ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 12 marzo 2017

"Suore sull'autobus"

Tremate, tremate, le suore (USA) son tornate
L'8 marzo vaticano ha avuto il suo apice con la conferenza di suor Simone Campell, attivista Usa delle "suore sull'autobus", più volte in rotta di collisione con la gerarchia per le posizioni laiciste e il disinteresse su aborto, eutanasia e famiglia. Le solite accuse alla Chiesa, con un linguaggio tardo feminista e anti romano.
L’8 marzo in Vaticano si è  svolto un evento speciale dal titolo Voci di fede, allo scopo dichiarato di Rendere le donne invisibili visibili; l’evento si è svolto attraverso la testimonianza di dieci donne impegnate su diversi fronti in vari Paesi del mondo. Una di queste era Simone Campbell, una suora americana, un’attivista del gruppo “Nuns on the Bus”, “Suore sull’autobus”,  un progetto nato nel 2012, secondo Wikipedia  per rispondere alle critiche della Santa Sede, secondo cui le suore si impegnavano esclusivamente su alcuni temi sociali, trascurando di dare sufficiente attenzione a quelli legati alla vita: aborto, eutanasia, famiglia.

Era in corso una delle inchieste sullo stato delle religiose negli Stati Uniti, che dopo aver trovato seri problemi dal punto di vista della fede e dell’aderenza di un buon numero di religiose alle basi cattoliche si è poi concluso quando era già pontefice Jorge Mario Bergoglio in maniera piuttosto soft.

La leader di Nuns on the Bus è sister Simone Campbell che ha approfittato della sua presenza a Roma per attaccare la leadership maschile del Vaticano tout court, in un’intervista rilasciata a Josephine McKenna del Religion News Service.

“L’istituzione e la struttura sono spaventati dal cambiamento”  ha detto Campbell. “Questi maschi sono più preoccupati della forma e dell’istituzione che della gente reale”. Riferendosi al caso di Marie Collins, che si è dimessa dalla Commissione creata per offrire una consulenza nel campo degli abusi commessi nella Chiesa, Campbell ha commentato: “Bloccata dai maschi. Non è questo il reale problema all’interno della Chiesa? Lo sforzo per impedire alla Chiesa di fermare questo genere di cose è choccante. 
Riguarda il potere maschile e l’immagine del maschio, non le storie delle persone. Il problema reale è che hanno definito il loro potere come leadership spirituale, e non hanno la minima idea di che cos’è la vita spirituale”.

Mentre si svolgeva l’evento organizzato in VaticanoVoci di Fede, il Papa e tutti i membri della Curia si trovano ad Ariccia, per una settimana di esercizi spirituali di Quaresima. Campbell ha commentato: “Non so se si tratta di un ceffone in faccia, o di quanto potere essi pensano di avere”.

L’attivista ha dichiarato che è “oltraggioso” che la Chiesa, anche se sta cambiando, non risponda in maniera più efficace alla crisi degli abusi sessuali. “La maggior parte dei tipi che gestiscono questo posto (il Vaticano ndr) non hanno mai avuto contatti con un normale essere umano che sia stato abusato, una  qualsiasi donna o ragazzo che sia stato abusato. Se non hai un contatto personale con la gente non ti si apre il cuore. La burocrazia è così spaventata di avere il cuore aperto che si nascondono”.

Ma sarà proprio così? Da quello che io so molte delle persone che lavorano in Vaticano, anche in Segreteria di Stato, fanno lavoro pastorale in qualche parrocchia, o presso altre istituzioni religiose o di assistenza. L’impressione è che le dichiarazioni di Simone Campbell sia frutto di un’ideologia femminista e anti romana di vecchio stampo. Certo che con amici così, la Chiesa non ha bisogno di nemici.
di Marco Tosatti12-03-2017
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-tremate-tremate-le-suore-usa-son-tornate-19217.htm

Care suore femministe, cantante e ballerine, avete rotto!


