ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 29 dicembre 2016

Vermilingui fuorisacrestia


Padre Spadaro: Il Papa non presta attenzione agli oppositori ideologici


spadaro-2-300x300Il direttore della Civiltà Cattolicapadre Antonio Spadaro SJ(nella foto), ha rilasciato un’intervista al National Catholic Reporterin cui, tra l’altro, ha detto che il Papa «non presta molta attenzione» a chi fa «opposizione ideologica».
OPPOSIZIONE CHE SI SENTE SOLO IN SACRESTIA
Quando l’intervistatore, David Gibson, chiede all’influente gesuita se l’opposizione al Papa è «in crescita» e se si fa più intensa, padre Spadaro risponde con un laconico «no, no!». Poi spiega che «il problema è che alcuni avversari fanno un sacco di rumore, in particolare sui social media. Creano una cassa di risonanza. Ma si può sentire il rumore solo all’interno delle sacrestie». Per il consigliere di Papa Francesco quindi si tratta di una opposizione dei soliti quattro gatti: «fuori dalle sacrestie», specifica, «non si sente niente».

Se fuori non si sente nulla, dentro le sacrestie però un certo dissenso il padre Spadaro lo riconosce. «La questione non è se si tratta di quattro cardinali o di altri. Francesco ha più volte detto che gli piace l’opposizione. Per lui non è un problema. Ha sempre avuto opposizioni nella sua vita». La vita, dice Spadaro riportando il pensiero del Papa, è fatta di tensione e «se non c’è tensione non c’è vita. Un buon segno dell’efficacia del processo di riforma», conclude, «è proprio l’emergere dell’opposizione».
francesco spadaroIL PAPA NON PRESTA ATTENZIONE AGLI OPPOSITORI IDEOLOGICI
«Ma Papa Francesco», indica padre Spadaro, «distingue tra due tipi di opposizione: c’è un’opposizione che è la critica da parte di persone che si prendono cura della chiesa. Amano la chiesa. Vogliono davvero, in coscienza, il bene della Chiesa. Ma c’è un altro tipo di opposizione, che è solo imporre la propria visione, che è opposizione ideologica. Il Papa ascolta il primo ed è aperto all’apprendimento. Ma non presta troppa attenzione a tutte quelle del secondo tipo».
Peccato che l’intervistatore non abbia chiesto a padre Spadaro a quale tipo di opposizione appartengono i “dubia” presentati dai quattro cardinali sull’intepretazione di Amoris laetitia. Perché da queste parole non è chiaro se per padre Spadaro si tratta di una opposizione ideologica a cui non prestare troppa attenzione, oppure sia una opposizione critica di chi vuol bene alla Chiesa. 
Pubblicato il  in sinodo2015

La barbarie vaticana 

Considerazioni dopo la rimozione di Antonio Paolucci dalla carica di direttore dei Musei Vaticani. Che avesse ragione Accattoli, invocando la nazionalizzazione dei Musei?

