ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 21 novembre 2016

Se perderanno l’orrore dell’aborto..

Chi perdonerà i membri di questa nuova Chiesa?



                                               

La nuova Chiesa va avanti con determinazione nel suo progetto. Così come non “s'immischia” sulle leggi che sanciscono l'unione tra persone dello stesso sesso e introduce il “caso per caso” sui divorziati risposati, sull'aborto concede ai sacerdoti di assolvere dal peccato di aborto.
Scrive il Papa, nell’Esortazione Apostolica, Misericordia et misera: “(…)Perché nessun ostacolo si interponga tra la richiesta di riconciliazione e il perdono di Dio, concedo d’ora innanzi a tutti i sacerdoti, in forza del loro ministero, la facoltà di assolvere quanti hanno procurato peccato di aborto.
Quanto avevo concesso limitatamente al periodo giubilare[14] viene ora esteso nel tempo, nonostante qualsiasi cosa in contrario. Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote, pertanto, si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione”.
Chi assolverà dalla scomunica prevista dal canone 1398 del Codice di Diritto Canonico del 1983, nel quale si afferma: “Chi procura l'aborto ottenendo l'effetto incorre nella scomunica latae sententiae”? L'organo competente, in ossequio alla nuova dottrina della misericordia, dovrà abolire questa norma? O s’intende già abolita con le parole “nonostante qualsiasi cosa in contrario”? 
Rileggiamo le parole di un santo, perché i santi possono aiutarci ad affrontare questi momenti di confusione e di totale ambiguità.  «Padre Pellegrino Funicelli disse un giorno a Padre Pio:  “Padre, lei stamattina ha negato l’assoluzione per procurato aborto ad una signora. Perché è stato tanto rigoroso con quella povera disgraziata?”. Rispose P. Pio: “Il giorno in cui gli uomini, spaventati dal, come si dice, boom economico, dai danni fisici o dai sacrifici, perderanno l’orrore dell’aborto, sarà un giorno terribile per l’umanità. Perché è proprio quello il giorno in cui dovrebbero dimostrare di averne orrore”. Poi, afferrato con la mano destra l’interlocutore con il saio, gli calcò la sinistra sul petto, come se volesse impadronirsi del suo cuore, e riprese con un fare molto perentorio: “L’aborto non è soltanto omicidio, ma pure suicidio. E con coloro che vediamo sull’orlo di commettere con un solo colpo l’uno e l’altro delitto, vogliamo avere il coraggio di mostrare la nostra fede? Vogliamo recuperarli sì o no?!”. “Perché suicidio?”, domandò p. Pellegrino. Assalito da una di quelle, non insolite furie divine, compensate da uno sconfinato entroterra di dolcezza e di bontà”, P. Pio rispose: “Capiresti questo suicidio della razza umana, se, con l’occhio della ragione vedessi ‘la bellezza e la gioia’ della terra popolata di vecchi e spopolata di bambini: bruciata come un deserto. Se riflettessi allora sì che capiresti la duplice gravità dell’aborto: con l’aborto si mutila sempre anche la vita dei genitori. Questi genitori vorrei cospargerli con la cenere dei loro feti distrutti, per inchiodarli alle loro responsabilità e per negare ad essi la possibilità di appello alla propria ignoranza. I resti di un procurato aborto non vanno seppelliti con falsi riguardi e falsa pietà. Sarebbe un’abominevole ipocrisia. Quelle ceneri vanno sbattute sulle facce di bronzo dei loro genitori assassini. A lasciarli in buona fede mi sentirei coinvolto nei loro stessi delitti» [Fucinelli P.P. Il rigore fraterno… in Voce di Padre Pio, dicembre 1976, pp. 11-12].
Danilo Quinto - 21 novembre 2016 - Roma (Italia)

- Danilo Quinto - 21 novembre 2016

http://daniloquinto.tumblr.com/post/153475210843/chi-perdoner%C3%A0-i-membri-di-questa-nuova-chiesa

Dalla rivista - Science et Foi - n° 54, 4° trimestre 1999

STORICITÀ  DEL  PECCATO  ORIGINALE

Padre André Boulet sm.