Davvero! C’è un limite a tutto, anche all’ignoranza che non può essere sempre fatta passare per “buona fede”, o per spirito di cooperazione, non se ne può più! Questo articolo ve lo scrivono donne laiche, impegnate nella vita del mondo, che si sentono offese da queste “suore femministe” e che nulla hanno da spartire – né di cristiano, né di cattolico, né di sociale – con i loro proclami periodici, con le loro stolte rivendicazioni.
In un bellissimo appunto, Marco Tosatti su La Nuova Bussola Quotidiana vedi qui, riporta dell’ennesima iniziativa del gruppo delle suore femministe: Tremate, tremate, le suore (USA) son tornate. Tosatti conclude con una frase che facciamo nostra per dare l’avvio alle nostre riflessioni: Certo che con amici così, la Chiesa non ha bisogno di nemici.
Partendo da Santa Teresa del Bambin Gesù che dice: “Nel cuore della Chiesa, mia Madre, io sarò l’amore“, non possiamo non chiederci di quale “amore” si nutrano queste donne femministe che, con somma prepotenza, vogliono imporre la loro visione ideologica della Chiesa, e andando a sfogliare il ricco Magistero ecclesiale, Gesù cosa dice delle Donne, e la Chiesa come e in quale modo riconosce la loro dignità? Gesù, uomo tra gli uomini che ha insegnato con parole e atteggiamenti tipici del suo tempo, non si è posto il problema della “dignità della Donna”, ma la sua dottrina traluce dai fatti e di certo assai più eloquenti e convincenti dei proclami!
Il Vangelo della Salvezza comincia e finisce con interventi al femminile!
– Il primo Annuncio è affidato a Maria di Nazaret;
– il primo miracolo alle nozze di Canaan, accade su richiesta della Madre;
– su richiesta di Marta, sua amica, risorge Lazzaro;
– dalla Croce chiede a Giovanni di occuparsi della Madre, alla Madre affida l’umanità intera;
– la notizia della Sua Risurrezione viene affidata alle Donne accorse al Sepolcro per profumare il Corpo di Gesù; in particolare conosciamo il caso di Maria Maddalena, l’unica Donna alla quale la Chiesa ha da sempre riconosciuto il titolo di “Apostola” dandole persino una Messa propria, ma nulla a che vedere con le rivendicazioni femministe;
– con la Pentecoste, tutti i Discepoli sono riuniti per dare inizio alla grande missione della Chiesa pellegrina sulla terra, al centro di essi c’è Maria, Donna e Madre per eccellenza!
– infine, la Chiesa stessa è immagine e figura della maternità divina, rigenera gli uomini mediante il Battesimo, li nutre coi Sacramenti della Salvezza, li accompagna per l’approdo finale nella Vita Eterna.
In nessun’altra “religione” o istituzione “sociale” il ruolo della Donna ha avuto uno sviluppo così forte, coerente al suo essere, e che ha saputo dare alla società in ogni tempo il proprio contributo spirituale e culturale, affettivo ed intellettivo. Nel corso della sua vita, contrariamente a quanto accadeva presso gli altri Ebrei che si esprimevano in parabole, Gesù fa riferimento alle Donne e al loro mondo, citandone spesso la vita e la propria natura umana: per esempio la massaia intenta a preparare il pane o della donna ansiosa per una moneta smarrita e poi ritrovata (Lc.13, 20-21/ 15, 8-10). La famosa parabola delle vergini sagge (Mt.25, 1-13), ma anche della donna che non si stanca di pregare (Lc.18, 1-8). Gesù è stato il primo a dedicarsi alla Donna, nobilitandola e vedendola spesso protagonista del suo insegnamento di salvezza. Non soltanto nelle parabole, anche nella vita reale Gesù propone la Donna quale esempio per tutti, come quando esalta la pietà e la generosità della vedova (Mc.12, 41-44). Per loro compie i miracoli.
