ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 6 gennaio 2017

La strana sensazione

Mons. Athanasius Schneider e
la regolarizzazione canonica della Fraternità San Pio X






Il sito spagnolo Adelante la Fe, il 4 gennaio 2017, ha pubblicato il video di un’intervista esclusiva di Mons. Athanasius Schneider condotta da Sonia Vázquez.
Il sito riporta insieme, per esteso, i punti salienti delle risposte di Mons. Schneider.

L’intervista, così presentata, è stata ripresa dal sito americano Rorate Caeli e dal sito italiano Radio Spada.  Quest’ultimo ha fatto seguire alla pubblicazione dei punti salienti dell’intervista, tradotti in italiano, degli interrogativi (dubia) sollevati su tali punti da Cesare Baronio.

Riportiamo i punti salienti di questa intervista, come presentati sul sito Adelante la Fe e li facciamo seguire da una nostra nota.


«Ci sono molti posti in cui i sacerdoti agiscono più come pastori protestanti che come sacerdoti cattolici»

«Ci sono famiglie che devono fare più di 100 km per trovare una Messa dignitosa e ascoltare una sana dottrina»

«I fedeli devono chiedere ai sacerdoti degli inginocchiatoi, per potersi inginocchiare»

« Noi abbiamo una crisi cardiaca eucaristica, fintanto che non la cureremo il resto del corpo sarà malato e non produrrà frutto»

«Nel clima attuale, è un miracolo che abbiamo delle vocazioni»

«La teoria del genere è una depravazione, una forma terminale del marxismo»

«Se è possibile, i genitori dovrebbero ritirare i propri figli dalle scuole in cui si insegna la teoria del genere»

«C’è una mentalità di relativismo radicale all’interno della Chiesa»

«Dovremmo parlare in modo che il Magistero possa parlare chiaramente»

«Con il relativismo morale, in particolare per quanto riguarda la Comunione ai divorziati risposati, noi vogliamo che Dio faccia la nostra volontà, invece di voler fare la Sua»

«Un diaconato femminile tradizionale contraddice la natura della Chiesa»

«Dobbiamo amare il papa in maniera soprannaturale, pregando per lui, e non praticare una forma di papolatria»

Fraternità San Pio X – Mons. Lefebvre

«Sono convinto che nelle attuali circostanze, Mons. Lefebvre avrebbe accettato senza esitare la proposta canonica di una prelatura personale»

«Mons. Lefebvre è un uomo che aveva un senso profondo della Chiesa»

«Le ordinazioni episcopali furono fatte nel 1988 perché egli pensava, in buona coscienza, di doverle fare, come atto estremo, e allo stesso tempo diceva che la situazione non doveva perdurare»

«Se si rimane canonicamente autonomi per troppo tempo, si corre il rischio di perdere una caratteristica della Chiesa cattolica, cioè l’essere sottomessi al Papa»

«Non si può far dipendere la sottomissione al Vicario di Cristo in funzione della persona; non è questa la fede. Non si può dire “io non credo in questo Papa, non mi sottometto, aspetterò che ne venga uno che mi piace.” Questo non è cattolico né soprannaturale, è umano. Si tratta di una mancanza di soprannaturalità e fiducia nella Divina Provvidenza, nel fatto che è Dio che guida la Chiesa. Questo è il pericolo per la Fraternità San Pio X»

«Ho chiesto a Mons. Fellay di non ritardare più a lungo a dare il suo consenso, e ho fiducia nella Provvidenza, anche se non si può mai essere sicuri al 100% »

«Il mio grande desiderio è che la Fraternità San Pio X possa essere riconosciuta e stabilita all’interno della struttura regolare della Chiesa nel più breve tempo possibile, e questo sarà un beneficio per tutti: per loro e per noi stessi. In realtà sarà una nuova forza nella grande battaglia per la purezza della fede.»

«Ho detto a Mons. Fellay: “Monsignore, noi abbiamo bisogno della vostra presenza, per aggiungervi alle forze positive nella Chiesa e realizzare questa unione”»

La Messa tradizionale

«Il movimento di ripristino della Messa tradizionale è opera dello Spirito Santo, e niente lo fermerà.»

«Se i Padri del Vaticano II avessero assistito ad una Messa come la conosciamo oggi, e ad una Messa tradizionale, la maggioranza avrebbe detto di volere la Messa tradizionale e non l’altra»

«La liturgia tradizionale è quella del Vaticano II, con forse delle piccole modifiche.»


NOSTRA NOTA

Dopo aver letto i punti salienti di questa intervista, ci stiamo ancora chiedendo se le risposte le abbia date Mons. Schneider o Mons. Fellay.
E’ nota la particolare amicizia che lega i due vescovi, ed è quindi naturale che nei loro diversi incontri abbiano scambiato i loro pareri su questa spinosa questione della regolarizzazione canonica della Fraternità San Pio X. Non ci stupiamo neanche della concordanza di vedute dei due vescovi, ma siamo rimasti meravigliati per i vari passi in cui questa concordanza diventa perfino identità, così che ci siamo anche chiesti fino a che punto queste dichiarazioni siano spontanee o concordate preventivamente tra i due vescovi.

