ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

lunedì 19 giugno 2017

A domanda (non solo ai dubia) non risponde..

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Giulia Bongiorno: “Il Papa scomunica mafiosi e corrotti? Perché non pedofili e omicidi?”


Sta facendo discutere la notizia che il Vaticano sta studiando la possibilità di scomunicare per corruzione e associazione mafiosa. Una sfida lanciata dal dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale qualche giorno fa e sulla quale si è gettato a capofitto monsignor Galantino. “I mafiosi e i corrotti quando travolgono tutto e tutti per raggiungere il loro obiettivo non appartengono alla Chiesa, ha detto il segretario generale della Conferenza Episcopale italiana, intervenendo a Bologna a “La Repubblica delle idee”.
Bongiorno: scomunica anche per pedofilia e femminicidio
E a raccogliere la sfida con idee molto diverse è l’avvocato Giulia Bongiorno, che in un’intervista a Il Messaggero spiega: “Corruzione e mafia reati abominevoli, ma la scomunica su cosa si basa – s’interroga il legale prima su Twitter -? Sulle sentenze definitive? Giustizia umana non è giustizia divina”, è la sua argomentazione. Dunque, al quotidiano capitolino esplica in maniera dettagliata  il suo pensiero: “Perché tanti dubbi? Il messaggio diffuso è ampiamente condivisibile, perché è contro l’ambiguità di chi vuole vivere due vite diverse, da cattolico e da mafioso o corrotto. La corruzione è un reato che pregiudica il principio sacrosanto del merito, e penalizza gli umili, quindi è giusto che la Chiesa li protegga”, spiega Giulia Bongiorno. «Il dubbio nasce sul fatto che il Papa focalizzi l’attenzione solo su questi due reati, pensando a un vademecum con delle regole che permetteranno di applicare la scomunica di volta in volta, o forse si farà un decreto. Perché – sottolinea la Bongiorno – allora non inserire anche la pedofilia e il femminicidio?”. 
Emanuela Orlandi, la famiglia chiede al Vaticano il dossier segreto

La famiglia Orlandi chiede di riaprire il caso e incontrare il segretario di Stato Parolin per conoscere «in che modo e da chi è stata seguita la vicenda»


Pietro Orlandi, fratello di Emanuela in Vaticano (Ansa)

Un’istanza di accesso agli atti per poter visionare i documenti conservati dalla segreteria di Stato. Una richiesta di audizione con il segretario Pietro Parolin per conoscere «in che modo e da chi è stata seguita la vicenda». Trentaquattro anni dopo la scomparsa di Emanuela Orlandi, la famiglia fa una mossa che potrebbe portare a risultati clamorosi. Perché per la prima volta nel documento che sarà depositato lunedì mattina presso la Santa Sede, si parla esplicitamente di un «dossier» custodito in Vaticano. 

La circostanza è emersa nel corso del processo Vatileaks ma è stata finora tenuta riservata. Eppure del carteggio, come si specifica nel ricorso, hanno parlato più fonti arrivando ad elencare la natura di alcuni scritti. L’ultimo mistero di una storia infinita. Per questo Pietro Orlandi, il fratello della quindicenne figlia di un commesso della Casa Pontificia sparita il 22 giugno 1983 che non ha mai smesso di cercare la verità, ha deciso di rivolgersi allo studio dell’avvocato Annamaria Bernardini de Pace: a seguire la pratica sarà l’esperta rotale Laura Sgró. È il cambio di passo per rompere quel silenzio che dura da anni e coinvolge inevitabilmente le gerarchie della Chiesa. La strategia nuova che può portare a sviluppi inaspettati.

