ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 13 dicembre 2016

La fede o c’è, o non c’è

CONTRASTO "MONDO E VANGELO"

    Anche per san Giovanni Calabria fra mondo e Vangelo il contrasto è insanabile. Don Calabria 1873-1954 santificato da Giovanni Paolo II nel 1999 è stato il fondatore dei Poveri Servi e delle Povere Serve della Provvidenza 
di Francesco Lamendola  




Don Giovanni Calabria (Verona, 8 ottobre 1873-ivi, 8 dicembre 1954), santificato da Giovanni Paolo II nel 1999, è stato il fondatore dei Poveri Servi e delle Povere Serve della Provvidenza, la cui missione è rivolta all’aiuto dei bisognosi in un orizzonte di trecentosessanta gradi, ma con una particolare attenzione ai bambini e ai giovani orfani o poveri, ai quali occorre imparare un mestiere per entrare da persone oneste nella vita della società; più tardi, anche per i portatori di handicap e per la gioventù dei Paesi poveri.
Un tratto assai caratteristico della personalità di don Calabria era l’abbandono assoluto alla Provvidenza, al punto che, per statuto, i membri della sua Opera non devono chiedere nulla in cambio di quel che fanno, ma devono donare sempre, gratuitamente, secondo la sua lapidaria massima: La fede o c’è, o non c’è;come dire che, se si ha fede, l’aiuto di Dio non verrà mai a mancare, secondo l’assicurazione di Gesù Cristo (cfr. Matteo, 6, 225-26): Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o che berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro?

Don Calabria, a differenza di certi teologi e di alcuni vescovi e sacerdoti dei nostri giorni, non credeva affatto che il Vangelo, per essere insegnato in maniera adeguata alle necessità degli uomini moderni, debba fare un bagno di modernità; in particolare, non credeva che debba venire a patti con il mondo, poiché egli aveva molto ben presente l’antitesi di fondo che esiste fra il Vangelo e il mondo, inteso come l’insieme delle realtà e delle forze che restano impermeabili e indifferenti all’annuncio della Parola di Cristo, e che rappresentano la maniera di sentire, di pensare e di vivere diametralmente opposta a quella evangelica: ossia impregnata di egoismo, di materialismo, di relativismo, di utilitarismo e di edonismo.
Per lui, esiste un contrasto insanabile fra lo spirito del Vangelo e lo spirito del mondo; contrasto reso esplicito da Gesù stesso, allorché, durante la solenne preghiera al Padre, al termine del’Ultima Cena, e poco prima di essere arrestato e di affrontare la Passione, disse testualmente: Io non prego per il mondo (Giovanni, 17, 9). Il mondo, quindi, non è tutto il mondo, ma è quella maligna inclinazione che pervade l’anima umana e che è retaggio del Peccato originale, la quale torna ad emergere ogni qualvolta gli uomini, allontanandosi da Dio, perdono il dono indispensabile della sua grazia, e precipitano nel disordine delle loro passioni e dei loro appetiti insaziabili, originati dalla lussuria, dalla superbia e dall’avarizia. Morto in pieno pontificato di Pio XII, e alcuni anni prima del Concilio Vaticano II, don Calabria non fu mai tentato, né, tanto meno, distratto, da certe tendenze teologiche che sarebbero poi emerse con prepotenza a partire dagli anni ’60 del Novecento, e che avrebbero intaccato e indebolito dall’interno alcuni capisaldi della fede cattolica, creando molta confusione e turbando non poco le anime, allora e in seguito, fino ai nostri giorni, che da tale turbamento sono, anzi, sempre più colpite.
Questo concetto è ben espresso in un capitolo del suo libro Instaurare omnia in Christo, del 1953, che faceva seguito al precedenteApostolica vivendi forma, del 1945, nel quale l’Autore riporta una serie di citazioni dalle Sacre Scritture per meglio illustrarlo (da:Instaurare omnia in Christo, Verona, Regnum Dei Editrice, 1965, pp. 95-98):

