ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 5 gennaio 2017

"Se lo comprendi non è Dio"

Dio non va "compreso" ma va "inteso"



Chiediamoci adesso se è possibile comprendere Dio. Bella domanda questa! Parlando di questo c'è una bella espressione di Sant'Agostino: "Se lo comprendi non è Dio". Vediamo di analizzarla un po'. Chi può comprendere Dio? Nessuno. Perché? Perché Dio è l'Infinito e l'Infinito non può essere "compreso". Comprendere significa prendere, cogliere ma si coglie solo qualcosa di finito.
Se l'uomo prova a cogliere qualcosa con la propria mente che è finita ovviamente può comprendere solo qualcosa di finito a sua volta. Dio però è l'Infinito per definizione e in quanto tale non può essere compresso (compreso) nella mia mente limitata. Nella Sacra Scrittura c'è un'espressione appropriata per chi prova a comprendere Dio: "Li schernisce Chi abita i cieli" (Salmo 2). Insomma, non proprio una cosa bella! C'è però un atteggiamento alternativo a quello di chi vuole comprendere tutto e tutti ed è l'atteggiamento di chi intende al posto di comprendere. Cosa significa intendere? Significa non cogliere, come visto in precedenza, ma piuttosto tendere verso... si tende verso qualcosa di finito o di infinito? Potenzialmente verso entrambi. Si può rendere verso Dio? Si! Cosa dice Gesù nel Vangelo ogni volta che spiega una parabola? "Avete inteso?" (Mt 5). Non dice: "Avete compreso?" dice: "Avete inteso" che è ben diverso. Chi intende è colui che tende e se tende ci deve essere Qualcuno che attira. Dio attira? Certamente si. Aristotele direbbe che muove tutte le cose verso di se senza essere mosso da niente. Colui che tende dunque è un po' come colui che segue. "Vieni e seguimi" fu detto. Chi intende Dio è colui che segue Dio, che va alla sua scuola, che si fa discepolo. Ecco la sequela. Non la pretesa di comprendere le verità di Dio e la verità su Dio, ma la capacità di intendere i misteri di Dio alla sua sequela. Questa è la sostanziale differenza tra un atteggiamento di investigazione - potremmo dire "arrogante" - nella sua essenza in rapporto alla ricerca su Dio, e un atteggiamento di umile sequela che porta a farsi discepoli e a fare discepoli anche gli altri attraverso l'attrattiva che suscita la sequela cristiana.

L'amore è la soluzione magica con cui gli impostori ecumenici e i servi del globalismo soggiogano le masse. Il dio amore, da non confondersi con l'Amore di Dio, pur essendo un'entità vaga e falsa, incute rispetto esigendo il buonismo, la pace losca e comoda, suscita la speranza infingarda o d'un lercio tornaconto (dei politicanti, degli schiavisti nostrani, degli affaristi che lucrano sull'immigrazione)..
  Sul sentimento amorevole che sarebbe buono e non può esserlo adattandosi alle opinioni umane, a una dottrina indulgente che con Dio non ha nulla a che vedere perché ignora la Verità e la Giustizia, gli usurpatori del Vaticano hanno fondato la concordanza di tutte le religioni deviate e peggio che inutili. Gli agenti televisivi, giornalistici e gli operatori della cultura postmoderna mettono a tacere i dubbi e il residuo di sani impulsi del malo gregge, usando la parola magica che confonde i buoni, commuove le animucce poco pulite, fa ringalluzzire i maliziosi che hanno da guadagnarci o s'illudono di pescar bene nel torbido.  
  Talvolta, nella diffusa ignoranza emanata dai preti, anche ai veri fedeli avviene di farsi domande intorno alla carità, virtù soprannaturale che si possiede soltanto essendo in Grazia di Dio. Per esempio: come mai chiunque non è in grado di amare Gesù o Dio Padre umanamente a sufficienza e di amare ogni uomo in virtù di siffatto amore per Dio?
  A questo proposito basta considerare i moventi dell'amore umano, suscitato e sostenuto da apprezzamento, stima, ammirazione, sensi di pietà, di riconoscenza. Questi fattori ideali e sentimentali, psicologici, sono troppo distanti dalla carità. Si ama l'eroe per le sue gesta gloriose, per la sua forza d'animo. Ma non si può amare così il Redentore che non si batté come un guerriero e morì nella debolezza. Si ama la vittima per compassione, che è pietà non priva da una nostra immedesimazione col sofferente. Si ama l'innocente che patisce l'ingiustizia, per un nostro ideale di giustizia. Non parliamo poi dell'amore suscitato dalla creatura dell'altro sesso. Quanto egoismo, desiderio e piacere spuri inquinano questo amore!
   Gesù potrebbe essere amato umanamente come uomo che, nella sua debolezza s'immolò, ma non si può ignorare che Egli sia anche Dio, che si sia dichiarato Tale e sia risorto. E ciò confonde l'amore umano.
  La fede da sola non basta per amare Dio come si deve, occorre la carità. San Paolo lo dice chiaro: se ho la fede e mi manca la carità, sono come un cembalo sonante. 
  Evidentemente tutti gli amori non santificati di per sé sono impuri, aperti all'inquinamento del peccato di chi non è mondo, essendo sprovvisto della Grazia ottenuta con i Sacramenti. Soltanto questa può rendere l'amore degno e meritevole.


Piero Nicola