ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 27 dicembre 2016

Et fiat Tenebra?


I giorni di Channukkà, la festa ebraica delle luci


A Casale Monferrato si celebra con i rappresentati delle religioni monoteiste, a Palermo si festeggia a Palazzo Steri, che fu il tribunale dell’Inquisizione, per illuminare un posto storicamente buio, mentre a Cosenza, dove i lumi natalizi sono a forma di «menorah» (il candelabro ebraico a sette bracci), si accende in piazza.  

Dal Piemonte alla Sicilia si festeggia Channukkà, la festa ebraica delle luci, iniziata quest’anno assieme al Natale.
La festività ricorda quando, nel II secolo a.C., i maccabei prevalsero sui greci, che volevano spogliare gli ebrei della propria identità: a consacrare il nuovo altare del Tempio di Gerusalemme fu una piccola quantità d’olio, che per miracolo diede la luce per otto giorni. Ogni famiglia ebraica accende la «Chanukkià» (il candelabro a nove bracci) per otto sere in casa, vicino alla finestra, per mostrare il miracolo, e da qualche anno si celebra in strada per condividere con tutti i cittadini l’accensione dei lumi.

Nei luoghi pubblici  
Ad inaugurare questa tradizione sono stati i Chabad, rappresentati del movimento Lubavitch presenti in alcune città italiane. «Negli Anni 70 il Rabbino di Lubavitch accese la Chanukkià a New York e chiese poi ai Chabad nel mondo di accendere i lumi nei luoghi pubblici – spiega il rabbino Shalom Hazan, il cui padre inaugurò la tradizione della Chanukkià a Roma, in Piazza Barberini nel 1987 -. E’ un’occasione molto sentita da tutti, perché il messaggio è universale, soprattutto in questo momento particolarmente buio: illuminare l’oscurità. E’ un messaggio di speranza che esprime la fierezza della propria identità, nel rispetto delle altre». Come a Roma, dove il 29 dicembre ci sarà un’accensione spettacolare organizzata dall’Ospedale Israelitico all’Isola Tiberina con tanto di proiezioni del Muro del Pianto, mentre anche altre città si illuminano con le luci delle «Chanukkiot»: a Milano a Piazza San Carlo e a Firenze a Piazza Indipendenza. 

«In realtà noi italiani non abbiamo mai acceso i lumi in piazza – spiega Adolfo Locci, rabbino capo di Padova, dove i lumi appaiono davanti al Museo Ebraico -. Ma abbiamo colto questa tradizione dei Lubavitch per far conoscere l’ebraismo e combattere il pregiudizio». Così anche in Italia l’accensione è diventata un’esperienza partecipativa, perché «ci si sente partecipi del miracolo di cui ha beneficiato il popolo ebraico – sottolinea Roberto Della Rocca, direttore del dipartimento culturale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane –. Tutti possiamo essere uguali, pur restando diversi. Quella di Chanukkà è una luce che parte da dentro di noi e si proietta verso gli altri». In ogni luogo l’accensione ha acquisito significati diversi sotto il segno della condivisione: «A Casale Monferrato accendiamo con i rappresentanti delle altre religioni – racconta Claudia De Benedetti, impegnata nella rinascita della comunità ebraica –. E’ un modo di conservare e costruire intorno e sulla storia di un’identità locale, nazionale, internazionale e distinta, ma integrata». 

La simbologia della festa vuole che l’olio, protagonista del miracolo, rappresenti la distinzione dell’identità che convive con le altre senza annullarsi: «Condividere è importante – spiega Ariel Di Porto, rabbino capo di Torino, che accende la Chanukkià davanti alla Sinagoga - ma non significa annacquare la propria identità e, anzi, è un modo per riaffermarla. L’acqua si mischia con tutto, l’olio no». A Venezia la Chanukkià l’accendono al Campo del Ghetto Nuovo e, in passato, per «pubblicizzare il miracolo», come è scritto nel Talmud, l’hanno fatto sulle gondole: «Quest’anno è un modo per celebrare i 500 anni del ghetto – dice Scialom Bahbout, rabbino capo di Venezia -. E’ una occasione per la città di partecipare a una festa gioiosa del popolo ebraico». 

