ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 2 febbraio 2017

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2 febbraio La “Corredentrice”

Se Maria Santissima, fra i suoi titoli, ha anche quello di “Corredentrice”, come si potrebbe definire il Cuore della “Correden­trice”? San Luca evangelista ci parla per primo della Madonna che avrà l’anima tra­passata dalla spada del dolore senza misu­ra: «Anche a te una spada trafiggerà l’anima» (Lc 2,35), e l’arte sacra perciò la raffigura con il Cuore trapassato da un pugnale.
Bellissime, poi, sono le definizioni che sono state date da san Giovanni Eudes. Egli afferma, infatti, che «il Sacro Cuore della Beata Vergine Maria è rappresentato dal Calvario». E il Calvario, si sa, è la sintesi e coronamento dell’intera missione salvifica dolorosissima svolta da Gesù Redentore universale e da Maria Corredentrice universale.
San Bonaventura, poi, riflette in pro­fondità pregando così la Madonna:
«O Regina mia, voi non siete solo sotto la Croce del vostro Figlio, voi soffrite con Lui, voi siete crocifissa con Lui. Non vi è che questa differen­za, che Egli soffre nel suo corpo e voi soffrite nel vostro cuore».
Ugualmente ha scritto san Lorenzo Giu­stiniani affermando esplicitamente che, di fatto, sul Calvario, tutti e due, «il Figlio e la Madre, sono stati crocifissi: il Figlio nel suo corpo, e la Madre nel suo cuore».
San Pio da Pietrelcina afferma, con un’e­spressione davvero terribile, che la divina Madre Maria, la «nostra sì cara Corredentri­ce», come egli la definisce in una lettera, «sul Calvario patì tutte le sofferenze dell’inferno!».
Non meno terribile, poi, è l’espressio­ne “Madonna delle sette spade”, che presenta il Cuore della Corredentrice trapassato dalle sette spade dei nostri tantissimi peccati, che lo riducono in pezzetti di carne sanguinante! Un’altra definizione del Cuore di Ma­ria Corredentrice, data da san Giovanni Eudes, è questa: «Il Cuore materno della Ma­dre del Salvatore è un mare pieno di amarezze e di sofferenze». Il Cuore della nostra Madre Corredentrice, cioè, ridotto in pezzi dalle sette spade e paragonato a un mare tutto amarezza e sofferenza, sta bene ad indicare l’atrocità e l’immensità senza fine delle sofferenze re­dentrici.
Riflette molto bene perciò san Giovan­ni Eudes che, rivolto a Maria Santissima, le dice così: «Tutte le afflizioni e le desolazioni che sono state e mai saranno sofferte in questo mondo, sono un nulla se paragonate alle vostre».
Un “Cuore” tutto dolori inenarrabili…
Anche san Bonaventura, ancora, può dire a Maria Santissima: «Tutte le piaghe che Gesù Crocifisso ha portato sulle diverse parti del suo corpo sono state riunite nel vostro Cuore». E san Bernardino da Siena arriva a calcolare che i dolori atroci della nostra Madre Corredentrice erano tali e tanti che, se divisi un po’ per uno fra tutti gli uomini esistenti sulla terra, tutti gli uomini «sarebbero morti all’istante!».
Ma, ancora, san Giovanni Eudes può aggiungere quest’altra preghiera appassionata: «O Regina dei martiri, co­me non siete morta mille volte di dolore!… trasformando questo vostro Cuore amabi­lissimo in un mare di fiele e di dolori ine­ narrabili?».
Non possiamo, infine, omettere un altro pensiero ardente e appassionato di san Pio da Pietrelcina – il crocifisso del Gargano del sec. XX – che così si esprime a riguardo delle sofferenze della Madonna sul Calva­rio, scrivendo che ai piedi della Croce «la nostra celeste Madre, per l’esuberanza del dolore, rimase impietrita dinanzi al Figlio crocifisso» e, continuando a meditare, in altra pagina scrive: «Adesso mi sembra di penetrare quale fu il martirio della nostra dilettissima Madre… Oh, se gli uomini penetrassero questo martirio, chi ricuserebbe di compatire questa nostra sì cara Corredentrice? Chi le ricuserebbe il bel titolo di Regina dei Martiri?».
