ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

venerdì 16 giugno 2017

Calamitatis Laetitia

Confusionis Laetitia, cerimonie di gruppo per concedere la comunione ai divorziati risposati
Succede in Argentina, dove il vescovo di Reconquista - dopo avr fatto fare un "cammino di discernimento" di sei mesi - ha ammesso all'Eucarestia una trentina di coppie di divorziati risposati, nel corso di una cerimonia  speciale. Questo accade pochi giorni dopo che la Conferenza Episcopale Polacca si è espressa in maniera unanime per mantenere il divieto di comunicarsi ai divorziati risposati.
Se qualcuno che ha letto l’esortazione apostolica Amoris Laetitia, e in particolare le noticine che aprivano e aprono uno spiraglio per i divorziati-risposati con primo matrimonio ancora valido a ricevere sacramenti e in particolare la comunione; se chi ha letto, dicevo, l’esortazione si immaginava un “discernimento” delle situazioni particolari frutto di un lungo periodo di riflessione, e concesso con il contagocce; beh, questo qualcuno si è sbagliato. Il procedimento in qualche caso viene fatto all’ingrosso.

La smentita gli viene da una messa celebrata domenica scorsa in Argentina, nella parrocchia di San Rocco, Reconquista, stato di Santa Fe.

Il vescovo locale, mons. Angel José Macín, nominato nel 2013, ha dato la comunione a circa trenta coppie di divorziati risposati, circondati da parenti e amici in festa. Il processo che li ha portati a questa conclusione è stato fatto in incontri di gruppo, negli ultimi sei mesi, in cui gli interessati si incontravano di sabato, chiamato “Cammino di discernimento”. La coppie erano di divorziati risposati, o comunque di persone in situazioni irregolari.

Il vescovo, nella messa solenne, ha annunciato pubblicamente che in base al contenuto di una lettera inviata dal Papa oltre sei mesi fa (probabilmente quella ai vescovi argentini, in cui approvava la loro interpretazione di Amoris Laetitia), nella cornice dell’integrazione dei cristiani che si trovano “marginalizzati” a causa della loro situazione personale, e avendo completato il percorso previsto, li ammetteva nella piena comunione sacramentale.

In nessun momento della cerimonia, affermano i testimoni, si è fatto cenno – punto sottolineato dalla Familiaris Consortio di San Giovanni Paolo II – della necessità di vivere come fratello e sorella per accostarsi ai sacramenti. Ovviamente ci si è ben guardati dal ricordare le parole di Gesù nel Vangelo relative al matrimonio, ma invece si sono citati alcuni opuscoli, tratti da Amoris Laetitia, in cui si sostiene che i divorziati risposati possono ricevere la comunione.
“Benvenuti di nuovo a casa”, così il vescovo Macín si è rivolto alle persone coinvolte nella cerimonia.Questo è probabilmente il primo caso in cui la riammissione ai sacramenti di persone in situazione irregolare avviene in base a un percorso collettivo. Ma di sicuro Reconquista e il suo vescovo agiranno da apripista per altre esperienze similari.

Questo accade pochi giorni dopo che la Conferenza Episcopale Polacca si è espressa in maniera unanime per mantenere il divieto di comunicarsi ai divorziati risposati. Un altro evidente esempio di come l’esortazione apostolica sia una fonte di divisione dolorosa nella Chiesa, in mancanza di una risposta del Pontefice ai Dubia espressi dai cardinali, e alle petizioni e lettere – alcune pubbliche, altre personali e private – in cui gli si chiedeva di fare chiarezza sul problema. 

5 commenti:

  1. L'opera di devastazione continua senza freni...

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    1. Marisa,
      ma e' proprio necessario che lei continui a commentare a vanvera senza aver nulla da dire?

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    2. Concordo pienamente con lei, cara Marisa; per me lei non parla affatto a vanvera, anzi, è un faro nella notte, che ci evita gli scogli posti a tradimento da un clero diabolico sul nostro cammino vero il Paradiso. Dio la salvi !

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  2. Carissimo Anonimo delle 17:09, quando una persona, in questo caso la sig.ra Marisa, riesce in una frase a commentare bene la situazione non è mica una cosa brutta! Anzi...l'esortazione post sinodale interessata è stata proprio concepita e redatta con un linguaggio talmente sopraffino e subdolo che permette addirittura una doppia interpretazione in senso modernista e novatore. De facto il vdr ha scaricato il barile alla "Ponzio Pilato" sui vescovi e preti delle locali conferenze episcopali. Così lui se ne esce pulito e gli altri la interpretano, in un caso, in senso tradizionale o, nell'altro, in senso modernista e novatore. Erano da più di 50 anni che aspettavano di avere il loro servo nel posto giusto per far passare il modello collegiale che, oltre tutto, è anche un modello di scarsa qualità, per far regnare la "repubblica delle banane" ove dovrebbe esserci il modello che Cristo stesso stabilì e stabilisce da sempre! È troppo evidente che si vuol far crerare confusione e protestantizzare la Chiesa stessa! Perché non ci dice lei cosa ne pensa? Invece di dire agli altri che parlano a vanvera!
    Joseph1903

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  3. La sig.ra Marisa ha ragione...la situazione di questa chiesa massonica (Satana marcia fra le loro fila...vedi profezie) è sotto gli occhi di tutti, non si può non vedere. Non si perde la fede per questo, ma non si possono approvare questi comportamenti da nuovo ordine mondiale.

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