ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 13 aprile 2017

Lavanda cerebrōrum


I neo cardinali entusiasti del libro omoeretico
I cardinali Farrel e Tobin appoggiano il libro di un sacerdote statunitense, che si batte per la normalizzazione dell’omosessualità e deplora il Catechismo sul tema. E con loro anche il vescovo di San Diego. E' la solita studiata confusione tra il rispetto per gli omosessuali e l'accettazione della vita gay con tanto di nozze e adozioni.
Due cardinali, di cui uno ai vertici della Curia, e un vescovo appoggiano apertamente il nuovo libro di un noto sacerdote statunitense, che da anni si batte per la normalizzazione dell’omosessualità. L’autore è il gesuita James Martin, e il titolo della sua ultima opera è già tutto un programma: Building A Bridge: How the Catholic Church and the LGBT Community Can Enter into a Relationship of Respect, Compassion, and Sensitivity (“Costruire un ponte: come la Chiesa Cattolica e la comunità Lgbt possono instaurare una relazione di rispetto, compassione e sensibilità”).
Il volume ha il sostegno del neo cardinale Kevin Farrell, prefetto del nuovo Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, istituito da papa Francesco il 15 agosto scorso con la lettera apostolica Sedula Mater. Nella fascetta pubblicitaria, Farrell definisce il libro di Martin “benvenuto e davvero necessario”, aggiungendo che “aiuterà vescovi, sacerdoti, collaboratori pastorali e tutti i leader della chiesa ad assistere più compassionevolmente la comunità Lgbt. Aiuterà anche i cattolici Lgbt a sentirsi più a casa in quella che, dopotutto, è la loro Chiesa”.
Ancora più elogiativi i toni di un altro porporato, Joseph Tobin, creato cardinale - assieme a Farrell - nell’ultimo concistoro di novembre e noto per aver manifestato appoggio alle suore progressiste della Lcwr (oggetto di un vasto piano di riforma della Congregazione per la dottrina della fede, a causa delle varie posizioni contrarie al Magistero): “In troppe parti della nostra chiesa le persone Lgbt sono state fatte sentire non benvenute, escluse e perfino biasimate. Il coraggioso, profetico e stimolante nuovo libro di padre Martin segna un passo essenziale nell’invitare i leader della chiesa ad accompagnare con più compassione e nel ricordare ai cattolici Lgbt che sono parte della nostra chiesa come ogni altro cattolico”.
Quasi in fotocopia il significato della mini recensione del vescovo di San Diego, Robert McElroy, che esalta il lavoro del sacerdote americano perché “ci fornisce il linguaggio, la prospettiva e il senso di urgenza per rimpiazzare una cultura di alienazione con una di misericordiosa inclusione”. McElroy  è il vescovo che in una recente intervista con il settimanale gesuita America, per il quale scrive lo stesso Martin, ha dichiarato che riferirsi agli atti omosessuali come “intrinsecamente disordinati” (CCC 2357) è un linguaggio “molto distruttivo” che non andrebbe usato “pastoralmente”. E ha inoltre invitato la sua diocesi ad abbracciare “le famiglie Lgbt”.
C’è una parola che riassume i fini che orientano questo libro, il suo autore e coloro che lo sostengono: omoeresia. L’obiettivo comune dei promotori dell’omoeresia (definizione coniata dal sacerdote polacco Dariusz Oko) è quello di far passare l’insegnamento della Chiesa, fondato sulla Sacra Scrittura e sulla Tradizione, come non misericordioso. Così, non solo si promuove una falsa idea di misericordia, sganciata dalla verità sulla natura umana, ma si oscura il fatto che proprio molti ex gay hanno affermato di essere stati aiutati a ritrovare la strada grazie al Magistero e all’incontro con pastori che li hanno sì accolti con benevolenza, indicandogli però con chiarezza la via da seguire per non offendere Dio e realizzare pienamente il Suo disegno nella loro vita.
