ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

martedì 21 marzo 2017

La principale causa della Terza Guerra Mondiale

 La principale causa della Terza Guerra Mondiale.


Negli ultimi dieci anni ho fatto ricerche sulla situazione ecclesiale, che appare anche agli occhi degli “esperti”, piuttosto confusa, perché il Diavolo, trasfigurandosi in angelo di luce, riesce ad infiltrarsi nei piani di Dio, fino a deviarli (quasi sempre con l’aiuto dell’uomo) sui propri sentieri tenebrosi, per ingannare e tenere nell’inganno il più gran numero possibile di anime, soprattutto sacerdotali (o presunte tali). – La conclusione cui sono giunto e che ritengo la sola plausibile, anche se difficile da vivere, è la seguente. – La principale causa della Terza Guerra Mondiale è l’eclisse della Chiesa Cattolica, peraltro profetizzata dalla SS. Vergine nella prima delle tre più importanti apparizioni degli “ultimi tempi”: La Salette (1846), cui faranno seguito – come sappiamo – Lourdes (1858) e Fatima (1917). – Il Conclave del 1958 elesse legittimamente il cardinale Siri, (designato dallo stesso Pio XII), che legittimamente accettò. Questa elezione fu agevolata, quasi voluta dalla Massoneria per essere sicura di poter mettere sul trono di Pietro un vero antipapa, completamente privo, cioè, dell’assistenza del temutissimo Spirito Santo e automaticamente sotto il diretto controllo di Lucifero, suo dio.
Subito dopo, i cardinali, agenti del B’nai B’rith, lo obbligarono con minacce inaudite alla rinuncia. Ci fu, infatti, il famoso episodio della fumata bianca che fece attendere invano e per parecchi minuti, la folla di fedeli riuniti in Piazza San Pietro, seguita da una inspiegabile e sorprendente fumata nera e finalmente ricomparve la fumata bianca annunciante l’elezione di Roncalli-Giovanni XXIII. – Il Codice di Diritto Canonico (art.185) scrive che una rinuncia siffatta è assolutamente invalida. Perciò, il legittimo (cioè scelto e voluto dallo Spirito Santo) successore di Pio XII fu, davanti a Dio e agli uomini, il cardinale Siri (che assunse il nome di Gregorio XVII), fino alla sua morte avvenuta nel maggio 1989, verosimilmente per avvelenamento, giacché i poteri occulti che lo sorvegliavano 24 h, avevano probabilmente intuito o scoperto qualcosa. Poco tempo prima di morire, infatti, Siri (come legittimo e unico vero Papa) riuscì a creare un Collegio Cardinalizio che garantì la sua legittima successione, avvenuta, di fatto, nel Conclave segreto del 1991, con l’elezione di Gregorio XVIII, tuttora costretto all’esilio e alla clandestinità.
Siri-Gregorio XVII: http://www.thepopeinred.com/
http://www.papalrestoration.com/
Mi sia permesso sottolineare che l’intera vicenda è estremamente importante e fondamentale per inquadrare e capire le vere origini dell’immane tragedia in arrivo, origini coronate – è il caso di dire – con l’intronizzazione di Lucifero nella Cappella Vaticana di San Paolo, avvenuta, attraverso collegamento telefonico con la Loggia di Charleston (South Carolina, Usa), pochi giorni dopo l’elezione del massone-ebreo-omosessuale Montini-Paolo VI. – Mi rendo perfettamente conto che un inganno di queste proporzioni (che solo uomini in contatto diretto con Lucifero potevano pianificare e realizzare), sia difficile da capire e ancor più difficile da accettare, ma credo corrisponda alla realtà, che d’altronde lo stesso padre gesuita Malachi Martin (scomodissimo testimone probabilmente assassinato nel 1999, nel suo appartamento di New York), ha descritto e rivelato in forma di romanzo (per poterlo evidentemente dare alle stampe). – Una guerra nucleare globale è un evento di tale gravità, che può essere spiegato solo da un evento di ancor più grande gravità (giacché coinvolge e mette ad altissimo rischio la salvezza eterna di innumerevoli anime): l’ECLISSE della Chiesa Cattolica, nata duemila anni fa dal tremendo Sacrificio sulla Croce del Creatore dell’Universo materiale e spirituale, Cristo Gesù, vero Dio e vero Uomo. – La chiesa che vediamo e ascoltiamo da quasi sessant’anni non è e non può, “scientificamente” essere la Chiesa Cattolica Apostolica Romana fondata da Nostro Signore, ma un’autentica contro chiesa governata da autentici antipapi, l’ultimo dei quali, l’ineffabile Bergoglio, supera i suoi predecessori (dal rosacroce Roncalli al tedesco-ebreo Ratzinger), messi insieme. Lucifero, essendo dotato di intelligenza sovrumana, riesce a miscelare verità e menzogna in proporzioni tali che è quasi impossibile, per chi non abbia (e non vuole avere) una fede rigorosamente cattolica, accorgersi dell’inganno. Qualcuno ha scritto che è sufficiente una goccia di arsenico in una bottiglia di eccellente liquore per mandare all’altro mondo chi o coloro che lo bevono. Per il Diavolo è sufficiente una piccola impercettibile eresia introdotta nel magnifico edificio della Fede cattolica, per farlo gradualmente collassare. – Anche solo immaginare che lo Spirito Santo abbia scelto e voluto sul Soglio di Pietro un Massone (un individuo cioè ipso factoscomunicato nel momento del suo ingresso nella Massoneria) come Roncalli, è un’assurdità che, applicata alla Terza ineffabile Persona della SS. Trinità, sfiora francamente la bestemmia. Nel Conclave del 1963 (Montini) e fors’anche del 1978 (Wojtyła), accadde la stessa cosa, (fu cioè rieletto e nuovamente respinto Siri), ma questi sono episodi in qualche modo secondari e comunque consequenziali. Il vero e decisivo punto di svolta ci fu nel 1958 con l’elezione del rosacroce filocomunista Roncalli.