Detto questo, per onestà intellettuale,  cerchiamo di intendere cosa abbia voluto suggerire Mons. Schneider, soprattutto su certi punti sensibili dell’intera questione.

Quando egli dice che Mons. Lefebvre avrebbe accettato la prelatura personale proposta oggi a Mons. Fellay, perché aveva un forte senso della Chiesa e riteneva che la situazione venutasi a creare dopo le consacrazioni del 1988 non doveva durare, sembra di leggere le dichiarazioni corrispondenti espresse a più riprese da Mons. Fellay.

Ora, nulla osta che Mons. Schneider abbia legittimamente la sua opinione personale, ma quando tale opinione poggia su presupposti non corretti, nasce il sospetto che non di opinioni si tratti, ma di suggerimenti interessati.

In realtà, se Mons. Lefebvre non avesse avuto un forte senso della Chiesa, non solo non avrebbe fondato la Fraternità San Pio X, ma non si sarebbe opposto al suo scioglimento da parte di Roma, né avrebbe ritirato la firma apposta sul protocollo proposto da Ratzinger nel 1988 e quindi proceduto alla consacrazione di quattro nuovi vescovi.
Tutto questo Mons. Lefebvre lo fece sulla base del suo forte senso della Chiesa. Gli stava tanto a cuore il destino della Chiesa che preferì la scomunica all’accomodamento improprio con le autorità romane dell’epoca.

A differenza di Mons. Schneider e di Mons. Fellay, noi non sappiamo cosa farebbe oggi Mons. Lefebvre, tenuto anche conto del precipitare ulteriore dello stato della dottrina e della pastorale per mano dell’attuale dirigenza vaticana, ma non possiamo evitare di considerare che se la sua Fraternità è cresciuta in questi 40 anni, questo è avvenuto, non solo per l’aiuto di Dio, ma anche per il fatto che essa si è tenuta distante da Roma e dalle inevitabili commistioni che comporta una qualsiasi vicinanza con un Vaticano sempre più ridotto a provvisoria succursale romana del protestantesimo.

Quando Mons. Schneider dice che la regolarizzazione della Fraternità sarebbe un bene per tutti, al punto che essa sarebbe una forza in più per la battaglia per la purezza della fede, sembra sfondare una porta aperta.
Questa questione, supposta sottile e ponderata, della Fraternità che dall’interno potrebbe cambiare in meglio le condizioni della Chiesa attuale, è vecchia almeno di 16 anni. Già il Card. Castrillon Hoyos provò a farla passare per un’idea brillante.

La verità è che il detto afferma: “aiutati che Dio t’aiuta”, e cioè, in questo caso: vescovi e cardinali, aiutatevi, che poi qualcun altro vi darà una mano.
E questa verità si verifica essere praticata male, per non dire per niente, dai vescovi e dai cardinali, sia in questi ultimi 16 anni, sia e soprattutto negli ultimi tre anni. Emblematiche a questo riguardo sono le “dimissioni” di Ratzinger e l’elezione di Bergoglio.
Come dire che è inutile piangere sul latte versato.
Se i vescovi e i cardinali si fossero dati da fare in questi anni, si fossero “aiutati”, oggi non avremmo le recriminazioni a posteriori per la deriva dell’istituzione del papato, voluta da Ratzinger, né quelle per la deriva disastrosa della dottrina attuata da Bergoglio.

Se in questi anni i vescovi e i cardinali non sono riusciti neanche a raddrizzare di qualche grado il timone della barca di Pietro, e anzi hanno concorso, volontariamente o no, a far deragliare la barca ancor di più, come si può pensare che la regolarizzazione canonica della Fraternità possa operare il miracolo di capovolgere il naufragio in sicuro approdo?

Con l’aiuto di Dio, dice Mons. Schneider, ma Dio non interviene se non prima gli uomini si dispongono sulla strada giusta in attesa del Suo aiuto, e questo i vescovi e i cardinali non l’hanno fatto: vuoi perché non hanno saputo, vuoi perché non hanno voluto.
Sarebbe la Fraternità la molla che trasformerebbe gli accomodanti in reagenti?Noi abbiamo la strana sensazione, affatto campata in aria, che, una volta regolarizzata, la Fraternità finisca col subire la stessa sorte di tanti vescovi che aspettano la Fraternità stessa per raddrizzare le sorti nella Chiesa.

Quando Mons. Schneider dice che il ripristino della Messa tradizionale è un movimento inarrestabile, perché voluto dallo Spirito Santo, esprime una sua personalissima e irreale opinione, poiché in verità non c’è mai stato alcun ripristino, neanche allo stato iniziale, e questo non può essere volere dello Spirito Santo.
Quello che invece c’è stato, e c’è stato per manifesto volere degli uomini di Chiesa, è stata la squalificazione liturgica e teologica della Messa tradizionale, ridotta a formula accessoria e occasionale, con prospettiva ad esaurimento, che tutti i vescovi e i cardinali conservatori, non solo hanno accettato, ma hanno addirittura osannato; come se definire la Messa di sempre, la Messa degli Apostoli, con il ridicolo aggettivo di “extraordinaria”, rispetto poi alla Messa di Paolo VI, fosse la cosa migliore che potesse capitare alla millenaria liturgia della Chiesa.