Non può non far riflettere molto il fatto che proprio alla Madonna che stava ai piedi della Croce, ossia proprio alla Madre Corre­dentrice, Gesù ha proclamato dall’alto della Croce la sua Maternità universale nei nostri riguardi, presentandogli san Giovanni evan­gelista quale figlio rappresentante di tutta l’umanità: «Donna, ecco tuo figlio!» (Gv 19,26).
Il Cuore della Corredentrice, dunque, è il vero Cuore della nostra divina Mamma celeste presentata da Gesù dall’alto della Croce. E proprio allora, ai piedi della Cro­ce, la Madonna dovette vedere e soffrire l’intera realtà spaventosa e terrificante di tutti i nostri peccati e delitti, per i quali Ella si è offerta, unita al Figlio Redentore come Corredentrice d’amore e di dolore, restaurando in tal modo, «la vita sopranna­turale delle anime» (LG 61), come ha con­ fermato molto bene il Concilio Vaticano II.
Molte e moltissime ancora potrebbero essere le commosse testimonianze d’amo­re dei santi e delle sante sulle sofferenze senza misura del Cuore dell’Addolorata, nostra divina Madre Corredentrice, lungo tutto lo svolgimento della dolorosissima missione salvifica universale. Tocca a noi comprendere che tutta l’immensità del­le sofferenze del Cuore Addolorato della Madre Corredentrice è stata patita proprio per riacquistare e donare la divina grazia redentrice a noi peccatori, ossia per otte­nere la nostra salvezza dalla perdizione nell’inferno eterno.
Quanto grande, quindi, non dovrebbe essere la nostra fiducia e gratitudine verso il Cuore della nostra divina Mamma Cor­redentrice?
Le lacrime della piccola Giacinta di Fatima
E qual è invece la nostra risposta di gratitudine e di amore alla nostra divina Madre Corredentrice, al suo Cuore mater­no tutto offerto alle sofferenze e all’immo­lazione per la nostra Redenzione? Non ci insegna forse nulla la piccola e beata Giacinta di Fatima con le sue fre­quenti lacrime e pianti al pensiero delle offese che si fanno al Cuore Immacola­to di Maria? Non ci dicono forse nulla le volontarie penitenze e sacrifici di questa piccola Beata per riparare tutte le offese e gli oltraggi, con orribili bestemmie, fatti al Cuore Immacolato di Maria?…
Non abbiamo proprio nulla da impara­re noi che ci riteniamo cristiani adulti e cri­stiani anche maturi, ma che forse lo siamo soltanto… nell’insensibilità e nell’indiffe­renza verso le sofferenze del Cuore materno della nostra divina Mamma Corredentrice?.




1° febbraio Il Cuore dell’Immacolata


Il Cuore dell’Immacolata è il Cuore della Madre di Dio, è il Cuore della Madre degli uomini. È il Cuore di una creatura umana, sì, ma di una creatura umana che è stata eletta e collocata al di sopra degli angeli e dei santi del Paradiso: una crea­tura “sublime fra le stelle” (sublimis inter sidera), come canta la Liturgia da millenni.
Cuore Immacolato: Cuore trinitario…
La grande mistica santa Matilde, so­rella di santa Geltrude, era fortemente tormentata dalla paura della morte e dal pericolo di non salvarsi. Un giorno le ap­parve la Madonna, la quale, sorridendole, le mostrò il suo Cuore Immacolato, dal quale partivano tre raggi, che andavano a perdersi nelle tre divine persone della San­tissima Trinità. Attraverso quei raggi, la Santa lesse queste tre parole: «Potenza, sapienza, bontà». La Madonna poi dis­se: «Dopo la potenza del divin Padre, la sapienza del divin Figlio e la bontà dello Spirito Santo, nessuna creatura è potente, sapiente e buona quanto me».
Il Cuore della Madonna è davvero subli­me “Cuore trinitario”!
Il Cuore dell’Immacolata è un cuore fi­sico e spirituale. Per questo, la devozione e il culto al Cuore Immacolato di Maria hanno un duplice oggetto, quello materiale e quel­lo spirituale. L’oggetto materiale è il Cuore fisico dell’Immacolata, ossia il Cuore di carne, che ha palpitato instancabilmente sulla terra e continua a palpitare per l’eter­nità nel Regno dei cieli. L’oggetto spirituale del Cuore dell’Immacolata, invece, è quel­lo invisibile che consiste nell’amore, che è chiuso nel suo Cuore come in un vaso preziosissimo, facendo quindi unità con il cuore fisico in terra e nei Cieli.
