ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

domenica 7 maggio 2017

La buona strada


Fatima. Il rinnegamento degli inganni della modernità...
A Fatima la Madonna propone una via di conversione radicale che si presenta come conversione dal naturalismo alla Fede soprannaturale, dal primato dell’immanenza al primato della trascendenza, dal primato dell’uomo al primato di Dio.

Se l’evangelico messaggio di Fatima è un nutrito e santificante programma di spiritualità cattolica, indica anche con estrema chiarezza che l’umanità deve preparare la strada a questo programma di santità offerto dagli appelli della Madonna e dell’Angelo della Pace (“pars construens”) applicando un rimedio previo necessario (“pars destruens”) se si vuole intraprendere la strada di un’autentica conversione di vita. Questo rimedio previo ha tutto il valore di una predisposizione imprescindibile ed è la necessità di rifiutare, di rinnegare gli inganni della modernità ritornando ad una concezione della vita sacrale, alla stregua di quella che caratterizzò la Civiltà cristiana del Medioevo.
Infatti «a Fatima la Madonna ha fatto una lettura decisamente negativa della modernità [...]. Dare ascolto alle parole della Madonna di Fatima significa [...] rigettare la mentalità che è alla base degli aspetti rivoluzionari del mondo moderno; vuol dire intraprendere un cammino di conversione, nel senso proprio della parola, cioè un tornare indietro salvo poi riprendere la buona strada laddove si era lasciata. E la buona strada non è altra che quella della Civiltà cristiana, che si tratterebbe dunque di restaurare» (1).
È una riflessione, questa, non priva di una sua verità e coerenza. Dando, infatti, uno sguardo complessivo al messaggio di Fatima appare evidente che la Madonna propone la via di una conversione radicale che si presenta come conversione dal naturalismo alla Fede soprannaturale, dal primato dell’immanenza al primato della trascendenza, dal primato dell’uomo al primato di Dio. Sono proprio queste, di fatto, le tendenze fondamentali con cui la plurisecolare Rivoluzione ha operato lo smantellamento – al presente davvero totale – di ogni principio di fede e di giustizia soprannaturali che, a lungo andare, hanno portato anche al rinnegamento dei valori naturali fondamentali perché essi, orfani e privati del loro fondamento in Dio, hanno finito per perdere il senso ultimo, hanno smarrito la loro stessa identità e di conseguenza il diritto di cittadinanza nella terra degli uomini.
Il messaggio di Fatima, in questo senso, si presenta come un autentico “dizionario del soprannaturale” in cui la Madonna non fa altro che ribadire, in ogni sua parola, la “cifra del soprannaturale”, dimensione costitutiva del Cristianesimo stesso e del tutto dimenticata nei nostri tempi, dimenticanza che significa e comporta la corruzione del sano spirito cattolico.
Mi sembra una prospettiva molto importante, che trova piena conferma nel contenuto del messaggio che la Madonna ha annunciato alla Cova da Iria.
In verità, prima di Lei è l’Angelo della Pace e del Portogallo che introduce la “cifra del soprannaturale” in tutto il suo vigore. Già nella prima apparizione, dopo una rapida autopresentazione, insegna ai Pastorelli la nota preghiera: «Mio Dio, io credo, adoro, spero e Vi amo. Vi domando perdono per quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano».
“Dio!”, l’Angelo replica a tutti coloro che dicono invece: “Uomo!”. Insomma, le apparizioni di Fatima iniziano all’insegna di “Dio trascendente”, messaggio rivolto ad un mondo che già era impregnato del veleno dell’ateismo e dell’agnosticismo e che sempre più chiaramente e drasticamente intraprendeva la via dell’autodeterminazione di sé nel rifiuto di Dio, strutturandosi “etsi Deus non daretur” – come se Dio non esistesse. Questo errore razionalista, naturalista, materialista, viene stigmatizzato dal Cielo che lancia il suo monito.
«Credo, adoro, spero e Vi amo»: è il testamento spirituale dell’Angelo al mondo. La vita dell’uomo, per rispondere alla sua vocazione eterna, non può che essere vita teologale, vita per Dio. Credere, adorare, sperare e amare Dio significa dare senso alla propria vita, centrare l’obiettivo, cogliere la radice ultima del proprio essere e della propria missione sulla terra e nell’aldilà. Non credere, non adorare, non sperare e non amare Dio significa, al contrario, perdere il “cardine esistenziale” primario: Dio.
Dio! Dobbiamo tornare a ripeterlo, anzi a gridarlo, è Dio che lo vuole, supplicando gli uomini a voler uscire fuori dal grande inganno dell’autoaffermazione e dell’autorealizzazione basate sull’“umanesimo integrale”: senza Dio l’uomo è “polvere e in polvere è destinato a ritornare” (cf. Gen 3,19), senza l’orizzonte della salvezza eterna. Il grande male del nostro tempo che più o meno oggi tutti colpisce, la “depressione”, è sintomatico del “coma diabetico” dell’umanità satura dell’ateismo e relativismo trionfanti nella nostra “società liquida”. Questa depressione, se proprio la si vuole chiamare col suo vero nome, andrebbe piuttosto definita “destrutturazione metafisica dell’uomo”, perché è la conseguenza implacabile dell’aver voltato le spalle a Dio e dell’essere ricaduti pesantemente nello stesso inganno dei Progenitori sedotti da satana: “Diverrete come Dio” se disobbedirete a Dio e disprezzerete la sua Volontà.
Anche la Madonna ha voluto lasciare, proprio nella sua prima apparizione, quella del 13 maggio, un contenuto dalla forte caratterizzazione soprannaturale. Ricorda, innanzitutto, l’esistenza del Paradiso («Sono dal Cielo»: sono le sue prime parole...) come meta della vita umana. «Sì, ci verrai» rispondeva poi a Lucia che le chiedeva se sarebbe andata in Paradiso, e poi la stessa garanzia la diede per i suoi due cuginetti e una sua amica.
Ricorda anche l’esistenza del Purgatorio come conseguenza della deflessione parziale da una vita cristiana pienamente spesa e vissuta nella fede e nelle opere sante e meritorie. «Rimarrà in Purgatorio fine alla fine del mondo», diceva la Madonna circa la condizione dell’anima di un’altra conoscente di Lucia da poco morta. È, ancora una volta, la luce escatologica, la dimensione eterna e trascendente che risplende nel messaggio di Fatima, nelle parole, semplici e dirette, della Vergine.
E questo non solo in quella programmatica prima apparizione di maggio. È il tenore di tutto il messaggio, che si impone costantemente dall’inizio alla fine. Ogni sillaba della Vergine si inquadra nell’“esosfera del soprannaturale”.
Non si può evitare un rapido accenno alla visione dell’inferno avuta dai tre Pastorelli durante l’apparizione di luglio. Potrebbe essere, probabilmente, l’indicazione più chiara del registro soprannaturale del messaggio di Fatima. Il fatto che la Vergine abbia dato più attenzione a questo tragico, eterno e irreversibile stato escatologico rispetto ad altre realtà cattoliche ha, pare, un significato profondo. È un avvertimento forte e chiaro, che per essere reso più immediato la Vergine ha voluto trasmettere attraverso una terrificante visione a cui assoggettò i piccoli Pastorelli, che ne rimasero sconvolti ma che produsse effetti eccellenti su di loro. Nell’intervista rilasciata a Padre Agustin Fuentes (26 dicembre 1957), Suor Lucia disse: «L’altra cosa che ha santificato i miei cugini fu la visione dell’inferno». Quella visione, così, anche se fu terribile e spaventosa fu “pedagogicamente” opportuna, a giudicare dalle conseguenze che ebbe sulla vita spirituale dei Veggenti. E questo è bene dirlo perché c’è chi osa accusare la Madonna di imprudenza, scandalizzandosi della sua iniziativa, così poco – dicono – rispettosa della sensibilità di fanciulli di un’età così tenera...
Lo stesso “dramma” dell’inferno determinò la missione specifica di Suor Lucia, come lei stessa spiegò ancora a Padre Fuentes: «È per questo, Padre, che la mia missione non è quella di indicare al mondo il castigo materiale che certamente lo attende, se non si converte per tempo alla preghiera e alla penitenza. No! La mia missione è di ricordare a ciascuno di noi il pericolo di perdere le nostre anime immortali, se ci ostineremo nel peccato». La salvezza delle “anime immortali” è seriamente compromessa! Questo è il dramma più grande, forse, di cui si fa portavoce la Vergine del Rosario di Fatima. Il pericolo della dannazione eterna di tante anime chiama in causa la generosità di tutti i battezzati, nel fare tutto il possibile per evitarla. E così Fatima è davvero come uno “spazzaneve” con cui Dio ha voluto rimuovere, dalla strada che conduce alla vita eterna, tutti gli inganni della cultura moderna che permeano il mondo e si infiltrano nella Chiesa.   

