ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 4 marzo 2017

Senza freni e senza pudore

ETICA CATTOLICA E LOBBY GAY


    C’è una potente lobby gay dentro la Chiesa che mira a capovolgere l’etica cattolica. L'omoeresia di Oko: una eresia volta a “sdoganare” l’omosessualità dalla condanna tradizionale e favorire il sacerdozio dei preti omosessuali
 di Francesco Lamendola  

 
Quando, cinque anni fa, il mondo cattolico venne messo a rumore da un articolo nel quale il sacerdote Dariusz Oko (docente di filosofia alla facoltà di teologia della Pontifica università di Cracovia, una esperienza pastorale nelle parrocchie di due continenti, Europa e America, e una, stabile, di direttore spirituale dei medici della sua diocesi, in Polonia), molti mostrarono incredulità e pensarono che vi fosse una certa esagerazione nelle sue affermazioni. Apparso dapprima sulla rivista polacca Fronda, poi sulla tedesca Theologiske, l’articolo sosteneva che la Chiesa cattolica è pesantemente infiltrata da una lobby omosessuale, la quale, mediante il ricatto e l’omertà, non solo è in grado d’influenzare e pilotare le carriere, ma anche d’influenzare le posizioni ufficiali e semiufficiali del Magistero in tema di etica sessuale, determinando un progressivo slittamento della stessa dottrina cattolica. Oko aveva coniato una particolare espressione per definire l’operato di queste lobby interne alla Chiesa: omoeresia, cioè una eresia volta a “sdoganare” l’omosessualità dalla condanna tradizionale e favorire il sacerdozio dei preti omosessuali e l’accettazione delle famiglie “arcobaleno”, negando che l’omosessualità sia una deviazione dell’istinto naturale, e, pertanto, facendo leva sul “diritto” di ogni persona ad essere pienamente se stessa.
Oggi è sotto gli occhi di tutti come Dariusz Oko avesse visto giusto e come, in soli cinque anni, l’omoeresia si sia talmente diffusa nella Chiesa e nel mondo cattolico, da giungere sempre più vicino all’obiettivo che si era prefisso, snaturando, così, il Magistero e la morale cattolica: perché tale è il risultato quando un’eresia, per quanto ben mascherata, giunge a ottenere un riconoscimento ufficiale, o quasi, ed entra a far parte del bagaglio teologico e pastorale della Chiesa.
Notiamo come tutto questo sia avvenuto in concomitanza con l’opera dei vari gruppi di pressione omosessualisti nel contesto della società profana, i quali sono pressoché riusciti, facendo passare il loro sforzi per una “battaglia di civiltà”, a derubricare l’omosessualità dal catalogo della deviazioni psicologiche e ottenendo la cancellazione di ogni restrizione nei confronti delle persone omosessuali, in qualsiasi ambito. In base alle leggi e alle normative vigenti, da alcuni anni, nei principali Paesi occidentali, può pertanto accadere che un generale dei marines, oltre a dichiararsi apertamente omosessuale, possa anche, se gli piace, indossare l’uniforme femminile e accavallare le sue gambe pelose, per sottolineare il suo diritto alla propria identità di genere: identità che, in omaggio all’ideologia gender, non solo è soggettiva, ma anche “liquida” e fluttuante, per cui può variare nel tempo secondo i gusti e i capricci di ciascuno, a suo insindacabile giudizio. Notiamo anche, en passant, che tale offensiva delle lobby LGBT è stata preceduta da una silenziosa ed abile manipolazione del linguaggio, avente lo scopo di far introiettare al pubblico concetti in se stessi ambigui o contraddittori e, comunque, ad essa funzionali, ma non rispettosi della verità. La stessa parola omosessualità, per fare un esempio,è una forzatura, un ossimoro, poiché la sessualità è l’incontro dell’elemento maschile e di quello femminile (si pensi alla riproduzione sessuata dei fiori) e quindi si dovrebbe parlare, semmai, di omofilia o di omoerotismo. Ma, ormai, ci siamo arresi tutti quanti alla terminologia imposta da chi vuole sovvertire la nostra percezione della realtà, e quindi stiamo combattendo una battaglia di retroguardia, con strumenti inefficaci, senza credere veramente che il quadro culturale possa venire ormai modificato.
