ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 23 gennaio 2017

Suum Cuique..

I Gesuiti e la scristianizzazione della Chiesa



Chi sta de-cattolicizzando la Chiesa cattolica? Ma si tratta proprio del glorioso ordine fondato da Sant’Ignazio di Loyola. In questo studio, cercheremo di capire il come e il perché di questa diabolica deriva, che segue l’intuizione del prete apostata Ernesto Buonaiuti, “guru” del modernismo italiano: «Fino ad oggi si è voluto riformare Roma senza Roma, o magari contro Roma. Bisogna riformare Roma con Roma».
L’arcivescovo di Milano, San Carlo Borromeo, che approvò  l’insediamento dei Gesuiti a Lucerna nel 1578, ben presto comprese quali sarebbero state le conseguenze di quell’atto, come ci ricorda J. Huber«Carlo Borromeo scrisse al suo confessore che la Compagnia di Gesù, governata da leader che erano più politici che religiosi, stava diventando troppo potente per preservare la moderazione e la sottomissione che erano necessari… Essa domina re, principi e signoreggia, sia sulle faccende temporali, che su quelle spirituali. Questa “pia” istituzione ha perso lo spirito che originariamente l’animava e per questo motivo saremo costretti ad abolirla…».[1] L’ordine fu poi soppresso da papa Clemente XIV[2] nel 1773 – la Compagnia sopravvisse però nei territori cattolici della Russia, perché la zarina Caterina II non concesse l’exequatur al decreto papale di soppressione –, fu ricostituito da papa Pio VII nel 1814.

Tranquilli, non abbiamo intenzione di raccontarvi la storia della Compagnia di Gesù. Le parole espresse da San Carlo Borromeo – amico, per altro, di San Roberto Bellarmino, un grande gesuita, nonché Dottore della Chiesa, e di un altro grande gesuita santo e Dottore della Chiesa, Pietro Canisio, con il quale collaborò per la stesura del primo Catechismo della Chiesa (il Catechismo Romano) con i dettami del Concilio di Trento – sono propizie affinché ciò che stiamo per riportare non faccia prevalere, in noi, lo sconforto; anzi, ci stimoli ad elevare preghiere e suppliche al fine di mutare la drammatica situazione. Bisogna sempre ricordare che, in qualsiasi situazione la Chiesa si trovasse – e noi con Essa –, l’ultima parola è sempre quella di Dio, perché la vittoria è di Gesù Cristo: presto avremo il trionfo del Cuore Immacolato di Maria, promesso dalla Regina del Cielo ai tre pastorelli di Fatima nel 1917.
«Tra l’Ordine dei gesuiti o, per usare la denominazione ufficiale, la Compagnia di Gesù, e il papato esiste uno stato di guerra. Tale guerra indica che è in corso il cambiamento più letale degli ultimi mille anni all’interno del clero cattolico. E, come tutti gli avvenimenti importanti nella Chiesa cattolica, coinvolge gli interessi e la vita di milioni d’individui».[3]
_08-dossier-gesuiti-parte-prima-11Con queste premesse iniziamo questo studio sull’ordine fondato da Sant’Ignazio di Loyola, focalizzando un punto centrale, cioè quello della strategia dei gesuiti che, fin dall’origine, nasce con l’intento di distruggere  con ogni mezzo, sia lecito che illecito — il fine giustifica i mezzi — il protestantesimo. Non essendoci riusciti, in questi quattrocento anni, da circa cinquant’anni hanno cambiato strategia mettendosi, in questi ultimi tempi, anche contro i romani Pontefici. In sostanza, l’attuale strategia è questa: non eliminare più il protestantesimo, ma accorparlo, includerlo nel cattolicesimo. Ovvero, se Maometto non va alla montagna, la montagna va da Maometto! Nella seconda parte dello studio ci occuperemo del rapporto che i gesuiti hanno avuto con gli ultimi Pontefici del nostro tempo; qui vorremmo approfondire, per ora, l’allarme lanciato da padre Malachi Martin, poiché «…come tutti gli avvenimenti importanti nella Chiesa cattolica, coinvolge gli interessi e la vita di milioni d’individui». La nostra, oggi. Perché la “posta in gioco” è sempre la stessa: la salvezza delle nostre anime.
Dunque, non eliminare più il protestantesimo, ma “aiutarlo” ad aderire al Cattolicesimo, ad entrare nella vita della Chiesa. Sostituire l’assunto dei tre “Sola” luterani con i dettami cattolici, seppur rivisitati, “aggiornati”, “adattati” dal mondo moderno, con le teorie dei due confratelli gesuiti Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955) e Karl Rahner (1904-84). In una parola: laddove non si è riusciti alla conversione, bisogna allora incorporare il protestantesimo in un altro modo, facendolo diventare in qualche modo cattolico, seppur lasciando libero il suo assunto, magari rendendolo innocuo; ma, per raggiungere questo scopo, deve essere la Chiesa Cattolica la prima a “cedere” un po’, rinunciando a parte della sua identità e della sua missione. La prima strategia, messa in atto dai gesuiti dalla fine degli anni Cinquanta, è la sostituzione dei cosiddetti “assolutismi morali” della dottrina cattolica, in modo da venire incontro alle idee protestantiche in materia che, in fin dei conti, coinvolgono ormai tutto il mondo laicizzato occidentale, per giungere finalmente ad un’uguaglianza del pensiero relativista in campo etico e morale.
Prima di proseguire, ci pare opportuno ribadire la Parola di Dio: «Guardatevi perciò di non rifiutare Colui che parla; perché se quelli non trovarono scampo per aver rifiutato colui che promulgava decreti sulla terra, molto meno lo troveremo noi, se volteremo le spalle a Colui che parla dai cieli…» (Eb 12, 25-29). Sì, dobbiamo essere “radicati in Cristo” e giammai sprofondare in una qualche corrente ideologica, né del passato, né del presente, atta a confondere, decentralizzare, tale radicalità, finendo per “accantonare” Cristo Gesù, per mettere noi stessi, cioè l’uomo, sua creatura, al posto che spetta soltanto al Signore.
Martin Lutero (1483–1546) e Ignazio di Loyola (1491–1556) erano entrambi coinvolti e impegnati a risolvere i propri “sensi di colpa”, causati dai loro peccati. Lutero li “risolse” – ingannando se stesso e molti altri – con la “giustificazione” per “sola fede” e, in seguito, si accanì violentemente contro la Chiesa e il papato, contro il culto sacro, i Santi e i Sacramenti. Sant’Ignazio, invece, usò il cuore, la fede e la ragione insieme, l’umiltà, la sottomissione alla vera misericordia di Dio. Il peccato, una volta abiurato, confessato e assolto, non c’è più! La confessione sacramentale estingue la colpa e la penitenza rende efficace il perdono ricevuto; c’è dunque la gratitudine e il percorso del vero discepolo di Cristo che prosegue il cammino, senza voltarsi indietro, ma guardando avanti con fiducia e speranza. Lutero disprezzò e combatté la Chiesa, invece Sant’Ignazio l’amò e la servì. «La nostra amata Chiesa gerarchica», così il Santo spagnolo era solito chiamare la Santa Madre Chiesa.
È nostra intenzione dimostrare che i gesuiti contemporanei sono la causa della gravissima apostasia che tormenta la Chiesascatenatasi dal Vaticano II in poi, ma che era stata diabolicamente seminata già dal XIX secolo.
Come si è arrivati oggi, a far “accettare” da molte comunità protestanti il “nuovo corso” ecclesiologico? Semplice, con l’ecumenismo, o meglio, col sincretismo religioso, che si nasconde sotto il “manto” del dialogo ecumenico. Chi ha promosso, sostenuto e persino finanziato tutte le iniziative che spingono “tutti” all’unità nel rispetto della diversità a tutti i costi? I gesuiti, ovviamente.
