ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 11 dicembre 2016

Oremus pro eisdem

Da Trump a Hofer


Certe volte la propaganda del Sistema riesce e certe volte no. Questa è la prima differenza che salta all’occhio nel confronto tra l’elezione di Donald Trump in America e la sconfitta di Norbert Hofer in Austria.
La piccola repubblica austriaca, spesso vantata per i motivi più diversi da chi mal ne conosce la storia, non è certamente un paese invivibile, insicuro o particolarmente soggetto al terrorismo e la disoccupazione come per esempio lo è la Francia o in misura minore la stessa Italia.
Eppure, a partire dal 2000 almeno, le cose sono cambiate in modo piuttosto rapido e sempre per la solita infausta ragione: la politica migratoria assurda e assassina, specie verso l’islam, da parte delle sinistre e dei verdi, dei poteri forti e dei gruppi bancari.
L’economista mondialista Alexander van der Bellen (Vienna, 1944), che da domenica 4 dicembre 2016 è il nuovo presidente austriaco, aveva probabilmente perso nell’elezione precedente, tenutasi il 22 maggio scorso: l’elezione fu annullata dalla Corte costituzionale austriaca per irregolarità e per i voti inventati attribuiti proprio al nuovo presidente. E ciò in seguito alla denuncia di Hofer e dei suoi: anche per questo l’attuale elezione è emblematica. Ha vinto chi aveva fruito dei brogli alla precedente tornata elettorale, ha perso chi li aveva denunciati!
Nel piccolo microcosmo mitteleuropeo e germanico, questa piccola elezione è davvero rappresentativa. Con Hofer erano in genere i contadini, i montanari, gli abitanti dei piccoli centri e i ceti impiegatizi e operai. Con il neo-presidente invece tutti i giornali, la casta in tutte le sue declinazioni, i poteri forti, la cultura, i sindacati…
Van der Bellen non è un austriaco da sette generazioni, ma è figlio di un padre russo e di una madre estone, entrambi fuggiti dal comunismo, partito in cui poi militerà il giovane Alexander… La carriera di Van der Bellen si è fatta prima con i social-democratici poi soprattutto con i Verdi. Il nuovo presidente austriaco ha dichiarato, almeno una volta, di appartenere alla massoneria, essendo stato iniziato ad Innsbruck negli anni ’70.
In tutte le questioni importanti è all’opposto di Norbert Hofer e della tradizione austriaca. Europeista convinto, vuole riempire l’Austria di profughi e poveracci, mantenendo e aggravando la linea lassista fin qui adottata da democristiani e social-democratici. Poca severità e poco rigore verso lo spaccio di droghe e la violenza urbana, tolleranza verso qualunque deriva etica (gender, nozze gay, utero in affitto), ma intransigenza assoluta verso ciò che i media hanno chiamato “l’ultra-nazionalismo” di Hofer.
Domanda: ma cos’è l’ultra-nazionalismo rispetto al puro e semplice nazionalismo?Un nazionalismo sostenuto dagli ultrà del calcio austriaco? I servizi televisivi italiani che hanno parlato dei due candidati, sono stati egualmente falsi e bugiardi come lo furono con Trump. Addirittura si è detto che con la vittoria del candidato dei verdi, l’Austria fuga le paure e i fantasmi del passato. Quale passato, di grazia? Quello nazional-socialista di 70 anni fa, in cui Norbert Hofer neppure esisteva? Quel passato in camicie brune in cui l’Austria fu occupata manu militari dai tedeschi, a prescindere dal fatto che molti austriaci auspicavano tale occupazione? Fu proprio l’Austria “nazificata” dell’Anschluss (1938) che accolse i genitori di Van der Bellen in quanto esuli anti-comunisti…
Norbert Hofer, il grande sconfitto, era un candidato politico e assieme simbolico.Politico nel senso più alto della parola, per la sua volontà di dare tutto per la sua amata patria e difenderla contro l’invasione degli stranieri e ancor di più dalle pastoie dell’Unione europea e delle sue arcigne e indebite commissioni. Ma anche un candidato simbolico: rappresentava al meglio la storia e l’identità austriaca.
Noi italiani, a volte assai campanilisti, non dobbiamo limitarci ora a gioire per la sconfitta di Renzi nel suo referendum. Dobbiamo anche guardare con più attenzione a ciò che succede intorno a noi e così saper captare i segni dei tempi e delle svolte storiche che si impongono. La vittoria di Trump, benché oltre Oceano, ha certamente il senso di una cesura storica senza precedenti. Ma anche le vicine e confinanti Austria e Francia debbono interessarci. Chi ama visceralmente la propria patria (senza nasconderne i difetti storici però) ama anche coloro che, nelle altre nazioni, hanno gli stessi sentimenti. Così Norbert Hofer, Marine Le Pen, Vladimir Putin, Donald Trump, e molti altri sono certamente uniti da più di ciò che li divide e li separa. Parafrasando Marx non ci resta che dire: patrioti del mondo intero unitevi, e fatelo presto! Il rullo compressore della modernità e del mondialismo, della globalizzazione e del secolarismo, vuole rendere indistinguibili i popoli, le culture, le etnie, le religioni, le società e intercambiabili gli individui, resi meri numeri di un ingranaggio mortale al servizio degli interessi dei soliti padroni del vapore.
Qualunque sussulto patriottico, qualunque volontà di recupero dei valori della tradizione (Dio, patria, famiglia, moralità, sussidiarietà, buon senso, difesa degli anziani e dei poveri, eroismo disinteressato per il bene comune…) è la benvenuta. Uniamo le forze per creare una alternativa almeno europea, se non mondiale, al pensiero unico laico, al dio mercato, alla distruzione delle identità e delle storie di ognuno.
Così facendo, dall’Austria all’America, dall’Italia alla Francia, avremo lottato per la civiltà umana come tale e contro i suoi potentissimi affossatori. 
di Enrico Maria Romano 
   http://www.campariedemaistre.com/2016/12/da-trump-hofer.html
Trump può restaurare la libertà religiosa
Il Primo Emendamento
Donald Trump ha promesso che avrebbe fatto di nuovo grandi gli Stati Uniti. Se vuole onorare la promessa, dovrà iniziare ripristinando in modo energico la nostra prima libertà di americani: il libero esercizio della religione.
Purtroppo, durante l’Amministrazione retta dal presidente Barack Obama, tale libertà si è ritrovata sotto attacco come non mai. Per fortuna, molti di questi attacchi potranno essere neutralizzati nei primissimi giorni dell’Amministrazione Trump. 

