ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 5 aprile 2017

Diabolus círcuit, quærens quem* dévoret

“Assistiamo inorriditi a questa inaccettabile strage”. Il Papa condanna l’attacco chimico in Siria

Al termine dell’udienza generale, Francesco parla anche dell’attentato di lunedì a San Pietroburgo: “Vicinanza a chi soffre a causa di questo drammatico evento”. Alle 9.00 l'incontro con una delegazione di imam britannici http://www.ilfoglio.it/chiesa/2017/04/05/news/papa-siria-assad-russia-putin-san-pietroburgo-attentato-islamista-128740/ 

PTV news 5 Aprile 2017 – La vendetta dell’Occidente contro la Russia

PTV news 5 Aprile 2017 – La vendetta dell’Occidente contro la Russia

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- Siria: Guida interpretativa al fatto del giorno, per non perdere tempo - I morti russi valgono meno di quelli occi...https://www.pandoratv.it/?p=15483



Fa più schifo chi ammazza i bimbi o chi se ne fa scudo per propaganda? Dietro il gas, c’è di peggio


Prima di tutto, un grazie a Maurizio Blondet per lo spazio e l’interesse dedicato ai miei articoli negli ultimi giorni. Ora, veniamo a noi. Avrei voluto cominciare questo articolo con una lunga carrellata di fotografie di bambini ammazzati in bombardamenti e attacchi in Yemen, Iraq, Afghanistan, Donbass: insomma, in tutti i quei posti di cui non frega un cazzo alle anime belle che da ieri stanno battendosi senza esclusione di bugie per accaparrarsi il ruolo di testimonial dell’Unicef per i prossimi 20 anni. I bambini, ecco la parola magica: gli ipocriti in servizio permanente ed effettivo da ieri hanno la loro coperta di Linus, ammorbano i social network con pensierini zuccherosi e nauseabondi, mostrano al mondo la loro sensibilità ferita attraverso concetti la cui profondità e genuinità è pari a quella di un organismo monocellulare del Borneo. Ipocriti: la guerra ammazza e ammazza anche i bambini. Erano bambini anche quelli della strage di Gorla nella mia Milano ma se provi a ricordarli invocano la legge Mancino: se ti ammazzano i liberatori la tua infanzia non conta, sei solo un danno collaterale della grande campagna in nome della libertà e della verità.


Lo stesso vale in Yemen: avete mai visto prime pagine indignate per i bambini massacrati nelle feste di nozze o nei mercati utilizzati come bersagli dai jet sauditi, armati con munizionamenti di prima categoria tutti media in USA, Germania, Francia e Gran Bretagna? Guarda caso, le stesse nazioni che oggi chiederanno la testa di Assad a quel simposio di craniolesi corrotti conosciuto come Consiglio di sicurezza dell’ONU, ente di suprema farsa di un’istituzione che ha posto l’Arabia Saudita, la stessa che fa strage di bimbi in Yemen e decapita cittadini come passatempo, a capo del Comitato per i diritti umani. E questa gente parla: non so chi mi fa più schifo, se chi ammazza in bambini in guerra svolgendo il proprio compito, per quanto aberrante o chi si fa scudo di quei corpi in nome della propaganda e delle false versioni di comodo che deve vendere alla massa, per tenerla buona e al guinzaglio. Vi fa schifo la guerra? Piangete i bambini? Riguardatevi la scena finale di “Finché c’è guerra, c’è speranza” con Alberto Sordi, eccola.
Finché c'è guerra c'è speranza – Alberto Sordi – muppets luca
Poi ditemi se avete ancora voglia di difendere gli esportatori di democrazia che armano la mano di satrapi e dittatori vari, gli stessi però che hanno la fortuna mediatica di stare dalla parte giusta della Storia. E che, quindi, possono ammazzare in assoluta serenità e con il silenzio assenso del Consiglio di sicurezza dell’ONU. Siete pronti a rinunciare al Mac-world in cui vivete, facendo i liberal, pur di non vedere più bambini morire?
Come siano andate le cose a Idlib, pare ormai abbastanza chiaro: le truppe di Assad non hanno bombardato con gas letali ma centrato un deposito dei ribelli stipato con quel veleno, facendo sprigionare un nube tossica: non è Sarin, come piacerebbe ai Torquemada della carta stampata ma, comunque sia, ammazza. Giova farsi una domanda: che cazzo ci fanno i guerriglieri anti-Assad con armi vietate dalle Convenzioni? Giocano al piccolo chimico tra un assalto e l’altro? Pensavano che fossero innocui detersivi? Chissà se all’ONU oggi qualcuno avanzerà questa domanda? O, magari, una ancora più interessante: chi ha fornito quella merda ai ribelli, visto che non mi pare che cresca spontaneamente sulle piante siriane? Ce lo dice questa fotografia di fonte americana,

la quale mostra in tutta la sua plasticità la fabbricazione saudita degli armamenti chimici utilizzati in Siria. Guarda caso, nel dicembre del 2012, quando armare e addestrare i ribelli anti-Assad era ancora ragione di vanto e non qualcosa da fare di nascosto, fu la stessa CNN a mostrare un video in cui si vedevano militari Usa del “Destructive Wind Chemical Battalion” addestrare miliziani anti-governativi all’uso del gas nervino, con tanto di simulazione a danno di alcuni poveri conigli. Nel marzo del 2013, il 19 per l’esattezza, ecco che due attacchi chimici furono condotti nel villaggio di Khan al-Assel a ovest di Aleppo e nel sobborgo di Damasco denominato al-Atebeh. Morirono 31 civili, oltre ad alcuni soldati regolari siriani di guardia alle città. Il giorno dopo il governo siriano chiese ufficialmente all’ONU di condurre un’inchiesta al riguardo: stranamente, la richiesta non ottenne la stessa eco mediatica del Consiglio di sicurezza di oggi.