La devozione e il culto del popolo di Dio al Cuore dell’Immacolata, perciò, sono rivolti direttamente al Cuore della persona dell’Immacolata, amato e venerato nella sua unità inscindibile di cuore carneo e di amore spirituale.
Che cosa si può dire del Cuore di carne dell’Immacolata?
È un Cuore di carne innocente, un Cuo­re di carne immacolata, mai turbata da nes­sun moto disordinato del corpo, da nessun impulso che non fosse purissimo. Rispet­to a tutte le altre membra del corpo tutto santo dell’Immacolata, il suo Cuore, pri­mario e nobilissimo nel suo compito vitale da svolgere, merita ogni elogio e ammira­zione, merita davvero la nostra più sentita devozione d’amore puro e ardente.
Rispetto al Cuore di carne della divi­na Madre, che cosa potremmo noi pensa­re del cuore di carne di ogni altra persona importante se non che questo dovette esse­re molto inferiore – e di tanto! – al Cuore della Santissima Madre del Verbo fatto carne? Chi potrà mai valutare la preziosi­tà del Cuore di carne dell’Immacolata, che con il suo sangue – il sangue del Cuore! – ha formato il Cuore divino del suo divin figlio Gesù?
Si onorano le reliquie dei santi, è vero, ed è un atto di devozione molto fecondo per la nostra vita cristiana di Fede e per ottenere aiuto dei santi ai nostri bisogni, ma molto di più valgono gli atti di devozio­ne al Cuore della divina Madre, dal quale ha avuto origine il Cuore di Colui che è la sorgente di ogni grazia e benedizione per tutte le creature.
Amore liliale al Cuore Immacolato…
La beata Elia di san Clemente, devo­tissima della Madonna, quando era bam­bina, una notte ebbe la grazia di sognare proprio la Madonna che, attraversando un giardino di candidi gigli, con un sorriso di paradiso guardava intorno, toccando deli­catamente, a destra e a sinistra, i bianchi gigli; ne strappò poi uno, se lo strinse al cuore e scomparve…
Svegliatasi di soprassalto, la bambina raccontò tutto alla mamma, che le spiegò: «La Vergine Maria stringeva la tua anima al suo Cuore. Tu onori ogni giorno il suo Cuore, ed Essa ha voluto ricompensarti fa­cendosi vedere, nel sogno, mentre ti stringe­ va al suo Cuore in quel giglio».
La piccola rimase per un po’ pensiero­sa, si raccolse poi in preghiera e si rivolse quindi alla Madonna dicendole: «O Regi­na degli angeli, come voglio amarti! Al tuo Cuore io mi offro per non essere mai del mondo, ma tutta amore a te!».
Che cosa si può dire del Cuore spirituale dell’Immacolata?
È un tesoro d’inestimabile valore. L’a­more spirituale, a differenza di quello fisico, è diamante puro che porta in sé ogni virtù e ogni sentimento più nobile ed elevato di donazione senza alcuna riserva, di impegno radicale nella dedizione alla santità, al mar­tirio o all’immolazione anche totale di sé, come si esprime appunto Gesù quando dice che «nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici» (Gv 15,13).
Quando, invece, di una persona si arri­va a poter dire che “non ha cuore”, significa che quella persona ha davvero perduto il tesoro più prezioso della sua vita, del suo pensare, del suo operare, del suo sentire e, soprattutto, del suo amare. “Senza cuore!”. Che cosa è l’uomo “senza cuore”? Che cosa può valere mai?…
Pensiamo invece al Cuore spirituale del­ l’Immacolata Vergine, diventata Madre di Dio e Madre universale degli uomini: che cosa era quel suo Cuore? Era un Paradi­so di amore e di dolcezza, di sapienza e di purezza, di umiltà e di fortezza. Esso rac­chiudeva tutti i tesori dell’amore divino, dell’amore verginale, dell’amore sponsale e dell’amore materno. In esso si trovano tutti i tesori paradisiaci della carità e dell’ama­bilità, della bellezza e del candore fragran­te dei gigli.
O Cuore Immacolato di Maria!, tu di­cesti un giorno alla veggente suor Lucia di Fatima: «Il Mio Cuore Immacolato sarà il tuo rifugio e la via che ti condurrà a Dio». Che sia così anche per noi che siamo tutti figli tuoi bisognosi.