ACTA APOSTATICAE SEDIS : come, cambiando un po' qua e un po' la, si può cambiare tutto...

sabato 9 dicembre 2017

Chi si arrende al mondo e chi no

LA SINAGOGA DI SATANA

Il grande tradimento. Chi si arrende al mondo e chi no. Chi afferma che Gesù e il mondo possono andare d’accordo mente e bestemmia, le due cose sono opposte e incompatibili: o si è al seguito di Gesù o si è cittadini del mondo
di Francesco Lamendola 


 

Gesù Cristo è venuto nel mondo per salvarlo, non per condannarlo; ma il mondo lo ha rifiutato, lo ha crocifisso e continua a rifiutare la sua dottrina, dopo duemila anni: e dunque il mondo, il mondo che rifiuta e crocifigge Gesù Cristo, si è condannato da sé, anche se Gesù non era venuto nel mondo per condannarlo. Questo concetto è implicito nei Vangeli sinottici ed esplicito nel Vangelo di Giovanni, nelle lettere del Nuovo Testamento e nell’Apocalisse. Fare finta che fra Gesù Cristo e il modo fili tutto liscio come l’olio, che il mondo sia buono in se stesso e che il cristiano non abbia alcun problema a viverci perfettamente a suo agio, equivale a tradire il Vangelo. Bisogna essere chiari su questo punto. Chi afferma che Gesù e il mondo possono e devono andare d’amore e d’accordo, mente e bestemmia; chi sostiene che la Chiesa deve stare nel mondo, nel senso di accettarlo, invece di convertirlo, mente  e bestemmia; e chi dice che il cristiano è un cittadino del mondo, il quale non deve avere alcun problema di coerenza col Vangelo, mente e bestemmia. Non si può andare d’accordo sia con Gesù, sia con il mondo. Le due cose sono opposte e incompatibili: o si è al seguito di Gesù, o si è cittadini del mondo. I cittadini del mondo, attraverso la concupiscenza, sono sotto il potere dei diavolo; non possono essere, contemporaneamente, dei veri cristiani. Se lo credono, s’illudono; se lo sanno e fanno finta di niente, sono degli apostati; se lo sanno e tuttavia vogliono ingannare gli altri, sono degli agenti consapevoli del male.
Il mondo, dopo il Peccato originale, non è più buono come lo era al momento della creazione. Non è nemmeno interamente cattivo, perché Gesù, facendosi uomo e venendo nel mondo, ha riacceso un raggio di luce nelle tenebre. Esso è il campo di battaglia di una lotta continua, incessante, fra la luce e le tenebre. Scegliere il mondo equivale a scegliere le tenebre, perché il mondo, da se stesso, non conduce che alla perdizione: il mondo non salva nessuno, anzi, è l’anticamera della morte. Secondo il mondo, noi siamo destinati a morire; perché il mondo è il regno della carne, e la carne non salva, ma vota le creature alla corruzione e alla morte. Ciò che salva è lo Spirito di Dio: per sconfiggere la morte, bisogna vincere la tentazione di vivere nel mondo come se non vi fosse un altro mondo, come se non vi fosse la vita divina. Chi vive secondo il mondo, è chiuso al richiamo della vita divina e rifiuta ostinatamente la luce portata da Gesù Cristo. Inevitabilmente, il mondo diviene il regno del peccato e della morte, dominato dalla potenza di satana; solo chi vive nel mondo, ma senza appartenere al mondo, solo costui è aperto al mistero della salvezza. Gesù, nella preghiera dell’Ultima Cena, affida al Padre i suoi discepoli, dicendo di averli presi in consegna, secondo la sua volontà, e di riconsegnarglieli tutti, tranne quello che ha voluto perdersi; e dice che essi sono nel mondo, ma non sono del mondo, per il fatto stesso di essere stati scelti e di aver risposto affermativamente alla chiamata. Sono dunque presenti entrambi i termini della salvezza: la chiamata di Dio e la pronta e generosa risposta dell’uomo. Dio non salva alcuno contro la sua stessa volontà: chi vuole perdersi, come Giuda Iscariota, si perde (checché ne dicano il papa Francesco e tanti neopreti dalla misericordia un po’ troppo facile); al tempo stesso, nessun uomo può darsi da solo la propria salvezza, perché la salvezza viene sempre e solo da Dio, per mezzo del suo Figlio Unigenito, il nostro Signore Gesù Cristo.