Il 30 marzo, poi, il governo turco ammise che le sue forze di sicurezza trovarono un cilindro da 2 chili di gas sarin nell’abitazione di un miliziano di Jibhat al-Nusra, gruppo terroristico operante in Siria e supportato dall’Arabia Saudita. Lo stesso Paese che presiede il Comitato per i diritti umani dell’ONU. Tanto più, poi, che gli agenti chimici di Assad sono sotto controllo della stessa ONU al 2014, quando si raggiunse un accordo e nello stesso anno fu il Massachussets Institute of Technology a smentire chi voleva le truppe lealiste come utilizzatrici di agenti chimici nell’attacco del 21 agosto 2013 a Goutha che costò la vita a decine di civili. Furono i ribelli ad usarli e questa scoperta bloccò i piani di attacco di Barack Obama, il quale aveva posto il limite della cosiddetta “linea rossa” nei confronti di Assad: attacchi con i gas avrebbero significato reazione militare Usa.
Guarda caso, quella formula è tornata a campeggiare sui giornali: Assad avrebbe superato il limite. Cosa si fa, un nuovo intervento? Queste prime pagine



paiono chiederlo a gran voce, l’ultima a dire il vero molto sobria e dubitativa nel titolo principale, salvo poi ospitare l’editoriale di Fiamma Nierenstein, la quale non sta bene se non evoca Hitler almeno una volta al giorno, caratteristica questa che le ha negato la possibilità di diventare ambasciatrice d’Israele in Italia, visto che la comunità ebraica ha eretto le barricate non appena l’ipotesi è stata paventata (tanto per farvi capire l’elemento). D’altronde, è in buona compagnia, come potete vedere:

lui, però, è uno che può permettersi di parlare di certe cose, il fosforo bianco utilizzato contro pericolosissimi civili palestinesi (anime belle dei miei coglioni, c’erano dei bambini anche lì) durante l’operazione “Piombo fuso” resta a testimoniarlo a imperitura memoria. E adesso, cosa si fa? Guerra ad Assad? Ovvero, guerra alla Russia? E chi la fa, l’Unione Europea in stile Sturmtruppen? Perché gli USA sono stati abbastanza paraculi nel gestire la situazione. Certo, hanno detto che quanto accaduto è inaccettabile e avrà conseguenze ma hanno anche sottolineato come l’accaduto sia responsabilità della linea di politica estera di Barack Obama: troppo debole con Damasco o troppo accondiscendente con i ribelli? Difficile dirlo, visto che a Washington ci sono due governi: uno legittimamente in carica e uno che opera dietro le quinte.

Il primo ha scelto la linea morbida con Assad, rinunciando ufficialmente al regime change e concentrando i suoi sforzi su tre priorità: Iraq, dove poco fa l’Isis ha fatto 50 morti in un attacco (ora controllo se ci sono bambini, in caso avverto le redazioni dei dolenti mediatici), Yemen e Corea del Nord, la quale ha appena lanciato un nuovo missile a medio raggio nel Mar del Giappone, portando gl USA a dire che “abbiamo già parlato troppo”. Ricordo a lorsignor che un giretto in Corea l’hanno già fatto, vedano un po’ se tenerne conto. Di fatto, è l’Europa che vuole chiudere i conti con Assad, senza però avere un esercito per farlo: gessetti contro il regime? Federica Mogherini, Alto rappresentante della politica estera UE, ha dichiarato che Bashar al-Assad dovrà rispondere di crimini contro l’umanità e sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso Paolo Gentiloni: un tonante “me cojoni” è risuonato dal palazzo presidenziale di Damasco, coprendo anche i rumori del traffico infernale del mattino. Siamo all’ennesima pantomima diplomatica?
C’è un qualcosa che deve far pensare: senza che nessuno lo facesse troppo notare, nel comunicato del Dipartimento di Stato di ieri, il numero uno Rex Tillerson diceva chiaramente che “la responsabilità morale per l’attacco chimico ricade anche su chi sostiene il regime di Assad, Russia e Iran”. Ma Tillerson non era filo-Mosca, addirittura insignito della “Medaglia dell’amicizia”, la più alta onorificenza russa per i cittadini stranieri? Sì, infatti la questione non riguarda direttamente Mosca, bensì Teheran, alla vigilia del voto presidenziale del 19 maggio scorso. E, soprattutto, all’indomani dell’incontro del 27 marzo scorso a Mosca tra Vladimir Putin e il presidente Rouhani, durante il quale il Cremlino ha confermato l’incremento del 70% di scambi commerciali tra i due Paesi nel 2016, definito da Putin “un risultato senza precedenti”.

E ancora: “Vediamo un buon potenziale nell’espansione della cooperazione nel settore petrolifero e del gas. Le nostre società hanno raggiunto una serie importante di accordi per lo sviluppo di grandi giacimenti di idrocarburi in Iran; inoltre i due Paesi cooperano nel quadro del Gas Exporting Countries Forum, in cui si stabilizzano i mercati globali del petrolio”, ha sottolineato Putin al “Teheran Times”. Rouhani, dal canto suo, ha espresso la speranza che i due Paesi “accrescano ulteriormente le proprie relazioni bilaterali” e ottenuto la rassicurazione dell’imminente adesione iraniana nella Shanghai Cooperation Organization. Le delegazioni di Iran e Russia, infine, hanno firmato 14 trattati di cooperazione che coprono vari ambiti: economia, politica, ma anche scienza e cultura. Piccolo particolare, quel consesso – la Shanghai Cooperation Organization – ha come base fondante il superamento del dollaro come valuta di scambio e riferimento globale.

