ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

giovedì 8 giugno 2017

Di peggio, di più

Mariologia ecumenica, l’ultimo cavallo di Troia dei modernisti per decattolicizzare la Chiesa



Forse, tu, caro lettore, che sei un comune mortale, nonché un comune cattolico, non lo sapevi; noi, di certo, non ne sapevamo nulla, non ne avevamo neanche mai sentito parlare: ma esiste una nuova, raffinatissima parola-trappola, una parola-trabocchetto, una parola-inganno, per strappare dalla Chiesa di Gesù Cristo quel che ancora le resta di cattolico, e sostituirlo con una miscela di modernismo, protestantesimo, agnosticismo, relativismo, storicismo e buonismo all’ingrosso: e questa parola, anzi, questa espressione, è mariologia ecumenica.


Eh, sì: figlia legittima dell’ecumenismo conciliare e post-conciliare, secondo il quale l’obiettivo dell’unità dei cristiani deve venire prima di qualsiasi altra considerazione, Verità compresa e fedeltà a Dio compresa: era logico che si arrivasse a questo, eppure, ingenuamente, in tanti non ci avevano – non ci avevamo – pensato. Avremmo dovuto, però, conoscendo la strategia dei modernisti. Quando parlano di ecumenismo, ciò che sta loro a cuore, nell’immediato, è la “riconciliazione” con le chiese protestanti, non con quella ortodossa. Infatti, le differenze fra la Chiesa cattolica e quella ortodossa sono soprattutto di tipo liturgico, organizzativo e disciplinare, un tempo anche di tipo politico – il cesaropapismo dell’Impero bizantino, allergico al primato del vescovo di Roma su tutti i cristiani; ma non vi sono insormontabili differenze di tipo dogmatico e teologico, tutt’altro. Possiamo dire anzi che gli ortodossi, in molte cose, sono rimasti più fedeli a ciò che la Chiesa cattolica è stata per lunghi secoli, e lo era ancora, nonostante tutto, fino alla metà del XX secolo: ed è precisamente questa la ragione per cui gli ortodossi piacciono assai poco ai modernisti, i quali, da qualche decennio, spadroneggiano nella Chiesa cattolica, e hanno perfino creato, al suo interno, di fatto se non di nome, una contro-chiesa tutta loro, gnostico-massonica, la cui finalità è distruggere ciò che resta del cattolicesimo e spargerne i frammenti superstiti nel gran calderone del sincretismo neomodernista. Le differenze coi protestanti, invece, sono profonde soprattutto sul piano teologico: ma sono appunto quelle che i modernisti vorrebbero minimizzare, beninteso sulla base di una protestantizzazione della dottrina e Chiesa cattolica, e non certo di una sia pur timida cattolicizzazione delle dottrine e delle chiese protestanti. Insomma, per loro, deve essere ben chiaro che la secolare “guerra fredda” fra Lutero e il papa l’ha vinta Lutero: basta vedere come oggi parlano del riformatore tedesco – se così vogliamo chiamarlo, o piuttosto dell’eretico e scismatico tedesco – tutti questi pseudo teologi e pseudo pastori cattolici, imbevuti di modernismo dalla pianta dei piedi fino alla cima dei capelli; con quale tenerezza, con quale affetto, con quale ammirazione, con quale entusiasmo, con quale trasporto.