[http://antimassoneria.altervista.org/wpcontent/uploads/2016/02/Nichitaroncalli-controvita-di-un-Papacopy.pdf]. – I numerosi (presunti) eventi soprannaturali registrati dopo quella data (che aggiungono solo disorientamento a disorientamento), sono tutti sostanzialmente FALSI. Medjugorje, Akita, Bayside, etc. (nei quali anch’io ho creduto) contengono moltissime verità (che, d’altra parte, erano già state rivelate da numerose profezie del passato), perché Lucifero non ha alcuna difficoltà a riciclarle, seppur con qualche ritocco e adattamento, purché si continui a ignorare l’elezione-rapina del suo uomo Roncalli, la creazione e installazione della sua controchiesa, fino alla sua nientemeno intronizzazione nel cuore stesso della Cristianità. – La Chiesa è innanzi tutto il Papa. Se sul trono di Pietro non siede un Papa legittimo (cioè voluto e assistito dallo Spirito Santo), quella che vediamo e ascoltiamo da quasi sessant’anni non è una Chiesa che, pur perdendo i pezzi, resta pur sempre la Chiesa Cattolica. Essa NON PUO’ essere tout-court la Chiesa Cattolica, perché è governata da un individuo addirittura fuori della comunione ecclesiale e i cardinali, i vescovi, i preti, che riconoscono uno scomunicato vestito da papa, sono essi stessi scomunicati vestiti da cardinali, da vescovi, da preti che – di conseguenza – amministrano falsi e pericolosissimi sacramenti. Pericolosissimi, perché nel dubbio sulla loro validità, (dubbio nel quale siamo immersi fino al collo da quasi sessant’anni appunto, come in putrida e sempre più maleodorante palude), la dottrina cattolica di sempre, ordina praticamente di evitarli. – Nostra Signora di Fatima disse a Suor Lucia negli anni ‘30 o giù di lì, che l’unica arma rimastaci era (ed è) il Rosario. Le opposizioni tra cardinali e cardinali, vescovi e vescovi di cui parlano le FALSE apparizioni mariane successive al 1958, non sono quelle di oggi o del recente passato, ma quelle suscitate dall’elezione di Roncalli e dall’apertura del suo Concilio, che disgraziatamente hanno visto vincitori i nemici della Chiesa. Le opposizioni dei decenni successivi fino ad oggi sono sostanzialmente false perché i loro protagonisti sono falsi cardinali, falsi vescovi, falsi preti, e finalmente, falsi fedeli. – Persino il movimento tradizionalista è falso perché Lefebvre (una sorta di pioniere e locomotiva del tradizionalismo mondiale) fu ordinato e consacrato dal gran massone cardinale Liénart (anche lui ipso facto scomunicato davanti a Dio e agli uomini lo stesso giorno del suo ingresso della sua affiliazione alla loggia di Cambrai), uno dei più grandi sabotatori della Chiesa Cattolica durante i lavori del Concilio (sostanzialmente indetto a questo scopo!), assieme ai cardinali Frings, Suenens, Alfrinck, Bea e qualche altro. – In altre parole, Lefebvre era un falso sacerdote e un falso vescovo, che, in obbedienza alla dialettica hegeliana, ricevette l’incarico (affidatogli verosimilmente dallo stesso Liénart) di creare la falsa opposizione (Antitesi) alla falsa chiesa conciliare (Tesi), affinché il piano di Lucifero (Sintesi) procedesse indisturbato e insospettato. Come di fatto è accaduto e sta accadendo, con buona pace delle (spiritualmente smidollate) Fraternità S. Pio X sparse nel mondo e dei (non meno smidollati) preti tradizionlisti che, presumendo di poter offrire una verità più verità delle altre (con un “sensus ecclesiae” che non sta né in cielo né in terra), hanno “umilmente” deciso di mettersi in proprio, senza minimamente rendersi (o volersi rendere) conto dell’assurdità (ecclesiologica, appunto) di simili procedimenti. Questo gigantesco “disorientamento diabolico” (come lo definì Suor Lucia) culminerà verosimilmente con la distruzione del Vaticano, che avrà luogo non già per la sua fedeltà a Dio, (come crederanno gli ancor più smidollati cattolici post-conciliari), ma in punizione di un tradimento molto più grave di quello che attirò la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. In conclusione, l’inimmaginabile guerra mondiale che si profila all’orizzonte (la cui miccia è stata accesa quasi sessant’anni fa, con la sacrilega e inaudita usurpazione del “prete-contadino di Sotto il Monte”) non è che la materializzazione-culmine di una guerra spirituale ancor più terribile (iniziata nientemeno nell’Eden), giacché coinvolge il destino eterno delle anime, che, per la stragrande maggioranza totalmente impreparata, sfocerà nell’allucinante dannazione.