Non a caso, Donald Trump ha già definito “molto difficile” l’incontro che si terrà domani e dopo in Florida con il presidente cinese, Xi Jinping, la cui agenda ufficiale parte dal protezionismo commerciale per passare alla questione coreana fino alle isole artificiali nel Mar Cinese Meridionale. Il Pentagono, poi, vede l’asse Russia-Iran come la minaccia principale, soprattutto perché a sovrintendere alle politiche reali dell’amministrazione Trump c’è il potente e fidato consigliere Steve Bannon, ufficiale di Marina durante la crisi degli ostaggi in Iran, uno per cui la Repubblica islamica rappresenta una minaccia ontologica. Guarda caso, una visione del mondo che accomuna anche Israele e l’eterna indecisa Turchia, tornata ieri a menar fendenti contro Mosca. Nel frattempo, dell’attentato a San Pietroburgo è sparita ogni traccia. Come non fosse mai accaduto.
C’è poi dell’altro. L’affaire russo-siriano sta silenziando al di fuori degli USA il caso Russiagate, con non poco caos attorno alla deposizione della cosiddetta “talpa”, Susan Rice, che avrebbe smascherato i rapporti di Michael Flynn con l’ambasciatore russo, portandolo alle dimissioni. Barack Obama sapeva o no di questa pletora di infiltrati? Proprio oggi il Wall Street Journal spara la notizia in base alla quale la Rice non sarebbe stata l’unica a operare in tal senso, lasciando intendere la presenza di almeno un altro funzionario di alto livello nell’intrigo. Inoltre, serve gettare una bella cortina fumogena su questo,





ovvero il sistema “Marble” svelato da WikiLeaks nella sua ultima pubblicazione di documenti, stranamente passata sotto silenzio sui media occidentali. Di cosa si tratta? Niente di che, solo del sistema in base al quale la CIA opera con tattiche di hacking che lasciano tracce in lingua russa, cinese, farsi, araba e coreana. Insomma, loro spiano, intercettano, violano e manipolano ma le briciole informatiche portano a qualche altro Pollicino. Una bella figura di merda globale, in caso si scoprisse che il famoso caso di hackeraggio al Comitato democratico altro non era se non un’operazione di false flag cybernetica dell’intelligence per montare il caso Russiagate, cosa ne dite? In giorni come questi, tornano in mente le parole di André Malraux ne “Il tempo del disprezzo”, parole che come le scritte sui muri delle celle delle galere, trasudano destini: “Bisognava attendere. Era tutto. Resistere. Vivere a rilento, come i paralitici, gli agonizzanti, con quella volontà tenace e sepolta, come un volto nelle tenebre più profonde. Se no, la follia”. Quante cose possono nascondersi dietro il corpo martoriato di un bambino siriano, ucciso una seconda volta dagli sciacalli del politicamente corretto. In nome di una libertà per conto terzi che si riduce quasi sempre a interessi poco nobili e confessabili.
Sono Mauro Bottarelli, Seguimi su Twitter! Follow @maurobottarelli

Di Mauro Bottarelli il 24 Comment

Adesso anche il CNR inizia ad avere dubbi sulle “HARMI KIMIKEH DI HAZZAD”!

 “Userei una certa cautela nell’affermare che nell’attacco chimico avvenuto oggi in Siria è stato utilizzato il gas Sarin”. Ad affermarlo, l’esperto di armi chimiche Matteo Guidotti, dell’Istituto di Scienze e Tecnologie molecolari del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Istm-Cnr).

“Ho già visto in passato immagini e video di persone colpite con il Sarin e i segni erano molto più evidenti – spiega Guidotti -: i corpi sono madidi di sudore, lacrime, saliva ma soprattutto escrementi. I soggetti intossicati generalmente vengono colpiti da fortissime convulsioni. E dai video diffusi localmente non si vede tutto questo”.


“Ma i dubbi maggiori vengono – dice ancora il ricercatore – dalla disinvoltura con cui gli operatori sanitari maneggiano i corpi delle vittime. Molti sono senza guanti e non indossano neanche le mascherine. C’è una serie di protocolli da rispettare per evitare che anche i soccorritori vengano contaminati dall’agente tossico”.

“Il fatto è che è in atto una guerra di immagini con cui si fa propaganda – ha aggiunto – per cui bisogna avere molta cautela. Basti pensare all’effetto mediatico che un attacco chimico può avere rispetto a un attacco normale”.

Pubblicato da Suleiman Kahani

#UN “WATERGATE” TRAVOLGE OBAMA, PER QUESTO TUTTI STRILLANO: PUTIN E ASSAD BOIA!

In fondo, c’è da restare ammutoliti per l’ammirazione, come davanti a un fenomeno naturale  grandioso, che so, un’aurora boreale, una eclisse di Sole. Invece il fenomeno  non è naturale, ma politico: un colossale scandalo sta  cominciando a travolgere Obama e i suoi collaboratori (dovremo chiamarli complici) più vicini; rischia di finire in processi penali;  e di far sembrare   lo scandalo Watergate  una marachella da boy scouts  – e i media, i politici europei,  le corrispondenti  dagli Usa (tipo Botteri) fanno finta di non accorgersene. Lo scandalo si ingrossa come una valanga  sotto i loro occhi,  cola a picco  Susan Rice  la capa del consiglio di Sicurezza Nazionale, sputtana la sua (ex) ministra della giustizia Loretta Lynch, impallina il capo della Cia da lui voluto John Brennan, e tutti i media e  le tv sono piene di  notizie come: il capo della agenzia di mercenari Blackwater andò alle Seychelles a parlare con un esponente russo per stabilire rapporti segreti fra Trump e Putin.. Putin è una gente russo dormiente.   Assad ha di nuovo gassato i bambini siriani! Occupatevi di questo!
Lo scandalo è un prolungamento e  un ampliamento (a macchia d’olio) di quello che il vostro cronista già vi rese noto il 23 marzo, sotto il titolo:
FBI NASCONDE LE PROVE CHE OBAMA HA SPIATO TRUMP. ECCOLE
Era la rivelazione, portata davanti al capo della Commissione intelligence alla Camera Drevin Nunes, che agenzie di spionaggio avevano spiato i membri della campagna elettorale di Trump, e quasi certamente Trump stesso, per conto di Obama – “incidentalmente”, si disse.