Un’antica comunità  
Anche al Sud, dove rinasce l’antichissima comunità ebraica, si festeggia: a Napoli, San Nicandro Garganico, Ferramonti e a Palermo, dove fu il rabbino Pierpaolo Pinhas Punturello ad avere l’idea di accendere i lumi a Palazzo Steri. «Accendiamo con l’imam e il vescovo, perché, se fosse prevalso l’ellenismo, non ci sarebbe il monoteismo», dice il rabbino capo di Napoli Umberto Piperno. E alla festività corrisponde una tradizione culinaria: si mangiano le «sufganiot», i bomboloni dolci. «A Chanukkà si offrono cibi fritti nell’olio – conclude Sandra Calò dell’antica pasticceria Boccione nel ghetto di Roma –: le sufganiot sono identiche ad un dolce della tradizione romana, che in questo luogo facciamo da tre secoli. Ma durante la festa ne friggiamo a migliaia». 

Il Jerusalem Post lancia l’avvertimento: “Ci sarà una guerra, una grande guerra”

guerra-nucleare
by Umberto Pascali
Il mondo arabo ha visualizzato  l’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara come la scintilla per un 3 ° guerra mondiale?”
L’avvenimento del 20 dicembre viene visto con entusiasmo dal Jerusalem Post che cita il corrispondente di Al Jazeera Faisal al-Qaseem: “Se si pensa che l’assassinio dell’ambasciatore russo sia stato un evento pericoloso, basta poi aspettare che qualcosa di dieci volte più pericoloso sta per accadere nel prossimo anno. Il mondo sta per girare a testa in giù “.
Per il Jerusalem Post, il killer dell’ Ambasciatore Karlov sarà considerato un eroe come Gavrilo Princip, l’assassino del Granduca Francesco Ferdinando, e così egli sarà seguito da molti nel mondo musulmano.
Questo è, naturalmente, un fatto anche penalmente auto incriminante, di più che una ammissione (una confessione?) Tanto che il New York Times evoca uno scenario simile alla prima guerra mondiale …
Ma, mentre l’intenzione dei mandanti si dimostra palese, non siamo sicuri che avranno la capacità di farlo. Gli autori del pezzo criminale, Yasser Okbi, e Maariv Hashavua, non hanno alcun problema a mostrare la loro soddisfazione personale per l’assassinio; e sembrano avere sostenuto il compito di spingere per una conclusione positiva dell’operazione, vale a dire, l’escalation verso una guerra. Possibilmente utilizzando ciò che resta dei loro terroristi, per farli scatenare al di fuori della loro area. Loro si vantano circa quello che sembrano già sapere, ovvero che ci sarà una nuova ondata di atti terroristici, dieci volte più grande di quelli che abbiamo visto fino ad ora …
Chiaramente la cricca che ha organizzato la rivoluzione colorata, le primavere arabe, le guerre locali – sembra più determinata che mai a scatenare una guerra più grande.
Mentre una coalizione crescente si batte per la pace e per lo smantellamento dell’arsenale nucleare accumulato dai neocon, la guerra, la vera guerra sembra essere l’ultima opzione che questi circoli bellicisti hanno come loro risorsa. Questo è il motivo per cui la guerra irregolare ( vedi terrorismo) viene ri-indirizzato contro l’Europa. Questo è il motivo per cui vogliono provocare una esplosione sociale ed etnica in Macedonia per farla espandere al resto dei Balcani, ora …e dopo.
L’elite dominante degli Stati Uniti è stata costretta a procedere in un modo diverso e a sganciarsi a loro volta dall’apparato di potere delle dinastie dei Bush / Clinton, e con questo ci sono molte probabilità di sfuggire al baratro.
La Francia si potrebbe liberare dalla ipoteca dei Sarkozy / Hollande, l’Italia potrebbe allontanarsi dalle catene imperiali neoliberali delle marionette degli USA. Anche la Germania potrebbe allontanarsi dalla stupidità masochista che ha dominato la loro politica con la Merkel e trovare la via del ritorno a un leader razionale come Kohl o un Gerhard Schroeder …
Così i pazzi criminali comunemente noto come neo-cons o liberali imperialisti stanno contemplando la loro obsolescenza, e sono pronti a fare qualsiasi cosa per mantenersi al potere. Saranno in grado di avere la capacità di fare qualcosa? Saranno i paesi dell’Europa, quelli del Medio Oriente far loro capire che hanno questa capacità?
Gli europei, in particolare, devono essere molto attenti a non cadere nel pendio scivoloso e suicida e della stupida ostilità nei confronti della Russia. Le prossime settimane saranno un periodo caratterizzato da un vuoto relativo del potere ufficiale e da una relativa mancanza di responsabilità facilmente rintracciabili.
Pezzo dal Jerusalem Post :
“… Alcuni sono ora ad interpretare questi messaggi visuali come una testimonianza del fatto che siamo già nel pieno di una terza guerra mondiale …”
“… Il messaggio era chiaro: dopo che l’ambasciatore russo è stato ucciso, un evento che ha innescato una guerra mondiale nel secolo scorso, nel migliore interesse di tutti vi è il fatto di non versare olio sopra le acque agitate della Siria. ”
Coloro che hanno seguito da vicino i canali di social media arabi nelle ultime 24 ore si sono probabilmente già compreso che il mondo arabo è diviso in due campi di combattimento: un campo condanna con forza l’assassinio, come sembra essere finita  male la lotta in corso dei ribelli e / o giocare a destra nelle mani del regime di Assad, mentre l’altro campo si sta  fondamentalmente gongolando.
Molti nel mondo arabo ha adottato l’immagine del killer come l’immagine del loro profilo su piattaforme di social networking come Twitter e Facebook, esprimendo il loro sostegno del suo atto brutale.
Poi ci sono quelli che parlano di evento drammatico di Lunedi come possibile innesco di una terza guerra mondiale, che ricorda l’assassinio dell’arciduca Francesco Ferdinando d’Austria, che è stato ucciso, insieme alla moglie, durante la visita della coppia a Sarajevo il 28 giugno 1914.
Sembra che le voci che hanno emesso questa dichiarazione e altre simili non siano state acquietate dai messaggi di calma e di pace espressi dal presidente russo Vladimir Putin, così come il suo omologo turco, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan.
Traduzione e sintesi: Manuel De Silva
http://www.controinformazione.info/il-jerusalem-post-lancia-lavvertimento-ci-sara-una-guerra-una-grande-guerra/