Si prenda, ad esempio, quel che è accaduto l’altro giorno nell’arcidiocesi di Torino, al funerale di Franco Perrello, 83 anni, il primo cittadino di quella città che aveva usufruito della legge Cirinnà sulle unioni civili per “sposare”, come impropriamente si dice, il suo compagno “storico”, Gianni Reinetti. La funzione è stata celebrata da don Gian Luca Carrega, ufficialmente responsabile, in quella arcidiocesi, della “pastorale per le persone omosessuali”. Anche qui notiamo, di sfuggita, che l’aver creato una apposita pastorale per le persone omosessuali nelle varie diocesi italiane e di altri Paesi, in cui la parola chiave è “accompagnamento”, rappresenta, di per sé, un cedimento nei confronti delle pressioni esercitate dalle lobby gay, perché sa tanto di “riparazione” nei confronti di persone ingiustamente discriminate; quando invece è noto che proprio la Chiesa cattolica ha sempre mostrato umanità e moderazione nei loro confronti, quando il potere civile e la società laica, nei secoli passati, non mostravano né umanità, né moderazione, ma le perseguitavano a morte: salvo ribadire che l’omosessualità (continuiamo a usare questo termine sbagliato, per evitare possibili, ulteriori confusioni) è un disordine oggettivo della natura, e che la pratica omosessuale è un peccato molto grave per la morale cattolica (non per nulla Dante pone all’Inferno queste anime, compresa quella del suo amato e stimato maestro Brunetto Latini).
Dunque, al funerale del signor Perrello, don Carrega non ha esitato ad affermare, dall’alto del pulpito e con la sua autorità di sacerdote, per giunta di sacerdote “esperto” del problema e particolarmente qualificato a parlare, perché investito dal suo arcivescovo di una funzione particolare:
Tanti pensano che la prima parola da dire, in questi casi, sarebbe “scusa”. Scuisa per le disattenzioni, scusa per la freddezza, scusa per le dimenticanze, Ma questo dovrebbe farlo qualcuno più importante di me… [Il vescovo? Il papa? Ai posteri l’ardua sentenza.] Io, invece, ho detto loro “grazie” perché con la loro ostinazione ci hanno permesso di pensare a una Chiesa in grande, accogliente, capace di andare oltre e di non lasciare indietro nessuno.
Ci permettiamo di tradurre in termini un po’ più chiari: bisogna ringraziare i peccatori, perché, ostinandosi nel loro peccato, stanno favorendo la nascita di una chiesa più “grande” e “accogliente”, vale a dire una contro-chiesa eretica e blasfema, che legittima il male e benedice il peccato. E notiamo, sempre di sfuggita, che l’idea secondo la quale la Chiesa dovrebbe sempre “andare oltre” (oltre che cosa, se non la morale cattolica?), e “non lasciare indietro nessuno”, cioè accogliere tutti, non è cattolica, non è cristiana, e non è in linea, ma in totale opposizione, con ciò che dice e fa Gesù Cristo nel Vangelo: cioè andare dal peccatore per convertirlo e non per rincuorarlo nel suo peccato e incoraggiarlo a perseverare, indurendosi e vantandosi (per dirla con san Paolo) di ciò di cui si dovrebbe vergognare. All’adultera, per esempio, Gesù non ha detto: Ti voglio “accompagnare” nella tua condizione peccaminosa, perché nessuno deve restare indietro, nessuno deve restare escluso dal piano di salvezza di Dio; ma le ha detto: Vai (con le tue gambe, con le tue forze, con il tuo libero arbitrio) E NON PECCARE PIÙ. La Chiesa non è un albergo e i preti non sono “accompagnatori”, non sono camerieri che portano ciascuno nella sua stanza, a fare il proprio comodo: questa non sarebbe più, non sarebbe affatto, la Chiesa cattolica, ma un indegno bordello.