dal Numero 18 del 7 maggio 2017
di Rosario Amato


Nota
1) La grande luce di Fatima, Editoriale di Associazione Tradizione, Famiglia e Proprietà, ottobre 2016, su: www.atfp.it
Il Messaggio di Fatima come “via di santità”
dal Numero 18 del 7 maggio 2017
di Fra Pietro Pio M. Pedalino
A Fatima la divina Madre ha proposto un itinerario di santità semplice ma efficace: i piccoli Pastorelli correndo su questo sentiero sono divenuti grandi santi, e saranno i primi bambini canonizzati che hanno raggiunto la santità non per la via del martirio cruento, ma per la via dell’amore eroico a Dio e al prossimo, testimoniato con le “piccole” virtù.
Tra tutte, la prospettiva più diretta e utile che Fatima propone alla nostra attenzione è quella che si proietta verso la costruzione di un solido programma di vita spirituale. Il messaggio di Fatima non è una accozzaglia disomogenea di appelli, ma le richieste della Madonna si organizzano secondo una forma programmatica con una missione santificatrice. 
Il messaggio di Fatima è, in questo senso, una “via di santità”, un “itinerario di perfezione” per la Chiesa, un programma ottimale adattabile a tutte le categorie di fedeli per il loro avanzamento nella via di Dio: se esso da un lato propone un ripasso integrale della Fede cattolica nelle sue verità salienti, d’altra parte concerne anche l’applicazione vitale dei principi della Fede cristiana nella concreta vita pratica dei Cristiani. Si tratta di realtà ed atteggiamenti fondamentali, costitutivi della santità cristiana. Solo qualche rapido accenno.
È da notare, innanzitutto, che il Messaggio invita alla fede, alla speranza e alla carità, le virtù cosiddette teologali che sono le più importanti e preziose per la vita cristiana. Si pensi alle parole della prima preghiera insegnata dall’Angelo ai tre fanciulli: «Mio Dio, io credo, adoro, spero e Vi amo; Vi domando perdono per tutti quelli che non credono, non adorano, non sperano e non Vi amano». In questa prima preghiera l’Angelo fa pure riferimento all’adorazione da esibire al Dio Tre volte Santo. Suor Lucia, a proposito, insegna che «questo appello richiama la nostra attenzione sul Primo Comandamento di Dio: “Io sono il Signore Dio tuo, non avrai altro Dio all’infuori di Me”. L’adorazione si fonde con l’amore, la riconoscenza, la gratitudine che dobbiamo a Dio» (1).
Su questo quadruplice pilastro, si inseriscono i successivi richiami alla preghiera e alla penitenza. Spiccano le richieste alla recita quotidiana del Rosario e alla generosa e amorosa riparazione, da intendersi e praticarsi come “atto di giustizia vicaria” da offrire alla Santità e alla Maestà di Dio offese ed oltraggiate dai peccatori. Molto belli i commenti di Suor Lucia sull’appello alla preghiera. Da grande maestra di vita spirituale, spiega lucidamente: «Durante il compimento dei nostri doveri dobbiamo cercare di renderci conto della presenza di Dio: pensare che Dio e il nostro Angelo Custode sono accanto a noi e vedono ciò che facciamo e le intenzioni con le quali agiamo. Dobbiamo perciò santificare il nostro lavoro, il nostro riposo, il nostro nutrimento, le nostre divagazioni oneste, come se fossero un’orazione permanente. Sapendo che Dio è presente, ci basta ricordarlo e ogni tanto rivolgergli qualche parola sia d’amore – Ti amo Signore! –, sia di ringraziamento – Grazie Signore, per tutti i tuoi benefici! –, sia di supplica – Signore, aiutami ad esserti fedele! Perdona i miei peccati, le mie ingratitudini, le mie freddezze, le mie incomprensioni, le mie scivolate –, sia di lode – Ti benedico Signore, per la tua grandezza, per la tua bontà, per la tua sapienza, per il tuo potere, per la tua misericordia, per la tua giustizia, per il tuo amore» (2).
Per quanto riguarda la recita del Rosario, si ricordi che a Fatima Maria si è presentata quale “Regina del Santo Rosario”. La prima apparizione, avvenuta il 13 maggio 1917, si concludeva con l’invito: «Pregate ogni giorno il Rosario». Il 13 luglio chiedeva di nuovo: «Pregate ogni giorno il Rosario per la pace nel mondo e perché la guerra finisca». Durante l’ultima apparizione, infine, la Madre di Dio esortava tutti: «Sono la Regina del Santo Rosario. Continuate a pregare il Rosario!». Un appello la cui reiterazione ne dimostra l’importanza e l’urgenza. 
Secondo le parole della Vergine, Francesco sarebbe andato in Paradiso ma prima doveva «pregare molti Rosari»: il piccolo Veggente, per l’appunto, stava sempre con la corona in mano e questa benedetta corona lo portò in Cielo. E così è: il Rosario pregato bene porta in Paradiso...
Queste parole di Suor Lucia illuminano ulteriormente il valore inaudito della preghiera del Rosario: «Padre – diceva al Padre Agostino Fuentes – è urgente che ci rendiamo conto della terribile realtà. Non vogliamo riempire le anime di paura, ma solo è urgente un richiamo alla realtà. Da quando la Santa Vergine ha dato una così grande efficacia al Rosario, non esiste alcun problema materiale, spirituale, nazionale o internazionale che non si possa risolvere con il Santo Rosario e con i nostri sacrifici» (3).
Anche l’appello al sacrificio espiatorio è chiaro nel messaggio. Già l’Angelo della Pace, nella seconda apparizione, rivolse ai Pastorelli queste parole: «In tutto ciò in cui vi è possibile offrite a Dio un sacrificio in atto di riparazione per i peccati da cui è offeso e in atto di supplica per la conversione dei peccatori. In questo modo voi attirerete la pace [...]. Soprattutto accettate e sopportate con sottomissione le sofferenze che il Signore vi invierà». La Madonna prosegue sulla stessa linea. Sulle mortificazioni da fare, infatti, la Madonna a Fatima volle istruire a puntino i tre Pastorelli, Lucia, Francesco e Giacinta, insegnando loro maternamente a mortificarsi:
- anzitutto, compiendo sempre bene tutti i loro doveri quotidiani;
- poi, accettando ogni loro disturbo o malessere che Dio permette;
- infine, ricercando piccoli rinnegamenti e sacrifici volontari da offrire soprattutto per i peccatori.
Si tratta dei tre ambiti fondamentali dell’esercizio della penitenza-sacrificio (far bene i propri doveri di stato, la serena accettazione di tutto quanto di penoso possa mandare o permettere il buon Dio, la volontaria offerta di qualche piccola mortificazione) che corrispondono, in modo prospettico preciso, alle tre volontà di Dio fondamentali per l’uomo: 
- la volontà “significata”: quella scritta, manifesta nei Comandamenti, nei precetti della Chiesa, nei doveri di stato;
- la volontà “di beneplacito”: quella legata agli avvenimenti, infausti o penosi che si è costretti a sopportare. È la capacità di portare la propria croce senza lamentarsi, imparando a benedire Dio anche nella sventura, come il saggio Giobbe (cf. Gb 1,21).
- la volontà “ispirata”: quella che scaturisce dall’“ispirazione” che Dio suscita nelle anime generose di offrire qualche piccolo sacrificio e mortificazione per la propria santificazione e la salvezza delle anime, come ricordò la Madonna ai tre Pastorelli: «Pregate, pregate molto e fate dei sacrifici per i peccatori! Vi sono molte anime che vanno all’inferno perché non c’è nessuno che si sacrifichi e preghi per loro».
Fare queste tre volontà, soprattutto la prima e la seconda, significa farsi santi senza possibilità di fallire l’obiettivo, proprio per la corrispondenza con la massima penitenza, con il massimo sacrificio che comporta la loro osservanza. I tre piccoli Veggenti, a Fatima, sono stati testimoni eroici di come spendersi nel sacrificio (anche “vicario”) con una generosità che stupisce: stupisce quella loro prontezza nel dire di “sì” alla Madonna che chiedeva collaborazione tramite il loro sacrificio personale; stupisce quella “maturità nella fede” che li vede impegnati, nel loro piccolo, in una mediazione universale attraverso le loro preghiere, sacrifici e sofferenze a servizio della Mediatrice di tutte le grazie. In questo contesto, non è difficile cogliere il ruolo determinante della preghiera e del sacrificio. Queste possono, a detta del Messaggio, attirare la pace, ottenere la riparazione dei peccati (e questo significa anche allontanare e scongiurare i castighi), salvare molte anime dalla perdizione eterna.   