Susan Rice con John Podesta.

Invece,  scrive ora il sito politico di Washington Circa.com  ,   “via via che la sua presidenza giungeva al termine, Obama e i suoi principali aiutanti  si sono messi a leggere sistematicamente i rapporti di intelligence spigolati dalla National Security Intelligence, riguardanti intercettazioni incidentali  di americani all’estero”, come si vedrà con lo scopo di scoprire qualcosa di compromettente su Trump e i suoi,  e “approfittando del rilassamento delle norme che  Obama il loro capo ha allargato nel 2011 come aiuto alla  lotta al terrorismo”.

Spieghiamo in cosa  consista   questo rilassamento. Quando un alto funzionario Usa, fosse anche il presidente o  la sua consigliera della Sicurezza Nazionale, chiedono di  compulsare un rapporto della  NSA (o Cia o Fbi) che riguarda  intercettazioni  di cittadini americani,   la NSA (o le altre agenzie) devono fornire il testo, ma  i nomi dei cittadini “ascoltati incidentalmente”   devono  essere prima oscurati  con un pesante tratto di  pennarello nero; e allo stesso modo, frasi “private” che non interessano inchieste, vanno cancellate.






Esempio di “masquerading”.

Nel gergo, questo si chiama “masquerading”.  Ebbene: Obama ha dato a sé e ai suoi il potere di “de-mascherare”  (unmask)  i nomi e le frasi, a suo piacimento, con la scusa della “sicurezza nazionale”.   Se lo richiede  lui o uno dei suoi collaboratori, FBI, NSA, e CIA devono fornire il testo delle intercettazioni con il nome in chiaro dell’intercettato, e tutte le frasi che ha scambiato durante  le telefonate.
Di fatto, i collaboratori di Obama   hanno approfittato di questo potere a più non   posso contro il gruppo impegnato nella campagna elettorale di Trump e i suoi collaboratori più intimi – probabilmente anche per trovare qualche cosa di scottante  da servire alla narrativa “Trump agente di Putin”.
Il 3 marzo, un giornalista freelance  molto capace, Mike Cernovich, scopre – e rivela –  che Susan Rice, la consigliera di Sicurezza Nazionale (una delle “arpie di Obama”, dice Dedefensa) è la personalità che ha chiesto più volte il “de-mascheraggio” dei nomi di persona intercettati “accidentalmente” nella equipe di Trump, diffondendo poi le informazioni “ad altre persone interessate”, sicuramente (è sottinteso) il presidente Obama.
Susan Rice non può negare o smentire. Per il semplice motivo che l’ufficio protocollo della Casa Bianca tiene e conserva un registro di tutte le richieste di vedere documenti dell’intelligence; la persona che ne chiede il “de-mascheramento” deve firmare  l’apposito registro.  E  questo registro è ora nelle mani del generale McMaster, quello che ha sostituito lo sciagurato Flynn come capo della Sicurezza Nazionale a fianco di Trump. E’ palesemente  lui  – ritenuto un uomo del Deep State –  che  deve aver avvertito Trump ed anche Cernovich.
Gli altri nomi  che appaiono nel registro della Casa Bianca, che hanno chiesto di curiosare sul gruppo Trump  “incidentalmente  intercettato” sono Loretta Lynch, nientemeno che l’attorney general di Obama,   e il capo della Cia Brennan. Anzi, la  Rice ha  tenuto un dettagliato schema delle telefonate   intercettate, su foglio elettronico.
La reazione dei “grandi” media alle compromettenti rivelazioni di Cernovich sono state fenomenali: hanno immediatamente bollato Cernovich come un diffusore notorio di  “fake news” (così la trasmissione 60 Minutes),   un anchorman della CNN, Dan Lemon, nel notiziario della sera, ha  invitato pubblicamente gli spettatori a “ignorare”   la notizia, con queste parole: “In questo programma, noi non insulteremo la vostra intelligenza  riportando un “fake scandal” confezionato da media di estrema destra e da Trump,  né  ci faremo complici di gente che tenta di disinformarvi, voi popolo americano, creando una diversione”.
Per nulla intimidito, Cernovich ha rivelato   che la notizia data  da lui la sapevano anche Maggie Haberman  una giornalista del New York Times e  uno di Bloomberg Eli Lake.  Ma “Maggie Haberman ha scelto di non dare la notizia, e non la dà almeno da 48 ore,  per proteggere la reputazione  dell’ex presidente Obama”. Il mattino dopo Eli Lake ha dovuto   confermare la notizia che incastra  Susan Rice  su Bloomberg: e su Bloomberg è diventata mainstream, non si può più far finta di niente; la fake news è ormai notizia vera e compromettente.
Dunque Trump aveva ragione nel suo tweet del 4  marzo, per il quale è stato rabbiosamente aggredito da  tutti i media e i politici, anche europei: Obama aveva messo sotto ascolto i suoi telefoni.  Lo aveva saputo dal generale McMaster.






E tutti a dire: è pazzo! Allucinato! Indegno  di fare il presidente!

