abbiamo lavorato, al di là del credo religioso dei singoli, su tre temi proposti personalmente da lui: lavoro, casa e terra. A questi si è aggiunta una riflessione comune sulla democrazia partecipativa e sulle migrazioni. Alla fine, davanti a più di tremila persone in sala Paolo VI, il Papa ha parlato e ha riproposto i contenuti del nostro movimento. Ma ci ha anche detto che dobbiamo fare un salto nella politica, perché dobbiamo cambiare un sistema fondato sulle ingiustizie”.
Più che un papa è davvero il loro leader politico. Infatti Agnoletto spiega: “Sul piano politico oggi è una partita a tre: gli alter-mondialisti, vicini a Francesco. In mezzo c’è l’establishment. Poi ci sono le destre nazionaliste e razziste, che sono cresciute dove abbiamo perso noi”.
Papa Bergoglio è per loro il nuovo (e mondiale) Bernie Sanders (che non a caso era stato da lui ricevuto in Vaticano durante le primarie).

L’INTERNAZIONALE
Che potesse andare a finire così era prevedibile. Già Fausto Bertinotti lo aveva fatto capire. Ma Gianni Vattimo, filosofo e parlamentare della variegata sinistra italiana, è stato il primo a indicare Bergoglio come il leader della sinistra mondiale, il 13 marzo 2015, a Buenos Aires, nel Teatro Cervantes affollato di entusiasti.
Lì Vattimo lanciò la proposta di una nuova “Internazionale” comunista che fosse anche “papista”, cioè riconoscesse papa Francesco come il suo leader, come il grande paladino di quella “lotta di classe del XXI secolo” che si oppone al dominio del capitale.
La cosa, con il tempo, è apparsa sempre più verosimile, soprattutto considerando i tre cavalli di battaglia del suo pontificato: il pauperismo della Teologia della liberazione che lo porta a sostituire (di fatto) Gesù Cristo con i nuovi proletariati; l’ideologia emigrazionista di massa (si vedano le tesi sulla “moltitudine” di Toni Negri) e l’ecologismo catastrofista della sua enciclica ambientalista.
Venerdì scorso, sul “Tempo”, è stato lo storico cattolico Roberto De Mattei a prendere atto della realtà:
dopo la disfatta della Clinton, Francesco è rimasto l’unico punto di riferimento della sinistra internazionale, priva di leader. Quando, il 5 novembre, si è concluso in Vaticano il Terzo Incontro mondiale dei cosiddetti ‘Movimenti popolari’, alla presenza di agitatori rivoluzionari dei cinque continenti. Papa Francesco si è rivolto loro dicendo ‘Faccio mio il vostro grido’. Ma il grido di protesta che si leva dai movimenti convenuti nella sala delle udienze Paolo VI, è purtroppo caratterizzato dal fanatismo ideologico”.

CATTOCOMUNISMO
Il caso ha voluto che proprio in concomitanza con questo articolo di De Mattei, su “Repubblica” uscisse l’ennesima intervista di Scalfari a Bergoglio e stavolta si è trattato di una intervista totalmente politica: la “lotta alle disuguaglianze” e la questione emigrazione come centro di tutto (il “migrante” ha soppiantato i temi spirituali e la vita eterna che neanche esistono nell’intervista di Bergoglio).
Lo stesso Scalfari ha commentato compiaciuto: “questo, come lei sa, è il programma del socialismo marxiano e poi del comunismo”. Bergoglio non ha obiettato, anzi ha risposto che “i comunisti la pensano come i cristiani”.
L’intervista è stata realizzata alla vigilia del voto americano e pubblicata dopo.
Avendo vinto Trump – cioè proprio l’uomo contro cui Bergoglio si scagliò per le sue idee sull’emigrazione – il papa argentino si trova lanciato sulla scena mondiale come l’antagonista morale e politico del nuovo presidente Usa.
Del resto si comporta più da politico che da papa, avendo molto più interesse per le questioni sociali che per quelle spirituali o per quelle dottrinali (che liquida sempre con disprezzo).