La principale causa della Terza Guerra Mondiale.

[Di Raffaele de Filippo]

CHE FARE ?

    C’è del marcio in Danimarca! vien da dire con Shakespeare. Il crollo della nostra civiltà? la domanda del che fare si pone oggi anche a noi cittadini: come liberarci da una tolleranza divenuta paralizzante debolezza? di Francesco Lamendola  




Che fare? è il titolo di due importanti opere, letteraria l’una, politica l’altra, entrambe apparse nella Russia zarista, tra la seconda metà del XIX e i primi anni del XX secolo.
La prima è un romanzo dello scrittore russo Nikolaj Gavrilovic Černysevskij, nel 1863, e fu composta mentre l’autore si trovava detenuto dal regime zarista, per motivi politici, nella famigerata fortezza di Pietro e Paolo, a Pietroburgo. Esso circolò sotto forma di pubblicazione clandestina fino al 1905, ma, pur così, ebbe una influenza enorme nel contribuire alla formazione di un clima pre-rivoluzionario nella Russia di Alessandro II, mediante la diffusione delle idee socialiste e radicali che prospettavano, oltre a un radicale mutamento politico, una sorta di vera e propria svolta antropologica, cioè indicavano alla gioventù russa un nuovo modo di porsi, del tutto libero e sciolto dalla tradizione e dai valori della religione, della patria e della famiglia, interamente orientato verso l’utopia di una società socialista futura, che avrebbe permesso anche alle singole persone di esplicare in maniera più spontanea e autentica la loro personalità.
La seconda, che nel titolo si ispira direttamente alla prima, è un saggio di Vladimir Ilic Ulianov, detto Lenin, e fu pubblicata in Germania, a Stoccarda, nel 1902: è considerata una delle più importanti opere del grande rivoluzionario russo, e in essa si prospetta la necessità di creare un partito rivoluzionario che sia l’avanguardia della classe operaia, formato da rivoluzionari di professione. Secondo Lenin, infatti, la classe operaia, da sola, non sarebbe mai arrivata a formarsi una vera coscienza di sé; per tale obiettivo era necessario che venissero create le condizioni adatte per mezzo dell’azione di un gruppo di rivoluzionari professionisti, dotati di una formazione socialista “scientifica”, ossia rigidamente marxista. Se il romanzo di Černysevskij ha favorito la diffusione di una mentalità rivoluzionaria fra la gioventù, il trattato politico di Lenin ha esposto, anticipandola di tre lustri, la tecnica della presa del potere da parte dei bolscevichi, con una lucidità, una freddezza e un’assoluta mancanza di scrupoli degne di Machiavelli.
Ebbene, la domanda del che fare? si pone anche a noi, cittadini di questo principio del terzo millennio; anzi, si pone con più urgenza che mai, colorendosi di sfumature drammatiche, perché sarebbe difficile minimizzare il fatto che siamo giunti a una svolta pericolosissima; che il disastro, il crollo e la dissoluzione della nostra stessa civiltà, di tutto il mondo in cui siamo cresciuti e cui siamo affezionati, sono, per così dire, dietro l’angolo; che essa non avrà alcun futuro, ma cesserà di esistere nel giro di pochissimi decenni, se non vi sarà una chiara e responsabile presa di coscienza da parte nostra, se non ci scuoteremo di dosso l’inerzia e il fatalismo che ci hanno come paralizzati, e se non torneremo ad essere i soggetti, e non più degli oggetti rassegnati e passivi, della sorte che ci si sta preparando.
Ultimamente, guardandoci intorno, parlando con le persone e ascoltando i loro discorsi, i loro comportamenti, i loro silenzi, ci siamo andati convincendo che qualcosa si è rotto, nell’equilibrio complessivo della nostra società; che antiche certezze si sono inabissate, forse per sempre; e che il domani ci porterà qualcosa di assolutamente inedito, quale noi, dopo averlo sperato o temuto per molto tempo, avevamo finito per ritenere che non sarebbe mai accaduto. In particolare, siamo rimasti colpiti dalla rabbia, dall’esasperazione, dallo spirito di ribellione che si è impadronito perfino delle persone più miti, più bonarie, più inclini alla pazienza, alla comprensione, ad assumere un atteggiamento pacato verso i problemi. Proprio costoro appaiono ora come convinti che si sia sopportato anche troppo a lungo; che ogni ulteriore atteggiamento d’inerzia e di passività sarebbe equivalente a un suicidio morale, oltre che materiale; e che la situazione si sia talmente deteriorata, e il nostro futuro, la nostra sopravvivenza, siano diventati talmente incerti, da esigere una reazione immediata, estremamente energica, che richiede, a sua volta, la liberazione da antichi complessi di colpa, da indulgenze eccessive, da una tolleranza divenuta paralizzante debolezza.