Si tratta di un riassunto della conferenza tenuta dal Padre André Boulet durante il "colloque" del CESHE nei giorni 18 e 19 settembre 1999 a Montmartre.
"La Chiesa, che ha il senso di Cristo, ben sa che non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo" (Cat.Ch.Catt 389)
PRELIMINARI
La questione che mi è stato chiesto di trattare non è solo l'oggetto di un dibattito accademico tra teologi ed esegeti. Essa concerne lo statuto dell'uomo attuale. Ignorare la realtà di una colpa originale trascina una concezione del modo di vivere, della morale (individuale e sociale), profondamente diversa da quella che impone la fede nella storicità di questo peccato delle origini e nella realtà di una ferita della natura umana conseguente a questo peccato.

Precisione di vocabolario: l'espressione "peccato originale" è equivoca. In effetti, essa è impiegata per parlare del peccato commesso da Adamo ed Eva, ma anche per parlare della ferita della natura umana, conseguenza di questo peccato. In questa comunicazione, io impiegherò l'espressione "peccato delle origini" per parlare del peccato dei nostri primi progenitori, e l'espressione "peccato originale" per parlare della ferita della natura umana conseguente al peccato delle origini.
Questa ferita della natura umana consiste in quelle tendenze disordinate che sono l'orgoglio, la gelosia, la lussuria, la cupidigia...  il rifiuto di ogni dipendenza, etc.  Queste tendenze disordinate sono costatabili in tutti gli esseri umani, fin dall'infanzia. Paolo VI chiama questa ferita della natura umana: "La malattia congenita della specie umana", e afferma che la colpa originale commessa da Adamo "ha fatto cadere la natura umana comune a tutti gli uomini in uno stato in cui tale natura porta le conseguenze di questa colpa e che non è quello in cui Adamo si trovava inizialmente, costituito nella santità e nella giustizia, e dove l'uomo non conosceva né il male né la morte" (Professione di fede, giugno 1968).
1 - Le affermazioni della Bibbia, della Tradizione, del Magistero.
La BIBBIA
I testi sono ben conosciuti; essi sono principalmente, nell' A.T., il capitolo 3 del Libro della Genesi, e, nel N.T., il capitolo 5 dell'epistola ai Romani, specialmente i versetti da 12 a 20. Ma anche 1 Corinti 15, 21-22 e Sapienza 2, 24: "È per l'invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo".
La TRADIZIONE
I Padri della Chiesa, nella loro totalità, hanno creduto e insegnato la realtà storica di una colpa delle origini commessa da Adamo ed Eva e la realtà di una ferita della natura umana. San Tommaso d'Aquino, nel 13° secolo, erede di tutta questa tradizione, non mette in dubbio la storicità di un peccato personale dei nostri progenitori, né la realtà di una frattura della natura umana. Come tutti i Padri della Chiesa, egli fa una lettura quasi letterale dei primi capitoli della Genesi, (cfr. S. Théol, IIa IIae Q. 163).
IL MAGISTERO DELLA CHIESA
Anche qui i testi abbondano, proposti per lo più nel quadro di uno o l'altro dei grandi Concili ecumenici, e ripresi nel "Catechismo della Chiesa Cattolica" (1992).
Tra questi testi, eccone due, citati dal suddetto Catechismo:
- "Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l'uomo però, sedotto dal Maligno, fin dagli inizi della storia abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di Dio." (CCC 415)
- "Per il suo peccato, Adamo, in quanto primo uomo, ha perso la santità e la giustizia originali che aveva ricevuto da Dio non soltanto per sè, ma per tutti gli esseri umani." (CCC 416)
2 - L'insegnamento dei teologi da una trentina d'anni.
Nella loro quasi totalità i teologi attuali (dei paesi francòfoni) non credono alla realtà storica del peccato delle origini. Non credono che Adamo ed Eva, in un preciso momento del tempo, hanno ceduto alla tentazione di Satana ed hanno commesso una grave colpa di disobbedienza per orgoglio. Non credono neanche che, dopo questa colpa e in conseguenza di essa, tutti gli uomini nascono con una natura ferita, e sono inclini al male. Essi non credono neppure che la morte è una conseguenza di questa colpa delle origini, così come tutti i mali di cui l'uomo soffre da millenni.