Trump dovrebbe infatti impegnarsi a proteggere il libero esercizio della religione di tutti gli americani di qualsiasi fede. Nel discorso con cui ne ha riconosciuto la vittoria elettorale, Hillary Clinton ha fatto riferimento alla «libertà di culto», ovvero alla devozione limitata alla sinagoga, alla chiesa o alla moschea. Ma ciò che i Padri fondatori hanno voluto proteggere è il diritto di tutti a vivere manifestamente la fede in pubblico e in privato ogni giorno della settimana, premesso che rispettino pacificamente il medesimo diritto degli altri.
La riduzione della libertà religiosa alla mera libertà di culto è stata una caratteristica degli anni di Obama. I luoghi di culto, per esempio, sono stati esentati dal mandato del ministero della Salute e dei Servizi Umani che obbliga i datori di lavoro a fornire contraccettivi e farmaci abortivi ai propri dipendenti. Ma le scuole religiose, per esempio il Wheaton College, in Illinois, così come altre comunità ed enti religiosi di beneficenza quali le Piccole sorelle dei Poveri, hanno ottenuto una semplice “concessione”: l’offerta di un modo alternativo di conformarsi a quell’obbligo sempre però in violazione del loro credo.
L’Amministrazione Trump può sistemare tutto subito. Trump può infatti indicare al proprio ministro della Salute e dei Servizi umani di correggere le linee guida del suo dicastero introducendo garanzie chiare a protezione della libertà religiosa. E il Congresso può votare una legge, che Trump suo firmare, che abroghi e rimpiazzi l’“Obamacare”.
L’Amministrazione Obama si è analogamente impegnata in una serie di azioni esecutive – alcune delle quali verosimilmente illegali – per promuovere una radicale agenda transgender. Anche a questo Trump può mettere fine.
Per esempio, i ministeri obamiani della Giustizia e dell’Istruzione hanno reso noto ai distretti scolastici di tutto il Paese che da oggi interpretano una legge del 1972, la Title IX, in modo da imporre alle scuole di permettere agli studenti l’uso dei bagni, degli spogliatoi e delle docce a seconda dell’“identità di genere” che essi dichiarano. Lo hanno fatto dicendo che il vocabolo “sesso” da oggi significherebbe “identità di genere”.
Lo stesso ha fatto il ministero obamiano della Salute e dei Servizi umani, sostenendo che un certo provvedimento che nell’“Obamacare” proibisce le discriminazioni sulla base del “sesso” intende dire “identità di genere”; e così le polizze di assistenza sanitaria debbono coprireanche le terapie di riassegnazione del sesso e i medici del settore sono obbligati a eseguirle.
Obama ha pure emesso degli ordini esecutivi che vietano agli appaltatori federali e aidestinatari esteri di aiuti federali comportamenti che il governo giudica “discriminatori” sulla base dell’«orientamento sessuale e dell’identità di genere», laddove una cosa semplice come dire che i maschi biologici non dovrebbero utilizzare le docce femminili può contare come “discriminazione”.
Tutto questo può essere smantellato immediatamente. Trump può abrogare gli ordini esecutivi di Obama e può indicare ai ministri sia dell’Istruzione sia della Salute e dei Servizi umani così come al procuratore generale federale si interpretare il vocabolo “sesso” esattamente come l’ha inteso il Congresso: ovvero come una realtà biologica e non come “identità di genere”.