Adesso si apprende che le conversazioni telefoniche di cui la Rice ha voluto le trascrizioni senza le cancellazioni  hanno riguardato anche “contatti diretti del “transition team” di Trump con personale straniero […]  che contenevano informazioni utilizzabili politicamente , come chi il transition team stava incontrando, le  valutazioni   degli uomini di Trump riguardo alla politica estera e i progetti della  nuova amministrazione”. Oggi il Wall Street  Journal aggiunge: è  da questi rapporti che  il gruppo Obama ha saputo della conversazione del generale Flynn con l’ambasciata russa,  fatto (non-reato)  su cui  i media hanno inscenato lo scandalo che ha costretto Flynn alle dimissioni.
Noi italiani siamo così abituati alle intercettazioni “legali” delle procure che poi finiscono sui giornali per distruggere innocenti e fare carcerazioni preventive, da non renderci conto della  gravità della cosa. In Usa, questo uso indebito di informazioni di intelligence e la  loro diffusione ad altri, può   costare 10 anni di galera  alla Rice.

“Obama ha creato una Stasi”







Obama: “Cosa? Hai detto ‘intervieni in Siria?’, OK. Posso farlo. E’ che il disegnatore mi ha disegnato con orecchie così piccole….”.

Ma lo scandalo politico è ancora più devastante per Obama  e i suoi boys. Ricordiamo che il presidente Nixon dovette dimettersi nella vergogna per aver mandato alcuni dei suoi boys nelle stanze del Comitato nazionale democratico (gli avversari) a piazzarci delle microspie   telefoniche. Qui siamo allo scandalo Watergate all’ennesima potenza, tanto più che si sa che Obama (o almeno la Rice,) hanno fatto questo spionaggio sull’avversario politico e il suo gruppo per almeno un anno.  Peggio, scrive Paul Craig Roberts, si rivela qui un Obama Stasi-Gate: Obama  aveva instaurato un sistema di ascolto delle “vite degli altri” sul modello della Stati, la polizia politica  della Germania comunista.  La ricerca di elementi per inscenare il Russia-Gate contro Trump s’è tramutata in boomerang, diventando lo Spy-gate di Obama, ha scritto il blogger Justin Raimondo, di Antiwar-com.  “Boiled Rice” ironizza Drudgereport,  con un doppio senso sul nome:  la Rice è bollita.
La grossa differenza è che qui  non si vedono all’orizzonte i Bob Woodward e Carl Bernstein , i celebrati giornalisti che montarono lo scandalo Watergate per il Washington Post. Qui, al contrario, Washingon Post e New York Times svalutano, dicono che si tratta di un falso scandalo, una piccolezza,  “una diversione”  su quello vero,    la dipendenza di Trump da Putin…
Più grave,  nessun giudice apre un’inchiesta. Ancor peggio: nel Congresso, a maggioranza repubblicana, si cerca di far finta di niente.  Ormai da giorni, nella speranza che la cosa muoia da sé.
Unica eccezione:  il senatore Rand Paul (il figlio di Ron Paul) ha chiesto che Susan Rice sia convocata alla Commissione Intelligence del Senato per testimoniare sotto giuramento sulle sue richieste di “de-mascherare” le identità degli americani  intimi del presidente Trump. Le si deve chiedere: il presidente Obama le ha chiesto di farlo? Sotto giuramento, le deve essere chiesto: è  stata  lei a rivelare [le conversazioni di Flynn] al Washington Post?”.
La Rice,  terrorizzata,  ha spergiurato in una intervista tv alla MSNC che “io non ho detto niente a nessuno”.  Ripeterà la cosa sotto giuramento? Quella che Rand Paul chiede, è l’inizio della  procedura che può portare alle incriminazioni dei più alti personaggi dell’amministrazione Obama, e rivelare la “Stasi” che aveva creato.
Per intanto, è stata la Commissione Intelligence della Camera a chiedere ufficialmente  a Susan Rice di deporre. Il capo della commissione, Devin Nunes, repubblicano, mezza tacca politica,  ha smesso di lasciarsi intimidire, o  è   passato dalla parte del suo presidente?
Fatto sta che la procedura è iniziata.   Anche se la Botteri  (sempre sulla notizia, vero? 200 mila annui duramente guadagnati), non se n’è ancora accorta.  E ormai sarà difficile bloccarla e insabbiarla,  la procedura, dal  momento che esistono documenti incriminanti ufficiali e sono coinvolte norme  giuridiche  imperative e tassative … se la cosa morisse nel nulla, sarebbe un altro fenomeno da guardare a bocca aperta per l’ammirazione – e la prova che lo stato-Stasi è più forte che mai.
Si ha la netta impressione che proprio perché è con le spalle al muro, e palesemente terrorizzato di perdere il potere, che il Deep State (che esiste anche qui, nell’altra sponda dell’Atlantico, vedi Mogherini-Tusk e Juncker e NATO)  abbia strillato con metodo concertato per accusare Putin ed Assad senza prove del delitto di uso del sarin in Siria (un delitto di cui pare avesse conoscenza previa),e stia provando ad aggravare la crisi medio-orientale. Solo una guerra può salvarlo. Uno stato di guerra, per esempio,  bloccherebbe le elezioni e farebbe restare al potere Francois Hollande,  Merkel e Mogherini avrebbero tutti i prolungamenti dei mandati che occorrono. Finché c’è guerra c’è speranza,come diceva Alberto Sordi.









Strage in Siria: colpo ad Assad

La strage di civili causata da armi chimiche avvenuta ieri a Idlib, in Siria, è ovviamente la prima notizia di tutti i giornali. E, al solito, per i quotidiani mainstream Assad è il colpevole dell’orrendo crimine. Al tema abbiamo già dedicato una Postilla, alla quale rimandiamo (cliccare qui).