NOTE
1) Serva di Dio Lucia dos Santos, Gli appelli del messaggio di Fatima, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2001, p. 57.
2) Ivi, p. 83.
3) Riportata da C. Siccardi, Fatima e la Passione della Chiesa, Sugarco edizioni, Milano 2013, p. 211. In quella stessa intervista, Suor Lucia diceva anche, tra le tante altre cose degne di nota, che la Santa Vergine ha donato al mondo gli ultimi due rimedi dopo i quali non ve ne saranno più. Queste le testuali parole della Veggente: «La Madonna ci ha detto (ai miei cugini e a me) che Dio aveva deciso di dare al mondo gli ultimi due rimedi contro il male, che sono il Santo Rosario e la Devozione al Cuore Immacolato di Maria. Questi sono gli ultimi due rimedi possibili, il che significa che non ce ne saranno altri».
Tra la Madonna di Fatima e San Pio
dal Numero 18 del 7 maggio 2017
Rievochiamo il celebre miracolo che la Madonna di Fatima, pellegrina in Italia nel luglio del 1959, operò in favore di Padre Pio da tre mesi gravemente malato, restituendolo in piena salute ai suoi figli spirituali e alle sue attività di apostolato.

L’amore di Padre Pio per la Madonna fu immenso, teneramente filiale, e contrassegnò tutta la vita del Santo, dalla sua infanzia fino agli ultimi momenti della sua vita. Nell’agosto del 1959 la statua pellegrina di Fatima giunse a San Giovanni Rotondo, e fu un vero “evento” per Padre Pio, nel quale ancora una volta si manifestò la stretta unione che c’era tra la Madre divina e questo figlio prediletto.
Nel maggio del 1959 San Pio si ammalò di pleurite essudativa; le sue condizioni si aggravarono al punto tale da non poter più neanche celebrare la Santa Messa in chiesa, ma nella sua stanza. Dalla sua camera, per mezzo del microfono, ascoltava le funzioni che si tenevano in chiesa e dopo la funzione serotina rivolgeva ai fedeli un breve discorso, concludendo con la santa benedizione.
Il 1° e il 2 luglio dello stesso anno si svolgevano con grande solennità le celebrazioni per la consacrazione della nuova chiesa, con la presenza del Card. Tedeschini e di Mons. Carta, ma Padre Pio non poté essere presente, come racconta Padre Raffaele da Sant’Elia a Pianisi: «Il 1° luglio, dovendosi consacrare la nuova chiesa, [Padre Pio] volle col permesso del padre guardiano e per non essere di aggravio alla comunità, provare quella mattina ad andare a celebrare nella Casa Sollievo e vi andò; ma appena finita la Messa, debole come stava, gli vennero meno le forze, ebbe una specie di abbandono con capogiro, dovette fermarsi in clinica e mettersi a letto in una stanza riservatissima, dove restò per due giorni sempre assistito dai religiosi» (Cronistoria, ms II, 25 febbraio 1967). Queste erano le sue condizioni quando la statua della Madonna di Fatima arrivò pellegrina in Italia, visitando le principali città della Penisola. In via eccezionale venne portata anche a San Giovanni Rotondo, per la gioia di Padre Pio, dei suoi confratelli e dei suoi figli spirituali. Dalla cronistoria redatta da Padre Raffaele risulta che la statua fu collocata nella Chiesa di Santa Maria delle Grazie e che Padre Pio rimase nella sua stanza seguendo tutto nella preghiera. Il 6 agosto volle essere portato in sagrestia e «ai piedi della Madonna, abbassata fino al suo viso, commosso e con le lacrime agli occhi la bacia affettuosamente e mette un rosario da lui benedetto nelle sue mani; poi si riporta su perché stanco e per timore di qualche collasso... oltre tre mesi di malattia, di digiuno e di letto...
La Madonna si porta nella Casa Sollievo, dove fa il giro di tutti i reparti, ed infine sale sulla terrazza, essendo già pronto l’elicottero per la partenza. Padre Pio espresse il desiderio di volerla salutare ancora una volta prima di partire, e così, sempre sopra una sedia si porta nel coro della nuova chiesa, e si affaccia all’ultima finestra a destra di chi guarda la chiesa dal piazzale.
Ecco che tra gli evviva di una massa di popolo, l’elicottero si solleva; prima però di prendere la rotta designata, fa tre giri sul convento e chiesa per salutare Padre Pio. Egli al vedere l’elicottero che si muove con su la Madonna, tutto commosso, con fede e lacrimante, dice: “Madonna, Mamma mia, sei entrata in Italia e mi sono ammalato; ora te ne vai e mi lasci ancora malato”.
Detto questo, abbassa il capo, mentre un brivido lo scuote e pervade tutto. Padre Pio ha ricevuto la grazia, e si sente bene. Il giorno dopo vuol celebrare in chiesa, ma quasi tutti lo sconsigliano. Intanto la sera, provvidenzialmente, arriva il professor Gasbarrini, che lo visita minuziosamente, lo trova guarito clinicamente, e dice ai Padri presenti, tra i quali ero anch’io: “Padre Pio sta bene, e domani può celebrare liberamente in chiesa”.
Quale giubilo per noi e per il popolo tutto. In breve si diffuse la notizia che la Madonna di Fatima aveva ridonato la vita a Padre Pio; e da quel giorno egli riprese tutte le sue attività nell’apostolato: Messa e Confessioni come per il passato.
Ci fu qualche voce stonata che voleva negare il miracolo; ma egli diceva: “Lo so io se sono o no guarito, e se è stato un miracolo della Madonna; sono io che devo giudicare”. Tutte le volte poi che raccontava questo portento, non poteva arrivare in fondo che cominciava a piangere».
Padre Pio pur essendo malato volle condurre una Novena di preparazione per accogliere la Madonna, ed ogni sera, a partire dal 27 luglio fino al 5 agosto, dettò un pensiero mariano che servisse di preparazione all’evento. I vari pensieri mariani, trascritti e pubblicati, esprimono la sua entusiastica attesa e il desiderio di prepararsi e di preparare gli altri, soprattutto con la pratica delle virtù e con i propositi di una fervente vita cristiana. Nel primo giorno della Novena trasmise ai fedeli radunati in chiesa ad ascoltarlo, attraverso il microfono, questo pensiero di apertura: «Questa sera abbiamo cominciato la novena per la visita della Mamma celeste... Quindi prepariamo i nostri cuori, affinché possiamo riceverla meno indegnamente che sia possibile. E ciò che più gradisce la Mamma nostra è quello di rinnovare i nostri santi propositi, consacrarsi a Lei, obbedire alle leggi di Dio e del Figlio suo; ma, più che mai, l’amore, la carità fraterna fra noi e l’amore verso Dio».
È un piccolo programma di vita in poche battute, secondo lo stile di Padre Pio. Di certo può valere anche per noi, per ben celebrare il centenario di Fatima insieme a Padre Pio: obbedienza alla legge di Dio, soprattutto al precetto della carità verso Dio e verso i fratelli, e consacrazione a Maria, come Ella stessa ha chiesto proprio a Fatima!