La sensazione più diffusa può esser descritta come quella di un esercito che non si senta inferiore ad alcuno, e che, tuttavia, abbia subito una serie di disfatte rovinose, e sia dunque portato a sospettare fortemente della lealtà dei comandanti; anzi, peggio ancora: di un esercito che non sia mai sceso in campo, e che, nondimeno, venga trattato sia dagli altri, sia dai propri comandanti, come un esercito vinto. La gente si sente infuriata, e, nello stesso tempo, indignata: C’è del marcio in Danimarca!, vien da dire, con Shakespeare. C’è del marcio in Italia, dunque, ai nostri giorni; non è normale quel che ci sta accadendo: siamo trattati come un popolo vinto, come una nazione che abbia subito una disfatta irreparabile, eppure nessuno ha combattuto, non si è sparato nemmeno un colpo di cannone. E una sensazione molto simile è ormai largamente diffusa in tutta l’Europa, anzi, in tutto l’Occidente, visto che, da un po’ di tempo in qua, perfino gli orgogliosi statunitensi stanno provando dei sentimenti di frustrazione molto simili ai nostri.
E il marcio non si limita alla netta percezione che qualcuno si è arreso, che qualcuno ha firmato una capitolazione ignominiosa, alle spalle e all’insaputa della nazione, ma si estende al fatto che alla gente non viene raccontata la verità, che vengono somministrate al pubblico una serie di sfrontatissime menzogne, ma in maniera talmente uniforme, talmente sistematica, che, ormai, sentire una voce fuori dal coro, sulla stampa o alla televisione, è diventata cosa rarissima e quasi incredibile; non solo: si vede sempre più frequentemente che tali voci dissenzienti e indomabili vengono fatte oggetto d’insulti, di minacce, di proposte di leggi repressive da parte di un parlamento che, diviso su tutto, su questo è perfettamente concorde, da destra a sinistra, passando per il centro. Insomma, tutti vedono, o almeno intuiscono, che siamo vittime d’una rappresentazione deformata della realtà, e che ciò non può essere un caso, non può essere semplicemente il risultato di una “normale”, per quanto in se stessa aberrante, logica della competizione nel mondo dell’informazione, e di un interesse puramente “tecnico” dei proprietari dei media a ridurre al silenzio le voci indipendenti. Ci deve essere qualcos’altro, qualcosa di molto più grosso.
Il piano Kalergi, per trasformare l’Europa in un continente meticciato e senza identità?
Il gruppo Bilderberg, che, nell’ombra, decide i destini dell’intera umanità?
Le manovre di George Soros, che, con la scusa del filantropismo, pianifica e finanzia l’invasione dell’Europa da parte di masse strabocchevoli di africani e di altri stranieri?
Sì, c’è realmente del marcio in Danimarca: perfino l’uomo della strada, perfino il macellaio, perfino il postino, perfino il bidello – gente che lavora e che non legge libri difficili, che non ha grandi titoli di studio, ma che non è stupida - se ne sono accorti. Ecco, il grande peccato dei poteri occulti è sempre lo stesso: l’arroganza. Pensano che la gente sia completamene cieca, che nessuno sia capace di vedere quanto grandi sono le menzogne che ci vengono propinate, e come il gioco dell’inganno stia arrivando ormai alla fine.
La gente comune non capisce perché il nostro destino debba essere quello di sparire, come popolo, come società e come civiltà. Si chiede perché, se degli stranieri che vogliono sgozzare la capra nella vasca da bagno, debbano farlo in casa nostra. Se vogliono infibulare le loro figlie, o proibire alle loro mogli di lavorare, di guidare la macchina, di vestirsi liberamente, debbano venire a farlo in casa nostra. E perché, se disprezzano così tanto la nostra cultura, il nostro modo di vivere, le cose in cui crediamo, debbano venire da noi e stabilirsi in casa nostra come se fosse un loro pieno e indiscutibile diritto. Ora vogliono anche avere il diritto di creare un loro partito: fondato sulle loro convinzioni, sulla loro dichiarata volontà di non integrarsi, di non accettare le nostre regole e le nostre usanze, di non condividere i nostri valori, ma di restare se stessi al cento per cento, vale a dire di trapiantare le loro società ed i loro Stati in casa nostra. La gente, in genere, non ha particolari obiezioni alle