Ora, la differenza fra il vero credente e chi non lo è, fra la vera Chiesa e quella falsa, fra il vero clero e quello apostatico, è proprio questa: chi si è arreso al mondo, e chi no. Gesù è venuto per combattere il mondo, quel mondo che vive nel peccato e nella morte, e per vincerlo: e lo ha vinto. Lo ha vinto perdendo sacrificandosi e morendo: ma fatevi coraggio: io ho vinto il mondo (Gv. 16, 33). Ci si faccia caso: questo è proprio l’aspetto di cui la neochiesa non ama parlar mai, o il minimo indispensabile, e solo in termini alquanto generici; eppure è l’aspetto centrale della Redenzione. Se Gesù Cristo non avesse vinto il mondo, la Redenzione non ci sarebbe stata e noi vivremmo ancora immersi nel peccato, senza la speranza di una vita futura accanto a Dio.
Ma i cristiani tiepidi e fasulli che hanno scelto come dimora il mondo, si sono arresi al mondo e, per ciò stesso, hanno voltato le spalle a Cristo. Non sapete che chi è amico del mondo è nemico di Dio?, chiede san Giacomo nella sua Lettera (4, 4). Ma il diavolo si è insinuato nel cuore dei cristiani tiepidi, senza vera fede, e li ha sedotti; ha sussurrato loro queste dolci parole: Perché non dovreste essere dei buoni cristiani e dei figli di questo mondo? Perché dovreste privarvi delle gioie del mondo? E ha fatto leva sul loro orgoglio intellettuale, sulla loro vanità, aggiungendo: Se siete dei veri cristiani, voi dovete parlare col mondo, confrontarvi col mondo, essere cittadini del mondo a pieno titolo; altrimenti non capirete mai quel che sentono e pensano milioni di vostri fratelli, specialmente quelli oppressi dal peso della povertà e dell’ingiustizia. E così, con il vescovo D’Ercole - ne abbiamo già parlato a suo tempo, suscitando le ire del solito, zelantissimo avvocato d‘ufficio – si arriva al punto di affermare, senza tema di arrossire, né di rendersi ridicoli, che, prima di annunciare il Vangelo bisogna instaurare la giustizia sulla terra, altrimenti gli uomini non lo potranno capire… Ecco il peccato di vanità: ignorando duemila anni di Tradizione e la stessa Parola di Gesù il quale, con il mondo, non ha mai “dialogato” ma al quale ha insegnato, che è tutta un’altra cosa, costoro si son detti: Noi sì, che riusciremo a convertire il mondo! Finora ci siamo chiusi nelle nostre chiese, nei nostri spazi; ma noi andremo fuori, in mezzo al mondo, parleremo col mondo da pari a pari, lo abbracceremo, gli faremo vedere quanto siamo aperti e senza pregiudizi verso di esso. E che cosa è successo, in pratica? Che il mondo si è convertito, oppure che il mondo ha convertito la neochiesa? Fra Marco Pannella e monsignor Paglia, chi dei due ha convertito l’altro? Fra Eugenio Scalfari e il papa Francesco, chi dei due ha modificato le idee dell’altro? Fra Emma Bonino e monsignor Galantino, chi ha cambiato i suoi modi di fare e di pensare, chi ha subito la superiorità dell’altro? Non c’è bisogno di rispondere: si vede, lo possono vedere tutti.
Allo stesso modo, tutti vedono come le chiese siano sempre più vuote e i seminari sempre più abbandonati. Non è affatto vero che lo stile di papa Francesco ha restituito vigore al cattolicesimo: è vero il contrario. Del resto, la cosa era logica: quanto più la Chiesa somiglia al mondo, tanto meno ciò che essa rappresenta diventa attraente. Per vivere secondo il mondo, non conviene essere cattolici, e tanto meno farsi preti; molto meglio vivere come piace al mondo al cento per cento, senza remora alcuna. Se non si crede al sacramento del Matrimonio, perché sposarsi in chiesa? Anche se poi, rompendo quel sacramento e andando a vivere con un’altra donna, o con un altro uomo, si ottiene il perdono “facile”, non è assai più semplice non sposarsi affatto? E se non si crede che Dio solo è padrone della vita, e si decide di abortire, non è forse meglio farlo da laici, senza doverne rendere conto ad alcuno, che non da cattolici, dovendo poi andare a confessarsi? Anche se l’assoluzione è assicurata, è pur sempre un fastidio. E gli esempi potrebbero continuare. I neoteologi e i neopreti credono di aver scoperto l’acqua calda, assicurando il perdono di Dio a tutti, anzi, smettendo perfino di parlare del peccato: ma sta di fatto che qualche piccolo fastidio rimane. Non ha senso essere cattolici, e sia pure progressisti, se, alla fine, si deve render conto alla legge di Dio, sia pure usufruendo del condono generale deciso dalla neochiesa, indipendentemente dal