Il Congresso può poi rendere permanenti questi ordiniratificando l’emendamento Russell(1), che protegge la libertà del personale religioso d’istituzioni religiose, e approvando il Civil Rights Uniformity Act, il quale specifica che nelle leggi civili americane il vocabolo “sesso” non significa “identità di genere” a meno che il Congresso non lo dica esplicitamente.
Trump dovrebbe altresì chiarire che, sotto la sua sorveglianza, il governo federale non penalizzerà alcun individuo o alcuna istituzione per il fatto di credere che il matrimonio è l’unione fra un marito e una moglie e di agire in base a questo.
Trump può emettere un ordine esecutivo che stabilisca che quando si tratta di status fiscale, accreditamento, licenze, contributi pubblici e contratti, nessuna entità del governo federale può penalizzare qualcuno che agisca sulla base delle proprie convinzioni riguardo al matrimonio fra un uomo e una donna. Inoltre, per scongiurare l’eventualità che un futuro presidente possa invalidare tale ordine, il Congresso può approvare, e il presidente ratificarlo in legge, il First Amendment Defense Act (2).  Di fatto, durante la campagna elettorale Trump ha promesso che se fosse diventato presidente avrebbe sottoscritto la proposta.
Che si tratti di molestare un ordine religioso di suore, di costringere medici a eseguire terapie di riassegnazione del sesso o d’impedire che le scuole trovino soluzioni di compromesso che accontentino tutti e che rispettino la privacy corporea di tutti gli studenti, l’Amministrazione Obama ha condotto una guerra culturale aggressiva e non necessaria.
Siccome lo ha fatto quasi esclusivamente mediante azioni esecutive, l’Amministrazione Trump può velocemente riparare a questi danni (3). E il Congresso può ratificare tutto rendendolo legge permanente. Ciò significherà fare passi enormi sulla strada che garantisce la coesistenza pacifica, rendendo davvero gli Stati Uniti di nuovo grandi.
Traduzione di Maurizio Brunetti e Marco Respinti
* Ryan T. Anderson, Ph.D., è William E. Simon Senior Research Fellow in American Principles and Public Policy presso The Heritage Foundation di Washington. Il suo libro più recente è Truth Overruled: The Future of Marriage and Religious Freedom (Regnery, Washington 2015). Il 1° dicembre l’Acton Institute for the Study of Religion and Liberty di Grand Rapids, in Michigan, lo ha insignito a Londra del 2016 Novak Award intitolato al teologo cattolico Michael Novak. Questo articolo è stato pubblicato il 9 novembre 2016 sul notiziario conservatore online The Daily Signal, edito da The Heritage Foundation, con il titolo "Make Religious Freedom Great Again
NOTE dei traduttori
(1) Steven Dane “Steve” Russell, deputato federale del Partito Repubblicano in rappresentanza dello Stato dell’Oklahoma, conservatore ed esponente dei “Tea Party”, ha proposto un emendamento alla legge federale di bilancio della Difesa per il 2017 che introduce eccezioni alla normativa “antidiscriminazione” voluta dall’Amministrazione Obama per i cappellani militari che si servono di determinati appaltatori.
(2) Il First Amendment Defense Act è una proposta di legge introdotta nella Camera federale dei deputati il 17 giugno 2015 per impedire la discriminazione di chi per morivi religiosi giudica negativamente l’omosessualità.
(3) Gli ordini esecutivi presidenziali equivalgono a decreti.