Ma non basta. Parendogli di non aver detto abbastanza, e di non essersi speso a sufficienza per la “buona causa”, don Carrega si è affrettato a rilasciare una intervista al quotidiano La Repubblica (lupus in fabula…), anche perché, ormai, ogni prete s’inventa la sua teologia e la sua pastorale e si sente investito del diritto/dovere, se ha qualcosa da dire, se ha delle proposte da fare, di montare sulla prima cattedra che gli si offre, o di parlare dal primo microfono che gli viene teso, fosse pure dai peggiori nemici della Chiesa stessa (ma lui non guarda per il sottile, partendo dall’assunto che spesso i cattolici sono le persone meno affidabili e credibili, in pieno stile “bergogliano” e secondo i dettami della scuola del sospetto di marxista e freudiana memoria), e sbandierarle sulla stampa, alla radio e alla televisione, scavalcando bellamente i suoi superiori e senza minimamente darsi pensiero del disagio, dell’imbarazzo, dello scandalo che può dare alle anime dei fedeli. Ma chi se ne frega delle anime dei fedeli? Non certo questi indomiti preti di strada. L’importante è quel che pensano gli “altri”, i “diversi”, gli “esclusi”, eccetera; i fedeli sono solo dei farisei ipocriti e benpensanti. In quella intervista, dunque, don Carrega ha dichiarato che
il riconoscimento di queste unioni (omosessuali) dovrà rientrare nella pastorale ordinaria. (…) Se una persona decide di fare questo passo ossia l’unione civile con una persona del medesimo sesso) credo sia un segno bello, perché ci si assume insieme delle responsabilità pubbliche. E la Chiesa ha sempre incoraggiato l’assunzione di responsabilità. Potrebbe essere anche un segno dello Spirito. (…) Ma come si può sostenere che da un’unione omosessuale non possa scaturire niente di buono? Dobbiamo vincere resistenze e pregiudizi.
Tutto ciò è una apologia dell’eresia, senza freni e senza pudore, con l’aggravante della blasfemia, perché affermare che è lo Spirito Santo (sì, proprio Lui, la terza Persona della Santissima Trinità, dato che è scritto maiuscolo, e non crediamo sia stato un arbitrio del giornalista)ad ispirare le unioni omosessuali, è non solo eretico, ma anche blasfemo. Questo, caro don Carrega, è veramente il peccato contro lo Spirito Santo, che – dice Gesù – “non verrà perdonato”, quando tutti gli altri peccati potranno esserlo, beninteso se vi è sincero pentimento. Affermare, poi, che la Chiesa deve riconoscere queste unioni (in che senso? civile o sacramentale? dovrà includerle nel matrimonio cristiano?); che tale riconoscimento dovrà rientrare nella pastorale ordinaria (tradotto: che la Chiesa dovrà riconoscere le famiglie “arcobaleno” al pari di tutte le altre famiglie); che la Chiesa deve lanciare una battaglia contro “resistenze e pregiudizi”, ossia deve scardinare e rovesciare il proprio Magistero in questa materia, bencdue volte millenario), tutto questo è indice di una pervicace volontà di sfida e di sovversione verso tutto ciò che la Chiesa ha sempre insegnato e praticato.