È proprio il tanto bistrattato Catechismo a ricordare che bisogna distinguere tra peccato e peccatore, condannando il primo e accogliendo il secondo. Gli atti omosessuali, infatti, “sono contrari alla legge naturale. Precludono all’atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati” (CCC 2357). Ma alla deplorazione dell’atto, la Chiesa unisce la profonda attenzione per la persona, per tutti quegli uomini e quelle donne con attrazione omosessuale, che “devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza. A loro riguardo si eviterà ogni marchio di ingiusta discriminazione” (CCC 2358).
Perciò, per incontrare Dio, i fedeli non hanno certo bisogno del moderno linguaggio zuccheroso proposto da Martin e mutuato dall’associazionismo arcobaleno, che di fatto vuole negare la validità dell’insegnamento di sempre della Chiesa, ossia parte della missione che Cristo stesso le ha affidato. Sebbene Martin si guardi dal chiedere esplicitamente un cambiamento di dottrina, la sua storia parla chiaro. In eventi pubblici ha incoraggiato il coming out, ha tenuto seminari con gay “sposati” e, a febbraio, ha pubblicato una serie di tweet per dire che i trans devono poter usare il bagno che preferiscono, definendo “un affronto alla loro dignità di essere umani” la decisione dell’amministrazione Trump di annullare le regole ideologiche emanate in precedenza da Obama. Secondo il gesuita, i cattolici dovrebbero rivolgersi a persone gay e trans con il termine che esse desiderano (quindi, non in base al sesso reale, bensì alla loro percezione).
Non solo. A ottobre, Martin ha perfino ricevuto un premio da New Ways Ministry, il sedicente gruppo di cattolici Lgbt fondato da suor Jeannine Gramick e padre Robert Nugent, a cui nel 1999, dopo vari richiami da parte dei vescovi americani e della Curia romana, la Congregazione per la dottrina della fede (allora guidata da Ratzinger) proibì ogni attività pastorale con persone omosessuali, alla luce dei loro scritti e comportamenti gravemente contrari all’insegnamento della Chiesa. Suor Jeannine, che sostiene pure l’aborto, non ha fatto mancare il suo commento al libro di Martin, il quale secondo lei “mostra come il Rosario e la bandiera arcobaleno possano pacificamente incontrarsi”.
Affermazione che oltre a essere un ossimoro è rivelatrice del rifiuto del disegno di Dio sull’uomo. Perché ciò a cui mira la lobby gay non è l’accoglienza delle persone omosessuali, che la Chiesa insegna e mette in pratica da duemila anni, ma la pretesa di negare che gli atti omosessuali costituiscano un peccato. Ma questa pretesa è contraria al loro stesso bene, perché come spiega la Lettera ai vescovi della Chiesa cattolica sulla cura pastorale delle persone omosessuali, “l’attività omosessuale impedisce la propria realizzazione e felicità perché è contraria alla sapienza creatrice di Dio. Quando respinge le dottrine erronee riguardanti l’omosessualità, la Chiesa non limita ma piuttosto difende la libertà e la dignità della persona, intese in modo realistico e autentico”.
di Ermes Dovico11-04-2017
http://www.lanuovabq.it/it/articoli-i-neo-cardinali-entusiasti-del-libro-omoeretico-19512.htm