Il marketing israeliano del terrore in Italia

“Così,   dopo qualche centinaio di morti, l’idea che il terrorismo abbia reso > le nostre vite a rischio come quelle degli israeliani, e che dunque  dovremmo modellare il nostro stile di vita sul loro, comincia a farsi   strada tra le ingenuità e l’arteriosclerosi del vecchio continente”  scriveva Libero il 22 luglio 2016. Era il commento mediatico alla strage  islamica di Nizza.  “Il  mondo è cambiato e che i barbari non sono alle porte, ma li abbiamo  già dentro casa. Come a Gerusalemme e a Tel Aviv. … Si guarda a   Israele anche per le tecnologie con cui contrastare il terrorismo”.
“Sicurezza negli aeroporti: perché adottare il sistema israeliano”, raccomanda un giornale. “Parigi imita Israele:  prorogato di sei mesi lo stato di emergenza”,  comunica un altro. “Il coordinatore anti terrorismo della Ue, Gilles de Kerchove, nei  giorni scorsi è andato a Tel Aviv proprio per capire cosa l’Europa > può copiare da Israele”.
L’Europa è sotto attacco e non lo sa. Rinunci a Schengen o unisca i  servizi “ L’analista israeliano Boaz Ganor, direttore dell’Istituto > internazionale per l’Anti terrorismo”  (La Stampa, 20 luglio 2016).