AMICO DEI REGIMI ROSSI
La collocazione politica di Bergoglio è molto chiara: basta confrontare il suo duro attacco (preventivo) a Trump con gli affettuosi segnali di amicizia e disponibilità che invece ha inviato, in diversi modi, ai regimi comunisti di Cina e Cuba.
Il celebre anatema di Bergoglio “contro l’economia che uccide” è stato scagliato sull’Occidente, sui sistemi capitalistici, cioè l’Europa e l’America. Non si ricorda che abbia mai condannato i sistemi comunisti con la stessa veemenza (e sì che – quanto a uccisioni ed “economia che uccide” – su Cina e Cuba ci sarebbe stato da dire più di qualcosina…).
Inoltre De Mattei ha ricordato che nel suo ultimo viaggio in Sudamerica, Bergoglio ha reso visibile la sua simpatia per i leader di Bolivia ed Ecuador e il 24 ottobre scorso ha addirittura ricevuto il presidente venezuelano Maduro, “anch’egli di estrema sinistra, a cui ha assicurato il suo sostegno”.
Mentre non ha avuto “nessuna parola di approvazione e compiacimento” nota De Mattei “per lo straordinario gesto del presidente del Perù, Kuczynsky, che, il 21 ottobre, davanti ai membri di Camera e Senato, ha consacrato il suo paese al Sacro Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria”.
D’altronde, nonostante la sua invadenza politica, Bergoglio ha raccolto in Sudamerica una serie di sconfitte clamorose. Anzitutto nella sua Argentina, dove il candidato presidente da lui sponsorizzato è stato battuto dal candidato di centrodestra, Mauricio Macrì, con grande disappunto di Bergoglio che lo ha manifestato pubblicamente.
Poi c’è stata la disfatta politica (non proprio gloriosa) dei suoi amici brasiliani, Lula e Dilma Roussef (che erano gli ultimi simboli della sinistra mondiale). Quindi, il 2 ottobre scorso, la sconfitta nel referendum, in Colombia, sull’accordo di pace con le Farc che Bergoglio aveva personalmente sponsorizzato.
Con la vittoria di Trump negli Stati Uniti, dovuta anche al massiccio voto dei cattolici, Bergoglio incassa l’ennesima, micidiale batosta e adesso la sua sovraesposizione come bandiera dell’estrema sinistra, specie sul tema dell’emigrazione, accentuerà i suoi problemi nella Chiesa, dove è percepito, sempre di più, come un politico e un corpo estraneo.

LA VERA VOCE CATTOLICA
A bocciare, in questi giorni, con una semplice frase, l’ideologia emigrazionista di Bergoglio, è stato proprio un cardinale africano, Robert Sarah, un uomo straordinario che, nel suo Paese, è stato un vescovo eroico, che ha rischiato la vita.
Sarah è sempre molto vicino alla sua Africa e al popolo povero da cui proviene e di cui ha sempre condiviso la povertà materiale e la ricchezza spirituale.
Oggi in Vaticano si occupa di liturgia, è molto vicino a Benedetto XVI ed è molto amato dal popolo cattolico per la sua sapienza cristiana e la sua profonda spiritualità.
In un’intervista di questi giorni, lui, che proviene dall’Africa, ha parlato così dell’occidente: la più grande preoccupazione è che l’Europa ha perso il senso delle sue origini. Ha perso le sue radici. Ma un albero che non ha radici, muore. E io ho paura che l’Occidente muoia. Ci sono molti segni. Il crollo della natalità, per esempio. E poi voi siete invasi da altre culture, altri popoli, che gradualmente vanno a sopravanzarvi in numero e a cambiare totalmente la vostra cultura, le vostre convinzioni, i vostri valori. C’è anche, come si vede, questa (vostra) ansia, per la quale solo la tecnologia e solo il denaro contano. Non vi è alcun altro valore”.
Così parla un vero pastore della Chiesa: da uomo di Dio, non da uomo di potere (cioè da politico).

Antonio Socci
Da “Libero”, 13 novembre 2016


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