Le carte trafugate
Si torna dunque al 2012 quando i «corvi» del Vaticano rubano numerosi dossier riservati che diventano materiale di libri e articoli di giornali. L’indagine condotta dalla gendarmeria porta in carcere Paolo Gabriele, maggiordomo di papa Ratzinger, accusato di essere la «fonte». Non è l’unico, l’inchiesta fa emergere l’esistenza di un gruppo di persone che ha trafugato carte segrete o quantomeno è a conoscenza del loro contenuto. Gabriele però paga per tutti. Viene condannato e poi graziato. Quando il pontefice Benedetto XVI decide di dimettersi, le indiscrezioni accreditano la possibilità che ci siano altri dossier mai rivelati. Nel 2015 in manette finiscono monsignor Balda e Francesca Chaouqui, accusati di aver consegnato ai giornalisti Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi altri documenti che riguardano il settore finanziario della Santa Sede. Ma non solo. È un nuovo scandalo che scuote il Vaticano perché ad essere resi pubblici sono i documenti della Cosea, organismo voluto da papa Francesco con l’obiettivo dichiarato di rendere trasparente la gestione economica. Le verifiche della gendarmeria si concentrano su tutti i fascicoli che potrebbero essere stati trafugati o comunque resi noti al di fuori delle mura leonine. E così si torna a parlare dell’esistenza di un dossier dedicato esclusivamente alla scomparsa di Emanuela Orlandi. Viene accreditata la possibilità che contenga resoconti di attività inedite almeno fino al 1997. Proprio su questo si è deciso adesso di fare leva per cercare di scoprire chi e perché abbia ostacolato la ricerca della verità.


La scomparsa di Emanuela Orlandi: i personaggi di una storia infinita
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L’appello di Karol Wojtyla all’Angelus del 3 luglio 1983

Vaticano, corteo e striscioni per Emanuela e gli altri scomparsi ...

La segreteria di Stato
Nell’istanza si fa specifico riferimento ad «alcune fonti che riferiscono dell’esistenza presso la segreteria di Stato del dossier con dettagli anche di natura amministrativa dell’attività svolta dalla segreteria di Stato ai fini del ritrovamento». E poi si elencano gli atti già acquisiti dalla procura di Roma anche attraverso le rogatorie presso la Santa Sede. Una in particolare, datata 22 aprile 1994, nella quale veniva ammesso come «tutta la dolorosa vicenda fu seguita a fondo direttamente dalla segreteria di Stato». Ecco perché viene ritenuto fondamentale il colloquio con Parolin. Del resto il cardinale è certamente espressione del nuovo corso, scelto direttamente da papa Francesco per sostituire al vertice della segreteria di Stato Tarcisio Bertone e così dare un segnale di rinnovamento rispetto a una gestione che era stata segnata da numerosi scandali, compreso quello dei conti «privati» aperti presso lo Ior. Finora l’alto prelato ha avuto due colloqui con Pietro Orlandi senza che nulla fosse poi accaduto. Ora c’è però un fatto nuovo, la scoperta di documenti che possono diventare preziosi per comporre un disegno ancora oscuro. Non a caso nell’istanza si cita quel principio del Compendio di dottrina sociale della Chiesa secondo cui «gli uomini sono tenuti in modo particolare a tendere di continuo alla verità, a rispettarla e ad attestarla responsabilmente». Una richiesta che si trasforma in un appello nei confronti del pontefice e delle gerarchie ecclesiastiche affinché diano conforto e giustizia a una famiglia che vive in un incubo infinito.



 di Fiorenza Sarzanini

"Emanuela Orlandi per noi è un caso chiuso". Il Vaticano replica al fratello che chiedeva l'accesso a un dossier segreto

Sul Corriere la richiesta della famiglia di visionare gli atti e incontrare il segretario di Stato per conoscere "in che modo e da chi è stata seguita la vicenda"



STRINGER ITALY / REUTERS
Emanuela Orlandi per il Vaticano "è un caso chiuso". Lo ha affermato monsignor Angelo Becciu, sostituto della Segreteria di Stato della Santa Sede, a margine di una conferenza stampa su un libro su Papa Francesco. "Sono stati già dati tutti i chiarimenti che ci sono stati richiesti. Non possiamo fare altro che condividere, simpatizzare e prendere a cuore la sofferenza dei familiari. Non so se la Magistratura italiana ha nuovi elementi. Da parte nostra non c'è nulla da dire in più di quanto abbiamo già detto".
Il Corriere della Sera pubblica in esclusiva la notizia della istanza della famiglia Orlandi di accesso agli atti per poter visionare i documenti conservati dalla segreteria di Stato. Una richiesta di audizione con il segretario Pietro Parolin per conoscere "in che modo e da chi è stata seguita la vicenda". Per la prima volta nel documento si parla esplicitamente di un "dossier" custodito in Vaticano. Pietro Orlandi, il fratello della quindicenne figlia di un commesso della Casa Pontificia sparita il 22 giugno 1983, ha deciso di rivolgersi allo studio dell'avvocato Annamaria Bernardini de Pace: a seguire la pratica sarà l'esperta rotale Laura Sgró. È il cambio di passo per rompere quel silenzio che dura da anni e coinvolge inevitabilmente le gerarchie della Chiesa. La strategia nuova che può portare a sviluppi inaspettati.
Huffington Post