di Suor M. Gabriella Iannelli, FI

100 anni di Fatima


Nelle prossime settimane pubblicheremo una serie di articoli del nostro Federico Catani, scritti dal 2016, riguardanti le apparizioni di Nostra Signora, la Beata Sempre Vergine Maria, a Fatima.


di Federico Catani

UNA MISSIONE PROFETICA ANCORA ATTUALE
  
Nell'omelia pronunciata a Fatima il 13 maggio 2010, Papa Benedetto XVI affermò: «Si illuderebbe chi pensasse che la missione profetica di Fatima sia conclusa» . Alcuni giorni prima, rispondendo alle domande dei giornalisti durante il volo per il Portogallo, aveva già detto che nei messaggi della Madonna alla Cova da Iria, « sono indicate realtà del futuro della Chiesa che man mano si sviluppano e si mostrano . Perciò è vero che oltre il momento indicato nella visione, si parla, si vede la necessità di una passione della Chiesa, che naturalmente si riflette nella persona del Papa, ma il Papa sta per la Chiesa e quindi sono sofferenze della Chiesa che si annunciano » .


Le apparizioni dell'Angelo della pace
In effetti, più il tempo passa e più la mariofania di Fatima sembra parlare ai giorni nostri. Particolarmente attuale è ad esempio il messaggio dato dall'Angelo della Pace e del Portogallo nel 1916, esattamente cento anni fa. Apparendo per tre volte ai tre pastorelli (Lucia dos Santos e i suoi cugini Francesco e Giacinta Marto), quasi a prepararli alla venuta della Madonna, il messo celeste li invita a pregare ed offrire penitenze e sacrifici a Dio per la conversione dei peccatori e l'espiazione delle loro colpe.
Mostratosi poi con il calice e l'Ostia santa, insegna ai tre fanciulli queste due preghiere: «Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo, vi chiedo perdono per coloro che non credono, non adorano, non sperano, e non vi amano» «Santissima Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo: vi adoro profondamente e vi offro il preziosissimo Corpo, Sangue, Anima e Divinità di Gesù Cristo, presente in tutti i tabernacoli della terra, in riparazione degli oltraggi, dei sacrilegi e delle indifferenze da cui Egli stesso è offeso. E per i meriti infiniti del suo Sacratissimo Cuore e del Cuore Immacolato di Maria, vi domando la conversione dei poveri peccatori» .

IL CUORE DELLA DEVOZIONE EUCARISTICA

In pratica, qui c'è il cuore della devozione eucaristica che ogni cattolico dovrebbe avere. Specie in un tempo, come il nostro, in cui la Santissima Eucaristia viene profanata in ogni modo: pensiamo ai sacrilegi eucaristici commessi dai satanisti, ma ancor di più, purtroppo, ai tentativi di far ricevere la Comunione ai pubblici peccatori, senza alcun pentimento, o al modo in cui viene trattata in certe liturgie, dove si è perso totalmente il senso del sacro, tanto che la gente ormai sembra ignorare che nell'Ostia santa c'è realmente e sostanzialmente Nostro Signore Gesù Cristo vivo e vero.
Ma venendo finalmente alle apparizioni di Fatima (dal 13 maggio al 13 ottobre 1917), i messaggi che la Madonna ha consegnato ai tre pastorelli sono ancora tutti da meditare in vista del centenario.

Sacrificio, penitenza e rinuncia
In tutti gli incontri, la Beata Vergine Maria esorta Lucia, Francesco e Giacinta a recitare il Santo Rosario ogni giorno e ad accettare con pazienza sofferenze e sacrifici per riparare le offese arrecate dagli uomini a Dio e per convertire i peccatori. In una società, come quella attuale, che non vuole sentir parlare di dolore e in un mondo cattolico in cui sembra non si conosca più il senso della sofferenza (si parla solo di gioia e di festa…), le parole della Madre di Dio indicano la strada per la santità: una strada che non può fare a meno del sacrificio, della penitenza, della rinuncia. «Pregate, pregate molto e fate dei sacrifici per i peccatori!– esorta la santissima Vergine - Vi sono molte anime che vanno all'inferno perché non c'è nessuno che si sacrifichi e preghi per loro» .
Il 13 luglio è la data dei celebri segreti di Fatima. È molto utile riportare per intero quanto detto dalla Madonna, riprendendo ciò che scrisse suor Lucia.