E chi sono i “maestri” e le “guide” di tali iniziative? I già citati gesuiti Teilhard de Chardin, francese, con il suo “Cristo cosmico” filo-panteista, e Karl Rahner, con il suo “cristianesimo anonimo”, il nuovo dogma della nuova chiesa, secondo cui «chiunque segue la propria coscienza – spiega il gesuita tedesco – sia che ritenga di dover essere cristiano oppure non-cristiano, sia che ritenga di dover essere ateo oppure credente, un tale individuo è accetto e accettato da Dio e può conseguire quella vita eterna che nella nostra fede cristiana noi confessiamo come fine di tutti gli uomini. In altre parole: la grazia e la giustificazione, l’unione e la comunione con Dio, la possibilità di raggiungere la vita eterna, tutto ciò incontra un ostacolo solo nella cattiva coscienza di un uomo».[4] Dunque, per essere cristiani, ciò che conta non è la conversione a Cristo, né tanto meno la sua imitazione, ma fare ciò che, in coscienza, si ritiene giusto a seconda delle proprie convinzioni e delle circostanze. Chiunque abbia una qualche forma di religiosità, non importa se ebreo, musulmano, buddista, etc., persino ateo, che testimonia “un qualche tipo di fede” in Dio, anche se non lo sa, è potenzialmente cristiano. Seguendo il “ragionamento” di Rahner, allora sono stati cristiani anche Hitler, Stalin, Mao Tse Tung, e Pol Pot! No, non stiamo esagerando, anche se ammettiamo la nostra provocazione. Poiché nella nuova chiesa – la cui caratteristica principale è appunto l’inclusività – nessuno sarà escluso, né dovrà sentirsi tale. Anzi, un unico grande escluso c’è: Gesù Cristo. Pochi sanno che uno degli slogan tracciati dal gesuita tedesco, durante il periodo in cui fu perito al Vaticano II, era: «Il nostro Signore deve conformarsi al mondo; non quest’ultimo a Lui…».[5]
L’intento di Rahner – e dei suoi confratelli – è stato quello di unire teologia e filosofia, ma è un gioco pericoloso, perché quando la Verità (teologia) diventa filosofia (pensiero), o tratta la Verità come tale, non siamo più di fronte alla verità, bensì al relativismo, all’idealismo. La filosofia è certamente utile al ragionamento, ma anch’essa deve sottostare all’unica Verità. Se non esistesse più l’assunto attraverso il quale sappiamo che è la rivelazione di Dio, in Cristo Gesù ad aver parlato – «Io sono la verità…» –, si stramazza inesorabilmente in un precipizio in cui ognuno ha la sua verità, che dovrà essere, prima o poi, con le buone o con le cattive, accettata anche dagli altri. Per un ulteriore approfondimento, suggeriamo alcune preziose riflessioni di Don Ennio Innocenti, profondo conoscitore dell’argomento e autore di diversi scritti sulla gnosi.[6]
L’influenza di Rahner fu devastante, perché la sua “dottrina” non è facilmente individualizzabile, essendo molto contorta: procede gradualmente, mantenendo una facciata ortodossa, per mezzo di un linguaggio molto raffinato e sofisticato, ma che inevitabilmente finisce col cedere a tutte le richieste del mondo, persino le più assurde. Purtroppo, molti ecclesiastici – alcuni dei quali occupano cattedre episcopali e sono cardinali elettori – sono caduti facilmente in quest’inganno, impazienti di sentire le novità dello “spirito” del concilio il cui alito, però, non era affatto quello divino, ma del modernismo[7], abilmente inserito nella nouvelle théologie (nuova teologia) dei gesuiti modernisti. Del resto, una nuova chiesa necessita di un nuovo corredo: nuove dottrine, nuovi sacramenti, nuova teologia, nuova messa, etc. Naturalmente anche nuove comunità, sotto la salvaguardia, dicevamo, dell’inclusione, nessuno escluso, eccetto coloro che non si adegueranno al “nuovo corso”, preferendo la fedeltà alla Chiesa di sempre. Saranno cioè esclusi «coloro che non accettano questo metodo pastorale, poiché peccherebbero contro la misericordia. In tal modo, “l’amore per il diverso” si compie paradossalmente nell’escludere il prossimo, anche se fedele, per includere il lontano, anche se miscredente. Secondo la nuova pastorale, quest’accoglienza paradossalmente discriminante aiuta a realizzare una sorta di mistico “svuotamento” (kènosis). La Chiesa cioè dovrebbe essere disposta a privarsi di tutto: non solo rinunciando ai pregiudizi verso il diverso e alle certezze e sicurezze, ma anche emarginando quei fedeli che dissentono dalle prospettive permissive. La loro uscita verrà compensata appunto dall’entrata di vari tipi di diversi i quali caratterizzeranno la “terza Chiesa” in arrivo, quella che finalmente sostituirà la passata Chiesa “costantiniana” o “controriformista”».[8]
È interessante rilevare anche come l’influenza rahneriana sia giunta nell’ecumenismo tra luterani e cattolici. Il pastore luterano Richard Bucher spiega: «Quali dottrine sono necessarie per l’unità? Si è ritenuto che per l’unità non sia necessario essere d’accordo su tutto l’insegnamento della Chiesa. Cristiani separati e cristiani divisi hanno bisogno di essere d’accordo solo su dottrine “essenziali”, o necessarie, oppure fondamentali per vivere in armonia…».[9] Insomma, è sufficiente concordare su “alcuni punti”. Facciamo qualche esempio: “Ma tu credi in Gesù Cristo?”. “O sì, ci credo”. “E cosa mi dici della salvezza da Lui operata?”. “O ma sai, questo è irrilevante come io veda o creda, Gesù mi è simpatico…”. “Credi in Dio?”. “Sì, certo!”. “Ma in quale Dio?”. “Ma questo non è necessario ai fini dell’ecumenismo…”.  “Il mio Dio è Gesù Cristo…”. “Il mio invece è pura energia cosmica, ma alla fine quando si sarà rivelato, sarà uguale per tutti…”. E via dicendo.
Allora che cosa è davvero fondamentale per la nuova chiesa? Credi in Gesù? Va bene così, anche se non credi, o credi in modo diverso, rispettalo, io rispetterò la tua idea di Dio, il resto è lasciato alla coscienza dei singoli, chi siamo noi per giudicare? Se un musulmano rispondesse: “Certo che credo a Gesù”, ci si ferma qui, al fatto che per lui Gesù Cristo è solo un profeta e pure inferiore a Maometto e poco importa se nel Corano si nega la Santissima Trinità e la divinità di Gesù Cristo, non è buono fare una discussione con il musulmano, fermati qui. Piuttosto è fondamentale avere quel minimo comune denominatore per poter aprire nuove comunità inclusive, anche fra persone che possono avere un’idea, una concezione diversa di Dio! Va specificato che un conto è l’ecumenismo, il quale si elabora tra cristiani separatisi dalla Chiesa Cattolica (le chiese ortodosse e le migliaia di comunità provenienti dal protestantesimo, vedi qui), altra cosa è il dialogo interreligioso, che si manifesta con quanti hanno un credo, una fede al di fuori di Gesù Cristo, al di fuori dell’unico Dio.
_08-dossier-gesuiti-parte-prima-12L’opera originaria di Sant’Ignazio aveva senza dubbio come fine la “distruzione del protestantesimo”. Egli comprese che il Signore voleva che restasse soldato, ma un soldato diverso, un soldato di Cristo. Ai piedi della Madonna di Monserrat lasciò i vestiti di cavaliere e le armi. Si ritirò per mesi in preghiera e in penitenza nella grotta di Manresa, dove – secondo la tradizione – la Vergine Ss.ma gli ispirò la sua opera celeberrima, gli Esercizi spirituali; quindi andò in pellegrinaggio in Terrasanta. Poi decise di approfondire la propria fede. Riprese i libri e studiò prima a Barcellona, poi alla Sorbona a Parigi, dove si laureò e dove iniziò in concreto il suo apostolato. Infatti, egli ebbe subito la percezione di quanto l’infezione luterana stesse dilagando, specie tra alcuni docenti e molti studenti. Comprese allora quale sarebbe stata la sua missione in questo mondo: difendere la Chiesa e la Verità dall’eresia protestante. Con i suoi primi 9 compagni, il 15 agosto 1534, nella chiesa parigina di Saint Pierre de Montmartre, fece voto di vivere in povertà e in castità, di servire totalmente il Papa e fondò un nuovo ordine religioso, cui diede il militaresco nome di Compagnia di Gesù. Motto dell’ordine fu: Ad Majorem Dei gloriam.[10]
Ma oggi le cose sono cambiate “grazie” anche alla nouvelle théologie, che il gesuita francese Henri de Lubac riuscì a diffondere già negli anni Quaranta.[11] Dopo la condanna del modernismo da parte di San Pio X con la Pascendi Dominici grecis, questa nuova – falsa – teologia, alimentata non solo dai gesuiti ma pure da qualche domenicano[12], diventerà l’impianto fondamentale della nuova chiesa che fu portato, come un Cavallo di Troia, all’interno del Concilio Vaticano II. Bisognava annichilire la Chiesa dal di dentro[13], bisognava sacrificare qualcosa se si voleva davvero fare dei cambiamenti.[14]
_08-dossier-gesuiti-parte-prima-7Ma com’è arrivata questa nuova pseudo-teologia del “tutti insieme appassionatamente”? Pochi sanno di due elementi fondamentali dietro i quali troviamo sempre loro, i gesuiti. Parliamo dei movimenti carismatici degli anni Sessanta e — indovinate un po’ — dei famosi movimenti hippie! Sì, avete letto bene, parliamo proprio di loro: quelli del sesso selvaggio, dell’amore libero, della droga e del rock‘n roll. Infatti, il “santone” del movimento hippie è un gesuita, Richard T. McSorley (1914-2002)[15], fondatore del Catholic Peace Movement “Pax Christi”, nonché amico e consigliere della famiglia Kennedy[16], che non fu mai condannato, neppure rimproverato, dai vertici della Compagnia, né dalla Santa Sede.
E non pensiate che i due movimenti, quello hippie e quello carismatico, non abbiano a che vedere nulla fra loro: è tutto parte di un progetto gesuita. Ma andiamo con ordine.