Egli accoglie la Donna, l’aiuta, l’incoraggia, l’ama! Quando è a Betania (Lc.10, 38-42); quando elogia la donna che gli unge il capo (Gv.12, 1-8). Ma Gesù osa di più: una “peccatrice” (ma pentita e convertita) diventa esempio e monito a un fariseo (Lc.7, 36-50); Gesù non smentisce la verità poiché è lui stesso la Verità, perciò non ha paura di andare contro la mentalità dell’epoca, non teme di difendere la dignità, fino allora nascosta, della Donna, Egli “osa” portare cambiamenti aprendo i cuori, amare con cuore puro! Dall’episodio dell’adultera esce fuori tutto il dramma della prostituzione femminile: “scaglia la tua pietra se sei senza peccato” (Gv.8, 1-11), invita quella donna a non peccare più, le sorride, lei comprende, non si sente più sola, sfruttata, umiliata!
Con questo gesto Gesù inchioda gli accusatori nella loro ipocrisia portandoli ad un naturale riconoscimento del proprio stato di peccatori e sfruttatori, ed alla donna che schiacciava con la prostituzione la sua dignità redenta, risolleva le sorti spingendola a confidare in quel perdono, a seguire Gesù il suo Salvatore per “non peccare più”!
Leggiamo il brano della Samaritana e vediamo come Egli mette a nudo la mentalità superficiale di chi si crede superiore: Gesù, contrariamente ai maestri che si rifiutavano di insegnare alle donne le Sacre Scritture, discorre con una Donna, ma fa di più perché le confida uno dei più alti segreti della nuova Rivelazione “il culto da rendere a Dio – in spirito e verità –” (Gv.4, 1-42). Infine, diamo uno sguardo a Maria, la Madre di Gesù, la “Donna” da cui è nato il “Figlio di Dio” (Gal.4, 4). Maria apre le pagine più sorprendenti del Vangelo (Gv.2, 4), fino a splendere nel Libro dell’Apocalisse (12, 1). Sull’abisso della grandezza segreta e palese di Maria – Donna per eccellenza – ci si può affacciare su questo mondo con gli occhi della fede ed ognuno di noi con Lei, come nel giorno del Cenacolo, in silenzioso raccoglimento, potrà essere cuore che pulsa nella Chiesa, Chiesa sgorgata dal Sangue di Cristo!
Già con queste premesse possiamo sfatare il mito, duro a morire, di una “Chiesa matrigna o misogina”…. clicca anche qui,  senza nulla togliere alle personali azioni, opere (od omissioni) di uomini interni alla Chiesa contro le Donne, e senza dubbio animati da una personale misoginia, a noi interessa comprendere come l’insegnamento della Chiesa sia sempre stato in linea con il Vangelo, e di come la Chiesa (anch’Essa al femminile, Mater et Magistra) abbia invece esaltato sempre il ruolo femminile….
Senza dubbio siamo contro il “femminismo”, soprattutto gli slogan e quell’esasperazione che ha portato oggi la donna a competere contro l’uomo, a volerlo “superare” quasi che l’uomo fosse il “nemico da abbattere”….. così vediamo oggi come queste correnti femministe si scaglino sovente contro il Clero, contro i Pastori volendo giungere, in verità, al SACERDOZIO, alla competizione, a rivendicare il medesimo ruolo, l’appiattimento dei ruoli, quell’erba “voglio”, mascherandola di carità, di misericordia, di dignità, di servizio agli uomini.
Care suore femministe, cantante e ballerine, avete rotto! Questo titolo senza dubbio provocatorio, non è offensivo e non è una parolaccia, è semmai un dato reale: queste donne hanno rotto con il Vangelo, hanno rotto con il Catechismo, con l’insegnamento di Gesù e della Santa Madre Chiesa, è ora di finirla, non se ne può più! Ma soprattutto non ci rappresentano affatto!
Su coloro che sparlano della Chiesa, Biffi affermava:
E’ psicologicamente impossibile continuare ad amare una donna, quando se ne vede e se ne sottolinea solo la bruttezza, la meschinità, la natura malvagia. Un prete che si accanisce a parlar male della Chiesa – non diciamo a parlar male degli ‘uomini di chiesa’, che qualche volta è doveroso – farà molta fatica a restarle fedele”.
e ancora dice: “Abbiamo talvolta l’impressione di essere condizionati e intrigati da una misteriosa accolta di maniaci che impongono a tutti una loro degenerazione mentale. Sono gli stessi che non mancano mai di definire bigotti e bacchettoni quanti non si lasciano convincere dalle loro elevate argomentazioni” (1)