LE PAROLE DELLA VERGINE
La Beata Vergine Maria aprì le mani davanti ai tre pastorelli e «un riflesso [della luce] parve penetrare nella terra e vedemmo come un oceano di fuoco. Immersi in quel fuoco [vedevamo] i demoni e le anime [dannate]. [Queste] erano come bragia trasparente, nera o bronzea, e avevano forma umana. Erano come sospese in questo incendio, sollevate dalle fiamme che uscivano da loro stesse insieme a nubi di fumo. [E poi ] ricadevano da ogni parte, come le scintille nei grandi incendi, senza peso né equilibrio, in mezzo a grida e gemiti di dolore e di disperazione che facevano orrore e tremare di paura. (È alla vista di questo spettacolo che devo aver lanciato quel grido "Ahi" che si dice aver inteso da parte mia). I demoni si distinguevano [dalle anime dannate] per le forme orribili e ripugnanti di animali spaventosi e sconosciuti, ma trasparenti, come dei neri carboni trasformati in bragia. 
Questa visione non durò che un momento, grazie alla nostra buona Madre Celeste che nella prima apparizione ci aveva promesso di portarci in Cielo, senza di che credo che saremmo morti di spavento e di paura. Spaventati e come per chiedere soccorso abbiamo alzati gli occhi verso la Madonna che ci disse con bontà e tristezza: " Avete visto l'Inferno , dove vanno le anime dei poveri peccatori. Per salvarli Dio vuole stabilire nel mondo la devozione al mio Cuore Immacolato. Se si fa quello che vi dico molte anime si salveranno, ci sarà la pace. La guerra finirà . Ma se non si cessa di offendere Dio allora sotto il regno di Pio XI ne comincerà un'altra peggiore .
Quando vedrete una notte illuminata da una luce sconosciuta allora sappiate che è il grande segno che Dio vi dà che sta per punire il mondo dei suoi delitti per mezzo della guerra, della carestia e delle persecuzioni contro la Chiesa e il Santo Padre. 
Per impedirlo verrò a chiedere la conversione della Russia al mio Cuore Immacolato e la comunione riparatrice dei primi sabati del mese. Se si darà ascolto alle mie richieste allora la Russia si convertirà e ci sarà la pace, altrimenti la Russia diffonderà i suoi errori per tutto il mondo, provocando guerre e persecuzioni contro la Chiesa . I buoni saranno martirizzati, il Santo Padre dovrà soffrire molto, parecchie nazioni saranno annientate. Alla fine il mio Cuore Immacolato trionferà . Il Santo Padre mi consacrerà la Russia che si convertirà esarà concesso al mondo un certo periodo di pace . Nel Portogallo si conserverà sempre il dogma della fede, ecc.».

Suor Lucia ha poi scritto, a distanza di anni, quella che sarebbe la terza parte del segreto, resa nota dl Vaticano nel 2000. «Dopo le due parti che già ho esposto, abbiamo visto al lato sinistro di Nostra Signora un poco più in alto un Angelo con una spada di fuoco nella mano sinistra; scintillando emetteva fiamme chesembrava dovessero incendiare il mondo ; ma si spegnevano al contatto dello splendore che Nostra Signora emanava dalla sua mano destra verso di lui: l'Angelo indicando la terra con la mano destra, con voce forte disse: Penitenza, Penitenza, Penitenza!
E vedemmo in una luce immensa, che è Dio, ("qualcosa di simile a come si vedono le persone in uno specchio quando vi passano davanti") un vescovo vestito di bianco, ("abbiamo avuto il presentimento che fosse il Santo Padre") insieme a vescovi, sacerdoti, religiosi e religiose salire una montagna ripida, in cima alla quale c'era una grande Croce di tronchi grezzi come se fosse di sughero con la corteccia; il Santo Padre, prima di arrivarvi, attraversò una grande città mezza in rovina e mezzo tremulo, con passo vacillante, afflitto di dolore e di pena, pregava per le anime dei cadaveri che incontrava nel suo cammino; giunto alla cima del monte, prostrato in ginocchio ai piedi della grande Croce, venne ucciso da un gruppo di soldati che gli spararono vari colpi di arma da fuoco e frecce, e allo stesso modo morirono gli uni dopo gli altri i vescovi, sacerdoti, religiosi, religiose e varie persone secolari, uomini e donne di varie classi e posizioni. Sotto i due bracci della Croce c'erano due Angeli ognuno con un innaffiatoio di cristallo nella mano, nei quali raccoglievano il sangue dei Martiri e con esso irrigavano le anime che si avvicinavano a Dio ».

In queste parole, oltre ad un vero e proprio compendio del Cattolicesimo, c'è la confutazione di tutte le deviazioni dottrinali e morali oggi assai diffuse, anche tra alcuni uomini di Chiesa.
La Madonna, ad esempio, mostra l'inferno. Quindi la dannazione eterna esiste e molte anime subiscono questa sorte orribile. L'inferno pertanto è una realtà e purtroppo non è affatto vuoto. La misericordia di Dio non può essere scissa dalla sua divina giustizia: sono due facce della stessa medaglia . Dio ci ama sconfinatamente, ma proprio per questo non ha esitato a farsi uomo in Gesù Cristo e a sacrificarsi sulla croce per espiare il peccato dell'umanità. Il peccato esige sempre la giusta riparazione, perché offende Dio infinitamente. La Madonna a Fatima parla di castighi divini nel caso in cui gli uomini non si ravvedano: è un grande gesto d'amore. Dio infatti castiga e punisce per amore, per aiutare il peccatore a tornare sulla retta via . E la Madonna, che è Madre, avverte i suoi figli prima che si faccia sentire la giustizia divina. Chiunque può notare la differenza tra il linguaggio del Cielo, usato dalla Vergine stessa per volontà di Dio, ed il nuovo linguaggio oggi di moda in molti ambienti cattolici o sedicenti tali...

Il messaggio di Fatima è anche, si potrebbe dire, di tipo politico. Si parla di consacrazione della Russia e degli errori diffusi da questo Paese nel corso del XX secolo. Si fa riferimento, in pratica, all'orrore del comunismo e di tutto quello che da esso deriva, le cui conseguenze si vedono benissimo anche adesso . La Madonna vuole che uno Stato venga consacrato a Lei: non si può qui non ravvedere un chiaro riferimento alla regalità sociale di Cristo.

Chiede la devozione al suo Cuore Immacolato, oggi ancora poco praticata, nonostante tutto. E annuncia gravi castighi per la Chiesa e persecuzioni al Papa. La terza parte del segreto, ancora discussa, comunque la si pensi, lascia intendere che nella Chiesa, come denunciato pure da Benedetto XVI, c'è una grande crisi di fede. Il rimedio starebbe allora in una purificazione, le cui modalità e tempi non ci è dato conoscere, ma a quanto pare si potrebbe trattare di un bagno di sangue, con molti martiri. A risaltare nella visione è senza dubbio il ruolo e la centralità del Sommo Pontefice: è il Papa che deve consacrare la Russia e sempre lui deve soffrire più di altri.

Insomma, quello di Fatima è un messaggio di tragedia e di speranza allo stesso tempo . Perché la Madonna l'ha promesso: alla fine, dopo un salutare castigo, il suo Cuore Immacolato trionferà. E, secondo molti studiosi, sarà un trionfo non solo di Maria, ma anche della Chiesa e del Papato. Sarà la Civiltà Cristiana stessa ad essere restaurata.