La Chiesa approva, con Paolo VI, ma a sua insaputa (in un prossimo studio spiegheremo cosa accadde), i movimenti carismatici che avevano alla loro origine l’integrazione dei non cattolici e pure dei non cristiani. Una massa di persone sospinte dallo spirito verso la Nuova Era – cioè la New-Age, che avrà una grande espansione anche grazie all’azione del gesuita Anthony de Mello (1931-87), i cui scritti furono, però, condannati dalla Chiesa – secondo la nuova dottrina di Tailhard de Chardin, attraverso il nuovo ecumenismo per il quale non è fondamentale ciò che ci divide, ma solo ciò che ci unisce. L’impianto della nuova chiesa era stato così varato, ma come ama fare la “scimmia di Dio”, tutti i fondamenti erano stati ribaltati, rovesciati. È significativo apprendere che uno dei cardinali più attivi verso la promozione di questi movimenti carismatici, fu il cardinale belga Leo-Joseph Suenens (1904-96)[17] il quale, a riguardo del Novus Ordo Missae, disse: «La mia rivalutazione per la nuova messa, mensa della condivisione e della gioia, si è rinvigorita…».[18]
Intendiamoci, non condanniamo i movimenti carismatici in sé, ma non possiamo accettare la motivazione, la preparazione e lo scopo, il progetto che si celava dietro. Essi, infatti, separano e dividono lo Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, in qualità di un “super agente solitario”, una sorta di “pura energia spirituale”. Nel Credo professiamo che lo Spirito Santo è «col Padre e il Figlio adorato e glorificato» e che «procede dal Padre e dal Figlio» mentre, in molti testi ed incontri carismatici, si assiste sovente all’adorazione dello Spirito (Santo viene omesso) indipendentemente dall’adorazione eucaristica.[19] Infatti, parliamo di questi incontri ecumenici carismatici nei quali non c’è la Messa, non c’è Gesù Presenza reale nell’Eucaristia anche se, va detto ad onor del vero, che negli ultimi anni si sta arrivando a forme di adorazione carismatiche sincretiste, dove in alcuni casi c’è anche Gesù Eucaristia, e viene adorato attraverso modi specifici di ogni singolo gruppo presente (balli, danze orientali, adorazioni buddiste e quant’altro). Voi domanderete: ma non è la stessa cosa? Non basta l’adorazione che è già un riconoscimento? Assolutamente no, perché non abbiamo più l’identità dottrinale di Gesù-Ostia Santa, ma la presentazione e l’ostentazione della sensibilità dei singoli gruppi che fanno prevalere ognuno la loro immagine di Dio. Non abbiamo più l’identità “cattolica” della Santissima Trinità. Vi è un vero e proprio ribaltamento: non si adora più l’immagine di Dio, rivelata dalla dottrina della Chiesa Cattolica di sempre, ma adorazione di una immagine di Dio inventata secondo le proprie sensibilità. È il sincretismo religioso nel quale si perde l’identità di Gesù Cristo, insegnata dalla Chiesa, asservendolo alle proprie immagini di convenienza. Ricordate questo termine “immagini”, perché nella conclusione di questa prima parte dello studio, ne leggerete, come si suol dire, delle belle.
Incontri carismatici ecumenici dove viene eliminata l’invocazione a Maria Santissima, la Madre di Dio, e ai Santi, dove non v’è spazio per il suffragio dei Defunti e le preghiere per le Anime sante del Purgatorio, dove non c’è alcun riferimento all’espiazione dei propri peccati. Incontri dove questo “spirito” elargisce segni, opera “miracoli” che non avverrebbero più durante le Messe cattoliche. Parlare in lingue e svenimenti di massa, atti a suscitare emozioni personali e attraverso i quali, tutti i presenti, riceverebbero gratificazioni e soddisfazioni personalizzate. Non a caso questi incontri furono chiamati: “ecumenismo del Signore”, una sorta di trasferimento dalle Messe cattoliche a questi incontri generalizzati nei quali, comunque sia, la Presenza reale è messa da parte per lasciare spazio alla fantasia di tutti. Il Signore Gesù diventa così una specie di pretesto per mettere al centro sè stessi, l’uomo.
Furono sempre i gesuiti ad eliminare la genuflessione davanti all’Eucaristia, addirittura durante la Consacrazione, sostituendola con l’inchino del capo. Anche nei movimenti carismatici sono stati eliminati gli inginocchiatoi, oggetti non comprensibili ed “offensivi” verso i non cattolici. Ci si inginocchia davanti all’esaltazione dello “spirito” invocato nei capannoni e negli stadi, ma non ci si inginocchia più davanti alla Santissima Eucaristia!
Infine, non è meno importante sottolineare che nei movimenti carismatici è stato messo in disparte – se non addirittura abolito – il Catechismo della Chiesa. Tutti i testi di studio e di formazione provengono dalle direzioni ecumeniche che li elaborano insieme per stabilire quali siano le forme più appropriate per l’incontro e a seconda di chi sarà presente. Inutile dire che dietro agli studi di formazione per gli incontri ecumenici, ci sono sempre loro, i gesuiti.
Senza dimenticare che si sviluppa, in questi incontri, la moda dei laici di imporre le mani persino sopra i sacerdoti, un fatto aberrante ed eretico, dal momento che solo ai sacerdoti ordinati è dato il diritto, che è un servizio sacramentale, di imporre le mani sui laici. Come vedete, siamo sempre di fronte a dei ribaltamenti della dottrina cattolica. Di fatto, non si chiede più «nel Nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo», ma nel nome di uno “spirito” generico, a seconda di come ogni gruppo lo interpreta, si chiede la soddisfazione alle proprie emozioni. Scompare così, in questi incontri ecumenici, anche il Segno della Croce.
Padre, Figlio e Spirito Santo, però, non possono essere separati o adorati separatamente, altrimenti è la perdita dell’identità della Santissima Trinità! In questi incontri ecumenici carismatici, invece, si lascia liberamente intendere un accesso privilegiato e diretto allo Spirito Santo, indipendentemente dal Padre che si immagina, indipendentemente dall’immagine del Figlio che si celebra o si crede, focalizzandosi esclusivamente sugli effetti che lo spirito avrà “per me” in quel momento, sul senso di appagamento di una presunta unità raggiunta con tutti gli altri presenti, soddisfacendo una unità sull’onda delle singole emozioni. Ecco perché è stato questo il primo movimento cattolico ad aver avuto successo tra i pentecostali e i protestanti in generale, ma anche tra i non cristiani facendo loro credere di adorare “un medesimo dio”, una medesima fonte di “energia divina”. La tattica gesuitica è quella di mettere da parte le discussioni dottrinali, di non cercare mai la discussione teologica, ma di lavorare solo con ciò che ci unisce e ciò che divide deve essere letteralmente fatto fuori.
L’inganno è sempre quello del modernismo, denunciato da San Pio X (1903-14). Scrive il Santo Pontefice nella Pascendi Dominici grecis (1907):
«Per verità non si allontana dal vero chi li ritenga fra i nemici della Chiesa i più dannosi. Imperocché, come già abbiam detto, i lor consigli di distruzione non li agitano costoro al di fuori della Chiesa, ma dentro di essa; ond’è che il pericolo si appiatta quasi nelle vene stesse e nelle viscere di lei, con rovina tanto più certa, quanto essi la conoscono più addentro. Di più, non pongono già la scure ai rami od ai germogli; ma alla radice medesima, cioè alla fede ed alle fibre di lei più profonde. Intaccata poi questa radice della immortalità, continuano a far correre il veleno per tutto l’albero in guisa, che niuna parte risparmiano della cattolica verità, niuna che non cerchino di contaminare. Inoltre, nell’adoperare le loro mille arti per nuocere, niuno li supera di accortezza e di astuzia… (…) è da notare anzi tutto che ogni modernista sostiene e quasi compendia in sé molteplici personaggi: quelli cioè di filosofo, di credente, di teologo, di storico, di critico, di apologista, di riformatore: e queste parti sono tutte bene da distinguersi una ad una, da chi voglia conoscere a dovere il lor sistema e penetrare i principî e le conseguenze delle loro dottrine».
La preziosa enciclica, senza la quale sarebbe stato impossibile a noi, oggi, individuare questi gravissimi errori, sottolinea i punti fondamentali definendo il modernismo “la sintesi, o compendio, di tutte le eresie”. Leggiamo le tesi dei modernisti, condannate dall’enciclica.
  • Agnosticismo: considerano indimostrabile l’esistenza di Dio.
  • Soggettivismo: esperienza personale del divino e negazione dell’oggettività della Verità.
  • Immanentismo: ogni conoscenza avviene attraverso la coscienza.
  • Comunitarismo: la Chiesa come esperienza collettiva e non come istituzione divina voluta e fondata da Gesù Cristo.
  • Simbolismo: i dogmi sono rappresentazioni simboliche e mutevoli, da riesaminare[20] col cambiamento dei tempi e dei sentimenti, non come verità assolute rivelate da Dio e che la Chiesa proclama e ci propone a credere.
  • Sentimentalismo: la fede viene declassata a mero sentimento. Ma, nella realtà insegnata dalla Chiesa, la fede è una virtù teologale (cioè divina), che ci rende capaci di credere, sull’autorità di Dio, ciò che egli ha rivelato in Cristo Gesù, e ci propone a credere per mezzo della sua Chiesa.
  • Criticismo storico: i modernisti escludono, per principio, gli interventi soprannaturali, mentre la dottrina cattolica considera gli interventi soprannaturali possibili e frequenti, essendo Dio il Creatore e il Signore della natura, della preter-natura e della sovra-natura.
  • Psicologismo: riduzione di ogni contenuto conoscitivo a meccanismi psicologici ed a fenomeni soggettivi della coscienza.
_08-dossier-gesuiti-parte-prima-10Ecco perché, un altro famoso gesuita, dall’alta Gerarchia della Chiesa, è potuto arrivare a dire: «Io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico. Esiste Dio» (si veda quiqui; qui). Ovvero, un dio di tutti e per tutti, indipendentemente dall’identità di questo “dio”. Un dio generico, la cui massima espressione la troviamo negli incontri carismatici, attraverso questo “spirito” che soddisferà le aspettative di chiunque. È quello che insegnava, ribadiamo, Rahner: «Il nostro Signore deve conformarsi al mondo, non quest’ultimo a Lui». Così è depistata la centralità di Gesù Cristo, l’Emmanuele (il Dio-con-noi), sviata la sua Presenza reale, in favore dell’uomo, attraverso incontri dove sanno bene che nessuno spirito dirà loro “guardate che state sbagliando!”.