Boaz Ganor, l’abbiamo visto nell’articolo precedente, è lo specialista israeliano dell’antiterrorismo  che  presiede il Nice Global Forum sulla Sicurezza Interna e la gestione delle Crisi – che doveva tenersi a Nizza nell’ottobre 2016.  Adesso  è stato posposto al 2018.
Che gli attentati  islamici vengano immediatamente tradotti dai media europei in “consigli per gli acquisti” della insuperabile tecnologia della sicurezza sviluppata da Sion, che rende così  sicura la popolazione israeliana, è un dato che salta all’occhio all’osservatore.  Non si tratta solo di tecniche d’interrogatorio (tortura),  telecamere-spia, militarizzazione della popolazione (anche voi europei “dovete sentirvi parte di un esercito in guerra”),   controllo delle mail e di internet, rinuncia alla privacy. Gli israeliani hanno messo a punto sofisticati sistemi di “inferenza” informatica,  potenziati dalla cosiddetta “intelligenza Artificiale”,   che frugano triliardi di dati (i megadati) per  vederne emergere, nel contesto, azioni sospette. Un frequentatore di siti islamisti (magari operati da Cia o Mossad?) che d’improvviso decide di rendere anonima la sua connessione in rete:  ma è solo un esempio elementare. Elementare come  quello che ha rovinato il  generale Petraeus,  cacciato dalla Cia per averlo usato  allo scopo di comunicare con  la sua amante  Paula Broadwell: condivideva con lei una casella  mail, ma non si mandavano  messaggi:  li lasciavano nella sezione “bozze”, e l’altro li andava vedere. Il software andrà proprio a cercare caselle mai “inattive”,   e spiarci dentro.   Ma si tratta di cose semplici.  Le tecniche israeliane vere e profonde,   in cui  è integrata la AI, sono  segreto  militare.
Israele  promuove con  impressionante forza la sua “specialità”.  E’ nato lo “Israeli Innovation Center a Gerusalemme,  esultano i media  l’estate scorsa, che “attirerà centinaia di migliaia di  studenti, soldati, capi di Stato, turisti e delegazioni commerciali,  per assistere alla straordinaria storia di come Israele sia diventata  leader di avanguardia dell’innovazione nel mondo”. ..Tale centro,   situato nel  Centro Peres per la  Pace,   “In collaborazione con gli Stati Uniti, Israele promuove una   start-up Nazione per la leadership mondiale della tecnologia” .
“Israele investe oggi circa il 6 per  cento del Pil in sicurezza”, dice un esperto sionista, ma “buona parte della nostra spesa per la sicurezza torna sul mercato, perché va alle industrie israeliane  che operano in questo settore e finanzia così start-up e compagnie  capaci di sviluppare tecnologie innovative. … L’Europa, in media,  investe circa l’1,5% del suo Pil in sicurezza”.  Troppo poco, come badano a ripetere Boaz Ganor e   compari: vedete quanti terroristi islamici incontrollati girano tra voi….
Un altro esperto del settore cyber security, italiano e dunque opportunamente anonimo: “Di norma le persone che escono dal Mossad o che necessitano di copertura mentre lavorano all’estero, finiscono per lavorare nel settore della cybersecurity (programmi, programmatori, progettisti, sistemisti, impianti che utilizzano droni per difesa/sorveglianza, sistemi di sorveglianza attiva e passiva …). In Italia il mercato è praticamente vergine, un boccone goloso per Israele”.
Israele vende i prodotti, ma non i segreti militari che  ci sono dentro, è ovvio. Di fatto,  lo stato  che compra il pacchetto-sicurezza ebraico dà agli operatori israeliani  l’accesso ai “megadati”  della nazione, ossia  gli cede tutti noi. “Un potere enorme che verrà sicuramente utilizzato per il bene della popolazione, senza   eccezioni!”, sogghigna l’anonimo. “Finché l’Europa sarà legata alla NATO, non troppo unita, senza  leadership politica, strategicamente subordinata alla visione statunitense, permeata dalla russofobia…ebbene il terrorismo islamico continuerà a destabilizzare le masse europee”.  Conclusione alquanto enigmatica.
Alcuni paesi però sono sostanzialmente risparmiati dal “terrorismo islamico”: Come mai in Italia  l’IS non fa stragi, almeno fino ad ora? Varie ipotesi circolano:_  per i terroristi saremmo un luogo di passaggio, un santuario indisturbato.. . o magari  ci  siamo già messo nelle mani degli israeliani?
La risposta dell’anonimo è interlocutoria.   Mi accenna ad una specie di “lotta” fra Israeliani e americani –  feroce in Germania e Francia Belgio e Olanda – ma attenuato,  anche per il mercato italico, ancor vergine.  Gli americani hanno il loro sistema di  Intelligenza Artificiale (Watson di IBM)
Un esempio: nell’aprile scorso, Matteo Renzi ha provato in tutti i modi di mettere all’interno della Presidenza del Consiglio, ossia al suo fianco, con la responsabilità di controllore dei nostri “servizi”, il suo eterno  amichetto , il filo-israeliano   Marco Carrai.  “ dopo aver tentato di imporlo a capo della cyber-security, gli sta ora cucendo un abito su misura al Dis”,  ha scritto Il Fatto Quotidiano.  E ciò a dispetto dei numerosi   conflitti d’interesse  che Carrai   si porta dietro: “Incarichi pubblici come la presidenza di Aeroporti Firenze,  le poltrone nei cda tra cui quella nella fondazione Open – la cassaforte del premier – con Luca Lotti e Maria Elena Boschi,  aziende estero-vestite in Lussemburgo e Israele come la Wadi Venture con soci che hanno legami con l’esecutivo tra cui nominati in Finmeccanica e imprenditori con appalti pubblici, come raccontato dal Fatto settimane fa”.

