ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

mercoledì 10 maggio 2017

«Ciao, Gesù»

Chiesa come la luna, riflesso del bagliore di un Altro
«T’hanno staccato da tutti i muri, povero Gesù mio». La frase di Renato Zero, detta durante il programma Amici di Maria De Filippi, su Canale 5, da giorni sta facendo il giro del web. Nel corso di un’intervista la conduttrice ha tirato fuori da un baule oggetti appartenenti al suo ospite e decisivi per la sua vita, tra cui un rosario con un grande crocifisso, ed è stato a questo punto che il cantante ha pronuciato la frase in apertura. Per poi aggiungere: «Questa non è soltanto un’icona. A me m’ha dato tanto Gesù, soprattutto Gesù più che Dio, perché Gesù era un uomo, era vulnerabile. Dio è molto in alto, molto irraggiungibile, ma Lui è venuto, pensate, fino a qui. Ricordatelo ogni tanto come faccio io nelle mie canzoni».

Poi ha mandato un bacio alla croce e ha concluso: «Ciao, Gesù». Senza nulla togliere ai sentimenti religiosi dell’eccentrico e provocatorio personaggio, e pur apprezzando il suo coraggio nel manifestare in diretta tv davanti a milioni di spettatori la sua fede un po’ naïf, ancora una volta emerge come tanti, compresi vip come Renato Zero, si dichiarano credenti ma fanno fatica a cogliere il vincolo di comunione tra Dio e Gesù, tra il Padre e il Figlio, ignorando il mistero trinitario. Ma soprattutto evitano del tutto di citare e considerare la Chiesa, presenza viva di Cristo nella storia attraverso l’azione dello Spirito.
In realtà «non si può amare Cristo se non si ama la Chiesa». Invocare «Cristo sì, Chiesa no» è una «tentazione» che «ci allontanerebbe dal solco della divino-umanità di Gesù e trasformerebbe l’adesione a Lui in un’esperienza puramente spirituale». Lo sostiene monsignor Massimo Camisasca, vescovo di Reggio Emilia-Guastalla, nelle prime pagine del suo libro La straniera. Meditazioni sulla Chiesa (San Paolo, € 14). Il titolo nasce da un’affermazione del poeta T.S. Eliot, che nei Cori da “La Rocca” presenta una Chiesa divenuta una sconosciuta per l’uomo contemporaneo, appunto «una Straniera».
Il quadro sconfortante di una società ormai scristianizzata, delineato da quest’opera profetica, è del 1934, ma è di sorprendente attualità. C’è sempre meno spazio oggi per la Chiesa, quasi scomparsa dagli schermi radar, salvo parlarne in termini politici o scandalistici, al più come soggetto impegnato nel sociale, senza coglierne l’essenza, il fatto cioè di essere “corpo di Cristo”. L’agile volume di Camisasca, ricco di riferimenti biblici e magisteriali, intende rimettere le cose a posto, restituendo alla Chiesa una corretta collocazione e il suo significato profondo, senza lasciarsi condizionare dai suoi limiti.
«Tutti i peccati degli uomini di Chiesa, che allontanano certamente molte persone scandalizzate», scrive il vescovo di Reggio Emilia, «non hanno però il potere di spegnere la sua presenza nella terra e nei cuori», perché «la Chiesa è la continuità nel tempo dell’umanità di Gesù attraverso la carne di noi peccatori». Perciò, con definizione efficace, «la Chiesa è il mondo che si converte a Cristo». Ha inizio a Betlemme. Anzi, prima ancora nasce nel momento dell’annuncio a Maria, dell’Incarnazione, da quel “sì” che è la risposta dell’uomo a Dio che chiama; si manifesta poi nella convivenza di Cristo con gli apostoli, la sua morte e resurrezione, la sua promessa di essere sempre con noi. E accade ora, attimo dopo attimo. «La Chiesa scende dal cielo istante per istante, come un fiume di grazia che interpella e provoca la libertà dell’uomo».
Con la Chiesa, corpo mistico di Cristo, Dio ha scelto un metodo preciso. Cioè comunicarsi agli uomini attraverso gli uomini, anzi, «attraverso un popolo che Egli ha scelto e radunato» e di cui possono «far parte tutti i popoli». Precisa Camisasca: «Un nuovo modo di vivere nel mondo era entrato nella storia, un ideale concreto a cui avebbero guardato milioni di persone nei duemila anni successivi». E qual è il compito della Chiesa? «Predicare e guarire». Il cammino non è facile, non è una passeggiata, non prevede agi e applausi, ma il martirio e il sangue, perché «immense sono le forze che si ribellano e non vogliono che gli uomini siano guariti», cioè scoprano la propria verità. «Sono le forze di Satana e di coloro che costituiscono la sua corte».
Quali i pericoli da cui guardarsi? L’autoesclusione dalla storia, che riduce la fede a «una apertura del cuore, un’accoglienza attenta dell’altro e nulla più», e l’attivismo, che si traduce in affanno e preoccupazione. Suggestive le parole finali del libro: «La Chiesa, come la luna, è chiamata ad essere il semplice riflesso del bagliore di un Altro».

di Vincenzo Sansonetti
10-05-2017
Centenario Fatima, il vescovo consacra la Diocesi
 Un atto pubblico di fede per corrispondere alla richiesta della Vergine a Fatima. Il vescovo di Reggio Emilia, Camisasca, consacrerà la Diocesi al Cuore Immacolato di Maria nell'anniversario del centenario. "Nella gente trovo paura, ma Dio ci prova per far nascere nuovi germogli".