Con la famosa denuncia di Giovanni XXIII contro i “profeti di sventura”, — la cui frase, come spiega il cardinale Pericle Felici nel suo Diario[21], intendeva mortificare Suor Lucia Dos Santos (1907-2005), veggente di Fatima, perché non poté credere alla gravità della terza parte del celebre segreto[22] — si forniva ai gesuiti novatores l’occasione d’oro che attendevano da tempo con Rahner: il Cristianesimo positivo, cioè il positivismo.
Il “pensiero positivo” – lo dice il termine stesso – è ciò che maggiormente scaturisce da questi incontri carismatici ecumenici e chiunque pensasse in negativo, ossia realisticamente, verrebbe semplicemente messo da parte, etichettato, umiliato, quale “nemico” della Chiesa.
Non prevale più la fede in Gesù Cristo, con le relative conversioni a Lui, ma una “nuova potenza positivista” della mente, che crea ciò che fermamente è conveniente credere. Non più “se Dio vuole”, ma un più positivo: “se io lo voglio… se io lo credo…”. Scriveva il gesuita Anthony de Mello, i cui scritti furono condannati dalla Congregazione per la Dottrina della Fede: “La tua mente inconscia… ha un potere che trasforma i desideri in realtà, quando i desideri sono abbastanza forti!”È tipico del “magistero” gesuitico ricorrere ai sogni, ai desideri, per renderli una realtà, indipendentemente da ciò che sogni o desideri. Ovviamente sognare o desiderare non è peccato – quando non sono aspettative o desideri perversi –, ma il sogno o il desiderio che deve diventare realtà, non è quel che “piace a me” o quel che “voglio io”, quanto piuttosto cercare di capire cosa Dio vuole da me, quali progetti Dio ha su di me. Non ci è forse chiaro nel Padre Nostro quel «sia fatta la tua volontà, come in cielo così in terra»? E non ci ha forse insegnato Gesù, arrivando persino a sudare sangue, che «non la mia, ma la tua Volontà, Padre, sia fatta»? Questa corrente dei sogni e della fantasia la ritroviamo nella New Age di matrice anch’essa gesuitica.

Pierre Teilhard de Chardin (1881-1955)
Il gesuita Teilhard de Chardin è il fondatore morale della dottrina New Age, poiché i fondatori e i maestri si sono ispirati a lui, usando le sue teorie filosofiche e teologiche, benché si tratta di un movimento condannato dalla Chiesa.[23] Per Teilhard de Chardin era “un sogno” non impossibile quello di vedere una nuova umanità “fusa in Dio”, non un Dio cattolico, ovvio, ma una “essenza” di Dio, dentro il quale ognuno avrebbe potuto realizzare il proprio desiderio di pace e armonia, di divinizzazione nel punto Omega. In una parola: “posso essere salvato solo diventando tutt’uno con l’universo…”; e non potendo eliminare del tutto questa “fastidiosa” presenza del Cristo cattolico, ecco nascere il “Cristo Cosmico”.
Per Teilhard de Chardin così, Gesù Cristo c’è, esiste, ma non è quello trasmesso e vivente dentro la Chiesa, ma un Cristo universale, maestro “asceso dalla Nuova Era” inaugurata dallo Spirito Santo attraverso i “suoi movimenti carismatici”, quindi, dalla spinta spiritualistica, dalle emozioni, dai sentimenti del popolo, dalla devozione (devozionismo) del popolo, a prescindere dalle dottrine che crede o pratica; un Cristo cosmico (universale, sì, ma non in senso cattolico) che porterà alla vera unità tutte le religioni del mondo, unendole attraverso i sensi delle emozioni e sentimenti. E lo disse senza mezzi termini: «… una generale convergenza delle religioni sopra un “Cristo universale (cosmico)” che soddisfi tutti…».
Quindi, l’idea di un Dio “non cattolico” non è una novità nella galassia gesuitica! Un Dio non cattolico ma il “tutt’Uno” che non indica affatto il Dio cattolico della Santissima Trinità. Il dio tutt’Uno di Teilhard de Chardin, di stampo tipicamente panteista, viene poi sviluppato da Rahner: si spande “sul popolo e nel popolo” (teologia del popolo), che ne è diventato il vero supporto, colui che lo rivela e lo potenzia. Via i tabernacoli dalle chiese, via il sacro e le liturgie; il culto è trasferito dall’altare, nel popolo di Dio; la presenza di Dio non più nei tabernacoli, ma negli uomini, specialmente nei poveri e negli emarginati. La fede è dei sensi: ciò che immagino del divino e non posso vedere, lo posso concretizzare nell’uomo che vedo. Qual è l’inganno di tutto ciò? In parte, ciò che viene detto non è del tutto sbagliato, ma viene rivoltato. Dio si è fatto uomo e, grazie a questo dono immenso, l’umanità riceverà, a tempo debito – per mezzo della Grazia – la divinizzazione promessa. L’imbroglio dell’eresia gesuitica modernista consiste nel “divinizzare” l’uomo senza la Croce, dunque abolendo la conversione al Cristo Crocifisso, morto e Risorto. Il povero viene usato per “divinizzare” l’uomo, dimenticando che anche il povero deve convertirsi a Cristo. Diceva a ragione Madre Teresa di Calcutta che se al povero non gli si porta Gesù Cristo, lo si rende povero due volte!
Inoltre, la nuova “dottrina” gesuitica è studiata a tavolino proprio per rimuovere la dottrina cattolica. Ecco, così, la nuova chiesa del popolo che andrà pian piano sostituendo la teologia della liberazione.[24] Robert Muller (1923-2010), ex assistente generale delle Nazioni Unite, ha affermato: «Teilhard de Chardin influenzò il suo compagno gesuita, padre de Brenvery, il quale a sua volta ispirò i suoi colleghi che iniziarono un rinnovato processo di pensiero globale e a lungo termine, all’interno delle Nazioni Unite, che ha influenzato molte persone in tutto il mondo. Anche io subii la forte influenza di Teilhard…».[25] Per i gesuiti del nostro tempo moderno, le Nazioni Unite erano – e sono – l’incarnazione della “nuova religione ecumenica”, il “nuovo ordine mondiale”, che dovrà «orientare i nostri figli – aggiunge R. Muller – verso la cittadinanza globale, le credenze dovranno essere centrate sui valori della terra, ripulire e riorientare i valori socialisti e la mentalità collettiva, la nuova forza lavoro per il XXI secolo e a venire».
Il movimento carismatico, al di là delle singole valutazioni positive che si possono e si debbono fare, nasce tuttavia da tutto ciò, e non tenerne conto, per fare i dovuti discernimenti, è un grave errore. Qui è davvero in gioco la nostra libertà di individui. Gesù Cristo è venuto al mondo proprio per liberarci da ogni tipo di schiavitù e mai la Chiesa si è prestata a simili giochi. Anzi, avremo modo di leggere, in un altro studio, come i Pontefici abbiano dovuto faticare per tenere a freno le derive gesuitiche; “freni” che purtroppo non hanno funzionato, poiché è mancato – e manca ancora – il coraggio di condannare pubblicamente le eresie di Rahner il quale, invece, è liberamente studiato ed imposto in tutti i seminari cattolici. Non siamo i soli a constatarlo.[26]
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Dietro a tutto ciò, e come abbiamo dimostrato fin qui, ci sono i gesuiti. All’inizio abbiamo spiegato che il loro progetto, ben riuscito, è stato quello di mettere mano alla dottrina morale della Chiesa che, non potendone dissentire o modificarla, arrivarono a ridicolizzare e ad annientare. Indovinate come? Con il movimento Hippie.
Si, avete letto bene, sorpresi? Alla sorgente del grande movimento Hippie c’era un sacerdote gesuita, il già menzionato Richard McSorley, meglio conosciuto come “prete marxista” che inventò il “Gesù anti-istituzionale”, quello con i capelli lunghi, con il pollice in alto, il piacione, con la sua filosofia del ma lasciati andare, che male c’è!?”. Nasce, quindi, il vangelo dell’ammmore, della liberazione, della libertà, della prosperità, il Gesù amicone e compagnone, il Gesù rock and roll, il Gesù esistenziale che “esce dalla chiesa” e dai tabernacoli per tuffarsi in mezzo alla gente in godibili musical…
_08-dossier-gesuiti-parte-prima-5Avete forse dimenticato il movie-musical Jesus Christ Superstar[27] del 1973? Il Gesù che rischia tutto e che non si preoccupa di scandalizzare i “carta pecoriti” conservatori della ChiesaAria nuova, spiriti nuovi, venti nuovi… Gesù si rinnova: non insegna più ma dialoga abbracciando tutti indistintamente, a prescindere dallo stato di peccato in cui l’uomo si trova. Anzi, il peccato cessa di esistere, il peccato è tutto ciò che rigetta questo “vento nuovo”. Sfidiamo chiunque a non trovare, oggi, tutto questo nella Chiesa e nelle sue moderne pastorali! McSorley inventa il Gesù “del popolo”, mentre Rahner aveva già impostato la nuova chiesa del popolo e, se esiste una chiesa del popolo, ci deve essere, ovviamente, anche una teologia del popolo.
Vi regaliamo un inedito, forse per completare il quadro: George Martin (1926-2016), chiamato il “quinto Beatles”, perché, musicalmente parlando, è stato lui il vero nutrimento del celebre gruppo pop, fu un brillante allievo dei gesuiti. Martin consigliava e suggeriva i fab four e aveva una predisposizione innata nel tramutare in realtà le fantasie musicali della band inglese.