Ora, sappiamo benissimo che don Carrega non è affatto solo; e non vogliamo nemmeno dargli più importanza di quanta ne meriti. Del resto, una chiesa che invoca punizioni contro i quattro cardinali Burke, Brandmüller, Caffarra e Meisner, rei di aver chiesto chiarimenti su alcuni punti di Amoris laetitia; una chiesa che invoca la ri-scomunica per monsignor Williamson, reo di aver espresso una opinione personale (e non ufficiale) su un fatto storico, come il dramma degli ebrei nella Seconda guerra mondiale; ma che moltiplica, in compenso, le “pastorali di accompagnamento” per le persone omosessuali; che invoca (e attua: come il vescovo di Santiago, Julian Barrio) l’ordinazione di sacerdoti omosessuali; che invoca la benedizione dei matrimoni gay (come il vescovo di Anversa, Johan Bonny) non è più la nostra Chiesa, e non è neanche la Chiesa di Cristo. Sia detto per inciso: ci vogliono tremila Carrega per fare il dito mignolo d’un Caffarra, o anche d’un Williamson, non solo come sacerdoti, ma come uomini: per cultura, intelligenza, coraggio e retta dottrina cattolica. Perché una dottrina cattolica esiste; non sta al singolo sacerdote inventarsene una quando gli pare e piace; e un poco di prudenza, prima di esternare dal pulpito, o dalle colonne dei giornali, le loro intemperanze, non guasterebbe. Anche sul piano puramente umano.
Ma torniamo a don Carrega e alla sua particolare teologia e alla sua particolare pastorale. Famiglia Cristiana non poteva certo restare indietro rispetto a La Repubblica: i cattolici avrebbero potuto sentirsi da meno dei laici, dei massoni e dei radicali; sentirsi complessati, brutti e cattivi, poco accoglienti e poco generosi. Ed ecco che sul primo numero di marzo del settimanale cattolico compare un’intervista del prete torinese, nella quale, fra l’altro, questi sembra impaziente perché papa Francesco non è abbastanza rapido e coerente nella lotta contro i “pregiudizi” omofobi. Alla domanda (che non è affatto una domanda): Molti ritengono che, nei rapporto tra chiesa e gay, il pontificato di papa Francesco abbia inaugurato una stagione nuova, l’intervistato risponde: È comprensibile. A dire il vero la posizione di Francesco è in continuità con quello che la Chiesa sostiene da tempo. Sicuramente è cambiato il linguaggio. Sono cambiati atteggiamenti e modi di porsi. Ora il problema è far coincidere le dichiarazioni e le intensioni con atti concreti. Un capolavoro di capziosità: è cambiato il linguaggio, dunque deve cambiare anche la teologia. E invece, ce ne corre: essere accoglienti verso le persone non significa affatto essere tolleranti verso il peccato. Su questo, la dottrina della Chiesa non è mai cambiata e mai potrà cambiare.
E l’arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, che fa? Davanti al clamore suscitato dalla vicenda, dalla valanga di lettere pervenute in curia per capire come la pensi si è “affrettato” a rispondere che la Chiesa di Torino continuerà a promuovere con saggezza ed equilibrio i suoi percorsi di accoglienza e di accompagnamento per le persone omosessuali che lo desiderano, come per ogni altra persona che vive situazioni particolari di vita coniugale, come i separati, conviventi, divorziati e divorziati risposati. Complimenti, monsignore: lei, che dovrebbe custodire il gregge delle pecorelle, e fare chiarezza in tanta confusione, ha emesso un magnifico ruggito del coniglio...