usanze e alle credenze altrui: se c’è qualcuno che vuole sgozzare un capra per festeggiare una sua ricorrenza religiosa, o se c’è qualcuno che vieta alle proprie donne di guidare l’automobile, o di aprire bocca in pubblico, ebbene, ogni popolo  ha le sue usanze, e noi non possiamo capirle o giudicarle. Ciò su cui la gente si è formata una precisa opinione, invece, è un’altra cosa: essa contesta le legittimità che tali cose debbano essere fatte in casa nostra. Contesta il fatto che un intero paese venga svegliato dai belati della pecora destinata al sacrificio rituale, e che i propri bambini debbano assistere alla sua macellazione. Non vuole convertire gli altri alle proprie usanze e ai propri valori, ma pretende che gli altri non si comportino come se fossero in diritto di convertire lei. Per il semplice fatto che questa è casa nostra.
Oh, ma questo non lo si può dire. Ce lo vietano non solo gli stranieri, che ormai si muovono e parlano come se questa fosse casa loro, ma anche i nostri stessi intellettuali, i nostri capi politici e religiosi. Il papa, addirittura, ci ordina di accogliere chiunque in casa nostra, e tanto meglio se si tratta di persone che, della nostra civiltà, non condividono, né vogliono condividere, assolutamente nulla. Vogliono essere accolte, ma conservando tutte le loro abitudini e tutte le loro credenze: pretendono sia il diritto di entrare che quello di non adattarsi, di non integrarsi. Basta che rispettino le leggi, dicono i soliti intelligentoni, buonisti e politicamente corretti. Ma come si può rispettare le leggi, se non si condividono i valori fondamentali? Nel migliore dei casi, si farà finta di rispettarle: in attesa di essere abbastanza forti e numerosi da potersi risparmiare la commedia. Il capo dello Stato, il capo del governo, ci spiegano che così bisogna fare, ce lo impongono sia l’etica, sia le leggi internazionali. Davvero? E allora andiamo a vederle, queste leggi internazionali. E scopriremo che esse prevedono, sì, il diritto di essere accolte per quelle persone, e persino per quelle popolazioni, che sono in fuga da situazioni di estremo e immediato pericolo (il che, fra parentesi, vale per il 5% dei sedicenti profughi), ma non nel Paese che vogliono loro, bensì nel Paese più vicino: subito oltre la frontiera del prioprio. I profughi della Somalia hanno il diritto di essere accolte in Etiopia; quelli dell’Eritrea, nel Sudan; quelli del Sudan, in Egitto; quelli del Ciad, in Libia; e così via. Nessuna legge, nessun trattato internazionale obbligano l’Italia o gli altri Paesi d’Europa ad accogliere indiscriminatamente le vittime di una emergenza umanitaria verificatasi in Congo, o in Nigeria, o nel Ghana (ammesso che in quei Paesi vi siano delle emergenze umanitarie).
Ce lo impone la morale, allora, e specialmente la morale cristiana, come non smette di ricordarci, e di ordinarci, papa Francesco, insieme ai vari Galantino, Paglia e compagnia bella? Niente affatto. Se esiste un dovere morale di aiutare i bisognosi, esiste anche un dovere civile di non farsi prendere per i fondelli. Come è possibile che delle persone che non possiedono nulla, ma solo gli occhi per piangere, paghino migliaia di dollari per farsi catapultate nei nostri Paesi, dopo un viaggio di migliaia di chilometri? Viaggio che potrebbero fare comodamente, e in tutta sicurezza, a bordo di un qualsiasi aereo, oltretutto pagando una cifra trenta o quaranta volte inferiore? C’è del marcio in Danimarca: altro che! Come si fa a non vedere, a non capire, che non si tratta di migrazioni spontanee, ma studiate e pianificate sin nei dettagli, e che qualcuno sta manovrando milioni di persone per invadere l’Occidente e sradicare la sua identità storica, culturale, religiosa, spirituale? E come si fa a non vedere, a non capire, che il compito della Marina militare dovrebbe essere quello di difendere i confini marittimi del proprio Paese, e non quello di favorire una sorta di auto-invasione, andando a prendere i pretesi profughi fin sulle coste dell’Africa? Altro che spietati “mercanti di carne umana”: i cosiddetti scafisti sono solo i caporali, tacitamente tollerati, di codesta invasione; e le nostre navi, i nostri marinai sono gli agenti volontari della auto-invasione: ricevono una chiamata satellitare dagli scafisti, e si affrettano a “salvare” l’imbarcazione in difficoltà, magari a poche miglia dai porti della Libia. Ci stanno prendendo per deficienti?