vero pentimento. Questo è stato l’errore di calcolo: pensare che la Chiesa, se va incontro al  mondo, diventa più attrattiva, mentre se rimane ferma sulle sue posizioni, perde consensi. Questa seconda cosa può anche essere vera, senza che sia vera la prima. La Chiesa perde consensi quando rimane fedele a se stessa, ma, a livello qualitativo, si rafforza. Poche persone dalla grande fede valgono come un oceano di folla dalla fede traballante o inesistente. Viceversa, quando la Chiesa scende a compromessi, quando rinuncia alla sua Tradizione e si spoglia della sua specificità, non potrebbe attirare più nessuno, se non, forse, qualche anima fiacca, qualche opportunista di mezza tacca. Il neoclero progressista e modernista dovrebbe meditare queste parole di Gianni Vattimo, ateo dichiarato: Voi cattolici avete resistito impavidi per quasi due secoli all’assedio della modernità. Avete ceduto proprio poco prima che il mondo vi desse ragione. Se aveste tenuto duro ancora per un po’, si sarebbe scoperto che gli “aggiornati”, i profeti del futuro postmoderno eravate proprio voi, i conservatori. Che errore clamoroso! Scambiare i Teilhard de Chardin, i Turoldo, i Milani, per dei “profeti”; e non aver capito che erano gli ultimi di un mondo in dissoluzione, quello del progressismo e del modernismo cattolici.
A meno che… l’errore è stato tropo marchiano, troppo clamoroso, e, soprattutto, era troppo facilmente prevedibile. Non può essere stato semplicemente un errore di calcolo; svuotare la Chiesa dei veri cattolici e riempirla con i nuovi “cattolici”, gente senza una vera fede, senza idee, senza rigore morale, pecore smarrite in cerca di un pastore di manica larga, che prometta pascoli facili per tutti e nessun pericolo, nessuna fatica da sopportare: come si può aver fiducia in una operazione così scadente, tutta giocata al ribasso? Non stiamo parlando sciocchi, di sprovveduti, ma di persone  molto intelligenti. Prendiamo il cardinale Schönborn, che ha trasformato la cattedrale di Santo Stefano, a Vienna, in una centrale di promozione della cultura omosessualista; quello che fa il tifo per il barbuto travestito Conchita Wurst, lo invita in chiesa a concionare sui diritti dei “diversi”, e fa distribuire, sempre in chiesa, volantini illustranti le meraviglie della “famiglia arcobaleno”, con tanto di foto stile dépliant turistico delle Alpi Tirolesi: lui, lui, e il bambino adottivo (negro, naturalmente). Non solo non è uno stupido, ma è un uomo coltissimo, un grande esperto del pensiero teologico, e parla correntemente diverse lingue. Gente di questa caratura non sbaglia per un eccesso madornale d’ingenuità.
Resta pertanto in piedi l’altra possibilità: che non stia sbagliando affatto. Sbaglierebbe, se non avesse ben calcolato le conseguenze della sua azione; viceversa, se le ha calcolate e le cose, poi, vanno come era previsto che andassero, non di errore si è trattato, ma di qualcos’altro. Nel linguaggio comune, si chiama tradimento: quando si va deliberatamene contro l’interesse della propria parte e si favorisce il nemico, non importa se per ottenere vantaggi personali o per ragioni ideologiche. Di fatto, esistono traditori di entrambe le categorie; e non è detto che alcuni non possano appartenere a entrambe contemporaneamente. Noi riteniamo che, nel caso della neochiesa, vi siano tanto gli utili idioti, i quali nemmeno capiscono quel che stanno facendo, perché non sanno valutare le conseguenze delle loro stesse parole ed azioni, sia, ai livelli più alti - arcivescovi e cardinali -, i traditori veri e propri, massoni d’alto livello che si sono infiltrati nella Chiesa al preciso scopo di disgregarla e distruggerla, dopo averla indotta ad una sorta di disarmo psicologico unilaterale. La manovalanza è fornita dagli sciocchi; i quadri, dall’intellighenzia: gli uni e gli altri resi disponibili nei confronti di qualunque manovra modernista, anche la più spericolata, per una sostanziale perdita della fede, che, a sua volta, fa venir meno l’autentico discernimento (non quello di Bergoglio), che è un dono di Dio e non una proprietà umana.

Chi si arrende al mondo, e chi no

di Francesco Lamendola
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