ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 4 marzo 2017

La Provvidenza permise quell’enorme male


Apologia di Lutero (si fa per dire)

Il virus ha colpito anche me? Spero proprio di no. Ma bisogna completare il quadro con un accenno alla situazione della Chiesa all’epoca della rivoluzione protestante. Ciò non farà che confermare, in ogni caso, l’inevitabile giudizio negativo sui cosiddetti riformatori (giudizio che, come cattolici, siamo tenuti ad emettere in ossequio al Magistero di sempre); ma servirà pure, in pari tempo, a renderci consapevoli dei pericoli cui siamo esposti anche oggi. Le coordinate su cui ci muoveremo sono fondamentalmente due: una sul piano intellettuale (quella della cattiva teologia) e una sul piano morale (quella della corruzione del clero e dei fedeli).
La tarda scolastica era in gran parte degenerata in un gioco intellettuale sempre più avulso dalla reale vita cristiana, lambiccandosi in questioni sempre più sottili e sofisticate che non potevano contribuire alla santificazione, ma piuttosto allontanarne le anime. Al tempo stesso il nominalismo, riducendo la teologia a costruzione verbale sganciata dalle realtà che sono oggetto della fede, apriva la strada ad una concezione arbitraria della volontà e dell’onnipotenza di Dio, fonte di profonda inquietudine. L’angoscia di Lutero per la considerazione della giustizia divina fu probabilmente influenzata da questa atmosfera culturale e spirituale; questo indurrebbe a pensare che egli non rifiutasse l’attributo della giustizia in quanto tale, ma una sua visione distorta. L’uomo veramente spirituale, però, trovandosi di fronte a una difficoltà nella sua visione di Dio, sa che il problema non può essere in Lui né nell’insegnamento della Chiesa, bensì in un limite della sua comprensione soggettiva; perciò si sforza, con la luce dello Spirito Santo, di individuarlo e di correggerlo.
Sul versante della vita ecclesiale, il Rinascimento rappresenta storicamente uno dei punti più bassi. L’ignoranza e l’immoralità di buona parte dei preti, così come risulta dalle relazioni delle visite pastorali, ci fa sgranare gli occhi ancor oggi. Le maggior parte delle diocesi era lasciata allo sbando da vescovi che preferivano vivere fra i sollazzi delle corti, fra cui quella pontificia era la prima in Europa per dimensioni e raffinatezza. Uno spirito profano e paganeggiante aveva contagiato tutta la cristianità occidentale, a cominciare dalla testa. Una radicale correzione era quindi assolutamente improcrastinabile e la si reclamava da più parti. Visto che la gerarchia restava per lo più sorda ai richiami, lo Spirito Santo suscitò tutta una serie di vescovi zelanti e di geniali fondatori, i quali, spesso in seguito a una vera e propria conversione, si misero all’opera con fervore in tutti i campi. Bastino due esempi fra i più luminosi: san Carlo Borromeo e sant’Ignazio di Loyola.
Lutero, purtroppo, non seguì la stessa via; non ci vuole molto per rendersene edotti. Tuttavia, se la Provvidenza permise quell’enorme male che fu la sua ribellione con tutte le sue disastrose conseguenze, fu per dare alla Chiesa il salutare scossone che portò alla convocazione del Concilio di Trento, origine di quel prodigioso rinnovamento spirituale e pastorale che le impresse uno slancio straordinario nei secoli successivi. Questa considerazione non vale certo a riabilitare quella che, di per sé, rimane una sciagura delle peggiori della storia cristiana, ma piuttosto a rinfrancare la nostra fede in Colui che governa la storia. Anche qui si può applicare il principio per cui Dio, quando incontra da parte degli uomini una resistenza ottusa e ostinata, ricorre a rimedi estremi che, pur non essendo buoni in sé stessi, sono comunque l’unico mezzo che rimane per vincerla.