Eleison Comments CDXCI TRUMP'S  ELECTION

Commenti settimanali di 
di S. Ecc. Mons. Richard Williamson
Vescovo della Fraternità Sacerdotale San Pio X


  10 dicembre 2016

Dobbiamo pregare per Trump. A partire dall’elezione del mese scorso
Egli avrà bisogno della stessa protezione del Cielo.

Elezione di TrumpLa cosa essenziale da dire sull’elezione nello scorso mese di Donald Trump come prossimo Presidente degli Stati Uniti è che si tratta di una tregua data da Dio dopo anni e anni di governo liberale, ma a meno che il popolo americano non ritorni seriamente a Dio Onnipotente, questa tregua sarà spazzata via da un ritorno in forza dei liberali per distruggere gli Stati Uniti una volta per tutte, come avrebbe fatto Hillary Clinton se fosse stata eletta.

Ora, è vero che non molte persone oggi pensano alla politica in termini di Dio Onnipotente, ma è esattamente questo il problema. A spingere Dio fuori dalla vita, soprattutto dalla politica, è stata una crociata condotta da massoni e liberali fin dalla fine del XVIII secolo. “Libertà da Dio” è stato l’inno della crociata della loro religione sostitutiva: l’umanesimo laico. Allo stesso modo, nel XX secolo il comunismo, con o senza questo nome, ha trionfato contro natura in tutto il mondo, perché ha agito come una religione, essendo, come diceva San Pio X, il messianismo del materialismo. E il liberalismo e il comunismo costituiscono il motivo per cui l’intero mondo occidentale ha virato a sinistra per centinaia di anni.

E questo è senza dubbio il motivo per cui un gran numero di elettori nell’elezione americana ha votato per la candidata che ha perso. Lei era nota in tutto il paese per le sue menzogne, immoralità e tradimento. La sua fedina penale era nota, incluso il sospetto che fosse stata responsabile, con il marito, dell’omicidio di ben oltre cinquanta uomini e donne che avevano sbarrato la strada alle loro ambizioni e carriera. Com’è possibile che qualcuno appena dignitoso abbia pensato di votare per lei, per non parlare di più della metà degli Americani che l’hanno votata (lei non ha vinto il collegio elettorale)? Lo stesso Paul Craig Roberts, eccellente commentatore sulla scena politica americana, è sconcertato da questa domanda. La risposta mancante è che sicuramente quella donna incarna la guerra contro Dio. Per i liberali, la loro religione è la libertà. Il fatto che lei abbia orgogliosamente infranto tutti i comandamenti di Dio non è stato un argomento contro di lei, ma a suo favore. Lei è un santo del liberalismo.

