ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 26 febbraio 2017

Vieni vicinio Vinicio!

DON VINICIO ALBANESI INSULTA
E IL PAPA APPROVA




Don Vinicio Albanesi

Ho sentito al telegiornale la notizia (è stato il TG2 che l’ha data come notizia di apertura) che Papa Francesco ha invitato i parroci a mostrare tenerezza verso le giovani coppie che decidono di non sposarsi, ma di convivere.
Avrei molto da ridire a riguardo, ma non è su questo argomento che voglio intervenire. Può essere che lo faccia in seguito.

Quello che invece mi preme rilevare, perché la cosa mi ha lasciato esterrefatto, mi ha avvilito e mi ha fatto anche arrabbiare, è l'inaudito discorso di Don Vinicio Albanesi davanti al Papa.
Lasciamo stare la foggia con la quale quel sacerdote si è presentato davanti al Papa: ci sono Regine che davanti al Papa si presentano, come prescritto dal protocollo, vestite di nero e velate, e poi si permette che un sacerdote (pur vigendo un protocollo anche per i sacerdoti) si presenti a parlare davanti al Papa con nemmeno il clergyman?
Ma non è ancora questo il punto su cui voglio intervenire.

Mi riferisco alle cose gravissime che Don Vinicio ha detto davanti al Papa: si è permesso di bollare come farisei i quattro Cardinali, che hanno soltanto, come è nel loro diritto, sollevato rispettosamente dei dubbi su alcuni punti di Amoris Laetitia, chiedendo dei chiarimenti.

Don Albanese è stato sollecitato a fare quell'intervento? La cosa sarebbe di una gravità inaudita.
O lo ha fato di sua iniziativa, approfittando dell'occasione di poter parlare (ma di ben altri argomenti) davanti al Papa? La cosa sarebbe altrettanto grave.

Ma più grave di tutto e assai sconcertante è stato il totale silenzio del Papa. Un silenzio del genere è un aperto assenso a quei pesanti giudizi. Dal Papa mi sarei aspettato che redarguisse severamente davanti a tutti l'inqualificabile giudizio pronunciato con malcelata arroganza da quel sacerdote nei confronti di quattro cardinali, se non altro per coerenza con quel suo famoso (o famigerato) "chi sono io per giudicare?".

Un prete si permette di insultare quattro Cardinali davanti al Papa, e il Papa tace? A me quel silenzio è sembrato una chiara condivisione di quel pesante giudizio, che alla fin fine è uno sprezzante insulto.
E non voglio parlare del silenzio molto eloquente (perché accompagnato da cenni affermativi del capo) con il quale papa Bergoglio ha accolto la sollecitazione del diaconato alle donne da parte di Don Albanesi.

Ho l'impressione che la Chiesa cattolica stia precipitando in un preoccupante stato confusionale. A me in questo momento vien solo da piangere.

A. Nonim - Sacerdote
A margine della nota di A. Nonim
(Don Vinicio Albanesi insulta e il Papa approva)

di Belvecchio




Roma, Vaticano, Sala Nervi, 25 febbraio 2017, Don Albanesisi abbraccia Francesco

Il fatto a cui si riferisce A. Nonim nella sua nota citata sopra nel titolo, è il discorso pronunciato da Albanesi e rivolto al Papa, in occasione dell’udienza privata da questi concessa alla Comunità di Capodarco, in Sala Nervi, il 25 febbraio scorso.

Per quanto possa censurarsi, come bene ha fatto A. Nonim, il comportamento di tale Albanesi che ha invitato il Papa a infischiarsene  “di quanti cincischiano con i dubia. Sono un po' farisei e nemmeno scribi, perché non capiscono la misericordia con cui lei suggerisce le cose. Lei abbia pazienza. E' una fatica, ma noi siamo con lei e la sosterremo sempre.” (La Repubblica, 25.2.2017), quello che si deve anche sottolineare è lo stato surreale in cui continua a svolgersi questo pontificato.