CONTRASTO INSANABILE. – Nel giorno del peccato dei nostri progenitori, il Signore disse al serpente (Satana): porrò inimicizia tra te e la Donna (Maria): e tra il seme tuo e il seme di Lei (Gesù). Ella schiaccerà la tua testa e tu tenterai insidie al calcagno di Lei” (Gen. III, 15).
SPIRITO E CARNE. – Vide il Signore come tutti gli uomini si fossero abbandonati alla corruzione e disse: “Non rimarrà il mio spirito per sempre  nell’uomo, perché egli è carne” (Gen. VI, 3). Dopo 120 anni di paziente attesa, venne il diluvio.
MALEDIZIONE. – Parole d’Isaia profeta: “Guai a voi che dite il male bene, e bene il male; che le tenebre chiamate luce, e la luce tenebre; che passate per dolce ciò che è amaro, e per amaro ciò che è dolce” (Is. V, 20).
GESÙ E IL MONDO. – Gesù a Nicodemo: “Venne nel mondo la luce, e gli uomini amarono piuttosto le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie (Giov. III, 19); e agli Apostoli disse: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; ma perché non siete del mondo, ed io vi ho eletti dal mondo, per questo il mondo vi odia” (Giov., XV, 18-19).
“IO NON PREGO PER IL MONDO!” Così Gesù nell’estrema preghiera al Padre,, avviandosi al Getsemani. Egli ha pregato per i suoi crocifissori, per gl’ingrati suoi figli, per i peccatori più scellerati, ma non ha pregato per il mondo. Esso dunque è incapace di grazie, è refrattario ad ogni misericordia, è agli antipodi  della sua vita di sapienza e di amore  e non può avere il beneficio della sua preghiera. È terribile!  È questa la maledizione più tremenda – diceva Pio XI – uscita dal labbro del Salvatore.
VANGELO IMMUTABILE. – Cristo Risorto disse agli Apostoli: “Andate dunque, istruite tutte  le genti… insegnate loro ad osservare tutto quello che io vi ho comandato” (Matt., XXVIII, 19-20). “Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno” (Matt., XXIV, 35). “In verità vi dico: fino a che non perisca il cielo e la terra, non perirà un iota o un apice  della legge, fino a tanto che tutto sia adempiuto (Matt., V, 18).
Riflettano su queste parole coloro che hanno il coraggio di dire  che il vangelo fu scritto venti secoli or sono, ma oggi verrebbe scritto diversamente.
“NON POSSUMUS”.- Ai capi del Sinedrio che intimavano loro di non parlare del Cristo, Pietro e Giovanni risposero: “Non possiamo non parlare di quelle cose che abbiamo vedute e udire” (Atti, IV, 19-20).
Più tardi San Paolo dirà: “Predico io gli uomini o Dio? Cerco io forse di piacere agli uomini?  Se tuttora piacessi agli uomini, non sarei servo di Cristo” (I, 10).  E a Timoteo: “verrà tempo che non potranno patire la sana dottrina, ma secondo le proprie passioni, per prurito di udire, moltiplicheranno a se stessi i maestri, e si riterranno dall’ascoltare la verità e si volgeranno alle favole” (II Tim., IV, 3-4).
LA CARNE È MORTE. – “La saggezza della carne è morte; la saggezza dello spirito è vita e pace. La saggezza della carne è nemica di Dio…  Quelli che sono della carne non possono piace a Dio… Se uno non ha lo spirito di Cristo, costui non è di Lui… Imperocché, se vivrete secondo la carne,  morirete; che se poi con lo spirito darete morte alle azioni della carne, vivrete” (Rom., VIII, 6-13).
IL MALIGNO DEL MONDO. – “Non vogliate conformarvi a questo secolo” (Rom., XII, 2).
“È forse concepibile che la giustizia sia partecipe dell’iniquità? O che la luce possa coesistere con le tenebre? O che Cristo e il Demonio possano allearsi?  O che il fedele possa spartire qualcosa  con l’infedele? O che il tempio di Dio  possa consentire agl’idoli?  Il Signore dice che voi siete il tempio di Dio vivo; cioè (dice il Signore) abiterò entro i miei  fedeli e camminerò tra loro;  e pertanto uscite dalle file di essi (infedeli), non abbiate contatto alcuno con l’immondizia; io vi accoglierò, sarò vostro Padre e voi miei figli e figlie” (II Cor., VI 14-18).
“Tutto quello che è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia  della vita” (1 Giov., II, 15).
“La sapienza di questo mondo è stoltezza  davanti a Dio” (I Cor. III, 19).
ATTENTI AI SEDUTTORI!– Io vi prego, o fratelli, che teniate d’occhio quelli che pongono dissensioni ed inciampi contro la dottrina che avete  appreso, e ritiratevi da essi: perché questi tali non servono a Cristo, Signor nostro “ (Rom. XVI, 17-18).

