ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 27 marzo 2017

κακός αγγἐλιον

Ma su confini e povertà non convince

Su alcuni temi i sogni di Papa Franceso sono nutriti di slogan e pie esortazioni svincolate dal buonsenso

Certo, vedere un milione di persone in piazza a Milano per il Papa allarga il cuore. Nel momento in cui a Roma va in scena l'Europa dei leader subissata dai cortei di protesta, a Milano il popolo mostra davvero da che parte sta.
Questo Papa è realmente popolare, qualcuno ha azzardato che è pure pop.
Tuttavia, gli stessi numeri li ha fatti anche un Papa «cerebrale» come Ratzinger e uno «teatrale» come Wojtyla. Bisognerebbe dedurne, correttamente, che il popolo cattolico (cioè la stragrande maggioranza) sta col Papa, chiunque egli sia. Correttamente. Detto questo, rimangono in non pochi delle perplessità su un Papa che si rivolge si passi l'espressione - allo stomaco della gente, con la sua insistenza sui poveri e le periferie, la Chiesa come ospedale da campo con molto da lenire e poco da insegnare. La sua abitudine di tralasciare i discorsi scritti per parlare a braccio costringe gli esegeti (cioè, i giornalisti in primis) a doppio lavoro: leggersi lo scritto e sbobinare il parlato. Ma poi è il parlato a finire nei titoli. E, d'altra parte, se il parlato viene privilegiato dal parlatore, è su questo che si deve formulare il giudizio e formarsi l'opinione.
Francesco ha recentemente definito l'immigrazione epocale dei nostri tempi la più grave sciagura dopo l'ultima guerra. Nessuna menzione sull'aborto di massa, e già questo è strano in un Papa. Va da sé che, fin da Lampedusa (suo esordio in trasferta, lo si ricordi), il cuore di questo Papa ha battuto e batte per i poveri migranti, accusando neppure troppo velatamente di durezza di cuore chi ha dubbi sull'accoglienza indiscriminata. Trump, che voleva allungare il muro col Messico, «non è cristiano». Sogna, e lo dice chiaro, una società multiculturale e multietnica. Sogna, infatti. Perché la realtà è fatta di autoghetti come quello di Rotterdam per dirne uno - dove anche gli immigrati islamici di seconda generazione non sanno una parola di olandese. Tanto i due Papi precedenti insistevano sulle radici cristiane d'Europa (unica possibilità per un ripopolamento governato), tanto questo insiste su un'apertura indiscriminata che non potrà non affossare del tutto l'identità europea.
Qualcuno si preoccupa per questa ossessiva attenzione agli «ultimi» che si traduce in bacchettate per i penultimi, quasi non fossero popolo anch'essi. Non solo. Il vecchio progetto marxista di eliminare la povertà generalizzandola pare in certi casi comparire all'orizzonte di certi sogni, nutriti solo di slogan («la diversità è un arricchimento») e di pie esortazioni a volte svincolate anche dal semplice buonsenso («abbattere tutti i muri»). E c'è chi fa osservare che un Papa così amante del «popolo» dovrebbe tenere molto alla cosa più popolare che ci sia: la religiosità cosiddetta popolare. Invece, risulta che le apparizioni mariane non godano delle sue simpatie, specialmente quelle di Medjugorje. Per lui le rivelazioni private «sono come i fuochi d'artificio che ti illuminano per un momento», ma «non c'è crescita, non c'è luce, non c'è niente: un istante». Ripetiamo, il parlare a braccio richiede pazienza d'analisi, ma dice il Vangelo che «la lingua parla per la sovrabbondanza del cuore». Cioè, è proprio quando uno parla a braccio che si capisce che cosa ha in animo. Quest'anno dovrà andare a Fatima per il centenario, forse cambierà idea. Fatima lo ricordiamo - è stata una rivelazione privata, come Lourdes. Be', abbiamo avuto un Papa teologo e conservatore, ora ne abbiamo uno progressista e pop. Che Dio ce lo conservi.


Francesco l’incendiario, teologo dei dubbi e delle incertezze



Il Papa che parla male della sua Chiesa piace molto, in particolare piace a quelli che più sono lontani dalla Fede. In una certa misura a Francesco pesa essere prigioniero del suo trionfalismo mediatico, sente però di aver intrapreso la strada giusta ed ha deciso di perseverare nonostante le forti resistenze dei Cardinali che lo accusano di essersi spinto oltre il mandato di rinnovamento ricevuto dal Conclave straordinario seguito alle dimissioni di Benedetto XVI, che peraltro ha respinto alcuni Cardinali che si erano andati a lamentare presso di lui, come riferito dallo stesso rammaricato Bergoglio. Per comprendere Francesco bisogna tener conto delle sue origini latino-americane e dell’ascendente che esercita sulla sua dottrina, la cultura propria dei Gesuiti, pellegrini tra i continenti inviati da Sant’Ignazio di Loyola. La sua è una teologia della liberazione che punta all’integrità dell’uomo, depurata da ogni commistione marxista. Francesco vuole raggiungere direttamente il “pueblo”, superando l’intermediazione della Curia che l’avrebbe cloroformizzato come accaduto ai suoi predecessori. Francesco non pretende di avere una visione organica della Chiesa, più semplicemente gli interessa aprire nuovi orizzonti, appiccare il fuoco e non curarsi di spegnerlo. Fedele agli insegnamenti di Ignazio, lascia che sia il tempo a lavorare al risanamento delle ferite. Molti fedeli però restano disorientati da questo nuovo modo di essere Cristiani, molti rimangono sgomenti ed increduli ed avvertono lo sgretolamento progressivo delle certezze sedimentate nel corso dei secoli. Molti non accettano il nuovo approccio misericordioso, quasi a rendere possibile ogni cosa. Concreto è il rischio che si possa scadere nel relativismo. In soccorso di Francesco però, arriva il discernimento, nel senso di una morale che non vale per tutti, ma che viene modulata caso per caso. Oggi che i Cristiani non sono più maggioranza nelle società, il fuoco della misericordia dev’essere il segno distintivo di una vita dura, vissuta nel nome di Cristo. Francesco l’incendiario, di Gian Franco Svidercoschi, a Mix24 intervistato da Giovanni Minoli non nasconde l’arduo compito che toccherà al successore di Bergoglio. Succedere ad un Papa che appicca i fuochi e non si preoccupa di spegnerli, sarà verosimilmente complicato. Ritrovare una rotta morale capace di ricondurre la Chiesa nei porti sicuri di Fede e Preghiera a spegnere fuochi e risolvere dubbi inoculati d’autorità, sarà più difficile che farsi applaudire dalle folle.




1 commento:

  1. Non abbiamo bisogno di un assistente sociale...abbiamo bisogno dell'annuncio del Regno di Dio è che parli della conversione, specialmente in Quaresima.

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