Niente:  etichettando Carrai come “consulente” della Presidenza del Consiglio,  i conflitti d’interesse svanirebbero.  Dunque era cosa fatta, quando appare sui media una  rivelazione: Carrai è amico di Michael Ledeen,  e  Ledeen “è una  spia di Israele”,   comunica la Cia.  Dunque è la Cia a   ostacolare l’irresistibile ascesa dell’”israeliano  d’onore”  nella sicurezza  di Stato italiota…Un possibile riflesso della “competizione” Usa-Israele per il nostro mercato.
Pochi giorni dopo, Il Fatto annuncia:  “ Cybersecurity: Marco Carrai, con incarico ufficiale o senza, ficcherà il naso nei nostri dati:  Si scrive Watson, si legge Winston. Cosi’ alla fine Carrai, con incarico ufficiale o senza, si occuperà di big data che in gergo dei servizi vuol dire ficcare il naso nei dati dei cittadini. E qui il pensiero corre a Watson, la piattaforma tecnologica dell’Ibm che utilizza tecniche di elaborazione del linguaggio e sistemi di apprendimento per trovare e rivelare informazioni e relazioni estraendole da vaste quantità di dati non strutturati. Dai big data. Un giga- ficcanaso digitale.
“Carrai ha interessi privati a Tel Aviv, dove sono presenti due società a lui riconducibili con soci pesanti in Israele come Jonathan Pacifici e Reuven Ulmansky, veterano della Nsa, ex Unità 8200, dell’Israel Defence Force.Legami importanti, che porterà con sé sotto il mantello di consulente del Dis”.

Reuven Ulmanski
Reuven Ulmanski

Ancor meno allarma il fatto che il  di solito riservatissimo Carrai, affiancato dall’ambasciatore israeliano, ha presentato   “Cybertech Europe, forum internazionale organizzato da Cybertech Global Events in collaborazione con Leonardo-Finmeccanica a Palazzo dei Congressi a Roma. L’Italia guarda a Israele anche con Enel, che poche settimane fa ha aperto un centro a Tel Aviv, nel cuore del sistema cyber e tecnologico.
Del resto, perché allarmarsi?  Carrai  ha amici anche nella cosiddetta “opposizione” (beninteso, quella “ragionevole”). Infatti ha creato una start-up fra la sua Cgnal, “  controllata al 19,4% dalla Carfin, la holding della famiglia Carrai e partecipata dalla Fb di Franco Bernabè – e dall’altra   una società di Amsterdam, la Eligotech, fondata da alcuni ragazzi italiani. Tra questi ragazzi italiani, secondo diverse fonti di stampa mai smentite, ci sarebbe anche Luigi Berlusconi, il figlio più piccolo del Cav”.
Del resto “Non solo sicurezza informatica. Negli affari di Carrai spunta fuori di tutto: Big data, biomedicale, alberghi e call center”, come titola http://www.lanotiziagiornale.it/non-solo-sicurezza-informatica-negli-affari-di-carrai-ce-di-tutto-big-data-biomedicale-hotel-aeroporti-e-call-center/
Da quell’articolo potete apprendere che Carrai occupa 10 poltrone, e  anche i rapporti fra l’israeliano Jonathan Pacifici, esperto della cyber-security, con Franco Bernabé, ex capo supremo di Telecom Italia. Leggetevelo voi, perché  ha il suo interesse.
Anche se per  adesso l’astro di Carrai sembra alquanto eclissato, da disfatta di Matteo Renzi al referendum, e  il suoo forzato abbandono dalla stanza die bottoni.
Ma chi può dirlo: Gentiloni, che  nei servizi ha sempre avuto un po’ le mani in pasta e  ha tenuto per sé le  deleghe per l’Intelliugence, ha in mente (leggo)  “ di insediare presso la Presidenza del Consiglio una strutturache possa avere un ruolo di coordinamento sulla cyber security”.
E   fra i nomi che si fanno “come possibile  sottosegretario alla presidenza del Consiglio ( con delega ai servizi segreti)”  spicca  Emanule Fiano. Vedremo.   Un ebreo ha da essere, a  dirigere i nostri servizi.
Magari è per quello che da noi finora – facciamo gli scongiuri – non sono avvenuti “attentati islamici” molto sanguinosi? Che  la nostra polizia e il nostro valoroso ministro dell’Interno sventano miriadi di attentati?
Il mio interlocutore è alquanto più cinico. “Se tutto va bene Usa e Israele si divideranno la torta, ma se qualcosa va storto vedremo il solito attentato false flag.