Detto questo, non possiamo fare a meno di costatare gli effetti deleteri che, anche nell’epoca attuale, ha provocato una teologia deteriore, scaduta a gioco di parole spesso incomprensibile e per giunta utilizzata, nel nostro caso, come strumento di sovversione. La mondanizzazione della Chiesa è sotto gli occhi di tutti: non tanto quella di un’esigua minoranza di chierici che ama pavoneggiarsi, attirandosi strali mattutini lanciati da una cappella d’albergo, quanto piuttosto quella di chi pensa e vive la Chiesa come un immenso apparato burocratico e organizzativo al servizio di cause meramente terrene e politicamente corrette. Tale appiattimento sugli orizzonti di questo mondo che passa è un tradimento ben peggiore della corruzione morale della gerarchia cinquecentesca, senza nulla togliere all’immoralità allucinante che, oggi, dilaga indisturbata all’interno delle mura leonine e farebbe impallidire un curiale di cinque secoli fa…
Ciò che è più sorprendente, tuttavia, è il fatto che tale degenerazione sia frutto dell’accoglienza, in casa cattolica, proprio di quelle istanze che caratterizzarono la falsa riforma di allora, cosa che costituisce un ulteriore motivo per riconoscerne l’inautenticità. La svolta di Lutero infatti, insieme alla centralità dell’uomo sancita dall’Umanesimo, è il punto di partenza del moderno soggettivismo; non per nulla i paladini della modernità lo difendono in modo così agguerrito. In effetti la fede, così come da lui concepita, non è più adesione dell’intelletto, sotto l’impulso della volontà e della grazia, alla verità rivelata da Dio, ma un atto puramente volontaristico con cui l’uomo si convince di credere e di essere giusto. In poche parole, è una fede nella propria stessa fede, una certezza velleitaria priva di fondamento oggettivo. In questo modo può diventare vera, sul piano soggettivo, qualsiasi cosa, anche la più assurda: non è più la realtà che conta, ma ciò che io desidero che sia, a prescindere dai fatti; come poi vivo effettivamente è del tutto irrilevante.
Nelle comunità protestanti storiche, sempre più sparute, in generale si è persa la fede, sostituita da un’ideologia umana che usa ancora qualche termine della tradizione cristiana, ma senza più alcun riferimento al suo contenuto. Noi li stiamo seguendo a larghi passi nella medesima direzione di quel suicidio della Chiesa, profetizzato dal cardinal Pacelli, che sarebbe stato effetto di mutamenti nella liturgia, nella dottrina e nella morale. Tutto questo non può essere frutto di un semplice errore, ma è necessariamente effetto di una strategia pianificata. Oggi giunge a piena maturazione un processo di mistificazione storica e teologica che, dopo aver rivisitato il pensiero e il metodo di Lutero in chiave positiva, li impone con arroganza totalitaria, quasi fossero la sola versione autorizzata e la salvezza stessa della Chiesa.
La superbia con cui ci si pone spudoratamente al di sopra della Scrittura, della Tradizione e del Magistero, giudicandoli dall’alto delle proprie pretese conoscenze superiori, è tipica espressione di un atteggiamento gnostico, ma, in ultima analisi, tradisce una matrice ben precisa, comune a tutte le eresie. L’angelo decaduto, pur sconfitto dal Crocifisso, tenta fino all’ultimo di trascinare con sé il maggior numero possibile di anime. Siamo arrivati alla battaglia finale, in cui l’avversario, per concessione divina, è riuscito a portarsi fin nel cuore del nostro campo. Non sa però che, in questo modo, facilita enormemente il compito a chi prepara l’avvento del Regno di Dio sotto la guida della Condottiera celeste: i servi del diavolo, credendo la vittoria a portata di mano, hanno incautamente deposto la maschera; ora possiamo individuarli sembra ombra di dubbio e invocare su di essi il giusto castigo. Se non si convertono, seguiranno colui che sostengono nella stessa dimora.