Sbaglierebbe chi credesse che il movimento hippie sia estinto. Si è soltanto “evoluto” in nuove organizzazioni sociali ed umanitarie quali, per esempio: Amici della TerraGreen PeaceThe socialist party USA, etc., centinaia di categorie tra ambientalismo e nuove onlus ed ong.
Sbaglierebbe anche chi pensasse che McSorley fosse un povero ingenuo, intento ad agire a fin di bene. Egli era un docente – ripetiamo: non fu mai sospeso, né richiamato – della prestigiosa università gesuita di Georgetown, nonché insegnante – oltre che consigliere della famiglia Kennedy – del giovane Bill Clinton.[28] E, come se non bastasse, fu a sua volta “discepolo” del pastore protestante Martin Luther King (1929-68): «Lo vidi come – raccontò egli stesso – una grande figura di Cristo, quindi decisi di seguirlo e marciai con lui. King mi spiegò il significato del vangelo. Egli ci insegnò che Gesù aveva a cuore l’amore non violento, la giustizia razziale e la riappacificazione, e ci indicò pure come vivere il vangelo».
La domanda giunge spontaneamente: perché McSorley non lasciò la Chiesa cattolica per entrare nella comunità protestante di King? Semplice, l’ordine della gerarchia dei gesuiti era quello di restare dentro la Chiesa per modificarla dall’interno. Questa fu la grande intuizione del sacerdote Ernesto Buonaiuti[29] (1881-1946) – il “grande vecchio” del modernismo italiano, che fu scomunicato e dismesso dallo stato clericale nel 1926 – il quale auspicava, appunto, un rinnovamento della Chiesa, una rivoluzione interna alla quale tutti avrebbero dovuto partecipare non allontanandosi dalla Chiesa, ma aiutandola a modificarsi dal suo interno.[30]
Arriviamo così ad un veloce riepilogo. Quanto abbiamo letto, ci porta a comprendere che ci troviamo alle fondamenta di una “nuova religione” ecumenista che non ha più Dio al suo centro, ma l’uomo. Siamo così passati, senza accorgercene, da una religione, cattolica, centrata su Dio, sul Cristo Vivo e vero nella Messa, nel Suo culto, ad una religione del popolo che ha messo se stesso al centro. Per farlo ha creato nuove liturgie, nuove forme di culto, incontri dove Dio è usato non in quanto Presenza reale al quale convertirsi, ma in quanto catalizzatore in spirito che aggrega l’assemblea, spingendola ad esprimere se stessa. Tutto ciò non lo inventiamo noi, ma questo ecumenismo.
L’ecumenista Robert Schuller afferma: «Il problema è che la Chiesa ha avuto per secoli una teologia centrata su Dio e sulla sofferenza del Cristo, mentre aveva bisogno di una centrata sull’uomo, le sue necessità, i suoi sogni…».[31] E un altro pastore ecumenista di grido, Steve Mitchell Garden, ribadisce: «Il segreto del convincere le persone fuori della Chiesa ad entrare e farne parte, è davvero semplice. Scoprite cosa farebbe impressione a coloro che non vanno in chiesa nelle vostre comunità, e poi dategliela!».[32] Qual’è il minimo comune denominatore di costoro? Essi hanno tutti fatto parte di gruppi ecumenici che si sono preparati dentro strutture e programmi guidati dai gesuiti.
Dunque, riepilogando, per far avvicinare le masse alla Chiesa, è necessario dar loro ciò che vogliono e che pretendono. Quando approfondiremo il concetto della Chiesa del popolo, nella prossima parte dello studio, spiegheremo meglio la devastazione di questa “dottrina”.
Del resto, non è forse ciò che sta accadendo, nella Chiesa, proprio in questi giorni? Non è forse questa pretesa della Comunione ai divorziati-risposati, le messe ecumeniche, l’inter-comunione coi protestanti, la condivisione dei luoghi di culto con i musulmani ed altri, lo spostare l’attenzione dall’Eucaristia allo “Spirito”, il ballare nelle celebrazioni liturgiche, etc., a farci chiedere se forse non siamo andati troppo oltre il lecito e che sarebbe forse il caso di fermarsi un po’ per riflettere?
In tutto questo non avete notato, per caso, l’assenza di qualcosa di importante? Il Peccato! Che fine ha fatto il senso del peccato? Durante le ricerche che abbiamo fatto nella preparazione dello studio, non abbiamo trovato un solo rigo che ne parlasse e di come debba essere trattato l’argomento. Molto più semplicemente non se ne parla più, perché il peccato è una questione che va lasciata alla libera coscienza. Naturalmente a nessuno verrà mai impedito di andare a confessarsi: chi vuole, vada pure; chi non vuole, è già perdonato nel desiderio… Non vi è perciò alcuna necessità di parlare di “conversione”.
David Harris, ex pastore battista, sposato, è entrato nella Chiesa Cattolica nel 2008 e, sei anni dopo, è stato ordinato prete. Al The Currier Journal, il quotidiano di Louisville, Kentucky, ha dichiarato che «… non ho mai pensato che la conversione al cattolicesimo di sei anni fa fosse un rifiuto alla fede battista che mi ha nutrito dall’infanzia…». Restiamo basiti e indignati! Dov’è quel “via l’uomo vecchio” per far posto all’uomo nuovo? Se non si è convertito, che cosa sono per lui la Presenza Eucaristica e tutti gli altri Sacramenti? Perché farsi “sacerdote”? Che cosa è la Messa e la transustanziazione per questo novello sacerdote cattolico che rimane, nel suo intimo, battista? Ecco, queste nostre domande sarebbero per loro inutili, sciocche e pure pericolose perché danneggiano l’apertura, l’accoglienza, il dialogo, sono pericolose perché stimolano la nostra libertà mentale. In poche parole: fatevi gli affari vostri, non fatevi domande.
«L’autostima o l’orgoglio di essere uomo – sostiene il già menzionato Schuller – è il più grande bisogno che affronta la razza umana oggi… Suggerisco fermamente che l’amore per se stessi quanto il volere ultimo dell’uomo, che ciò che voglia più di ogni altra cosa al mondo, sia la consapevolezza di essere una persona degna di tutto ciò. Non temete l’orgoglio: il lavoro più semplice che ha Dio è di umiliarci. Il compito quasi impossibile di Dio è di continuare a farci credere ogni momento di ogni giorno, quanto siamo grandi come suoi figli e figlie, sul pianeta terra…». Senza dubbio, siamo ad un perfezionamento dei bigliettini alla Baci perugina, ma basta leggere Teilhard de Chardin e Rahner per trovarci dentro le loro filosofie.
Prendendo la Sacra Scrittura, ascoltando l’insegnamento di Cristo, prima, e dei suoi Apostoli, negli Atti e nelle Lettere, dopo, dove troviamo affermazioni o pensieri del genere? È per questo che Dio si è fatto Uomo, morendo per noi sulla Croce? Il peccato originale non è forse il frutto dell’orgoglio? Che fine ha fatto il «chi perde la propria vita, la troverà»; il chicco di grano che deve morire, la superbia, l’orgoglio che devono morire in noi? Quel nostro diminuire affinché Egli cresca? E in questi casi, in questi gruppi, l’uomo sa e conosce davvero il suo “volere ultimo”? Che fine hanno fatto il paradiso e l’inferno? Dio si è fatto uomo per farci capire quanto “siamo grandi su questa terra”? E i santi, i martiri, allora, sono forse stati dei poveri fessi per non essersi sottratti alla Croce e a delle “vite da cani”?
_08-dossier-gesuiti-parte-prima-8Leggiamo un’altra frase di Robert Schuller, il quale – dimenticavamo – è stato allievo dei gesuiti: «Sogno qualcosa di totalmente impossibile che, i credenti in Dio, che pensano positivo, vadano oltre le illusioni che le nostre religioni settarie hanno imposto al mondo, e che i capi delle principali fedi vadano oltre le idiosincrasie dottrinali scegliendo di non focalizzarsi sui disaccordi, ma piuttosto di trascendere i dogmi che dividono per lavorare insieme e portare pace, prosperità e speranza nel mondo…»In poche parole, ci sta dicendo che tutte quelle domande che ci siamo appena fatti, vanno rimosse, cancellatenon fatevi domande, trovate ciò che ci unisce e prosperiamo nella pace… Paradiso o inferno che vuoi che siano? Un Dio che muore sulla croce che vuoi che sia? Non c’è una spiegazione, l’ha voluto fare Lui, tante grazie, lo rispettiamo, ma non è certo la dottrina a darmi la prosperità che mi serve per vivere bene in terra! Sofferenza, dolore e morte fanno parte della vita, d’accordo, ma perché focalizzarsi su queste cose tristi? E Santi che non si sono sottratti alla Croce? Sono stati bravissimi, hanno fatto la loro scelta, sono da guardare come si ammirano le opere d’arte, ma nulla di più. Pensate in positivo! Sognate un mondo migliore, in cui tutti siano felici e soddisfatti!
Insegnare nuovi linguaggi e il progetto Renovare, la formazione spirituale
In questa ultima parte, che andremo ad analizzare brevemente, troviamo l’applicazione di tutto quanto abbiamo esaminato fino adesso. Quanto riporteremo è tratto da diverse fonti, tutte consultabili, tratte anche dai siti protestanti ecumenici.