D’altronde, che le cose stiano proprio così, e non si tratta di alcunché di inarrestabile né di dipendente dal volere dello Spirito Santo, lo conferma lo stesso Mons. Schneider quando sostiene che la liturgia tradizionale è quella del Vaticano II.
Nel dire questo, Mons. Schneider conferma che la Messa di Paolo VI, quella che Mons. Lefebvre, che aveva un forte senso della Chiesa, chiamava la Messa di Lutero, secondo lui sarebbe tanto buona, con solo qualche piccola modifica, da equivalere alla Messa tradizionale… ma perché allora ha parlato prima di “ripristino”? 

In realtà, senza nulla togliere a certi elementi di ortodossia che possono ancora sussistere in questa Messa di Paolo VI, nonostante i vescovi e i cardinali e nonostante il Vaticano II e Paolo VI stesso, l’unica modifica che bisognerebbe apportare è la sua abolizione, perché, come logica impone, se occorre modificare la Messa di Paolo VI per renderla accettabile, basta sostituirla con la Messa che c’è già: la Messa tradizionale; questa sì con le poche secondarie modifiche già praticate da tutti i sacerdoti che la celebrano, non per farla assomigliare alla Messa di Paolo VI, ma per venire incontro, con sano realismo, alle esigenze pastorali dei fedeli.

Per ultimo, facciamo notare che se, come suggerisce Mons. Schneider, i Padri conciliari non si resero conto da subito che la Messa di Paolo VI sarebbe diventata una scimmiottatura della Messa della Chiesa, evidentemente non avevano alcuna nozione di liturgia, non solo, ma quando usarono essi stessi il nuovo Ordo e lasciarono che giorno dopo giorno diventasse sempre più uno strumento per demolire l’intera liturgia cattolica, manifestarono in questo modo la loro intrinseca volontà di cambiare la Messa degli Apostoli nella Messa di Lutero.

La conclusione che si può trarre dalla lettura, tra le righe, di questa intervista, è che la Fraternità sembra ormai destinata definitivamente a consegnarsi, ad opera dei suoi Superiori, nelle mani del Papa più rivoluzionario che abbia mai afflitto la Chiesa in questi ultimi 40 anni. Operazione questa che non è detto che comporterà il ridimensionamento o perfino la fine della Fraternità fondata da Mons. Lefebvre, perché, nonostante questi tempi così fluidi e vischiosi, il seme gettato da Monsignore continuerà a dare frutto al di là della struttura ufficiale della Fraternità stessa.Il fatto che essa diventi una prelatura personale della nuova Chiesa moderna, sarà da stimolo per tanti sacerdoti e tanti fedeli a tenere ferme le posizioni di sempre. E questo per il bene, non solo della Fraternità stessa, ma dell’intera Chiesa, che continuerà a sussistere nella fede di tutti quei veri cattolici che, ad imitazione di Mons. Lefebvre, preferiranno l’ostracismo alla colpevole connivenza.

Questo potrà forse dispiacere a Mons. Schneider e a Mons. Fellay, che si appelleranno al senso della Chiesa e alla visione soprannaturale, ma sarà l’unico modo che rimarrà perché un giorno, come auspicava Mons. Lefebvre, chi volesse ritornare alla sana ortodossia liturgica e dottrinale, troverà in questi fedeli recalcitranti, chierici e laici, il baluardo a cui aggrapparsi per salvarsi dall’imperversare dei marosi che stanno erodendo e consumando la superstite barca di Pietro.

Nota di Belvecchio

http://www.unavox.it/ArtDiversi/DIV1797_Belvecchio_Mons-Schneider_e_FSSPX.html

 la giustizia ecclesiale si adegua a quella "del mondo"... indovinate su cosa


In un articolo di The Week si ipotizza che Francesco I, pur avendo "tuonato" una decina di giorni fa contro gli abusi sessuali da parte del clero, stia per azzerare anche le misure volute da Giovanni Paolo II e Benedetto XVI che, sottraendo alla Congregazione per il Clero i casi degli abusi sessuali e trasferendoli alla Congregazione per la Dottrina della Fede, aveva ottenuto un largo aumento di "spretati" dal 2001 ad oggi.
Traduco un paragrafo:
Sono mesi che a Roma corrono voci su tale riforma. E non delle più allegre. Papa Francesco e i suoi cardinali alleati hanno notoriamente inderferito con le decisioni della CDF sui casi di abusi. Questo intervento è diventato così frequente al sistema che ormai in Vaticano i casi di abusi da parte del clero vengono distinti in due categorie. La prima è colpevole o innocente. La seconda è "con cardinali amici" o "senza cardinali amici".
http://letturine.blogspot.it/2017/01/la-giustizia-ecclesiale-si-adegua.html