ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 30 novembre 2016

Serva chiesa in serva repubblica

Dalla misericordia mediatica alla carità pelosa




  
La Repubblica di Palermo, che è sempre lo stesso giornale che sponsorizza papa Bergoglio, il 26 novembre scorso ha pubblicato un intero servizio fotografico dedicato ad un lodevole gesto caritativo compiuto dall’Arcivescovo di Catania, Mons. Salvatore Gristina, insieme con Kheit Abdelhafid,  Imam della Moschea di Catania che, guarda caso, è intitolata alla Misericordia, come riporta il testo che accompagna il servizio.

Non ci va bene niente! dirà qualcuno, e a ragione: siamo noi i primi a cercare di trovare qualcosa che ci vada bene in questo caravanserraglio delle nuove religioni.

La cosa che ci ha colpito di questo avvenimento è che – per caso – al supermercato fosse presente un fotografo di Repubblica, proprio nel giorno e nell’ora che Gristina e Abdelhafid avevano deciso di andare assieme a fare la spesa per i bisognosi.
Cosa ancora più sorprendente: i due capi religiosi erano accompagnati da un piccolo seguito e – per caso – sorpresi dal fotografo – si sono messi in posa per farsi immortalare mentre compiono un gesto così caritatevole che più caritatevole non si può.
Quando si dice il caso!

A noi però, che siamo notoriamente dei provocatori, alla vista di tanta sfacciata ostentazione, è venuto da pensare che Gristina e Abdelhafid abbiano organizzato in anticipo l’uscita in comune, pregando i giornalisti di dare spazio alla loro bella pensata caritatevole. Forse ci sbagliamo, ma ci è sembrato che più che per aiutare i bisognosi, i due si siamo messi d’accordo per farsi pubblicità. Non si capisce bene perché, ma forse solo per farsi belli… ah, la vanità umana!

Comprendiamo Abdelhafid, che deve mettersi in mostra per fare dei proseliti e cercare di aumentare il numero dei frequentatori della sua moschea, la più grande dell’isola, ma Gristina dev’essere ridotto proprio male come capo cattolico, per dover ricorrere a mezzi del genere.

Non v’è dubbio che entrambi abbiano fatto un figurone, agli occhi dei giornali e di certi lettori un po’ superficiali, ma – pensiamo noi – che ne è della loro coscienza? Come si sentono in cuor loro questi due “capi” religiosi che sorridenti si compiacciono di mostrarsi perché fanno quello che un minimo di coscienza fa fare a migliaia di persone anonime? Cosa pensano di loro stessi e del loro destino futuro, quando verrà loro chiesto conto di questa “carità pelosa” fatta più per vanagloria che per misericordia?

Ovviamente, sono fatti loro. Ma sono anche fatti nostri, quando constatiamo che viviamo in un mondo cane, tutto apparenza e niente sostanza, un mondo dove ogni cosa è buona per apparire, nel tentativo disperato di colmare il vuoto dell’essere.

E non si salva nessuno, pare, visto che sia il cattolico – pensiamo -, sia il musulmano – crediamo -, non hanno remore a farsi belli e a fare sapere a tutti quanto sono buoni e caritatevoli.
Se non fosse tragico, ci sarebbe da sbellicarsi dalle risa, alla vista di un successore degli Apostoli che va in giro gridando ai quattro venti: guardate come sono buono! Applauditemi!

E neanche il musulmano ne esce bene, pur con la riserva che a lui la pubblicità potrebbe tornare utile. A noi però viene da pensare che in quella bella terra di Sicilia non è agevole fare il musulmano, visto i trascorsi storici che sono ancora vivi nel ricordo e soprattutto nella lingua sicula, quei trascorsi storici che videro la cacciata dei “mori” per mano del popolo credente guidato dai re cattolici.
Altri tempi, si dirà. E’ vero. Tempi in cui si rimaneva cattolici nonostante 250 anni di dominazione musulmana. Tempi in cui il culto della “Santa”, Martire per Cristo, era la base della vita del popolo. Tempi in cui si credeva nel vero Dio e gli “altri” erano solo dei miscredenti.
Oggi, no! Neanche l’Arcivescovo ci crede più come una volta. E organizza tutto per mostrarsi in giro con il rappresentante di quelli che una volta, a Catania, si chiamavano “i tinti”, cioè i cattivi, i colorati, i diversi, i miscredenti. E il tutto in nome del cosiddetto “ecumenismo” che dovrebbe accomunare tutti in una sorta di melassa maleodorante presentata come “nuova religione mondiale”, ricca di misericordia umana – interessata – e povera di verità.
Una nuova religione che si cura più dei corpi e del pianeta piuttosto che delle anime e della “vita del mondo che verrà”.

L’unica scusante che hanno i due capi religiosi moderni è l’esempio di Bergoglio, che predica impazzando sui media una religione del mondo… dimentico, se mai l’ha conosciuta, della religione di Dio.

Povero cattolicesimo, viene da dire, e povero islamismo, viene da aggiungere, ridotti a farsi pubblicità al supermercato con le pettorine di plastica, come di plastica è il loro credo moderno e di plastica è la loro faccia sorridente.

Vanità delle vanità, dice Qoèlet,
 vanità delle vanità, tutto è vanità.
 Quale utilità ricava l'uomo da tutto l’affanno 
per cui fatica sotto il sole? … Non resta più ricordo degli antichi,
 ma neppure di coloro che saranno 
si conserverà memoria
 presso coloro che verranno in seguito.
(Qoèlet, 1, 2-3 e 11)
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di Belvecchio