La criminalizzazione di Assad da parte di certa stampa è cosa usuale. Ormai è tragico riflesso automatico. Che scatta al di là di ogni ragionevole dubbio, di ogni riflessione, di ogni doverosa ricerca delle prove. Alimentando quel circuito perverso che stringe l’informazione sulla guerra siriana in un vicolo cieco, immerso nel buio più profondo. E il buio della ragione genera mostri.

Per fortuna qualche giornalista ancora prova a porsi domande. È il caso di Giuseppe Cucchi, sulla Stampa del 4 aprile, che scrive: «L’episodio è poi tanto inatteso quanto assurdo. Inatteso poiché, come già detto, dopo l’entrata in vigore dell’accordo [che aveva comportato la distruzione dell’arsenale chimico di Assad ndr.], che non era stato mai violato sino a oggi, non ci sarebbero più dovuti essere aggressivi nervini in questa parte del Medio Oriente».

«Assurdo in quanto non si comprende perché il regime di Assad, che ha immediatamente negato ogni responsabilità nell’accaduto, dovrebbe aver deciso di compiere un gesto tanto crudele, clamoroso e illecito proprio quando le sorti della guerra, rimaste in dubbio per anni, sembrano volgere inesorabilmente, anche se lentamente, a suo favore».

Certo, continua Cucchi, potrebbe essere stata un’iniziativa di qualche militare, ma la «strettissima» presa di Assad sul suo esercito rende tale ipotesi «azzardata». «E poi potrebbero mai le forze siriane decidere un bombardamento di questo tipo senza informare preventivamente l’alleato russo, motore e garante dell’accordo che liberava la Siria dalla presenza di armi chimiche? Decisamente impensabile».

Quanto accaduto a Idlib ieri, per Cucchi ricorda la tragedia di Sarajevo, con i bombardamenti che fecero stragi di civili. «Fu l’episodio che motivò l’intervento aereo della Nato sulle truppe serbe – scrive il cronista della Stampa -. Ancora anni dopo però permangono fondati dubbi sulla dinamica dell’accaduto, considerato come esistessero indizi secondo i quali i colpi di mortaio sarebbero potuti partire da zone in mano ai bosniaci e non ai serbi. Fuoco amico, dunque? Fuoco amico destinato a provocare l’intervento Nato? L’interrogativo resta aperto».

Nessun dubbio residuo, si potrebbe aggiungere, permane invece sull’intervento della Nato in Iraq, motivato dal pericolo costituito dalle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein. Eppure al tempo autorevolissimi esponenti politici e alti militari della Nato, come anche autorevoli media presentarono al mondo prove inconfutabili in tal senso. Ad avvelenare i pozzi dell’informazione, oggi come allora, sono gli stessi ambiti, ai quali è garantita l’immunità, se non la carriera, anche in caso di successiva smentita.

A margine di quanto scritto val la pena accennare alla reazione di Staffan De Mistura, inviato per l’Onu in Siria all’eccidio di ieri: «Ogni volta che abbiamo un momento in cui la comunità internazionale si riunisce [per negoziare sulla Siria ndr.], c’è sempre qualcuno che, in qualche modo, prova a minare la speranza producendo un sentimento di orrore e oltraggio».

Nella postilla di ieri abbiamo scritto come due giorni fa sia il Capo del Dipartimento di Stato che l’ambasciatrice all’Onu degli Stati Uniti avevano fatto capire chiaramente che la permanenza di Assad al potere non era più un ostacolo ai negoziati di pace, come accaduto in passato.

Una svolta che avrebbe di certo favorito la riuscita dei negoziati, peraltro con beneficio di Assad. Evidentemente uno sviluppo sgradito a  qualcuno, che ha fatto saltare tutto.http://piccolenote.ilgiornale.it/31798/strage-siria-colpo-ad-assad

La Difesa russa commenta il presunto attacco chimico in Siria
L’aviazione siriana ha effettuato un attacco aereo contro un magazzino dei terroristi dove si fabbricavano munizioni chimiche per utilizzarle in Siria ed in Iraq, lo ha dichiarato il rappresentante della Difesa russa Ígor Konashénkov.
“Il giorno 4 di Aprile fra le ore 11,00 e le 12,30 gli aerei dell’aviazione siriana hanno attaccato un raggruppamento di veicoli blindati ed un magazzino dei terroristi ubicato nei dintorni della città di Jan Sheijun”, ha precisato Konashénkov, citando i dati forniti dai radar russi.
Il magazzino attaccato veniva utilizzato per la produzione di proiettili con ogive chimiche, ha sottolineato il militare, in una riunione con i giornalisti.
“Questa stessa fabbrica forniva armi chimiche per gli estremisti in Iraq. L’utilizzo di questi proiettili è stato confermato tanto dalle organizzazioni internazionali, come dalle autorità irachene”, ha spiegato il rappresentante russo.
Inoltre queste stesse munizioni sono state utilizzate ad Aleppo nell’autunno dell’anno scorso. In quell’occasione gli specialisti russi avevano consegnato i dati sull’utilizzo delle sostanze chimiche da parte degli estremisti all’Organizzazione per il divieto di Armi Chimiche (OPAQ), ha ricordato Konashénkov.
I sintomi di intossicazione riscontrati ad Aleppo erano gli stessi che si possono vedere nelle registrazioni diffuse nel caso di Jan Sheijun, attraverso i social media, ha aggiunto Konashénkov.
“Affermiamo che questa informazione è obiettiva e verificata”, ha dichiarato Konashénkov in conclusione.
Il Martedì l’Oservatorio Siriano per i Diritti (con base a Londra) aveva denunciato l’attacco chimico che aveva prodotto circa 80 morti e 200 feriti, secondo la versione della Coalizione delle Forze Oppositori ed avevano accusato di quello le truppe governative.
L’ONU ha iniziato una indagine sull’incidente mentre che l’OPAQ si è dichiarata preoccupata circa il presunto utilizzo di armi chimiche.
Nonostante questo gli USA, il Canada ed altri paesi dell’area NATO hanno immediatamente accusato il Governo della Siria, senza attendere i risultati dell’indagine degli specailisti dell’ONU e della OPAQ.
Il possente apparato dei media, TV e Giornali occidentali, come spinto da una unica regia, è immediatamente balzato sull’episodio per montare una impressionante campagna di accuse di “crimini di guerra” contro il Governo di Bashar Al-Assad e le forze siriane, omettendo di informare che le armi chimiche erano in possesso dei gruppi ribelli jihadisti, già usate da questi gruppi terroristi in altre occasioni, gli stessi che sono appoggiati e sostentuti dagli USA e dall’Arabia Saudita.
Fonti: Sputnik Mundo
Traduzione e sintesi: L.Lago
SIRIA: le bombe peggiori sono quelle della disinformazione 