«Bisogna instillare il nuovo linguaggio e il nuovo modo di pensare», parola di un altro gesuita, Paul Coutinho, saggista, studioso di spiritualità e docente alla Saint Louis University, favorevole alle “nozze omosessuali” e, naturalmente, alla Comunione ai divorziati-risposati. In perfetta sintonia con il francescano Richard Rohr o.f.m, il quale si professa credente nella “panteistica resurrezione cosmica” di – indovinate un po’ – Teilhard de Chardin. «Le cose stanno cambiando – dichiarano lor signori –, adesso abbiamo bisogno di scosse sismiche. I venti del cambiamento stanno soffiando. Capi e intere congregazioni stanno facendo la scelta di provare qualcosa di nuovo. Stanno guardando il mondo, la cultura, le norme, le tendenze e osano cogliere un’opportunità, affrontare rischi, trovare altre strade. Questi pionieri non stanno scappando dalla storica fede cristiana e dal vangelo di Gesù Cristo, stanno scoprendo modi innovatori e consacrati dallo spirito [ndr: quale “spirito”?] per fare in modo che il messaggio si colleghi alle generazioni emergenti. Una nuova schiera di leader sta nascendo e capiscono che le forme, gli stili e le strutture servite alla Chiesa in passato, non sono sacre o sacrosante, bisogna cambiarle…».[33] Inteso?
Ecco, per esempio, una fra le tante dimostrazioni. In Austria, all’abbazia cistercense di Marienkron, Casa delle Figlie contemplative di san Bernardo, le suore hanno trasformato l’abbazia in un centro fitness, di esercizi yoga e di meditazione anche orientale, una spiritualità allargata. Rilassarsi con la calligrafia, qualunque spiritualità può essere vissuta fra loro, il benessere fisico prima di ogni cosa.[34] Non andiamo oltre, è sufficiente visitare YouTube per scorgere centinaia di video di messe danzanti e di adorazioni contemplative discutibili.
Che cosa sarebbe Renovare? È una fondazione del psicologo cristiano di fama internazionale, Richard J. Foster, che ha come sostegno, potente ed influente tutto il mondo cristiano protestante ecumenista. Il condirettore è un ex pastore luterano, William Vaswig. “Renovare” deriva dal latino, letteralmente significa “rendere nuovo a livello spirituale”, vuol dire promuovere una nuova interpretazione dell’arte della meditazione e della contemplazione di tutto il mondo, unendo insieme la tradizione cattolica, buddhista zen, yoga, psicoterapia, raihi… Nei siti che sponsorizzano questo progetto ecumenico troviamo la seguente scheda:
Renovare: portare la Chiesa alle chiese
Una vita spirituale equilibrata. Progetto e programma:
  • Contemplativa: la vita piena di preghiere (dal rosario cattolico, al mantra buddhista, alla corona del musulmano, senza distinzioni e differenze).
  • Santità: la vita virtuosa (per santità e vita virtuosa non si intende la pratica delle virtù, ma essere buoni, puoi anche essere peccatore, fumatore, goloso, andare a donne o a uomini, ma essere buono).
  • Carismatica; la vita alimentata dallo spirito (è valida solo quella degli incontri carismatici).
  • Giustizia sociale: la vita compassionevole (fare la carità e fare proselitismo, ossia convincere il povero che se abbraccerà il loro stesso stile di vita, non soffrirà più la povertà. Si prefigge il benessere e la prosperità).
  • Incarnata: la vita sacramentale (non pensate ai Sacramenti cattolici! Si intende la pratica della propria fede, ognuno nel proprio credo).
  • Evangelica: la vita incentrata sulla parola (ognuno studiando il proprio testo che ritiene sacro. Nel protestantesimo, ricordiamo che perdura il Sola Scriptura liberamente interpretata).
Lo scrittore americano Albert James Dager, un protestante, diciamo, tradizionalista, che studia con metodo critico l’ecumenismo di massa – ovviamente critica anche la Chiesa Cattolica –, riguardo a questi progetti spiega: «Purtroppo tutto ciò a cui servono questi esercizi è di esporre la persona alle influenze demoniache che calmano, sul momento, la sua coscienza con una sensazione di euforia e persino di “amore”, che viene emanata dalla presenza che ha invaso, in realtà, la loro coscienza. Questa euforia convince la persona di essere sulla giusta strada spirituale. Può avere come effetto delle “visioni”, esperienze extracorporee, anche delle stigmate, la lievitazione, svenimenti, parlare altre lingue, persino guarigioni ed altri fatti apparenti. Per poi ricadere in uno stato ansioso e di piena inquietudine. Se il soggetto, una volta coinvolto, non ripetesse continuamente questi esercizi, rischierebbe la depressione totale. Questo significa quel “la vita spirituale equilibrata”, significa che gli incontri devono essere ripetitivi e costanti. Questa non è più libertà dell’individuo, ma la sua nuova schiavitù». Del resto, lo stesso Richard J. Foster, oltre che essere uno dei pionieri del movimento della formazione evangelica spirituale (contemplativa), ha scritto l’introduzione a uno dei libri del gesuita Anthony de Mello, nonché assiduo frequentatore di studi di formazione (esercizi di livello ecumenico) preparati dai gesuiti.
I gesuiti modernisti – avrete notato che diciamo sempre “gesuiti” e non “la Compagnia di Gesù” perché riteniamo che questa corrente, che oggi comanda, ha tradito il carisma autentico di Sant’Ignazio di Loyola – sono i maggiori esportatori, nelle comunità protestanti, ed importatori, dentro la Chiesa, di tecniche orientali, sfruttando la scia di grande successo avuta dal confratello de Mello. E qual’è il messaggio ispiratore, catalizzatore di de Mello? Il seguente: «Un confratello gesuita, una volta mi ha detto che si è avvicinato un guru indù per l’iniziazione nell’arte della preghiera. Il guru gli disse: “Concentrati sulla respirazione”. Il mio confratello ha proceduto a fare proprio questo per circa cinque minuti. Poi il guru ha detto: “L’aria che si respira è Dio. È Dio che sta respirando dentro e fuori. Diventa consapevole di questo, e rimani con questa consapevolezza”». E cosa avviene nelle nostre messe cattoliche quando si fanno queste danze spiritualistiche? E cosa avviene durante gli incontri carismatici?
Anthony de Mello è morto, ma i suoi insegnamenti sono entrati nella nuova tradizione di esercizi dei gesuiti modernisti. De Mello spiega anche che cosa si prova a sperimentare “il silenzio”, ma non è assolutamente quello insegnato dall’ascetica cattolica o ignaziana, bensì quello che proviene dalla logica del Sadhana in un progressivo processo dello stato alterato di coscienza. Ecco come lo descrive: «Ci saranno momenti in cui la quiete del vuoto sarà così potente che renderà tutti gli allenamenti e tutti gli sforzi da parte vostra impossibili. In questi momenti non siete più voi che cercate la quiete. È l’immobilità che prende possesso di te e ti travolge. Quando questo accade, si può tranquillamente, e con profitto, lasciar andare tutti gli sforzi (che è diventato impossibile, in ogni caso) è la resa a questo silenzio insopportabile dentro di voi…».
_08-dossier-gesuiti-parte-prima-3Sadhana è un libro per il cammino spirituale con tecniche orientali, che ha avuto, disgraziatamente, un enorme impatto su molta parte del clero cattolico, per non parlare dei laici. Un pastore protestante del progetto Renovare, ha detto: «Questo libro, Sadhana, è riconosciuto universalmente come un capolavoro nell’arte di insegnare alla gente come pregare. Dopo la sua prima pubblicazione nel 1979, è stato classificato tra i primi più venduti tra i cattolici degli Stati Uniti per molti anni. Basta leggere per capire che è un’esperienza coinvolgente e stimolante. Ora in tutto il mondo questo testo classico è stato acclamato come il miglior how-to-do-it book (libro fai-da-te) sulla preghiera disponibile in qualsiasi lingua».
E allora gli Esercizi spirituali di Sant’Ignazio? Ecco l’interpretazione di Foster: «Ignazio di Loyola, nei suoi esercizi spirituali incoraggia costantemente i lettori a visualizzare le storie del Vangelo. Lo so perché ho imparato molto dai gesuiti. Ogni contemplazione che ebbe, aveva come scopo l’apertura dell’immaginazione. Ha persino incluso una meditazione chiamata “applicazione dei sensi”, la quale è un tentativo per aiutarci a usare tutti e cinque i sensi, mentre immaginiamo gli eventi del Vangelo… Il mondo della meditazione è resa più semplice attraverso la porta dell’immaginazione. Oggi non riusciamo ad apprezzare il suo potere tremendo. L’immaginazione è più forte di ogni altro pensiero, e più forte persino della volontà. Purtroppo in occidente, la nostra tendenza ad una religiosità servita con dottrine e dogmi, ci ha portati ad ignorare il potere dell’immaginazione. Alcune persone raramente ci riescono, ma la maggioranza di noi ha bisogno di andare più in profondità. A questo scopo sono utili gli incontri carismatici… A questo servono gli incontri mirati su questa spiritualità…». Ma la “ciliegina sulla torta” è questa: «E se entrate nella storia, non come osservatori passivi, ma come partecipanti attivi, ricordate che siccome Gesù vive in eterno e non è soggetto al tempo, questo evento nel passato costituisce un’esperienza nel presente per Lui. Per questo, potete davvero incontrare Gesù vivente nell’evento, essere apostrofati dalla sua voce e toccati dal suo potere di guarigione. Può essere più di un esercizio di immaginazione, può essere un confronto genuino, Gesù Cristo verrà davvero da voi, se userete tutto il potere della vostra immaginazione…».[35]
Cioè, vediamo di ricapitolare:
  • un’esperienza per Lui, per Gesù?