Non si finirebbe più di citare estratti delle opere di questi teologi. Io ho cercato, con l'aiuto di un buon segretario, di mettere in parallelo dei testi del Magistero della Chiesa con quelli di teologi conosciuti[1] sull'argomento che ci occupa. Ne leggerò solo alcuni. Aggiungo che questo insegnamento dei teologi attuali si accompagna alla negazione, più o meno esplicita, della realtà di una tentazione del demonio, e perfino della sua stessa esistenza.
3 - Ragioni di questo disaccordo tra l'insegnamento della Chiesa e quello dei teologi.
Le cause lontane.
- Una deviazione del pensiero, molto antica, ben riferibile al 14° secolo nella persona di Guillaume D' Occam (filosofo inglese, francescano, nato a Ockham), uno dei più importanti teorici del "nominalismo". Egli nega la realtà delle "essenze".
- La filosofia illuminista, nel 18° secolo, vi aggiungerà il culto della ragione e della scienza, sole vie d'accesso alla verità in tutte le cose. Cfr. la professione di fede d François Raspail: "... alla scienza, fuor della quale tutto è follia, alla scienza, unica religione del futuro..." (Iscrizione sulla base della stele dedicata a Raspail, piazza Denfert‑ Rochereau, Paris 14ème.).
Dopo l'inizio del 20° secolo
Mi sembra che una delle principali ragioni del disaccordo tra il pensiero della Chiesa e quello dei teologi viene dal fatto che i teologi di questo 20° secolo hanno via via creduto sempre di più che la teoria evoluzionista era una verità scientifica accertata. L' hanno creduto, con una certa buona fede, giacchè il mondo degli scienziati lo accreditava con sempre più (pretese) prove e sicurezza. Come non crederli senza passare per retrogradi?
Ora, la teoria evoluzionista afferma che l'intelligenza umana, così come la coscienza riflessiva e la piena libertà, non sono apparse che dopo una lenta "umanizzazione". In altre parole, che i primi uomini, emergendo dall'animalità (essendo i loro antenati dei primati della specie australopiteca), non avevano la coscienza e la libertà che gli avrebbero permesso di commettere una colpa grave. I teologi hanno dunque finito per pensare che i testi della Genesi sulla creazione degli esseri viventi non avevano alcun valore scientifico e non apportavano alcuna informazione sul modo in cui i primi uomini erano apparsi sulla terra, nè sul loro statuto.
All'esegesi tradizionale di questi testi, si è dunque sostituita un'altra "critica-storica" che classifica Genesi (da 1 a 3) in un genere letterario apparentato ai miti delle culture antiche. Il racconto biblico, secondo questi esegeti, vuole solo esprimere la "finitezza" dell'uomo attuale e di sempre, incline alla violenza e a disordini di ogni specie per il fatto che è il discendente di animali di cui le scoperte paleontologiche hanno rivelato le usanze bellicose. E se San Paolo, in Romani 5, parla della disobbedienza di Adamo per la quale è entrata la morte nel mondo, è perché egli ignorava tutte le scoperte scientifiche del nostro 20° secolo e dell'esegesi "scientifica" che si è imposta.
Non è mio compito discutere qui del valore della teoria evoluzionista, sotto la sua forma neodarvinista, detta teoria sintetica dell'evoluzione. Mi accontenterò di dire, non senza una buona conoscenza del dossier scientifico, che nessuna delle pretese "prove" dell'evoluzionismo mi sembra convincente, e che, per contro, dei fatti seriamente verificati (raccolti dalla paleontologia, dalla stratigrafia, dalla radio-cronologia, dalla biochimica...) sono delle obiezioni difficilmente confutabili sulla validità della teoria dell'evoluzione. Non si può più, quando si conosce bene il dossier scientifico dell'evoluzionismo, affermare che l'evoluzione (filiazione delle specie a partire da organismi primitivi molto semplici...) è un fatto stabilito. Comunque sia, io non vedo come si può essere evoluzionista, anche teista, e credere alla realtà storica del peccato originale.