Plinio Corrêa de Oliveira, già nel 1953 scriveva che l'elemento essenziale del messaggio di Fatima «consiste precisamente nell'aprire gli occhi degli uomini di fronte alla gravità della situazione, nel fornire loro una spiegazione alla luce dei piani della Provvidenza Divina, e nell'indicare i mezzi necessari per evitare la catastrofe» .

Il 13 ottobre 1917 le grandi apparizioni mariane si concludono con il miracolo del sole, visto da decine e decine di migliaia di persone, preannunciato mesi prima dalla Vergine stessa ai tre fanciulli. Evidentemente Dio ha voluto apporre in maniera solenne il suo sigillo su quanto avvenuto a Fatima: dalle profezie, alle promesse, fino agli avvertimenti terribili che la Madonna ha rivelato.
Benedetto XVI stesso ha lasciato intendere che le promesse di Fatima sono vicine ad avverarsi. Il 13 maggio 2010, nella Santa Messa celebrata alla Cova da Iria, concluse l'omelia con un augurio: «Possano questi sette anni che ci separano dal centenario delle Apparizioni affrettare il preannunciato trionfo del Cuore Immacolato di Maria a gloria della Santissima Trinità » . Noi, come apostoli di Fatima e figli devoti della Madonna, lavoriamo e preghiamo perché questo trionfo arrivi presto.


(Ass. Luci sull'Est - "Spunti", Maggio 2016)
http://www.campariedemaistre.com/2017/05/100-anni-di-fatima.html

“Consacreremo l’Asia centrale a Maria”. Intervista a Mons. Dell’Oro
dal Numero 18 del 7 maggio 2017 a cura di Carlo Codega

La Conferenza Episcopale dei Vescovi cattolici del Kazakistan ha deciso di commemorare le Apparizioni della Madonna di Fatima a Karaganda, una regione del Paese che è stata duramente provata dagli atroci crimini del regime comunista...


La Conferenza Episcopale dei Vescovi cattolici del Kazakistan ha deciso di commemorare le Apparizioni della Madonna di Fatima a Karaganda, una regione del Paese che è stata duramente provata dagli atroci crimini del regime comunista e divenuta centro di deportazione di tante persone di diverse nazionalità, specialmente cattolici.
In questo luogo sorge oggi uno dei più bei templi cattolici della nazione, quale luogo per il Culto e al tempo stesso monumento in onore delle vittime dei Lager sovietici, tra cui anche Martiri e santi Confessori. La Cattedrale è dedicata molto opportunamente alla Beata Vergine Maria di Fatima, cioè a Colei che, “Madre di tutti i Popoli”, aveva con anticipo denunciato “gli errori della Russia”.
Proprio attorno alla Madonna di Fatima nella sua Cattedrale si raduneranno tutti i fedeli assieme ai Sacerdoti e alle Religiose che prestano il loro servizio ecclesiale in Kazakistan; il Nunzio apostolico in Kazakistan Mons. Francis Assisi Chullikatt e il Nunzio apostolico in Russia Mons. Celestino Migliore, con tutti i Vescovi cattolici della Russia e del Kazakistan e gli Ordinari dell’Asia centrale.
Le iniziative di commemorazione dell’evento avranno inizio mercoledì 10 maggio, con un “Giorno di lavoro pastorale” dei Sacerdoti e delle Religiose con i propri Vescovi e Ordinari, e con un incontro con Sua Eminenza il Card. Paul Josef Cordes, invitato ufficialmente a titolo di inviato speciale di Papa Francesco.
Nei giorni seguenti (11 e 12 maggio) avrà luogo nella Cattedrale un Congresso mariano nel quale si succederanno i seguenti relatori con i rispettivi interventi:
- Padre Alejandro Burgos, parroco della Parrocchia “Santo Spirito”, diplomato all’Istituto pontificio orientale (San Pietroburgo): Gli avvenimenti di Fatima.
- Padre Zdislav Josef Kias OFM Conv., professore di teologia e Consultore capo della Congregazione per le Cause dei Santi (Roma): Significato delle Apparizioni di Fatima per la Chiesa e per il mondo.
- Vladyka ortodosso Ghennadiy, Vescovo di Kaskelen, Vicario della Diocesi di Astana, Rettore del Seminario di Almaty: Come l’esperienza cristiana ortodossa vive la devozione alla Madonna (preghiera, intercessione, icone, santuari, ecc.).
- S. E. Mons. Paolo Pezzi, Arcivescovo-Metropolita della Diocesi cattolica “Madre di Dio” di Mosca: Il rapporto con la Madonna non è solo una devozione, ma un metodo per vivere l’esperienza cristiana.
Le cerimonie di commemorazione culmineranno infine nella Consacrazione dell’Asia centrale al Cuore Immacolato e nella Santa Messa Solenne presieduta dal Card. Paul Josef Cordes nella mattinata del 13 maggio.
È in programma anche la Via Crucis a Spassk, dove in una enorme fossa comune sono sepolti circa 20.000 prigionieri di guerra di quasi 20 nazionalità diverse. E per le due serate sono previsti un “Concerto d’Organo in un contesto di meditazione e preghiera” e una Veglia di preghiera e processione mariana con l’icona e la statua della Madonna di Fatima.
Il principale promotore di questo importante evento è Sua Ecc.za Mons. Adelio dell’Oro, da due anni Vescovo della diocesi di Karaganda, il quale ha benevolmente acconsentito a rispondere alle nostre domande per spiegare ai lettori il significato e lo svolgimento di questa iniziativa così preziosa per il popolo del Kazakistan.
- Eccellenza Rev.ma, nel fervore di iniziative che costellano il centesimo anniversario delle apparizioni di Fatima abbiamo saputo che anche la Conferenza episcopale del Kazakistan ha organizzato un Congresso mariano. Può dirci qualcosa di più su questa iniziativa?
A Karaganda, dopo 9 anni di impegnativi lavori, il 9 settembre del 2012, è stata consacrata la nuova Cattedrale cattolica. Quella precedente, una chiesa molto semplice e, nello stesso tempo, che conserva ancora oggi il profumo della tradizione eroica dei Cattolici deportati, era stata costruita in un anno, con la partecipazione di tutti i fedeli di allora, dopo aver richiesto, testardamente ogni mese, il permesso alle autorità sovietiche. Finalmente il 19 marzo 1977 il permesso fu accordato e così i Cattolici poterono iniziare a celebrare legalmente la Santa Messa. Per questo (non è casuale la data del permesso) è stata dedicata a san Giuseppe, che certamente, come molti fedeli di allora ritennero, ne è stato attivo intercessore. La nuova Cattedrale “Madonna di Fatima – Madre di tutti i popoli” è l’unica, in tutti gli immensi territori dell’ex Unione sovietica, dedicata alla Beata Vergine Maria di Fatima. L’idea della sua costruzione appartiene al primo Vescovo cattolico del Kazakistan, Jan Pawel Lenga ed è stata realizzata anche grazie al grande impegno del Vescovo Athanasius Schneider, con il sostegno materiale di tanti amici e associazioni, tra cui quella fondata dalla signora Agnes Ritter in Austria: “Verein zum Aufbau der Kathedrale Mutter aller Nationen” (Associazione per la costruzione della Cattedrale della Madre di tutti i popoli).
Mons. Lenga ha desiderato che la nuova Cattedrale, in stile neogotico, avesse un aspetto esterno che offrisse la possibilità di “evangelizzare per mezzo della bellezza” e che dovesse diventare anche un Santuario in memoria delle vittime del “Karlag” (rete di lager nella regione di Karaganda), cioè un luogo di preghiera per espiare gli enormi ed atroci crimini del regime comunista. Per quest’ultimo motivo, la nuova Cattedrale è stata posta sotto la protezione della Madonna di Fatima, apparsa nel 1917 a tre Pastorelli portoghesi, promettendo loro, dopo una dolorosa prova di espiazione (la Seconda Guerra Mondiale), un periodo di pace per il mondo intero. Per questo la nostra Cattedrale è stata dedicata alla “Beata Vergine Maria di Fatima – Madre di tutte le Nazioni”, in quanto Karaganda è stata centro di deportazione di tante persone di molte nazionalità diverse e di tanti Cattolici. Ed è per tutte queste ragioni che la Conferenza Episcopale dei Vescovi cattolici del Kazakistan ha deciso di ricordare il centenario della prima apparizione della Madonna a Fatima, come del resto si farà in tutto il mondo, da noi in Kazakistan, proprio qui a Karaganda.
I festeggiamenti si apriranno con il raduno, attorno ai loro Vescovi, di tutti i Sacerdoti e le Suore del Kazakistan il 10 maggio. Ci sarà poi l’11 e il 12 il Congresso mariano, con quattro relazioni, una delle quali sarà tenuta dal Vescovo ortodosso Ghennadi, Vescovo ausiliare del Metropolita ortodosso del Kazakistan. Il culmine sarà sabato 13 maggio con la solenne Concelebrazione eucaristica, presieduta dal Cardinal Paul Josef Cordes, inviato speciale del Papa, e dei Vescovi cattolici della Russia, del Kazakistan e degli Ordinari dell’Asia Centrale.