Ora il suo vincitore, Donald Trump, non è, a quanto pare, un uomo propriamente pio, e anche lui è un liberale per vari aspetti - chi non lo è? -, ma possiede una buona dose di quella decenza e generosità vecchio stile che sono state tipiche della migliore America e degli Americani. Perciò egli è istintivamente contro gli empi, e dopo anni e anni di liberali ipocriti sotto una serie di presidenti liberali che hanno calpestato tutti gli Americani dignitosi, egli ne aveva abbastanza, ed è entrato in politica “per restituire a questo paese un po’ di ciò che esso ha dato a me”. E dopo gli stessi anni e anni di ciò che è stato in realtà un sistema a partito unico, visto che dal tempo del governatore Wallace non c’è stato “un centesimo di differenza tra i repubblicani e democratici”, Trump, contraddicendo il sistema, ha dato voce alla frustrazione della gente e una serie di anime dignitose lo ha votato. Ma il sistema è furioso.

Perciò egli ora deve tenere duro. È diventato il nuovo Presidente in forza del dignitoso istinto contro l’ideologia liberale. Ma questo è un fuoco di paglia, perché lottare con l’istinto contro l’ideologia è come combattere contro i carri armati con le pistole a pallini. Per combattere una falsa ideologia è necessaria una vera ideologia, e per lottare contro la guerra a Dio è necessaria la pace con Dio, mantenuta nei termini di Dio e non dell’uomo. Ora, Dio è onnipotente e infinitamente buono, e può annullare il peggio che i suoi nemici possono tentare contro di Lui, con il minimo gesto del Suo mignolo, per così dire. Ma Egli non intende concedere la vittoria sulla Sinagoga di Satana se sa che la gente è pronta a ritornare quanto prima a Satana. La gente deve abbandonare Satana e deve ritornare sinceramente a Dio, che non si lascia ingannare.

E’ per lo stesso Donald Trump che si deve pregare, con Adorazione, Contrizione, Rendimento di grazie e Suppliche. Dio lo ha sostenuto per concedere questa tregua. Includiamo lui e il Presidente Putin nelle nostre preghiere, perché la tregua si prolunghi. Diversamente, essa potrebbe finire presto.

Kyrie eleison.
http://www.unavox.it/Documenti/Doc0991_Williamson_10.12.2016.html

Speciale Matrix: La Necessità di Affermare che la Russia Perde sul Campo, il Ridicolo Caso Palmira