VESCOVI PRO-ABORTO IN BELGIO – APOSTATI DALLA RAGIONE.


(MB. Ulteriore segno anticristico: la  separazione della fede dalla ragione  nell’alto clero.)

Ha fatto rumore la vicenda dell’Università Cattolica di Lovanio (UCL)  che ha sospeso e infine licenziato il professore di filosofia Stéphane  Mercier per aver scritto in una nota per i suoi studenti che “l’aborto  è l’omicidio di una persona innocente”.
Ma ciò che più ha colpito è stata la sostanziale approvazione che i  vescovi del Belgio hanno dato alla cacciata del professore.
Mons. Guy Harpigny, Vescovo di Tournay, ha infatti risposto a nome dei  vescovi francofoni del Belgio, a capo del Comitato Organizzatore  dell’UCL, alla petizione lanciata a sostengo del prof. Mercier.
Il presule ha dichiarato che il testo ‘La filosofia per la vita.  Contro un preteso diritto di scegliere l’aborto’ (scritto da Mercier  per i suoi alunni), non esprime la posizione ufficiale della Chiesa  cattolica perchè il corso «si situa dentro un punto di vista  filosofico», mentre «il punto di vista della Chiesa implica un  approccio teologico e pastorale».
Nello stabilire questa separazione radicale tra filosofia e teologia  all’interno della dottrina cattolica, il vescovo di Tournai ha  contraddetto due importanti encicliche di Papa Giovanni Paolo II:  Fides et ratio e Evangelium vitae.
http://email.gen-vogliovivere.it/c/eJxdUMtuhDAM_Bq4GeWBCBxy2O1qj_2HQBywCg7NRlDt1zeot0qWPBqNRzOerNTJjH3trXOyw5qsEtKIVirZyYKabmiFaXpplGiMvt8_jLlVrZiR4YjzSvGgAxM2lOvFilboDk3QPgzOaSWF6FTb9173vhuUqTerBq2E0fVql5z3St8q9SxznmdTPDG5N0XGf9ZFQOzxp9mXvWCOmd6EF5txK6uENUBw4GsqRxCS4ymGyAQeVxhxnSmCG0fHPrLjCLTCnmKADdNEmK4M-hkTzcRY6cfjE-hrWSEcSDDuy3edrEvTy3GpThyIKcercrZ_z_oF1Gdn0A
La prima afferma categoricamente che «esiste una profonda e  inscindibile unità tra la conoscenza della ragione e quella della  fede» (§ 16) e che «la fede chiede che il suo oggetto venga compreso  con l’aiuto della ragione», mentre «la ragione, al culmine della sua  ricerca, ammette come necessario ciò che la fede presenta» (§ 42) e  che «la natura, oggetto proprio della filosofia, può contribuire alla  comprensione della rivelazione divina» (§ 43). Al contrario «La fede,  privata della ragione … [corre] il rischio di non essere più una  proposta universale» e «cade nel grave pericolo di essere ridotta a  mito o superstizione» (§ 48).
Di Fides et ratio, Mons. Harpigny ha inoltre dimenticato che «La  teologia morale ha forse un bisogno ancor maggiore dell’apporto  filosofico», perchè «Il Vangelo e gli scritti apostolici, comunque,  propongono sia principi generali di condotta cristiana sia  insegnamenti e precetti puntuali». Dunque, «per applicarli alle  circostanze particolari della vita individuale e sociale, il cristiano  deve essere in grado di impegnare a fondo la sua coscienza e la forza  del suo ragionamento. In altre parole, ciò significa che la teologia  morale deve ricorrere ad una visione filosofica corretta sia della  natura umana e della società che dei principi generali di una  decisione etica» (§ 68).
Inoltre, il vescovo di Tournay non sembra aver letto  Evangelium vitae, la quale dichiara che i testi della Sacra Scrittura  «non parlano mai di aborto volontario e quindi non presentano condanne  dirette e specifiche in proposito», le quali invece derivano dalla  grande considerazione che queste hanno per l’essere umano nel grembo  materno, da cui si può dedurre «come conseguenza logica» (ovvero  filosofica!) che anche ad esso si estenda il comandamento di Dio: «non  uccidere» (§ 61).
Queste sono le argomentazioni che il Prof. Mercier ha sviluppato dal  punto di vista filosofico nel suo corso, in piena armonia con gli  insegnamenti della Chiesa. Un approccio che non può essere, come  vorrebbe mons Harpigny, solo “teologico e pastorale”.
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Il Vescovo di Tournay scava dunque un fossato artificiale e non  ortodosso tra la teologia e la filosofia. Nella sua lettera dichiara  che lui e i suoi confratelli francofoni dell’episcopato belga  «appoggiano le autorità accademiche dell’UCL», le quali «non devono  pronunciarsi su una questione teologica o religiosa, ma sulla  realizzazione di un corso di filosofia»…
…come se la teologia e la filosofia fossero due rette parallele che  mai si incontrano, e soprattutto come se l’UCL non fosse un’università  cattolica!
Deplorevole dal punto di vista intellettuale, questo atteggiamento  rappresenta una penosa presa in giro deontologica che consiste nel  dire: noi vescovi purtroppo non possiamo sostenere il Sig. Mercier  perché lui non insegna teologia … appoggiamo invece le autorità  dell’UCL perché loro lo condannano in nome della filosofia!
Il “Comitato Organizzatore” dell’Università Cattolica di Lovanio vuole  forse lavarsi le mani, come Ponzio Pilato, nel nome di un “fideismo”  ripugnante?
Sono domande che meritano una risposta, soprattutto da parte di chi  guida delle Diocesi. Noi, comunque, continueremo a vigilare sulla  situazione e a sostenere il prof. Mercier che adesso dovrà cercarsi un  nuovo lavoro.
Infine ma non meno importate,  http://email.gen-vogliovivere.it/c/eJxdUMtuhDAM_Bq4GeWBCBxy2O1qj_2HQBywCg7NRlDt1zeot0qWPBqNRzOerNTJjH3trXOyw5qsEtKIVirZyYKabmiFaXpplGiMvt8_jLlVrZiR4YjzSvGgAxM2lOvFilboDk3QPgzOaSWF6FTb9173vhuUqTerBq2E0fVql5z3St8q9SxznmdTPDG5N0XGf9ZFQOzxp9mXvWCOmd6EF5txK6uENUBw4GsqRxCS4ymGyAQeVxhxnSmCG0fHPrLjCLTCnmKADdNEmK4M-hkTzcRY6cfjE-hrWSEcSDDuy3edrEvTy3GpThyIKcercrZ_z_oF1Gdn0A approfitto dell’occasione per domandare una tua offerta affinché Generazione Voglio Vivere possa continuare le sue attività in totale libertà e  indipendenza.
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Cordialmente,
Samuele Maniscalco
Responsabile Campagna Generazione Voglio Vivere
Generazione Voglio Vivere

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