Nel suo discorso rivolto alla comunità in questa stessa occasione, il Papa ha detto: “Anche la persona con disabilità e fragilità fisiche, psichiche o morali, deve poter partecipare alla vita della società ed essere aiutata ad attuare le sue potenzialità nelle varie dimensioni. Soltanto se vengono riconosciuti i diritti dei più deboli, una società può dire di essere fondata sul diritto e sulla giustizia. Una società che desse spazio solo alle persone pienamente funzionali, del tutto autonome e indipendenti non sarebbe una società degna dell’uomo. La discriminazione in base all’efficienza non è meno deplorevole di quella compiuta in base alla razza o al censo o alla religione.” (vedi)

Più surreale di così, si muore.

Un discorso del genere fa capire come Bergoglio non abbia mai vissuto la condizione di quelle famiglie e di quei gruppi sociali che hanno nel loro seno persone care affette da menomazioni. Diversamente saprebbe che in termini di normalità quelle persone sono sempre state trattate in maniera dignitosa e rispettosa, tenuto conto ovviamente della oggettiva realtà in cui si trovano.

Solo modernamente si è arrivati al paradosso di insultare queste persone facendo loro credere che possano vivere come tutti gli altri. Solo un mondo falso e bugiardo, una società dedita all’irrealtà e alla sfrenata fantasticheria, un contesto sociale affetto da manie autodistruttive, possono compiacersi dell’assurda pretesa di considerare normali gli anormali, di considerare normalità ogni cosa che, volente o nolente, è oggettivamente una anormalità. E questo in tutti i campi e a tutti i livelli.

Adesso abbiamo anche un papa che si esalta per simili assurdità e che arriva a pronunciare frasi che in poche parole contengono un mucchio di impossibilità.
Un’impossibilità è, infatti, quella dichiarata “discriminazione in base all’efficienza”, che vorrebbe apparire come l’espressione di una bontà d’animo ed è invece una contraddizione in termini. Se negli uomini l’efficienza è diversificata, riconoscere questo fatto oggettivo non potrà mai essere una “discriminazione”, semmai è l’esatto contrario, in quanto si riconosce ad ognuno la propria specifica efficienza; rispettando così la loro dignità in relazione alla realtà oggettiva di ciascuno.
Il contrario è una violenza psicologica e morale che talvolta si trasforma in una vera e propria violenza fisica. L’esatto opposto di quanto pensa di affermare Bergoglio quando tira fuori battute come “La discriminazione in base all’efficienza non è meno deplorevole di quella compiuta in base alla razza o al censo o alla religione”.

E non si capisce mai bene quanto Bergoglio sia cosciente delle enormità che dice e quanto invece queste corrispondano ad una sua precisa volontà di sovvertire la realtà oggettiva a favore di un disordine mentale personale e sociale.

Circa l’ingiuria rivolta dall’Albanesi ai cardinali, qui il surreale lascia il posto ad un vergognoso servilismo, deprimente a vedersi e avvilente a viversi. Un prete qualsiasi che vuol farsi bello davanti al suo datore di lavoro, ripetendo a pappagallo le battute di quest’ultimo, magari convinto di star facendo un figurone, mentre invece rivela tutta la sua miseranda pochezza di cicisbeo di turno.

L’Albanesi, peraltro, è già noto alle cronache, per il suo atteggiamento manifestamente falso, demagogico, fazioso, pseudo-ideologico, tenuto in occasione della vicenda dell’africano morto in una colluttazione a Fermo lo scorso luglio. In barba a tutte le evidenze – autopsia, visita medica, referti e rapporti ufficiali – il modernamente misericordioso Albanesi ha continuato a ripetere tutto il contrario, a riprova che la sua forma mentale rifugge dalla realtà e dalla verità.
Si può leggere sullo svolgimento della vicenda di Fermo sfogliando diversi giornali, compreso il giornale locale… L'omocidio di Fermo e don Vinicio.