Ebbene: fra le cose che sono più tipiche del cattolicesimo e che, pertanto, devono essere, un po’ alla volta, eliminate, o almeno drasticamente ridimensionate, per far piacere ai protestanti e per rendere possibile il cosiddetto ecumenismo, che poi altro non è, nella prospettiva di codesti modernisti, che una resa a discrezione e una svendita del Depostitum fidei da parte della Chiesa cattolica, vi è, senza ombra di dubbio, il culto di Maria Vergine. Chiunque abbia viaggiato un poco in quelle parti del mondo dove il cattolicesimo ha subito, e continua a subire, l’offensiva di decine di sette e chiese protestanti molto intraprendenti e aggressive, finanziate dalle multinazionali statunitensi, per esempio nell’America latina, sa quanto il culto di Maria Vergine dia fastidio ai protestanti e come esso sia considerato come uno dei primi obiettivi sui quali concentrare il fuoco, per spazzarli via e piegare così più facilmente la “resistenza” dei cattolici alla conversione nei confronti del protestantesimo.
Ebbene, sfogliando una rivista cattolica specificamente dedicata al culto mariano, e che, in passato, avevamo apprezzato, La Madonna della Neve, pubblicata a cura del Santuario della Madonna della Neve di Adro, in provincia di Brescia (n. 3 del marzo 2017), ci siamo imbattuti in una sgraditissima sorpresa: un articolo non firmato, che, sotto la curiosa rubrica Mariologia ecumenica, porta il titolo, estremamente significativo, e tipicamente protestante: Soltanto Cristo. Non è chiaro se lo si debba interpretare come un dichiarato tentativo di protestantizzare il culto di Maria sotto il naso dei fedeli, vale a dire ridurlo ai minimi termini – non potendo, su due piedi, sopprimerlo senz’altro – oppure come un clamoroso e involontario, anche se paradossale, infortunio linguistico, un vero e proprio ossimoro, il cui effetto non era stato ben calcolato. Perché è chiaro che adottare il motto luterano solus Christus, che fa tutt’uno con l’altro motto, sola Scriptura, equivale a escludere il culto mariano, così come equivale a liquidare l’intera Tradizione cattolica, che, su quel culto, fonda una parte notevolissima di se stessa; così come è chiaro che nessuna mariologia ecumenica è possibile, tranne che con gli ortodossi, perché i protestanti escludono ogni forma di mariologia, non ne vogliono neanche sentir parlare: per loro è solo oscurantismo e superstizione, o peggio. E dunque, di quale mariologia ecumenica stiamo parlano? Stiamo parlando, piuttosto, di una liquidazione totale, di una resa senza condizioni.
Qualcuno penserà che, forse, stiamo un po’ calcando la mano; che stiamo esagerando. Dopotutto, l’obiettivo finale dell’ecumenismo – la ricostruzione dell’unità dei cristiani – val bene qualche sacrificio, e, se necessario, qualche compromesso, magari anche un po’ doloroso. Rispondiamo: primo, che la dottrina cattolica non è una qualsiasi dottrina politica, filosofica, sociale, o di qualunque altro genere profano: è la Verità insegnata da Dio stesso; pertanto, chi si può arrogare il diritto di operare su di essa dei tagli, delle mutilazioni, e sia pure con le migliori intenzioni di questo mondo? Di questo mondo, appunto; ma quando si parla della Rivelazione, non bisogna ragionare secondo il mondo, perché sarebbe una misura del tutto inadeguata, ma sforzarsi di pensare così come Dio si aspetta da noi: cioè arrendendosi totalmente alla Sua volontà, e rinunciando completamente alla nostra. Secondo, rispondiamo che è inutile prendersi in giro: per i protestanti, il culto di Maria è una forma idolatrica, così come lo è, più in generale, il culto dei Santi, e perfino degli Angeli: basta entrare in una chiesa luterana per rendersene conto: Soltanto Cristo, e nient’altro. Dunque, non è questione di sacrifici; non ci si può venire incontro a mezza strada: essi non accetteranno mai Maria Vergine quale mediatrice fra Suo Figlio e gli uomini, questo  è il punto; inutile farsi la benché minima illusione su ciò.
E diremo di più: dal loro punto di vista, essi hanno perfettamente ragione. Se la salvezza viene solo ed esclusivamente da Cristo, perché dovrebbero fare un’eccezione per la Madonna, e ammettere che Ella è corredentrice dell’umanità? Ripetiamo: dal loro punto di vista, sarebbe un cedimento inammissibile; per loro, sarebbe quasi come innalzare Maria al rango di una quarta Persona della Trinità. Da questo si capisce quali siano i veri termini del problema: o i cattolici rinunciano al culto di Maria, o i protestati, accettandolo, si fanno cattolici: tertium non datur. Eppure, incredibile a dirsi, con una serie di contorsioni verbali e concettuali veramente spettacolari, ecco che i volonterosi cattolici “dialoganti” e fautori dell’ecumenismo ad ogni costo, non che scoraggiarsi, raddoppiano e triplicano i loro sfori: credono, beati loro, di essere già a buon punto dell’opera: cioè di aver trovato precisamente questa terza posizione, questa posizione intermedia, che non scontenti troppo né gli uni, né gli altri, perché, dopotutto, Parigi val bene una Messa; e pazienza se si tratta di una Messa blasfema, in quanto profanata da dottrine che, di cattolico, non hanno più nulla, se  non la mera apparenza, il guscio vuoto, tanto per confondere un po’ le idee ai più ingenui, o – secondo il punto di vista – ai più sprovveduti.
Del resto, lasciamo che a giudicare siamo i lettori, secondo il loro buon senso. Ecco il passaggio centrale del citato articolo Soltanto Cristo:

I protestanti riformati, con diversi gradi di severità, utilizzavano i loro slogan “solus Christus” per attaccare ciò che John Henry Newman avrebbe poi chiamato il sistema della “mediazione creata”. Si tratta del principio per cui, sotto la sovranità dell’unica mediazione increata di Cristo, esiste tutta una catena di “poteri di mediazione”  – i Sacramenti, la Chiesa, i santi e Maria – che, benché creati, trasmettevano ai credenti l’efficacia della mediazione increata di Cristo […]
Accanto alla sottolineatura teologica del “solus Christus”, la critica al culto medievale di Maria era l’applicazione al suo caso del’insistenza tipica della Riforma sul principio della “sola Scriptura”, cioè l’esclusiva autorità della Scrittura sulla tradizione [e si noti che l’estensore di questo articolo scrive “tradizione” con la minuscola; dimenticando che, per la dottrina cattolica, due sono le fonti della divina Rivelazione, Scrittura e Tradizione, di pari dignità; e che la Tradizione con la maiuscola allude all’origine non umana, bensì divina, di essa, a differenza di qualsiasi altra tradizione]: non semplicemente la “suprema autorità”, che anche in ambito cattolico poteva essere condivisa [e già questa è una forzatura], ma l’”esclusiva” autorità della Bibbia. Così i “Trentanove articoli” della Chiesa d’Inghilterra riformata, del 1571, collocavano le “invocazioni dei santi” all’ultimo posto in una lista di “Dottrine romane”, definite “una cosa folle, inutilmente inventata, senza alcun fondamento scritturistico, ma anzi in contrasto con la Parola di Dio”.  Ancora più radicale era Calvino. Nella sua “Istituzione della religione cristiana” insiste: “Chi mai, angelo o demonio, ha rivelato a un uomo una sola sillaba su questa mediazione dei santi che hanno inventato? Poiché non vi è nulla di questo nella Scrittura. E allora, quale ragione avevano per inventarlo? Certamente, quando l’intelligenza umana è sempre in cerca di un aiuto del quale non troviamo conferma nella parola di Dio, rivela chiaramente la sua mancanza di fede”.
L’applicazione del principio esclusivo della “sola Scriptura” non era solo contro la dottrina dell’intercessione di Maria e dei santi, ma anche contro la proliferazione medievale di storie su Maria e i santi prive di qualsiasi fondamento biblico. Dal momento che queste storie contrastavano con la spoglia semplicità del racconto biblico di Sara, Lutero, nelle sue “Letture su Genesi”, asseriva: “Le leggende e le storie dei santi che avevamo sotto il papato non corrispondono ai canoni della sacra Scrittura” . E in un altro testo polemico, “Dell’abuso della Messa”, insisteva: “Voglia Dio che io abbia il tempo per purificare le leggende e gli esempi o che qualcun altro con uno spirito più elevato abbia il coraggio di farlo; sono pieni di menzogne e di inganni”. Particolarmente menzognere erano, a suo giudizio, le leggende sui santi biblici, e soprattutto su Maria, in quanto escludevano la testimonianza della Scrittura proprio sulle qualità che li avevano resi santi. In questa polemica si sono intrecciati elementi squisitamente teologici e aspetti culturali. Che nel medioevo si fosse dato spazio al leggendario e alla ricerca del meraviglioso ad ogni costo, a riguardo di Maria e dei santi, è fuor di dubbio. La “Legenda aurea” di Jacopo da Varazze è l’esempio più autorevole al quale andrebbero aggiunti i leggendari legati alle origini degli ordini mendicanti, come i “Fioretti” su Francesco d’Assisi, o la “Vitae fratrum” di Gerardo di Fachet, domenicano, o il “De Instuitutione primorum monachorum” del carmelitano Filippo Ribot. Tutto questo certamente corrispondeva alla sensibilità dell’epoca, ovvero un modo con cui la fede veniva recepita e celebrata.
L’epoca e il mondo di Lutero esprime un altro tipo di attenzione e di sottolineatura, in proporzione al mutamento della diversa percezione dell’evento cristiano. E ciò che non corrisponde ad essa viene percepito come  tradimento dello spirito originario custodito dalla “sola Scriptura” alla quale veniva opposta la vita della Chiesa nel suo sviluppo storico…

Ma che cosa ci vuol dire, alla fine, l’autore di queste righe? Che aveva ragione Lutero a criticare aspramente i Fioretti di san Francesco o la Legenda aurea di Jacopo da Varazze? Ma questo è un falso problema, perché, quei testi – pur bellissimi e profondamente spirituali – non hanno mai fatto parte del Canone, e nemmeno della Tradizione. La Tradizione cattolica è un’altra cosa: le vite dei santi non ne fanno parte; l’accompagnano solo, ne rappresentano semmai il contorno. Il nucleo della Tradizione sono i sacramenti – sette, e non due come per Lutero; e con il più importante di tutti, l’Eucarestia, che è una vera e propria transustanziazione – e il culto degli Angeli e dei Santi (ci permettiamo di scriverli con la lettera maiuscola, anche se lui non lo fa), tanto è vero che nel Simbolo degli Apostoli, antichissimo, recitiamo: Credo la comunione dei Santi; e, soprattutto, il culto di Maria, che è anch’esso antichissimo, attestato fin dalle origini della Chiesa.
Il passaggio chiave del ragionamento dell’autore del brano sopra riportato si trova verso la fine, là dove egli afferma: L’epoca e il mondo di Lutero esprime un altro tipo di attenzione e di sottolineatura, in proporzione al mutamento della diversa percezione dell’evento cristiano. In omaggio all’ecumenismo, non si dice chi sbagliava, se Lutero o la Chiesa cattolica: si dice, salomonicamente, che ciascuno dei due aveva la sua percezione dell’evento cristiano. Dunque, non più la Verità, ma un vago evento cristiano, che chiunque può percepire come gli pare. Questo, si dà il caso, è il principio luterano della libera interpretazione delle Scritture. Già da ciò si comprende che la cosiddetta mariologia ecumenica è un inganno, e che essa cela una volontà di adeguare la Tradizione cattolica ai dettami del protestantesimo, cioè di declassarla da Tradizione a tradizione: una cosa tutta umana, che può anche essere fallace.
di Francesco Lamendola del 08-06-2017
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