Che meraviglia leggere pagine come questa, per noi che viviamo nel relativismo strisciante e in quella astuta e perfida forma di revisione del cattolicesimo che viene portata avanti da certi teologi e da certi pastori, a parole per venire incontro ai bisogni della società moderna, in pratica, invece, per erodere e smantellare, dall’interno, tutto l’insieme della divina Rivelazione, abbassandola al livello di una dottrina etica che, come tutte le dottrine umane, deve essere continuamente riveduta e adattata alle mutate condizioni sociali e culturali. Non diciamo che questo fine non dichiarato sia sempre intenzionale; senza dubbio, in un certo numero di casi, si tratta di persone in buona fede: nondimeno, il danno che stanno provocando è enorme, così come la responsabilità che si assumono di fronte al Vangelo. E poi, per quale ragione gli uomini d’oggi pretendono che la Rivelazione debba conformarsi alle loro abitudini mentali e alle loro aspettative psicologiche? La Parola di Dio non appartiene a nessuna epoca e a tutte le epoche: è eterna e immutabile, come la Stella Polare che indica infallibilmente il Nord, ovunque ci si trovi.
Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno, dice Gesù. Ma i teologi modernisti e i pastori progressisti pensano che le parole di Gesù debbano essere aggiornate secondo le tendenze del tempo: sono gli stessi che, mezzo secolo fa, civettavano con il marxismo, e avrebbero voluto un cristianesimo impregnato dello spirito della lotta di classe; poi si è diffusa la psicanalisi freudiana, e avrebbero voluto un cristianesimo psicanalitico; poi l’esistenzialismo, ed eccoli a sperimentare un cristianesimo esistenzialista.
Venne nel mondo la luce, e gli uomini amarono piuttosto le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. La secolarizzazione strisciante che ha avuto luogo nella stessa Chiesa cattolica ha indotto molti “credenti”, e perfino un certo numero di vescovi e sacerdoti, a proclamare che si deve tener conto delle situazioni di fatto, perché solo così si mostra il volto misericordioso di Dio. Ragionamento capzioso e gesuitico (nel senso peggiore del termine), che equivale alla relativizzazione della morale e alla sua subordinazione alla praxis. Ma questo significa capovolgere anche il Vangelo. Non è più vero e giusto ciò che è vero e giusto, ma ciò che fa la maggioranza  e ciò che pensano i più. In base a questo atteggiamento, anche l’aborto o l’eutanasia, per esempio, per non parlare del divorzio, diventano cose negoziabili, verso le quali si può anche essere indulgenti, perché nel mondo ci sono situazioni così drammatiche… e poi Dio è tanto misericordioso, che perdona sempre tutti…
Verrà un tempo nel quale gli uomini non vorranno più ascoltare la sana dottrina, ma seguiranno le loro voglie: si procureranno molti nuovi maestri, i quali insegneranno le cose che essi avranno voglia di ascoltare: in questa seconda lettera a Timoteo, san Paolo mostra uno spirito veramente profetico: è quel che sta accadendo ai nostri giorni. La dottrina cristiana è troppo severa, la sua morale è troppo esigente? Nessun problema: ecco che si fanno avanti i nuovi teologi, i nuovi pastori, più tolleranti, più comprensivi, più misericordiosi di quelli d’un tempo, e cominceranno a insegnare che, sì, Gesù ha detto la tal cosa, però il cristiano moderno deve tener conto delle condizioni odierne, perciò non bisogna essere troppo “rigidi”, né prender tutto alla lettera….
Non vogliate conformarvi a questo secolo, dice san Paolo, e lo ripete anche san Calabria. Ma è quello che sta accadendo con certa moderna teologia e certa moderna pastorale. I cristiani si stanno conformando al mondo; e, così facendo, tradiscono il Vangelo, ma tutto ciò lo chiamano progresso, apertura e dialogo.
Non possiamo non parlare, dissero Pietro e Giovanni al Sinedrio. Certo, sarebbe più comodo tacere, sorvolare, fare finta di niente, allorché si toccano argomenti sgraditi ai più: ma non sarebbe da cristiani. Il cristiano non vuol piacere agli uomini, ma a Dio.