L’altra notizia richiamata per prima da A. Nonim è relativa al discorso pronunciato da Papa Francesco ai parroci partecipanti al “corso sul processo matrimoniale”, sempre il 25 febbraio, nella Sala Clementina.
Qui il Papa ha detto ai parroci:
Anzitutto sia vostra premura testimoniare la grazia del Sacramento del matrimonio e il bene primordiale della famiglia, cellula vitale della Chiesa e della società, mediante la proclamazione che il matrimonio tra un uomo e una donna è segno dell’unione sponsale tra Cristo e la Chiesa. … Ma io mi domando quanti di questi giovani che vengono ai corsi prematrimoniali capiscano cosa significa “matrimonio”, il segno dell’unione di Cristo e della Chiesa. “Sì, sì” - dicono di sì, ma capiscono questo? Hanno fede in questo? … attraverso incontri personali o comunitari, programmati o spontanei, non stancatevi di mostrare a tutti, specialmente agli sposi, questo “mistero grande” … sia vostra cura anche sostenere quanti si sono resi conto del fatto che la loro unione non è un vero matrimonio sacramentale e vogliono uscire da questa situazione. … Al tempo stesso, fatevi prossimi, con lo stile proprio del Vangelo, nell’incontro e nell’accoglienza di quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi. Essi, sul piano spirituale e morale, sono tra i poveri e i piccoli, verso i quali la Chiesa, sulle orme del suo Maestro e Signore, vuole essere madre che non abbandona ma che si avvicina e si prende cura. Anche queste persone sono amate dal cuore di Cristo. Abbiate verso di loro uno sguardo di tenerezza e di compassione. Questa cura degli ultimi, proprio perché emana dal Vangelo, è parte essenziale della vostra opera di promozione e difesa del Sacramento del matrimonio.”

Perché questa lunga citazione? Per far meglio capire come si possa affermare ad un tempo, tutto e il contrario di tutto; arte subdola e sovversiva che Bergoglio padroneggia benissimo e utilizza continuamente.
Non staremo a guardare nei particolari questo scampolo di bolsa retorica, i lettori comprendono benissimo quali e quante contraddizioni esso contenga.
Ci si può soffermare solo sulla portata dirompente di questa nuova apertura bergoglionesca: “accoglienza di quei giovani che preferiscono convivere senza sposarsi”.

Ora, che ognuno sia libero di vivere come vuole è un fatto scontato, ma che un papa non senta il dovere di ricordare ai cattolici che si può vivere in armonia con le leggi di Dio o in lotta con esse, è cosa che è scontata solo da quando il Signore ha permesso – a nostro monito – che sedesse sul Soglio l’uomo “venuto dalla fine del mondo”.
Dopo aver aperto ai divorziati risposati e alle coppie omosessuali, ecco l’apertura alla libera convivenza: a riprova che la moderna neochiesa continua a muoversi passivamente a rimorchio del mondo e per di più con un notevole ritardo temporale: in questo caso facendo proprio il libero amore di sessanttottarda memoria.

Non v’è chi non noti, però, che questa nuova catechesi mondana fatta propria dall’attuale Papa, non è altro che una manifesta collaborazione al disfacimento della società, alla distruzione della famiglia, alla depravazione dei singoli, messi in atto dal Nuovo Ordine Mondiale, come lavoro preparatorio all’avvento dell’Anticristo.
Basta pensare alla cospicua mano che Bergoglio continua a dare all’invasione dell’Europa da parte dei “migranti”, progettata e attuata appunto per aiutare il disfacimento detto prima.

3 commenti:

  1. C'è veramente da dire che don Albanesi Vinicio si muove da consumato lisciator-per-il-verso-del-pelo-papale.

    Sempre, ovviamente, in omaggio alla strategia del 'senonoraquando?'(e il jeans sdrucito, le scarpe malridotte e la barba scatta aiutano, eccome se aiutano... Non vorremo che don Albanesi si tiri la zappa sui piedi e si giochi la promozione a vescovo presentandosi mascherato con la sacra talare...).

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  2. Non c'è più religione...con questa specie di papa!!!

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