Di FunnyKing , il 
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Speciale Matrix: la sentite vero? Lo so che la percepite. Avete quella sensazione sgradevole di vivere in una nebbia di menzogne. Sentite quel rumore di sottofondo fatto di politicamente corretto e verità indicibili. E lo so, capita persino a voi di sentirvi a disagio quando ascoltate o dite ciò che realmente percepite della realtà che vi circonda. Siete a disagio perché la vostra percezione interiore è diversa dalla verità ufficiale, dalle palesi e ridicole menzogne che essendo ripetute mille e mille volte diventano prima un luogo comune e poi una verità inoppugnabile di fronte alla quale chiunque anteponga un dubbio può essere insultato se non passibile di aver commesso un reato.
Ci sono moltissimi siti internet, pagine facebook, chat di Telegram e altri innumerevoli canali che a loro modo cercano di squarciare un attimo il velo di menzogna e ipocrisia ufficiale a corso forzoso.
Rischio Calcolato ha come prima ragione di esistenza questo scopo, da sempre, possiamo sbagliare come ovvio ma mai abbiamo avuto ne avremo lo scopo di ingannarvi. E dunque ecco questa nuova rubrica, ogni tanto faremo le pulci a qualche nota menzogna ufficiale. Ce ne sono tante, ricordatevi, in questo scorcio di secondo millennio NOI siamo dalla parte sbagliata della storia.
_______________
Ieri forse vi sarà capitato di vedere sui telegiornali che l’Isis si era ripresa la storica città di Palmira, devastata dai nostri alleati “ribelli moderati” e liberata grazie all’intervento dell0esercito Russo tanto che se ne celebrò l’evento Venerdì 6 Maggio 2016 con unfamoso concerto in cui L’orchestra del teatro Mariinskij di San Pietroburgo esegui alcuni brani di Sebastian Bach, Sergei Prokofiev e Rodion Shchedrin:
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Guardate bene questa foto, noterete l’Icona del presidente russo Vladimir Putin nell’anfiteatro romano di Palmira Liberata dai Terroristi armati da noi occidentali per rovesciare Assad.
Fu uno smacco clamoroso e anche un racconto difficile per la nostra Matrix. Infatti se vi ricordate le devastazioni causate al patrimonio artistico di Palmira e l’assassinio del responsabile del museo di Palmira furono occasione, l’ennesima, per i nostri merdosi media (l’ultra sionista TG la7 in testa), per affermare la necessità dell’intervento occidentale diretto.
E invece ci pensò Putin. E fece pure in fretta, ovviamente nessun media della nostra Matrix vi ha raccontato o vi sta raccontando dei feriti e i morti fra gli sminatori Russi che hanno messo in sicurezza (e continuano a farlo) il patrimonio dell’umanità di Palmira.Come noto la Russia è dedita esclusivamente  al bombardamento di ospedali pediatrici e al doping di stato su scala planetaria, ultimamente si sta dedicando a fare eleggere i candidati sbagliati con un certo qual successo.
Ieri sempre a partire dal Tg La7 arriva la clamorosa notizia da sbattere in prima senza nessuna verifica: l’Isis ha ripreso Palmira, i Russi sono stati (finalmente almeno una volta?) sconfitti sul campo. Grandi festeggiamenti in redazione.
Peccato che è un falso.
E’ vero che l’isis cioè i nostri mercenari, ci hanno provato, è vero che si sono avvicinati alla città. Ma è altrettanto vero che sono stati annientati nel deserto (dall’aviazione russa)-