C’è una potente lobby gay dentro la Chiesa che mira a capovolgere l’etica cattolica
di Francesco Lamendola

LA DIMENSIONE RELIGIOSA


    La dimensione religiosa ci salva dal modernismo nichilista. L’unica grande differenza fra l’uomo e la specie animale è la dimensione religiosa. Non proteggiamo più la vita dalla violenza, schiacciamo invece la vita con la violenza
                                                                               di Cinzia Palmacci  

In una società come quella di oggi che esalta chi promuove ed enfatizza culture di morte come l'aborto e l'eutanasia, si batte per legalizzare ogni forma di umano degrado come la pedofilia, la droga e indulge sulla condotta criminale, però rimane indifferente alla disperazione dei suicidi "d'onore" di tanti imprenditori e padri di famiglia che hanno perso la loro personale battaglia per la sopravvivenza, è opportuno fermarsi e riflettere su cosa ci minaccia e quali sono le sfide che il mondo ci pone dinanzi. Per vincere bisogna conoscere contro chi si combatte. Una società nella quale la scienza è diventata una nuova mitologia, l’uomo che crea la vita e si fa giudice su chi vive e chi muore e si pone in competizione con il Creatore, fa parlare il papa teologo Joseph Ratzinger di riduzionismo biologico, la nuova forma di decostruzione, il mito biologista. Ma è bene tenere presente che l’unica grande differenza fra l’uomo e la specie animale è la dimensione religiosa. Come afferma il filosofo francese René Girard: “E’ questa l’essenza dell’esistenza umana, è l’origine della proibizione dei sacrifici e della violenza. Dove si è dissolta la religione, lì è iniziato un processo di decomposizione. La microeugenetica è la nuova forma di sacrificio umano. Non proteggiamo più la vita dalla violenza, schiacciamo invece la vita con la violenza. Per cercare di appropriarci del mistero della vita a nostro beneficio. Ma falliremo. L’eugenetica è il culmine di un pensiero iniziato due secoli fa e che costituisce il più grande pericolo per la specie umana. L’uomo è la specie che può sempre distruggere se stessa. Per questo ha creato la religione”. Oggi ci sono tre aree in cui l’uomo è in pericolo: nucleare, terrorismo e manipolazione genetica. Il Ventesimo secolo è stato il secolo del classico nichilismo. Il Ventunesimo sarà il secolo del nichilismo affascinante. Aveva ragione C.S. Lewis quando parlava di abolizione dell’uomo. Michel Foucault aggiunse che l’abolizione dell’uomo sta diventando un concetto filosofico. Non si può più parlare oggi dell’uomo. Quando Friedrich Nietzsche annunciò la morte di Dio, in realtà stava annunciando la morte dell’uomo. L’eugenetica è la negazione della razionalità umana. Se si considera l’uomo come mero e grezzo materiale da laboratorio, un oggetto manipolabile e malleabile, si può arrivare a fargli qualsiasi cosa. Si finisce per distruggere la fondamentale razionalità dell’essere umano. L’uomo non può essere riorganizzato. Secondo Girard, oggi stiamo perdendo di vista anche un’altra funzione antropologica, quella del matrimonio. Una istituzione precristiana e valorizzata dal cristianesimo. Il matrimonio è l’indispensabile organizzazione della vita, legata alla richiesta umana di immortalità. Creando una famiglia, è come se l’uomo perseguisse l’imitazione della vita eterna. Ci sono stati luoghi e civiltà in cui l’omosessualità era tollerata, ma nessuna società l’ha messa sullo stesso piano giuridico della famiglia. Abbiamo un uomo e una donna, cioè sempre un’opposizione. Alle ultime elezioni americane del 2006, la vera vittoria è stata del matrimonio naturale ai referendum. Quando è più attaccato, il cristianesimo brilla di maggiore verità. Essendo la negazione della mitologia, il cristianesimo splende nel momento in cui il nostro mondo si riempie di nuove mitologie sacrificali. Lo skandalon della rivelazione cristiana l’ho sempre inteso