In occasione del centenario delle apparizioni della Madonna di Fatima, il vescovo della diocesi di Reggio Emilia ha proclamato un solenne atto ci consacrazione al Cuore Immacolato di Maria. Si tratta di un'iniziativa unica nel suo genere, e per certi versi coraggiosa vista la ritrosia con la quale un'ampia parte di certa intellighentia cattolica ha liquidato in questi ultimi decenni la devozione mariana. Il vescovo Massimo Camisasca ci pensava da tempo: vivere il 13 maggio non come un semplice anniversario sul calendario, ma come un rispondere ad una richiesta che la Vergine aveva espresso a Cova da Iria per il mondo intero e la Russia in particolare. 
"Fin dall'inizio del 2017 ho espresso il vivo desiderio di consacrare la nostra Diocesi e la nostra terra al Cuore Immacolato di Maria" ha scritto Camisasca nella bolla d'indizione del "giubileo" fatimita ripetendo così le parole espresse nel 1959 dal vescovo di Reggio Beniamino Socche, che al termine della Peregrinatio Mariae in terra reggiana, consacrò la diocesi al Cuore Immacolato.
E in processione, sabato 13 maggio, per le vie di Reggio Emilia sarà proprio una copia di quella statua, portata a spalla dalle confraternite locali. A testimoniare l'importanza di questo atto di consacrazione, che va ben oltre la semplice devozione, Camisasca vuole davvero tutta la diocesi: "Vescovo, sacerdoti, diaconi, religiosi, religiose, consacrati, fedeli, Case della Carità, aggregazioni laicali e movimenti, ammalati e volontari dell’Unitalsi e del Cvs, membri dei gruppi di preghiera, in Piazza Duomo, davanti alla Chiesa madre di tutti i fedeli reggiano-guastallesi, pronuncerò l’Atto di affidamento a Maria, concluso dal canto dei fedeli e dal suono delle campane, invocando insieme per l’intercessione materna della Vergine la pace sul mondo intero".
Ma che cosa significa un atto di consacrazione? E perchè il vescovo ha preso questa decisione così importante? E che cosa significa, dunque perché è ancora decisiva, l'esperienza di Fatima nel mondo di oggi tanto da apparire a noi come un crocevia decisivo e profetico? La Nuova BQ lo ha chiesto proprio a Camisasca in questa intervista. 
L'atto di consacrazione è una manifestazione pubblica di fede che però nel corso degli ultimi 50 anni ha faticato ad "imporsi". Perché ha deciso come vescovo di celebrare i 100 anni delle apparizioni non un atto di culto pubblico? 
Mi sembra fondamentale che in un’epoca in cui la fede tende a ridursi a un atto privato, a un rapporto dell’individuo con Dio, essa possa mostrare il suo volto pubblico: la fede, per sua natura, è chiamata a trasformare la mente e il cuore delle persone, e perciò i loro rapporti e il volto della società. L’espressione forse più alta della valenza pubblica della fede si rivela proprio in quanto è nato dai richiami di Fatima: senza la conversione dei cuori, non vi sarà la fine delle guerre. Questo continuamente la Madonna ripete fino a oggi. Al suo richiamo fa eco il magistero dei Papi, da Pio XII a Francesco.
Ritiene che questa sia una richiesta della Madonna ancora valida o proprio oggi ancor più valida?
La richiesta della Madonna è più valida che mai. Consacrare se stessi, la Chiesa, il mondo, al cuore immacolato di Maria, vuol dire vedere in Maria, nel suo amore purissimo, tutto teso soltanto al bene dei suoi figli, una forza potente di intercessione presso Dio. Vuol dire chiedere la grazia della conversione e della vittoria contro Satana e contro tutte le forze del male che egli scatena nei confronti del regno di Dio.
Si tratta di un atto di devozione e basta o si inserisce invece in una dimensione ecclesiologica precisa?
Si tratta di un’ecclesiologia ben precisa, tra l’altro raccolta nella Lumen Gentium, che vede in Maria la madre della Chiesa. Essa sostiene la generazione del Verbo e lotta perché il corpo di Cristo sia difeso nella battaglia quotidiana contro chi vorrebbe eliminarlo. È anche la visione di Maria e della Chiesa che troviamo nel capitolo XII dell’Apocalisse.
Alla luce dell'atto di affidamento qual è il ruolo entro il quale un cristiano deve inserire la Madonna? Spesso anche in ambito cattolico si fa largo la tesi, tipicamente protestante, che il culto a Maria non sia lecito o che comunque non sia salvifico. Che cosa risponderebbe?