Aggiungerei che, se tanto di cristiani colti, specialmente teologi, esegeti, scienziati, hanno finito col dare più credito agli insegnamenti della scienza piuttosto che a quelli della Chiesa e del suo Magistero, è che, a quanto mi sembra, essi respirano l'aria di una società che è in qualche modo "malata di Aids". Una società che ha perso molto le sue capacità di difendersi dalla doppia aggressione degli errori filosofici, teologici, morali... e dalla licenza morale e degradazione dei costumi.
L' influenza di Teilhard de Chardin
Il "pensatore" che, mi sembra, ha più contribuito a convincere dei teologi e innumerevoli cristiani che bisognava essere evoluzionisti e leggere i testi della Genesi in un modo nuovo concordante con la teoria dell'evoluzione, è Teilhard de Chardin. Gustave Martelet, teologo di fama che da 30 anni propaga la teoria nutrita di evoluzionismo, si presenta lealmente come discepolo di Teilhard e continuatore del suo pensiero. Tutti gli altri teologi che ho citato condividono largamente la visione teilhardiana. Che le opere di Teilhard siano state oggetto da parte della Santa Sede di un "monitum" molto severo, non li inquieta affatto.
Il grande teologo svizzero Charles Journet (nominato cardinale da Paolo VI) ha posto una diagnosi molto severa sull'opera di Teilhard. (cfr Annesso III, appendice II del mio libro "Création et Rédemption", CLD 1993).
4 - Conseguenze della negazione della storicità del "peccato delle origini" e della realtà ontologica del "peccato originale".
L'ho detto all'inizio, negare l'insegnamento della Rivelazione divina sul peccato originale non è di minima importanza. Sono muri interi della fede cristiana ad esser demoliti. "Non si può intaccare la rivelazione del peccato originale senza attentare al mistero di Cristo". (CCC 389)
Una crisi dell'esegesi.  La negazione del peccato originale ha favorito una crisi dell'esegesi. Per far concordare il neodarwinismo con il testo così chiaro di Genesi 3, si è arrivati a fabbricare un nuovo metodo esegetico che, in definitiva, nega le affermazioni della Bibbia o le vuota del loro contenuto. E non ci si è limitati alla Genesi, anche il Nuovo Testamento, e i Vangeli in particolare, sarà sottomesso a questo trattamento, con Bultmann e i suoi epigoni: i miracoli riportati da Matteo, Marco, Luca, Giovanni... non sono fatti reali ma racconti inventati dalle prime comunità cristiane per dire la loro fede in Gesù Cristo, risuscitato, sempre vivo, onnipotente, etc..
Un'idea falsa di Dio.  Secondo gli evoluzionisti che si dicono teisti ed anche cristiani, se ci sono i disordini, la sofferenza, la morte e il male nel nostro mondo, non è a causa di una colpa grave della prima coppia umana, ma perché l'apparizione dei primi uomini si è fatta secondo il processo evoluzionistico con lenta salita della vita a partire da organismi molto semplici, per complessificazione crescente, fino all'Homo Sapiens. Per il fatto stesso che Dio crea tutte le cose secondo tale procedimento, ci saranno dei disordini, della sofferenza e la morte nel mondo. In definitiva, il grande responsabile del male, delle sofferenze, e della morte nel mondo, non è né Satana né l'uomo che ha ascoltato di più Satana che Dio, ma Dio stesso!
Non si può dare di Dio un'idea più falsa di questa! Questa è la più enorme delle menzogne del demonio. La verità è tutt'altra: "È per la gelosia del diavolo che la morte è entrata nel mondo" (Sap. 2, 24). Dio è totalmente innocente del male e della morte.
Un'idea falsa dell'uomo.  La negazione del peccato delle origini e della frattura conseguente a questa colpa conduce ad una visione falsa dell'uomo. Secondo questa visione, l'uomo non è veramente responsabile dei disordini e delle sofferenze che conseguono ai suoi atti. La causa profonda (secondo Teilhard e i suoi discepoli) è "la condizione radicale che ha fatto nascere (l'uomo) a partire dal multiplo, sempre portando nelle sue fibre... una tendenza a ricadere in basso, nella polvere."