In un modo o nell’altro la Chiesa, vera Sposa pura e santa, è Colei che le prende da tutte le parti tanto da farci chiedere: c’è ancora qualche prete, qualche prelato, qualche suora che oggi ami davvero la Sposa in quanto tale, ami la Chiesa per come Nostro Signore ce l’ha data, sgorgata da quel costato squarciato?
Quale la vera ed autentica immagine di Chiesa da amare e da accogliere per ciò che è dalla sua Divina Istituzione? Naturalmente è quella dei Santi, non si scappa. San Paolo sottolinea tutto il suo percorso di convertito e la “buona battaglia” per conformarsi alla Sposa e non viceversa. Ai Filippesi scrive “No, non ho raggiunto lo scopo che mi ero dato; no, non sono perfetto; ma proseguo la mia corsa, per arrivare a Gesù Cristo, come lui è arrivato a me…”
Pensiamo anche a San Giuseppe, Casto sposo di Maria, fin dal principio degli eventi che lo coinvolsero personalmente, non tentò mai di discutere o di pretendere di cambiare la Sposa, diventandone così il vero Custode. Custodire, tramandare, immagine che i Padri stessi associarono alla figura del Vescovo – già con le parole di San Paolo –  colui che vigila e sorveglia quella porzione o comunità di Chiesa che gli è affidata.
Ah! dimenticavamo…. San Giuseppe – secondo il parere di una suora che ha avuto molto successo nelle sue farneticazioni – non era casto, aveva rapporti carnali con la Vergine Maria (perché chiamarla “Vergine” allora?), e nessuno che la corregge… nessuno che la commissaria o la punisce, mentre alle Suore Francescane dell’Immacolata, non c’è solo il commissariamento, ma persino la privazione del Voto alla Vergine Santa, la punizione severa per aver osato difendere la Veritas.
Così come  per la suor Cristina che invoca e “prega” ben altri modelli di “madonne”, clicca qui, non si tratta tanto di assumere l’atteggiamento, da parte nostra, del fariseo che ringrazia il Signore di non essere come “quel pubblicano” che nel silenzio del suo essere, invoca e spera la misericordia di Dio, perché qui, a ben vedere, non stiamo parlando di donne-suore che tacciono e pregano, al contrario, donne-suore che pretendono il palcoscenico, pretendono le luci della ribalta ribaltando la Verità….
La Chiesa, che è Madre e Maestra, ebbe modo di occuparsi della questione femminile in un vasto e bellissimo Documento firmato da Giovanni Paolo II: Lettera ai Vescovi della Chiesa sulla collaborazione dell’uomo e della donna nella Chiesa e nel mondo, clicca qui.
L’allora cardinale  Ratzinger, Prefetto della CdF, su questa collaborazione scriveva così nel Documento: “Esperta in umanità, la Chiesa è sempre interessata a ciò che riguarda l’uomo e la donna. In questi ultimi tempi si è riflettuto molto sulla dignità della donna, sui suoi diritti e doveri nei diversi settori della comunità civile ed ecclesiale. Avendo contribuito all’approfondimento di questa fondamentale tematica, in particolare con l’insegnamento di Giovanni Paolo II,  la Chiesa è oggi interpellata da alcune correnti di pensiero, le cui tesi spesso non coincidono con le finalità genuine della promozione della donna”.
Quali sono queste “correnti di pensiero” che non coincidono con l’autentica promozione della donna?
Riepiloghiamo alcuni passaggi:
–  La donna, per essere se stessa, si costituisce quale antagonista dell’uomo. Agli abusi di potere, essa risponde con una strategia di ricerca del potere.
– Per evitare ogni supremazia dell’uno o dell’altro sesso, si tende a cancellare le loro differenze, considerate come semplici effetti di un condizionamento storico-culturale.
– Appare evidente che la crisi d’identità della donna e del suo ruolo, contribuisce inevitabilmente anche all’espandersi dell’omosessualità, alla crisi d’identità dell’uomo, ripercuotendosi inevitabilmente sulla Famiglia e sulla società.