di Patrizia Fermani
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Qualche anno fa un vaticanista bene come l’Accattoli batteva le molte parrocchie allarmate dalla elezione ritenuta reazionaria e conservatrice di Benedetto XVI. Il Pastore tedesco, nonostante i trascorsi conciliari, era entrato subito nel mirino del progressismo colto come di quello parrocchiale, e persino conventuale, sconfortato e deluso dalla minaccia di un ritorno del sacro e del bon ton devozionale, anche perché  già aleggiava lo spettro del Summorum  Pontificum.
Il livore incipiente del Melloni, il disagio fatuo e mal controllato di un Tornielli, quello malcelato di un Rodari, erano in piena sintonia con la “grande stampa” della borghesia intelligente e in quella del demi monde  cattoadulto in progress.  Accattoli invece, forte del contributo portato alla scienza teologica con il  proprio Padre Nostro, diceva apertamente agli ospiti compiaciuti che bisognava mandare il Papa a vivere al Testaccio, con buona pace di chi al Testaccio ci abita contento come Giuliano Ferrara, e che occorreva procedere alla nazionalizzazione dei Musei Vaticani.
Anche se non è detto che il suo fosse un auspicio punitivo per quel Papa amante del decoro ecclesiastico e liturgico, o valesse per il Papa in generale, sul cambio della residenza papale è stato in parte accontentato, e a conti fatti sembra che tale soluzione abitativa risulti in effetti più adeguata alla qualità dell’inquilino.
Bisogna però riconoscere che ora anche il secondo  suggerimento merita una particolare attenzione.
Bergoglio ha destituito Antonio Paolucci dalla carica di direttore dei Musei Vaticani. Chiunque abbia avuto la fortuna di seguire i suoi cicli di lezioni sull’arte sacra in generale, regolarmente trasmesse da Sat 2000, unico fiore all’occhiello di una emittente che per il resto non ha  nulla da invidiare ad ogni altra Tv nazionale, sa quale sia il grande sollievo spirituale, il piacere intellettuale, l’afflato di nobile umanità e il conforto morale che questo grande e composto maestro riesce a trasmettere a chi ha la fortuna di leggerlo e di ascoltarlo.
Soltanto una ottusità brutale e ignorante, una particolare meschinità di pensiero, una desolante povertà morale e spirituale, la prepotenza di una arrogante irresponsabilità, possono avere guidato un evento tanto  desolante,  il cui peso distruttivo può ben essere misurato anche sulla disarmante insipienza, sulla povertà espositiva e sulla pochezza saccente di chi è stato chiamato a sostituire il professor Paolucci.
Lo straordinario e insuperato  patrimonio artistico italiano – e quello artistico religioso in particolare – era stato conservato per secoli da un popolo pur oppresso dalla miseria, dalle malattie e dalle invasioni straniere. Anzi, in mezzo a tante calamità proprio lo spirito cristiano ispirò la creazione di capolavori di ogni genere e la edificazione di splendide chiese e di grandi complessi monastici che servirono a dare conforto alle anime e sostegno materiale ai più sventurati. Ma venne la barbarie napoleonica, che si accanì sull’Italia depredandola di quanto poté e distruggendo bestialmente alla cieca. Poi venne la guerra aerea, ma non avevamo finito di contare le macerie e rimaneva soltanto da tenere stretto quanto era sopravvissuto, che venne la barbarie degli anni sessanta, gli squadroni della morte di politici rapaci e architetti inetti a cancellare quanto era sopravvissuto nelle belle città antiche.  A questi si è presto unita la nuova barbarie clericale, quella che ha distrutto gli altari, li ha segati e dispersi, ha venduto le balaustre, insieme ai messali, alle pianete e agli ostensori.
Rimaneva il patrimonio romano, troppo utile anche turisticamente per essere vistosamente manomesso. La sapienza e la cultura di papi all’altezza di un compito ineguagliabile e di una tradizione culturale sconosciuta a qualunque altra comunità politica o religiosa, lo avevano accumulato, ampliato e custodito. I Papi sapevano per primi che la bellezza è una categoria dello spirito e il traguardo alto dell’umanità, che la fede se ne nutre e di essa nutre le anime. Anche chi non ha la fede, sente la forza spirituale di quelli che hanno eretto la cattedrale di Bourges o di chi ha dipinto la cappella degli Scrovegni, o il Cappellone degli Spagnoli.
Antonio Paolucci ci ha trasmesso per anni la bellezza delle statue lignee policrome, la forza del martirio di Santa Agnese e di santa Elisabetta d’Alessandria, di tutti gli angeli musicanti. Ma la barbarie e la forza della cecità morale e intellettuale possono essere più forti della bellezza che l’uomo esprime con la materia corruttibile e dalla quale sa trarre divinamente la sapienza sovrannaturale delle atmosfere, le più fragili, le più impalpabili e le più esposte al buio della ragione e alla ottusità dell’anima.
Ha ragione Accattoli: per salvare alla posterità almeno i Musei Vaticani, bisogna nazionalizzarli prima che sia troppo tardi.

– di Patrizia Fermani

Redazione29/12/2016