  • decidiamo noi quando “vedere” Gesù?
  • la nostra immaginazione è più potente della volontà di Dio?
S’ignora, si rifiuta, la Presenza reale di Gesù nell’Eucaristia – verità di fede descritta, insegnata dettagliatamente nei vangeli – ma la nostra immaginazione “trasporta ed obbliga” Gesù ai nostri ordini… Ricordiamo cosa diceva il gesuita Anthony de Mello: «La tua mente inconscia… ha un potere che trasforma i desideri in realtà, quando i desideri sono abbastanza forti!». C’è altro da aggiungere?
Foster aggiunge che «la prima disciplina generale per la Renovare è la confessione»; ma la “confessione” di cui parla il nostro, non ha nulla a che vedere con il sacramento cattolico. Citando il pastore luterano Dietrich Bonhoeffer (1906-45) «quando vado da mio fratello per confessarmi, vado da Dio», Foster insiste sul fatto che «la sicurezza del perdono è sigillata dallo spirito quando viene espresso dal nostro fratello o sorella, al quale chiediamo perdono, nel nome di Cristo». Ed egli, pur non essendo prete, in quanto non cattolico, ha l’ardire di raccontare: «Una volta mentre stavo ricevendo la confessione di una signora, lei mi guardò e disse di vedere sovrapposti ai miei occhi, quelli di un altro che le trasmettevano una profonda sensazione di benessere e una accettazione del suo stato, che le sollevò dal cuore il fardello che portava, senza bisogno che mi dicesse altro».[36]
Chi è che imita, scimmiotta Dio e ciò che Egli fa? A voi la risposta. Ne avete avuto a sufficienza o dobbiamo continuare? La strategia di tutto ciò è uno slogan: cambi o muori!
Cambia o muori, ripete con chiarezza un altro ecumenista, John Harney: è davvero così semplice, è sufficiente piegarsi all’onda lunga. E offre anche qualche consiglio: «Se la tua chiesa locale si rifiuta di cambiare, dille che muore! E questo vale per tutte le comunità che vogliono dirsi cristiane, a questo serve l’ecumenismo, a questo servono gli incontri carismatici: a far cambiare le chiese verso questa unica direzione, non ce ne sono altre, e indietro non si torna. Chi non ci sta, muore, deve morire, deve essere isolato, allontanato».
Vi suggeriamo la lettura de La finestra di Overton nella Chiesa per approfondire questo metodo di diffusione e di accettazione delle nuove dottrine che viene adoperato dai gesuiti novatores e seguaci.
Il pastore protestante Rick Warren,[37] anch’egli studente dei centri di formazione dei gesuiti, nonché anche di quella di Schuller, ha scritto: «La “Chiesa” (qui intesa quale somma di tutte le comunità cristiane cattoliche e non) è più grande di qualsiasi organizzazione nel mondo. Ma possiamo allargarci, includere, far entrare i musulmani, i buddhisti, gli induisti, tutte le religioni sparse e si usano queste chiese di culto come centri di accoglienza e di distribuzione, non solo per la cura spirituale vicendevole, ma anche per la salute del corpo… Sento davvero che dobbiamo costruire ponti e abbattere ogni muro. Dobbiamo chiederci: fratelli, che cosa possiamo fare che non abbiamo ancora fatto insieme? O che non siamo stati capaci di fare da soli?»In una parola: inter-fideismo!
Ma, in definitiva, non vi sembra che lo stesso linguaggio sia oggi una costante nelle nuove pastorali della Chiesa? Queste idee provengono dalla teologia del popolo, non già dalla teologia di Dio: via anche il luogo di culto per spostarci tutti nella teologia del fabbisogno, sui bisogni degli uomini. E dove si annida l’inganno? Che laddove è vero che dobbiamo pensare anche alle necessità degli altri, la teologia però parla di Dio e l’uomo ha bisogno prima di tutto di Dio, e non di un dio immaginato, o materializzato dalla nostra potente immaginazione… Prima dobbiamo convertirci a Gesù Cristo e, in questa conversione, l’autentico servizio all’uomo verrà da se, perché è impossibile essere discepoli di Cristo e non occuparsi degli indigenti.
Ma questi pastori – ci riferiamo al clero cattolico – di chi sono discepoli?
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Noi abbiamo bisogno di “andare in chiesa”, in un luogo di culto dove incontrare il Dio Vivo e vero, realmente presente nel Tabernacolo, nella Santa Eucaristia, per staccare la presa dalle cose del mondo. Stare con Dio in un “Tu per tu” di adorazione, lode e ringraziamento, nutrirci di Lui ed onorarlo nel giorno della festa. Se andassimo in chiesa per “mangiare”, ballare, immaginare, saremo come pesci in un allevamento… Che bisogno c’è di togliere al Signore Gesù Cristo, Ostia Santa, il Suo posto? Non ci sono altri locali adiacenti dove ospitare le persone che andrebbero aiutate? Ma se le priorità vengono ribaltate, che cosa pensiamo di poter dare al povero? Se al povero non portiamo il Cristo Gesù, lo rendiamo povero due volte.
Dopo aver appreso tutto ciò, riguardo certa ambiguità associata all’ecumania sincretista e a certi incontri carismatici, ci appare assai più comprensibile la recente: Lettera Iuvenescit Ecclesia ai Vescovi della Chiesa cattolica sulla relazione tra doni gerarchici e carismatici  per la vita e la missione della Chiesa. Il testo, approvato dal Pontefice nel 2016 e firmato dal Prefetto della CdF il cardinale Gerhard L. Müller, raccoglie una serie di “raccomandazioni” atte proprio ad identificare l’attenzione sugli errori commessi e, senza gettare il bambino con l’acqua sporca, saper discernere davvero le potenzialità di certi gruppi realmente “guidati” dallo Spirito Santo a favore, appunto, della santa Chiesa di Cristo e dell’uomo. Il compito di comunicare efficacemente il Vangelo risulta essere particolarmente urgente nel nostro tempo, e perciò, si spiega nella Lettera, è necessario affrontare alcuni elementi della concreta pratica ecclesiale circa la relazione tra doni gerarchici e quei doni carismatici che si configurano come aggregazioni carismatiche all’interno della comunione ecclesiale… una fattiva inserzione delle realtà carismatiche nella vita pastorale delle Chiese particolari. Ciò comporta, innanzitutto, che le diverse aggregazioni riconoscano l’autorità dei pastori nella Chiesa come realtà interna alla propria vita cristiana, desiderando sinceramente di esserne riconosciuti, accolti ed eventualmente purificati, mettendosi al servizio della missione ecclesiale. Occorre a questo proposito ribadire – spiega il cardinale Prefetto – che la Chiesa di Cristo, come professiamo nel Simbolo apostolico, è la Chiesa universale, vale a dire l’universale comunità dei discepoli del Signore, che si fa presente ed operante nella particolarità e diversità di persone, gruppi, tempi e luoghi… Pertanto, il riferimento all’autorità del Successore di Pietro – la comunione cum Petro et sub Petro – è costitutivo di ogni Chiesa locale e di ogni gruppo che si voglia dire “carismatico”, evitando che la realtà carismatica si concepisca parallelamente alla vita ecclesiale e non in un ordinato riferimento ai doni gerarchici.
A differenza di quanto riportato sopra dal presunto programma Renovare, troviamo ora in questa Lettera, piuttosto, uno schema ufficiale e valido per evitare tutto quell’anticattolicesimo di cui abbiamo appreso in questa parte dello studio.
Criteri per il discernimento dei doni carismatici
Ecco alcuni criteri per il discernimento dei doni carismatici in riferimento alle aggregazioni ecclesiali che il Magistero della Chiesa ha messo in evidenza lungo gli ultimi anni. Tali criteri hanno lo scopo di aiutare il riconoscimento di un’autentica ecclesialità dei carismi.
  1. Primato della vocazione di ogni cristiano alla santità. Ogni realtà che nasce dalla partecipazione di un carisma autentico deve essere sempre strumento di santità nella Chiesa e, dunque, di incremento della carità e di autentica tensione verso la perfezione dell’amore.
  2. Impegno alla diffusione missionaria del Vangelo. Le realtà carismatiche autentiche sono regali dello Spirito integrati nel corpo ecclesiale, attratti verso il centro che è Cristo, da dove si incanalano in una spinta evangelizzatrice. In tal modo, esse devono realizzare «la conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa», manifestando un chiaro «slancio missionario che rende sempre più soggetti di una nuova evangelizzazione».
  3. Confessione della fede cattolicaOgni realtà carismatica deve essere luogo di educazione alla fede nella sua integralità, «accogliendo e proclamando la verità su Cristo, sulla Chiesa e sull’uomo in obbedienza al Magistero della Chiesa, che autenticamente la interpreta»; pertanto si dovrà evitare di avventurarsi «oltre (proagon) la dottrina e la comunità ecclesiale»; infatti se «non si rimane in esse, non si è uniti al Dio di Gesù Cristo (cf.2 Gv9)».
  4. Testimonianza di una comunione fattiva con tutta la Chiesa. Questo comporta una relazione filiale con il Papa, perpetuo e visibile centro dell’unità della Chiesa universale, e con il vescovo della Chiesa particolare. Ciò implica la leale disponibilità ad accogliere i loro insegnamenti dottrinali; l’impegno catechetico e la capacità pedagogica nel formare i cristiani.