6 commenti:

  1. Gran brutta storia, bisogna tornare indietro ai tempi della banda della Magliana, conviene dare uno sguardo qui: https://it.wikipedia.org/wiki/Banda_della_Magliana e qui:
    https://it.wikipedia.org e ancora qui: /wiki/Banda_della_Magliana#La_morte_di_De_Pedis
    Il De Pedis, chiamato anche Renatino pare direttamente coinvolto con la sparizione della povera Orlandi e nei suoi rapporti con il Vaticano, tant'è vero che fu sepolto nientemeno, dietro sua richiesta, nella cripta della Basilica di Sant'Apollinare a Roma, cosa che destò allora molto scalpore. La 'storiella' si trova qui
    ce n'è per tutti:https://it.wikipedia.org/wiki/Enrico_De_Pedis
    nel penultimo capoverso!
    Molto difficile, se non impossibile, che dal Vaticano uscirà mai
    l'atroce verità.

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  2. Se non ricordo male il libro 'Via col vento in Vaticano' (Kaos Edizioni ?), scritto in forma pur anonima da alcuni prelati vaticani, espose delle circostanze in merito a questa vicenda nera (che saranno certo stati vagliati dagli inquirenti).

    * * *
    Personalmente mi auguro che il vertice vaticano prenda finalmente il coraggio di aprire gli armadi di questi terribili segreti. È trascorsa più di una genegazione!
    Non vale nulla l'angoscia di questa famiglia e di quella dell'altra adolescente rapita in parallelo?

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  3. Devo dire che sulla vicenda di Emanuela una risposta l' ha data.
    Pochi giorni dopo la sua elezione, in occasione di una Messa in una parrocchia vaticana, si è fermato per pochi minuti con Pietro Orlandi e sua madre, dicendo per due volte: Emanuela sta in cielo.
    Da questa frase è nato il titolo di un film - documentario: La verità sta in cielo, del regista Roberto Faenza, uscito nell' ottobre del 2016.
    Film che si basa sui documenti e la verità processuale ufficiali, in cui P. Orlandi interpreta sé stesso.
    Secondo me le parole del Papa hanno molte chiavi di lettura; nei fatti, la Chiesa in questa storia, non ci fa una gran bella figura, compreso il Papa giramondo - combinaguai.
    Su YouTube c'è il canale: Misteri d'Italia TV e nella sezione sul caso Orlandi si può vedere l' incontro di cui parlo.

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    Risposte
    1. Mi correggo:
      compreso il Papa giramondo - combinaguai dell' epoca.

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    2. Di fronte a tutte le ipotesi non fantascientifiche che danno il Vaticano come pesantemente coinvolto nella sparizione della ragazza, la frase "Emanuela sta in cielo" chiuderebbe l'argomento?
      E aprire i caveaux dei documenti secretati NO??

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  4. Infatti non chiude l' argomento, anzi fa scaturire tante altre domande. Come ad esempio: come e per mano di chi è andata in cielo? Come fa a saperlo? Forse all' interno del Vaticano, la fine di Emanuela è come il segreto di Pulcinella ma, secondo me, non si saprà mai niente di certo tranne che il Vaticano come centro di potete scompaia.
    Io sono convinta che in questa storia la realtà superi di gran lunga la fantasia, una realtà indicibile che, se fosse provata, provocherebbe il crollo definitivo dei sacri palazzi.
    Sono anche convinta che usino questa storia per ricatti vari nelle " guerre tra bande " di fazioni opposte. Sono sufficientemente realista per credere che in Vaticano la fede e i concetti di Anima e di Spirito,siano opzioni funzionali a chi vi gestisce il potere.
    Poi i semplici fedeli possono pure credere che in Vaticano lo scopo primario sia il bene delle anime...
    Cosa che non è la verità e, come si evince chiaramente in questi tempi, del vero bene delle anime non se ne cura affatto, anzi,ha pure aperto i cancelli per fare entrare i lupi...



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