Niente prove dell’attacco con armi chimiche dell’esercito siriano a Idlib. Ancora una volta, fonte della ‘verità’ è il c.d. Osservatorio siriano dei diritti umani
di Giampiero Venturi.
Non ci sono prove dell’attacco con armi chimiche perpetrato dall’esercito siriano sulla città di Idlib. Ancora una volta la fonte della “verità” è il cosiddetto Osservatorio siriano dei diritti umani (v.articolo), che dietro l’orpello degli scopi filantropici è un’organizzazione politica vicina al fronte ribelle anti Assad con sede in Gran Bretagna.
L’attacco mediatico campeggia su nove colonne su tutti i giornali occidentali e sta ottenendo uno scopo duplice:
– offuscare l’attentato islamista di San Pietroburgo, che dopo solo 24 ore sparisce dalle prime pagine;
– colpire l’immagine del governo di Assad che in Siria sta vincendo la guerra.
I due obiettivi sono intrecciati. Il mainstream politico non poteva permettersi che Putin diventasse vittima proprio nel momento di maggiore concentrazione mediatica contro Mosca. Appena avuta notizia dell’attentato alla metro di San Pietroburgo, il presidente Trump ha offerto telefonicamente a Putin la collaborazione USA nella lotta al terrorismo (che in sordina già esiste). Il primo scenario su cui questo asse sta avendo effetti è proprio la Siria, sia sul fronte anti ISIS, sia su quello anti ribelli islamisti. In particolare come segnalato da Difesa Online (v.articolo) è proprio il fronte di Hama-Idlib quello dove le milizie integraliste anti Assad sono più forti e dove si combatterà la battaglia decisiva per il governo di Damasco. Cosa c’è di meglio quindi che una bomba da lanciare all’opinione pubblica mondiale per ricordare a chi tocca il ruolo del cattivo?
Ovviamente l’uso cinico e strumentale del conteggio dei bambini fa parte della velina. Non è la prima volta che succede. A ridosso della liberazione di Aleppo dalle milizie jihadiste, gli allarmi contro l’uso di armi non convenzionali (mai provati) si susseguivano. Con incredibile tempismo venivano bombardati decine di ospedali, addirittura più di quanti ce ne fossero. Nemmeno a dirlo i responsabili erano sempre siriani e russi, e anche in quel caso la fonte era l’Osservatorio siriano dei diritti umani… Le Nazioni Unite con incredibile solerzia e senza indagare sulla veridicità delle notizie, si sono mosse con una mozione.
A meno di un giorno dalla diffusione della voce sulle armi chimiche, Damasco e i suoi alleati tornano quindi sul banco internazionale degli imputati. Fare leva sui morti civili in Siria è come parlare di eccesso di velocità in Formula 1: tecnicamente non ha senso, soprattutto se non avvalorato da prove. Farlo a senso unico però diventa un modo speciosamente politico di fare “informazione”. Le ultime news da fonti locali parlano ad esempio di un attacco siriano ad un arsenale ribelle. Le armi chimiche sarebbero degli islamisti quindi e non dei governativi.
C’è in atto una grande campagna mediatica tesa a mettere zizzania tra Washington e il Cremlino. Il possibile asse Trump-Putin toglie il sonno a molti.


Nuova campagna di falsificazione occidentale contro la Siria ed il suo Esercito nazionale. Il pretesto per un intervento di USA e Israele?