- Il Congresso si concluderà con la consacrazione dell’Asia Centrale al Cuore Immacolato di Maria. Potrebbe spiegare in poche parole ai nostri lettori il senso della Consacrazione al Cuore Immacolato di Maria?
Questa Consacrazione è stata chiesta dalla Madonna a Lucia. Nel 1917 avvennero le sei grandi apparizioni. La più importante di queste è quella del 13 luglio, in cui la Madonna fece vedere l’inferno ai tre Pastorelli e rivelò i famosi tre Segreti. In quella occasione la Madonna disse: «Verrò a chiedere la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato e la Comunione riparatrice nei primi sabati». La Madonna adempì la sua promessa nel dicembre 1925, quando apparve a Suor Lucia per chiedere la Comunione riparatrice e di nuovo il 13 giugno 1929, per chiedere la Consacrazione della Russia: «È arrivato il momento in cui Dio chiede che il Santo Padre faccia, in unione con tutti i Vescovi del mondo, la consacrazione della Russia al mio Cuore Immacolato...». La Vergine Maria ci insegna che il valore della vita è la donazione di noi stessi e lo fa chiedendo la consacrazione al suo Cuore Immacolato e istituendo la pratica dei “cinque sabati del mese” e chiedendo inoltre la recita quotidiana dei tre misteri del Rosario. Maria ci insegna la via alla salvezza, dicendoci che il sacrificio senza amore non ha valore. Il sacrificio di Cristo è salvifico non perché patì, ma perché patì per amore nostro e in obbedienza al Padre. La via dell’offerta di sé è percorribile solo attingendo alla fonte della carità, virtù che si alimenta attraverso l’Eucaristia e la Confessione. L’amore è rappresentato dalla Passione di Cristo.
C’è chi lega il centenario di Fatima con la profezia di Papa Leone XIII, il quale vide il diavolo mentre domandava a Dio di tentare la Chiesa, ottenendo il permesso di farlo per cento anni. È singolare che la visione avvenga il 13 ottobre del 1884 e che, esattamente 33 anni dopo, il 13 ottobre del 1917, la Madonna appaia a Fatima chiedendo la recita quotidiana del Rosario e che due settimane dopo, il 25 ottobre del 1917, Lenin diede inizio alla rivoluzione con cui instaurò il regime comunista di cui Maria aveva parlato nel secondo Segreto ai Pastorelli: la Russia avrebbe diffuso i suoi errori, se il Papa non l’avesse consacrata al Cuore Immacolato di Maria alla presenza di tutti i Vescovi del mondo. Cosa che poi il Papa non riuscì a fare. E così, come scrisse Suor Lucia a san Giovanni Paolo II nel 1982, «dal momento che non abbiamo tenuto conto di questo appello del Messaggio, verifichiamo che esso si è compiuto, la Russia ha invaso il mondo con i suoi errori». Gli errori del comunismo sono l’ateismo e il materialismo oggi imperanti. Per salvarci, Dio manda la più grande nemica di satana, la creatura umana che con la sua umiltà ha superato, divenendone la Regina, le creature angeliche di cui Lucifero, il superbo, faceva parte. Colpisce che la salvezza di un’epoca quanto mai travagliata non venga direttamente da Gesù, ma da Lui tramite una donna, sua Madre. Papa Francesco ha ricordato la verità di questo detto: «Chi educa un uomo educa un individuo, chi educa una donna educa una nazione». Se la donna torna ad essere sposa umile e madre accogliente, allora anche l’uomo diventa se stesso. Ecco perché viene Maria.

- Dalla nostra visuale occidentale – che dovrebbe ben comprendere, dato che Lei è milanese di nascita – il centenario di Fatima è atteso con grande trepidazione perché solo l’intervento della Madonna sembra poter fermare quest’ondata satanica di scristianizzazione e decadimento della nostra società. Come si vive invece quest’attesa dal punto di vista del Cattolicesimo in Asia centrale?
Per tanti decenni, dopo la rivoluzione sovietica, soprattutto le nonne, nei Paesi dominati dal regime comunista, hanno eroicamente trasmesso alle giovani generazioni una fede viva, nella quasi totale assenza di Sacerdoti e perciò dei Sacramenti, ad eccezione del Battesimo che amministravano loro stesse. Dopo 25 anni dalla rovina del regime sovietico, il fossato tra la fede e la vita però rischia di allargarsi. Anche qui si è ormai largamente diffusa, attraverso la globalizzazione, una mentalità “relativista”, che è forse più pericolosa di quella atea. Perché allora, per i credenti, era chiaro da dove e da chi veniva il pericolo, ora non è più chiaro, perché oggi non si nega Dio con decisione, come a quei tempi, però, come ha ben sintetizzato Padre Cornelio Fabro, ora si dice: «Se Dio c’è, non c’entra». La fede, se la vuoi vivere nell’intimo della tua coscienza, te lo permettiamo, purché non c’entri con la vita, che invece deve essere guidata da criteri mondani. Per questo, anche in queste terre siamo chiamati a passare con più decisione dalla “convenzione” alla “convinzione”. Dobbiamo superare il rischio della rassegnazione, ritornando alla proposta del Vangelo, come realtà affascinante e attrattiva, perché un ragazzo o un giovane di oggi sia spinto ad accogliere la proposta di vita del Cristianesimo. Venti secoli di Cristianesimo, venti secoli di carità, venti secoli di Teologia, restano un albero morto e non possono far felice qui ed ora il mio cuore oggi, se non riaccade per me lo stupore di un nuovo inizio. Ma viviamo questo conservando viva la speranza, certi – è il titolo che abbiamo dato ai nostri festeggiamenti – di quello che la Madonna ha detto: «Il mio Cuore trionferà».