Concludiamo con le parole del cardinale Müller: «Riconoscere l’autenticità del carisma non è sempre un compito facile, ma è un servizio doveroso che i Pastori sono tenuti ad effettuare. I fedeli, infatti, hanno il diritto di essere avvertiti dai Pastori sulla autenticità dei carismi e sulla affidabilità di coloro che si presentano come loro portatori».
Siamo giunti alla conclusione di questa prima parte dello studio dedicato all’apostasia divulgata nella Chiesa dai gesuiti novatores. Ci auguriamo di cuore che sia stato utile davvero per “svegliarvi”, per difendere la nostra libertà di figli di Dio e il Depositum Fidei, per convertirci tutti a Gesù Cristo. Solamente nella vera Chiesa Cattolica – cioè quella apostolica, non gesuita – c’è la Salvezza, i cui veri ed autentici testimoni – e riformatori – sono i Santi.
Suum Cuique.
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APPROFONDIMENTI
Per saperne di più, suggeriamo la lettura di due opere di mons. Antonio Livi: il trattato Vera e falsa teologia. Come distinguere la “scienza della fede” da un’equivoca “filosofia religiosa” (Casa Editrice Leonardo da Vinci), in cui si esaminano criticamente anche gli scritti di Teilhard de Chardin e di Rahner; l’Introduzione teologica al libro di Danilo QuintoDisorientamento pastorale (Casa Editrice Leonardo da Vinci), in cui si denuncia come la “falsa teologia” sia penetrata anche nel linguaggio del magistero ecclesiastico.
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NOTE
[1] J. Huber, professore di teologia cattolica a Monaco di Baviera e autore delle opere più importanti sui gesuiti, tra cui  Les Jesuites (Sandoz et Fischbacher, Paris 1875). Oggi, l’articolo 51 della Costituzione Svizzera vieta ancora alla Compagnia di Gesù di celebrare attività culturali o educative nel territorio della Confederazione e qualsiasi tentativo di abolire questa legge è sempre stato respinto.
[3] I Gesuiti, di padre Malachi Martin, Sugarco Edizioni, 1987.
[4] Karl Rahner, S.J., La fatica di credere, p. 86.
[5] «Da questo punto di vista, il più pericoloso dei teologi non è Hans Kung, perché sostiene tesi così strampalate che nessuno (o quasi nessuno) gli crede. Il più pericoloso è il gesuita Karl Rahner, il quale scrive benissimo ed ha l’aria di essere ortodosso, ma ha sempre sostenuto che occorre una “nuova teologia”. Una teologia cioè che metta da parte Gesù e che vada bene per il nostro secolo». Il Papa non eletto – Giuseppe Siri, Cardinale di Santa Romana Chiesa, di Benny Lai (Laterza, Bari, 1993, pp. 291).
[7] «… cloaca in cui confluiscono tutte le eresie (omnium haerèseon conlectum)» (San Pio X, Pascendi Dominici gregis, 1907)
[8] Guido Vignelli (Una rivoluzione pastorale, Tradizione Famiglia Proprietà, 2016, pag. 69)
[9] Comunità luterana – Nostro Redentorewww.orlutheran.com
[10] Sant’Ignazio di Loyola e la Compagnia di Gesù (Massimo Viglione). La spiritualità di Sant’Ignazio come risposta agli errori di Lutero (Corrado Gnerre). Fonte: Il Giudizio Cattolico (31-07-2013)
[11] Henri de Lubac e la Nouvelle Théologie (eresie.it)
[12] Yves Congar (1904-1995), Edward Schillebeeckx (1914-2009), Marie-Dominique Chenu (1895-1990).
[13] Per esempio «Congar proponeva di cambiare la Chiesa dall’interno, attraverso “una riforma senza scisma”. “Non bisogna fare un’altra Chiesa – spiegava – bisogna fare una Chiesa diversa”» (Roberto de Mattei, Convegno sul Concilio Vaticano II, 16-12-2010)
[14] Tratteremo quest’argomento in altro studio di prossima pubblicazione, in particolare riguardo il rapporto tra i gesuiti e i pontefici Pio XII (1939-1958), Giovanni XXIII (1958-1963) e Paolo VI (1963-1978).
[15] The Jesuits and the Hippie Movement (Walter J. Veith, Amazing Discoveries, 21-04-2010)
[16] Father Richard McSorley in Memory of JFK (La Rouche Pac, 23-11-2013)
[17] Dopo essere stato consacrato arcivescovo di Malines-Bruxelles nel marzo 1962, aveva incontrato, a Roma, Giovanni XXIII che fu affascinato dalla sua figura e gli chiese di preparargli una nota per il Concilio. Nel mese di giugno 1962 Suenens riunì un gruppo di cardinali al Collegio belga di Roma, tra i quali gli arcivescovi di Monaco, Döpfner, di Lille, Liénart, di Milano, Montini, per discutere un “piano” e una strategia per il prossimo Concilio. Nel documento che fu redatto, il cardinale Primate del Belgio lanciava la parola d’ordine del “Concilio pastorale”, definendo ciò “un beneficio immenso”, una “grazia di Pentecoste per la Chiesa”. Giovanni XXIII avrebbe seguito questa linea strategica (Roberto de Mattei, Convegno sul Concilio Vaticano II, 16-10-2012)
[18] Il card. Suenens divenne massone il 15 giugno 1967. Ricevette il premio Templeton nel 1976, un premio per il progresso nella ricerca o scoperte sulle realtà spirituali, creato dalla comunità presbiteriana. (David Cloud, Flirting with Rome: Evangelical Entanglement With Roman Catholicism, 1992.)
[19] Il grande teologo svizzero Romano Amerio (1905-97) definì quest’eresia come “dislocazione della Divina Monotriade” nel suo intramontabile capolavoro Iota Unum (Lindau, 2006; prima edizione 1985). Il prof. Enrico Maria Radaelli, suo discepolo, amico e biografo, ce ne parla in questa nostra intervista.
[20] I modernisti parlano di “evoluzione dei dogmi” (Evoluzione del Dogma, di Stefano Maria Chiari, EffeDiEffe, 04-11-2007) e L’essenza del Cristianesimo è il dogma, di mons. Antonio Livi.
[21] «26 dicembre 1960, lunedì. Alle ore 18 sono dal Santo Padre. Mi parla, tra l’altro, di Fatima e di Padre Pio. Conclusione: crede Evangelistae. Il Vangelo contiene quanto è necessario e utile per la nostra salvezza. Per il resto cautela!» (Il Diario conciliare di Pericle Felici, LEV, 2015, pag. 215).
[22] «27 dicembre 1960, martedì. Dopo quanto il Santo Padre mi ha detto di Fatima, ho riletto il suo radiomessaggio del 22 dicembre scorso. I motivi di fiducia lì apertamente accennati: S. Pietro nel naufragio della notte buia (cfr. Mt 14,31); la bella risposta di Ezechiele a Isaia che gli predice sventure e calamità (cfr. Is 39,8); la bella frase: “L’umile successore di S. Pietro non prova ancora alcuna tentazione di sgomento. Ci sentiamo forti nella fede e, accanto a Gesù, possiamo attraversare non solo il piccolo lago di Galilea, ma anche tutti i mari del mondo. La parola di Gesù basta a salvamento ed a vittoria”. Tutto questo il Papa l’ha certamente detto, tenendo presente il cosiddetto segreto di Fatima» (Il Diario conciliare di Pericle Felici, LEV, 2015, pag. 216).
[23] Gesù Cristo portatore dell’acqua viva. Una riflessione sulla “New Age” (Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso; Pontificio Consiglio per la Cultura, 03-02-2003)
[24] Affronteremo l’argomento riguardo queste due teologie – in realtà si tratta di ideologie –, che sono due facce della stessa medaglia, in un prossimo studio. Per ora, vi rimandiamo alla nostra intervista al prof. Julio Loredo, autore di un libro sulla teologia della liberazione.
[25] Robert MullerMost of All thei tought me Happiness. Vedi anche: New Man Magazine, 2007.
[27] “Jesus Christ Superstar”: nasce la moda dello spettacolo blasfemo (Pucci Cipriani, Riscossa Cristiana, 13-12-2012).
[28] The McSorley Connection (Colman McCarthy, The Washington Post, 16-10-1992).
[29] Durante gli studi al Pontificio Seminario Romano dell’Apollinare ebbe come compagno il giovane Angelo Giuseppe Roncalli.
[30] «“Fino ad oggi – aveva spiegato il sacerdote apostata Ernesto Buonaiuti – si è voluto riformare Roma senza Roma, o magari contro Roma. Bisogna riformare Roma con Roma; fare che la riforma passi attraverso le mani di coloro i quali devono essere riformati”» (Roberto de Mattei, Convegno sul Concilio Vaticano II, 16-12-2010).
[31] Robert Schuller, The New Reformation, Word Books, 1982.
[32] Steve Mitchell Garden, citando R. Schuller: This little Church went to Market.
[33] Pastore Kavin Harvey (Willow Magazine, 4, 2007)
[34] Sito ufficiale dell’abbazia cistercense di Marienkron, Austria: www.marienkron.at. Il sito americano Tradition In Action pubblica alcune foto di questi obbrobri.
[35] Richard J. Foster, Celebration of Discipline: The Path to Spiritual Growth.
[36] Ibidem.
[37] Richard Duane “Rick” Warren, è il fondatore di una delle comunità protestanti più grandi degli Stati Uniti, la Saddleback Community Church di Lake Forest, situata nella regione di Orange County in California.