di  Luciano Lago
I media occidentali hanno nuovamente lanciato una massiccia campagna di diffamazione e di falsificazione per attribuire alle forze dell’Esercito siriano la responsabilità di un presunto bombardamento con armi chimiche avvenuto martedì nella località di Jan Sheijun, nella provincia di Idlib, in una zona sotto il controllo dei terroristi.
La notizia di questo evento sarebbe stata fornita dall’Osservatorio Siriano dei Diritti Umani (OSDH) con sede a Londra, una fonte collegata ai ribelli siriani (fonte di parte) che alcune agenzie occidentali come AFP e Reuters citano sempre nelle loro corrispondenze sulla Sira.
Secondo la OSDH, decine di persone sono risultate ferite e ci sono state diverse vittime per effetto di un bombardamento che l’agenzia ha cercato di attribuire all’aviazione siriana.
Il comando dell’Esercito siriano ha immediatamente smentito e negato qualsiasi implicazione negli attacchi contro Jan Sheijun ed altrettanto ha fatto il comando russo.
Le fonti dell’Esercito siriano hanno negato decisamente di aver mai utilizzato armi chimiche e tossiche nella località di Jan Sheijun, ad Idlib. Le fonti hanno riferito alla Reuters che l’Esercito siriano “non dispone di armi chimiche e queste non sono mai state utilizzate in passato e tanto meno saranno utilizzate in futuro perchè l’Esercito siriano non dispone di tali armi”. Inoltre il comando Siriano ha respinto le accuse dichiarando di considerare questo un tentativo dei terroristi di coprire le proprie consecutive sconfitte.
Nella stessa dichiarazione il comando siriano responsabilizza dell’attacco con armi chimiche i gruppi armati dell’opposizione (terroristi) ed i loro patrocinatori. Si aggiunge che i gruppi armati terroristi costantemente hanno cercato di accusare l’Esercito siriano di utilizzare armi chimiche contro i componenti di questi gruppi o contro i civili, hanno segnalato.
Le accuse si sono rivelate sempre false mentre si è accertato che, ad Aleppo come ad Hama ed in altre località, i gruppi terroristi hanno utilizzato armi chimiche fornite loro attraverso la Turchia e l’Arabia Saudita. Questo era accaduto anche nel 2013, nella zona del Guta, quando i terroristi organizzarono un attacco chimico cpontro la popolazione per attribuirne la responsabilità all’Esercito siriano e determinare il pretesto per un intervento degli USA. Vedi: L’SIS ha usato le armi chimiche in Siria e  Iraq
In questa occasione alcuni osservatori riferiscono che probabilmente è accaduto che si è prodotta l’esplosione di un deposito di sostanze chimiche che i gruppi terroristi, che avevano il controllo della zona di Jan Sheijun, detenevano per utilizzarlo contro l’avanzata delle forze siriane. L’esplosione ha prodotto le vittime ed i feriti di cui adesso parlano i media occidentali, che naturalmente aspettavano l’occasione per attribuire l’evento alle forze siriane.
Da notare che i media occidentali che hanno diffuso la notizia, data in apertura di telegiornali in Italia, sono gli stessi che hanno nascosto le ultime stragi prodotte dall’aviazione USA in Siria ed in Iraq, come il bombardamento di una moschea ad Idlib, il 17 Marzo che ha prodotto 42 morti e 120 feriti. Sono i media che non hanno dato notizia della scuola bombardata dall’Aviazione a guida USA a Mosul, dove sono morti 240 persone di cui bambini e donne in maggioranza. Strage poi riconosciuta dal comando USA ma mai menzionata dalle TV occidentali.
Si tratta  degli stessi media che non forniscono notizia alcuna delle continua stragi che vengono commesse nello Yemen dall’aviazione USA e Saudita che, con bombardamenti massicci ed indiscriminati, stanno facendo terra bruciata in quel paese per favorire il ritorno di un governo filo saudita. Un paese questo che rischia la morte per fame di milioni di persone per causa del blocco aereo navale dei rifornimenti effettuato dalle forze aeronavali degli USA e dell’Arabia Saudita. Di questo i telegiornali in Italia come in Occidente non parlano.
Tuttavia per uno “strano caso” questi media, in Italia in prima fila la RAI, la 7 e Sjky News, quando si tratta della Siria di Assad, aprono i loro TG con le presunte stragi prodotte in Siria dai russi e dai siriani, come accadde ad Aleppo dove ogni sera si parlava di un nuovo ospedale bombardato (sembra che ve ne fossero almeno 66 ad Aleppo secondo le fonti occidentali), con “l’ultimo pediatria” fuggito, ed adesso proseguono la litania propagandistica con le bombe chimiche sganciate dall’aviazione di Assad che uccidono bambini e donne, crimini di guerra commessi sempre dai siriani e dai russi.
La propaganda e la manipolazione mediatica sono una potente arma a disposizione delle centrali di potere atlantista per diffamare e criminalizzare tutti coloro che non si piegano alla dominazione  anglo USA.

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Quando anche Dall’Oglio ammise le armi chimiche dei ribelli siriani

In inglese si chiama false flag, falsa bandiera, ma l’unico emblema è quello della crudeltà. La prima vittima della guerra è la verità, si dice. Nella guerra in Siria è un po’ più vero. E così, fra armi chimiche ed etica della rivoluzione, si scrive la nuova pagina di una tragedia disumana, dove di certo ci sono soltanto i morti e il dolore. Quelli sì innocenti.


«Ma guardiamo alla cosa dal punto di vista etico della rivoluzione siriana. Ammettiamo per un istante che ci fossimo appropriati di armi chimiche sottratte agli arsenali di regime conquistati eroicamente. Immaginiamo di avere la capacità di usarle contro le forze armate del regime per risolvere il conflitto a nostro favore e salvare il nostro popolo da morte certa. Cosa ci sarebbe d’immorale? Tutte le armi possibili sono usate contro di noi». A scriverlo, il 19 luglio 2013 in uno dei suoi ultimi articoli per l’Huffington Post, Paolo Dall’Oglio, il gesuita che soltanto dieci giorni dopo sarebbe stato rapito in Siria e da allora scomparso nel nulla.
«Quando dieci mesi fa il papa Benedetto visitò il Libano – aggiungeva in quell’occasione il sacerdote – disse, sicuramente per effetto delle opinioni dei prelati mediorientali favorevoli al regime del clan Assad, che era peccato mortale vendere le armi ai contendenti nella guerra intestina siriana. In quell’occasione twittai che se era peccato vendercele, allora bisognava darcele gratis! Visto che il regime torturatore, e distruttore del popolo con ogni mezzo, di armi ne ha più che abbastanza, per non parlare degli amici pronti a donargliele».
In inglese si chiama false flag, falsa bandiera, ma l’unico emblema è quello della disumanità.

È stato Assad