in maniera radicale. Nel cristianesimo, anziché assumere il punto di vista della folla, si assume quello della vittima innocente. Si tratta di un capovolgimento dello schema arcaico. E di un esaurimento della violenza. Girard parla di ossessione per la sessualità. Oggi avanza una forma di neopaganesimo. Il più grande errore della filosofia postmoderna è aver pensato che potesse gratuitamente trasformare l’uomo in una macchina di piacere. Da qui passa la disumanizzazione, a cominciare dal desiderio falso di prolungare la vita sacrificando beni più grandi. La filosofia postmoderna si basa sull’assunzione che la storia sia finita. Da qui nasce una cultura schiacciata sul presente. Da qui origina anche l’odio per una cultura forte che afferma una verità universale. Oggi si crede che la sessualità sia la soluzione a tutto, invece è il problema, la sua origine. Siamo continuamente persuasi da una suggestiva ideologia del fascino. La decostruzione non contempla la sessualità all’interno della follia umana. La nostra pazzia è dunque nel voler banalizzare la sessualità facendone qualcosa di frivolo. Spero che i cristiani non seguano questa direzione. Violenza e sessualità sono inseparabili. E questo perché si tratta della cosa più bella e turpe che abbiamo. Stiamo perdendo ogni contatto fra il linguaggio e le ragioni dell’essere. Oggi crediamo solo al linguaggio. Amiamo le favole più che in qualunque altra epoca. La cristianità è una verità linguistica, logos, Tommaso d’Aquino è stato il grande promulgatore di questo razionalismo linguistico. Il grande successo della cristianità angloamericana e dunque degli Stati Uniti si deve non a caso a straordinarie traduzioni della Bibbia. Nel cattolicesimo oggi c’è fin troppa sociologia. La Chiesa è troppo spesso compromessa con le lusinghe del tempo e il modernismo. In un certo senso i problemi sono iniziati con il Concilio Vaticano II, ma risalgono alla precedente perdita dell’escatologia cristiana. La Chiesa non ha abbastanza riflettuto su questa trasformazione. Come possiamo giustificare la totale eliminazione dell’escatologia persino nella liturgia?
Monsignor Lefebvre e l'ambiguità modernista del Vaticano II
In molti si sono levati contro l'ambiguità del Concilio Vaticano II permeato da sulfurei influssi massonici. Tra questi Monsignor Marcel Lefebvre, che creò una vera e propria spaccatura nella Chiesa tra pro e contro il modernismo del Concilio Vaticano II. Queste le parole profetiche pronunciate nel 1976 da Monsignor Lefebvre che ammoniva:"La Chiesa del Vaticano II è occupata da una loggia massonica"... "(…) Sono convinto che si scoprirà poco a poco che il Vaticano II ha a che fare con una loggia massonica! Né più né meno. Lo si scoprirà, forse, di qui a breve. Verranno pubblicati dei nomi con le appartenenze massoniche, con i gradi di massoneria, con le appartenenze alle logge!..Non può essere altrimenti! Eseguono alla perfezione il lavoro delle logge massoniche per non essere, almeno, dei sostenitori delle logge massoniche. Non è possibile, non è possibile! E tutto ciò si verifica in ogni settore. Non è possibile che il Papa, ispirato dallo Spirito Santo e sostenuto dallo Spirito Santo per bocca di Nostro Signore Gesù Cristo, possa fare una cosa del genere. In questo, sono d’accordo con voi, non è possibile, è incompatibile. Questa distruzione della Chiesa, questa distruzione del Regno sociale di Nostro Signore Gesù Cristo, questa distruzione della fede cattolica in ogni campo: tutti i catechismi, le università, le scuole cattoliche, le congregazioni religiose, i seminari. Ovunque si guardi, vi è la distruzione sistematica di tutta la Chiesa! Voluta da tutte le riforme approvate dal Vaticano II. Perché il Vaticano II è stato, direi, ciò che ha permesso di fare le riforme. Ciò che bisognava fare, erano le riforme! Il Vaticano II, con termici equivoci, ha permesso di dare