Ed è assolutamente falso che abbiano “ripreso” Palmira.
Dunque ecco come si presentava ieri:
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Notate il riconquista Palmira?
e oggi Matrix ha dovuto fare una giravolta anche perché Palmira è tanto sotto il controllo Isis che se volesse Putin nell’anfiteatro ci potrebbe mandare a ballare il Bolshoi.
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Volete sapere come è andata? Da Palestina Felix:
Nel tardo pomeriggio di ieri a partire dai siti affiliati all’ISIS (la fogna conosciuta come al-amaq, che stranamente non viene mai censurata o rimossa dal web, forse perché gode della speciale protezione di CIA e mossad?) partiva un fuoco di sbarramento di panzane che parlavano di sconfitte e ritirate delle forze siriane nell’Est di Homs, e NIENTEMENO che dell’entrata di avanguardie takfire a Palmyra o, in alternativa, di disperati combattimenti nei frutteti circostanti.
“Ovviamente” questo florilegio di cazzate veniva ripreso immediatamente da nullità umane come leith fadel, la sua banda di seguaci e qualche piccolo imitatore italiota, che per qualche mese su Facebook e affini ha postato commenti pro-Siria per farsi un seguito di gonzi e poi ha iniziato a diffondere menzogne per demoralizzare i sostenitori di Assad e dell’Asse della Resistenza.
Nella notte continuavano ad arrivare notizie false e inventate dagli outlet terroristici, mentre una mia fonte degna di fede recitava:
  • Palmyra/Tadmur totalmente sicura e tranquilla, unico evento takfiro un’autobomba arrivata all’estrema periferia della cittadina, zona silos granari ed esplosa senza conseguenze
  • Vasta colonna di rifornimenti e rinforzi arrivata nel pomeriggio
  • Attacchi aerei siriani e russi in corso anche nella notte per infliggere il massimo di perdite ai terroristi
Pian piano si capiva che il tornado di balle scatenato dai takfiri e dai loro amici e quinte colonne non corrispondeva a niente di reale e cercava solo di creare panico nelle truppe sul terreno (magari convincendole a indietreggiare) e sconforto negli amici della Siria.
Messaggio arrivato oggi da un soldato siriano di stanza a Tadmur:
“[…] come già ti ho accennato vi é stato un tentativo di offensiva dell’ISIS, contenuto e respinto, si dice che appena due nostri camerati siano caduti, riposino in pace, in compenso dozzine e dozzine di cani wahabi sono stati uccisi; le notizie che avremmo abbandonato Al-Sawame o Sukkari sono del tutto false, fa male vedere che persino Russia Today ci casca e le pubblica per buone.
Non vi sono stati cambi di mano in alcuna località tranne in due e da quelle la ritirata era un espediente per fare esporre i terroristi e contrattaccarli, cosa che é stata fatta con perfetta riuscita; i due avamposti sono stati poi ri-occupati”.
Fatta luce sui fatti resta da analizzare il perché ieri, senza nessun controllo è stata lanciata la notizia della “caduta di Palmira”-
Ve lo dico io:
La nostra Matrix ha un disperato bisogno di vedere i Russi sconfitti sul campo, tanto bisogno che da credito e ufficialità a qualsiasi cazzata scritta da siti internet di propaganda islamica.
Siate Consapevoli, Siate Preparati.
p.s. e attenzione, si avvicina il giorno in cui post come questi saranno considerati un reato. Negli Stati Uniti in questi giorni vengono poste le basi legali.
Il piano in tre mosse per far cadere Putin
10/12/2016