La chiave di comprensione per affrontare e tentare di risolvere il problema non può non tenere conto del fatto che i ruoli dell’Uomo e della Donna non sono assolutamente concorrenziali o competitivi, ma di collaborazione e completamento delle risorse intellettive ed affettive. La radice di questi problemi va ricercata in quel malsano tentativo della persona umana di “liberarsi” dai propri “condizionamenti biologici” , spiega infatti l’allora cardinale Ratzinger: “Secondo questa prospettiva antropologica la natura umana non avrebbe in se stessa caratteristiche che si imporrebbero in maniera assoluta: ogni persona potrebbe o dovrebbe modellarsi a suo piacimento, dal momento che sarebbe libera da ogni predeterminazione legata alla sua costituzione essenziale. Questa prospettiva ha molteplici conseguenze. Anzitutto si rafforza l’idea che la liberazione della donna comporti una critica alle Sacre Scritture che trasmetterebbero una concezione patriarcale di Dio, alimentata da una cultura essenzialmente maschilista. In secondo luogo tale tendenza considererebbe privo di importanza e ininfluente il fatto che il Figlio di Dio abbia assunto la natura umana nella sua forma maschile“.
In questa chiarissima distinzione dei ruoli, con due sole battute rispondiamo anche alle pretese di chi vorrebbe vedere le donne, uguali all’uomo, intraprendere per esempio la via al sacerdozio, rispondeva così Giovanni Paolo II:
“Benché la dottrina circa l’ordinazione sacerdotale da riservarsi soltanto agli uomini sia conservata dalla costante e universale Tradizione della Chiesa e sia insegnata con fermezza dal Magistero nei documenti più recenti, tuttavia nel nostro tempo in diversi luoghi la si ritiene discutibile, o anche si attribuisce alla decisione della Chiesa di non ammettere le donne a tale ordinazione un valore meramente disciplinare. Pertanto, al fine di togliere ogni dubbio su di una questione di grande importanza, che attiene alla stessa divina costituzione della Chiesa, in virtù del mio ministero di confermare i fratelli, dichiaro che la Chiesa non ha in alcun modo la facoltà di conferire alle donne l’ordinazione sacerdotale e che questa sentenza deve essere tenuta in modo definitivo da tutti i fedeli della Chiesa“. (Ordinatio Sacerdotalis 19 maggio 1994)
E se Giovanni Paolo II, pure canonizzato, scriveva chiarissimamente: “al fine di togliere ogni dubbio….” è evidente che oggi c’è chi questo dubbio non solo pretende di alimentarlo nuovamente, ma persino di superarlo IMPONENDO ALLA SPOSA DI CRISTO ruoli alle donne che non le competono affatto. E quando l’Osservatore Romano, era ancora una sicura e seria Voce del Papa, a Franca Giansoldati (de «Il Messaggero») che le chiedeva se vorrebbe il sacerdozio femminile, rispondeva no: «Come donna mi sento pienamente realizzata sia nella mia identità che nella mia missione. Ciò che conta veramente per ogni donna è vivere quella diaconia e quel sacerdozio che sono stati impressi nella sua carne come fuoco il giorno in cui Dio l’ha voluta femmina e non maschio». (31.5.2012)
E quando la rivista dei Gesuiti, Civiltà Cattolica, era ancora cosa seria, nel 1856 affermava: ” il protestantesimo non è altro che la molla della rivoluzione…” e, scrive la saggia storica Angela Pellicciari: “Il libero esame getta la verità di fede nella vertigine del “dubbio” e della disperazione: la certezza della Rivelazione e della salvezza è smarrita nei meandri del rapporto individuale del singolo con Dio. La fede perde la sua granitica certezza, la collettività non può più sperare nell’infallibilità del papato e del suo magistero (per il protestantesimo, il Papa che svolgesse il suo ruolo di DIFENSORE DELLA DOTTRINA è l’Anticristo, nota nostra), la fede cessa di essere il culmine e il vertice della conoscenza…”(2)
Carissime Donne, ci rivolgiamo a voi: quando nella Settimana Santa ascoltiamo il racconto della passione di Cristo, della Sua crocifissione e morte, ci colpisce sempre un particolare: la fedeltà a Lui di pochi seguaci, prevalentemente donne, di cui nel Vangelo non si dice quasi nient’altro. I discepoli di Cristo erano fuggiti tutti, abbandonandolo. Giuda l’aveva tradito. Pietro aveva abiurato per tre volte. Intere folle avevano seguito Cristo durante la sua predicazione.