avvio alle riforme. Ed era proprio questo lo scopo! Il Vaticano II è stata la rampa di lancio che ha permesso tutto questo! Dunque, si può dire del Santo Padre: in realtà, non è possibile che un Papa possa fare questo! Dunque, non è Papa! Beh, il ragionamento non fa una piega! Il ragionamento non fa una piega! Io non ne so nulla!.. Io non dico che sia così!.. Io dico, ci sono diverse ipotesi! Questa potrebbe essere un’ipotesi attendibile... È possibile che venga a galla! Io non ne so nulla, io non ne so nulla… Secondo me, vedete, non è ancora chiara… Ma un giorno verrà a galla, e non si tratta di cose impossibili. A questo proposito, ci sono state delle apparizioni che lo hanno detto, e queste apparizioni sono state riconosciute dalla Santa Sede! Parliamo di Fatima! Parliamo di La Salette! Hanno detto che il demonio sarebbe salito sino al gradino più alto della Chiesa! Io non ne so nulla, non so se il gradino più alto si riferisce al Segretario di Stato e si ferma lì, o se va ben oltre e arriva fino al Papa! Io non ne so nulla. Fino a colui che si dice Papa… io non lo so. E voi lo sapete, non è una cosa impossibile. E i teologi hanno studiato il problema. I teologi hanno studiato il problema per sapere se sia una cosa possibile, per esempio, che una papa possa essere eretico, quindi scomunicato, quindi tutti i suoi atti illegittimi e invalidi. E se, per ipotesi,  io non so nulla, di nuovo non mi fate dire cose che non dico, io non lo so! Ma alla fine, premesso che lo si scopra, si scoprisse pian pianino la sua appartenenza alla massoneria... Immaginate che il Papa sia stato iscritto ad una loggia massonica prima della sua elezione! Era già scomunicato! Scomunicato, quindi la sua elezione è invalida! Non può essere Papa! E noi avremmo, nel frattempo, un Papa che non è Papa! Sono cose possibili! Ancora una volta non dico che sia così. Ma, cosa volete, nella situazione in cui ci troviamo, dobbiamo cercare una soluzione! Ci troviamo davanti ad una problema quasi irrisolvibile. Teologicamente, direi, teologicamente quasi irrisolvibile, quindi si cerca una soluzione! Si vogliono distruggere tutti gli stati cattolici! Non si vuole più il Regno Sociale di Nostro Signore Gesù Cristo! Ebbene, che la Chiesa si presti a quest’opera gigantesca e demoniaca è inverosimile! Inverosimile! È talmente, talmente abominevole! È talmente spaventoso! Spaventoso! Vedete, a questo riguardo, io sono personalmente convinto che i princìpi massonici siano entrati nella Chiesa in occasione del Concilio. Tutto il Concilio è stato equivoco, e tutto ciò è stato occultato bene. Peraltro, ci sono dei testi molto significativi, vero? Prendiamo Gaudium et Spes. Ci sono delle cose in Gaudium et Spes del tutto insensate! Per esempio, l‘indipendenza della cultura laica. C’è tutto un capitolo sulla cultura in Gaudium et Spes, ove si dice che la “cultura laica deve essere indipendente dalla religione”. Di nuovo, il Regno di Nostro Signore Gesù Cristo non si estende nemmeno più sulla cultura. L’uomo, vedete, può liberarsi della legge morale quando, per esempio, si esprime attraverso l’arte o cose del genere. Di liberazione in liberazione, si tratta sempre di liberazione da Nostro Signore Gesù Cristo, si abbandona Nostro Signore Gesù Cristo! E questo lo si è applicato a tutto, a tutto... Noi non vogliamo, non vogliamo nessuna religione universale, nessuna religione sincretista, nessuna religione mezzo massonica e mezzo non so cosa, sentimentale  vero? - che porterebbe all’unione di tutti gli uomini di tutte le religioni. Non lo vogliamo, a nessun prezzo, a nessun prezzo! ". Parole che dopo quarant'anni pesano come macigni.
LA DIMENSIONE RELIGIOSA CI SALVA DAL MODERNISMO NICHILISTA
di
Cinzia Palmacci

1 commento:

  1. don Carrega?
    lui ci tiene alla cadrega!

    E Nosiglia?
    Il ruggito del coniglio!

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