ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 1 aprile 2017

Teologo da «gabinetto»

Il Grillo [Andrea] parlante e l’«auto da fé»




Davanti a un tale pozzo di scienza impallidiscono Tommaso d’Aquino, e i cardinali Müller e Caffarra
In questi giorni siamo investiti da una bufera simile alla invasione delle cavallette, pardon, di Grillo (l’Andrea, non il comico improvvisatosi politico dalle mani «che più pulite non si può») colui che, pensandosi teologo accreditato per la difesa d’ufficio del magistero di Papa Francesco, si permette di dare schiaffoni misericordiosi a chi non la pensa come lui.
E si presenta, come già in occasione del Convegno ecclesiale di Firenze, da un lato col suo bagaglio teologico da «gabinetto», avendo indicato la toilette come uno dei luoghi della comunione e dall’altro con la sua combattiva lettura dell’Esortazione Amoris laetitia, mostrando con tenacia quali sono in realtà i nemici da distruggere e gli amici da seguire.
Andiamo con ordine.
1. Vediamo intanto come il Nostro liquidi con una battuta l’insegnamento teologico di san Tommaso d’Aquino: «Proviamo a considerare brevemente tre “luoghi domestici” nei quali i tempi e le azioni si intrecciano e si fondono diventando “cultura del sé” e quindi anche “attenzione all’altro”. Passiamoli brevemente in rassegna come una sorta di “topologia del trasfigurare”. Noterà immediatamente, il lettore, che i “tre luoghi” non hanno tutti la medesima tradizione. La Chiesa ha parlato molto di sé e di Dio con il linguaggio della tavola e del talamo. Molto più recente è la tradizione della “toilette”, che manca di una “fortuna critica”. Ma non sono poche le sorprese che anche questo “luogo domestico” può riservare. Neanche Tommaso lo aveva dimenticato, sia pure in una lettura diversa, con la quale si può anche dissentire: “inter naturales actus sola generatio ad bonum commune ordinatur: nam comestio, et aliarum superfluitatum emissio, ad individuum pertinent” (Contra Gentiles, III, 123). Potremmo dire che “talamo” equivale a “generatio”, “tavola” a “comestio” e “toilette” a “emissio”. Che comestio ed emissio riguardino semplicemente l’individuo appare una affermazione discutibile. Cerco di mostrare come anche al “mangiare” e al “liberarsi del superfluo” corrispondano esperienze preziose di comunione.»
Insomma, il Nostro si troverebbe bene in compagnia con l’autore di questo simpatico blog: «Ho quasi 65 anni e la pipì contro un cespuglio, un albero ecc. l'ho fatta migliaia di volte, anzi da bambino anche in gruppo: “Chi non piscia in compagnia o è un ladro o è una spia!”» Così la comunione è proprio assicurata!
2. Ed ecco ora come il Nostro abbia da prendere le distanze dal Prefetto della Dottrina della Fede che, da autentico sprovveduto, parla di testi che non ha neppure letto. Così infatti si esprime, in un articolo dall’eloquente titolo «Ma il card. Mueller ha letto “Amoris Laetitia”?»: «Mi pongo, infine, alcune domande: perché il Prefetto non legge con la dovuta attenzione i documenti del papa? E perché sposa superficialmente le tesi di cardinali che non vogliono applicare AL, mentre critica apertamente quei Vescovi che si sono messi dentro un serio percorso di recezione del documento? Anche su questo Mueller sembra ignorare che è AL stessa (nn.2-3) a chiedere ciò che il Prefetto censura: infatti un processo di recezione sinodale non è una infrazione al centralismo ecclesiale, ma il rimedio alla sua patologia.»
3. Infine vediamo come il Nostro, in compagnia con il numeroso stuolo di cosiddetti teologi che hanno messo in discussione la competenza del Magistero sulle questioni morali («La storia della protesta dei teologi italiani, contro la involuzione del magistero, alla fine degli anni 80» egli così la chiama) abbia liquidato la teologia del Card. Caffarra definendola “Una teologia intollerante e sorprendentemente semplificatrice”.
Come leggiamo nel suo articolo: «Vorrei citare solo alcune delle parole di Haering di allora. Egli inizia dall’“impressionante terremoto provocato nella Chiesa da un monsignore”. Questo monsignore è Carlo Caffarra, la cui “teologia è intollerante e sorprendentemente semplificatrice”. Periculum latet in generalibus. E la impostazione “teoretica” di Caffarra introduce un massimalismo strutturale nella analisi etica e impedisce qualsiasi forma di “convenienza”, di “epikeia”, di “discernimento”. Con una intelligenza dell’etico puramente formale e fredda, egli risolve drasticamente – disumanamente – tutte le questioni di etica sessuale e matrimoniale… I dubbi espressi da Mons. Caffarra contro AL sono in realtà la fine di un mondo. Forse la fine di un incubo. Sicuramente la fine di un delirio

Chi potrà salvarsi da questo terribile «auto da fè» dove san Tommaso, e poi il Prefetto della Congregazione della Dottrina della Fede, Card. Müller ed infine il Card. Caffarra, «che tanto ha influenzato soprattutto il lavoro dell’Istituto Giovanni Paolo II» vengono indicati come sostanzialmente teologi superati, imprecisi, incompetenti ma soprattutto intolleranti?

Speriamo in una nuova bufera dello Spirito che «con una risata» seppellisca questo presuntuoso e non misericordioso inquisitore dei tempi moderni, della Chiesa dialogante, che non si rende neppure conto di essere ridicolo nel suo zelo di «leccacalze»!
E che anche nella sua prossima tournée nella Diocesi di San Marino possa incontrare chi gli dice il fatto suo!
Autore: Mangiarotti, Don Gabriele
Fonte: CulturaCattolica.it