Ma la gente comincia a stancarsi. Perfino le persone più miti si stanno stancando: non se ne può più di vedere stranieri in giro per la strada, mantenuti a spese nostre, che non fanno assolutamente nulla, dalla mattina alla sera, se non ascoltare musica, fumare e infastidire la gente del luogo, mentre milioni – abbiamo detto milioni - di italiani, vivono nella più squallida povertà, abbandonati da tutti. Quando si limitano a infastidire: perché sempre più spesso si prostituiscono, spacciano droga, rubano, rapinano fin dentro le case, stuprano, uccidono. In attesa del documento che riconosca loro lo status di profughi. L’iter per rispondere a tali richieste, senza contare l’immancabile ricorso in caso di rifiuto, dura almeno un paio d’anni. Possibile che il parlamento, oltre a legiferare in materia di matrimoni omosessuali ed eutanasia (mascherata), non abbia mai trovato il tempo di fare delle leggi che abbattano questi tempi assurdi? Evidentemente, a qualcuno va bene così. A molti alberghi fuori mercato, a molte cooperative che non saprebbero fare altro, se non prendere incarico questi stranieri nei “centri di accoglienza”. Dunque, il marcio parte da qui, da casa nostra. Bisognerebbe fare una bella pulizia: ora, subito. Non c’è un minuto da perdere. Altrimenti, sarà troppo tardi…

Che fare?

di Francesco Lamendola