putin e la nazionalizzazione della bancaLe sanzioni occidentali alla Russia, l’abbassamento del prezzo del petrolio e i costi dell’intervento militare in Siria hannopiegato l’economia russa nell’ultimo triennio. Tre fattori che stanno portando la strategia economica russa verso la strada delle privatizzazioni delle principali aziende statali.
Il crollo del valore del rublo sul mercato valutario internazionale è stato il primo effetto dovuto alle sanzioni imposte dall’Unione europea fino a quest’anno. La valuta russa ha infatti perso più del 15% del proprio valore sul dollaro, mentre ad oggi 1 euro vale più di 68.000 rubli (prima delle sanzioni non superava quota 50.000). Tale svalutazione ha avuto delle ricadute anche sull’inflazione, aumentata fino al 7.7%, come dichiarato da Elvira Nabiullina, Presidente della Banca Centrale russa.
Le sanzioni hanno poi colpito in maniera pesante il settore petrolifero russo, compromettendone le esportazioni. Scriveva ilSole 24 Ore nel settembre 2015: “Le sanzioni colpiscono l’esplorazione e l’estrazione di petrolio là dove è più difficile raggiungerlo: nell’Artico, nelle acque profonde, tra le rocce scistose che racchiudono lo shale oil”.
15056515_940308846111456_1883782837462463355_nUna crisi del settore che nasce in parallelo al crollo del prezzo del greggio a livello mondiale. Come riportato daMilano Finanza lo scorso 24 novembre, sempre il governatore della Banca Centrale russa ha affermato che il Paese è in grado di sostenere prezzi del petrolio ben più bassi di quelli attuali, fino a 25 dollari al barile (ad oggi il prezzo è attestato sui 46 dollari al barile ed è già considerato molto basso), rassicurando che “è uno scenario improbabile, ma non catastrofico, anche se potrebbe portare ad un indebolimento del rublo”. Deprezzamento che, come si è potuto osservare in precedenza, porta quasi inevitabilmente ad un aumento dell’inflazione, con conseguente contrazione dell’economia. A tutto ciò bisogna aggiungere l’aumento della spesa militare russa, impegnata nel difficile contesto siriano.
Come riportato da Repubblica nell’aprile 2016 il Cremlino avrebbe aumentato del 7.5% nell’ultimo decennio la propria spesa in armamenti. L’economia russa pare dunque essere soffocata da una morsa esterna e il governo sta cercando di correre ai ripari. Nel gennaio 2016 Vladimir Putin insieme al Ministro dell’Economia e dello Sviluppo russo Aleksej Uljukajev avevano annunciato l’inizio di un programma volto a privatizzare le principali aziende statali. Un vero e proprio cambio di rotta della strategia economica putiniana, che aveva fatto nella lotta al saccheggio economico perpetrato dagli oligarchi un suo punto fermo. Eppure oggi, a causa del volontario embargo posto dal mondo occidentale, la Russia si ritrova costretta a svendere i suoi gioielli proprio ad investitori provenienti dall’Occidente.
USA RUSSIALa prima impresa a cadere nella morsa delle privatizzazioni è stata Alrosa, colosso dei diamanti russi. Lo scorso luglio 2016 il Primo Ministro russo Dmitri Medvedev ha infatti annunciato la privatizzazione del 10.9% della quota pubblica del colosso diamantifero. Un’operazione che, come dichiarato dal Ministro dello Sviluppo russo, è stata coperta per il 60% da aziende provenienti da Europa e Stati Uniti. Guarda caso gli autori delle sanzioni alla Russia. Sul tavolo delle prossime privatizzazioni, poste già nel budget 2017, ci sono ancora la Sberbank, Banca di Stato russa, l’Aeroflat, la compagnia aerea nazionale, la Rosneft, compagnia petrolifera, la Transneft, compagnia che controlla gli oleodotti, la Sovcomflot, compagnia marittima e la Rostelecom, azienda telefonica. In un documento del maggio 2016 pubblicato da Intesa San Paolo in collaborazione con il Sole 24 Ore, si legge un paragrafo dedicato alle “maxi-privatizzazioni in Russia”, in cui si descrive il possibile ruolo che avrà Banca Intesa Russia nel nuovo programma economico del Cremlino.
Intesa Russia è l’istituto di credito leader per il sostegno finanziario delle imprese russe e, come si evince dal documento, conta di recitare un ruolo da protagonista nell’acquisizione delle quote delle società pubbliche russe (considerato che la Rivista Forbes l’ha inserita nella top 5 delle banche più sicure, solide e affidabili della Federazione russa). Nello stesso documento si può leggere poi che “a richiedere la partecipazione alle privatizzazioni delle imprese stataili russe sono state due banche americane e cinque europee: J.P. Morgan, Citigroup Global Markets, Barclays Capital, Deutsche Bank, Raiffeisen Investment, Credit Suisse, UBS e Unicredit”. Insomma le solite note. Vladimir Putin ha cercato di rassicurare il popolo russo dicendo che la strategia dello sviluppo economico rimarrà comunque nelle mani dello Stato russo. Lo scorso 14 novembre è stato però arrestato il Ministro dell’Economia Aleksej Uljukajev colpevole di aver tentato di acquisire illegalmente quote di un’altra azienda pubblica petrolifera, la Bashneft.Pare dunque che anche gli stessi membri del Governo remino contro la volontà di Putin di mantenere una certa sovranità economica del paese. Un evento che dovrebbe far inoltre comprendere come questa non troppo casuale congiuntura economica stia aprendo la strada al saccheggio da parte di compagnie occidentali e ad una non più improbabile crisi del Governo russo.


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