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lunedì 27 marzo 2017

Se sbaglia lo corrigeranno?

I dubia e la correzione Una fake news
Una conferenza negli Stati Uniti di Burke viene usata nel mondo anglosassone per confermare l'intenzione di presentare una correzione formale a Papa Francesco sulla vicenda dei Dubia. Ma il cardinale non ha detto affatto questo. Si è limitato a prendere atto che in assenza di risposte bisognerà considerare il magistero precedente. Insomma: una fake news.

Soprattutto nel mondo anglofono gira sul web quella che è ora di chiamare con il suo nome, e cioè una fake news. Si tratta della faccenda della possibile “correzione formale” del Papa evocata in qualche occasione da parte del cardinale Raymond Leo Burke a proposito del capitolo VIII di Amoris laetitia.
La questione è nota, il cardinale Burke è una delle quattro porpore che hanno presentato i famosi cinque dubia, dubbi, a proposito di alcuni passaggi di Amoris laetitia, in particolare riferiti al possibile accesso all'Eucaristia per le coppie cosiddette irregolari. I dubia, tecnicamente, pongono quesiti a cui si risponde con un “sì” o con un “no”, al fine di fare chiarezza su aspetti che vengono ritenuti poco chiari; i cinque dubia vanno al cuore della dottrina morale cattolica.

Il cardinale Burke per la questione della “correzione formale” è stato svillaneggiato in modo molto interessato, bollandolo spesso come integralista, resistente, frondista, e via così. Bisogna riconoscere che il cardinale non ha mai chiarito nei dettagli a cosa si riferisse quando ha parlato di “correzione formale”, ma nell'ultima conferenza che ha tenuto a Springfield (Usa) lo scorso 24 marzo ha detto qualcosa che va sottolineato.
Se non c'è risposta ai dubia, ha domandato il parroco padre John De Celles al cardinale, cosa farete voi quattro? «Allora», ha risposto Burke, «dovremo semplicemente correggere la situazione, di nuovo in maniera rispettosa, cioè semplicemente questo, dedurre la risposta alle domande dall’insegnamento costante della Chiesa e renderlo noto per il bene delle anime».
Da queste parole molti hanno di nuovo acceso i riflettori sulla possibile “correzione formale” al Papa da parte dei firmatari dei dubia o del solo Burke. Possiamo dire che è una fake news, per diversi motivi.
Innanzitutto, valutando quello che ha detto il cardinale Burke nella conferenza di Springfield non c'è nessun “cartellino rosso” a nessuno. Ma, dice il cardinale, se non ci sarà risposta ai dubia si dovrà «dedurre la risposta alle domande dall’insegnamento costante della Chiesa», di fatto quello che sta già avvenendo nell'orbe cattolico per quei vescovi che danno linee guida per l'interpretazione del capitolo VIII di Amoris laetitia in linea con il magistero precedente (l'ultimo in ordine di tempo è stato monsignor Reig Pla, vescovo di Alcala de Henares in Spagna, vedi QUI).
Chi scrive ha intervistato il cardinale Burke lo scorso gennaio per il quotidiano La Verità e, se non sono intervenute altre situazioni, disse chiaramente che non era in discussione «nessun ultimatum al Papa», e sulla questione della “correzione formale” disse che non aveva mai detto «che sarebbe dovuto avvenire un confronto pubblico» con il Papa, ma era concorde con quanto dichiarato dal cardinale Walter Brandmuller, altro firmatario dei dubia, sul fatto che, se mai, un confronto con il pontefice dovrebbe avvenire in “camera caritatis”, cioè privatamente. Inoltre, dichiarò che non aveva nessuna intenzione di prendere iniziative personali senza confrontarsi con gli altri tre firmatari, ossia i cardinali Carlo Caffarra, Joachim Meisner e, appunto, Brandmuller.
Possiamo affermare che ben difficilmente i quattro cardinali potrebbero pensare ad iniziative formali di “correzione” pubblica del pontefice, anche se restano fermi sulle domande che hanno posto. Fantasticare su scismi o altre iniziative simili è fuorviante, e si va oltre le intenzioni dei firmatari dei dubia.