Tutti si attendevano da Lui qualcosa, molti avevano ricevuto da Lui ogni beneficio, in molti lo osannarono in quella entrata a Gerusalemme, che ricordiamo come Domenica delle Palme, per poi solo quattro giorni dopo, abbandonarlo… Addirittura quelle folle si accanirono contro di Lui, gridarono nella piazza del pretorio “CROCIFIGGILO”!  Ancora una volta la gente, posta davanti alla menzogna (Barabba) e alla Verità (Gesù) inspiegabilmente sceglie la menzogna… La luce si spense, e alla Domenica delle palme seguirono il buio, la solitudine e la disperata tristezza della Settimana di passione. In questi ultimi giorni la cosa più terribile fu probabilmente il tradimento dei suoi, dei discepoli, di coloro a cui Cristo si era donato interamente. Nell’orto del Getsemani «E allora — scrive l’evangelista — tutti i suoi discepoli lo abbandonarono e fuggirono» (Mt.26,56). In realtà, non tutti fuggirono. Ai piedi della croce sopraggiunge l’ora della fedeltà umana, dell’amore umano.
Scrive san Giovanni: «Stavano presso la croce di Gesù sua madre, la sorella di sua madre, Maria madre di Cleopa e Maria di Magdala» (Gv.19,25). Rimasero ai piedi della croce solo perché amavano Gesù, lo amavano e ne avevano pietà. Non abbandonarono questo povero corpo martoriato, ma compirono tutto quello che da sempre compie l’amore nell’ultimo distacco. Coloro a cui Cristo aveva chiesto di rimanere con Lui nell’ora della terribile lotta, quando, come dice il Vangelo, «cominciò a provare tristezza e angoscia» (Mt.26,37), lo abbandonarono, fuggirono, abiurarono. Invece, quelli a cui non aveva chiesto niente, rimasero fedeli al proprio semplice amore umano. «Maria stava vicino al sepolcro e piangeva». L’amore non chiede all’uomo teorie o ideologie, proclami o rivendicazioni, piuttosto si rivolge al suo cuore e alla sua anima.Tuona sempre la storia umana, nascono e crollano i regni, la cultura si evolve, ribollono sempre guerre sanguinose, ma sempre, immutabilmente sulla terra, nella nostra torbida, tragica storia risplende la figura femminile, simbolo di sollecitudine, dedizione, amore, compassione.Senza questa presenza, senza questa luce, il nostro mondo sarebbe solo un mondo orribile, nonostante tutte le sue riuscite e conquiste. Si può dire, senza tema di esagerazione, che è stata, che è la donna a salvare l’umanità dell’uomo, e non attraverso parole, idee, ma proprio con questa sua presenza silenziosa, sollecita, amorosa.
Ce lo spiegano i Padri della Chiesa quando avanzano con il parallelismo Eva-Maria, il primo Documento al femminile di San Giustino martire. Questa riflessione farà scaturire nei Padri e negli autori cristiani la tendenza a vedere nel titolo di “madre dei viventi” attribuito all’antica Eva, la profetica raffigurazione di una NUOVA EVA, la quale sarebbe divenuta appunto la “madre dei viventi” nel senso più pieno della parola perché tutti noi “viventi in Cristo e per Cristo suo Figlio”, Cristo il Nuovo Adamo, come dice San Paolo: da qui Giustino parla chiaramente e dice “La Nuova Eva doveva essere la Vergine Maria!”, questa è la nostra identità, care Donne, questo il nostro ruolo nella Chiesa e nel mondo:
“… adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.. con dolcezza e rispetto, con retta coscienza perché nel momento stesso in cui si parla male di voi rimangano svergognati quelli che malignano sulla vostra buona condotta in Cristo. E’ meglio infatti, se così vuole Dio, soffrire operando il bene che facendo il male. “(1Pt.3,13-17)
Laudetur Jesus Christus
____________
Note
1) Cardinale Giacomo Biffi con il libro “Pecore e pastori. Riflessioni sul gregge di Cristo”, pubblicato dalla Cantagalli (256 pagine, 13,80 Euro).


2) Angela Pellicciari: L’altro Risorgimento – una guerra di religione dimenticata – vedi qui.

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