- Il Kazakistan è un giovane Paese post-comunista, come molti di quella parte del mondo. Conosciamo bene lo stretto legame tra le apparizioni di Fatima e il Comunismo: sicuramente la caduta del Comunismo può essere già vista come l’inizio del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria, ma è sotto gli occhi di tutti che il Comunismo ha lasciato strascichi pesanti che ancora ottenebrano il mondo. Cosa ci può dire della realtà del Kazakistan? Sono già visibili i segni del Trionfo del Cuore Immacolato?
In questi 25 anni, dopo l’indipendenza del 1991, i credenti di tutte le religioni sono potuti uscire dal sottosuolo e hanno potuto cominciare ad esprimere la loro fede apertamente. Anche noi Cattolici, come i musulmani e gli ortodossi, abbiamo potuto costruire tante chiese. Inoltre, sono giunti dall’Europa tanti Sacerdoti “fidei donum” e tante Suore. E questo è certamente un dono e un segno visibile del Trionfo del Cuore Immacolato di Maria. Ma ora occorre fare nostra la preziosa eredità di fede ricevuta, in caso contrario non saremo più capaci di trasmetterla alle giovani generazioni. Inoltre è accaduto un fenomeno del tutto lecito: la maggior parte dei Cattolici di nazionalità tedesca è tornata alla propria Patria primigenia. Anche i polacchi, è ora in atto un’azione molto decisa da parte del loro governo, sono tornati e, appunto, stanno tornando alla terra dei loro avi. La conseguenza è che tutte le chiese, costruite con profonda fede e grandi sacrifici, si vanno svuotando. Personalmente avverto questo come una provocazione del Signore a non vivere la Fede cristiana solo all’interno delle nostre chiese, ma ad aprirci e a testimoniarla, più che con le parole, con la vita, a tutti senza esclusione di alcuno.


- Quali sperate possano essere i frutti più evidenti e tangibili di questa Consacrazione in Kazakistan? Cosa chiedete in particolar modo alla Santissima Madre di Dio con questo pubblico omaggio?
Come ho appena accennato, ho l’ardire di aspettarmi la grazia di un rinnovamento della fede, di una fede che sia veramente il criterio che ci guidi in ogni aspetto della vita e in ogni ambiente in cui siamo chiamati a testimoniare la presenza di Gesù risorto. Mi sembra significativo che si sia realizzato il desiderio voluto dal Metropolita cattolico, l’Arcivescovo di Astana, Mons. Tomasz Peta, che ha fatto “scrivere” l’icona della Madonna di Fatima in Russia e che questa icona, per quasi due anni abbia pellegrinato e sostato per alcuni giorni in ogni Parrocchia cattolica del Kazakistan. Una visita capillare della Madonna in tutte le nostre comunità cattoliche, che avrà il suo culmine nella veglia e nella processione attorno alla Cattedrale, insieme alla statua della Madonna di Fatima, il venerdì 12 maggio, alla vigilia del centenario della prima apparizione in Portogallo.

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CENTENARIO DI FATIMA

In questo mese di maggio 2017 si celebrano i cento anni delle apparizioni di Maria Santissima a Fatima, un avvenimento giustamente definito "il più importante del secolo XX".

Per onorare questa ricorrenza, totustuus.it è lieta di offrire ai suoi utenti registrati il volumetto:

Antonio Borelli Machado

 Fatimamessaggio di tragedia o di speranza?

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Fatima, l'avvenimento più importante del secolo XX

Nella prima parte del secolo XX, cioè fino al 1914, la società umana presentava un aspetto brillante. Vi era un indiscutibile progresso in tutti i campi. La vita economica aveva raggiunto una prosperità senza precedenti. La vita sociale era facile e attraente. L'umanità sembrava avanzare verso l'età dell'oro.

Tuttavia alcuni sintomi gravi non erano intonati ai colori ridenti di questo quadro. Vi erano miserie materiali e morali. Ma pochi misuravano in tutta la loro portata la importanza di questi fatti. La grande maggioranza si aspettava che la scienza e il progresso risolvessero tutti i problemi.

La prima guerra mondiale venne a opporre una terribile smentita a queste prospettive. Le difficoltà si aggravarono incessantemente in tutti i sensi finché, nel 1939, sopravvenne la seconda guerra mondiale. E così arriviamo alla situazione attuale, in cui si può dire che non vi è sulla terra una sola nazione che non sia alle prese, in quasi tutti i campi, con crisi gravissime.

In altri termini, se analizziamo la vita interna di ogni nazione, notiamo in essa uno stato di agitazione, di disordine, di scatenamento di appetiti e di ambizioni, di sovvertimento di valori, che, se non è ancora anarchia aperta, in ogni caso avanza in questa direzione.

Nessun uomo di Stato contemporaneo ha ancora saputo presentare una soluzione che sbarri il passo a questo processo patologico di portata universale.

L'elemento essenziale dei messaggi della Madonna e dell'Angelo del Portogallo a Fatima, nell'anno 1917, consiste proprio nell'aprire gli occhi degli uomini sulla gravità di questa situazione, nell'insegnare loro la sua spiegazione alla luce dei piani della divina Provvidenza, e nell'indicare i mezzi necessari per evitare la catastrofe.

La Madre di Dio ci insegna la storia della nostra epoca e, ancora di più, il suo futuro. L'Impero Romano d'Occidente si chiuse con un cataclisma illuminato e analizzato dal genio di quel grande Dottore che fu sant'Agostino. Il tramonto del Medioevo fu previsto da un grande profeta, san Vincenzo Ferrer. La Rivoluzione francese, che segna la fine dell'Evo Moderno, fu prevista da un altro grande profeta nello stesso tempo grande Dottore, san Luigi Maria Grignion di Montfort.

L'Evo Contemporaneo, che sembra sul punto di chiudersi con una nuova crisi, ha un privilegio maggiore. A parlare agli uomini è venuta la Madonna. Sant'Agostino non poté fare altro che spiegare ai posteri le cause della tragedia di cui era spettatore. San Vincenzo Ferrer e san Luigi Maria Grignion di Montfort cercarono invano di allontanare la tempesta: gli uomini non li vollero ascoltare.

La Madonna, nello stesso tempo, spiega i motivi della crisi e indica il suo rimedio, profetizzando la catastrofe nel caso che gli uomini non la ascoltino.

Da tutti i punti di vista, per la natura del contenuto e per la dignità di chi le ha fatte, le rivelazioni di Fatima superano, quindi, tutto quanto la Provvidenza ha detto agli uomini nella imminenza delle grandi burrasche della storia.


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Per tutti questi motivi si può affermare categoricamente, e senza nessun timore di essere contraddetti, che le apparizioni della Madonna e dell'Angelo della Pace a Fatima costituiscono l'avvenimento più importante e più entusiasmante del secolo XX.