Rousseau, per togliere il senso di colpa agli uomini, fautori di disordini, ha lanciato l'idea che l'uomo, per natura, è buono; è la società che lo corrompe. Teilhard, con la sua visione evoluzionista delle cose, ha trovato ancora peggio. Tanto più che egli pensa che in virtù della forza evolutiva al lavoro nel mondo, tutti i disordini e il male finiranno per essere eliminati. L'opera redentrice di Cristo, i sacramenti di salvezza dell'uomo, non hanno più quel ruolo primario, indispensabile, che la Chiesa ha sempre accordato loro. Si intravvedono le conseguenze di una tale concezione nell'organizzazione della vita in società, nell'amministrazione della giustizia, e della vita politica in generale. Si assiste a un'invasione di ideologie o di "metodi", che vengono da orizzonti diversi, per salvare l'uomo e assicurargli la felicità, mentre sono abbandonati i mezzi di Salvezza e di Redenzione offerti da Cristo, unico Salvatore.
La sostituzione di un "messianismo della scienza" a quello di Gesù Cristo. Esiste oggi un'idolatria dell'uomo e delle sue opere, come già il profeta Isaia aveva costatato al suo tempo: "Si prostrano davanti all'opera delle loro mani". (Isaia 2, 8.)
Negazione dell'esistenza del demonio.  Il demonio non è più necessario per spiegare i disordini del mondo, le sofferenze e la morte dell'uomo. La "condizione radicale che fa nascere l'uomo a partire dal multiplo" è sufficiente! Inutile dire che le guerre, le violenze, gli omicidi, etc... sono indecifrabili se ci si rifiuta di credere che, nei risvolti di questi drammi, c'è quello che Gesù denuncia come il "mentitore", "omicida fin dall'inizio".  (Giovanni 8, 44).
Nota.
Non sono solamente l'esegesi e la teologia ad essere contaminate dalla negazione del peccato originale scaturita dall'idea evoluzionista. È anche la filosofia, giacchè l'idea evoluzionista implica la negazione dei concetti di essenza e di natura. È la realtà della "natura umana" stessa che è negata. Non vi è più essenza dell'Uomo. Ci sono degli uomini particolari che non cessano di evolvere verso forme nuove di esseri viventi. Così, delle nozioni fondamentali della "filosofia dell'essere e del reale", alle quali la Chiesa ha fatto ricorso per formulare la sua dogmatica, sono eliminate.
CONCLUSIONE
Lo scopo di questa conferenza non era di farvi credere che la teoria evoluzionista è erronea, ma di mostrarvi che, attualmente e da più di 30 anni, l'insegnamento dei teologi sul peccato originale, largamente trasferito nella catechesi, contraddice quello della Chiesa e del suo Magistero, e che vi sono degli effetti nocivi per la fede cristiana come per la vita della società umana in generale.
Ho la convinzione, fondata su una seria conoscenza del dossier evoluzionista, che la diffusione (con gran rinforzo di emissioni televisive, di interventi di paleontologi, etc.) della teoria evoluzionista è una delle grandi cause degli errori, innegabili, degli esegeti e dei teologi dei nostri tempi. Mi sento in dovere di dirlo chiaramente. Ma voi non siete obbligati ad aderire al mio giudizio sull'evoluzionismo né al rimprovero che io gli faccio di essere uno dei grandi responsabili della crisi della teologia e dell'esegesi.
Quantomeno, gradirei avervi convinto che non potete restare inerti quando leggete o sentite dire che la Chiesa riconosce ora che non vi è stato peccato delle origini e che la dottrina del "peccato originale" è sorpassata. Una tale affermazione è del tutto falsa e pregna di conseguenze.
Un cristiano non deve avere vergogna della dottrina tradizionale del peccato originale, rivelata da Dio stesso. Al contrario, egli deve accoglierne con gioia la luce per la sua vita e irradiarla attorno a sé.
Un'ultima parola. È superfluo dire che se critico, talvolta nominalmente, dei teologi evoluzionisti, non voglio in nessun modo far credere che i loro scritti, su altri argomenti, sono privi di qualsiasi valore.

1- I teologi di cui cito dei testi sono principalmente: F. Varone; Pierre Gibert; Étienne Charpentier; Gustave Martelet; Jacques Bur; Théodule Rey-Mermet. Ho citato anche Teilhard de Chardin, benchè non sia teologo. Il Padre Varrilon, anche lui, era convinto della verità dell'evoluzionismo.