La saggezza della carne è morte; la saggezza dello spirito è vita e pace. Certi sedicenti cristiani dei nostri giorni si credono molto progrediti e molto più maturi di quelli delle generazioni passate, perché hanno introiettato la saggezza del mondo; ma non si rendono conto che, adottando il punto di vista del mondo, cioè della carne, diventano infedeli rispetto al Vangelo e si mettono sulla via della morte spirituale: perché la saggezza del mondo è foriera di morte, e solo la saggezza di Cristo è portatrice di vita. Oppure se ne rendono perfettamente conto, e agiscono secondo un piano preciso? Se fosse così, sarebbe terribile.
Dice ancora san Paolo: è possibile che il fedele possa spartire qualcosa con l’infedele? O che il tempio di Dio  possa consentire agl’idoli? Eppure, a partire dalla dichiarazione Dignitatis humanae del 7 dicembre 1965, al termine del Concilio Vaticano II, la Chiesa cattolica sostiene il principio della libertà religiosa: principio assolutamente inconciliabile con la lettera e lo spirito del Vangelo. Gesù, infatti, non è venuto nel mondo a dire: Io sono una delle vie, una delle verità, una delle maniera per giungere alla vita; ma dicendo: io sono la via, la verità e la vita. Chi crede in me e verrà battezzato, sarà salvo; e chi non crederà in me, sarà condannato. La verità del Vangelo non giace sullo stesso piano delle altre verità religiose, filosofiche, politiche, sociali. Il cristiano rispetta e ama tutti gli esseri umani, ma non accetta l‘idea che la sua verità valga quanto qualsiasi altra. Non è un relativista, ma fonda la sua fede sulla roccia di una Rivelazione che ragione fede concorrono mirabilmente a illuminare.
Quanto agli idoli, chi non vede come anche tanti sedicenti cristiani moderni si sono fatti adoratori del denaro, del potere, del successo, del piacere, e che li hanno messi, nella loro vita, al posto di Dio?
Tutto quello che è nel mondo è concupiscenza della carne, concupiscenza degli occhi e superbia  della vita, dice san Giovanni nella prima epistola che porta il suo nome. E aggiunge, per buona misura, subito dopo: Questo è il mondo: voler soddisfare il proprio egoismo, accendersi di passione per tutto quel che si vede, essere superbi di quel che si possiede. Questa è la “saggezza” del mondo; cogliere tutte le occasioni, sfruttare tutte le opportunità di successo, di potere e di godimento. E conclude l’apostolo: Tutto quel che viene dal mondo, non viene da Dio Padre. Più chiaro di così…
La sapienza di questo mondo è stoltezza  davanti a Dio: e, viceversa, la sapienza del Vangelo è stoltezza per gli uomini che vivono secondo il mondo. Gira e rigira, il problema è sempre lo stesso: l’incompatibilità radicale, assoluta, fra ciò che piace a Dio e ciò che piace al mondo; incompatibilità che tanti “cristiani” moderni vorrebbero smussare, attenuare, e perfino negare, solo perché essa dà loro fastidio, e li costringe a rivelare le loro vere intenzioni, allorché dicono di voler “aggiornare” la morale cristiana.
Il grido d’allarme lanciato da san Paolo, nel XVI capitolo della Epistola ai Romani, è la logica conclusione di tutto questo discorso: si tratta di tener d’occhio quelli che pongono dissensioni ed inciampi contro la dottrina che avete  appreso, e ritrarsi da essi: perché questi tali non servono a Cristo, Signor nostro. E chi sono, oggi, i seminatori di scandali, denunciati fin dai tempi della Chiesa nascente, e oggi più attivi e industriosi che mai? Non sono forse i teologi e i (cattivi) pastori che annacquano, svirilizzano, stemperano in ogni modo la sana dottrina evangelica, per rendere più dolci al palato gli insegnamenti eterni e immodificabili di Gesù Cristo? E se essi non servono Gesù Cristo, pur affermando di agire e di parlare nel suo nome, per servire chi, allora, stanno dicendo e operando tali cose?

Anche per san Giovanni Calabria fra mondo e Vangelo il contrasto è insanabile

di Francesco Lamendola

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