Maria è una delle strade fondamentali per comprendere chi sia il fedele nella sequela di Cristo. Ma anche colei che avendo generato Gesù di Nazaret nella sua umanità divina, ci aiuta a entrare nell’umanità di Gesù, che è la porta fondamentale per scorgere la sua divinità.
Lei ha mai conosciuto suor Lucia? E' stato a Fatima? Se sì quali ricordi ha di queste esperienze?
Non ho mai conosciuto suor Lucia personalmente, anche se sono stato tentato più volte di andarla a incontrare. Mi ha sempre trattenuto un senso di rispetto, forse esagerato, per la sua persona. Sono stato molte volte a Fatima, un luogo che conserva ancora oggi il clima di una periferia nascosta dell’Europa, il clima del silenzio e del mistero, del sacrificio e dell’offerta. Forse tutto ciò è accentuato dalle tombe dei tre veggenti, così semplici e familiari, e dalla corona di Maria in cui è incastonato il proiettile che ferì san Giovanni Paolo II.
Che cosa pensa del dibattito in corso nel mondo cattolico sul terzo segreto. E' davvero stato rivelato tutto o è possibile che alcune parti del terzo segreto, forse di difficile comprensione, siano state tenute segrete?
Non so assolutamente nulla a questo riguardo. Penso che la sostanza del segreto sia stata rivelata.
Quali risvolti può avere oggi il messaggio di Fatima alla luce delle dichiarazioni di Benedetto XVI nel 2007 sull'aereo di ritorno dal Lisbona?
Penso che le parole di papa Benedetto siano ancora attuali. La Chiesa ha bisogno permanentemente di riscoprire il suo volto in quello di Cristo, la sua missione in quella del Salvatore e di abbandonare tutto ciò che intralcia questa missione.
Il cardinal Caffarra ha sempre ricordato l'episodio dell'incontro con suor Lucia e posto l'accento sull'attacco alla famiglia. Che cosa possono dire a noi quelle parole?
Certamente la grave crisi della realtà della famiglia, che ha molte cause, è accentuata dall’attacco ideologico rivolto contro di essa da tutte quelle forze che preferiscono che l’uomo sia solo, per poter essere meglio soggiogato dai poteri mondiali che governano la nostra società capitalista.
La devozione a Fatima si inserisce nel solco delle devozioni mariane. A questo proposito che cosa succede a Civitavechia? Lei ha fatto la prefazione di un libro di monsignor Grillo. In che modo Civitavecchia è collegata Fatima?
Non so rispondere a questa domanda. Sono stato in quella casa a pregare. So che ci è stato anche Giovanni Paolo II. Lascio che sia la Chiesa a dire un parere definitivo.
Il terzo segreto di Fatima ci parla di una condizione di grave sofferenze per la Chiesa. Oltre alle persecuzioni e alla grave crisi morale di certi uomini di Chiesa, come nel caso della pedofilia, ci sono anche elementi per pensare a un messaggio che investa il rischio di apostasia della Chiesa? 
Credo profondamente alle parole di Gesù: non prebalebunt, non prevarranno (cfr. Mt 16,18). Se la condizione di vita della Chiesa è una condizione di lotta, come è la condizione di vita del cristiano, essa sa che è Cristo stesso al timone della sua nave. I segni della fede, della speranza e della carità sono molto presenti nella vita della Chiesa di oggi, attraverso i santi e i martiri più numerosi che nelle altre epoche della storia.
Che cosa significa alla luce del messaggio di Fatima leggere la storia e il presente secondo una logica profetica? Stiamo attraversando tempi profetici?
Il grande profeta è stato Gesù. Maria, con le sue apparizioni, ci invita continuamente a guardare e ascoltare la profezia che è suo Figlio. Ci invita alla preghiera, all’ascolto di Dio, alla penitenza, alla gioia.
Perché ci rivolgiamo a Fatima pensando che alla fine il Cuore immacolato trionferà? E' una consolazione che però ci spaventa. Significa che siamo spaventati perché la situazione nella Chiesa non va come dovrebbe? La fede è in calo in Occidente, le chiese chiudono, il mondo è sempre più scristianizzato e nemico della fede. Che cosa dovremmo fare noi per favorire questo trionfo?
Durante la mia visita pastorale trovo molti accenti di paura nelle persone. Invito tutti, senza un ottimismo vuoto, ma con realismo cristiano, a guardare con fiducia ciò che ci attende. Dio molte volte ha provato il suo popolo, ma, quando esso ha ascoltato il suo richiamo alla conversione, tanti nuovi germogli hanno segnato una nuova nascita, una nuova epoca.
di Andrea Zambrano10-05-2017