ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 4 marzo 2017

Come fecero i girondini con i giacobini,

A proposito di un articolo di Life Site News
apparso in italiano su Chiesa e Postconcilio

Commenterò solo una frase:
Il 13 marzo 2013 sono quattro anni che uno sconosciuto cardinale argentino è stato eletto per guidare la Chiesa cattolica. L'elezione di Jorge Mario Bergoglio è avvenuta dopo 35 anni di insegnamento solido, chiaro, ortodosso sotto i notevoli pontificati di Giovanni Paolo II (1978-2005) e Benedetto XVI (2005-2013).

Parlare di "insegnamento solido, chiaro, ortodosso sotto i notevoli pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI" mi sembra decisamente spropositato.

Non dimentichiamo Assisi, i baci del Corano, il segno di Shiva, i selvaggi danzanti alle Messe papali, l'abolizione della Religione di Stato in Italia, in Spagna e in Svizzera, il nuovo Concordato e il nuovo Codice di Diritto Canonico sotto Giovanni Paolo II. E la continuazione di Assisi e delle visite a moschee, sinagoghe e templi vari sotto Benedetto XVI. Al quale va pure ascritta la negazione teologica del Limbo, la dichiarazione congiunta con i Luterani sulla Giustificazione e l'affermazione che la laicità dello Stato è cosa buona.

Bergoglio non è piovuto da un altro pianeta: egli è stato ordinato, promosso, consacrato Vescovo e creato Cardinale dai suoi Predecessori, che assieme a lui hanno ordinato, promosso, consacrato Vescovi e creato Cardinali tutti i membri dell'attuale establishment vaticano, ivi compreso il card. Kasper. 

Bergoglio differisce dai suoi immediati Predecessori solo per impudenza: quel che egli afferma - ivi compresi i delirj sull'ecumenismo o sulla libertà di coscienza - non è altro che l'applicazione coerente ed estrema dei principj posti dal Vaticano II. Il quale sotto Paolo VI ha inaugurato uno scempio indecoroso della Messa cattolica, che oggi Bergoglio si appresta solo a portare a compimento, mettendo in luce - proprio in forza del Vaticano II - quelle deviazioni dottrinali che sinora non si era osato affermare chiaramente, ma che - da chi sapeva e voleva riflettere - si conoscevano sin dall'inizio e che sin dall'inizio sono state deliberatamente formulate in termini ambigui.

Se Bergoglio prepara una Cena ecumenica che valga indistintamente per i cattolici e per gli eretici, e che possa indistintamente esser celebrata da un sacerdote cattolico validamente ordinato, da un pastore luterano o da un prete invalido anglicano, egli non fa che dare codifica giuridica ad un'abitudine che in molte regioni è prassi sin dal postconcilio, ad iniziare da paesi protestanti quali la Germania, la Svezia, l'Olanda. Io stesso ho visto con i miei occhi, nei lontani anni Ottanta, una Messa concelebrata da un parroco cattolico e da un pastore luterano a Colonia, con l'assistenza dei fedeli di entrambe le comunità, e usando delle ostie di pane lievitato col miele. E questo con l'approvazione dell'Ordinario e nella persuasione si trattasse di cosa normale. Né pare che le concelebrazioni ecumeniche e la communicatio in sacris - Messe, Vespri o benedizioni congiunte del Papa con un prelato eterodosso o anglicano - siano iniziate sotto questo infaustissimo Pontificato. Non fu frère Roger ad affermare che, pur essendo protestante, egli poteva celebrare usando il nuovo Messale? 

Se Bergoglio demolisce gli Ordini religiosi con un definitivo colpo di mannaia, non diversamente agì il Concilio, dopo il quale le vocazioni crollarono ai minimi storici, per non contare gli abbandoni di quanti avevano già professato i Voti, ad iniziare dai Gesuiti.

Se Bergoglio prevede la soppressione delle parrocchie così come istituite dal Concilio di Trento, egli non fa che dare finale legittimazione ad una situazione già reale delle Diocesi, che dopo quarant'anni di primavera conciliare si sono viste costrette ad accorpare tre o quattro parrocchie in cosiddette unità pastorali, i cui fedeli messi insieme sono meno della metà di quelli che prima del Vaticano II riempivano una sola chiesa. 

Se Bergoglio prepara l'abolizione progressiva ma inesorabile del Sacro Celibato e l'istituzione di forme para-presbiterali per le donne, già il Concilio aveva messo mano agli Ordini, sopprimendo il Suddiaconato, istituendo i Diaconi permanenti, insinuando i laici nella liturgia tramite forme di ministero sino ad allora riservate al Clero: si pensi ai lettori, ai ministri della Comunione, alle bambine chierichetto. 

Se Bergoglio osa affermare che il proselitismo è "una solenne sciocchezza", può farlo dopo che i suoi Predecessori hanno teorizzato - in termini più pacati ma non per questo meno gravi - il diritto alla libertà religiosa e praticato l'ecumenismo non solo con le denominazioni cristiane, ma finanche con gli idolatri e i deicidi, giungendo addirittura a chiedere perdono per le presunte colpe dell'Inquisizione e delle Crociate di cui si sarebbe macchiata la Chiesa in passato. Non fu d'altra parte Paolo VI ad iniziare questo trend restituendo ai Turchi la bandiera di un'ammiraglia maomettana conquistata a Lepanto? E chi promulgò la Nostra Aetate, chi se ne fece apostolo indefesso presso i Giudeichi affermò che l'Antica Legge non è stata revocata dal Nuovo Testamento di Cristo, se non i Predecessori di Bergoglio? 

Ancora una volta, si guardano gli effetti prossimi ma non si vogliono vedere le cause remote. E quanti irragionevolmente continuano ad appellarsi al Vaticano II nel patetico tentativo di limitare i danni del disastroso Pontificato di Bergoglio, si comportano come fecero i girondini con i giacobini, condividendone inesorabilmente anche la fine.

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